IL NUCLEARE NON SERVE – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: IL NUCLEARE NON SERVE – La fermata – Cadoinpiedi.

di Simone Perotti – 19 Marzo 2011
La causa è lo spreco. A che servono tutte queste insegne luminose, i riscaldamenti sempre accesi, le lampadine ovunque? Non ne abbiamo bisogno

“Nel triste dibattito sul nucleare tutti parlano di come produrre energia. Nessuno, naturalmente, di come non consumarla. Un po’ come quando si parla di cambiare vita, quando tutti parlano di come guadagnare e nessuno è interessato all’idea di come non spendere. Che ci volete fare, è l’epoca… con il suo carico di addizioni e moltiplicazioni, allergica a sottrarre e dividere.”

Quando ho pubblicato un articolo su un quotidiano con le parole che avete appena letto, molti hanno commentato innervositi: “ma come se ne parla da tempo” “niente di nuovo Perotti” “posizione molto utopistica”. Insomma, le solite banalità. Internet, con la sua facilità di accesso, consente a chiunque di dire la prima cosa che ha in mente, il che genera un fiorire di espertoni, di capoccioni che con tono sprezzante buttano lì due righe e liquidano qualunque argomento (su cui invece sarebbe bello discutere a fondo).

Nel frattempo tutto va in malora, alla faccia di internet e dei suoi vuoti commenti. E io dunque lo ridico: siamo troppi, e consumiamo troppo. Occorre evitare di crescere ancora, o almeno monitorare la crescita, e soprattutto consumare meno. Le aziende ne sono l’esempio: luci accese, computer accesi, riscaldamenti e flotte aziendali fuori controllo. Ma anche noi privati non andiamo male: si compra più del necessario, e di conseguenza si spreca, nessuno usa gli elettrodomestici nelle fasce orarie opportune, tutti i marchingegni accesi, neppure il parmigiano si gratta più manualmente. E’ così volgare farlo…

Però tutti discutono di come produrre energia. Ci infervoriamo, siamo pronti a fare battaglie ideologiche, ma a casa non siamo disposti a indossare due maglioni e tenere spento il riscaldamento fino a che non è proprio indispensabile. Eh no, che il discorso riguardi sempre gli altri, mi raccomando! Che la soluzione non passi mai per il singolo individuo, mi raccomando. L’individuo che se ne frega, che non ha rispetto per niente, o anche quello che si infervora, che va alle manifestazioni, si dichiara ambientalista ma poi prende l’automobile per fare due chilometri, e a casa ha 24 gradi e dieci lampadine accese. “Mettere la pelliccia?!” “Io orso grigio!” Ah già…

Quando la Francia pensò al nucleare lo fece per l’impresa, l’industria pesante, che ne usufruiva al 60% e oltre. Oggi a che serve pensare al nucleare? Il terziario, l’impresa attuale, ha bisogno di molta meno energia. Chi ne spreca di più sono i piccoli esercenti, il commercio, i privati.
Ma chi l’ha detto che debbano esserci tutte queste insegne luminose, che si debba lavorare così tanto tenendo tutto acceso, sempre, che in una casa ci possa essere più di una lampadina accesa per persona? Chi l’ha detto che non si possa ragionare in modo radicale sull’illuminazione dei locali pubblici, delle imprese?! Perché abbiamo 52 milioni di automobili in questo Paese e un ministro ieri diceva che occorre ricominciare a venderne? E perché non si impone a ogni azienda di mettere sul tetto stuoli di pannelli solari? Ho detto impone, esatto. Ci sono problemi su cui occorrerebbe prendere decisioni, non discutere all’infinito. Io un governo lo voto proprio perché poi faccia lui, e non chieda sempre a me. Solo che questi hanno tolto gli incentivi sulle rinnovabili… Che tristezza.

Ridurre il consumo, ridurre i costi, è da sempre il primo modo per finanziarsi. E’ vero per le aziende. E’ vero per chi vuole essere più libero. E’ necessario per salvare il pianeta. Dobbiamo vivere in stato di crisi, sia perché si vive meglio con meno (è evidente ormai) sia perché siamo già in stato di crisi, e non accorgercene fa solo paura. A quel punto, con consumi bassi, che decrescono velocemente, bastano le fonti rinnovabili e un po’ di fossile. Parlare di nucleare serve solo a chi vuole mettere le mani su una valanga di soldi. E non al Paese. Come non è servito al Giappone…

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