INCUBO NUCLEARE – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: INCUBO NUCLEARE – La fermata – Cadoinpiedi.

di Giuseppe Onufrio – 15 Marzo 2011
Insicuro, dannoso e inutile. Il dramma giapponese ci insegna che la sicurezza non è totale. Le energie rinnovabili sono l’unica strada da seguire per un pianeta migliore

Il terremoto che ha colpito il Giappone è di sismicità spropositata, è un evento molto raro. Tuttavia questo evento spiega esattamente la natura del rischio nucleare. I reattori nucleari in Giappone erano progettati fino al 1995 per resistere a un terremoto di scala 6,5. Nel 95, dopo il terremoto di Kobe che arrivò a 7,2, sono stati progressivamente ristretti e resi molto più stringenti gli standard sismici. Ma è importante tener presente che la tecnologia può cercare di ridurre la probabilità che una certa catena di eventi accada, non la può eliminare del tutto. E allora qual è il problema? Il problema è che i nuovi reattori, gli EPR, che sono costruiti in maniera migliore rispetto a quelli che stanno saltando per aria in Giappone, hanno una dimensione doppia rispetto all’unità 3 di Fukushima, sono dei reattori che sono quasi quattro volte la grandezza in termini di potenza e quindi in termini di materiale e di capacità di contenere la radioattività.

Il rischio nucleare ha due elementi: la probabilità che certe cose capitino e l’entità delle possibili conseguenze. Si può lavorare sulla probabilità, ma fino a adesso l’entità delle conseguenze in realtà è andata aumentando e cioè nessuna delle tecnologie che oggi ci propongono è intrinsecamente sicura. Che vuole dire intrinsecamente sicura? Vuole dire che se succede un guasto, il reattore in maniera passiva si mette in una posizione di sicurezza: no. Qui siamo sempre con la necessità di una vigilanza attiva e di sistemi attivi di controllo.

Che cosa è successo a Fukushima? A Fukushima è successa una situazione simile, più che a Chernobyl, a Three Miles Island e cioè il problema è stato causato dal terremoto. Un terremoto produce due tipi di effetti sul reattori: uno sono gli effetti strutturali, ossia si possono rompere le condutture, c’è una perdita di liquido di raffreddamento, il reattore si surriscalda e rischia di scoppiare. La seconda cosa è che, anche se la struttura ha tenuto, cosa che è successo nel caso di Fukushima 1, lo tsunami ha messo fuori gioco i generatori diesel di emergenza, conseguentemente il reattore è rimasto senza elettricità e, senza elettricità, il sistema delle pompe non ha funzionato. In particolare per quel tipo di reattore il sistema delle pompe era azionato in corrente continua ed è successo che il reattore ha cominciato a surriscaldarsi.
Che cosa accade quando un reattore si surriscalda? Quando un reattore si surriscalda succede questo: dobbiamo pensare a un bollitore con delle barre lunghe quattro metri che hanno una camicia di zirconio – lo zirconio è un metallo particolare – una lega di zirconio che si usa perché lo zirconio è abbastanza trasparente ai neutroni che vengono sparati dalla reazione e dall’uranio in particolare. Il surriscaldamento provoca la fusione, può provocare l’apertura delle camice, dentro queste camicie ci sono delle pastiglie di combustibile nucleare e quindi cominciano a fuoriuscire gli elementi figli della fissione, il cesio 137 e lo iodio 131. Lo zirconio poi ha un problema: che è usato perché è molto utile dal punto di vista dell’ingegnere nucleare, in quanto è quasi trasparente ai neutroni, però reagisce con l’acqua e crea idrogeno dall’acqua; l’idrogeno, essendo leggero, sale e quindi abbiamo questi pentoloni. Nel caso di Fukushima la pressione interna era doppia o più che doppia rispetto al progetto, quindi che cosa hanno fatto? Hanno sfiatato questo vapore che conteneva anche idrogeno in forma di gas, l’idrogeno va verso il tetto e a un certo punto si espande e esplode, quindi è partito il primo terzo dell’edificio, sembra senza danneggiare il pentolone, il cosiddetto vessel.
Ora, in caso di fusione del nocciolo, che cosa accade? Che queste camice si aprono e le pasticche di combustibile cominciano a circolare dentro il reattore, per cui il rischio quale è? Il rischio è che vadano in fondo al reattore e diventino incontrollabili. ll reattore è controllato da barre fatte con boro che si mettono dentro il reattore per assorbire i neutroni, però se queste pasticche finiscono in fondo bisogna continuare intanto a pompare acqua per raffreddare e, in più, a mettere in circolazione acido borico, che è sempre un composto a base di boro, che ha lo stesso effetto di assorbire i neutroni, altrimenti succede che si va verso una condizione in cui il nocciolo fonde. La reazione, così, va fuori controllo e ci può essere una fuoriuscita significativa di radioattività.

A differenza di Chernobyl questo tipo di reattore non contiene grafite: la grafite è come la mina delle nostre matite, viene utilizzata nei reattori come quello di Chernobyl per rallentare i neutroni, mentre qui si usa l’acqua, che ha la doppia funzione di raffreddare e di rallentare i neutroni per aumentare la probabilità che la reazione nucleare di fissione sia sostenuta. Noi siamo di fronte a una tecnologia che sostanzialmente è intrinsecamente insicura: in Europa abbiamo, vicino alle porte d’Italia, un reattore, quello di Krusk, in Slovenia, che è esattamente su una faglia sismica. Credo che lì il reattore sia stato progettato per resistere a una scala Richter di grado 5, dobbiamo tenere conto che la scala Richter è una scala logaritmica e quindi tra 5 e 6 ci sono trenta livelli di potenza in più, grossomodo.

Che cosa significa? Significa che il nucleare è un grosso rischio e non ci serve. Oggi in Europa il dibattito su uno scenario del 2050 interamente basato sulle fonti rinnovabili è già discusso sul piano tecnico e anche sul piano economico, le rinnovabili costano ancora un po’ di più, ma non costano più del nucleare. Quando ci raccontano che il nucleare bisogna farlo perché fa risparmiare sulla bolletta raccontano una falsità, perché i costi degli impianti nucleari sono andati crescendo in tutti questi decenni e oggi i nuovi impianti hanno costi che sono almeno doppi rispetto a quello che ci racconta l’Enel in Italia.
Col nucleare siamo di fronte a un rischio che non è eliminabile, nonostante questi nuovi reattori di terza generazione, gli EPR.
Intanto dobbiamo raccontare a chi ci ascolta che di questi reattori EPR non ce ne è neanche uno in funzione al momento, ci sono due cantieri in Europa, di cui uno in Finlandia e uno in Francia, c’è un cantiere in Cina, questi EPR sono dei reattori nuovi e hanno diversi problemi nel senso che i progetti sono ancora sotto esame dal punto di vista della sicurezza. Tanto per dirne una, le agenzie di sicurezza di Francia, Stati Uniti, Inghilterra e Finlandia non hanno ancora approvato i sistemi di azionamento del sistema in caso di emergenza. Diciamo che l’EPR, almeno guardando il progetto, è più robusto di quelli che sono saltati in Giappone, ma bisogna ricordare che nel cantiere finlandese sono state osservate almeno 3.000 violazioni di sicurezza importanti e ci sono stati problemi nelle saldature del circuito primario. Si è scoperto solo dopo un anno che l’azienda francese che stava lavorando alla struttura in cemento armato del reattore aveva fatto le saldature fuori norma, che per un anno ha lavorato senza il responsabile della sicurezza in cantiere e hanno avuto una serie di problemi con gli appalti e i subappalti, con opere fatte fuori standard. Alcune di queste cose sono state corrette, ma non sappiamo fino a che punto hanno corretto: un conto è il progetto e un conto è quello che viene fatto in cantiere.

Quando vi raccontano che tra cinquanta anni potrebbero non bastare più le fonti fossili vi dicono una verità, ma una falsità dal punto di vista del nucleare, perché non è che l’uranio, su cui questa tecnologia ancora si basa, si esaurisca dopo il gas o, ancora peggio, dopo il carbone. Per altro quello che voglio dire è che il nucleare produce solo elettricità, quindi non è che con l’uranio ci liberiamo dal petrolio: gran parte dei prodotti petroliferi viene usata nei trasporti, l’uranio produce elettricità ed è la stessa cosa che produce il solare, il fotovoltaico o che possono produrre le biomasse e l’eolico. Oggi il Paese deve scegliere e vediamo che il governo da una parte sta distruggendo in Italia il mercato delle rinnovabili e dall’altra ha iniziato a dire delle idiozie: idiozie come quella, per esempio, di tranquillizzare i cittadini su quello che accade in Giappone.
Il tutto mentre le autorità francesi e quelle americane, che conoscono il nucleare molto meglio di noi, hanno detto ai loro cittadini di andare via. E’ di ieri la notizia che la settima flotta americana che era al largo, 160 km al largo dall’incidente, in mare, si sta allontanando perché sta segnalando radioattività nell’aria. Abbiamo questo governo che ha superato i limiti dell’idiozia, partendo dal Presidente dell’Agenzia di Sicurezza Nucleare, il professor Veronesi, che di idiozie ne ha sparate più di una: una, quella più macroscopica che abbiamo attaccato, è quella di dire che lui potrebbe dormire con le scorie nucleari in casa; se questo accadesse in Italia, se gli italiani seguissero il suo esempio, quello di dormire avendo sul comodino le scorie nucleari, prenderebbero una dose collettiva che comporterebbe in un anno un aumento di 250.000 casi di cancro.
Siamo nelle mani di un governo che fa barzellette, sappiamo che il Presidente del Consiglio è noto per essere un grande barzellettiere, in campo nucleare sarebbe meglio non fare barzellette e non dire idiozie come dice il professor Rigotti, sempre dell’Agenzia Nucleare del Politecnico di Milano, che dice delle idiozie cercando di dire che non è successo niente, senza avere nessuna contezza di quello che capita. Credo che dobbiamo tutti pensare che ci sarà un referendum sul nucleare, non è facile portare la gente a votare, perché sappiamo che il referendum è uno strumento visto in maniera un po’ scettica. Ritengo però che quest’occasione del referendum sia importante. Proprio per il referendum stiamo raccogliendo le firme per accorpare la data con quella delle amministrative di maggio.

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Una risposta a “INCUBO NUCLEARE – La fermata – Cadoinpiedi

  1. Dobbiamo cominciare a far pagare anticipatamente un eventuale disastro, a chi è detentore di centrali pericolose, a cominciare dai governanti e parlamentari.
    Nel nostro paese, la politica, non ha saputo mai affrontare disastri idrografici, assolvendosi sempre, e mai che si ricordi abbiano fatto analisi ed interventi sui nostri bacini.
    Il Popolo, avrebbe dovuto presentare denuncia penale oltre che civile, chiamando in causa parlamentari e governanti, per non aver saputo contrastare gli eventi catastrofici abbattutisi nel territorio.
    Figuriamoci se dobbiamo affidare loro l’amministrazione di leggi sensibili, quali decisioni sul nucleare o “ritoccare” la Costituzione; quando non riescono a farne per migliorare la qualità di vita della cittadinanza tutta, e non di una sola parte.

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