Lo dicevamo prima di Chernobyl | Jacopo Fo | Il Fatto Quotidiano

Lo dicevamo prima di Chernobyl | Jacopo Fo | Il Fatto Quotidiano.

di Dario e Jacopo Fo*

Dimmi quante vite umane sei disposto a rischiare e ti dirò chi sei. Da quando è stata costruita la prima centrale atomica nel mondo continuiamo a protestare spaventati dai rischi colossali che questa tecnologia comporta. Da decenni i sostenitori del nucleare continuano a ripeterci che siamo degli isterici, emotivi, ascientifici, retrogradi. Dicono che ci preoccupiamo per niente: “I nostri scienziati sono i migliori del mondo, abbiamo impiegato tutti i sistemi possibili per garantire l’assoluta sicurezza di questo impianto! Smettetela di fare i maniaci dell’ecologia estrema e ottusa. Guardate il labiale: non c’è nessun pericolo nucleare!!!” Poi regolarmente la tecnologia perfetta si inceppa. In questi decenni ci sono stati più di 150 incidenti in centrali nucleari con emissione di radiazioni pericolose. In alcune aree limitrofe alle centrali si sono registrati aumenti notevoli di tumori e malformazioni nei neonati.

Poi c’è stato lo spaventoso disastro di Chernobyl… I calcoli sulle morti causate da quella fuga radioattiva sono difficili e controversi… C’è chi parla di 200 mila deceduti e altri 200 mila a rischio. Dopo Chernobyl poi sono tornati a dirci di stare calmi: “Quella centrale è esplosa perché era di un tipo vecchio, tecnologia superata. Oggi i nostri reattori nucleari invece sono nuovi di zecca, supertecnologici, non c’è nessun pericolo!!! Smettete di agitarvi come indemoniati!” Ancora il giorno dopo il terremoto, sabato 12 marzo, appariva su Il Messaggero un titolo esemplare: “Nucleare sicuro, è la prova del 9!” a firma del povero Oscar Giannino: “Quando ancora eravamo alle prime notizie del tremendo sisma che si è abbattuto sulla costa nord-orientale del Giappone, ecco che i siti e le agenzie italiane hanno iniziato a diffondere notizie sull’allarme nucleare, orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambienti e popolazioni, proprio l’impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello verificatosi e come prescrivono le norme nel cui rispetto si costruiscono oggi centrali atomiche”. Quando si dice le ultime parole famose

In queste ore stiamo vedendo come stavano realmente le cose, al di là delle reticenze del governo giapponese e di quelle ancor maggiori della ditta che gestisce gli impianti. Scopriamo che le informazioni diffuse negli scorsi giorni erano in gran parte false, scopriamo che ci sono state esplosioni, contaminazioni e che la situazione è estremamente grave, tanto che una fascia di 20 chilometri è stata evacuata e a Tokyo si è diffuso il panico e molti fuggono dalla città. Si tratta di una situazione spaventosa, agghiacciante per questo popolo, devastati dal maremoto, distrutti dal dolore per la morte dei loro cari, senza casa, al freddo, sotto la neve, con poco cibo e una nuvola di radiazioni che gli gira sulla testa, a pregare che almeno il vento sia clemente e si porti via la peste radioattiva. Una situazione di dolore inimmaginabile.

Certo, contro le follie della terra i giapponesi avevano fatto moltissimo, il terremoto di per sé ha provocato poche vittime pur essendo enormemente più forte di quello de L’Aquila. Ma lo tsunami non c’era modo di fermarlo… E ora la fusione delle barre radioattive rischia di provocare un’ecatombe ancor più gigantesca. Un orrore incommensurabile. Ma allora, se la natura può essere così imprevedibile e in modo tanto devastante, e travolgere un popolo che alla sicurezza ci tiene, non sarebbe il caso di non rischiare mai più di aggiungere un altro rischio a quelli che in nessun modo possiamo evitare? Già è duro accettare la nostra precarietà, accettare che ti può cadere un meteorite sulla testa e non c’è elmetto che tenga… Per non parlare dei vulcani… Ma perché costruire nel mondo centinaia di cattedrali (nucleari o chimiche) sulle quali se casca un meteorite è la fine del mondo? Nel famoso film di Kurosawa Sogni una centrale nucleare esplode e riversa un gas radioattivo che genera istantanee mutazioni nei pochi sopravvissuti in un mondo incredibilmente al panorama del dopo tsunami. Un uomo grida contro un dirigente nucleare e lo accusa indicandogli la devastazione intorno a loro: “Non pensavate che sarebbe potuto succedere?”.

Ma loro no. Non pensavano… Qualcuno, come la Prestigiacomo, povera infelice, continua ancora a ripetere che questo disastro non fermerà il nucleare in Italia… Dicono che quella centrale giapponese è esplosa perché era di vecchia generazione, non come quelle ultramoderne francesi che staremmo comprando noi. Ancora con queste frasi? Un’altra volta? Ma non si ascoltano quando parlano? Incredibile. E accusano chi da sempre si batte per fermare questa follia nucleare di sciacallaggio: “Vergognatevi di approfittare del lutto giapponese per sostenere le vostre idee bislacche…”. Lo dicevamo prima di Chernobyl, lo dicevamo dopo Chernobyl e continueremo a dirlo fino a che anche l’ultima centrale nucleare verrà chiusa. Solo allora staremo zitti. E proprio di fronte a questo immane disastro atomico ci rendiamo conto che c’è grande differenza nel valore che si dà alla vita umana. A nostro avviso nessun rischio è accettabile. Per i nuclearisti esiste un livello di rischio accettabile. Pensano sempre che riguardi solo gli altri.

Ps: Nei giorni scorsi il governo ha cancellato tutti i finanziamenti alle fonti rinnovabili. Dicono che ne creeranno di nuovi ma drasticamente tagliati e limitati. Ci sembra veramente un grande momento per massacrare lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia.

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