GHEDDAFI: UNA STORIA ITALIANA – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: GHEDDAFI: UNA STORIA ITALIANA – La fermata – Cadoinpiedi.

Dal colpo di Stato agli attentati sventati. Il colonnello è una nostra creatura

Il colonnello Gheddafi e l’Italia: una lunga storia piena di misteri. Giovanni Fasanella ce ne svela qualcuno.

E’ vero, come ha scritto in Intrigo internazionale, che dietro al colpo di stato in Libia nel ’69 c’era l’Italia?

Nel 1969 un golpe militare cacciò dalla Libia il filo-britannico Re Idris e portò al potere il giovane Colonnello Gheddafi. Quel colpo di stato venne organizzato in un albergo di Abano Terme, in Veneto, dai Servizi segreti italiani. Gheddafi era una nostra creatura, aveva studiato nelle accademie militari italiane.

I servizi segreti italiani salvarono la vita al colonnello Gheddafi. E’ così?

Sì, in almeno due occasioni, la prima poco dopo il colpo di stato. Gli inglesi, arrabbiati perché il colonnello aveva espulso le loro basi militari dalla Libia, avevano organizzato una spedizione militare assoldando mercenari e allestito una nave per uno sbarco sulla costa libica. I mercenari avrebbero dovuto dare l’assalto alla prigione della capitale dove erano detenuti gli oppositori politici di Gheddafi e quindi organizzare una rivolta per deporre il leader filo – italiano. Ma i nostri servizi intercettarono quella nave nel porto di Trieste e avvertirono Gheddafi, il quale non si fece cogliere di sorpresa.
E poi c’è l’episodio di Ustica. L’obiettivo, come ormai risulta da molti elementi anche se non esiste una prova giudiziaria, era proprio il colonnello libico in volo da Tripoli verso la Polonia utilizzando corridoi aerei privi di copertura radar, segnalati alle autorità libiche ovviamente dalla nostra Aeronautica. Quella sera era proprio lui l’obiettivo dei caccia militari francesi. Ma Gheddafi, avvertito dai servizi italiani, invertì la rotta e tornò in patria.

Dunque l’aereo civile abbattuto fu un errore?

L’obiettivo dei francesi era il leader libico e per sbaglio colpirono il DC9 Itavia sotto la cui pancia erano andati a nascondersi, con ogni probabilità, due Mig libici della scorta di Gheddafi.

Da questa lunga storia con la Libia di Gheddafi l’Italia ne ha tratto vantaggi?

Enormi i vantaggi dell’Italia. Non solo dal punto di vista economico, perché il nostro Paese, la nostra industria, nell’arco di un quarantennio ha fatto affari con il regime libico, ma anche da un punto di vista strategico e geopolitico, perché grazie alla posizione conquistata dall’Italia in Libia e più in generale nel Nord Africa, il nostro Paese per alcuni decenni ha svolto un ruolo fondamentale nell’area del Mediterraneo. Un ruolo di mediazione dei conflitti e in un certo senso di leadership politico – diplomatica.
Oggi quando si parla dei rapporti tra Italia e Libia non solo una parte dell’opinione pubblica interna, ma anche la stampa, gli ambienti politici, diplomatici di paesi come la Gran Bretagna tendono a rappresentarli come qualcosa di losco. La verità è che a causa della politica mediterranea dell’Italia, paese sconfitto nel secondo conflitto mondiale, la Gran Bretagna, una delle potenze vincitrici della Seconda guerra, è stata via via emarginata da quest’area, ha perso il suo peso di antica potenza coloniale diventando, di fatto, una semplice isola del Nord Europa; e questo, i britannici, non ce l’hanno mai perdonato. Vorrei ricordare che prima che scoppiassero disordini in Libia proprio mentre una campagna britannica metteva nel mirino i rapporti tra Italia e il regime di Tripoli, l’ex premier inglese Tony Blair era diventato uno dei più ascoltati consiglieri di Gheddafi e la compagnia petrolifera britannica DP aveva ottenuto numerose concessioni per cercare il petrolio nel Golfo della Sirte. Questo è indice di due cose: una perdita di credibilità internazionale dell’Italia a causa dei nostri interminabili e estenuanti conflitti interni e l’ennesima prova della doppia morale che ha sempre ispirato la politica estera di Londra: qualunque cosa facciano gli altri paesi per difendere i propri interessi nazionali è losca, qualunque cosa facciano invece gli inglesi è lecita.

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