L’Aquila: immota manet – parola d’autore – Cadoinpiedi

Fonte: L’Aquila: immota manet – parola d’autore – Cadoinpiedi.

di Samanta Di Persio – 9 Febbraio 2011
A 22 mesi dal sisma la città è alle prese con le finzioni mediatiche che contrastano un’amara realtà

Dopo ventidue mesi cosa c’è a L’Aquila? Il Presidente del consiglio la dava per ricostruita il 29 settembre 2009, giorno del suo compleanno. Sui media è stato schierato Maurizio Lupi ed a Ballarò quando è in difficoltà si ripropone il miracolo del post terremoto in Abruzzo. Un’emergenza finita quando hanno smantellato i campi a novembre 2009. Trasmissioni, chiamarle così è un complimento, tipo “L’ultima parola” hanno intervistato delle persone all’uscita del film “Draquila” di Sabina Guzzanti. Erano un consigliere del Pdl e un coordinatore sempre Pdl. Ovviamente la gente a casa non lo sa e così crede all’ignoranza di un Borghezio che dichiara: “Questa parte del paese non cambia mai, l’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud” Peccato però che in questo Paese si usano due pesi e due misure. Nel suo amato nord, nella recente alluvione in Veneto non è arrivato un despota che ha detto: “Ghe pens mi!” Sono arrivati soldi.
A L’Aquila gli unici soldi certi e disponibili sono stati utilizzati per il progetto C.A.S.E. che oggi si può ammirare nella periferia. Schierati lì, come una formazione di calcio, tutti uguali, senz’anima, quartieri dormitorio dove non c’è nemmeno un alimentari. L’Aquila ricostruita. Qualche mese fa perfino su le Figaro Berlusconi ha avuto il coraggio di sponsorizzare il suo miracolo. Ho mandato decine di foto per smentirlo, ma ovviamente nessuno le ha pubblicate. Il centro storico è morto e lo sarà per tanto tempo. Ieri ho incontrato Bruno, aveva un’attività che con caparbietà e anche un po’ di illegalità è riuscito ad aprire a dicembre 2009. Dopo poco più di un anno ha dovuto chiudere perché i fornitori non li facevano accedere al centro, spesso manca acqua, corrente e il gas non c’era. E’ chiara la volontà di non far ripartire nulla.

Oggi un’altra emergenza. Oltre al fatto che da luglio gli aquilani dovranno ridare il 100 per cento delle tasse sospese, a differenza dell’Umbria che sono state ridate dopo 10 anni e il 40 per cento, molti sfollati iniziano ad essere buttati in mezzo alla strada dalle strutture alberghiere. Per non parlare delle case con danni leggeri riparate da imprese che hanno solo lucrato perché le crepe sono riuscite fuori. Tutto questo chi lo dice a 60 milioni di italiani? La battaglia è impari e gli aquilani dovrebbero inventarsi un’orgia fra sfollati per avere un po’ di visibilità.

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