Antonio Di Pietro: Processo breve: vogliamo reagire?

Fonte: Antonio Di Pietro: Processo breve: vogliamo reagire?.

Vi rendete conto di quello che sta succedendo? Berlusconi sta organizzando un’altra legge ad personam. Nei giorni scorsi, per televisione, con il gobbo davanti, ha detto: “Italiani, da domani in poi ci occuperemo di un nuovo Piano casa, di un nuovo Piano sud, di rilancio dell’economia, di occupazione e lavoro”. Poi lui e i suoi lacchè hanno fatto finta di arrabbiarsi per il fatto che noi dell’opposizione, che voi, insomma che tutti insieme non ci abbiamo creduto. “Ma come – abbiamo detto – è dal ’94 che racconta sta storiella, e adesso lo vuole fare davvero?”. Ma abbiamo comunque pensato: “Va bene, porta in Parlamento tutte queste idee e vediamo”. E le ha portate, in Parlamento: una si chiama processo breve, una intercettazioni, una responsabilità civile dei magistrati. Tutti provvedimenti che non servono a dare una casa in più, magari ai rom che muoiono bruciati, non servono né per rilanciare il sud né per ridare un’economia più equa al nord. Servono soltanto a lui. Oggi voglio dirvelo in dipietrese, che cos’è il processo breve.

Ieri il ministro Alfano si è arrabbiato: “Non si deve chiamare processo breve, ma ragionevole durata dei processi”. Bellissimo, tutti vogliono un processo che abbia una ragionevole durata. Ma il problema non è la durata, è il risultato. Si dovrebbe partire dal presupposto che entro un certo tempo si deve avere un risultato. Invece la loro riforma prevede che entro un certo tempo o c’ho un risultato o il processo non si fa più. Questo significa che passato un certo periodo il processo si ferma e quelli che hanno ragione si ritrovano cornuti e mazziati.

Tutte le vittime dei reati non potranno più avere giustizia. E a tutte le persone imputate rimarrà per sempre l’alone del dubbio perché non hanno potuto scagionarsi. Tutti vogliamo un processo breve. Ma per fare che cosa? Per avere una sentenza e sapere chi c’ha ragione e chi torto. Qual è la proposta di Berlusconi, Alfano, Ghedini e compagnia bella, invece? Alla magistratura, loro dicono: “Ti tolgo gli strumenti, i soldi, il personale, le strutture e pure la carta dove scrivere, e poi siccome non lo fai entro un certo tempo non lo puoi fare più”. Insomma, devi mangiare presto. Però, o mangi entro mezzogiorno in punto o non mangi più, e al tempo stesso ti tolgo forchetta, piatto e pastasciutta. Scommetti che non mangi entro mezzogiorno? Scusate la semplificazione, ma vogliamo reagire o no? Credo sia importante farlo prima che sia troppo tardi. Non vogliamo trasformare il nostro Paese nel nuovo Egitto, dove c’è un raìs. Dobbiamo opporci prima che sia troppo tardi. E come? Scordate che Berlusconi si dimetta. Questo non si dimetterà mai, perché sta bene lì dove sta. Bisogna schiodarlo dalla sedia, ma il Parlamento non lo farà perché la maggior parte dei deputati non verrebbero rieletti e stanno bene lì a scaldare la poltrona. Quindi facciamo le manifestazioni di piazza, sì, tante, ma devono essere finalizzate a un risultato.

Uno può essere il referendum. Il mese di maggio ci sono i referendum per i quali abbiamo raccolto le firme, noi dell’Idv, il Comitato per l’acqua pubblica. Quattro referendum fondamentali: due sull’acqua pubblica, uno sul nucleare. Perché pure Gesù Cristo diceva che acqua e aria dovevano essere libere. Ma soprattutto c’è il referendum sul legittimo impedimento. Noi abbiamo raccolto le firme per dire: vuoi o non vuoi che Berlusconi continui a fare leggi ad personam? Allora, se tutti insieme, queste manifestazioni le finalizziamo a uno scopo concreto, ai referendum, affinché almeno il 51% dei cittadini vada a votare, noi lo abbiamo disarcionato. Quel referendum sarà il giudizio di Dio, che, come è giusto in una democrazia, spetta ai cittadini. Volete o no tenervi Silvio Berlusconi? Armiamoci di santa pazienza e di santa determinazione e mandiamolo a casa con i referendum.

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