Brusca: ”Dell’Utri nostro referente”

Fonte: Antimafia Duemila – Brusca: ”Dell’Utri nostro referente”.

Dopo l’uccisione dell’on. Salvo Lima, nel marzo 1992, Cosa nostra era alla ricerca di nuovi referenti. Fu in quel momento che si sarebbero «fatti sotto alcuni politici». E alla fine il ruolo sarebbe stato assunto da Marcello Dell’Utri e Vito Ciancimino.

È quello che sostiene Giovanni Brusca, uno dei più controversi pentiti di Cosa nostra, il quale aggiunge qualche particolare inedito a uno scenario già ricostruito da vari altri collaboratori. Le dichiarazioni di Brusca, raccolte in tre interrogatori resi tra il 29 settembre 2010 e il 15 febbraio 2011 ai magistrati della Procura di Palermo, sono stati depositati con altri atti e verbali alla vigilia della ripresa del processo al generale Mario Mori accusato di favoreggiamento della mafia. In tutto 1800 pagine nelle quali si parla soprattutto della «trattativa» che dopo le stragi del 1992 si sarebbe svolta tra la mafia e pezzi dello Stato con la mediazione di Vito Ciancimino. A quel tempo, riferisce Brusca, la strategia stragista era sospesa. Riina gli avrebbe spiegato che dopo le bombe il ministro dell’Interno Nicola Mancino avrebbe posto una domanda: «Cosa volete per finirla?». Le richieste della mafia erano elencate nel famoso «papello»: tra i benefici sollecitati ci sarebbero state l’attenuazione del regime carcerario del 41 bis e la chiusura delle carceri di Pianosa e dell’Asinara. La «trattativa» avrebbe avuto quindi un interlocutore di sinistra, anzi della «sinistra dc» precisa Brusca, ma a un certo punto Leoluca Bagarella, che dopo l’arresto di Riina aveva assunto il controllo dell’organizzazione, avrebbe fatto cercare a Brusca un contatto con Dell’Utri attraverso Vittorio Mangano, ex stalliere di Arcore. Si voleva mettere Berlusconi a conoscenza della «trattativa» per mettere «in difficoltà la sinistra». Il senso dell’iniziativa viene così spiegato da Brusca: «Volevamo fargli avere quella notizia come prova della nostra buona volontà e per fornirgli anche uno strumento di lotta politica in un momento in cui veniva attaccato». Il contatto con Berlusconi, ricostruito in un contesto confuso, sarebbe stato cercato anche prima dell’uccisione di Lima. Cosa nostra pensava a lui per arrivare a Bettino Craxi al quale intendeva chiedere un intervento per «aggiustare» il maxi processo. L’idea di cercare Craxi, attraverso Berlusconi, nasceva dal fatto che la strada intrapresa con Andreotti vecchio referente «non portava a nulla». Avrebbe prodotto invece risultati più concreti il contatto con Dell’Utri il quale avrebbe dato «risposte ampiamente positive» alla richiesta di svolgere un ruolo di referente. Questa presunta disponibilità avrebbe frenato l’irruenza di Bagarella che avrebbe voluto proseguire la strategia di Riina: «A promesse non mantenute dovevano seguire reazioni appropriate». Anche Mancino, che della «trattativa» era il terminale, avrebbe così rischiato di diventare un obiettivo. Per fortuna i piani criminali vennero fermati dagli arresti prima di Bagarella e poi dello stesso Brusca.

ANSA

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