Archivi del giorno: 15 marzo 2011

Rubbia: “L’errore nucleare Il futuro è nel sole” – Repubblica.it

Riproponiamo un articolo in cui il premio nobel per la fisica Carlo Rubbia, uno dei più grandi esperti mondiali di energia spiega chiaramente che il nucleare non è ne sicuro ne conveniente. Meditate…

Fonte: Rubbia: “L’errore nucleare Il futuro è nel sole” – Repubblica.it.

Parla il Nobel per la Fisica: “Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati”. La strada da percorrere? “Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l’hanno capito. E noi…” di ELENA DUSI

ROMA – Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. “In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.

La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell’Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un’affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra “Astri e Particelle”, allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi.

Un’esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all’energia oscura che domina nell’universo, c’è l’energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.

Cosa ne pensa?
“Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”.

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
“Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, 1 mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”.

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola…
“Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici – a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici – sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo”.

La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
“Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l’estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo”.

(29 novembre 2009)

INCUBO NUCLEARE – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: INCUBO NUCLEARE – La fermata – Cadoinpiedi.

di Giuseppe Onufrio – 15 Marzo 2011
Insicuro, dannoso e inutile. Il dramma giapponese ci insegna che la sicurezza non è totale. Le energie rinnovabili sono l’unica strada da seguire per un pianeta migliore

Il terremoto che ha colpito il Giappone è di sismicità spropositata, è un evento molto raro. Tuttavia questo evento spiega esattamente la natura del rischio nucleare. I reattori nucleari in Giappone erano progettati fino al 1995 per resistere a un terremoto di scala 6,5. Nel 95, dopo il terremoto di Kobe che arrivò a 7,2, sono stati progressivamente ristretti e resi molto più stringenti gli standard sismici. Ma è importante tener presente che la tecnologia può cercare di ridurre la probabilità che una certa catena di eventi accada, non la può eliminare del tutto. E allora qual è il problema? Il problema è che i nuovi reattori, gli EPR, che sono costruiti in maniera migliore rispetto a quelli che stanno saltando per aria in Giappone, hanno una dimensione doppia rispetto all’unità 3 di Fukushima, sono dei reattori che sono quasi quattro volte la grandezza in termini di potenza e quindi in termini di materiale e di capacità di contenere la radioattività.

Il rischio nucleare ha due elementi: la probabilità che certe cose capitino e l’entità delle possibili conseguenze. Si può lavorare sulla probabilità, ma fino a adesso l’entità delle conseguenze in realtà è andata aumentando e cioè nessuna delle tecnologie che oggi ci propongono è intrinsecamente sicura. Che vuole dire intrinsecamente sicura? Vuole dire che se succede un guasto, il reattore in maniera passiva si mette in una posizione di sicurezza: no. Qui siamo sempre con la necessità di una vigilanza attiva e di sistemi attivi di controllo.

Che cosa è successo a Fukushima? A Fukushima è successa una situazione simile, più che a Chernobyl, a Three Miles Island e cioè il problema è stato causato dal terremoto. Un terremoto produce due tipi di effetti sul reattori: uno sono gli effetti strutturali, ossia si possono rompere le condutture, c’è una perdita di liquido di raffreddamento, il reattore si surriscalda e rischia di scoppiare. La seconda cosa è che, anche se la struttura ha tenuto, cosa che è successo nel caso di Fukushima 1, lo tsunami ha messo fuori gioco i generatori diesel di emergenza, conseguentemente il reattore è rimasto senza elettricità e, senza elettricità, il sistema delle pompe non ha funzionato. In particolare per quel tipo di reattore il sistema delle pompe era azionato in corrente continua ed è successo che il reattore ha cominciato a surriscaldarsi.
Che cosa accade quando un reattore si surriscalda? Quando un reattore si surriscalda succede questo: dobbiamo pensare a un bollitore con delle barre lunghe quattro metri che hanno una camicia di zirconio – lo zirconio è un metallo particolare – una lega di zirconio che si usa perché lo zirconio è abbastanza trasparente ai neutroni che vengono sparati dalla reazione e dall’uranio in particolare. Il surriscaldamento provoca la fusione, può provocare l’apertura delle camice, dentro queste camicie ci sono delle pastiglie di combustibile nucleare e quindi cominciano a fuoriuscire gli elementi figli della fissione, il cesio 137 e lo iodio 131. Lo zirconio poi ha un problema: che è usato perché è molto utile dal punto di vista dell’ingegnere nucleare, in quanto è quasi trasparente ai neutroni, però reagisce con l’acqua e crea idrogeno dall’acqua; l’idrogeno, essendo leggero, sale e quindi abbiamo questi pentoloni. Nel caso di Fukushima la pressione interna era doppia o più che doppia rispetto al progetto, quindi che cosa hanno fatto? Hanno sfiatato questo vapore che conteneva anche idrogeno in forma di gas, l’idrogeno va verso il tetto e a un certo punto si espande e esplode, quindi è partito il primo terzo dell’edificio, sembra senza danneggiare il pentolone, il cosiddetto vessel.
Ora, in caso di fusione del nocciolo, che cosa accade? Che queste camice si aprono e le pasticche di combustibile cominciano a circolare dentro il reattore, per cui il rischio quale è? Il rischio è che vadano in fondo al reattore e diventino incontrollabili. ll reattore è controllato da barre fatte con boro che si mettono dentro il reattore per assorbire i neutroni, però se queste pasticche finiscono in fondo bisogna continuare intanto a pompare acqua per raffreddare e, in più, a mettere in circolazione acido borico, che è sempre un composto a base di boro, che ha lo stesso effetto di assorbire i neutroni, altrimenti succede che si va verso una condizione in cui il nocciolo fonde. La reazione, così, va fuori controllo e ci può essere una fuoriuscita significativa di radioattività.

A differenza di Chernobyl questo tipo di reattore non contiene grafite: la grafite è come la mina delle nostre matite, viene utilizzata nei reattori come quello di Chernobyl per rallentare i neutroni, mentre qui si usa l’acqua, che ha la doppia funzione di raffreddare e di rallentare i neutroni per aumentare la probabilità che la reazione nucleare di fissione sia sostenuta. Noi siamo di fronte a una tecnologia che sostanzialmente è intrinsecamente insicura: in Europa abbiamo, vicino alle porte d’Italia, un reattore, quello di Krusk, in Slovenia, che è esattamente su una faglia sismica. Credo che lì il reattore sia stato progettato per resistere a una scala Richter di grado 5, dobbiamo tenere conto che la scala Richter è una scala logaritmica e quindi tra 5 e 6 ci sono trenta livelli di potenza in più, grossomodo.

Che cosa significa? Significa che il nucleare è un grosso rischio e non ci serve. Oggi in Europa il dibattito su uno scenario del 2050 interamente basato sulle fonti rinnovabili è già discusso sul piano tecnico e anche sul piano economico, le rinnovabili costano ancora un po’ di più, ma non costano più del nucleare. Quando ci raccontano che il nucleare bisogna farlo perché fa risparmiare sulla bolletta raccontano una falsità, perché i costi degli impianti nucleari sono andati crescendo in tutti questi decenni e oggi i nuovi impianti hanno costi che sono almeno doppi rispetto a quello che ci racconta l’Enel in Italia.
Col nucleare siamo di fronte a un rischio che non è eliminabile, nonostante questi nuovi reattori di terza generazione, gli EPR.
Intanto dobbiamo raccontare a chi ci ascolta che di questi reattori EPR non ce ne è neanche uno in funzione al momento, ci sono due cantieri in Europa, di cui uno in Finlandia e uno in Francia, c’è un cantiere in Cina, questi EPR sono dei reattori nuovi e hanno diversi problemi nel senso che i progetti sono ancora sotto esame dal punto di vista della sicurezza. Tanto per dirne una, le agenzie di sicurezza di Francia, Stati Uniti, Inghilterra e Finlandia non hanno ancora approvato i sistemi di azionamento del sistema in caso di emergenza. Diciamo che l’EPR, almeno guardando il progetto, è più robusto di quelli che sono saltati in Giappone, ma bisogna ricordare che nel cantiere finlandese sono state osservate almeno 3.000 violazioni di sicurezza importanti e ci sono stati problemi nelle saldature del circuito primario. Si è scoperto solo dopo un anno che l’azienda francese che stava lavorando alla struttura in cemento armato del reattore aveva fatto le saldature fuori norma, che per un anno ha lavorato senza il responsabile della sicurezza in cantiere e hanno avuto una serie di problemi con gli appalti e i subappalti, con opere fatte fuori standard. Alcune di queste cose sono state corrette, ma non sappiamo fino a che punto hanno corretto: un conto è il progetto e un conto è quello che viene fatto in cantiere.

Quando vi raccontano che tra cinquanta anni potrebbero non bastare più le fonti fossili vi dicono una verità, ma una falsità dal punto di vista del nucleare, perché non è che l’uranio, su cui questa tecnologia ancora si basa, si esaurisca dopo il gas o, ancora peggio, dopo il carbone. Per altro quello che voglio dire è che il nucleare produce solo elettricità, quindi non è che con l’uranio ci liberiamo dal petrolio: gran parte dei prodotti petroliferi viene usata nei trasporti, l’uranio produce elettricità ed è la stessa cosa che produce il solare, il fotovoltaico o che possono produrre le biomasse e l’eolico. Oggi il Paese deve scegliere e vediamo che il governo da una parte sta distruggendo in Italia il mercato delle rinnovabili e dall’altra ha iniziato a dire delle idiozie: idiozie come quella, per esempio, di tranquillizzare i cittadini su quello che accade in Giappone.
Il tutto mentre le autorità francesi e quelle americane, che conoscono il nucleare molto meglio di noi, hanno detto ai loro cittadini di andare via. E’ di ieri la notizia che la settima flotta americana che era al largo, 160 km al largo dall’incidente, in mare, si sta allontanando perché sta segnalando radioattività nell’aria. Abbiamo questo governo che ha superato i limiti dell’idiozia, partendo dal Presidente dell’Agenzia di Sicurezza Nucleare, il professor Veronesi, che di idiozie ne ha sparate più di una: una, quella più macroscopica che abbiamo attaccato, è quella di dire che lui potrebbe dormire con le scorie nucleari in casa; se questo accadesse in Italia, se gli italiani seguissero il suo esempio, quello di dormire avendo sul comodino le scorie nucleari, prenderebbero una dose collettiva che comporterebbe in un anno un aumento di 250.000 casi di cancro.
Siamo nelle mani di un governo che fa barzellette, sappiamo che il Presidente del Consiglio è noto per essere un grande barzellettiere, in campo nucleare sarebbe meglio non fare barzellette e non dire idiozie come dice il professor Rigotti, sempre dell’Agenzia Nucleare del Politecnico di Milano, che dice delle idiozie cercando di dire che non è successo niente, senza avere nessuna contezza di quello che capita. Credo che dobbiamo tutti pensare che ci sarà un referendum sul nucleare, non è facile portare la gente a votare, perché sappiamo che il referendum è uno strumento visto in maniera un po’ scettica. Ritengo però che quest’occasione del referendum sia importante. Proprio per il referendum stiamo raccogliendo le firme per accorpare la data con quella delle amministrative di maggio.

Spegni il nucleare

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Spegni il nucleare.

Il giorno 11 marzo 2011 il mondo è cambiato. Nulla sarà più come prima. Siamo entrati nel post nucleare. Una nuova era in cui non ci sarà più spazio per i deliri dell’energia dell’atomo. Il Giappone si è immolato per noi, certo non volontariamente, ma è ciò che è successo. Se l’incubo nucleare che ci accompagna dal dopoguerra, da Chernobyl a Three Mile Island, cesserà (e cesserà) lo dovremo al sacrificio di milioni di persone in fuga dalla nube di Fukushima. Un esodo biblico. Neppure immaginabile. Il Giappone rischia di diventare l’isola che non c’è, un luogo dove non si entra e non si esce. Una trappola nucleare. Se persino la portaerei Reagan ha abbandonato la sua missione umanitaria, quali flotte accorreranno in soccorso delle popolazioni del l’Est del Giappone? Le merci giapponesi contaminate non potranno più uscire dal Paese.
Le nubi non si fermano. Forse arriveranno fino in Europa se il vento soffierà verso Ovest. Il senso di quello che è successo è troppo grande, troppo profondo per poterlo afferrare, ma qualcosa si può intuire. Le persone hanno capito immediatamente che il nucleare è finito per sempre. Alcuni capi di Stato hanno già preso posizione contro le centrali, sanno che continuare sarebbe la loro fine politica. Succede in Germania, in Svizzera, perfino in Australia che possiede il 28% dell’uranio mondiale. L’Italia, in questo scenario, recita la parte del giapponese sperduto in un’isola del Pacifico che continua a combattere dopo dieci anni dalla fine della guerra. Personaggi che finiranno presto nel dimenticatoio del ridicolo con le loro affermazioni nucleariste. La Prestigiacomo è l’unico ministro dell’Ambiente nel mondo che vuole nuove centrali nucleari. Lei, Testa, Veronesi, Berlusconi, Cicchitto, Scaroni, Maroni, Casini, Fini, Frattini e i pennivendoli fusi del nocciolino nucleare sono come i fascisti che giravano in divisa da federale dopo il 25 aprile. Le loro dichiarazioni sono da conservare per il futuro, i loro volti, i video, le argomentazioni sono la testimonianza di un preciso momento, l’ultimo. Domani, tra qualche giorno o qualche mese, non potranno più permettersi di sparare stronzate. L’unico motivo per cui si vuole il nucleare è il debito pubblico di 500 miliardi di euro in mano alla Francia. L’EDF è il mandante, Berlusconi e la Confindustria gli esecutori interessati.
Questa classe politica sarà spazzata via dal referendum del 12 e 13 giugno. Da questa settimana partirà un’iniziativa che durerà fino al referendum: “Spegni il nucleare“. Voglio coinvolgere milioni di italiani, non ci sono alibi. Con il quorum Maroni ci potrà fare il bunga bunga solitario. Il 29 aprile ci sarà l’assemblea dell’ENEL delle centrali nucleari, io ci sarò, il blog ci sarà con la diretta streaming. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Antonio Di Pietro: Nucleare: il gioco non vale la candela

Fonte: Antonio Di Pietro: Nucleare: il gioco non vale la candela.

Il mio intervento di ieri a Porta a Porta nella puntata sul nucleare.

Prima di tutto, credo che vadano cancellate le parole “sciacallo” e “sciacallaggio”. Il Comitato referendario, l’Italia dei Valori e io personalmente abbiamo raccolto le firme in tempi non sospetti. La nostra posizione non è quella di chi oggi vuole approfittare di un disastro ma di chi da sempre pensa che sul nucleare ci sono questioni sia di merito che di metodo sulle quali è opportuno fermarsi a riflettere.

Io rispetto chi è a favore del nucleare come il ministro Romani, però non sento affatto la loro stessa tranquillità e credo che come me non la sentano gli italiani. Credo che oggi si possa dire in maniera laica, senza pregiudizi, che il nucleare non conviene né sul piano economico, né su quelli della sicurezza, dell’ambiente, della salute e che ci sono sistemi alternativi per produrre la stessa quantità di energia con minori danni, più sicurezza e meno spesa.

Se è vero come è vero che il petrolio prima o poi finisce, è anche vero che pure l’uranio prima o poi finisce. Se è vero come è vero che dobbiamo acquistare il petrolio all’estero, è anche vero che pure l’uranio dobbiamo acquistarlo all’estero. Se è vero come è vero che una centrale nucleare produce un certo quantitativo di energia, è anche vero che ci sono tecnologie più avanzate, come il solare, l’eolico, le biomasse, il geotermico, che sono in grado di produrre la stessa quantità di energia con minor danno. Se è vero come è vero che in Giappone c’è stata una imprevedibile scossa di terremoto, è vero pure che questo può succedere anche in Italia. L’Italia è un Paese a forte rischio sismico e quando si tratta della salute non si guardano le percentuali di rischio: si sceglie una sola percentuale, quella dello 0%.

Io contesto il fatto che oggi ci sia bisogno di ricorrere al nucleare, e questo non lo dico solo io ma lo dicono tecnici ed economisti. Se non ci fosse stato il referendum dell’87 oggi anche in Italia ci sarebbero molte centrali nucleari. Ma anche se quelle centrali ci fossero, oggi ci dovremmo porre il problema di fermarci a riconsiderare le cose, come stanno facendo qui paesi dove le centrali ci sono. La Francia, la Germania, la Svizzera oggi hanno detto: “Fermiamoci un attimo e rivediamo tutti i nostri interventi in materia di nucleare”.
Ma questa, oggi in Italia, grazie a Dio non è più una decisione che spetta ai politici. Col referendum sarà una decisione dei cittadini italiani che possono fare da motore e da apripista rispetto agli altri Paesi che stanno intorno a noi, per dire che non conviene più ricorrere al nucleare: il rischio non vale la candela.

Noi dobbiamo fare un grande lavoro all’interno della Ue e a livello mondiale. Il commissario europeo all’energia ha detto: “Tutto ciò che si riteneva impensabile è avvenuto”. Vuol dire che non possiamo escludere nulla neppure in Europa e dobbiamo ripensare tutto quel che è stato detto sinora.
Rispetto a tutto questo il nucleare conviene o non conviene? Io dico che è un disastro economico e per l’ambiente e che è un rischio troppo grosso in un Paese a forte incidenza di terremoti come l’Italia. Abbiamo due fonti di energia inesauribili, il vento e il sole. Dobbiamo davvero andare a infilarci in una fonte energetica di cui ci manca la materia prima, l’uranio, e che è così pericolosa? In questi casi il rischio può essere solo o pari a zero o pari a zero. Tutto il resto è una sciocchezza. Un gioco che non vale la candela.

Chicco Fukushima Testa e i suoi fratelli

Fonte: Antimafia Duemila – Chicco Fukushima Testa e i suoi fratelli.

di Pino Cabras – 15 marzo 2011
Ascoltate bene i commenti a caldo di Chicco Fukushima Testa, l’alfiere del ritorno al nucleare in Italia, la sera in cui la catastrofe tsunami iniziava a diventare catastrofe atomica.

Sono 102 secondi che potremo proporre agli storici per descrivere con un esempio lampante l’inadeguatezza delle classi dirigenti italiane, la loro piccineria irresponsabile, l’arroganza con cui trattano problemi che non hanno nessuna capacità né intenzione di affrontare: problemi che hanno a che fare con la vita e la salute di milioni di persone. Non finisce mica qui.

Se nel frattempo riuscite a diradare la nube di cesio e plutonio, troverete che non erano malaccio, a risentirli oggi, neanche i commenti di quell’altra madonna pellegrina dell’atomo, Umberto Fukushima Veronesi, quando si sperticava in elogi per l’assoluta sicurezza del nucleare. Forse era inconsapevole di un anagramma di Umberto Veronesi: “tumori: ve ne serbo?”.

Lo so che non c’è due senza tre. Godetevi perciò lo slogan di Pierfukushima Casini: «Ripercorrere la via del nucleare»:

Ed è solo per completezza che vi lascio alle «centrali assolutamente sicure» vantate davanti a Sarkozy da Silvio Beluskushima:

C’è un referendum che ci aspetta. Cerchiamo di vincerlo.

Tratto da:
megachip.info


AGGIORNAMENTO FUKUSHIMA: “MI DITE CHE CAZZO STA SUCCEDENDO?”

Fonte: ComeDonChisciotte – AGGIORNAMENTO FUKUSHIMA: “MI DITE CHE CAZZO STA SUCCEDENDO?”.

DI DAVIDE STASI
ilribelle.com

Non è il banale gusto del turpiloquio a suggerire il titolo di questo aggiornamento sulla crisi nucleare giapponese, ma la traduzione, forse un po’ brutale ma realistica, della frase che, riportano Kyodo News e un quotidiano svedese, il primo ministro nipponico Naoto Kan ha rivolto ai dirigenti della TEPCO, la società elettrica che gestisce la centrale di Fukushima. Kan è frustrato che ancora la situazione non si risolva, anzi vada peggiorando di ora in ora. Ma anche perché cominciano le reticenze interne e incrociate. Pare infatti che la notizia dell’ultima esplosione al reattore n.2 di Fukushima e di un incendio al reattore n.4 sia stata data al primo ministro con un’ora di ritardo. Comincia a saltare la catena comunicativa, insomma, ed è una pessima notizia.

A seguito, “GIAPPONE. DOVE VA LA NUBE ? PARLA IL METEOROLOGO” (Debora Billi, crisis.blogosfere.it);

Circa 250 dei 300 operatori attivi nella centrale sono stati evacuati. A gestire sei reattori in crisi di raffreddamento attualmente sono solo in 50. Lavoratori con aspirazioni da kamikaze probabilmente, affiancati, a quanto pare, anche da esperti americani. Nel frattempo si annuncia che l’incidente di Fukushima è stato promosso al livello 6, su una scala di 7 (record stabilito solo da Cernobyl). L’area di evacuazione è passata da 20 a 30 chilometri, e il sindaco di Tokio ha ufficializzato la presenza di radiazioni sulla città, però a un livello non dannoso alla salute. Ovviamente… Un’osservazione che contrasta con l’invito di tutte le ambasciate diretto ai propri dipendenti a lasciare quanto prima la capitale.

Ma tutto il quadro contrasta aspramente con il mantra che dal Giappone arriva insistentemente, rilanciato con forza da tutti i gruppi d’interesse legati al nucleare, con media asserviti al seguito: “Fukushima non è come Cernobyl”. Non ancora, risponde qualcuno. È peggio, osservano altri. Quello che appare chiaro già oggi è che l’evento di Fukushima avrà in comune con Cernobyl il ritardo con cui verranno finalmente scoperte le carte. Per chi non ha memoria: l’allora URSS tenne nascoste le reali proporzioni dell’incidente per giorni e giorni, ammettendo tutto solo davanti all’evidenza, quando ormai la nube si era diffusa in modo tale da renderne molto difficoltoso il monitoraggio.

Allora era l’orgoglio sovietico, sancito da un regime dittatoriale, a trattenere le informazioni. Oggi è un’altra forma di dittatura a tenere a freno a fatica il flusso informativo: la dittatura dell’industria e degli interessi legati al nucleare. Anche in questo caso, attendiamocelo, la reale proporzione sarà chiara solo quando l’evidenza sarà tale da non poter essere più negata. C’è chi ha fatto tesoro dell’esperienza sovietica, come i tedeschi, i cui boschi orientali sono ancora soggetti a divieti di raccolta di frutti o funghi per la presenza di radionuclidi persistenti nel terreno. Non a caso ieri ben 400 manifestazioni antinucleari si sono tenute in tutta la Germania. Altrove, come in Italia, si lascia ufficialmente il tema a una Prestigiacomo qualunque, terrea in volto nel parlare di cose che non sa.

Per il resto l’opposizione, da noi, viaggia ancora e sempre in Rete, dove si organizzano gruppi e si propongono manifestazioni, probabilmente destinate ad abortire a causa delle solite varie divisioni all’italiana, in questo caso fra i diversi gruppi antinuclearisti, ognuno convinto di avere l’unzione esclusiva per organizzare mobilitazioni popolari e indisponibile ad accodarsi a quelle di altri, pur di fronte a un interesse comune. Resta la difficoltà giornalistica a scrivere pezzi riguardanti situazioni così capaci di mutare da un momento all’altro. Mentre scrivo, la Reuters notifica che le radiazioni nella sala controllo del reattore n.4 di Fukushima sono troppo alte per permettere il lavoro degli operatori, e quindi verrà presto abbandonata. Ma in questo contesto non sono le notizie date ad angosciare, bensì quelle non date. In particolare, parafrasando Naoto Kan, qualcuno vuole dirci che cazzo sta succedendo alle barre irradiate presenti nelle vasche di raffreddamento e al combustibile di plutonio del reattore n.3?

Davide Stasi
Fonte: http://www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/reazione-immediata/2011/3/15/aggiornamento-fukushima-mi-dite-che-cazzo-sta-succedendo.html
15.03.2011

Brusca: ”Dell’Utri nostro referente”

Fonte: Antimafia Duemila – Brusca: ”Dell’Utri nostro referente”.

Dopo l’uccisione dell’on. Salvo Lima, nel marzo 1992, Cosa nostra era alla ricerca di nuovi referenti. Fu in quel momento che si sarebbero «fatti sotto alcuni politici». E alla fine il ruolo sarebbe stato assunto da Marcello Dell’Utri e Vito Ciancimino.

È quello che sostiene Giovanni Brusca, uno dei più controversi pentiti di Cosa nostra, il quale aggiunge qualche particolare inedito a uno scenario già ricostruito da vari altri collaboratori. Le dichiarazioni di Brusca, raccolte in tre interrogatori resi tra il 29 settembre 2010 e il 15 febbraio 2011 ai magistrati della Procura di Palermo, sono stati depositati con altri atti e verbali alla vigilia della ripresa del processo al generale Mario Mori accusato di favoreggiamento della mafia. In tutto 1800 pagine nelle quali si parla soprattutto della «trattativa» che dopo le stragi del 1992 si sarebbe svolta tra la mafia e pezzi dello Stato con la mediazione di Vito Ciancimino. A quel tempo, riferisce Brusca, la strategia stragista era sospesa. Riina gli avrebbe spiegato che dopo le bombe il ministro dell’Interno Nicola Mancino avrebbe posto una domanda: «Cosa volete per finirla?». Le richieste della mafia erano elencate nel famoso «papello»: tra i benefici sollecitati ci sarebbero state l’attenuazione del regime carcerario del 41 bis e la chiusura delle carceri di Pianosa e dell’Asinara. La «trattativa» avrebbe avuto quindi un interlocutore di sinistra, anzi della «sinistra dc» precisa Brusca, ma a un certo punto Leoluca Bagarella, che dopo l’arresto di Riina aveva assunto il controllo dell’organizzazione, avrebbe fatto cercare a Brusca un contatto con Dell’Utri attraverso Vittorio Mangano, ex stalliere di Arcore. Si voleva mettere Berlusconi a conoscenza della «trattativa» per mettere «in difficoltà la sinistra». Il senso dell’iniziativa viene così spiegato da Brusca: «Volevamo fargli avere quella notizia come prova della nostra buona volontà e per fornirgli anche uno strumento di lotta politica in un momento in cui veniva attaccato». Il contatto con Berlusconi, ricostruito in un contesto confuso, sarebbe stato cercato anche prima dell’uccisione di Lima. Cosa nostra pensava a lui per arrivare a Bettino Craxi al quale intendeva chiedere un intervento per «aggiustare» il maxi processo. L’idea di cercare Craxi, attraverso Berlusconi, nasceva dal fatto che la strada intrapresa con Andreotti vecchio referente «non portava a nulla». Avrebbe prodotto invece risultati più concreti il contatto con Dell’Utri il quale avrebbe dato «risposte ampiamente positive» alla richiesta di svolgere un ruolo di referente. Questa presunta disponibilità avrebbe frenato l’irruenza di Bagarella che avrebbe voluto proseguire la strategia di Riina: «A promesse non mantenute dovevano seguire reazioni appropriate». Anche Mancino, che della «trattativa» era il terminale, avrebbe così rischiato di diventare un obiettivo. Per fortuna i piani criminali vennero fermati dagli arresti prima di Bagarella e poi dello stesso Brusca.

ANSA