Archivi del giorno: 13 febbraio 2011

GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO (OSM)

Fonte: ComeDonChisciotte – GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO (OSM).

DI ERIC TOUSSAINT
mondialisation.ca

Questa conferenza si è svolta a New York il 15 settembre 2010 in occasione di una sessione speciale dell’O.N.U. [1].

I. Nonostante la loro risibile entità, gli obiettivi di sviluppo non saranno neanche sfiorati.
La modesta diminuzione su scala mondiale della percentuale della popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno è dovuta alla crescita economica di Cina e India [2], i paesi che non hanno applicato il “Washington Consensus”.
L’umanità ha i mezzi sufficienti perché a ciascun essere umano sia garantito il rispetto dei diritti fondamentali ben oltre i modesti obiettivi del millennio. È evidente che non si tratta di una mancanza di risorse.

II. La spiegazione nei documenti presentati da istituzioni quali la Banca mondiale, FMI, OECD, non è convincente e anzi sostiene le politiche che hanno generato la crisi fragilizzando le economie dei paesi che vi si sono adeguati.

Le raccomandazioni, o meglio imposizioni, si basano su vari dogmi:

Il primo è il finanziamento dello sviluppo attraverso il debito estero.

La stragrande maggioranza dei paesi in via di sviluppo adotta un comportamento assurdo. Infatti, l’indebitamento di questi paesi – e principalmente gli esportatori di materie prime e la Cina – continua a crescere pur possedendo essi la maggioranza delle riserve internazionali ($ soprattutto) nel mondo. Quale è il meccanismo? I paesi più poveri usano le loro riserve per acquistare i buoni del Tesoro degli Stati Uniti, il che significa che prestano denaro al governo americano. Questi Buoni del Tesoro sono poi depositati alla Banca centrale e quindi vengono emessi i titoli di debito pubblico sul mercato internazionale, in particolare a Wall Street.. È totalmente assurdo: i Buoni del tesoro hanno un basso rendimento, mentre quelli emessi dai PVS (generalmente espressi in dollari) ripagano i creditori con tassi di rendimento molto più alti [3]. Le ingenti riserve, con le quali il debito è finanziato, dovrebbero essere utilizzate come alternativa all’indebitamento,destinandole a investimenti produttivi e alla spesa sociale per migliorare le condizioni di vita della popolazione.

Il secondo dogma è il libero scambio e la libera circolazione dei capitali, dei beni e dei servizi. In totale contraddizione con la teoria neoliberista i paesi industrializzati negano nella pratica questa libertà di movimento ai lavoratori. Il principio della libera circolazione dei lavoratori era un cardine per Adam Smith, al quale i neo liberisti fanno riferimento,

Il terzo dogma in palese contraddizione con la realtà è l’idea che per mettere fine alla povertà occorra facilitare l’accesso al mercato globale per i PVS; ma lo sradicamento della povertà è una questione che può essere risolta solo attraverso riforme strutturali interne allo Stato, che permettano di porre fine all’ingiustizia sociale.
Negli ultimi 20 anni il ruolo nefasto delle politiche macroeconomiche conosciute come la risoluzione di Washington è stato rilevato a più riprese.

Un esempio: la crisi alimentare del 2007-2008

Nel 2007-2008, in conseguenza di un rilevante aumento di prezzo dei prodotti alimentari, il numero di persone che soffrono la fame è aumentato di 140 milioni [4]. In numerosi paesi in via di sviluppo, l’aumento del prezzo al dettaglio di prodotti alimentari ha raggiunto il 50%.

Perché l’aumento dei prezzi ?

Da un lato l’incremento, al Nord, degli incentivi pubblici alla produzione degli agro carburanti (erroneamente denominati biocarburanti mentre in realtà non c’è niente di bio, né di “ecologico”). In poco tempo le colture destinate al consumo umano sono state sostituite dalle più redditizie colture foraggere e di semi oleosi mentre una parte del raccolto di cereali (mais, grano…) è stata destinata alla produzione degli agro carburanti. Questo ha provocato un calo dell’offerta dei prodotti alimentari sul mercato mondiale con un conseguente aumento dei prezzi.

D’altro canto, dopo lo scoppio della bolla immobiliare nel 2007 negli Stati Uniti con le conseguenti ripercussioni sul resto del mondo, le speculazioni dei grandi investitori (fondi pensione, banche d’investimento, hedge found.) si sono riversate sulle materie prime agricole – il cui mercato è concentrato soprattutto nelle 3 borse di Chicago, Kansas City e Minneapolis, specializzate nei contratti a termine del grano.

Dopo la crisi del debito, le politiche imposte dal FMI e Banca mondiale ai paesi in via di sviluppo rimasti privi di ogni tutela, li hanno messi su un piano di estrema vulnerabilità. Queste politiche hanno sottratto terre alla produzione alimentare, forzando i paesi a produrre pochi prodotti da esportare; è scomparso ogni sistema di stabilizzazione dei prezzi, la produzione dei cereali per il consumo interno è stata abbandonata e sono state ridotte le riserve; è cresciuta la dipendenza dalle economie dei mercati globali con un effetto destabilizzante sull’economia interna; è stato drasticamente ridotto il budget per le spese sociali e sono stati eliminati i sussidi per i prodotti base; l’apertura dei mercati ha distorto la concorrenza, mettendo i piccoli produttori locali in concorrenza diretta con i produttori multinazionali. Maestri nell’arte di saccheggio, le istituzioni coinvolte ammettono alcuni errori per mantenere il meccanismo complessivo di dominio nel gioco internazionale. Hanno commesso un vero e proprio crimine, imponendo un modello economico che ha spogliato le popolazioni povere di ogni tutela, lasciandole alla mercé degli speculatori; non basta adesso un sommesso mea culpa in un documento quasi confidenziale .

Secondo la FAO, la situazione è migliorata nel 2010 [5], ma è chiaro che l’obiettivo numero 1 di sviluppo del millennio non sarà raggiunto entro il 2015.
Dopo questa rapida analisi sulle cause della crisi alimentare 2007-2008, è opportuno ancora citare Fantu Cheru, indipendente esperto della Commissione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite a Ginevra, che già nel 1999 scrive:

“l’aggiustamento strutturale va di là della semplice imposizione di una serie di politiche macroeconomiche a livello nazionale”. È un progetto politico, una consapevole strategia di trasformazione sociale a livello mondiale per plasmare il mondo secondo la logica delle imprese transnazionali. Il programma di adeguamento strutturale funziona come una “cinghia di trasmissione” che facilita la mondializzazione attraverso gli strumenti della liberalizzazione e deregolamentazione limitando l’intervento pubblico nello sviluppo nazionale. [6]. »

III. Non pensiamo che queste politiche siano state abbandonate. Anche se la Banca mondiale e il FMI sostengono di aver sostituito il “Washington consensus”con altre politiche, i fatti le smentiscono. Esse continuano, così come l’OCSE, con le stesse “raccomandazioni” che sono in realtà imposizioni. Così è avvenuto per Haiti [7] o in Pakistan [8], paesi nei quali nel 2010, le popolazioni sono state duramente colpite da calamità naturali. E ancora, Il FMI sostiene le dittature: a settembre 2010 ha deliberato la concessione di un credito per 192 milioni di dollari al regime dittatoriale dell’Honduras.

IV. La crisi economica-finanziaria internazionale del 2007 è alle nostre spalle ?

Ci sono tre fattori che riducono il peso della crisi per i paesi in via di sviluppo. Questi tre fattori che possono deteriorarsi rapidamente sono: 1. I prezzi delle materie prime (da cui deriva l’elevato livello di riserve internazionali); 2. il basso tasso d’interesse e i bassi premi di assicurazione per il rischio paese. 3 I flussi di capitali verso le borse dei paesi emergenti.

Quando le banche centrali dei principali paesi industrializzati (Federal Reserve dell’Italia, Banca centrale europea, Bank of England, Banca del Giappone) decideranno di aumentare i tassi d’interesse, aumenterà drasticamente il costo di rifinanziamento del debito estero dei paesi in via di sviluppo, mentre potrebbero precipitare i prezzi delle materie prime, agganciati all’immensa liquidità monetaria internazionale e alla speculazione. Il calo di prezzi delle materie prime potrebbe essere inoltre una conseguenza di una crisi nell’economia cinese.

V. Bisogna ritornare alle raccomandazioni contenute nella Dichiarazione sul diritto allo sviluppo adottata dell’Assemblea generale il 4 dicembre 1986 con la risoluzione 41/128.

È necessario agire sia a livello della Comunità internazionale che all’interno di ogni Stato sovrano (che può adottare misure unilaterali fondate sul diritto internazionale).
L’articolo 1 della dichiarazione dell’ONU sul diritto allo sviluppo degli gli Stati stabilisce che:
1.2. “Il diritto allo sviluppo umano comprende anche la totale realizzazione del diritto dei popoli all’autodeterminazione, il che include – in base alle disposizioni di due patti internazionali sui diritti umani- l’esercizio del diritto inalienabile alla piena sovranità sulle le ricchezze e le risorse naturali”.
Secondo l’art 8: ” Occorrono adeguate riforme economiche e sociali per eliminare le ingiustizie sociali”.

VI. Raccomandazioni o scelte concrete che la comunità Internazionale e gli Stati Sovrani possono adottare.

– Tasse globali: sull’esempio della tassa Tobin (Tassa sulle transazioni finanziarie internazionali per evitare speculazioni a breve termine N.d.T.).

– Aumentare gli incentivi allo sviluppo in modo che raggiungano lo 0,7% del PIL dei paesi più industrializzati (nel 2010, i paesi dell’OCSE si sono impegnati per lo 0,35%, quindi per la metà di quanto era stato promesso; si tratta inoltre di una percentuale già sovrastimata) e convertirli in un fondo di risarcimento per i danni causati alle popolazioni del Sud durante gli ultimi 5 secoli di saccheggio e dominazione da parte del Nord.

– Adottare una nuova disciplina finanziaria che vieti transazioni con i paradisi fiscali.

– Applicare una riforma fiscale redistributiva in ciascun paese.

– Restituire alle popolazioni del Sud le ricchezze delle quali si sono impadronite le élites dominanti che le hanno trasferite al nord e nei paradisi fiscali.

– Ridurre in modo rilevante la spesa per gli armamenti investendo nelle politiche sociali.

– Compiere verifiche del debito pubblico per determinare la parte illegittima e annullarla. Nel 2006 la Norvegia ha unilateralmente annullato il debito di 5 paesi (Ecuador, Perù, Giamaica, Egitto e Sierra Leone). Questo Paese ha riconosciuto che gli stanziamenti concessi non hanno contribuito allo sviluppo di questi 5 paesi, ma sono andati a beneficio solo d’imprenditori norvegesi per la costruzione ed esportazione di pescherecci. L’Ecuador nel 2007 ha istituito una Commissione di audit (alla quale ho partecipato)- (Comisión de Auditoría del Crédito Público dell’Ecuador: Commissione sul debito estero dell’Ecuador N.d.T.) che ha lavorato da luglio 2007 a settembre 2008. In base alle conclusioni della Commissione l’Ecuador ha deciso unilateralmente di non rimborsare 3,2 miliardi di debito estero sotto forma di buoni, “salvando” più di 2 miliardi di dollari.

– Creare nuove istituzioni a livello locale come la Banca del Sud

– È poi indispensabile sostituire Istituzioni come la Banca mondiale e il FMI con altre realmente democratiche, che rispettino la carta delle Nazioni Unite e le convenzioni e i trattati internazionali sui diritti umani.

– E’ necessario che i paesi del sud si riapproprino del controllo delle risorse naturali

– Realizzare una riforma agraria perché la terra sia attribuita a coloro che la lavorano e sia garantita la “sovranità alimentare”.(Per una spiegazione del concetto di “sovranità alimentare” : diritto delle popolazioni ad alimenti sani, prodotti con metodi ecologicamente sostenibili, e il diritto dei governi a definire le proprie politiche agricole senza pregiudicare le agricolture degli altri paesi)

L’attuale crisi del clima colpisce tutte le persone, ma soprattutto il sud del pianeta. È necessario tenere conto delle linee guida emerse dal Vertice sui cambiamenti climatici che si è svolto a Cochabamba in aprile 2010, su iniziativa del governo boliviano. Eliminare la povertà e l’ingiustizia è possibile, ma solo costruendo in un nuovo ordine internazionale che segua un modello di sviluppo rispettoso della natura.

Éric Toussaint
Fonte: http://www.mondialisation.ca/
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=21140
22.10.2010

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da RAFFAELLA SELMI

Note

Cfr. [1], 15 settembre 2010, eventi speciali: discussione interattiva su democrazia e obiettivi del millennio. [Webcast: archivio video – inglese: 2 ore e 45 minuti] [Webcast: archivio video – lingua originale: 2 ore e 45 minuti] Presentazione di Eric Toussaint : la presentazione d’Eric Toussaint inizia 1h e 34 minuti dopo l’apertura della sessione.

Di seguito il programma completo,in inglese, della sessione: Introductory statement by the President of the General Assembly, Mr. Joseph Deiss. •Introductory statement by the Secretary General of the United Nations, Mr. Ban Ki Moon. • Introductory statement by the Chairman of the International Conference of New or Restored Democracies, Ambassador Jorge Valero, Permanent Representative of the Bolivarian Republic of Venezuela to the United Nations. •Statement by the Associate Administrator of the United Nations Development Program (UNDP), Ms. Rebeca Grynspan. • Statement by the Permanent Observer of the Inter-parliamentary Union, Ambassador Anda Filip. •Presentation by Dr. Juan Carlos Monedero, Director of the Latin American School of Government, Public Policy and Citizenship (Complutense University of Madrid). •Presentation by Dr. Eric Toussaint, founder of the World Social Forum and President of the Committee for the Abolition of Third World Debt. •Questions, answers and statements. •Summary statement by Mr. Luis Bonilla Molina, President of the Miranda International Center, Caracas, Venezuela.

[2] Cina e l’India non sono degli esempi. Vedi Eric Toussaint ” L’envers des miracles chinois et indien” http://www.cadtm.org/L-envers-des-miracles-chinois-et e anche Damien Millet ed Eric Toussaint “La Banque mondiale découvre d’un coup 400 millions de pauvres en plus ” http://www.cadtm.org/La-Banque-mondiale-decouvre-d-un

[3] Per maggiori informazioni vedi Eric Toussaint http://www.cadtm.org/Banque-du-Sud-contexte,1998 in particolare punto 2.C. Vedi anche ” Il faut une Banque du Sud ” http://www.cadtm.org/Il-faut-une-Banque-du-Sud
[4] Cfr. Damien Millet e Eric Toussaint “Retour sur les causes de la crise alimentaire” http://www.cadtm.org/Retour-sur-les-causes-de-la-crise e Eric Toussaint http://www.cadtm.org/Une-fois-encore-sur-les-causes-de
[5] http://www.fao.org/docrep/012/al390f/al390f00.pdf

[6] Estratto dalla relazione presentata a Ginevra nel 1999 dall’esperto indipendente Fantu Cheru in ottemperanza alle decisioni 1997/103 e 1198/102 della Commissione dei diritti Umani dell’ONU http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G99/110/10/PDF/G9911010.pdf?OpenElement

Scorie radioattive in viaggio

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Scorie radioattive in viaggio.

I cittadini dovrebbero essere informati del passaggio di materiali pericolosi nel loro territorio. Ma così non è. Un treno che trasportava TREDICI TONNELLATE di scorie radioattive è partito da Saluggia, vicino a Vercelli, dove è presente l’85% delle scorie nucleari italiane. Il treno era diretto, attraverso aree densamente popolate come la Val di Susa, in Francia, a La Hague. Le scorie, dopo essere state trattate, torneranno in Italia per finire in un luogo non conosciuto. Dopo più di trent’anni siamo ancora alle prese con le nostre scorie. E’ pazzesco. Così come è pazzesco che un consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, Fabrizio Biolé, sia stato tenuto in stato di fermo di notte al gelo per ore senza aver fatto nulla. E quando ne ha chiesto le ragioni si sia sentito rispondere: “Che cazzo..non sei mica un parlamentare con l’immunità“. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

“E’ inaccettabile che dei civili vengano messi in stato di fermo per più di due ore senza poter usare cellulare personale e senza spiegazione di nessun tipo. La presenza al presidio del consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle del Piemonte Fabrizio Biolé era solo legato alla volontà di cronaca e solidarietà alla popolazione che non è stata minimamente informata del passaggio del convoglio che trasportava scorie nucleari da Saluggia, cosa che riteniamo vergognosa”.
“E’ risaputo che in Val di Susa la notte porta scompiglio. La scorsa notte (il 7 febbraio, ndr) il passaparola e il desiderio di partecipazione hanno fatto radunare alla stazione di Condove cittadini, avvisati dell’imminente passaggio di un treno carico di scorie radioattive provenienti da Saluggia e diretto in Francia. Tra loro c’era anche il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle Fabrizio Biolè giunto sul luogo per documentare gli avvenimenti. Un bidone acceso per scaldarsi, una riunione per parlare della situazione: il tutto sotto lo stretto controllo di un imponente dispiegamento di carabinieri, guardia di finanza, polizia, digos. La radio annuncia il passaggio del convoglio per le 3.40. Le forze dell’ordine si preparano, evidentemente hanno ricevuto ordini ben precisi. Si forma il cordone antisommossa e avanza verso i civili, seguito dai blindati. Alle 4 i poliziotti avvicinano i civili e li spingono per farli arretrare. I civili lanciano pneumatici sui binari per protesta: è la scintilla per far partire la carica. I civili vengono rincorsi sia sulla strada che sulla statale: caricati e feriti. Vengono fatti sedere tutti al freddo per terra e richiesti loro i documenti e sono segnalati. Vengono perquisiti zaini e borse. Fino alle 6.00 sono obbligati a restare fermi sulla banchina fino a nuovo ordine. Il consigliere insieme a un altro covole fa riprese e foto della carica tenendosi a lato della carreggiata. Una volta stoppata la ripresa i poliziotti in borghese prendono di peso il consigliere strattonandolo per il giubbotto e portandolo verso i blindati sul lato nord del passaggio a livello. Ha chiesto ai poliziotti per quale motivo venisse fermato…il poliziotto risponde : “Che cazzo..non sei mica un parlamentare con l’immunità”. I poliziotti fanno un fermo per identificare il consigliere e altri 2 civili. Nessuno di questi oppone resistenza. Il consigliere viene posto in fermo e alla richiesta di motivazione viene spiegato dal commissario di polizia che non è stato rispettato l’ordine da lui impartito. Il consigliere chiede quale ordine , ma il poliziotto non risponde alla domanda. Li hanno trattenuti per più di 2 ore al freddo su un marciapiede non dando spiegazioni sul motivo del fermo, eventuale ora di rilascio e nome dei responsabili del fermo. Durante il fermo è stato intimato più volte al consigliere di non utilizzare il cellulare e di non muoversi dal marciapiede da parte di un carabiniere che lo vigilava al caldo dentro il suo Subaru. alle 6.15 il consigliere viene rilasciato dai carabinieri che lo riportano tra gli altri civili circondati da 6 camionette. Alla fine della nottata si contano 2 arresti e 27 denunce e un altro triste attacco alla democrazia.”MoVimento 5 Stelle Regione Piemonte

Beppe Grillo a Anno Zero

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Beppe Grillo a Anno Zero.

Intervista Beppe Grillo a Anno Zero, 10 febbraio 2011

Beppe Grillo – Quando ha fatto il comizio il raduno dell’Italia Nuova a Milano ieri, in prima fila c’erano quelli che l’hanno devastata fino al giorno prima, De Benedetti era lì cittadino svizzero che ha devastato la più straordinaria azienda che avevamo.
Annozero – Parla dell’evento con Saviano?
Beppe Grillo – Sì e c’erano questi a sentire, sì con le espressioni di riformare il Paese.
Annozero – Però era pieno di gente, quello che è segnale è? Come lo interpreta?
Beppe Grillo – Ma è un segnale che usano certe persone come Saviano per riportare i giovani a credere in una sinistra che non c’è mai stata perché quando vai nei Consigli Comunali o Regionali ti rendi conto, quando vogliono fare una tangenziale, un’autostrada, una centrale nucleare o privatizzare l’acqua sono d’accordo tutti e due.
Annozero – Cioè lei dice che è un bluff?
Beppe Grillo – Assolutamente, non c’è mai stata, devono andare a casa tutti, stanno lì da 35 anni, nessuno t’ha dato un mandato eterno, te ne vai, non che vivi. E vivono perché prendono un miliardo – un miliardo, ve lo dico! – di Euro come rimborsi elettorali, togli i soldi e la politica diventa meravigliosa, sennò i soldi sono la politica. E la politica diventano i soldi! È semplice, li mandiamo a casa tutti, non abbiamo bisogno di essere rappresentati da questi cialtroni dilettanti, dilettanti allo sbaraglio. Non riescono neanche a capire cos’è un inceneritore, cos’è una raccolta differenziata o cos’è una pista ciclabile, non sanno assolutamente nulla, si affidano a esperti, esperti messi lì, pagano parcelle a gente incredibile, fanno grattacieli con questi architetti malati di mente che gli fanno i grattacieli tutti storti, passano alla storia per aver fatto e indebitano la città.
Annozero – Perché le persone li rivotano?
Beppe Grillo – Ma chi rivota?! Ecco, questa cosa la smettete di pensare che noi abbiamo votato questa gente qua?! Noi non abbiamo votato nessuno, questi parlamentari sono stati nominati da cinque segretari di partito, noi abbiamo votato delle coalizioni che non esistono, che non esistevano. Quando ha preso il 30% Berlusconi dentro c’era An con il 12% e quindi Berlusconi ha preso il 18%, il 18% del 67% che sono andati a votare è l’11% di quelli che hanno votato, che hanno dato il voto a Berlusconi. L’ 11%, quindi 4 milioni di persone, un partitino del cazzo, un piccolo partitino. È un perdente quest’uomo, è un vecchio senza prostata, senza cappelli che ha perso politicamente, 4 milioni di persone con dieci televisioni, cento giornali, miliardario e senza opposizione è un fallito, è il passato. Contro quelli chi ci metti? Chi ci metti contro? Casini, quello che ha detto che Cuffaro ha dato un segno straordinario prendendo sette anni entrando senza rimostranza, ha dato un segno di civiltà.
Annozero – Bersani?
Beppe GrilloBersani che vuole privatizzare l’acqua perché fa finta di no ma la vuol dare a Veolia, Bersani che ha scritto una lettera all’allora, quando era ministro dell’industria, al Ministro della Salute (ndr) contro i dottori dell’Emilia Romagna che gli dicevano “Guarda che gli inceneritori fanno morire di cancro i bambini”. Lui ha scritto al ministro degli interni di prendere provvedimenti contro i dottori. Questa gente qua!
Annozero – Vendola?
Beppe GrilloVendola che cosa ha fatto? Vendola voleva ripubblicizzare l’acquedotto più grande d’Europa, quello barese, è rimasto una Spa, voleva essere un ecologista, ecologista e libertà, ecologia, cinque inceneritori alla Marcegaglia. 140 milioni di soldi pubblici dati a Don Verzè, un ospedale privato.
Fini è rimasto in coma farmacologico per 16 anni, gli è passato davanti tutto, tutto, dallo scudo fiscale, alla legge elettorale porcata: qualsiasi cosa.
Annozero – Bossi? Calderoli? Tremonti?
Beppe Grillo – “….con il tricolore mi ci pulisco il culo”. Io ho provato a leggermi la legge, sono arrivato alla dodicesima pagina insieme a due esperti, poi uno ha preso degli ansiolitici e non ce l’ha più fatta. Non si capisce, te lo giuro, non si riesce a capire, una legge che dovrebbe coinvolgere 60 milioni di persone non si capisce, quando una legge non si capisce non è una legge, è vuota, è una scatola vuota.
E fanno questo federalismo perché i Comuni da 45 miliardi dell’anno scorso oggi sono a 76 miliardi di debito e se vai a vedere chi si è indebitato, i maggiori comuni indebitati sono quelli del nord. La Lega all’inizio non era così, era sul territorio, erano tosti, adesso hanno fatto compromessi, hanno salvato Roma, hanno salvato Catania, hanno permesso nella loro terra padroni in casa nostra di fare basi militari, va sott’acqua Vicenza anche per la responsabilità della base che hanno allargato con i piloni, chissà che casino hanno fatto lì sotto.
Noi abbiamo una lista civica il MoVimento 5 Stelle, siamo candidati, faremo 200 – 300 liste, sono ragazzi, cittadini incensurati senza essere iscritti a partiti che vogliono entrare nei Comuni, Milano ci sarà, Bologna, Napoli, Torino e entrano per vedere di riassestare questa malattia mentale del debito. Fai un referendum, lo mettono in un cassetto. Vai contro il nucleare, vogliono fare cinque centrali. Vai a filmare il tuo Comune con una web ti mandano i poliziotti perché c’è la privacy.
I cittadini sono espulsi, ecco perché nascono i MoVimenti 5 Stelle di cittadini. il portavoce della lista di Milano ha venti anni, è uno studente di scienze politiche, hanno detto che è troppo giovane, non ha esperienza. Lo raffronti a chi? Sanno le misure della Minetti, tutti, 100-90-90, ma… la Bicamerale, il federalismo, non sanno nulla, la Costituzione non la sanno neanche i parlamentari, quel nano lì è andato in televisione a dire “Ho letto su Gogol”, hanno 75 anni. Ma come abbiamo fatto? A casa immediatamente tutti, liste civiche, chi è che va in televisione a dire “Signori siamo un Paese fallito”, bisogna che qualcuno ve lo dica, siamo a quasi 1.900 miliardi di Euro di debito, paghiamo cento miliardi di Euro di interessi all’anno, 30 aziende al giorno chiedono istanza di fallimento, sono 12 mila all’anno. Viene questo Marchionne e dice cazzo partiamo, la produzione, la Chrysler, ma leggiti il contratto, andate a leggervi il contratto Chrysler e Fiat andate a vedere. Puoi usare un miliardo di Euro per rifare le macchine, bisogna essere scemi perché è dieci anni che la Fiat non investe nelle automobili, le automobili sono finite come spostamento. Veltroni ogni tanto parla mezz’ora ogni tre anni e combina un disastro, poi se ne va, vuole tassare con la patrimoniale un terzo degli italiani in modo che quelli che hanno sempre pagato le tasse, che non li hanno portati in Svizzera con lo Scudo Fiscale e tutto. Io gliene do 50 mila, vuoi fare l’equazione di Tremonti debito pubblico/risparmio privato, vuoi risanare con il mio risparmio? Te li do 50 mila, ma sull’altro piatto mi devi mettere qualcosa sennò i miei 50 mila vanno nel calderone del debito, mi ci devi mettere allora riduzione dei parlamentari, due legislature e vanno a casa con effetto retroattivo, mi togli gli stipendi e mi fai una equiparazione agli stipendi di lavori esterni, mi togli le province che costano 14 miliardi all’anno, mi accorpi i comuni sotto i 5 mila abitanti, mi fai una legge che prevede il referendum dal basso senza quorum per i cittadini, mi fai la copertura finanziaria a qualsiasi cazzata pensano i sindaci, mi metti sul piatto qui e domattina ti do 50 mila Euro. Ma non mettono nulla, hai capito come fanno?
Allora la gente non deve più fidarsi di un leader, di mettere una croce e stare a guardare, non potete più fare i guardoni della politica, ognuno di noi si impegna per qualcosa, impegnatevi per l’acqua, per le piste ciclabili, per la scuola, ognuno si deve impegnare. Cazzo se possiamo fare delle cose! Non hai bisogno di uno che ti rappresenti di 80 anni, non ne hai bisogno. Poi facciamo le campagne sul puttaniere, vogliamo mandare via il puttaniere per eccesso di puttane! È come mandare via Mussolini per eccesso di fascismo: è la sua natura! Avessimo avuto Presidente della Repubblica Pertini lo mandava via a calci nel culo, non con le mignotte, a calci nel culo.
Movimento 5 Stelle venite a vederlo, mi faccio un po’ di pubblicità perché non siamo mai sui media, esiste, esiste! Non sono i grillini, sono gente con due coglioni così, con due palle così. Allora vogliamo ripensare il mondo, ripensare il mondo, siamo in una rivoluzione, lo dovete fare voi ragazzi, voi; o fate una rivoluzione, o ve ne andate da questo Paese, non avete altro scampo! Grazie dell’ospitalità.

La pena di morte italiana

Fonte: Blog di Beppe Grillo – La pena di morte italiana.

Dopo aver letto il libro “La pena di morte italiana” di Samanta Di Persio sono inorridito.

Prefazione di Beppe Grillo.
“In Italia, come tutti sanno, non esiste la pena di morte. C’è, è vero, ancora la libertà di tortura, in quanto il nostro codice penale non la contempla e qualcuno se ne approfitta, come durante il G8 di Genova a Bolzaneto e alla scuola Diaz. Ma la pena di morte non esiste più dal 1° gennaio 1948 come recita la Costituzione italiana. Ragion per cui in carcere le sentenze capitali sono eseguite con discrezione, senza dare nell’occhio. Il pestaggio si chiama infarto o emorragia cerebrale. Lo strangolamento è sempre un suicidio, spesso con i lacci delle scarpe con cui non si impiccherebbe neppure un criceto. Si muore in cella e durante l’agonia, che può durare ore come per Aldo Bianzino o per Stefano Cucchi, non è presente nessuno, il secondino è immancabilmente altrove, il medico di servizio in ritardo. Quando arriva, rassicurante, con la borsa, non nota mai i segni delle percosse, dei lividi, delle ferite. Il decesso è naturale. Le diagnosi fotocopia dei medici attestano lesioni autoinferte. Si fanno sempre male da soli. Il detenuto era depresso, non ha retto. I segni del male oscuro che affliggeva i carcerati defunti sono le lettere-testimonianza inviate ai parenti, in particolare alle madri poco prima della loro morte.
Sono annunci funebri, di ragazzi che gridano in una grafia incerta, disperata, che stanno per morire ammazzati. Le madri chiedono un colloquio, un trasferimento a un altro carcere, che vengono però negati fino alla morte, come nel caso di Niki Aprile Gatti. Il carcere, il luogo per definizione più sicuro e custodito del mondo, è un braccio della morte che si estende lungo tutta la penisola, da Genova, a Firenze, a Rovereto. Ogni anno muoiono in carcere circa 180 detenuti.
Un terzo sono suicidi. Chi si toglie la vita è di solito un ragazzo alla prima detenzione. Nel 2009 vi sono stati sessantanove suicidi, un record storico, un tasso superiore di ventuno volte a quello della popolazione italiana non detenuta. Si potrebbe pensare che sia normale che ciò succeda, in Italia come altrove. Invece il Canada ha un tasso quattro volte più basso di quello italiano e il ministro della Giustizia polacco si è dovuto dimettere a causa di un suicidio. In galera chi sopravvive e non si suicida o viene suicidato diventa un delinquente abituale, un pericolo per la società quando ritorna in libertà. L’affidamento ai servizi sociali è stato di fatto eliminato. L’affidamento è una misura di rieducazione a tutela della sicurezza dei cittadini. I detenuti affidati ai servizi sociali, infatti, quasi mai compiono altri reati e ritornano in carcere: sono solo tre su dieci. Chi sconta tutta la detenzione in carcere invece continua a delinquere: ben sette su dieci.
Questo libro è un coro dolente di voci che ci racconta di gironi infernali dove la pena di morte è inflitta senza sentenza, senza colpe, senza testimoni e soprattutto senza colpevoli. Il carcere, come la divisa, non si processa e chi finisce dietro le sbarre è solo un numero senza più diritti. La pena di morte non è mai stata abolita, si è evoluta. Chi, con sorpresa generale, viene trovato morto nella sua cella, con la faccia tumefatta, gli organi interni devastati, è solo un “diversamente suicida“. Beppe Grillo

Antimafia Duemila – UE, R. Borsellino: ”la mafia e’ un’emergenza europea”

Fonte: Antimafia Duemila – UE, R. Borsellino: ”la mafia e’ un’emergenza europea”.

“La mafia in Europa, come ha detto oggi il presidente Martin Schultz, non può essere considerata alla stregua di un fenomeno folkloristico italiano.

La mafia non ha confini né nazionalità. Credere che si tratti di un problema regionale è quanto di più sbagliato l’Europa possa fare”. Lo ha detto l’europarlamentare Rita Borsellino nel corso del seminario “Lotta alla criminalità organizzata e alle mafie”, che si è svolto oggi a Bruxelles e che è stato organizzato da gruppo dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo. “Le organizzazioni criminali – continua – proliferano e fanno affari in tutta l’Unione, in particolare nel cuore produttivo del Continente. Per questo il contrasto alle mafie necessita di azioni coordinate e forti da parte di tutti gli stati. Azioni come la confisca e il riutilizzo sociale dei beni mafiosi, uno strumento legislativo che, con un mio emendamento, è stato inserito nel programma di Stoccolma. Il mio augurio è che questo strumento sia parte integrante di una strategia globale europea contro il crimine organizzato, perché il primo passo del contrasto alla mafia è quello di impoverirla”.

Ora come allora: resistere, resistere, resistere

Fonte: Antonio Di Pietro: Ora come allora: resistere, resistere, resistere.

Condivido appieno quanto affermato da Francesco Saverio Borrelli, nell’intervista rilasciata oggi ad Andrea Montanari su Repubblica. Proprio per questo la condivido con voi.

Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool Mani Pulite, cosa prova oggi nel veder utilizzato contro i magistrati di Milano il suo motto del 2002 “Resistere, resistere, resistere”?
«Una sensazione sgradevole nel veder rovesciato il senso di ciò che intendevo dire per utilizzarlo contro la legalità. Ma sono una persona liberale e quindi tollerante. Del resto, anche quando feci quel discorso erano ormai passate molte stagioni da Mani Pulite ed eravamo in pieno berlusconismo».

Allora, però, davanti a Palazzo di Giustizia si manifestava a favore dei magistrati.
«Non per tutta la durata dell´inchiesta Mani Pulite. Ci sono state manifestazioni perfino imbarazzanti nella stagione iniziale, poi gradatamente, ed è triste dirlo, ha prevalso quell´assuefazione tipica del nostro Paese verso prassi poco ortodosse o interessi personali. L´italiano medio preferisce avere delle vie di fuga come le raccomandazioni per perseguire i suoi interessi. Finché si è trattato di far rotolare qualche testa nella polvere andava bene, quando il cittadino si è sentito toccato nei suoi piccoli intrallazzi ha prevalsa la voglia di dire basta».

Intende dire che oggi la stagione di Mani Pulite non sarebbe più possibile?
«Non so se oggi Mani Pulite avrebbe lo stesso successo. Non voglio generalizzare, ma temo che con il consolidamento del regime berlusconiano ci sia stato un ottenebramento della sensibilità media dei cittadini. Ho l´impressione che quell´invito a resistere come su una linea del Piave oggi non sarebbe raccolto. C´è stato uno sfarinamento della sensibilità per la cultura della legalità».

Sembra rassegnato.
«Giammai. Ma certamente, come del resto abbiamo sostenuto fin dall´inizio, non si può contare solo sull´azione di repressione giudiziaria. Ci vorranno diverse generazioni per ricostruire questa sensibilità verso la legge».

Cosa risponde a chi, come Giuliano Ferrara, accusa di puritanesimo chi protesta contro Berlusconi?
«Mi sembra chiarissimo che fin dal primo momento ci sia stato un tentativo di mescolare il piano giuridico processuale con un altro che attiene più al buon gusto o all´estetica».
Si spieghi meglio. «È stata creata ad arte una confusione per convincere la gente a dare un giudizio negativo su questa indagine. Con l´accusa di puritanesimo e di voler guardare dal buco della serratura. Dimenticando che lo spettacolo non è poi così commendevole per un capo di governo».

Dunque?
«La risposta non deve essere affidata alla repressione moralistica dei comportamenti. Se Berlusconi vuole cenare con 25 ragazze lo faccia. Quello che è intollerabile è che dovendosi difendere dalle accuse, i suoi colonnelli stiano studiando riforme di carattere processuale e sostanziale con il solo scopo di sottrarlo al giudizio del tribunale. Questa è la cosa più grave. Una prassi vergognosa che non sarebbe possibile in nessun altro paese civile».

Come se ne esce, visto che gli appelli del Capo dello Stato sono caduti nel vuoto?
«Non c´è uno scontro tra poteri dello Stato. Il fatto che ci sia un processo e che una delle parti in causa sia un politico non significa che politica e potere giurisdizionale debbano essere l´un contro l´altro armati. La magistratura non è contro la politica. Abbiamo assistito, questo sì, a un vero e proprio vilipendio della magistratura e dell´intero ordine giudiziario. Quando si è detto che i magistrati sono antropologicamente diversi dagli altri o che solo chi soffre di distorsioni mentali può abbracciare la carriera di magistrato. Il vilipendio è un reato, mi stupisco che finora nessuno lo abbia sottolineato».

Antimafia Duemila – Corrado Stajano sul Corriere: ”Pino Masciari ed il prezzo della dignita”’

Antimafia Duemila – Corrado Stajano sul Corriere: ”Pino Masciari ed il prezzo della dignita”’.

di Corrado Stajano – 11 febbraio 2011
“Calabria, il prezzo della dignità. Un imprenditore contro le cosche, nonostante le ambiguità dello Stato”.
Uno spaventevole libro questo scritto da Pino Masciari, firmato anche dalla moglie Marisa: Organizzare il coraggio. La nostra vita contro la ‘ndrangheta (AddEditore). E’ la storia di un imprenditore dell’edilizia di Serra San Bruno , un paese tra l’Aspromonte e la Sila, conosciuto per l’abbazia tra i boschi dei frati certosini dove, secondo una diceria, sarebbero stati ospiti il grande scienziato Ettore Majorana, sparito nel nulla nel 1938, e uno dei piloti del B-29 che sganciò l’atomica su Hiroshima angosciato da quell’orrore.

Un uomo di grande coraggio, a dir poco, Pino Masciari. Figlio di un costruttore, segue il cammino del padre. È appassionato, crede nel suo lavoro, ha successo. Apre cantieri in Italia e all’estero, la ‘ndrangheta si accorge alla svelta che la sua ditta è solida, ha contratti e appalti per miliardi. Comincia l’assedio. I primi tentativi di circonvenzione sono morbidi, partono da un innocente invito a prendersi un caffè al bar. Ai ‘ndranghetisti bastano poche parole per farsi intendere, chiedono percentuali sugli appalti, impongono assunzioni di manodopera, esigono la chiamata di ditte amiche per il movimento terra, l’acquisto del cemento, degli impianti elettrici.

Tutti gli imprenditori – non è vero quel che viene detto – in Calabria pagano il pizzo. Se qualcuno tentenna cominciano gli avvertimenti, le bombe, gli incendi, la sistematica distruzione degli impianti e le somme richieste per ottenere l’autorizzazione a lavorare si moltiplicano. Poi cominciano le minacce portatrici di morte.

Negli ultimi decenni la ‘ndrangheta è diventata la più potente delle organizzazioni criminali sopravanzando Cosa nostra. La sua pericolosità è somma, non soltanto in Calabria, ma in tutto il Nord d’Italia, soprattutto a Milano, in vista dell’Expo 2015. E in molti Paesi fuori d’Italia. I figli dei rozzi padri raffigurati con la lupara in mano hanno studiato nelle migliori università nazionali e straniere, posseggono lauree e dottorati, hanno esperienza di problemi finanziari intricati e sono quindi più temibili. Se si leggono le cronache e i libri della fine degli anni Settanta e le sentenze recenti si può verificare la continuità delle famiglie, forza della criminalità calabrese. I nomi sono gli stessi. La ‘ndrangheta di oggi, più di quella di ieri, è capace di creare i rapporti che contano, una ragnatela spesso più forte dello Stato, formata da uomini della politica, dell’economia, della massoneria, della magistratura, della pubblica amministrazione.

Il libro di Pino e di Marisa Masciari, scritto con limpidezza, è impressionante e vale come sofferta testimonianza più di tanti convegni gonfi di inutili parole. Masciari – è nato nel 1959 – racconta tutto quello che ha visto e vissuto. È sposato con due bambini piccoli, sua moglie, essenziale nella sua caparbia resistenza, è un medico dentista. Cominciano presto le intimidazioni, le pretese di ogni genere, le violenze.

Masciari subisce furti, danneggiamenti, visite di uomini mascherati e armati e agli inizi paga anche lui le tasse criminali. Ma la situazione si fa sempre più grave. Lavora senza venir pagato, ha appalti importanti nazionali e stranieri, pubblici e privati, ma le banche, conniventi, interrompono il credito e gli consigliano di rivolgersi agli usurai. Denuncia quel che gli sta succedendo alle autorità giudiziarie. Senza risposte. Lo Stato è assente, qualche volta colluso, nemico. La ‘ndrangheta è padrona.

Intermediari di uomini politici pretendono soldi, i magistrati di certe procure sono ostili, i dirigenti dell’Istituto autonomo case popolari che gli hanno commissionato incarichi di rilievo gli strappano davanti agli occhi le ricevute dello stato avanzamento lavori, indispensabili per i pagamenti. Ha alle sue dipendenze un centinaio di muratori, tecnici, geometri. Come pagarli?

Pino Masciari decide di non cedere più. Acquista un piccolo registratore, accumula prove. Il 22 novembre 1994 parla con il maresciallo dei carabinieri di Serra San Bruno di cui si fida, poi con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia: dice quel che ha subito, fa nomi e cognomi. Tutto è documentato da registrazioni, conti correnti bancari, fotografie. Nell’autunno 1995 entra nel Programma speciale di protezione. Deve lasciare l’amata Calabria, la sua casa, la madre, tutto.  Un addio straziante. Taglia i ponti col mondo, è solo, all’avventura. Non tornerà più a vivere nella terra dov’è nato.

Comincia un’altra odissea. Da una cascina nei dintorni di Ravenna a Mestre a Vicenza a Rovereto, in altri luoghi, in case fredde, sporche, insicure. Il servizio è spesso inefficiente, l’organizzazione precaria, le inadempienze quotidiane, la protezione ha grosse falle. Una volta – sono cominciati i processi dove ha l’obbligo di testimoniare – viene pericolosamente abbandonato per più di un giorno in un isolato villaggio vacanze calabrese. Un’altra volta un tenente gli dice: “Masciari, lei rischia la vita, chi glielo fa fare?”. E’ quel che pensano in molti.

Un inferno. Ma le sue testimonianze sono inattaccabili, i suoi persecutori vengono condannati dai tribunali. Continua a essere un uomo nudo, privo di diritti, di documenti, che arriveranno dopo un anno, senza la patente e la tessera sanitaria, trattato spesso comune un “pentito”, non come una vittima, come un cittadino che si ribella perché crede nella legge. Non molla mai, consapevole e fiero. La sua impresa di costruzioni è stata fatta fallire per una modestissima insolvenza. Masciari ha imparato intanto a decifrare gli incomprensibili documenti burocratici, non si arrende. Dopo anni entrano nel gioco la Commissione parlamentare antimafia, il Tar del Lazio, i ministeri, non sempre benevolmente. Nel 2010 Masciari viene fatto uscire dal Programma di protezione. Tra incomprensioni, dilettantismi, comportamenti ambigui di non pochi “servitori” dello Stato.

Poi ci sono gli altri. I nuovi amici, i ragazzi di “Libera”, soprattutto, don Ciotti, quando vengono a sapere. È come se adottassero la famiglia Masciari. Diventano rapidamente migliaia, creano un blog (www.pinomasciari.it). Non soffrono più la solitudine e la paura, Pino e Marisa. Sono quei ragazzi la loro scorta efficiente, adesso. L’altra Italia. Ma com’è stato alto il prezzo della difesa della legge, della Costituzione, della dignità, se lo Stato non funziona come dovrebbe.

Tratto da: pinomasciari.it

(Articolo pubblicato sul Corriere della Sera l’11 febbario 2011)

Aggravante terroristica contestata da procura Caltanissetta a 007

Fonte: Antimafia Duemila – Aggravante terroristica contestata da procura Caltanissetta a 007.

Per la prima volta nelle inchieste sugli attentati del ’92, i pm di Caltanissetta contestano ad un uomo degli apparati investigativi l’accusa di concorso in strage con finalità terroristica. L’indagato è un ex agente del Sisde, chiamato in causa – sia pure in modo dubitativo – dal neo-pentito Gaspare Spatuzza e dal teste Massimo Ciancimino. Il primo colloca, tra molte incertezze, lo 007 sul set della preparazione dell’autobomba di via D’Amelio. Il secondo lo dipinge come una sorta di braccio destro del «signor Franco». I pm Nico Gozzo e Nicolò Marino, coordinati dal procuratore nisseno Sergio Lari, stanno valutando la possibilità di estendere l’aggravante terroristica a tutti gli indagati della nuova inchiesta sulla strage siciliana. Lo rivela, nel primo numero in edicola domani, il nuovo mensile «I quaderni de L’Ora», edito dalla cooperativa «Micromedia». La rivista, 164 pagine di approfondimento sui temi della giudiziaria, della politica, dell’economia e della cultura, che già dalla prossima primavera avrà diffusione nazionale, è diretta da tre ex redattori de «L’Ora» di Palermo: Vittorio Corradino, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, che hanno riunito attorno al nuovo progetto editoriale gran parte del vecchio collettivo di lavoro del glorioso quotidiano antimafia . Il mensile si avvale della collaborazione di un comitato dei garanti, formato da Antonio Ingroia (procuratore aggiunto di Palermo), Emma Dante (autrice e regista teatrale), Vincenzo Provenzano (docente di economia presso l’Università di Palermo), Antonella Monastra (medico, operatrice culturale e consigliere comunale di «Un’altra storia» a Palermo).
L’inchiesta di apertura del primo numero del giornale, un dossier di oltre 50 pagine che ospita interventi dei magistrati Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato e di Marco Travaglio, è dedicata al tema della ragion di stato e della sua compatibilità con le ragioni di giustizia in Italia, anche in relazione alle inchieste sulla stagione stragista del biennio ’92-93. Il titolo è: «STragion di Stato». Nonostante le quattro sentenze della Cassazione che attestano come dietro Capaci e via D’Amelio ci sia Cosa nostra, per «I quaderni de L’Ora», oggi la procura nissena apre a sorpresa «l’ipotesi di una stagione di sangue di matrice terroristica, e dunque squisitamente politica, pianificata anche da pezzi dello Stato». «Si ripropone, dunque, lo stesso scenario consacrato dal bollo della Suprema Corte per le stragi del’93 di Firenze, Milano e Roma: »Un’ unica strategia della tensione, avviata nell’autunno del ’91 e conclusa nel febbraio del ’94 con l’arresto dei fratelli Graviano, per sovvertire il quadro politico italiano«.

Davanti al tribunale

Fonte: Piero Ricca » Davanti al tribunale.

E’ tempo di rispondere colpo su colpo a chi fa di tutto per difendere l’impunità del capo. Con ogni forza disponibile, in ogni sede. O meglio: noi lo facciamo da sempre, è ora che in tanti prendano a farlo.
Questa mattina era in scena l’ennesima, strombazzatissima pagliacciata del Pdl. Un centinaio di individui teleguidati che esibivano cartelli prefabbricati con rozzi slogan che tradivano tutto l’analfabetismo democratico di chi li aveva chiamati a raccolta. Le telecamere non si contavano: quando si muove la Santanchè, ogni testata manda un inviato. C’eravamo anche noi, io e pochi amici, all’inizio eravamo in due, poi si sono aggregati spontaneamente altre persone, non “popolo viola” o altro, come si legge nelle cronache odierne, per effetto del solito, sciatto riflesso condizionato di appiccicare etichette a chi si muove liberamente per una questione di dignità, a ribadire quel che siamo costretti a ripetere da tanti anni: la legge è uguale per tutti e nessuno può aspirare all’impunità per via del consenso elettorale e attraverso leggi su misura. L’abbecedario, insomma. E da parte nostra non c’è stato alcun “insulto”, come scrivono con la medesima sciatteria gli inviati delle varie agenzie. A meno che dire la verità non significhi insultare che vive di abusi e menzogne. Vero è il fatto che molti occasionali passanti hanno contestato vivacemente l’adunata governativa e sono venuti a darci solidarietà. Ho visto in piazza una rabbia nuova, spontanea: molti sono stanchi ed esasperati, non ne possono davvero più del grande inganno berlusconiano.
A un certo punto la combriccola dei fedelissimi dell’Impunito ha pura bloccato il traffico invadendo la strada davanti al palazzo di giustizia. E’ da certi dettagli che vedi a quale livello di degrado è ridotto questo Paese. Stavano tecnicamente commettendo un reato. Per mezz’ora ho cercato invano di richiamare l’attenzione di un dirigente di polizia su quel che stava accadendo: un blocco stradale senza necessità e senza permesso. Nessuno ha risposto. Ho pure chiamato il 113: dall’altro capo del telefono l’agente di turno ha risposto: sono presenti i miei colleghi, è tutto sotto controllo. Inutile dire che per molto meno, in altri contesti, di fronte a manifestanti di altri colori, quegli stessi dirigenti di polizia presenti stamane in piazza avrebbero con tutta probabilità ordinato una carica e l’identificazione dei responsabili del blocco, per farne seguire una regolare denuncia. Inutile aggiungere che fin quando permane questa cultura della disuguaglianza e dell’arbitrio non faremo passi in avanti sulla via della democrazia.

I referendum per mandarlo a casa

Fonte: Antonio Di Pietro: I referendum per mandarlo a casa.

Siamo alla resa dei conti finale, e l’ultima parola spetterà, come è giusto che sia in una democrazia, agli elettori. Da solo, Silvio Berlusconi non se ne andrà mai da Palazzo Chigi perchè è il riparo più sicuro per difendersi dai processi e dalla giustizia. Continuerà a comprare voti in Parlamento per poi fare finta che quella maggioranza di rinnegati e venduti sia una vera maggioranza politica. Continuerà a sprecare il tempo che dovrebbe usare per fare gli interessi del Paese cercando soluzioni sempre più assurde, inventando leggi e leggine sempre più vergognose per salvarsi.

C’è un solo modo per stanarlo e costringerlo a sloggiare, ed è sconfiggerlo con il voto. Ma anche questo non sarà facile, perché il Caimano non è stupido. Finché gli è convenuto per mettere paura a parlamentari che si preoccupano solo di mantenere il posto ha minacciato le elezioni, ma adesso che potrebbe ottenerle facilmente si guarda bene dal chiederle, perché sa che le perderebbe.

Entro la fine di maggio o gli inizi giugno però gli italiani voteranno lo stesso, perché dovranno necessariamente svolgersi i quattro referendum approvati sia dalla Corte costituzionale che dalla Corte di Cassazione: i due sull’acqua pubblica, quello sul nucleare e quello sul legittimo impedimento. I primi prendono di mira la politica antidemocratica del governo, che vuole togliere ai cittadini il primo bene comune, l’acqua, e il diritto di decidere sulla sicurezza dei territori in cui vivono. Ma il terzo riguarda direttamente il cuore del potere di Silvio Berlusconi, che governa solo per i suoi interessi e non per quelli dei cittadini e che da anni fa solo leggi che servono a difendere la sua impunità.

Di questo parla il referendum dell’Italia dei valori sul legittimo impedimento. E’ un referendum sul diritto di Berlusconi a rimanere al di sopra della legge e di governare per se stesso e non per il popolo. La vera domanda che il nostro quesito pone agli elettori è questa: “Volete voi mandare a casa il governo Berlusconi, che continua a fare leggi utili soltanto ai suoi interessi e non a quelli della collettività?”.

Il referendum sul legittimo impedimento dà ai cittadini la possibilità di fare quello che il parlamento non riesce: mandare a casa Berlusconi, porre fine alla vergogna di questo governo. E’ la via maestra, senza trucchi e senza sotterfugi incomprensibili, per sconfiggere democraticamente questo governo e il corrotto che lo dirige.

Il Caimano lo sa, lo teme e non ci vuole una cartomante per prevedere che farà tutto il possibile per evitare che quel referendum vada a buon fine. Cercherà di alzare il solito muro di silenzio e disinformazione e dovremo essere noi a saper informare i cittadini. Ma siccome è abituato a giocare slealmente e a ignorare le regole della democrazia reale cercherà anche di votare il più tardi possibile, sperando così che il bel tempo lo aiuti a evitare che si raggiunga il quorum.

Sarebbe però assurdo e criminoso sul piano economico raddoppiare le spese elettorali, che sono anche molto alte, separando il voto sui referendum da quello per le amministrative. Le due tornate elettorali possono e devono essere unificate, accorpando il voto referendario con il secondo turno delle amministrative, il 29 maggio. Fare diversamente vorrebbe dire non solo aggirare le regole della democrazia, ma anche derubare ancora una volta i cittadini costringendoli a pagare per fare gli interessi del presidente del consiglio. Sta a noi impedirlo, ed è anche per questo, per far sentire al Caimano che la sua onnipotenza è finita e la sua impunità è al tramonto, che bisogna continuare a manifestare e ad opporre una resistenza strenua, in parlamento e nelle piazze, ai suoi tentativi di stravolgere ogni regola pur di salvarsi

Antimafia Duemila – Se non ora quando!

Antimafia Duemila – Se non ora quando!.

Giulietto Chiesa, il Presidente di Alternativa, interviene sulla manifestazione del 13 febbraio contro la mercificazione del corpo femminile.

LA DIGNITA’ NON SI MODERA

Fonte: ComeDonChisciotte – LA DIGNITA’ NON SI MODERA.

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Aspettare cosa? Che la vita passi sperando che dall’alto, qualcuno, finalmente, modifichi le nostre esistenze? Godot non arriva. Dobbiamo reagire noi. Ora.

In medio stat virtus? Dipende. Dal momento e, soprattutto, dalle circostanze. Storiche, sociali, quotidiane. Proprio adesso, ove giungono appelli alla moderazione da ogni parte, moderarsi potrebbe non essere la cosa migliore da fare. E il fatto stesso che oggi, più che in qualunque altra epoca, vi siano appelli alla moderazione, dovrebbe far sorgere la domanda sul motivo per il quale giungono tali raccomandazioni. Se c’è una tendenza – un pericolo? – a non moderarsi, e la cosa è evidente in tante parti del mondo, ciò significa inequivocabilmente che il momento storico nel quale viviamo e le condizioni sociali spingono esattamente contro la moderazione. E la responsabilità, in tal senso, non è proprio di chi non riesce a moderarsi. Anzi. In altre parole oggi diventa più difficile farlo. E i motivi ci sono, evidentemente. Insomma, non vi sarebbe una tendenza alla reazione (e dunque un tentativo di evitare tale reazione, raccomandando moderazione) se non vi fosse in primo luogo una azione in grado di scatenarla.

Allo stato attuale delle cose, semplicemente guardandosi attorno e interrogandosi, vi sono, al giorno d’oggi, motivi di reazione? O tutto va bene e dunque un semplice, e semplicistico, appello alla moderazione può soffocare quelle che si reputano flebili tendenze di reazione?

Il punto già dovrebbe essere chiaro. Ci giungono appelli alla moderazione proprio da chi compie azioni che fanno di tutto per spingere a una reazione. E beninteso, non parliamo, non questa volta, di una moderazione in campo politico o economico. Ma proprio sociale. La nostra vita di tutti i giorni, scorre tranquilla e serena, con normali problematiche da dover affrontare come in tutti i periodi storici oppure siamo di fronte a situazioni di difficoltà crescenti, sempre più pressanti, e dalle quali pare (pare?) che non vi sia alcuna possibilità di uscita?

In ultima analisi, è davvero il caso di seguire gli appelli alla moderazione anche se in realtà si sente il bisogno di fare scelte radicali?

La moderazione attiene al concetto di limite, che abbiamo già affrontato altre volte. Ci si modera rispetto a dei limiti che non si vuole o non si può superare. Ma i limiti ai quali riferirsi sono quelli dettati e imposti dalla società che abbiamo di fronte oppure i personali limiti che ci si è in grado di dare in base al proprio cosmo di valori?

Fuori da ogni ideologia, soprattutto quella sviluppista del nostro modello, a ben vedere sembra proprio che i limiti si siano già passati, e da un pezzo. Ma non a livello personale, quanto proprio a livello sociale, che poi include l’aspetto politico, quello economico e in modo onnicomprensivo quello generalmente attinente alle proprie condizioni di vita.

Il discorso è molto semplice, e per metterlo a fuoco basta eliminare dalla propria mente tutto quello che il sistema dominante vuole imporre e guardare nel modo più minuzioso alle proprie giornate, ai propri anni. Al proprio presente e soprattutto al futuro.

Il sistema nel quale viviamo, che non si è moderato in nulla, beninteso, ci ha portato allo stato nel quale stiamo vivendo, e se si ha la capacità di vedere oltre il proprio naso e soprattutto oltre la cortina fumogena che ci mettono attorno ogni giorno per – appunto – evitare di farci prendere realmente coscienza della situazione, ci si può rendere conto che il tempo della moderazione è bello che finito. E che c’è, invece, bisogno esattamente di uno slancio di reazione vera e propria.

È moderato il mondo nel quale viviamo? Lo sono le Banche e la speculazione, la politica, gli illeciti di chi ci governa, le scelte delle aziende per le quali lavoriamo, che hanno preteso sino a ieri ingrassandosi sulle nostre spalle e oggi ci impongono di accettare situazioni capestro oppure ci lasciano in mezzo a una strada? È moderata la voglia di succhiare sangue dalle vene di tutti in ogni ambito economico di monopolio che subiamo? È moderato imporci di comperare automobili, assicurazioni e benzina, al prezzo deciso dal cartello, perché in altro modo non è consentito andare al lavoro visto che i mezzi pubblici non esistono e in bicicletta ti ammazzano? Solo per fare un esempio.

Il momento in cui un animale, qualsiasi esso sia, combatte con tutte le proprie forze e la propria ferocia, tirando fuori energie e capacità inimmaginabili, è proprio quando è con le spalle al muro, ovvero quando, letteralmente, non ha altra via di uscita. In quel momento, e solo allora, esso tirerà fuori davvero tutto ciò che ha per salvarsi la pelle. Sino a quel momento no.

Lo stesso, nessuna società può realmente reagire a una situazione disperata se in primo luogo non si rende conto di essere in tale situazione. Se oggi iniziano a venire fuori manifestazioni che tanto moderate non sono, evidentemente qualcuno, o più di qualcuno, inizia a capire il reale stato delle cose. La massa ancora non ha idea, di fatto, al punto nel quale siamo. Quale sia la reale descrizione del presente e le prospettive più probabili per il futuro. Come in Matrix: i  più sono talmente accecati da combattere per difendere le proprie stesse catene.

Ma la realtà è che siamo con le spalle al muro.

E sia chiaro, non stiamo parlando di violenza, non ora, quanto di uno stato personale di reazione, che oggi come oggi riteniamo debba essere tutto fuorché moderato, a molte situazioni di carattere sociale che ci troviamo di fronte.

Brutalmente: se non è moderato affatto il mondo che abbiamo intorno, perché dovremmo esserlo noi? Se il nostro sistema di sviluppo ci ha rubato il presente, la tranquillità, spesso la salute, e ci ha di fatto bruciato il futuro, per quale ragione dovremmo moderarci nella reazione? Non è tempo di attendere, mentre ci portano al macello.

Dal punto di vista pratico, pertanto, è proprio nella vita di tutti i giorni, e per quanto attiene al personale, singolo, intimo, che è arrivato il momento di scegliere senza mezzi termini. È giunto insomma il momento di distinguere, in base al proprio cosmo di valori, ciò che è buono da ciò che non lo è, il modo in cui, esperienza per esperienza, vale la pena di comportarsi. Le persone da frequentare o meno. Se fino a ieri era forse – forse – opportuno soprassedere in alcune circostanze, e per quieto vivere ci si imponeva, a volte, di seguire le zone e le esperienze non troppo distinte, ebbene oggi vale esattamente l’opposto. Vale individuare il bianco e il nero, e polarizzare il più possibile le proprie scelte, in ogni campo, da una parte o dall’altra.

La radicalizzazione delle proprie scelte e delle proprie attività diventa insomma una esigenza urgente in un frangente storico come questo. Che di guerra si tratta, anche se i più non se ne rendono conto. In tempi di guerra cose e situazioni che in altri periodi sono dati diventano invece di importanza fondamentale. Si soffre di più. Si ama di più. Si polarizzano ed estremizzano i sentimenti, le esperienze, le scelte.

Allora di fronte a una ipotetica pagina bianca è il caso di compilare delle liste. È arrivato il momento in cui camusianamente si deve dire no. Il che significa dire sì, in conseguenza, a ciò che invece va preservato, alimentato e difeso. Il resto? Che vada per la sua strada.

Nella vita di ogni persona, pur tra mille e specifiche differenze, gli ambiti nei quali si vive sono in fin dei conti pochi. C’è l’ambito del lavoro, quello della famiglia, quello di altri eventuali interessi, quello dell’impegno sociale e politico, se si ha la volontà di partecipare, come cittadini, al momento storico e al luogo nel quale si vive. In ognuno di questi ambiti vi sono delle scelte da fare, e oggi è il caso di farle senza indugiare.

Si tratta di scegliere e comportarsi per cosa è bene e giusto ed eliminare radicalmente il resto. Si tratta di scegliere chi frequentare, le persone con le quali entrare in relazione, per qualsiasi ambito, e chi lasciare fuori dalla propria cerchia, dalla propria comunità.

Probabilmente, oggi come oggi, nella follia della vita dell’uomo moderno, della società che abbiamo intorno, uno tra i principi ordinatori più utili ai quali riferirsi per fare le scelte di ogni giorno è quello della dignità personale. Che non è materia malleabile, adattabile alle varie circostanze. Non rientra nella zona grigia insomma. È bianco o nero. È sì o no. E scelte radicali si possono, anzi si devono fare, eccome.

Ci sono persone che non hanno la televisione. Che non entrano nei centri commerciali. Che non perdono un secondo della propria vita ad ascoltare chiunque non lo meriti. Che non si piegano alla schiavitù, che non permettono a nessuno di dominare, direttamente o subdolamente, sul proprio tempo. Persone che non chiedono prestiti alle Banche. Piuttosto pane e cipolla, che è sempre più dignitoso che finire in mano agli strozzini legalizzati. Ci sono persone che nella maniera più assoluta non seguono la massa indistinta in alcune delle mille attività cui essa si piega. Il che è anche facile, perché al momento nel quale siamo, a grosse spanne, può essere utile molto semplicemente, fare l’opposto di quello che fanno – tutti – gli altri.

È il tempo, questo, di erigere muri invalicabili, per quanto si può, rispetto al resto che non si considera giusto e dignitoso. Si tratta di tornare alle comunità chiuse? Si pecca di astrazione, di differenzialismo, di elitismo? Forse. Ma perché, è forse meglio, in tempi di guerra, non fare le barricate e lasciarsi trapassare dal fuoco nemico ?

Valerio Lo Mnaco
www.ilribelle.com
10.01.2011

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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ECONOMIA ISRAELIANA PER PRINCIPIANTI

Fonte: ComeDonChisciotte – ECONOMIA ISRAELIANA PER PRINCIPIANTI.

DI GILAD ATZMON
gilad.co.uk

Veniamo a sapere dalla stampa e dagli esperti di analisi politica che contro ogni probabilità e a dispetto della la globale turbolenza finanziaria, l’economia israeliana è in pieno boom. Alcuni addirittura sostengono che quella israeliana sia una delle economie più forti al momento.

“E come mai?”, qualcuno potrebbe chiedersi; oltre agli avocado, alle arance e ad alcuni prodotti cosmetici del Mar Morto, praticamente nessuno di noi ha mai visto un prodotto israeliano in commercio. In Israele non si realizzano automobili, né apparecchi elettronici, e a mala pena vengono prodotti beni di consumo. Israele dal canto suo rivendica il proprio avanzamento in dispositivi hi-tech, ma in un modo o nell’altro gli unici software israeliani avanzati che si possono trovare installati nei nostri computer sono i Sabra Trojan Horses (virus, Cavallo di Troia). Inoltre nella terra che hanno sottratto con la forza ad i nativi Palestinesi, gli Israeliani non hanno ancora trovato alcun minerale prezioso né ombra di petrolio.

Dunque di cosa si tratta? Come mai Israele non è affatto scalfito dal disastro finanziario che ha investito il pianeta? Da dove viene la sua ricchezza?

Stando a quanto riporta The Guardian , Israele potrebbe essere ricco perchè: “Dei sette oligarchi che controllavano il 50 % dell’economia russa negli anni 90, sei erano ebrei”.

Durante gli ultimi vent’anni, molti oligarchi russi hanno acquisito la cittadinanza israeliana; essi hanno inoltre messo al sicuro il proprio denaro sporco investendolo nel paradiso finanziario del cibo kosher; ultimamente Wikileaks ha rivelato che “fonti nella polizia (israeliana) ritengono che la malavita organizzata russa (Mafia russa), abbia riciclato fino a 10 miliardi di dollari americani tramite le holding israeliane”.

L’ economia israeliana è in fortissima espansione perché truffatori del calibro di Bernie Madoff riciclano il proprio denaro tramite di i Sionisti e le istituzioni israeliane da decenni.

Israele “non se la passa male” perché è il principale venditore di diamanti insanguinati. Lungi dal coglierci di sorpresa, esso è anche il quarto maggiore venditore di armi del pianeta.
Comprensibilmente, diamanti insanguinati e armi si rivelano essere un’accoppiata vincente.

Come se non bastasse, Israele è così prospero perchè, di quando in quando, lo si scopre coinvolto nella raccolta e nel traffico di organi.

Insomma, per farla breve, Israele sta meglio di altri stati perché gestisce una delle più sporche e immorali economie del mondo. Nonostante l’iniziale promessa sionista di costituire “una civiltà ebraica etica”, Israele è piuttosto riuscito a realizzare una sistematica violazione del diritto internazionale e dei valori universali che non ha precedenti. Esso svolge il ruolo di sicuro paradiso fiscale per denaro proveniente da spregevoli attività criminali condotte su scala internazionale e si serve di uno degli eserciti più forti al mondo per difendere la ricchezza di pochi tra gli ebrei più ricchi al mondo.

Sempre di più, Israele assume le fattezze di un’enorme luogo di riciclaggio di denaro sporco da parte di oligarchi, truffatori, trafficanti d’armi e d’organi, criminalità organizzata e commercianti di diamanti insanguinati.

Tale politica economica può certamente dar conto del perché questo stato sia completamente indifferente all’uguaglianza sociale all’interno dei propri confini.

Poveri Israeliani

Poiché Israele si definisce stato ebraico, ci si aspetterebbe che la sua gente sia la prima a godere della crescita economica della nazione. Tuttavia non è affatto così: nonostante la forza dell’economia, il resoconto sulla giustizia sociale in Israele è terrificante. Nello stato ebraico 18 famiglie controllano il 60% dell’equity value di tutte le compagnie del territorio. Lo stato ebraico è scandalosamente crudele verso le fasce più povere della propria popolazione. Per quel che riguarda il gap tra ricchi e poveri, Israele è certamente tra i primi della lista.

Il significato di tutto questo è sconvolgente: nonostante si comporti come un’organizzazione tribale etnocentrica e razzialmente definita, Israele si rivela completamente noncurante verso i membri della sua stessa tribù – in effetti, nello stato ebraico, pochi milioni di ebrei sono al servizio dei più abietti interessi, il cui frutto sarà goduto da una manciata di ricchi criminali.

Fumo negli occhi

Ma c’è in tutto questo un significato implicito ancora più profondo e sconvolgente. Se la mia lettura dell’economia israeliana è corretta ed Israele è di fatti un luogo di riciclaggio del denaro proveniente dai traffici più loschi, allora il conflitto israelo-palestinese, dal punto di vista dell’elite israeliana, altro non è che fumo negli occhi.

Spero che i miei lettori ed amici mi perdoneranno per ciò che sto per scrivere, anzi spero di perdonare me stesso; ma mi sembra che il conflitto israelo-palestinese e gli orrendi crimini di cui questo paese si sta macchiando contro il popolo palestinese, in realtà servano a distogliere l’attenzione dalla sua connivenza in colossali crimini commessi a danno di moltissime popolazioni del mondo.

Invece di concentrarci sullo sfrenato ed avido tentativo israeliano di guadagnare ricchezza a spese del resto dell’umanità, ci stiamo concentrando su di un unico conflitto territoriale che in realtà è solo la punta dell’iceberg e nasconde la vera entità del progetto nazionale ebraico.

È più che probabile che la vasta maggioranza degli Israeliani non riesca a capire la strategia fuorviante che sottende il conflitto israelo-palestinese.

Gli Israeliani sono indottrinati a considerare ogni possibile questione dal punto di vista della sicurezza nazionale, essi non sono riusciti a capire che, di pari passo con l’intensa militarizzazione della loro società, il loro stato ebraico sia diventato un punto di riciclaggio del denaro sporco e un luogo di asilo per criminali di ogni angolo del mondo.

Ma la brutta notizia per Israele e la sua elite corrotta è che è solo questione di tempo prima che i Russi, gli Americani, gli Africani, gli Europei, tutta l’umanità si renda conto di tutto questo – e qui saremmo tutti Palestinesi ed avremmo in comune un unico nemico.

E potrei anche andare oltre, dicendo della possibilità che, a breve, ebrei ed Israeliani di classi sociali svantaggiate inizino a capire quanto ingannevoli e sinistri siano in realtà Israele ed il Sionismo.

Gilad Atzmon
Fonte: http://www.gilad.co.uk/
Link: http://www.gilad.co.uk/writings/gilad-atzmon-israeli-economy-for-beginners.html
7.02.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura DI CARMEN URSELLI

[1] Per altre informazioni sulle connessioni del crimine organizzato con il Likud e gli altri maggiori partiti politici israeliani vai a questo link: http://cosmos.ucc.ie

[2] Si dice anche che prima di fallire, la Lehman Brothers ha trasferito circa 400 mliardi di dollari a banche israeliane www.haaretz.com . Io non sono nella posizione di sostenere nessuna di queste teorie — ma credo che sia molto importante e urgente scoprire quanto queste accuse siano veritiere.

Caselli, delegittimare i giudici non aiuta la lotta alla mafia

Fonte: Antimafia Duemila – Caselli, delegittimare i giudici non aiuta la lotta alla mafia.

«La scarsa resistenza in Italia» contro la mafia «si registra perchè da noi c’è il malvezzo di delegittimare la giustizia parlando a vanvera del partito dei giudici». Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino, ha chiuso con una nota dichiaratamente ‘polemica’ il suo intervento al convegno sulla lotta alla mafia organizzato dal gruppo S&D (Socialisti e Democratici) al Parlamento europeo a Bruxelles. «Non aiuta la lotta alla mafia – ha insistito Caselli – la delegittimazione di chi è portatore di legalità – ha insistito Caselli – da parte di chi considera molte volte le regole un optional». Parlando della situazione in Italia, il magistrato ha sottolineato che «il nostro Paese ha tanta mafia, ma è anche il Paese dell’antimafia». La criminalità organizzata, però, secondo Caselli «appare vincente perchè è scarsa la resistenza politica e amministrativa». «È attraverso l’impegno di alcuni – ha detto Caselli – ed il martirio di altri, che l’idea del partito dei giudici in Italia prende forma. Nasce, questa idea, dalla sorpresa che, in un’Italia spesso con poco senso dello Stato, esistano funzionari disposti a morire per questa patria e questo Stato. Così, ad ogni funerale, prende corpo l’idea che i magistrati siano rivoluzionari in quanto portatori di legalità».

Antonio Ingroia, aggressione a senso unico della politica

Fonte: Antimafia Duemila – Antonio Ingroia, aggressione a senso unico della politica.

«Altro che guerra tra politica e magistratura, siamo di fronte a un’aggressione a senso unico».

In un’intervista a «Left», domani in edicola, Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, parla di allarme per l’incolumità dei pm che indagano su mafia e politica e per la democrazia. Il magistrato denuncia «un Paese alla rovescia. Non mi piace l’autocommiserazione – dice – ma non c’è dubbio che la storia ci insegna che nelle situazioni di maggior difficoltà, come quelle in cui si trovano i magistrati nei territori controllati dalla mafia, la migliore difesa è il sostegno e la solidarietà. Quando anche nel circuito istituzionale tutto ciò viene meno e invece si dà luogo ad aggressioni, all’isolamento e alla denigrazione, è chiaro che si determina sovraesposizione e quindi aumento del rischio». «Siccome alle origini della nuova Repubblica c’è la stagione delle stragi – aggiunge – e ancora non si è scoperta tutta la verità, l’unica chance che abbiamo di crescere e diventare una democrazia matura è fare i conti con la nostra storia, quindi anche con la stagione stragista». «La mafia sta attraversando un momento di difficoltà come organizzazione militare – osserva – ma è una mafia finanziaria ancora molto forte, che è tornata nei salotti buoni della società italiana». Per Ingroia «le dichiarazioni del pentito Spatuzza sono state sottoposte a valutazioni molto rigorose. Se si vuole realizzare un risultato positivo, che è quello che ciascuno svolga la propria parte perchè la verità venga fuori, bisogna proteggere al massimo chi questa verità la sta facendo emergere». Spatuzza non è stato ammesso al programma di protezione.

LA STRUTTURA DELTA | BananaBis

Fonte: LA STRUTTURA DELTA | BananaBis.

di Massimo Giannini, La Repubblica 11/02/2011

Gli storici prendano nota. Ieri, per la prima volta, si è riunita in chiaro, alla luce del sole, la Struttura Delta. Le “guardie armate” del presidente del Consiglio nella carta stampata e nella tv.

Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, e Claudio Brachino, direttore di Videonews-Mediaset. Convocati direttamente da Silvio Berlusconi, non più nella magione privata di Arcore, a Villa San Martino. Ma nella sede governativa di Roma, a Palazzo Grazioli. Per mettere a fuoco lo “spin” comunicazionale, con il quale il Cavaliere cercherà di riscrivere ancora una volta a suo vantaggio il “palinsesto” politico-mediatico dell’intera nazione. E per mettere a punto la controffensiva violenta, con la quale cercherà di distruggere la magistratura, la libera stampa, l’opposizione parlamentare e sociale.

Dunque, la drammatica torsione democratica del berlusconismo declinante ci consegna l’ennesima, incredibile “epifania”. Politica e giornalismo piegati insieme, nello stesso tempo e nello stesso modo, per sovvertire codici normativi e aziendali. Per propiziare atti “sediziosi” e inquinare fatti incontrovertibili. La Struttura Delta, come questo giornale l’aveva “battezzata” nel novembre 2007 mutuandola da Joseph Conrad, esiste da anni. È stata una delle prime intuizioni del premier-tycoon, che invece di risolvere il suo enorme conflitto di interessi, l’ha ingigantito e sfruttato fino in fondo per mettere in moto la più micidiale

e pericolosa macchina di fabbricazione del consenso mai concepita in una normale democrazia europea. Capo del governo (perciò sovrano delle tre reti pubbliche Rai) e insieme padrone delle tre grandi reti private Mediaset, Berlusconi ha capito subito che ciò di cui aveva sommamente bisogno, per gestire il consenso, era servirsi del suo “inner circle” manageriale, pubblicitario e giornalistico, per dettare l’agenda al Paese. Creare una “squadra”, cioè, nella quale la più grande agenzia newsmaker della nazione, cioè il governo stesso, potesse dettare “i titoli” della giornata all’intero network televisivo-informativo italiano. Per cancellare quelli dannosi, per nascondere quelli scomodi, per enfatizzare quelli utili alla propaganda “di regime”. Questa vergognosa versione italiana del Grande Fratello orwelliano l’abbiamo vista all’opera quattro anni fa, all’epoca del cosiddetto scandalo Rai-Set. Attraverso un’inchiesta sul fallimento della Hdc di Luigi Crespi, la Guardia di Finanza scoperchiò la “rete” inquietante di connivenze e complicità tra manager, dirigenti e giornalisti del servizio pubblico e dell’impero privato del premier (da Agostino Saccà a Deborah Bergamini) grazie alle quali si arrivò al punto di occultare, nei tg della sera e della notte, i risultati negativi di Forza Italia alle elezioni del 2006.

Da allora la Struttura Delta ha continuato a lavorare. Sempre a pieno regime. Basta vedere il Tg1 o il Tg5, per non parlare del Tg4 e dell’infinita varietà di programmi che le reti “ammiraglie” del servizio globale Rai-Set trasmettono nelle ore più impensate del giorno (Mattino 5, La vita in diretta, Pomeriggio sul 2). Ed ha anche affinato i suoi strumenti, in una spirale sempre più cinica e violenta che ha trasformato la macchina del consenso in macchina del fango. Incrociando sempre più spesso le televisioni e i giornali. Basta vedere il linciaggio al quale si sono dedicati i mass-media “di famiglia”, dal Giornale a Panorama, contro chiunque abbia criticato il Cavaliere: da Dino Boffo a Gianfranco Fini. Anche un mese fa, il 17 gennaio per la precisione, la Struttura Delta si era riunita, in pieno scandalo Ruby. Dopo il consueto pranzo del lunedì ad Arcore con l’inseparabile Fedele Confalonieri e i figli Piersilvio, Marina e Luigi, il premier aveva convocato per un caffè l’intera squadra dei suoi “spin”: l’onnipresente Mauro Crippa, direttore generale dell’informazione a Mediaset e primus inter pares della Struttura, l’immancabile Alfonso Signorini, direttore di Chi, ancora Sallusti, e poi il direttore di Panorama Giorgio Mulè e il direttore delle relazioni esterne di Fininvest Franco Currò.

I risultati di quel vertice “privato” sono stati almeno tre. L’intervista di Ruby alla trasmissione Kalispera su Canale 5, nella quale la ragazza marocchina ritratta tutto ciò che aveva detto nelle intercettazioni e nelle comunicazioni rese ai pm di Milano. La discesa in campo delle “ministre” a difesa del Cavaliere: la Gelmini a Porta a Porta, la Carfagna a Matrix e la Santanché ad Annozero. La valanga di videomessaggi autoassolutori e intimidatori dello stesso premier alla tv o ai Promotori della Libertà.

Ora, nella fase più disperata per il presidente del Consiglio, c’è un ulteriore salto di qualità. La Struttura Delta si riunisce direttamente nella capitale, a Palazzo Grazioli. In una inaccettabile sovrapposizione di ruoli e di funzioni, il capo del governo convoca i suoi referenti e i suoi dipendenti, portando ancora una volta alla ribalta, ma stavolta in campo aperto, il velenosissimo conflitto di interessi che intossica politica e informazione. Insieme, il premier e il suo anomalo “think tank” elaborano le offensive politiche e organizzano le offensive mediatiche. Il Pdl non esiste più (ammesso che sia mai esistito). Il partito, come filtro della rappresentanza democratica, è definitivamente scavalcato e surrogato dalla Struttura Delta. La “squadra degli spin” diventa un vero e proprio “gabinetto di guerra”. Dove i giornalisti, dopo aver indossato la “mimetica” a Palazzo Grazioli, tornano in redazione a scrivere editoriali ispirati e a dettare cronache addomesticate.

Anche in questo caso, i risultati si vedono. Sono due, per adesso. Il primo: Giuliano Ferrara intervista Berlusconi sul Foglio, lo fa urlare contro “il golpe morale”, gli fa dire che “il popolo è il mio giudice ultimo”, e che quelle di Milano sono “inchieste farsesche, degne della Ddr”. Giusto la sera prima, all’improvviso, la Rai aveva deciso di cambiare il palinsesto, per trasmettere sulla Rete Due Le vite degli altri, il film in cui Von Donnersmarck racconta le tragedie umane prodotte dai metodi spionistici della Stasi, la polizia segreta della Germania comunista di Honecker. Qualcuno può pensare che sia stato solo un caso? Il secondo: ancora Ferrara irrompe alle otto al Tg1 di Augusto Minzolini, parla per sei minuti filati (un tempo televisivo infinito) attacca “il gruppo Espresso di De Benedetti e dei professoroni del Palasharp, che vogliono abbattere il governo con metodi extraparlamentari”, e spara a zero contro “il puritanesimo brutale che vuole tagliare la testa al re”.

Cos’altro faranno il Giornale di Sallusti e le News Mediaset di Brachino lo scopriremo solo oggi e nei prossimi giorni. Cos’altro ha fatto e farà ancora la Struttura Delta, al riparo dall’ufficialità e dalle coincidenze che possiamo ricostruire solo ex post, forse non lo scopriremo mai. Ma intanto il nuovo “palinsesto”, politico e giornalistico, è scritto. Nel cuore ferito dell’immenso conflitto di interessi berlusconiano, il “gabinetto di guerra” ha deciso di combattere la battaglia decisiva, forse l’ultima. Gli “assaltatori” sono all’opera. Contro la verità. Contro la responsabilità. Contro la dignità. E poi c’è ancora chi dice che questa non è una vera “emergenza democratica”.

Antonio Di Pietro: Il nostro codice etico per la politica

Fonte: Antonio Di Pietro: Il nostro codice etico per la politica.

L’Italia dei Valori lo ripete da tempo: la questione morale è la prima cosa che la politica ha l’obbligo, nonché il dovere di affrontare.
Non è un caso che il codice di autoregolamentazione della Commissione Antimafia abbia evidenziato il baco nel sistema di reclutamento da parte delle formazioni politiche.
Infatti, nelle elezioni amministrative dell’aprile scorso quasi nessun partito ha rispettato questo codice. Risulta che ci siano stati 40 candidati (Condanne definitive e con condanne non definitive), di cui quattro indicati con le sole iniziali, ‘impresentabili’ in quanto segnalati dalle prefetture per violazione al codice.
L’Italia dei Valori, e lo dico con orgoglio, è stato l’unico partito che ha presentato liste pulite, come rivelano le relazioni stilate finora dalle prefetture del Sud e rese note dalla Commissione parlamentare Antimafia. Insomma, il codice etico dell’IdV ha funzionato. Noi chiediamo ai nostri rappresentanti una fedina penale immacolata, e le regolette che applichiamo al nostro interno le abbiamo riportate in un disegno di legge presentato sia alla Camera che al Senato per una politica pulita e di rinnovamento. Purtroppo il pesce puzza dalla testa, e le vicende di questi giorni del nostro presidente del Consiglio lo confermano: la gestione de la res publica ha bisogno di norme chiare e trasparenti. Il Parlamento, le istituzioni sono diventate un rifugio per coloro che vogliono sfuggire alla giustizia, le Camere e i palazzi delle Regioni sostituiscono le aule dei tribunali e le carceri. Tutto ciò è ignobile. Capisco che errare è umano, ma perseverare diventa diabolico. Per questo, rinnoviamo l’invito agli altri partiti, più volte accolto a parole, ma disatteso nei fatti, di sostenere la nostra proposta di legge contro questo sistema corrotto.
Le nostre tre regole base prevedono che:
– i condannati non possano essere candidati;
– i rinviati a giudizio per gravi reati non possano assumere incarichi di governo né a livello centrale, né a livello locale
– gli imprenditori che si sono macchiati di reati nei confronti della pubblica amministrazione non debbano più partecipare alle gare d’appalto pubbliche.

Tre semplici norme che potrebbero ridare ai cittadini fiducia nelle istituzioni e dignità ai Palazzi. Una ‘conditio sine qua non’ per le forze politiche che non assicura coerenza e lealtà da parte dei candidati, ma fissa paletti di etica pubblica, di moralità e di legalità. Insomma ai parlamentari del Pdl, che oggi ripropongono la vergognosa immunità parlamentare, noi rispondiamo con le nostre norme. Loro vogliono mandare in Parlamento i peggiori criminali, e già ce ne sono parecchi, noi vogliamo ridare dignità e credibilità alle istituzioni.