Archivi del giorno: 15 febbraio 2011

Nucleare, difettosi 34 reattori francesi Gli ambientalisti: “Rischio di catastrofi” | Andrea Bertaglio | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Nucleare, difettosi 34 reattori francesi Gli ambientalisti: “Rischio di catastrofi” | Andrea Bertaglio | Il Fatto Quotidiano.

Alcune delle centrali con problemi al dispositivo di sicurezza erano in servizio da oltre trent’anni. Gli anti-nuclearisti transalpini: “Come mai la scoperta è così tardiva? Ora gli impianti vanno bloccati”

Sorpresa: il nucleare francese rischia di fare cilecca. Diversi reattori transalpini sono infatti difettosi. Se n’è accorta la stessa società elettrica Edf, monitorando i 34 impianti da 900 megawatt colpiti da ripetuti incidenti. Sotto accusa il sistema di raffreddamento: se si guasta il circuito primario, il dispositivo di sicurezza potrebbe non bastare. Il rischio? La fusione del nocciolo del reattore. Con “conseguenze catastrofiche”, secondo l’associazione ambientalista Sortir du nucléaire che ha lanciato l’allarme sulle “inquietanti anomalie” di 34 delle 58 installazioni atomiche francesi. Sortir du nucléaire chiede così il blocco preventivo degli impianti. Il problema è stato ammesso anche dall’autorità di sicurezza nucleare (Autorité de Sûreté Nucléaire, Asn) e i generatori di vapore difettosi sono ora al centro di un vasto programma di controlli e riparazioni.

Numerose le centrali interessate, tra cui quella di Tricastin, già nota alle cronache italiane: nel sito a 160 chilometri dal nostro confine c’è stato nell’estate del 2008 un incidente che ha causato l’inquinamento di alcuni corsi d’acqua nella zona di Avignone. Oltre al numero di centrali e reattori interessati dai difetti, è la loro età a creare apprensioni. Il primo dei 34 reattori in questione è stato avviato infatti nell’aprile 1977 presso la centrale di Fessenheim, in Alsazia, mentre l’ultimo, nella centrale di Chinon (dipartimento Indre-et-Loire) nel novembre 1987.

La scoperta di Edf arriva quindi a distanza di molti anni dall’allacciamento alla rete elettrica di questi reattori, alcuni dei quali entrati in funzione più di 30 anni fa. La preoccupante notizia è stata diffusa dall’ Asn che, attraverso l’ultimo rapporto sulla sicurezza nucleare ha rivelato come “in situazione accidentale, per alcuni livelli di pressione del circuito primario principale, l’iniezione di sicurezza ad alta pressione potrebbe non permettere di raffreddare sufficientemente il cuore del reattore”. La faccenda è di non poca importanza, dato che il sistema di sicurezza è il solo dispositivo che permette di ritardare una fusione del nocciolo nucleare in seguito ad una fuga d’acqua dal circuito primario. Secondo Sortir du nucléaire “si deve assolutamente tenere conto di possibili conseguenze catastrofiche”. Soprattutto se si considera l’età delle centrali e il moltiplicarsi degli incidenti verificatisi in Francia negli ultimi anni. “Più che mai, la scoperta di questi difetti dimostra chiaramente la necessità di una decisione politica per una transizione energetica più rapida possibile”, affermano i no-nuke transalpini, che chiedono di “uscire finalmente dal rischio nucleare imposto ai francesi da decenni”.

I 34 generatori di vapore dei reattori nucleari difettosi sono ora al centro di un completo programma di riparazione e sostituzione. Ma questa misura non è ritenuta sufficiente dai detrattori del nucleare d’Oltralpe, per i quali il problema è un altro: “Edf ha lasciato girare 34 reattori nucleari durante un quarto di secolo, prima di assicurarsi dell’efficacia del sistema principale di prevenzione di fusione del cuore nucleare. Perché questa scoperta è così tardiva? È estremamente inquietante che un problema di tale gravità sia rimasto per lungo tempo ignorato da Edf”.

“La mafia è viva e prospera in un Nord senza autodifese”

Fonte: “La mafia è viva e prospera in un Nord senza autodifese”.

AOSTA. «Scappare non serve a niente. A 27 anni fuggii da Palermo per stabilirmi nel milanese: non volevo crescere una famiglia in una società oppressa dalla mafia. Con l’uccisione di mio fratello e dei suoi cinque agenti di scorta capii di aver fatto una scelta egoistica. E quando i flussi finanziari delle cosche iniziarono a prendere possesso anche dell’economia brianzola, compresi che scappare non era servito a niente». Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992 nella strage di via d’Amelio, è stato ospite sabato sera ad Aosta. L’occasione è stata la conferenza – intitolata «Il fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo dell’indifferenza e della complicità» organizzata al teatro Saint-Martin dall’Associazione valdostana albero di Zaccheo, Libera Valle d’Aosta e Azione cattolica di Aosta. Moderata dal giornalista Daniele Mammoliti, la serata ha visto la partecipazione di molti ragazzi degli oratori dell’Immacolata e di Saint-Martin, impegnati già nel pomeriggio in attività ludico-ricreative aventi per tema la legalità.

La mafia al Nord. «Dal secondo dopoguerra Puglia, Sicilia, Calabria e Campania sono state abbandonate dallo Stato e lasciate in mano alle mafie locali, diventando un utile serbatoio di voti per i governanti di tutti questi anni. Ora però le cosche non si occupano più soltanto di traffici illeciti nei propri paesi ma prosperano al Nord grazie alla gestione di appalti e a investimenti fruttuosi. Quando però gli interessi vengono meno – ha aggiunto il fratello del magistrato – queste imprese chiudono, lasciando a casa anche persone di 50 anni. E restare disoccupati a quell’età è solo un modo diverso di morire». Ad aggravare il quadro si aggiunge, secondo Salvatore Borsellino, «l’atteggiamento di molte autorità pubbliche che nelle province settentrionali continuano a negare l’esistenza stessa di presenza malavitose. Un po’ come, solo pochi decenni fa, a Palermo si dava del comunista a chi asseriva l’esistenza di Cosa nostra».

Autorità del Nord che a detta del fratello del magistrato vengono spesso smentite nei fatti: «Grazie ai filmati degli inquirenti si è scoperto che dei 304 ‘ndranghetisti arrestati l’estate scorsa, molti si riunivano nella provincia milanese, intorno ai tavoli di un circolo che io stesso avevo inaugurato qualche mese prima. E che era stato dedicato proprio alla memoria di Giovanni Falcone e di Paolo».

L’assenza di autodifese nel Settentrione per Salvatore Borsellino «è tale da rendere molto semplice alle cosche l’immissione sul mercato di denaro da riciclare, ben accetto soprattutto in momenti di stretta finanziaria come quello attuale».

L’agenda rossa. L’agenda di Paolo Borsellino, scomparsa dopo la strage, è diventata un emblema della lotta alla mafia e un motivo di riscatto per Salvatore: «Difficilmente l’agenda rossa ricomparirà. Ciò che mio fratello scrisse in quelle pagine è ancora oggetto di ricatti incrociati tra diverse figure istituzionali del Paese. Se venisse fuori, lo Stato dovrebbe porre se stesso sotto processo».

In merito all’attualità politica, il fratello del magistrato ha spiegato che a suo parere «lo stragismo non è un pericolo del tutto esaurito per l’Italia. Alcune parti in gioco potrebbero farvi ricorso per stabilizzare una situazione che non da’ sufficienti garanzie. Come accadde nel ’92».

La rabbia e la commozione. La rabbia e un po’ di commozione hanno accompagnato Salvatore Borsellino durante tutta la serata. Raccontando il fratello Paolo e discutendo di legalità, pace e libertà ha invitato i giovani a impegnarsi nella vita, a studiare e a combattere ogni fenomeno assimilabile a quelli mafiosi: «Mio fratello diceva che i ragazzi posseggono ciò che noi nemmeno immaginiamo: la speranza. E che la lotta alla mafia non è repressione ma formazione culturale, che si fa nelle scuole e negli oratori. E che si vince prima di tutto dentro se stessi».

La rabbia è per un Paese «in cui non si sa più distinguere la legalità dall’illegalità, in cui si dice che Mangano è un eroe e la parola libertà, impiegata a sproposito, viene svuotata di ogni suo significato. E che sta rendendo assuefatti anche all’eventualità che su dei clandestini si possa sparare. Come se gli italiani non fossero mai stati un popolo di migranti».

La commozione, a volte non celata, è per il ricordo del fratello Paolo «che amava la vita, la sua terra, stare in mezzo ai giovani e scherzare con loro. Ma anche e soprattutto la sua famiglia: nei suoi ultimi giorni, quando capì che il proprio destino era ormai segnato, pensò di non manifestare troppo affetto nei confronti dei suoi cari. Per evitare, una volta scomparso, di mancare loro ancor di più».

Thierry Pronesti

Da AostaOggi.it

ELBARADEI: L’UOMO DI SOROS AL CAIRO

Fonte: ComeDonChisciotte – ELBARADEI: L’UOMO DI SOROS AL CAIRO.

DI MAIDHC O CATHAIL
maidhcocathail.wordpress.com

In un articolo del Washington Post del 3 febbraio intitolato “Perché Obama deve agire bene in Egitto”, George Soros ha scritto che il presidente degli USA aveva “molto da guadagnare mettendosi in prima fila e prendendo le parti della richiesta pubblica di dignità e democrazia.” Malgrado la ragionevolezza del suo parere, le esperienze del passato suggeriscono che l’hedge fund manager di origine ungherese abbia lui stesso qualcosa da guadagnare dal cambiamento di regime del Cairo.

Nella sua nota pubblica al presidente che ha contribuito ad eleggere , Soros ha notato che il fatto che i Fratelli Musulmani stessero cooperando con Mohamed ElBaradei è stato un “segno di speranza”, descrivendolo come “il premio Nobel che cerca di diventare presidente.”

Tuttavia, si è dimenticato di menzionare che fino al ritorno di ElBaradei in un Egitto lacerato dalla crisi il 27 gennaio, l’ex capo dell’AIEA – Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, era stato un membro del comitato di fondazione dell’ICG – International Crisis Group [organizzazione per la prevenzione dei conflitti nel mondo, ndt], che Soros, il 35° uomo più ricco del mondo, ha contribuito a creare e finanziare.

L’ICG si definisce come “un’organizzazione indipendente, non-governativa e no-profit impegnata nel prevenire e risolvere conflitti letali,” ma le auto-descrizioni sono spesso fuorvianti. “L’ICG è un caso di studio affascinante sul modo in cui oggi le organizzazioni per i diritti umani, i governi e le società internazionali lavorino a stretto contatto,” ha scritto George Szamuely riguardo il ruolo influente dell’organizzazione nei Balcani . “’Indipendente’ fa pensare che Soros riconosca una ‘crisi’ che richiede l’attenzione urgente del governo. I governi agiscono di conseguenza e distribuiscono contratti lucrativi a Soros ed i suoi compari.”

Uno dei “compari” più famosi di Soros è Mikhail Khodorkovsky, il carcerato ex capo della Yukos Oil, che nell’arco dei suoi 32 anni ha accumulato patrimoni del valore di più di 30 miliardi di dollari dalla “privatizzazione” post-sovietica manipolata della proprietà statale.
Quando l’oligarca ebreo è stato arrestato per evasione fiscale, appropriazione indebita e frode nel 2003, Soros denunciò le accuse come “persecuzione politica”, richiese l’espulsione della Russia dal G-8 ed incitò l’Occidente affinché intervenisse. Il complice di Khodorkovsky, Leonid Nevzlin, scappò in Israele prima di essere giudicato colpevole in contumacia per aver commissionato l’omicidio di diversi politici e uomini di affari che avevano messo i bastoni fra le ruote nei piani d’espansione della Yukos. Come Soros e Khodorkovsky , da allora Nevzlin ha cercato di etichettarsi etichettarsi come “filantropo.”

Le preoccupazioni di Tel Aviv riguardo la perdita di un vicino dittatore amichevole , tuttavia, dovrebbero essere alleviate dal fatto che ElBaradei potrebbe collaborare con il considerevole numero di sostenitori di Israele all’interno dell’ICG. L’ex membro del Congresso americano Stephen Solarz, il quale ha contribuito alla nascita del gruppo, veniva una volta soprannominato “il maggior esperto legislativo della lobby israeliana di Capitol Hill” e nel 1998 fu a capo di un gruppo di neoconservatori che incitavano il presidente Clinton a rovesciare Saddam Hussein. In un articolo sul Washington Post nel 2002, il collega neocon Kenneth Adelman assicurò agli americani che l’invasione dell’Iraq indotta da Israele sarebbe stato “un gioco da ragazzi”.

Dovrebbe essere persino più rassicurante per gli israeliani nervosi la presenza di Nahum Barnea, l’opinionista israeliano di spicco che ha aspramente criticato i colleghi giornalisti Gideon Levy, Amira Hass e Akiva Eldar per la loro “missione” di sostegno a favore dei palestinesi. E nella lista internazionale dell’élite dei consiglieri anziani — definiti come “ex membri del consiglio (in misura compatibile con qualsiasi altro incarico a loro affidato al momento) che mantengono un’associazione col Gruppo di Crisi, ed i cui parere e sostegno vengono di tanto in tanto richiesti” – troviamo Shlomo Ben-Ami, ex Ministro degli Esteri israeliano, Stanley Fischer, governatore della Banca di Israele e Shimon Peres, attaule presidente israeliano.

A giudicare dalle apparenze, sembra difficile riconciliare la sostanziale presenza pro-israeliana nell’ICG con il fatto che Soros si dichiari un “non-sionista”. Ma le cose sono raramente quelle che sembrano con Soros. Due anni dopo la fondazione di J Street [gruppo di pressione liberale no-profit, ndt] venne fuori che Soros aveva elargito ingenti donazioni alla lobby ”pro-Israele, pro-pace”. E non tutti sono convinti dalla pretesa di J Street di costituire una genuina alternativa all’AIPAC – American Israel Public Affairs Committee [gruppo di pressione americano pro-Israele, ndt]. Usando le parole di un astuto commentatore, J Street è “un po’ più che un sottoprodotto dell’esistente lobby israeliana per renderla più appetibile ai liberal-democratici all’interno dell’amministrazione Obama.”

In più, alcuni dei più ferventi fautori di Israele di Capitol Hill hanno ricevuto donazioni da Soros, il quale è diventato “uno dei maggiori contributori alle campagne politiche della storia americana.” In un’intervista ad un talk show ebraico conservatore radiofonico, il Senatore Charles Schumer ha affermato che crede che HaShem (termine ebreo-ortodosso per “Dio”) gli ha dato quel nome — che significa “guardiano” — in modo che lui potesse svolgere il suo ruolo “molto importante” nel Senato statunitense come “guardiano di Israele.”

Lo stesso ruolo è stato essenzialmente svolto alla Camera dei Deputati, fino al 2008 , dal defunto membro del congeresso Tom Lantos , che un ex diplomatico statunitense ha descritto come “il guardiano ungaro-americano degli interessi di Israele al Congresso.” Come co-presidente del Caucus Congressuale dei Diritti Umani, Lantos ha ingannato di proposito il suo pari ed il pubblico sull’identità di “Nayirah”, la cui storia sulle atrocità dell’incubatrice dell’incubatrice ha contribuito a giustificare l’intervento americano nella Guerra del Golfo nel 1991. Lantos, che si dice abbia “condiviso un’iniziativa comune per promuovere la democrazia ed i diritti umani” con il suo caro amico Soros, si è anche fatto paladino per il fuggitivo Nevzlin definendolo come innocente vittima dell’anti-semitismo.

“Spero che il presidente Obama sosterrà prontamente il popolo egiziano,” ha scritto Soros nel suo articolo sul Washington Post . “Le mie fondazioni sono disposte a contribuire come possono.”

Se il popolo egiziano ha tanto buonsenso quanto coraggio e determinazione, tuttavia, diranno a questo soggetto che si descrive come “devoto sostenitore della democrazia e della società aperta” cosa farsene della sua “filantropia” e del suo premio Nobel.

Maidhc Ó Cathail scrive su Maidhc Ó Cathail blog in modo ampio di politica estera statunitense e mediorientale. Cura inoltre il blog The Passionate Attachment

Fonte: http://maidhcocathail.wordpress.com
Link: http://maidhcocathail.wordpress.com/2011/02/11/elbaradei-soros%E2%80%99s-man-in-cairo/
11.02.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

IL FATTORE RIVOLUZIONARIO DI GOOGLE

Fonte: ComeDonChisciotte – IL FATTORE RIVOLUZIONARIO DI GOOGLE.

DI TONY CARTALUCCI
landdestroyer.blogspot.com/

L’alleanza dei movimenti giovanili: la rivoluzione colorata 2.0

Nel 2008, l’alleanza dei movimenti giovanili ha tenuto il suo vertice inaugurale a New York. A partecipare a questo vertice è stata una combinazione di personale del Dipartimento di Stato, membri del Council on Foreign Relations, ex personale della National Security, consulenti dell’Homeland Security, e una miriade di rappresentanti di aziende americane e di organizzazioni di mass media tra cui AT & T, Google, Facebook, NBC, ABC , CBS, CNN, MSNBC, e MTV.

Vedi: Alliance of youth movements summit

Si potrebbe sospettare che una tale riunione di rappresentanti coinvolti nella politica economica degli Stati Uniti, nazionale ed estera, insieme con gli opinionisti dei mass media fosse stata convocata per parlare del futuro dell’America e il modo per agevolarlo. L’unione di tutti questi politici ha costituito un esercito di attivisti “spontanei” che dovrebbero “assistere” questa facilitazione.

A seguito, “E’ DI TWITTER E FACEBOOK LA SOLLEVAZIONE EGIZIANA ?” (GIULIETTO CHIESA, megachip.info);

Tra di loro c’era un gruppo allora poco conosciuto proveniente dall’Egitto chiamato “6 aprile” . Questi “arguti” egiziani di Facebook avrebbe poi incontrato Mohamed El Baradei dell’ International Crisis Group trustee statunitense presso l’ aeroporto del Cairo nel febbraio 2010 trascorrendo successivamente l’anno facendo una campagna e protestando per suo conto nel suo tentativo di rovesciare il governo del Presidente egiziano Hosni Mubarak.

La dichiarazione sulla missione dell’alleanza dei movimenti giovanili afferma che è una organizzazione non-profit dedicata ad aiutare gli attivisti di base per costruire le loro capacità e dare un maggiore impatto sul mondo. Anche se questo suona abbastanza innocuo in un primo momento, forse anche positivo, esaminando coloro che sono coinvolti in “Movements.org”, viene fuori un ordine del giorno oscuro di un tale nefasto intento cui è quasi difficile da credere.

 

Visualizzazione di una pagina di sostenitori di Movements.org

Movement.org è ufficialmente una partnership tra il Dipartimento di Stato americano e la Columbia Law School. I suoi sponsor includono Google, Pepsi e il Gruppo Omnicon, tutti elencati come membri del globocratico Council on Foreign Relations (CFR). la CBS News è uno sponsor ed è quotata nella lista dei membri aziendale della globocratica Chatham House Altri sponsor comprendono Facebook, YouTube, Meetup, Howcast, National Geographic, MSNBC, GenNext, e l’azienda di relazioni pubbliche Edelman .

La “squadra” di Movement.org comprende il co-fondatore Jared Cohen , Un membro del CFR, direttore di Google Ideas, e ex membro dello staff di planning del Dipartimento Stato, sia sotto Condoleezza Rice che Hillary Clinton.

Fondatore con Cohen di Movements.org è Jason Liebman di Howcast Media, che opera con mega-conglomerati aziendali come Procter & Gamble, Kodak, Staples, Ford, e agenzie governative come il Dipartimento di Stato americano e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per creare “entertainment personalizzato”, social media innovativi, e campagne mirate per media della fascia alta. È stato anche con Google per 4 anni dove ha lavorato collaborando con Time Warner (CFR), News Corporation (FOXNews, CFR), Viacom, Warner Music, Sony Pictures, Reuters, il New York Times e il Washington Post Company.

Anche Roman Sunder è accreditato come co-fondatore Movements.org. Ha fondato Access 360 Media, una società di pubblicità di massa, e ha anche organizzato il PTTOW! Summit che ha riunito 35 alti dirigenti di aziende come AT & T (CFR), Quicksilver, Activison, Facebook, HP, YouTube, Pepsi (CFR), e il governo degli Stati Uniti per discutere del futuro dell ‘”industria della gioventù”. Lui è anche consigliere della Next Gen, un’altra organizzazione non-profit focalizzata sul “cambiamenti emotivi per la prossima generazione”.

È difficile, considerando i legami di questi uomini, credere che il cambiamento che vogliono vedere è qualcosa di meno di una generazione che beve più Pepsi, acquista più spazzatura consumistica, e crede ai governanti degli Stati Uniti ogni volta che ci offrono la loro bugie attraverso i loro media aziendali di proprietà.

Mentre gli attivisti presenti al summit di Movements.org aderiscono alla filosofia del liberalismo “di sinistra”, proprio gli uomini dietro il summit, che lo finanziano, e spronano l’agenda di questi attivisti sono d’accordo con le mega-aziende americane. Queste sono le più grandi imprese che hanno violato i diritti umani in tutto il mondo, hanno distrutto l’ambiente, venduto beni scadenti prodotti all’estero da parte di lavoratori che vivono in condizioni di schiavitù, e perseguono un programma di avidità e di espansione perpetua ad ogni costo. L’ipocrisia è sbalorditiva a meno che naturalmente non si capisce che la loro nefasta agenda self-service poteva essere realizzata solo con il pretesto di un’autentica preoccupazione per l’umanità, sepolta sotto montagne di retorica del benessere, e aiutata da un esercito di giovani ingenui e sfruttati.

Quello che possiamo vedere non è una fondazione in cui tutti gli attivisti possono lavorare, ma una fondazione che ha un gruppo molto selezionato di attivisti impegnati su un “problema preciso” il Dipartimento di Stato vorrebbe vedere “cambiare” i governi del Sudan, dell’Iran, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, dell’Europa orientale, del Venezuela, e perfino della Thailandia – dove mai manifestanti e movimenti stanno lavorando per indebolire i governi non-favorevoli all’ agenda corporativa degli Stai uniti, anche qui troverete Movements.org a sostenere i loro sforzi.

Il movimento del “6 aprile” è uno di questi e il suo ruolo nel successo apparente della cacciata da parte Usa di Hosni Mubarak, che possono vedere il loro uomo Mohamed ElBaradei eletto, è un perfetto esempio di come questo nuovo esercito di giovani spronato verrà distribuito. E’ la ‘rivoluzione colorata 2.0, gestita direttamente dal Dipartimento di Stato americano, con il sostegno delle imprese americane.

Consiglierei ai lettori di andare da voi stessi su Movements.org a visitare il sito, in particolare i tre summit che hanno tenuto e quelli che erano presenti. Tutti, dalla RAND Corporation al Council on Foreign Relations.
Movements.org è davvero un nuovo tentacolo per manipolare e minare la sovranità delle nazioni straniere.

2008 Summit New York City .pdf
2009 Summit Mexico City .pdf
2010 Summit London

Tony Carlucci
Fonte: http://landdestroyer.blogspot.com
Link: http://landdestroyer.blogspot.com/2011/02/googles-revolution-factory.html
11.02.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

IL SIGNORE DEI PANNELLI

Fonte: ComeDonChisciotte – IL SIGNORE DEI PANNELLI.

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

Da alcuni mesi ricevo settimanalmente centinaia di email di lettori e simpatizzanti che mi chiedono se l’investimento in infrastrutture fotovoltaiche sia realmente conveniente oppure rappresenti una moda passeggera o peggio ancora una bolla finanziaria simile alle dot com durante i primi anni duemila. Queste perplessità hanno iniziato ad emergere dopo che si è sparsa in rete la notizia che anch’io a livello imprenditoriale avevo investito nella realizzazione di un parco solare dalle dimensioni considerevoli in Puglia. Nello specifico la preoccupazione dominante che ho potuto constatare è legata alla sostenibilità delle tariffe incentivanti riconosciute per la produzione di energia da FER (fonti di energia rinnovabile) qualora il nostro Paese dovesse affrontare una crisi finanziaria e di credibilità istituzionale simile a quella greca o irlandese.

Già qui si evince molta confusione infatti la copertura finanziaria necessaria al sostegno degli incentivi per le fonti di energia rinnovabile attraverso l’erogazione dei famosi contributi Conto Energia è garantita da un prelievo tariffario obbligatorio (denominato A3) presente sulla bolletta di ogni utenza elettrica (pesa per il 4% in quelle domestiche e per il 6% in quelle industriali).

Pertanto non è lo Stato con la fiscalità diffusa che sostiene i contributi al fotovoltaico quanto piuttosto tutti coloro che sono intestatari di un’utenza elettrica e ne pagano il relativo servizio di erogazione. Sino ad oggi gli italiani (generalmente parlando) sono stati molto scettici nell’investire in questo settore, pur considerando che il nostro Paese vanta il miglior irraggiamento solare nelle regioni meridionali di qualsiasi altro paese europeo.

La reticenza degli italiani è stata ampiamente battuta dall’intraprendenza e lungimiranza di una moltitudine di investitori esteri (soprattutto fondi di investimento) che hanno investito sul territorio italiano milioni e milioni di euro, cavalcando proprio la diffidenza italiana. Il fotovoltaico in Italia è forse uno dei pochi settori in cui ha ancora senso investire, non è un caso che il nostro Paese garantisca la migliore reddittività del mondo (tra il 15 ed il 18% su base annua). Persino nella mia regione in provincia di Rovigo è stato recentemente completato uno tra i più grandi impianti fotovoltaici a terra di tutta Europa: sorprende sapere che l’investimento di oltre 270 milioni di Euro è stato effettuato dalla First Reserve, notissima società di investimento statunitense.

Nella mia modesta dimensione imprenditoriale, se rapportata ai numeri di questi giganti del mondo finanziario, attraverso la holding di investimento che amministro sono riuscito a replicare la medesima architettura finanziaria della First Reserve ovvero investire in un sottostante non cartaceo che possa produrre flussi di cassa a prescindere dalle oscillazioni dei mercati finanziari. L’operazione che ad oggi rappresenta un vanto del microcapitalismo italiano, dimostra che anche il piccolo, se si organizza e si aggrega, può spuntare rendimenti finanziari non replicabili dai tradizionali prodotti del risparmio gestito. Rimango invece molto scettico sulla scelta di preferire il diritto di superfice all’acquisto del terreno su cui si è deciso di installare l’intera infrastruttura fotovoltaica.

Nello specifico la stragrande maggioranza di chi investe sul fotovoltaico usufruisce del diritto di superfice a 20 anni concesso dal proprietario del terreno: questa scelta potrebbe generare un dannoso effetto boomerang sulla redditività complessiva dell’operazione alla fine del periodo di concessione, infatti nessuno al momento può sapere se sarà oggettivamente conveniente smaltire i moduli fotovolatici oppure se converrà lasciarli continuare a produrre (variante economicamente possibile e conveniente solo per chi ha scelto di acquisire anche il terreno su cui è sito l’intero parco solare, cosa tra l’altro che io stesso ho preferito).

Per quanto riguarda il cosidetto “impatto ambientale” preferisco di gran lunga trovarmi a vivere di fianco ad un impianto fotovolatico piuttosto che avere come vicino di casa un sito per lo smaltimento dei rifiuti (leggasi termovalorizzatore) o una centrale termonucleare. I moduli fotovoltaici di ultima generazione a distanza di 30 anni subiranno forse un degrado di efficienza di appena il 25 %, pertanto quando il costo dell’energia elettrica sarà abbondamente salito (nel 2040 saremo oltre 9 miliardi di persone), a distanza di anni dalla fine del piano di incentivazione, chi si troverà ad avere un parco solare su terreno di proprietà potrà vantarsi di possedere una piccola miniera a cielo aperto.

Eugenio Benetazzo
Fonte: http://www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/fotovoltaico-investimenti.htm
15.02.2011

ComeDonChisciotte – SULLE FOIBE E ALTRO

Fonte: ComeDonChisciotte – SULLE FOIBE E ALTRO.

DI FRANCO CARDINI
francocardini.net

Decisamente, la “distrazione” degli italiani a proposito della tragedia delle foibe è colpevole e indecorosa. Siamo all’ennesima riprova che, centocinquant’anni dopo l’unità, la nostra coscienza identitaria nazionale è poco più che all’Anno Zero. Il punto è pero questo: che fare? Sensibilizzare meglio l’opinione pubblica, a cominciare dai giovani? Vincere le residue e implicite reticenze di quanti (tantissimi) in passato hanno a lungo proclamato e sostenuto che il solo richiamare quella memoria era “propaganda fascista”? Organizzare magari delle gite scolastiche in Carso, così come abitualmente molti istituti fanno per i campi di sterminio nazisti?

Ecco, partiamo da qui: giornata della memoria sulla shoah, giornata del ricordo sulle foibe. Abbiamo accettato tranquillamente questa sorta di doppia celebrazione: e molti di noi mostrano, per quanto non lo dicano a chiare lettere, d’intendere questa scelta come qualcosa di bipartisan.

Fino a poco tempo fa si sarebbe detto che ricordare la shoah soddisfaceva di più la sinistra, onorare le vittime delle foibe faceva più piacere alla destra. Ma oggi questi contorni politici, un tempo almeno in apparenza così chiari, si sono andati complicando e confondendo. Io credo che i cittadini di buoni sentimenti e di buona volontà vorrebbero in effetti che entrambi gli eventi fossero altrettanto presenti nella memoria e nella coscienza di tutti, pur essendo qualcosa di molto diverso tra loro

Ma proviamo ad andar oltre: ciascuno di noi guardi bene dentro la propria coscienza, fino a quegli angoletti sordidi e bui nei quali di solito si annidano i sentimenti dei quali noi stessi abbiamo paura e vergogna. Dimenticare è colpevole e vergognoso: ma siamo davvero del tutto in buona fede, quando ricordiamo? Dovremmo aver il coraggio di spingerci oltre: e di renderci ben conto che anche il ricordare può essere un dimenticare.

Il mondo è grande, il flusso della storia è immenso: abbiamo il sacrosanto diritto di aver a cuore anzitutto e soprattutto “i nostri”, la nostra famiglia, il nostro prossimo. Ma, dal momento che tale diritto ce l’abbiamo tutti, non dobbiamo né possiamo ormai trascurare nemmeno quello, sacrosanto, degli altri. Di tutti gli altri. Tale era del resto il senso originario della giornata della memoria del 27 gennaio, quando ne fu proposta l’istituzione; era il medesimo senso nel quale si erano mossi i giudici di Norimberga. Ricordare affinché queste cose non accadessero mai più a nessuno. A nessuno: non solo agli ebrei o ai giuliano-dalmati. Questo senso originario si è andato perdendo. Si è discettato e ci siamo accapigliati sulla “unicità” della shoah. Ci siamo dati all’odioso espediente della computisteria funebre, domandandoci chi avesse ammazzato più gente in senso assoluto o in proporzione all’ambiente e al momento in cui aveva agito: Hitler? Stalin? Pol Pot? I conquistadores? Genghiz Khan? I colonialisti europei in Asia e in Africa?

Ho guardato tutto il giorno la televisione, il 27 gennaio scorso. Vi assicuro che tutte le reti e tutti i canali hanno quasi ininterrottamente parlato della shoah. E’ un bene: non ne parleremo e non ce ne vergogneremo mai abbastanza. Ma guai e arciguai se anche per un istante solo pensassimo che la shoah serva a giustificare o a nascondere i poveri morti dei campi di Sabra e di Chatila o gli oltre mille palestinesi falcidiati a Gaza due anni fa nell’operazione che gli israeliani denominarono “piombo fuso”. Guai e arciguai se solo per un momento cedessimo alla tentazione di ritenere che la memoria delle foibe serva a nascondere le violenze e le infamie delle quali gli “italiani-brava-gente” e i loro alleati tedeschi e ustascia si resero responsabili tra ’40 e ’45 in Slovenia e Croazia.

Siamo tutti – nessuno escluso – corresponsabili dell’immenso dolore del mondo: e ciascuno di noi deve accollarsene la sua parte di colpa, compresi i silenzi, le dimenticanze, le viltà. Ciascuno di noi dovrebbe ormai imparare non tanto e non solo a elaborare il lutto dei torti subiti, ma anche a fare un pieno e completo esame di coscienza di quelli fatti subire agli altri. Nel marzo del 2000, papa Giovanni Paolo II ci dette una splendida lezione, con il documento Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato. Dissero ch’era l’ora che i cattolici ammettessero i delitti commessi. Ma quel documento era ben altro; era un esempio e un ammonimento. Tutti i popoli dovrebbero metterlo in pratica per quel che riguarda ciascuno di essi. Senza aspettare dagli altri il primo passo. Perché – come s’insegna o si dovrebbe insegnare ai bambini – quando si pretendono delle scuse dagli altri, bisogna cominciar a presentare le nostre per primi. Visto che ricorre il 150° dell’unità, diciamolo con chiarezza: quando noialtri italiani avremo fatto debita e onorevole ammenda dei “briganti” meridionali massacrati, dei libici fatti a pezzi nel 1911-12, degli obbrobri della conquista dell’Etiopia del 1935-36 (rileggete Canale Mussolini del “fasciocomunista” Pennacchi per rinfrescarvi la memoria) e delle carognate seminate a piene mani dai Balcani all’Albania alla Grecia durante la seconda guerra mondiale, allora potremo chiedere gli altri di fare altrettanto. E vedrete che risate, quando toccherà agli inglesi, ai francesi, agli americani, ai piccoli gloriosi popoli olandesi e al loro opulento passato coloniale. Pensate che esageri? Date un’occhiata alle oltre settecento documentatissime pagine dell’ Encyclopedia of genocide messo insieme da Israel W. Charny, Direttore generale dell’Istituto dell’Olocausto di Gerusalemme (edizione statunitense nel 1999; quella francese, della Privat di Tolosa, è del 2001; purtroppo ne manca una italiana) e a Le livre noir du colonialisme di Marc Ferro (Hachette 2003): poi ne riparliamo.

Del resto, basterebbe cominciare a essere una buona volta sul serio dei buoni europei. Ha senso che in Alto Adige/Sudtirol si continui ancora a litigare dopo oltre mezzo secolo di convivenza? Ha un senso, dopo tanti anni di comune cittadinanza europea, che ciascun paese continui a celebrare le sue gloriuzze conseguite in guerre fratricide tra europei? Non sarebbe bello, almeno da qui, cominciar a impiantare sul serio uno spirito di concordia europea?

Napoleone agì in modo esemplare a Parigi, cancellando l’infausto nome di Place de la Revolution attribuito alla piazza dove per troppi anni aveva lavorato la ghigliottina e sostituendolo con lo splendido nome di Place de la Concorde. E io, vecchio impenitente europeista, ho un sogno: che tutti i paesi d’Europa cancellino le loro piazze dedicate “alla vittoria”, ch’è sempre e comunque una vittoria contro compatrioti europei in guerre fratricide come quelle combattute dalla riforma del Cinquecento fino al 1945, e lo sostituiscano con la dedicazione “alla concordia europea”; in attesa di diventar tanto saggi da riuscir sul serio a celebrare la concordia umana e mondiale.

Franco Cardini
Fonte: http://www.francocardini.net
11.02.2011