LA MAFIA IMPRENDITRICE – La fermata – Cadoinpiedi

LA MAFIA IMPRENDITRICE – La fermata – Cadoinpiedi.
Intervista a Paolo Biondani – 18 Marzo 2011
Imprenditori impauriti, ramificazioni politiche, business: è la ‘ndrangheta al Nord

La ‘ndrangheta non è più solo un problema meridionale. Recenti indagini hanno portato a galla rapporti molto forti fra i clan e l’imprenditoria lombarda. Abbiamo sentito Paolo Biondani, giornalista che ha redatto diverse inchieste sulla mafia a Milano.

Una delle tue ultime inchieste parla parla dei legami mafiosi con i poteri forti della Lombardia. Di cosa si tratta?

Penso che il problema della mafia economica sia il primo problema che abbiamo in Italia. Ci sono organizzazioni mafiose che gestiscono montagne di soldi e che sono diventate mafie imprenditoriali, organizzazioni criminali che riescono a avere rapporti forti con la politica e a agganciare personaggi chiave. Nell’ultima inchiesta abbiamo cercato di far vedere semplicemente, perché erano cose scoperte dai magistrati, già finite agli atti, già documentate, i rapporti tra alcuni personaggi fondamentali di quella macchina di potere che governa la Lombardia dal 1995 e che ha il suo emblema politico in Formigoni, e personaggi o arrestati o indagati o comunque compromessi con le associazioni mafiose, con l”ndrangheta in particolare.

Una mafia che punta tutto sul business e non spara più?

E’ sicuramente una mafia imprenditrice, quasi tutti gli arrestati sono imprenditori, sono imprenditori edili, hanno alcuni settori in cui sono monopolisti, il movimento terra, le ruspe che fanno gli scavi, perché questo permette di controllare il territorio. Poi hanno settori come i rifiuti, sono dentro anche nella restaurazione. Però non bisogna cadere neanche nell’equivoco opposto, pensare, illudersi, che a questo punto portano qui al Nord i soldi e non sparano più. Perché poter usare la violenza, le armi è un vantaggio competitivo troppo forte per spaventare i concorrenti, per eliminare i concorrenti, per vincere gli appalti. Per cui alla fine usano anche le armi, ci sono state guerre di mafia che poi erano guerre economiche, anche in Lombardia.

Si è sempre detto che l’omertà appartenesse agli imprenditori del Sud. E invece oggi anche i lombardi non denunciano. Perché?

Alcuni sicuramente per paura, l’ha denunciato pubblicamente il Procuratore aggiunto Ilda Boccassini che ha diretto queste indagini. Ci sono casi di imprenditori intercettati in quanto vittime di estorsioni e di usura, che al telefono con i loro familiari protestano, si lamentano, smadonnano proprio contro le organizzazioni mafiose. Poi, però, sentiti a verbale dicono di non avere mai subito minacce. Questo può succedere da una parte per paura ed è impressionante vedere che c’è paura di organizzazioni mafiose a Desio, in Brianza o a Corsico o a Buccinasco, alle porte di Milano. Ma c’è anche un discorso più complesso di convenienza economica. In fondo queste organizzazioni mafiose, come ha spiegato Saviano in Gomorra, fanno il lavoro sporco che conviene anche alle grandi imprese del Nord, per cui non è una questione di dire: calabresi o lombardi, la divisione è tra persone oneste e persone disoneste. I clan fanno il lavoro sporto ma “utile”, perché smaltire i rifiuti, fare una demolizione di un palazzo e smaltire l’amianto costa, quindi per la grande impresa del Nord che fa il grattacielo è un costo grosso. Se arrivano i mafiosi e invece di smaltirli regolarmente, li seppelliscono sottoterra inquinando e avvelenando le falde, l’impresa del Nord risparmia e quindi ha maggiori margini di profitto.

Dalle inchieste della Dda sono emersi legami fra clan e politici. Pare che la ‘ndrangheta abbia “adottato” quale consigliere regionale.

Non solo consiglieri regionali. Abbiamo scoperto che c’è un parlamentare potentissimo che si chiama Giancarlo Abelli, che è un ex democristiano legatissimo a Comunione e Liberazione, che ha ricevuto un sacco di voti, lo dicono tutti i mafiosi, proprio dalle cosche, oltretutto dopo aver incontrato alcuni di loro. Questo non vuol dire che Abelli è complice. Anzi, fino a prova contraria non lo è. Certo, però, che oggettivamente fa impressione vedere in Lombardia i clan mafiosi che votano un parlamentare ciellino.

E’ difficile, oggi, contrastare queste ramificazioni?

Sì, soprattutto se dovesse passare la legge vergognosa che stabilisce che praticamente non si possono più fare intercettazioni ambientali. Intercettazioni ambientali vuole dire le microspie nascoste nella macchina, in casa del mafioso. Senza di queste le inchieste non si sarebbero mai potute fare, vuole dire che i 300 arresti che ci hanno permesso di liberare intere zone della Lombardia dai mafiosi, non si sarebbero fatte e avremmo ancora qui i mafiosi. E’ vergognoso che ci sia una classe politica che l’unica cosa che sta pensando di fare per la giustizia, per i problemi dell’Italia è quella di togliere le armi ai poliziotti, invece che toglierle ai mafiosi.

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