Antonio Di Pietro: L’energia rock

Fonte: Antonio Di Pietro: L’energia rock.

Quello che sta succedendo a Fukushima fa paura a tutto il mondo. Il presidente Obama dice apertamente che bisogna riflettere sull’opzione nucleare, tutti gli Stati europei a cominciare dalla Germania hanno sospeso la produzione di energia nucleare in molte centrali. Il commissario europeo all’Energia Oettinger ha parlato di “apocalisse” e di “situazione del tutto fuori controllo”.
La paura non deve mai essere strumentalizzata, però la sana paura è una cosa importante perché evita di farci finire nel burrone: è la pura di finire nel burrone che ti impone di guidare bene la macchina. Ci sono dei disastri naturali di fronte ai quali “resisti non potest”. Con un terremoto o uno tsunami non c’è nulla da fare. Ci sono invece delle scelte dell’uomo a proposito delle quali si deve valutare se il gioco vale la candela.
Io non discuto sul fatto che in passato si è pensato di poter trovare grazie alle centrali nucleari l’energia necessaria. Ma oggi, dopo tutto quel che è accaduto e sta accadendo, dopo che il tecnologico Giappone si è trovato a dover fronteggiare una realtà così disastrosa, ci dobbiamo chiedere se investire nelle energie alternative, come l’eolico e il solare, non convenga di più.

Si spende di meno, si fanno lavorare molte persone in più, si produce la stessa energia e soprattutto non si mettono a rischio la salute e l’ambiente. Noi parliamo sempre di quei vent’anni di funzionamento delle centrali, ma poi ci sono ventimila anni, o centomila anni, in cui non sappiamo dove mettere le scorie.
Ci viene detto che tanto ci sono già le centrali francesi al confine con il Piemonte. Ma non è che siccome di là hanno fatto una scelta che oggi può essere rivista, dobbiamo farla adesso anche noi. Quando tutti si interrogano se debba o meno essere mantenuta la scelta nucleare, penso che l’Italia debba fermarsi.
Come ha detto ieri Angela Merkel, secondo il piano energetico della Germania nei prossimi trent’anni si raggiungerà l’80% dell’energia prodotto dalle energie alternative, soprattutto il solare e l’eolico. Chi decine di anni fa ha costruito le centrali lo ha fatto perché quella era l’energia di allora. La “tecnologia rock” di oggi, tanto per usare le parole di Adriano Celentano, va verso l’uso di altre materie prime e fonti energetiche: il sole e l’aria, di cui l’Italia è ricchissima a differenza dell’uranio.

Queste cose noi non le diciamo certo per una forma di sciacallaggio. L’Italia dei valori ha raccolto le firme contro il nucleare l’anno scorso, non dopo quel che è successo in Giappone. Oggi dobbiamo dire ai cittadini che saranno chiamati alle urne, probabilmente il 12 giugno, che ci rimettiamo alla loro scelta. Col voto non si dice se si sta dalla parte dell’Italia dei valori o contro: si dice se si vogliono le centrali nucleari o no. L’energia nucleare non è né di destra né di sinistra. Quello che bisogna vedere è solo se è una scelta che conviene oppure no. Sono gli italiani che devono decidere se vogliono rischiare oppure no!
A differenza di quello che racconta Berlusconi, non è stata la sinstra a bloccare il nucleare nel 1987. E’ stato un referendum popolare. E’ stata la grande maggioranza dei cittadini italiani, più dell’80%, e quando un popolo viene chiamato a votare col referendum deve essere rispettato.
Tra poche settimane, di nuovo, saranno gli italiani a decidere sul loro futuro perché il referendum, aldilà del burocratese chiede di esprimersi su questa domanda: “Volete voi che per avere energia sufficiente per le nostre case e le nostre fabbriche si utilizzino le centrali nucleari o volete aumentare l’uso di risorse energetiche come l’eolico e il solare?”.
Saranno i cittadini a scegliere, come si usa in democrazia, e io rispetterò la loro scelta qualunque essa sia. Però è necessario che a questo come agli altri referendum, quelli sull’acqua pubblica promosso dai comitati e dai movimenti, e quello sul legittimo impedimento che chiede agli italiani se tutti devono essere uguali di fronte alla legge oppure no, gli italiani arrivino avendo avuto tutte le informazioni necessarie per fare la loro scelta. La partita deve essere leale, e non giocata coi colpi bassi della disinformazione o con i trucchetti sulla data del referendum.

A questo servirà la campagna elettorale che sarà aperta sabato, 19 marzo alle 14,30 in piazza Navona a Roma: a fare in modo che i referendum siano una prova di democrazia vera e registrino sul serio la volontà degli italiani, non l’abilità dei giocolieri e dei bari che siedono al governo.

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