Wikileaks, gli Usa: “Berlusconi danneggia l’Italia” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Wikileaks, gli Usa: “Berlusconi danneggia l’Italia” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano.

Nei nuovi dispacci diplomatici pubblicati in anteprima da L’espresso emerge come gli americani vedono il nostro paese: “Grazie a B. il paese è in declino. Dobbiamo usare il premier italiano”

“Berlusconi danneggia l’Italia”. Parole che non sono dell’opposizione o di qualche giornale di sinistra, ma della diplomazia statunitense. Questa e moltissime altre rivelazioni sono contenute negli oltre quattromila cables di Wikileaks in parte anticipati da L’espresso. Inutile dire che Silvio Berlusconi ne esce a pezzi. “Le continue gaffe e la povertà di linguaggio del premier hanno offeso gran parte del popolo italiano e molti leader europei. E’ chiara la sua volontà di anteporre i propri interessi personali a quelli dello Stato e ha una reputazione disgraziatamente comica”. Così l’ex ambasciatore statunitense Ronald Spogli descrive al dipartimento di Stato il presidente del Consiglio italiano. Insomma, secondo gli Usa, il presidente del Consiglio è l’immagine perfetta di un paese in declino: “La sua leadership manca spesso di una visione strategica a lungo termine”. Ma c’è anche di peggio. La debolezza  del Cavaliere permette agli americani di ottenere se non tutto, molto: dall’impiego di più militari in Afghanistan, all’ampliamento delle basi statunitensi sul territorio nazionale.

La politica internazionale del premier è velleitaria e spesso viene fatta con degli annunci estemporanei. “Come quando – prosegue Spogli – pensa di poter impegnarsi con Hezbollah e Hamas, o mediare con la Russia e l’Occidente, stabilire nuovi canali con l’Iran, oppure espandere l’agenda del G8 al di là di ogni riconoscimento”.
Dai cablogrammi emerge anche la realpolitik a stelle e strisce. E’ vero che l’immagine di B, fra scandali, gaffes e manifesta incapacità, sta trascinando l’Italia verso il baratro, ma è altrettanto vero che gli Usa hanno tutto da guadagnare dal loro screditato alleato. In cambio del sostegno al governo di centrodestra gli States chiedono importanti contropartite sul fronte militare. Una collaborazione che ottengono sempre e spesso senza avere nulla in cambio. Ecco cosa scrive Spogli al dipartimento di Stato: “L’Italia ci permetterà di consolidare i progressi fatti faticosamente nei Balcani negli ultimi vent’anni, le loro forze armate continueranno a giocare un ruolo importante nelle operazioni di peacekeeping in Libano e in Afghanistan e, infine, il territorio nazionale sarà strategico per l’Africom”. E il comando statunitense per gli affari africani è strategico per la politica estera a stelle e strisce. Il quartier generale è basato a Stoccarda, ma i caccia bombardieri sono di stanza a Vicenza, nella celebre base militare Dal Molin che gli americani vorrebbero raddoppiare e che ha scatenato le proteste degli abitanti della città veneta.
Non solo la vicentina Camp Ederle è al centro degli interessi Usa. Gli americani chiedono e ottengono importanti concessioni su molte altre basi militari: da Sigonella, ad Aviano fino ad Aversa. Un’altra voce importante riguarda l’impegno militare italiano a Kabul: dall’aumento delle truppe alla modifica delle regole d’ingaggio. Grazie alla disponibilità del ministro della Difesa Ignazio La Russa, Roma decide di mandare ad Herat altri 1200 uomini (e gli americani non si aspettavano più di 500) e soprattutto a cambiare i caveat, le regole nazionali che limitano l’uso della forza nei contesti bellici e di peacekeeping.
Insomma un premier e un governo facilmente manipolabili, sempre pronti ad assecondare i voleri dell’alleato a stelle e strisce. Scrive David Thorne, il capo della diplomazia americana a Roma succeduto a Spogli con l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca: “Dobbiamo assecondare la convinzione di Berlusconi di essere uno statista esperto”.
Come era già emerso in passato, l’unico elemento di preoccupazione per gli americani è il rapporto fra B e Vladimir Putin. Una relazione fra i due leader che aveva fatto chiedere al segretario di Stato Hillary Clinton se esistessero investimenti personali fra i due in grado di orientare la politica energetica dei due paesi.
Al di là della partita energetica, unica fonte di incomprensione fra Roma e Washington, il fatto che gli States facciano il tifo per il Cavaliere perché più facilmente assecondabile agli interessi americani, emerge chiaramente in un cablogramma datato aprile 2008: “Se vince Veltroni la situazione sarà eccellente. Se ritorna Berlusconi sarà molto eccellente”.
Ma le ingerenze degli Usa nella vita italiana non riguardano solo la politica estera e militare. Ad esempio nel 2003 gli States sono preoccupati perché in materia di organismi geneticamente modificati (ogm) il ministro Gianni Alemanno sta seguendo la linea del suo predecessore Paolo De Castro improntata al principio di precauzione che vieta le colture biotech all’aria aperta. Questa decisione avrebbe delle conseguenze negative sull’export delle sementi ogm americane. Ed ecco che l’allora capo della diplomazia Usa a Roma Mel Sembler ha una serie di colloqui con Gianni Letta, Franco Frattini e con lo stesso Berlusconi per fare in modo che il ministro dell’Agricoltura ritiri il suo decreto legge. Ecco cosa scrive l’ex ambasciatore nel suo report al consiglio di Stato: “Siamo molto incoraggiati dalla rapida e apparentemente decisa risposta di Berlusconi e Letta alla manovra dell’ambasciatore. Noi crediamo che loro assicurino un’alta percentuale di probabilità che il decreto Alemanno sia messo da parte. Tuttavia, ci aspettiamo anche che il ministro delle politiche agricole cerchi in altri modi di realizzare la propria visione di un’Italia libera dal biotech”.
I cablogrammi parlano anche degli altri poteri dello Stato. La magistratura è definita “una casta inefficiente e autoreferenziale” mentre grande attenzione viene data al ruolo del presidente della Repubblica e allo scontro sottotraccia fra Berlusconi e il Quirinale. “Gli attacchi a una figura molto rispettata potrebbero essere presi molto male da molti italiani e e determinare più ampie divisioni tra le due istituzioni”.
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