IMPARARE DALLA CATASTROFE ? DOPO SENDAI

Fonte: ComeDonChisciotte – IMPARARE DALLA CATASTROFE ? DOPO SENDAI.

DI RICHARD FALK
informationclearinghouse.info

Dopo che le bombe atomiche furono sganciate su Hiroshima e Nagasaki ci fu, in Occidente, specialmente negli Stati Uniti, un breve momento di trionfo, attribuendo all’abilità scientifica e militare americana l’aver raggiunto la vittoria sul Giappone e l’aver evitato quella che sarebbe stata secondo previsione una lunga e sanguinosa conquista della patria Giapponese. Questo racconto ufficiale degli attacchi devastanti su queste città giapponesi è stata contestata da numerosi storici di fama che sostenevano come il Giappone avesse trasmesso la sua disponibilità alla resa ben prima che le bombe fossero state lanciate, che il governo degli Stati Uniti avesse necessità a lanciare gli attacchi per dimostrare all’Unione Sovietica che aveva questa super-arma a sua disposizione, e che gli attacchi avrebbero aiutato a stabilire la supremazia americana nel Pacifico, senza più alcuna necessità di condividere il potere con Mosca. Ma a qualunque interpretazione storica si creda, l’orrore e l’indecenza degli attacchi è al di là di ogni controversia.

Questo uso delle bombe atomiche contro città indifese e densamente popolate resta il più grande atto di terrorismo di stato nella storia umana, e se fosse stato commesso dagli sconfitti nella seconda guerra mondiale sicuramente i colpevoli sarebbero stati ritenuti penalmente responsabili e l’armamento proibito per sempre. Ma la storia delle grandi guerre dà ai vincitori un margine considerevole per plasmare il futuro secondo i propri desideri, a volte in meglio, spesso in peggio.

Queste due città di scarso significato militare non solo sono state devastate fino ad essere rese irriconoscibili, ma in aggiunta, gli abitanti in una vasta area circostante sono stati esposti a dosi letali di radioattività che hanno causano morte per decenni, malattie, ansie psichiche e difetti alla nascita. Oltre a ciò, era chiaro che una simile tecnologia avrebbe cambiato il volto della guerra e del potere, e che sarebbe dovuta essere eliminata dal pianeta o in alternativa gli Stati Uniti avrebbero insistito sul possesso delle armi, cosa che di fatto accadde; i cinque membri permanenti del il Consiglio di sicurezza divennero i primi cinque stati a sviluppare e possedere armi nucleari, seguiti negli anni successivi da Israele, India, Pakistan e Corea del Nord. Inoltre, la tecnologia è stata costantemente migliorata a caro prezzo, permettendo la sganciamento a lunga distanza di testate nucleari da parte di missili guidati e con carichi centinaia di volte superiori a quelle bombe primitive usate contro il Giappone.

Dopo Hiroshima e Nagasaki si sono diffuse espressioni di preoccupazione per il futuro rilasciate dai capi di governo e da una serie di figure di riferimento morale. I governanti delle nazioni occidentali parlarono della necessità del disarmo nucleare come unica alternativa a una guerra futura che avrebbe distrutto la civiltà industriale. Gli scienziati e il resto della società parlarono in termini apocalittici del futuro. Era uno stato d’animo di ‘utopia or else’, (‘utopia o altro’ ndt), la sensazione che ,a meno di una nuova forma di governo che emergesse rapidamente, non ci sarebbe stato alcun modo per evitare un futuro catastrofico per la specie umana e per la terra stessa.

Ma cosa è successo? I bellicosi realisti prevalsero, avvisando di diffidare ‘degli altri,’ insistendo sul motto ‘better to be dead than red’ (‘meglio morti che rossi’ ndt) e che, come in passato, solo un equilibrio di potere avrebbe potuto prevenire la guerra e la catastrofe. Il nuovo equilibrio dell’era nucleare fu chiamato ‘deterrence’ (‘dissuasione’ ndt), e si evolse in una pericolosa posizione di sicurezza semi-cooperativa conosciuta come ‘mutual assured destruction,’ (‘distruzione reciproca assicurata’ ndt) o più sanamente descritta dal suo acronimo, MAD (‘pazzo’ ndt). La principale forma di apprendimento che è seguita ai disastri di Hiroshima e Nagasaki fu quella di normalizzare le armi, bandire i ricordi, e sperare nel meglio. Gli stessi realisti, e forse principalmente John Mearsheimer, arrivarono addirittura a celebrare gli armamenti nucleari come ‘keepers of the peace’ (‘custodi della pace’ ndt), indicandoli come la migliore spiegazione del motivo per cui la rivalità tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti non fosse sfociata nella Terza Guerra Mondiale. Tale compiacimento nel nucleare ritornò in evidenza negli anni ’90 ,dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando ci fu un rifiuto di proporre l’eliminazione delle armi nucleari, e ci furono segnalazioni affidabili che il governo degli Stati Uniti effettivamente utilizzò la sua influenza diplomatica per scoraggiare qualsiasi iniziativa russa verso il disarmo, che avrebbe potuto esporre in maniera imbarazzante la posizione nucleare americana ‘post-deterrence’ (dopo il periodo di dissuasione, ndt), e post-guerra fredda. Questo attaccamento è resistito, bipartisan nel suo carattere, condiviso con la leadership e la cittadinanza degli altri stati dotati di armi nucleari a vari livelli, e si unisce a un regime anti-proliferazione che include ipocritamente la maggior parte degli stati (Israele è stata una notevole eccezione) che aspirano ad avere armi nucleari proprie, come fuorilegge criminali e pertanto soggetti ad un intervento militare.

Ecco la lezione da applicare al presente: lo stato di shock che gli attacchi atomici portano fuori, è sostituito da un ripristino della normalità, il che permette di creare le condizioni per la ripetizione a maggior magnitudo di morte e distruzione. Tale modello è accentuato, come in questo caso, se l’oggetto di un disastro è offuscato dalla politica quotidiana che oscura la lorda immoralità e criminalità degli atti, che ignora il fatto che ci siano forze governative associate con l’istituzione militare che cercano la massima potenza d’impatto, e che questi professionisti della guerra sono rafforzati da ben pagati scienziati, intellettuali della difesa, e burocrati che costruiscono le proprie carriere sull’armamento, e che questa struttura è rinforzata in vari modi dal settore privato in cerca di opportunità a scopo di lucro. Queste condizioni valgono in generale per l’attività di vendita di armi.

E poi dobbiamo tenere conto dell’ incredibile ‘Faustian Bargain’( ‘patto faustiano’ ndt) venduto al mondo del non-nucleare: ossia rinunciare all’ opzione di avere armi nucleari e in cambio ottenere un ‘accesso’ illimitato ai ‘benefici’ dell’ energia nucleare e, inoltre, gli stati dotati di armi nucleari, si strizzano l’occhio al momento di negoziare il famigerato Trattato di Non Proliferazione (1963) con la promessa in buona fede di perseguire il disarmo nucleare, anzi il disarmo generale e completo. Naturalmente, solo la metà peggiore del patto è stata rispettata, anche a fronte alle terribili esperienze di Three Mile Island (1979) e Chernobyl (1986), mentre la metà migliore del patto (ossia sbarazzarsi delle armi) non ha mai dato luogo a proposte e neanche a svogliate trattative (e invece il mondo assiste di volta in volta alle irresponsabili correzioni gestionali, note come le misure per ‘il controllo delle armi’ progettate per stabilizzare la rivalità nucleare tra gli Stati Uniti e l’ Unione Sovietica (oggi Russia). Tale affermazione è confermata dall’impegno presidenziale di dedicare ulteriori 80 miliardi di dollari per lo sviluppo di armi nucleari prima della ratifica del Senato del New START Treaty alla fine del 2010, l’ultimo stratagemma che era stato falsamente presentato come un passo verso il disarmo e la denuclearizzazione. Non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nel controllo degli armamenti, si può ridurre rischi e costi, ma non si tratta di disarmo, e non dovrebbe essere presentato come se lo fosse.

E ‘con questa premessa in mente che deve essere inteso lo svolgersi della mega-tragedia giapponese e i suoi effetti sulla futura politica discussi in via preliminare. Questa catastrofe straordinaria originata da un evento naturale al di là di ogni calcolo e controllo umano. Un terremoto di furia inimmaginabile, della misura senza precedenti di 9,0 gradi della scala Richter, che ha scatenato uno tsunami che ha raggiunto un’altezza di 30 piedi (9 metri ndt), e spazzato via la zona di Sendai nel nord del Giappone arrivando ad una distanza incredibile di oltre i 6 chilometri. E ‘ancora troppo presto per contare i morti, i feriti, i danni alla proprietà, e il costo umano complessivo, ma ne sappiamo abbastanza per renderci conto che l’impatto è colossale, che questo è un avvenimento terribile che sarà permanentemente impresso nell’immaginario collettivo dell’umanità, forse tanto più, perché è il verificarsi epico visivamente più registrato in tutta la storia, con le registrazioni video in tempo reale dei suoi catastrofici ‘momenti della verità’.

Ma questo disastro naturale che è stato responsabile di enormi sofferenze umane è stato aggravato dalla sua dimensione nucleare, la cui piena misura resta ancora incerta, sebbene a generare un profondo presentimento ,che forse è esagerato, ci sono le calme rassicurazioni dei responsabili aziendali del nucleare in Giappone che hanno sorvolato sui difetti delle loro registrazioni di sicurezza, così come dai capi politici, compreso Naoto Kan che vuole comprensibilmente evitare di causare nel pubblico giapponese il passaggio dalla sua posizione attuale di testimoni traumatizzati ad una di vero e proprio panico. Vi è anche una mancanza di credibilità basata, soprattutto, su una lunga lista di false rassicurazioni e insabbiature da parte dell’industria nucleare giapponese, nascondendo e minimizzando gli effetti del terremoto del 2007 in Giappone, e ora tacendo circa l’entità del danno del reattore in questo momento e in altre occasioni. Quello che dobbiamo capire è che la vulnerabilità della società industriale moderna accentua le vulnerabilità che derivano dagli eventi estremi della natura. Non vi è alcun dubbio che la costellazione di forze legate al grande terremoto / tsunami è stato la responsabile del grande danno del disagio sociale, ma il suo impatto complessivo è stato esponenzialmente aumentato dagli acquisti di energia nucleare del patto faustiano i cui rischi, se obiettivamente valutati, sono stati ampiamente noti per molti anni. E la ricerca dell’avido profitto a ridurre al minimo tali rischi, sia nel Golfo del Messico o a Fukushima o a Wall Street, e poi ci si affretta follemente al momento del disastro con un trasferimento di responsabilità sulle vittime, cosa che mi fa tremare al contemplare il futuro dell’umanità. Queste forze predatorie sono più temibili perché hanno persuaso la maggior parte dei politici alla complicità e hanno molti alleati privati nei mezzi d’informazione che superano nel mondo i mezzi pubblici, con dosi costanti di disinformazione.

La realtà degli attuali pericoli nucleari in Giappone è molto più forte di queste parole di rassicurazione che sostengono che i rischi per la salute siano minimi perché la radioattività è stata contenute al fine di evitare pericolosi livelli di contaminazione. Una misura più attendibile dell’aumento del pericolo percepito può essere raccolta dalle continue espansioni ufficiali della zona di evacuazione intorno ai sei reattori Daiichi di Fukushima da 3 km a 10 km, e più recentemente a 18 km, insieme con le istruzioni per tutti coloro che si trovano nella regione a rimanere al chiuso a tempo indeterminato, con finestre e porte sigillate. Possiamo sperare e pregare che le quattro esplosioni che hanno finora avuto luogo nel complesso dei reattori di Daiichi a Fukushima non porteranno a ulteriori esplosioni e a un crollo completo in uno o più dei reattori. Per evitare la fusione anche l’espulsione del vapore radioattivo altamente tossico, che impedirebbe l’aumento dell’acqua bollente che porterebbe ad una pressione ingestibile nel nucleo del reattore, rischia di ripartire i rischi e gli effetti cattivi. Si tratta di un dilemma politico che ha assunto l’aspetto di un incubo vivente: o permettere che al calore di salire ed affrontare l’alta probabilità del crollo del reattore o dar sfogo al vapore e render soggetti alla radioattività un gran numero di persone nelle vicinanze e oltre, soprattutto in caso di vento verso sud che porterebbe il vapore verso Tokyo o verso ovest nel Giappone settentrionale o in Corea. Nei reattori 1, 2 e 3 ci sono rischi di crolli, mentre con l’arresto dei reattori 4,5, e 6 si ha il rischio di rilascio di vapore radioattivo dovuto all’incendio di barre di combustibile esaurito.

Sappiamo che in tutta la sola Asia circa 3.000 nuovi reattori o sono in costruzione o sono stati pianificati e approvati. Sappiamo che il nucleare è stato propagandato in questi ultimi anni come una fonte importante di energia per affrontare il fabbisogno energetico futuro, un modo per superare la sfida del “picco del petrolio ‘e di lotta al riscaldamento globale, e da parte di alcuni della diminuzione delle emissioni di carbonio. Sappiamo che l’industria nucleare sosterrà di sapere come costruire reattori sicuri in futuro che possano resistere anche ad eventi ‘impossibili’ come quelli che hanno portato il caos nella regione di Sendai in Giappone, mentre allo stesso tempo avvieranno attività di lobbying per i regimi di assicurazione onde evitare tali rischi. Alcuni critici degli impianti di energia nucleare in Giappone e altrove avevano avvertito che questi reattori di Fukushima ,alcuni costruiti più di 40 anni fa, erano a rischio di incidenti e non avrebbero dovuto essere più mantenuti operativi. E sappiamo che i governi saranno sotto pressione per rinnovare il patto faustiano, nonostante quello che avrebbe dovuto essere chiaro dal momento in cui le bombe sono cadute nel 1945: Questa tecnologia è troppo spietata e letale per essere gestita in modo sicuro nel tempo con le istituzioni umane, anche se fossero gestite in modo responsabile, cosa che non accade. E’ follia persistere, ma è avventato aspettarsi dalle élite del mondo un cambio di rotta, nonostante questa drammatica consegna di vividi ricordi della fallibilità e della colpevolezza umana. Non possiamo sperare di controllare le crudeltà della natura, sebbene anche queste siano state intensificate dal nostro rifiuto ad adottare misure responsabili per ridurre le emissioni di gas serra, ma possiamo, se esiste la volontà, imparare a vivere entro limiti prudenti anche se questo significa meno abbondanza di materiale e uno stile di vita alterato. L’incapacità di prendere sul serio il principio di precauzione come guida per la pianificazione sociale è una nuvola nera che minaccia il nostro futuro.

Speriamo vivamente che questo disastro di Sendai non abbia conseguenze peggiori, anche se questi ammonimenti hanno già incorporato tali eventi, e che si risvegli la coscienza di abbastanza gente per i pericoli di questo cammino verso l’iper-modernità, in modo che una politica dei limiti possa sorgere a sfidare la politica prevalente della crescita senza limiti. Tale sfida deve includere il ripudio di una visione del mondo neoliberista, insistendo senza compromessi su un economia basata sui bisogni e sulle persone piuttosto che sui margini di profitto e l’efficienza del capitale. Il sostegno a tale corso è certamente un grande passo, ma lo è anche il mortale realismo utopico di restare sul campo nucleare, sia con le armi che con i reattori. Questo è ciò che Sendai dovrebbe insegnare a tutti noi! Ma lo sarà?

Richard Falk è uno studioso di diritto internazionale e di relazioni internazionali che ha insegnato alla Princeton University per quarant’anni. Dal 2002 ha vissuto a Santa Barbara, California, e ha insegnato presso la sede locale dell ‘Università di California in Global e Studi Internazionali e dal 2005 ha presieduto il consiglio di amministrazione della Nuclear Age Peace Foundation. Ha iniziato questo blog in parte in occasione del suo 80 ° compleanno

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article27697.htm
16.03.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ELFONS

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