Archivi del giorno: 16 marzo 2011

Antonio Di Pietro: Nucleare = 0%

Fonte: Antonio Di Pietro: Nucleare = 0%.

Oggi alla Camera ho prima chiesto al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che rendesse conto della strategia nucleare del governo, anche alla luce di un’Europa, e di un mondo, che vanno nella direzione opposta. Subito dopo ho risposto al Governo, che ha rigettato la richiesta di un election day, unendo referendum e amministrative, con scuse ridicole. La realtà è che hanno paura.


Il nucleare dev’essere cancellato

Signori del Governo, gli italiani, anni fa, hanno detto no al nucleare come fonte di approvvigionamento energetico e come vedete ci avevano visto giusto, perché si ripropone spesso il tema della sicurezza, tanto che il Commissario all’Energia della Ue, Guenther Oettinger, ha definito “apocalisse atomica” quanto sta avvenendo in Giappone. Sempre la Commissione europea ha detto che ci sono almeno quattro centrali nucleari in Europa nelle stesse condizioni di quelle nipponiche, due in Spagna e due in Svizzera. E proprio la Svizzera ha dato disposizioni di bloccare la produzione di energia nucleare, così come è avvenuto anche in Lituania e in Germania che ha fermato ben sette centrali. Quindi, mentre nel mondo (espandi | comprimi)
si sta sviluppando una forma di energia alternativa, le chiedo: in Italia c’è proprio bisogno di ricorrere a questa soluzione distruttiva per l’uomo, pericolosa per la salute e per l’ambiente o possiamo, invece, sfruttare il sole e il vento che ne abbiamo in abbondanza? Ministro Prestigiacomo, si possono non condividere le opinioni ma i fatti vanno riferiti correttamente. Lei ha detto una bugia clamorosa e le cito testualmente cosa, invece, ieri ha dichiarato il Commissario all’Energia della Ue, Guenther Oettinger, dopo la riunione con tutti i ministri competenti: “Dopo gli eventi giapponesi l’Unione europea deve pensare a un’opzione zero per il nucleare”. L’esatto contrario di quello che lei, ministro, ha voluto far credere oggi agli italiani. Allora il quesito è uno e uno solo: conviene il nucleare? Ci sono dei disastri naturali cui resisti non potest, non è possibile fermare il terremoto, ma possiamo evitarne alcune conseguenze e tutti quei disastri che sono causati dal comportamento dell’uomo. E allora mi chiedo, il gioco del nucleare ne vale la candela? Io dico di no perché oggi come oggi, rispetto a quando gli altri Paesi che lei ha citato hanno costruito le centrali nucleari, la moderna tecnologia produce un sistema di approvvigionamento energetico diverso, più qualificato, più qualificante e più pulito, meno dispendioso, meno pericoloso per i prossimi 20-100 mila anni. Nessuno, infatti, racconta agli italiani dove andranno a finire le scorie nucleari né dove saranno collocate le centrali. Proprio ieri un sottosegretario del vostro Governo ha detto che gli impianti non si faranno se non nelle Regioni che sono d’accordo, ma la maggior parte delle Regioni, pure quelle governate dalla maggioranza, hanno detto che non vogliono il nucleare sul loro territorio. In una situazione di questo genere, sul piano economico non è vero che si risparmia, anzi si spende di più, non è vero che la materia prima è meno cara perché l’uranio è esauribile e bisogna acquistarlo dall’estero, mentre sole e aria in Italia ce l’abbiamo in abbondanza. Allora chiediamo a tutti voi e al ministro dell’Interno si vada al referendum, che l’Italia dei Valori ha promosso, si dia la parola agli italiani e si chieda: siete voi disposti a rischiare la vita con il nucleare oppure volete un’energia pulita, come il fotovoltaico e l’eolico?

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Hanno paura dei referendum

Signori del Governo ho ascoltato adesso il parere contrario di un vostro rappresentante che dice che non si può fissare il voto dei referendum lo stesso giorno delle amministrative. Io lo chiamo un gesto di codardia, perché nel 2009 c’è già stato l’accorpamento con la motivazione che voi giudicate “eccezionale” e noi invece riteniamo secondo legge e Costituzione, ovvero facilitare il diritto di voto dei cittadini, evitare spese suppletive a carico dell’erario, permettere agli italiani di esprimere il loro parere su quattro quesiti importanti. Stiamo, infatti, parlando di decidere se possono bere tutti o soltanto quelli che hanno i soldi, se l’acqua deve rimanere un bene pubblico o divenire bene privato. Non è un quesito dell’Italia dei Valori ma che ha proposto il Forum per l’acqua pubblica, (espandi | comprimi)
un’associazione apartitica, traversale, che si rivolge a tutti i cittadini e non solo a quelli che condividono una determinata ideologia politica. Io esprimo gratitudine a questo forum per l’acqua pubblica che ha proposto ben due quesiti referendari per far sì che sia applicato il principio di uguaglianza, in base al quale se siamo tutti uguali alla legge, benedetto il Signore, anche un bicchier d’acqua non deve essere negato a nessuno. Non è un principio comunista questo, ma di buon cristiano perché anche Gesù Cristo diceva di dar da bere agli assetati. L’altro referendum che noi chiediamo sia accorpato alle elezioni amministrative è molto semplice: è ciò di cui si discute in queste ore perché, come dice il Commissario per l’Energia dell’Unione europea, stiamo assistendo a “un’apocalisse atomica” in Giappone e se dovesse scoppiare quella centrale nucleare ci sarebbe un disastro più grande della stessa Chernobyl. Allora noi chiediamo agli italiani: volete davvero queste centrali nucleari? In realtà gli italiani hanno già detto con un referendum di non volerle, di preferire l’energia rinnovabile. Abbiamo, infatti, la possibilità di produrre energia con materie prime che si trovano nel nostro Paese, come il sole e il vento, invece dovremmo andare a comprare l’uranio dall’estero, una materia prima esauribile, utilizzabile forse tra 20-30 anni, non disponibile sul nostro territorio ed estremamente pericoloso. Vedete, i disastri naturali non si possono prevenire ma si possono contenere ed evitare gli effetti che sono conseguenza dei comportamenti dell’uomo. Quindi bisogna far attenzione alle scelte che incidono sulla salute, sull’ambiente e sull’esistenza della stessa umanità, che portano appunto a “un’apocalisse”, come purtroppo stiamo vedendo in questi giorni. Rispetto a tutto questo non si può dire che la percentuale che esploda una centrale nucleare è bassa, perché non possiamo sapere se un disperato un giorno faccia con un aereo come l’11 settembre a New York oppure se si scateni un terremoto come tanti che avvengono nel nostro Paese.
L’altro referendum riguarda il legittimo impedimento. Dopo che il Governo Berlusconi ha proposto una riforma costituzionale che mette al primo posto la non funzionalità del sistema giustizia, la rottura del patto democratico, mettendo il giudice sotto il controllo del Parlamento e contraddicendo il principio della divisione dei poteri. Rispetto a tutto questo, il quesito referendario chiederà ai cittadini: vuoi che questo Governo continui a farsi le leggi per conto suo, senza pensare agli interessi del Paese, oppure vuoi dirgli basta?
Io credo che dobbiamo creare le condizioni affinché i cittadini possano davvero andare a votare. Caro sottosegretario e voi tutti del Governo, avete detto un sacco di bugie poco fa quando avete dichiarato che non si può accorpare il voto del referendum con quello delle amministrative perché secondo voi il non voto è l’espressione di una volontà positiva di mantenimento della legge. Niente di più falso perché chi non va a votare non si esprime né in un modo né in un altro. Una cosa sbagliata in questa legge è proprio il quorum di ammissibilità del referendum, perché non è possibile che per modificare la Costituzione basta il quorum semplice, ovvero la maggioranza dei votanti, mentre per far passare un referendum è necessario che la maggioranza degli aventi diritto al voto si rechino alle urne, compresi i tre milioni cittadini all’estero e quelli nati nel 1860. In una situazione di questo genere, strumentalizzare i cittadini che si astengono e dire che votano a favore del Governo ci sembra un artificio, un raggiro, un trucco, una truffa politica ed elettorale. Ecco perché noi siamo convinti più che mai di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’atteggiamento di questo Governo che si comporta come un prete spretato che invita i fedeli a non andare a messa, in questo caso invita i cittadini a non andare a votare, oppure rende loro difficoltoso l’esercizio del diritto di voto. Il sottosegretario ha detto che non si spenderebbero 300 milioni di euro in più ma soltanto 50 milioni, alla faccia! Sono niente 50 milioni? Dateli alla ricerca, alla cultura, alle persone che sono diversamente abili. Ecco perché io dico che il Governo si è arrampicato sugli specchi per giustificarsi, dicendo che ci sarebbero troppe schede. Però sulle schede c’è scritto a cosa servono. Considerate i cittadini degli scemi? Pensate che gli elettori siano incapaci? Questa è la vostra grande arroganza, pensate che gli italiani non capiscano che cosa vanno a votare e li trattate come bambocci. Voi dite anche che siccome i cittadini ci impiegherebbero troppo tempo nel seggio, sarebbero disincentivati a votare. Io penso che sia peggio costringerli a recarsi alle urne per tre week end di seguito, soprattutto in un periodo già di ferie, nel quale le scuole sono chiuse. Allora diciamo le cose come stanno signori del Governo. Le ragioni dell’accorpamento che noi sosteniamo sono diverse: ci sono quelle costituzionali – bisogna agevolare il diritto del voto e non renderlo difficoltoso -, ci sono motivi di buon senso – perché portare a votare i cittadini due volte quando potrebbero farlo una sola volta? -, ci sono quelli economici – saranno 300 milioni, 50 milioni, ma anche soltanto un euro, voi avete il dovere di non sprecarlo -, e ce ne sono molte altre che voi non volete dire. In realtà avete paura del risultato elettorale, perché sapete che in tema di acqua, di nucleare e di giustizia state attuando una politica contro il popolo, contro i cittadini e contro gli elettori. Voi vi chiudete nel vostro bunker e pretendete di governare senza avere il consenso. Il presidente del Consiglio ha detto che ha il consenso del popolo, allora vada dal popolo a chiederlo, altrimenti si chiuda nella sua casa di Arcore.

OLTRAGGIO ALLA SALMA

Fonte: ComeDonChisciotte – OLTRAGGIO ALLA SALMA.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Aggiornamento Il Più Grande Crimine 11

Infierire su un cadavere è un atto orrendo, oltre che un reato. Ma i tecnocrati europei lo stanno facendo sotto gli occhi impotenti di Giulio Tremonti, che sa tutto ma non può farci nulla, né ci dice nulla. La democrazia è stata assassinata dal Vero Potere qui in Europa con il Trattato di Lisbona e con l’Unione Monetaria – cioè con la fine della sovranità sia legislativa che economica degli Stati dell’Eurozona in cui noi oggi votiamo governi privi di potere reale – e ne ho lungamente parlato. Essa giace morta, con conseguenze troppo orribili da contemplare per i nostri figli, ma agli assassini della Commissione Europea e ai loro sottomessi del Consiglio Europeo non basta. Ora vi descrivo cosa stanno preparando per noi, ovvero il male che ci vogliono ancora infliggere, l’ennesimo golpe. E di nuovo vi dimostro che a decidere il nostro destino sono elites potentissime e a voi sconosciute. Se riuscirete a finire la lettura prima di urlare sarete stati forti.

Ma per darvi il giusto contesto di quanto noi cittadini siamo tenuti all’oscuro di cose a questo livello vitale di importanza, storiche persino, vi porto per un attimo alla puntata di Annozero di giovedì 10 marzo scorso. Forse l’avete vista: De Bortoli, Scalfari, Bertinotti e Tremonti, a discutere di crisi e di Europa, proprio il tema qui trattato. Prima serata Tv, nomi ad alti livelli di competenza politico-economica, un contenitore che dovrebbe essere dalla parte dei cittadini, e dunque il massimo dell’informazione al momento. Scalfari e De Bortoli con l’auricolare dei rispettivi suggeritori: Fiat/Bilderberg e De Benedetti/Bilderberg; Bertinotti che bofonchiava cose da sberle operaie in piena faccia; e poi Tremonti. Sul ministro mi soffermo. Lui sa tutto, e infatti di fronte all’inasprimento del golpe europeo che viene in queste ore preparato e di cui tratto in questo articolo, Tremonti ha già rilasciato la seguente dichiarazione: “Questo processo porterà a un colossale trasferimento di sovranità… le politiche di bilancio ora non sono più nelle mani dei governi nazionali” (EUbusiness.com, Reuters 01/2011). Non sono più nelle mani dei governi nazionali, e, preciso, sono nelle mani di una mafia di criminali economici che stanno uccidendo i diritti e il lavoro, e il nostro futuro. Ma lui, perché non parla qui da noi? Perché va da Santoro e dice solo i primi due quinti della verità? Permette a Travaglio di dire corbellerie come quella del denaro della corruzione come rovina economica italiana (come dire che le sigarette sono la fonte dell’effetto serra), e non dice quello che sa, che potrebbe letteralmente spellare vivi sia i suoi interlocutori sia la gente a casa. Non può? E’ complice? Non lo sappiamo, ma ecco quello che lui sa.

Sa che la Commissione Europea, avvallata dal Consiglio Europeo, vuole far precipitare il collasso degli Stati europei del sud e dell’est, fra cui noi italiani, mentre tiene anche sotto servitù persino i lavoratori tedeschi e francesi. Non gli basta che Roma o Lisbona o Atene e Bonn abbiano perso la sovranità legislativa e monetaria, non gli basta che la spirale di crisi dell’euro, studiata a tavolino, stia reclutando milioni di persone in quello che Marx chiamava “l’esercito di riserva dei disoccupati” che si litigano stipendi da insulto senza più protestare, e non gli basta aver già steso un velo di pece sul futuro dei nostri piccoli. Evidentemente l’agonia europea è troppo lunga e loro la vogliono sveltire. A questo fine hanno scritto un programma d’azione micidiale, un golpe, che imporranno dall’alto e che si compone di New Economic Governance; EU Semester; Excessive Imblace Procedure; Europe 2020 Strategy. Fermi, non staccate la spina…

Vi dovete rendere conto che il destino del vostro stipendio di insegnanti o infermieri o segretarie, o del vostro laboratorio artigianale, officina, negozio, azienda, di tutta la vostra economia, dei vostri diritti sociali e democratici, NON STA NEI TITOLI DEL CORRIERE SULLA POLITICA ITALIANA, ma nel linguaggio noioso di astrusi comunicati di burocrati olandesi, italiani, o francesi e tedeschi che voi neppure sapete che esistono. Non storcete il naso davanti a queste righe. Gli astrusi comunicati vi stanno schiavizzando in un golpe senza precedenti nella Storia d’Europa, su democrazie ormai morte.

(Per i lettori appena giunti a queste cose, riassumo in brevissimo come il Vero Potere ha già distrutto gli Stati d’Europa e per quali fini. Questa è la spirale perversa che fu pianificata fin dagli anni ’30 dello scorso secolo e che oggi è giunta a piena fruizione – i dettagli ne Il Più Grande Crimine:

– Agli Stati dell’Eurozona è stata sottratta la sovranità legislativa e monetaria con i Trattati di Maastricht e di Lisbona, che danno poteri immensi alla Commissione Europea di burocrati NON eletti.

– Quei Trattati hanno regole che hanno paralizzato gli Stati nella loro funzione di spendere a deficit per la piena occupazione e pieno Stato sociale dei cittadini. E in ogni caso l’euro non è più degli Stati, che lo devono chiedere in prestito ai capitali privati con limiti enormi di sovranità proprio nella spesa.

– Peggio, ai governi è stato inculcato il dogma dei taglia alla spesa a tutto campo, blocco o riduzione degli stipendi pubblici, e di tutti i servizi sociali.

– Il calo degli investimenti pubblici ha così sottratto ricchezza anche al settore privato, che di conseguenza taglia, licenzia o precarizza. C’è una deflazione dei redditi sia pubblici che privati.

– La deflazione dei redditi pubblici e privati crea un calo di domanda, cioè meno vendite e meno ricchezza che circola, ma questo costringe le aziende che non vendono a licenziare e precarizzare ancor più, innescando un circolo vizioso di calo di redditi, calo di domanda e ancora crisi di aziende e licenziamenti e deflazione dei redditi senza fine.

– Licenziamenti e calo dei redditi costringono però gli Stati a spendere in ammortizzatori sociali di ogni tipo, per cui ciò che essi avevano risparmiato dai tagli alle spese viene poi rispeso per gli ammortizzatori, cioè sempre peggio in termini di deficit e debito.

– A peggiorare ancora il deficit e il debito c’è appunto il fatto che gli Stati devono chiedere gli euro in prestito ai privati che ne decidono i tassi d’interesse. Questo fa sì che oggi il debito degli Stati dell’Eurozona sia un vero debito dovuto a grandi capitali esteri, che gli Stati possono ripagare solo tassandoci o facendo altro debito. I mercati sanno questo e hanno perso la fiducia negli Stati dell’Eurozona che sono visti come a rischio di fallimento. E più crolla la fiducia e più i mercati alzano i tassi per darci gli euro, e questo ci indebita sempre più, in una spirale senza fine di debito che causa sfiducia, sfiducia che causa debito e via così.

– Quella spirale costringe gli Stati a tagli pubblici sempre maggiori, quindi come detto sopra riparte la spirale del crollo dei redditi, crollo delle aziende, crollo dell’impiego, aumento spese per ammortizzatori e di nuovo riparte la spirale del debito e del deficit ecc. ecc. Un gorgo nero senza fondo che si chiama Crisi, quella che oggi stiamo vivendo, ma che come sopra dimostrato è stata voluta a tavolino.

– Stati ridotti in questo modo fruttano però ai grandi capitali del Vero Potere due cose: masse di lavoratori disperati per un lavoro e disposti ad accettare ogni precarizzazione indegna; e la svendita agli stessi capitali dei beni pubblici a due soldi ‘per far cassa di Stato’. Conclusione: il Vero Potere della grande industria franco-tedesca assume a costi del lavoro stracciati e può esportare in concorrenza con USA, Cina e India. Gli speculatori della finanza ci comprano le telefonie, l’acqua, la sanità, le autostrade, ecc. a prezzi stracciati perché Stati con economie in collasso non possono certo contrattare sui prezzi delle privatizzazioni. Tutto questo sotto la supervisione complice della Commissione Europea e del Consiglio Europeo.)

Spero che vi rendiate conto di cosa significa tutto questo. Un truffa immensa per arricchire poche elites, e dove il prezzo fu pagato, è pagato e sarà pagato solo dai cittadini che lavorano oggi in Stati che sono zimbelli privi di sovranità nella mani del capitale privato, quindi fine della democrazia. Noi, i nostri figli siamo in queste condizioni.

E su queste condizioni giunge oggi il golpe in preparazione di cui parlavo.

Golpe.

Cosa stanno facendo: la Commissione Europea, che ha potere sovranazionale in tutta la UE, sta pianificando 1) di sottrarre il bilancio degli Stati alle decisioni dei loro governi legittimi e dei loro parlamenti legittimi. 2) di interferire con forti poteri nelle politiche del fisco, dello Stato Sociale, del mondo del lavoro, delle retribuzioni, dei servizi essenziali ai cittadini degli Stati. 3) di punire con sanzioni enormi gli Stati che osano disubbidire al comando della Commissione. 4) di rendere ancora più soffocanti le regole dei Trattati che paralizzano la facoltà degli Stati di arricchire i propri cittadini e che sono una delle cause maggiori del collasso europeo. 5) di imporre la competitività come valore supremo delle politiche economiche degli Stati a costo di distruggere i redditi e tutto lo Stato Sociale, e persino le nazioni stesse, ma a esclusivo vantaggio del grande capitale finanziario e industriale. 6) e di far pagare i prezzi di questo golpe senza precedenti nella Storia d’Europa unicamente alle fasce basse dei lavoratori e dei giovani sottoccupati per intere generazioni.

Tutto questo sotto dettatura da alcune precise lobby finanziarie di poche centinaia di oligarchi (Vero Potere). Il risultato sarà quello descritto dal prof. Peder Nedergaard sul Danish Daily Politiken nel settembre del 2010: “Un effetto di condizionamento sulle economie degli Stati paragonabile a quello delle testate nucleari in campo militare”.

E ora, mi dispiace, ma devo essere tecnico e complesso, perché tali accuse richiedono prove dettagliate. Chi non se la sente rilegga la sintesi dei 6 punti qui sopra, che è già sufficiente a far comprendere la gravità del golpe.

La crisi economica del 2007-2011 ha dato alla Commissione Europea cioè che l’11 di Settembre diede a George W. Bush, cioè il pretesto per un attacco frontale senza precedenti a popoli senza colpa. Col pretesto di riportare ordine nelle finanza terremotate della UE, ma senza mai neppure sfiorare i veri colpevoli della crisi, la Commissione già dal 2009 si era messa all’opera per perfezionare il piano settantennale di sottomissione degli Stati, cioè distruzione della loro sovranità legislativa e monetaria, messa in schivitù di milioni di lavoratori, distruzione del settore pubblico, e consegna nella mani del Vero Potere dei profitti derivanti. Aveva scritto in diversi rapporti delle idee, che furono sottoposte ai nostri governi nel Giugno del 2010, e da essi approvate in via preliminare. Quelle idee, si scoprirà poco dopo, erano state dettate quasi alla lettera da tre lobby finanziarie europee: il European Roundtable of Industrialists (ERT); la European Employers Association (EEA); e Business Europe (BE). Alle loro spalle altri giganti della lobbistica, come il LOTIS, il TABD, o l’International Capital Markets Association e molti altri. Primo obiettivo: impossessarsi dei bilanci degli Stati e poter interferire in essi senza alcuna considerazione per la sovranità degli elettori. A tal fine, e sempre con la scusa di porre un controllo a future crisi, ecco l’idea (questa già esecutiva):

Gli Stati membri della UE dovranno presentare entro l’Aprile di ogni anno alla Commissione e al Consiglio Europeo i loro bilanci per essere discussi, e questo PRIMA che la discussione avvenga nei parlamenti nazionali. Commissione e Consiglio presenteranno le loro raccomandazioni entro Luglio, e in autunno i governi poi dialogheranno coi relativi parlamenti. Questa procedura si chiama il European Semester.

Dunque già a questo punto si ravvede una perdita di sovranità enorme, ma il peggio deve ancora venire. Infatti, il cosa accadrà se il bilancio di, ad esempio, Italia non è gradito alla Commissione (formata da burocrati NON ELETTI) e al Consiglio Europeo è una delle parti forti del golpe. Di fatto verremo posti sotto amministrazione controllata, e puniti.

Amministrazione controllata.

Si tenga presente che un bilancio dello Stato non gradito alla Commissione significa unicamente non gradito agli speculatori e agli investitori delle lobby del Vero Potere sopraccitate, e non necessariamente sbagliato per il benessere invece di milioni d’italiani, francesi, spagnoli ecc. Questa parte della pianificazione prende il nome di Preventing Macroeconomic Imbalances. Prevede un ‘allarme preventivo’ che segnalerà alla Commissione i primi segni che loro ritengono critici in una economia di uno Stato, e poi prevede di conseguenza ampi poteri di intervenire in quella economia, come la richiesta che un’intera finanziaria dello Stato sia rivista per adattarsi ai dettemi dei burocrati europei. E di nuovo è il linguaggio astruso di costoro che nasconde pericoli micidiali, e va visto e capito. Parlano di ‘parametri’ che se violati faranno scattare l’allarme preventivo, e in questi includono due voci critiche: lo “spreco di risorse” e “livelli insostenibili di consumo”. Il problema è solo IN CHE MODO saranno interpretate quelle voci. Perché “spreco di risorse” può essere una spesa pubblica sociale essenziale per noi persone, in sanità o in previdenza o nella pubblica istruzione. E “livelli insostenibili di consumo” possono essere quelli che invece stanno proprio alla base di un circolo virtuoso economico dove i consumi alimentano occupazione e investimenti (come sosteneva John Maynard Keynes nella sua Theory of Effective Demand).

Ci sarà un ‘tabellone punti’ con i nostri voti, chi ha l’insufficienza viene… invaso. Gli ampi poteri di intervenire di cui parlavo includono la pretesa che lo Stato sotto accusa stili un suo programma di obbedienza alla Commissione con gli esatti tempi d’azione. Se non è diligente, può essere costretto a riscrivere il programma. Le materie su cui saremo esaminati e poi forse puniti, oltre a “spreco di risorse” e “livelli insostenibili di consumo” includono le politiche del lavoro, le tasse, i servizi sociali ai cittadini, i redditi. Insomma, tutto quello che ci tutela. Siamo sotto controllo stretto, e chi ci controlla, lo ricordo, non è mai stato eletto da nessuno e risponde direttamente alle lobby finanziarie (leggi sotto). Rivelatrici sono le parole di uno di quegli oscuri potenti burocrati, l’italiano Marco Buti, che nel Settembre 2010 ha detto al Die Welt “Quando gli stipendi nel settore pubblico danneggiano la competitività e la stabilità dei prezzi (cioè sono troppo alti, nda), allora quello Stato dovrà cambiare le sue politiche”.

Le sanzioni.

Chiare: se lo Stato non si allinea ed è membro dell’Eurozona, ci sarà una multa dello 0,2% del PIL, che in parole chiare significa miliardi di euro all’anno. Se è membro solo della UE, la Commissione potrà negargli i fondi europei, che alla fine sono gli stessi soldi. Ma la penalità di gran lunga più devastante non è esplicitata nei testi della Commissione. Si tratta del fenomeno di sfiducia che viene appiccicato alla nazione sotto accusa da tali verdetti, e che i mercati usano senza pietà per sottrarre investimenti in essa e per alzare i suoi costi per avere qualsiasi credito. Si innesca una spirale negativa che ne collassa l’economia e ne devasta di conseguenza posti di lavoro e benessere sociale. Una tragedia.

Chi ci tiene in pugno.

Chi mi ha letto in passato sa cosa sia la Commissione Trilaterale (gruppi di potere USA, UE, Giapppone che si riuniscono in privato dal 1973). A una riunione di questo gruppo tenutasi assai prima dell’attuale golpe, l’allora direttore della lobby European Roundtable of Industrialists (ERT), Daniel Janssen, dichiarò: “Da una parte stiamo riducendo il potere dello Stato e del settore pubblico in generale attraverso le privatizzazioni e la deregulation… Dall’altra stiamo trasferendo molti dei poteri delle nazioni a una struttura più moderna a livello europeo (la Commissione, nda)… che aiuta i business internazionali come il nostro”. Più sfacciato di così… Nel 2002, in un altro rapporto della ERT, si trovano gli esatti dettami che ispireranno l’amministrazione controllata (European Semester) di cui sopra, parola per parola: “Le implicazioni dei bilanci nazionali degli Stati devono essere esaminate dalla EU quando sono ancora a livello della pianificazione”. La lobby Business Europe (BE), si esprimeva nel Giugno del 2010 presso la Commissione con queste parole: “Noi chiediamo un meccanismo di imposizione delle sanzioni molto duro per assicurarsi l’obbedienza (degli Stati, nda)… e un sistema di penalizzazioni in caso di ripetute disobbedienze”. Parola per parola ciò che la Commissione e il Consiglio Europeo stanno pianificando. Ma non finisce qui. La BE rincarò la dose: “Chiediamo tagli alle spese (degli Stati, nda), e che siano riviste tutte le priorità dei governi”.

Vi rendete conto di quale umiliante posizione è riservata ai governi sovrani? Non per nulla Tremonti parlava di ”processo che porterà a un colossale trasferimento di sovranità… le politiche di bilancio ora non sono più nelle mani dei governi nazionali”. Ci si rende conto che la nostra vita è decisa dai diktat di queste lobby che nessuno controlla? Addirittura una di esse, il Trans Atlantic Business Dialogue (TABD) consegna alla Commissione una lista di priorità del business speculativo, e la Commissione si deve auto-apporre un voto sulla sua obbedienza a quei diktat (I Globalizzatori, P. Barnard, Report, 2000).

Impedire la ribellione.

Ci si chiede, e il pubblico che legge queste cose spesso si chiede, come sia possibile che almeno qualche governo non esploda in un grido di ribellione. Le risposte sono molte, ma in particolare per impedire quell’eventualità i criminali economici di cui ho parlato qui (e altrove) si sono inventati alcune micidiali regole dei Trattati europei che tutti noi nella UE abbiamo trasformato in leggi nazionali (con la ratifica, e senza che i cittadini ne sapessero nulla). Si chiamano Patto di Stabilità. E’ quella sciagurata ‘camicia di forza’ (così la si chiama in finanza) che ci obbliga a un deficit non superiore al 3% del PIL, a un debito non superiore al 60%, a bassa inflazione. Tradotto: IMPEDIRE CHE GLI STATI SPENDANO A DEFICIT PER IL PIENO STATO SOCIALE E LA PIENA OCCUPAZIONE, perché noi dobbiamo soffrire nelle mani dei privati e senza più tutele sui redditi. Questo significa. La ‘camicia di forza’ è stata definita una catastrofe economica per l’Europa da economisti del calibro dei Nobel Stiglitz e Krugmann, e da Roubini, Hudson, Parguez, dallo speculatore George Soros, da infiniti studi di macroeconomia, e persino dal Fondo Monetario Internazionale. Ma la Commissione non la discute, e anzi, nel golpe di cui tratto la sta inasprendo. Non trovo migliori parole per descrivere i futuri effetti dell’inasprimento del Patto di Stabilità di quanto scritto dalla European Trade Union-Confederation nell’Ottobre 2010: “Le regole proposte dalla Commissione sono solo mirate ai tagli, tagli e tagli, ai salari, ai posti di lavoro, alle protezioni dai licenziamenti, alla previdenza, ai servizi. Saranno i lavoratori a pagare gli immensi costi della crisi… la Commissione sta applicando una politica di deflazione economica immensa” (esattamente la spirale descritta sopra nel riassunto). Va compreso che qualsiasi Stato compresso fra l’incudine del Patto di Stabilità e il martello dei mercati che con esso agiscono, non può assolutamente più nulla. Fine, sovranità e democrazia morte. Ed è veramente carino scoprire che il gruppo socialdemocratico, quello liberale, oltre ovviamente a quello conservatore del Parlamento europeo si sono levati nel marzo del 2010 a gran voce per difendere proprio i “tagli, tagli e tagli, ai salari, ai posti di lavoro, alle protezioni dai licenziamenti, alla previdenza, ai servizi… cioè gli immensi costi della crisi… la politica di deflazione economica immensa”, cioè l’inasprimento del Patto di Stabilità, la ‘camicia di forza’, con tutta la perdita di sovranità che esso comporta. Vero De Magistris? Vero Di Pietro? Proprio voi che qui fingete di difendere la Costituzione italiana (sottomessa ai Trattati) e la democrazia, poi a Strasburgo ce le distruggete…

La corsa dei topi.

Il mantra della Commissione e del Consiglio Europeo suona un’unica nota, ossessivamente, ed essa parla della competitività, sancita dal documento Europe 2020, parte del golpe. E’ una bella parola, all’orecchio del cittadino magari suona anche ok, ma che invece significa la spremitura all’osso di milioni di lavoratori europei. La ragione è semplice. Chiedetevi come può uno Stato essere competitivo, nel senso di crescere ma anche di tutelare i cittadini. Classicamente lo può essere se 1) può gestire la propria moneta svalutandola se necessario, alzando o abbassando i tassi. 2) usando la medesima per iniettare investimenti nella società, alzando i redditi, edificando liberamente infrastrutture, modernizzando, investendo in ricerca o formazione, innovando, così da attrarre anche capitali stranieri, cioè il modello sociale pubblico nordico (si leggano i dati del World Economic Forum che lo testimoniano). Ma se uno Stato è privo di sovranità legislativa (non può legiferare liberamente per fare quanto sopra) e monetaria (non ha neppure più il portafoglio), se non può più neppure decidere sul proprio bilancio autonomamente, se rischia punizioni devastanti all’accenno di disobbedienza, quale altra strada gli rimane per essere competitivo sui mercati? Solo una: svalutare il proprio costo del lavoro e deprimere i consumi. Cioè creare sacche di lavoro alla cinese in Europa, distruggere i sindacati (bè, lì c’è rimasto poco), e incassare disperatamente dalle privatizzazioni selvagge. Esattamente il sogno, e il profitto, del Vero Potere come descritto ne Il Più Grande Crimine nei dettagli e in riassunto anche sopra. Cioè un massacro ai redditi, ancor più precari nel lavoro, tagli alla previdenza, privatizzazione dei servizi essenziali, e “una massiccia trasformazione di scuola e università per servire gli interessi del big business” (CEO, Big Business as Usual, 03/2010), come peraltro già sancito da un altro Trattato sovranazionale, il GATS dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, diligentemente firmato dall’Italia ben prima di Berlusconi. Prendano nota qui, fra le altre cose, coloro che ancora si fanno trascinare in vacue manifestazioni di piazza contro la Gelmini, responsabile dei tagli così come il cassiere della banca sotto casa tua è responsabile dei tassi miserabili che ti dà.

Ecco come ciascuno di voi padri e madri di famiglia dovrebbe tradurre oggi la parola competitività.

Come sempre in questo golpe, i poteri della Commissione decretati da Europe 2020 sono quelli di intervenire nelle decisioni degli Stati sulla competitività prima ancora dei relativi parlamenti. E non si creda che i cittadini degli Stati più forti siano immuni da questo disastro. Contrariamente a quanto strombazzato dai De Bortoli e tromboni vari del Corriere, i tedeschi hanno negli ultimi 10 anni subito esattamente quanto detto sopra, avendo sofferto un crollo dei salari del 50% rispetto alla media europea, mentre li si spremeva al lavoro come limoni, cioè con una produttività su del 35% (studi di K. Brenke, W. Mosler, J. Halevi, R. Bellofiore).

In parole povere: competitivi forzati, spremuti come limoni, correre come topi, privi di sovranità, impotenti, sempre più precari, sempre meno diritti, e nel nome degli interessi di chi? Ora lo sapete.

La crisi finanziaria del 2007-2011 è solo servita come pretesto per questo nuovo golpe. Solo 5 anni fa un tentativo golpista identico rimase impantanato nel Consiglio Europeo per un soffio. Oggi la crisi greca, del tutto architettata a tavolino da Germania e Goldman Sachs più Moody’s e soci, ha dato la stura all’ignobile trama che vi ho illustrato. E vale la pena citare le parole di un eminente golpista italiano per concludere questo abominio: “Grazie crisi greca!” ha esclamato l’ex commissario europeo Mario Monti a una conferenza della Commissione nel gennaio scorso, proprio per dare il benvenuto all’ignobile trama di questo golpe (K. Haar, EuropeVoice.com, 02/2011).

Di nuovo quel pollaio.

E’ una questione di vita o indecente sopravvivenza, di democrazia o dittatura reale. Dobbiamo assolutamente per prima cosa aprire gli occhi di chiunque ci possa ascoltare sul Vero Potere, sul Vero attacco alla repubblica costituzionale italiana, sulle Vere responsabilità nella morte del diritto al lavoro, sulla Vera mafia economica da porre al primo posto nella lotta per la sopravvivenza in Stati di diritto, su Il Più Grande Crimine (paolobarnard.info). I nostri connazionali ancora attivi sono stati chiusi in un pollaio dove alcuni falsari ‘paladini’ in politica o nei media li hanno convinti che il problema sono quei dieci metri quadri di letame, col galletto più sporco degli altri accusato di essere la causa della miseria degli altri polli… mentre fuori dal pollaio le infernali macchine per la macellazione dei polli lavorano 24 ore su 24 sterminandone masse immense. Queste sono le esatte proporzioni.

Il Vero Potere ha già ammazzato la democrazia e il lavoro, e noi al suo interno. Oggi infieriscono sulla salma. Buon anniversario della nascita di questo Paese liberato dalla servitù a poteri stranieri. Peccato che nella servitù sia tornato appieno.

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=208%3Cbr%3E
15.03.2011

* si ringrazia il Corporate Europe Observatory, e Olivier Hoedman per il preziosissimo aiuto.

L’utopia dello struzzo e chi ci bagna il pane | Riccardo Orioles | Il Fatto Quotidiano

Fonte: L’utopia dello struzzo e chi ci bagna il pane | Riccardo Orioles | Il Fatto Quotidiano.

Il “mercato”, il consumo e il “progresso” illimitati vanno benissimo per i Grandi Animali, ma sono la morte per noi comuni esseri umani. “E’ sempre stato così”. Sì, ma qua finisce male.

“No all’emotività! Forza, nucleare!”. Sarebbe facile polemizzare col nostro signor governo e la nostra Confindustria che, mentre i tedeschi chiudono le centrali e i giapponesi cercano disperatamente di salvarsi la pelle, non sanno dire altro che “E’ successo qualcosa?”. Facile, ma in fondo ingiusto. Perché la bestialità della nostra orribile classe dirigente, la più disumana e la più ignorante che questo disgraziato Paese abbia mai avuto, fa leva sul nostro sogno, sulla nostra inespressa ma convintissima utopia: che possiamo andare avanti tranquillamente così, sfruttando sempre più la natura, picchiando chi riceve di meno e ruttando felici in un dopo pranzo sempre più inacidito.

Non è così. Il Giappone, molto più civile e tecnologico di noi, era sopravvissuto a duemila anni di terremoti e tsunami: e adesso sta crepando semplicemente perché (a dispetto di una sua cultura antichissima, bollata come “vecchia” e “superata”) s’è messo a costruire centrali nucleari in mezzo alle faglie sismiche. Modernissime, “sicure”, dotate (tranne quella mantenuta in servizio per le pressioni dei politici) della migliore tecnologia. E sono saltate per aria. Perché?

Per lo stesso motivo per cui si rompe un vaso in una stanza in cui si gioca a pallone, per semplice statistica: prima o poi. E perché, se lo sapevano, non si sono organizzati? Per semplice rimozione mentale, come lo struzzo: per eliminare il pericolo non bastava “rendere più sicure” le centrali (o mettere il vaso un po’ più in alto), bisognava abolirle del tutto (“Bambini, in questa stanza non si gioca a pallone”). Ma questo avrebbe significato treni un po’ meno veloci, automobili un po’ meno grosse e così via (“Ahhh… cattiva mamma! Non ci vuoi fare giocare!”). La gente, non solo i politici, non l’avrebbe accettato. La stessa gente che adesso è intenta a razionarsi l’acqua e a seppellire i morti.

“Il Giappone è lontano”. No, il Giappone è qua. Intanto, perché fra un anno probabilmente dovremo stare più attenti all’acqua che beviamo, all’insalata che mangiamo e così via (e già c’era da stare attenti prima). Poi perché la crisi economica (l’economia è mondiale) sarà tremenda e la pagheremo, anche qua, noi semplici cittadini. E poi perché il modello Giappone (con molta più rozzezza e intrallazzo, all’italiana) è esattamente il nostro, quello in cui viviamo: comprarsi più giocattoli, fregarsene della natura, manganellare i poveri, sedare con chiacchiere e botte le spaventate proteste (“Che avvenire ho?”) dei nostri figli. Illudendoci che funzioni, che vada avanti.

L’utopia dello struzzo: testa sotto la sabbia, chiappe all’aria, convinto che il pericolo è lontano e che tutto va bene.

Non serve una “svolta politica” (certo che serve, e subito: ma non basta). Ci vuole proprio una svolta di sistema. Socialismo, buddismo, impero Ming? E che ne so: io voglio semplicemente salvarmi la pelle, e voglio non essere pisciato addosso nella mia tomba da mio nipote – se sopravviverà e se ci saranno ancora delle tombe. Voglio che cambi parecchio, e non solo alla superficie, e anche alla svelta. La mia vita, e quella del mio nipotino, non può restare in balia di pazzi politici, terremoti, multinazionali ciniche ed economie senza controllo. Per i terremoti non ci possiamo far niente. Ma per il resto sì, e dobbiamo sbrigarci perché c’è poco tempo.

Mister B e la farsa delle navi dei veleni – parola d’autore – Cadoinpiedi

Fonte: Mister B e la farsa delle navi dei veleni – parola d’autore – Cadoinpiedi.

di Luigi Grimaldi – 16 Marzo 2011
Ecco come insabbiare un’inchiesta. Il caso Mills, il pentito Fonti e il procuratore Macrì

Lo scorso 16 marzo la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha depositato la richiesta di archiviazione al giudice per le indagini preliminari, relativa all’inchiesta sulle “navi dei veleni” e in particolare sul relitto della nave “Cunsky” che, secondo le rivelazioni del pentito Francesco Fonti, sarebbe stipata di rifiuti radioattivi.
Le indagini avrebbero rivelato che la nave affondata al largo delle coste calabre in realtà sarebbe la “Catania“, un’unità passeggeri, affondata nel 1917, al cui interno non sarebbe contenuta alcuna traccia di rifiuti. Un esito assolutamente prevedibile che se da un lato non avrebbe potuto essere diverso, in relazione alle presunte rivelazione del “pentito” Francesco Fonti, dall’altro non consente affatto di chiudere il caso stabilendo che le navi dei veleni non esistono.
Certo che nel centrodestra su questo tema possiamo registrare punte di super attivismo tali da rendere la vicenda curiosa se non sospetta. Sono accaduti strani fatti che val la pena di ricordare nel loro quadro d’assieme a riprova che in questa storia degli smaltimenti illegali di tossici e forse nucleari c’é in ballo assai di più di quanto si creda.

Atto primo, scena prima. Don Diego e Mr. Mills.
Cominciamo col dire che la decisione del governo di assegnare il contratto di ricerca del relitto della “Cunsky”alla famiglia dell’armatore Diego Attanasio, proprietaria della nave Mare Oceano, utilizzata per le prospezioni, lascia allibiti. Infatti qui compare il primo colpo di scena: David Mills, l’avvocato londinese del Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi, ha sempre sostenuto, al pari di Berlusconi, che Attanasio gli avrebbe pagato i famosi 600.000 dollari che, invece, secondo la giustizia italiana, sarebbero stati un “regalo” da parte del leader di Forza Italia come premio per la falsa testimonianza rilasciata in soccorso del Primo Ministro italiano.

Scena seconda. David Mills, Giorgio Comerio e Forza Italia.
Stando a quanto riferito nel 2004 dal governo al Parlamento italiano è esistito un piano, il Progetto Urano, «finalizzato all’illecito smaltimento, in alcune aree del Sahara, di rifiuti industriali tossico-nocivi e radioattivi provenienti dai Paesi europei. Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia». Ora il fatto è che Giorgio Comerio, uno dei protagonisti della vicenda delle “navi dei veleni” non è mai stato il responsabile italiano del progetto Urano riconducibile invece a Roberto Ruppen, procuratore fiduciario del governo somalo di Alì Mahdi e membro del gruppo di lavoro messo in piedi da Marcello Dell’Utri a Publitalia (nel giugno 1992) per trasformare la olding berlusconiana in un partito politico: Forza Italia.
Traffici e trafficanti, una rete in cui i dossier di Greenpeace inseriscono anche David Mills, il quale ha ammesso al quotidiano inglese “The Independent” di avere avuto un contatto telefonico con Comeio. Poca roba, se non fosse che, sempre Mills, risulta essere stato in affari, oltre che con Diego Attanasio e Berlusconi anche con Filippo Dollfus, azionista della Odm di Comerio impegnata in progetti per lo smaltimento in mare di rifiuti tossici e nucleari.

Atto terzo: come ti insabbio l’inchiesta.
Davanti alla Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta da Gaetano Pecorella, mente giuridica di Forza Italia e avvocato difensore di Silvio Berlusconi, il procuratore nazionale antimafia Vincenzo Macrì ha messo a fuoco alcuni dettagli dell’enigma rappresentato da Francesco Fonti, il pentito di ‘ndrangheta che con le sue rivelazioni sembrava aver svelato i misteri che ancora avvolgono il giallo delle “navi dei veleni”, e indicato la posizione del relitto della “Catania” scambiandolo per la “Cunsky”. Il tema dell’inchiesta che oggi pare indirizzata ad una inevitabile archiviazione.
Macrì sulla attendibilità del pentito ha espresso una convinzione: «Fino ad oggi alle parole di Fonti non sono seguiti riscontri ».
Il Procuratore Macrì, con Francesco Fonti, ha avuto molti colloqui investigativi in un periodo compreso tra il ’94 e il 2005, «ma con me – rivela – non ha mai parlato di navi affondate. Nel maggio del 2003 mi parlò per la prima volta di rifiuti tossici in parte interrati in Basilicata, in parte trasportati a bordo di camion al porto di Livorno e qui imbarcati su una nave battente bandiera norvegese diretta in Somalia. (…) A ottobre dello stesso anno tornò a parlarmi, facendomi anche alcuni nomi, del traffico di rifiuti tossici verso l’Africa e il Medio Oriente…». A settembre di quello stesso anno risale anche l’ultimo colloquio investigativo, «in cui – ricorda Macrì – Fonti mi parlò dei rapporti con un tale, conosciuto in carcere, che gli aveva parlato di un traffico di rifiuti radioattivi con la Somalia».
Secondo Macrì sull’attendibilità di Fonti occorre «essere cauti». «Eppure – riconosce – le sue dichiarazioni sul traffico di stupefacenti delle cosche di San Luca e sulla organizzazione interna della ‘ndrangheta sono attendibili e verificate (…); mi pare invece decisamente meno credibile quando racconta di rapporti con imprenditori, massoni, uomini politici e delle istituzioni», personaggi con tutta evidenza «superiori a quello che è il suo spessore criminale».
Insomma c’è il rischio che Fonti, non si sa se consapevolmente o no, sia stato manipolato da un terzo soggetto interessato a intorbidare le acque delle inchieste sui traffici di scorie nucleari. E indirettamente il Procuratore Macrì, proprio su questo punto, una vera e propria rivelazione, dalle importanti implicazioni, sfuggita a tutti, l’ha fatta. Basta leggere le relazioni conclusive dell’opposizione nella commissione parlamentare di inchiesta sul delitto Alpi-Hrovatin (i cui lavori sono terminati nel 2006 con roventi polemiche sull’operato del presidente Carlo Taormina, anche lui di Forza Italia), per scoprire chi sia con ogni probabilità l’autore delle imbeccate che Fonti ha poi propalato nei suoi interrogatori e nelle rivelazioni alla stampa.
Il magistrato ha riferito di aver compiuto un accertamento «dal quale risultava che Francesco Fonti e Guido Garelli erano stati detenuti nello stesso periodo presso il carcere di Ivrea ove occupavano celle diverse che si trovavano, però, sostanzialmente una di fronte l’altra. Da qui si poteva tranquillamente dedurre che, seppur non risultava che all’interno della struttura carceraria i due personaggi si fossero incontrati, era altrettanto vero che avrebbero potuto tranquillamente colloquiare relativamente alla posizione che le rispettive celle occupavano». Garelli, il sodale di Roberto Ruppen nella gestione del Progetto Urano. Traffici collegati allo scambio armi/rifiuti nelle aree più disparate del pianeta. Si tratta dello stesso Guido Garelli firmatario di una “lettera di intenti riservatissima”, risalente al giugno 1992, assieme a Giancarlo Marocchino (il cui nome è legato alle indagini sul delitto Alpi-Hrovatin avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994 e principale “collaboratore nella ricerca della verità” scelto da Taormina) e al console onorario di Somalia in Italia, il massone Ezio Scaglione (già membro della segreteria dell’onorevole Boniver ai tempi del Psi e prima dell’approdo di quest’ultima a Forza Italia), finalizzata alla prosecuzione del progetto Urano in Somalia.
E proprio Scaglione ha di fatto confermato in un interrogatorio reso davanti agli investigatori della procura della Repubblica di Asti l’intento che animava il progetto Urano in Somalia, ammettendo che l’impegno sottoscritto con la “lettera di intenti riservatissima”, siglata a Nairobi il 24 giugno 1992, non riguardava affatto – come scritto – partite di derrate alimentari, ma lo sviluppo del progetto di esportazione di rifiuti tossico-nocivi: «Detto progetto riguardava anche i rifiuti radioattivi e nucleari (hanno scritto i magistrati nella richiesta di archiviazione del procedimento del 19 febbraio 2004) i quali secondo i disegni esibiti dal Garelli dovevano essere contenuti in grandi cilindri metallici contenenti al loro interno una camera di stoccaggio, secondo un progetto asseritamente concepito, a detta di Garelli, dalla Oto Melara di La Spezia».
Insomma tutte le vicende connesse ai traffici di armi e di scorie tossiche e nucleari verso la Somalia, così come i corollari annessi alle indagini sull’omicidio dei due inviati Rai uccisi a Mogadiscio, ad una settimana dalle “storiche” elezioni del 27 marzo 1994, continuano ad essere oggetto di partite sotterranee, pilotate da mani esperte, misteriose e potenti, per allontanare una verità che evidentemente, nonostante siano passati tanti anni dai fatti, fa ancora molta paura.

Atto quarto: gran finale ma la commedia continua.
Nel frattempo continuano le attività della commissione parlamentare presieduta da Gaetano Pecorella che ha più volte ribadito l’impegno della Commissione sul fenomeno delle cosiddette “navi a perdere”. Anzi, Pecorella si appresta a ripercorrere le piste già battute da Carlo Taormina: “La Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti riaprirà le indagini sulla morte di Ilaria Alpi – ha di recente annunciato Pecorella con squilli di tromba e rullo di tamburi – all’interno della più ampia inchiesta sulle cosiddette navi dei veleni e sul traffico transfrontaliero dei rifiuti tossici o radioattivi”. La commedia continua.

Antimafia Duemila – Trattativa: 1.800 pagine per risalire alla verita’

Fonte: Antimafia Duemila – Trattativa: 1.800 pagine per risalire alla verita’.

Presentati dai pm i verbali con gli interrogatori ai pentiti e alle istituzioni del biennio stragista
di Anna Petrozzi – 15 marzo 2011
Con buona pace di chi avrebbe voluto la questione della trattativa liquidata in quattro e quattro otto, questa mattina il pm Nino Di Matteo ha depositato 1.800 pagine di documenti da acquisire al processo Mori e Obinu, incentrati proprio sul dialogo tra mafia e Stato avvenuto a cavallo del biennio ’92,’93. Si tratta di ulteriori dattiloscritti forniti da Massimo Ciancimino, delle varie note spuntate dai cassetti dell’Antimafia e dal Viminale…

…relative alle proroghe del 41 bis, dei verbali di interrogatorio dei tanti protagonisti di quella oscura stagione sentiti dai pm di Palermo negli ultimi mesi: i presidenti emeriti Scalfaro e Ciampi, il professor Conso, l’ex ministro Martelli, l’ex direttore dell’ufficio detenuti Andrea Calabria, il direttore del Dap Adalberto Capriotti successo a Niccolò Amato, il prefetto Antonio Dacunto che aveva partecipato alla riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza in cui era emersa la contrarietà di alcuni alla conferma del regime del carcere duro, Edoardo Fazioli, Liliana Ferraro… La Procura ha chiesto inoltre di risentire lo stesso Massimo Ciancimino in merito alla decisione del padre di assumere quale avvocato difensore Niccolò Amato, su consiglio dei carabinieri, stando a quanto dichiarato dal testimone; il pentito Giovanni Brusca che dopo 14 anni ha deciso di colmare i molti fondamentali buchi alle sue dichiarazioni e Angelo Siino. Questi aveva recentemente riferito di colloqui investigativi avuti nel 1993 con Mori e De Donno anche in merito alla ricerca dei latitanti Provenzano e Brusca. Durante questi interrogatori – secondo Siino – “non avrebbero più destato interesse le informazioni su Provenzano, quindi ci si doveva concentrare su Brusca”.
Il lavoro per districarsi tra tutta questa mole di lavoro appare quindi ancora lungo e la difesa, rappresentata dall’avvocato Milio, prima di pronunciarsi, ha chiesto un tempo limite per poter valutare le proposte del pm.
Intanto dalle prime indicazioni sul materiale depositato sappiamo che sia Scalfaro che Ciampi non ricordano che vi siano stati confronti o discussioni sul 41 bis e sulle eventuali proroghe ne di essere stati destinatari di note in merito. Ancor meno hanno avuto informazioni circa una possibile richiesta di trattativa con la mafia. Ciampi ha ribadito, come già aveva fatto in passato, di aver temuto il colpo di Stato, quando la notte delle bombe di Roma e Milano erano saltate anche le linee telefoniche. Ha precisato però che si trattò di una sua valutazione dovuta alla “eccezionalità oggettiva di quegli avvenimenti e non da notizie precise” in suo possesso. Anzi ha aggiunto: “Io personalmente ho maturato il convincimento che quelle bombe fossero contro il governo da me presieduto. Ciò perché ho constatato che gli attentati iniziarono, con quello di via Fauro, poco dopo l’insediamento di quell’esecutivo e cessarono pressoché contestualmente al momento in cui, nel dicembre 1993, rassegnai le dimissioni”.
La vera novità però sono le recenti dichiarazioni di Giovanni Brusca. Il pentito di Capaci, dopo essere stato accusato dai magistrati di aver gestito illecitamente un certo ammontare di denaro, ha chiesto di poter parlare con i pm per dire ciò tutto quanto a sua conoscenza sul retroscena di quel dialogo che per primo aveva definito “trattativa”. Dopo essersi scusato per la sua reticenza con il procuratore Messineo e il sostituto Lia Sava ha spiegato che tra il 1986 e 1987 Cosa Nostra aveva preparato un attentato ai danni di Silvio Berlusconi perché questi tornasse a pagare la sua “messa a posto” (l’ammontare era di circa 600 milioni di lire l’anno) per le antenne Mediaset così come faceva quando era in vita Stefano Bontade.
“Nell’86 o ’87, ora non mi ricordo, il mandante era Ignazio Pullarà (boss di Palermo ndr) e gli esecutori erano Peppuccio Contorno della famiglia di Santa Maria di Gesù e un certo Francesco o Salvatore Zanca, questo è scomparso per lupara bianca – racconta Brusca nel verbale – Costoro sono stati quelli che hanno fatto l’attentato al.. nel cancello della villa di Berlusconi per indurlo a tornare a pagare la cosiddetta messa a posto, che dopo la morte di Stefano Bontade l’aveva sospeso, e credo che si trattava di 600 milioni l’anno, ora non mi ricordo, comunque Ignazio Pullarà mi ha detto la cifra». E prosegue: «Avevano sistemato tutto attraverso Cinà, quello morto. Dopodiché a causa di questo fatto che Ignazio Pullarà aveva preso di iniziativa sua senza dire niente a Riina, più altre cose che io purtroppo non ho avuto il tempo di approfondire». Il pentito sostiene che il boss «Ignazio Pullarà diciamo fu estromesso dal suo ruolo di reggente, che poi fu il ruolo che prese Pietro Aglieri. So che la gestione di questi soldi poi passò in mano a Salvatore Riina, che io non ho mai visto, so che arrivavano questi soldi, li gestiva, in particolar modo li dava alla famiglia di Resuttana dove era impiantato l’antenna e poi pensava per tutti gli altri, cioè necessità di processi, carcerati. So che li divideva in questa maniera, li faceva arrivare alle famiglie».
Questi contatti economici sono nell’ottica di Cosa Nostra anche un ponte utile per arrivare alla politica. Dopo che erano saltati i referenti tradizionali, “Andreotti ha cambiato idea nell’82, prima che cominciò la collaborazione di Tommaso Buscetta e da quando Tommaso Buscetta cominciò a collaborare, Andreotti ha chiuso ogni.. ogni porta e quindi ci veniva difficile poter ottenere quel risultato positivo, perché i Salvo a livello locale qualche cortesia riuscivano a farla, a livello nazionale.. nazionale non sono stati più in condizione di poterci favorire”, Riina aveva cercato di arrivare a Craxi proprio grazie all’amico imprenditore Silvio Berlusconi. La posta in palio allora era la sentenza di Cassazione per il maxi processo, ma con la discesa in campo direttamente del Cavaliere le mire diventarono ben altre.
Dopo la morte di Lima, nel marzo del 1992, “Riina mi disse che Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri si erano proposti quali nuovi referenti per i rapporti con i politici… Riina riteneva scarsamente affidabili Ciancimino e Dell’Utri, Ciancimino, infatti, a suo dire, era troppo affezionato a Provenzano. Dell’Utri, invece, era visto da Riina come erede di Stefano Bontade, perché vicino a quest’ultimo».
Tuttavia il susseguirsi degli eventi avrebbe cambiato le varie prospettive. Infatti Brusca divide i colloqui con i vari interlocutori in due momenti diversi.
La cosiddetta “trattativa con papello” sarebbe stata una risposta diretta al Ministro Mancino che avrebbe fatto sapere ad un Riina euforico: “Che volete per finirla con le stragi?”.
Anche Bagarella, secondo Brusca, aveva seguito la questione da molto vicino tanto che “quando ci sentimmo traditi da Mancino, volevamo organizzare un attentato ai suoi danni”.
Successivamente però, nel 1993, l’attenzione si era spostata su Berlusconi e sul nascente partito di Forza Italia. “Quando Mangano è tornato da Milano era soddisfatto perché aveva incontrato Dell’Utri (anche se non era riuscito a incontrare anche Berlusconi) ed aveva avuto risposta positiva. Le richieste erano connesse alla sospensione di maltrattamenti in carcere. Volevamo la chiusura di Pianosa e Asinara e, nel tempo, far affievolire il 41 bis. Poi i diversi canali (Mangano e i Graviano, questi ultimi avevano anche strade diverse per arrivare a Berlusconi, in particolare l’imprenditore Ienna) sono stati arrestati e le cose si sono arenate”.
Anche in questa occasione l’ex ministro Mancino ha respinto con fermezza le accuse di Brusca, ma la sua linea difensiva di totale “non so, non ricordo” è stata messa a dura prova anche dall’ex collega Martelli che si dice certo di avergli riferito dell’iniziativa del Ros di contattare Ciancimino. Non in riferimento ad alcuna trattativa, specifica ben bene anche l’ex guarda-sigilli, ma per l’iniziativa poco ortodossa intrapresa dal corpo speciale dei carabinieri.
“Ricordo perfettamente – ha messo a verbale – di averne parlato con il ministro degli Interni lamentandomi del comportamento dei Ros, ‘che stanno facendo questi? Perché pigliano iniziative autonome? Le indagini sono affidate a dei Magistrati e per quello che riguarda l’aspetto politico o legislativo ce ne occupiamo noi nel Governo, cosa c’entrano i Ros con questa storia, perché pigliano delle iniziative, e lui nega risolutamente, mi dispiace, ma io ricordo di averlo avvertito”.
Insomma la palla è tornata a centro campo. Non sono più solo le istrioniche testimonianze di Massimo Ciancimino, ma tutto un corpus di atti e di dichiarazioni che attraversano la scena, anzi il retroscena, delle vicende politiche del biennio che ha cambiato i connotati ad un’intera classe politica.
Il tentativo di fare chiarezza però non dovrebbe essere esclusiva prerogativa del giudice Fontana che preside la Corte o dei pm che sostengono l’accusa nel nome del popolo italiano, ma anche di quei pochi politici onesti che davvero vogliono la verità e di tutta la società civile che ha capito che in quel biennio si sono progettate le manovre necessarie all’attacco spregiudicato alla Costituzione e alle strutture della democrazia che viviamo oggi.
La verità su quelle stragi è una chiave fondamentale per la coscienza storica e civile del nostro Paese, la radice da cui attingere per comprendere il sistema criminale che ci sovrasta, smascherarlo e isolarlo.

Per non dimenticare:”Dopo l’Addaura Emanuele mi disse: in quell’attentato c’entra la polizia”

Fonte: Per non dimenticare:”Dopo l’Addaura Emanuele mi disse: in quell’attentato c’entra la polizia”.

La redazione di 19luglio1992.com, nel giorno della commemorazione della scomparsa di Emanuele Piazza, ha deciso di rilanciare l’intervista fatta da Repubblica a suo fratello Gianmarco il 20 ottobre 2010.

PALERMO – Cosa le ha confidato Emanuele? “Mio fratello mi ha detto che ad organizzare il fallito attentato contro il giudice Falcone non era stata la mafia, ma era coinvolta la polizia. Ricordo ancora le sue parole: “C’entra la polizia”… “. E perché ha tenuto nascosto tutto questo per tanto tempo? “Perché avevo paura, perché quello che sapevo avrei dovuto riferirlo proprio alla polizia che indagava sul fallito attentato e sull’uccisione di mio fratello”.

Nella sua bella casa di Palermo Gianmarco Piazza, avvocato civilista, quarantasei anni, uno dei quattro fratelli di Emanuele – l’agente dei servizi scomparso nel marzo del 1990 mentre cercava di scoprire cosa era accaduto all’Addaura – in quest’intervista con Repubblica svela per la prima volta un segreto su quei candelotti di dinamite piazzati nel giugno del 1989 davanti alla villa di Giovanni Falcone. Emanuele sapeva molto anche sull’uccisione di Vincenzo Agostino, il poliziotto assassinato con sua moglie Ida neanche tre mesi dopo il fallito attentato. Sia Piazza che Agostino – secondo le ultime inchieste – sarebbero stati colpiti perché avevano salvato Falcone da chi lo voleva morto. L’avvocato Gianmarco Piazza, un paio di settimane fa, ha consegnato una memoria ai procuratori di Palermo sui misteri dell’Addaura. Nei prossimi giorni sarà interrogato anche dai magistrati di Caltanissetta che indagano sulle stragi.

Avvocato, Emanuele le disse proprio quelle parole: c’entra la polizia…
“Con <a href=”http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/cronaca/interna/L-32/1380663097/Middle/OasDefault/Fiat_Gamma_NwInf_SqIn_140311/Fiat_Gamma_Info_300x250.html/5853474867557a6d6f59454141615a54?http://clk.atdmt.com/MC2/go/305612967/direct/01/1380663097/&#8221; target=”_blank”><img border=”0″ src=”http://view.atdmt.com/MC2/view/305612967/direct/01/1380663097/&#8221; /></a> Emanuele avevo un rapporto molto stretto, avevamo vissuto insieme dal 1986 al 1988 in quella casa di Sferracavallo dove lui viveva quando è scomparso. Fra la fine di giugno e l’inizio di luglio del 1989, a Palermo si parlava tanto del fallito attentato contro Falcone, ne parlavamo naturalmente anche a casa, tra noi fratelli, con mio padre. Sulla vicenda Emanuele mi raccontò che lui era sicuro che non era stata Cosa Nostra a fare quell’attentato”.

E lei gli chiese chi era stato?
“Prima lui lasciò intendendere che quella notizia l’aveva appresa per motivi di servizio. Poi, quando gli feci la domanda, rispose secco, senza fare altri commenti: “C’entra la polizia, c’entra qualcuno della polizia…”. Io lo sapevo che Emanuele era un collaboratore del Sisde, che era a conoscenza di tante cose… “.

Non le disse altro Emanuele?
“Non mi disse altro. Io non ho mai saputo un nome o un cognome, sono vent’anni che penso a quella frase di Emanuele sulla polizia, mi arrovello, mi tormento”.

Quella confidenza non l’ha mai comunicata a nessuno, perché? Solo per paura?
“Dopo la scomparsa di Emanuele, tutti i rapporti fra noi e la polizia li ha tenuti mio padre. Dal 1990 nessuno mi ha mai chiesto niente, né sulla scomparsa di mio fratello né sull’attentato all’Addaura. Io, fin dal primo momento, non ho voluto raccontare queste cose agli inquirenti semplicemente perché non avevo fiducia in loro. Come potevo avere fiducia di un commissario – Salvatore D’Aleo – che per scoprire gli assassini di mio fratello seguiva una pista passionale? Come potevo avere fiducia quando un altro poliziotto, grande amico di mio fratello – Vincenzo Di Blasi – dopo la scomparsa di Emanuele non venne mai a trovarci. Mio fratello era legatissimo a lui, non venne a salutarci neanche una volta. A volte, per capire, bastano pochi dettagli. E quello fu un dettaglio che a me diceva tutto. L’unico di cui si fidava mio padre – e ci fidavamo tutti – era Falcone”.

Furono in molti che cominciarono a depistare, a sviare le indagini sulla morte di suo fratello?
“Cominciarono con me, qualche ora dopo la scomparsa di Emanuele. Mi accorsi che qui, vicino a casa mia, un’agente donna mi seguiva e mi stava fotografando con un teleobiettivo. Ero sconcertato. Perché seguivano me? Perché cominciavano le indagini proprio da me? Perché non cercavano invece di salvare Emanuele, che in quei giorni di marzo forse era ancora vivo? Poi, per anni, a casa nostra siamo stati tempestati di telefonate, qualcuno faceva squillare il telefono e poi non rispondeva mai. É come se ci volessero avvertire perennemente. E non erano certo mafiosi”.

Lei ha idea di cosa avesse scoperto Emanuele sul fallito attentato all’Addaura?
“Io so soltanto che dal giorno dell’Addaura mio fratello era diventato sempre più taciturno. E poi, dall’autunno del 1989, sempre più cupo. Era preoccupatissimo. Passava quasi tutti i giorni da casa di mio padre, arrivava di umore nero e di umore nero se ne andava. Poi fece due stranissimi viaggi, lui che non amava viaggiare, gli piaceva stare a Palermo. Nell’estate del 1989 partì per la Tunisia. Ritornò in Tunisia anche nel dicembre di quell’anno. Io credo che abbia fatto quei viaggi per allontanarsi da qui”.

Torniamo agli amici di Emanuele: perché quel poliziotto, così legato a suo fratello, secondo lei non venne mai a trovare voi familiari dopo la scomparsa?
“Fin dall’inizio della sua collaborazione con i servizi segreti, Emanuele naturalmente non parlava molto del suo lavoro. Si limitava a dirci con chi era in contatto. Ci parlava di un capitano dei carabinieri e di due angeli custodi, così li chiamava lui… uno era quel poliziotto, Enzo Di Blasi, con il quale erano stati compagni in palestra, facevano lotta libera a 18 anni. E poi si ritrovarono tutti e due a Roma in polizia. Mio fratello gli voleva bene, ma lui – dopo la scomparsa di Emanuele – non lo abbiamo più visto”.

Lei sostiene di non avere mai avuto fiducia negli inquirenti. Ci sono stati altri episodi che l’hanno spinta a non dire niente in tutti questi anni?
“Molti. E soprattutto uno. Dopo la scomparsa di Emanuele è sparito anche un vigile del fuoco molto amico suo, Gaetano Genova. Si vedevano sempre con Emanuele. Una sera venne a casa mia un giovanissimo poliziotto per cercare di capire cosa sapevo io del loro rapporto. Anche in quella occasione sentii di non fidarmi. Non gli dissi nulla”.

Perché oggi ha deciso di raccontare quello che sa?
“Perché stano affiorando frammenti di verità sulla morte di Emanuele e sull’Addaura. Perché, vent’anni fa, a parte la sfiducia nei confronti degli inquirenti, non potevo sapere che la morte di mio fratello potesse essere in qualche modo collegata al fallito attentato contro il giudice Falcone “.