Antonio Di Pietro: La guerra nascosta

Fonte: Antonio Di Pietro: La guerra nascosta.

Con tutto il rispetto per i morti nella guerra di Libia, sembra che gli organi di informazione non vedessero l’ora di poter far passare in secondo o terzo piano il problema del nucleare giapponese.
Ve ne siete accorti? Da una settimana sembra che a Fukushima non stia succedendo più niente. San Gheddafi ha fatto la grazia e del nucleare meno se ne parla, meglio è. Ogni giorno leggiamo che da questo o quel reattore sta uscendo un po’ di fumo, una volta bianco, l’altra nero, e che volete che sia?
Intanto, il governo fa finta di averci ripensato con la trovata della moratoria di un anno e la lobby nuclearista è tornata all’attacco. Quasi sempre con una pubblicità subdola e nascosta, facendo parlare in televisione quasi chi è a favore del nucleare e solo qualche volta gli scienziati che sono contrari, anche se hanno vinto il Nobel come Rubia. Oppure con editoriali che ci spiegano come senza il nucleare tra pochi decenni moriremo tutti di freddo. Ce n’è uno anche oggi sul “Corriere della Sera”, firmato da Giovanni Sartori. Dice che in Giappone è successo quello che è successo per colpa del terremoto, dunque basta costruire le centrali in zone sismicamente sicure per stare tranquilli.
Peccato che zone tanto sicure non esistano, come concluse nel 2003 una commissione nominata dall’allora presidente americano Bush proprio per trovare da qualche parte del mondo posti dove si potessero costruire le centrali senza rischiare niente. Quelli tornarono alla Casa Bianca e dissero: “Ci dispiace tanto presidente, ma posti così non ce ne stanno”. E peccato pure che i terremoti siano uno dei principali fattori di rischio, ma non il solo. Che succede se un terrorista pazzo riesce a fare saltare una centrale nucleare, o se un dittatore messo alle strette decide di vendicarsi prendendo di mira le centrali nucleari?
L’idea che hanno in mente è chiara: fare finta che il peggio sia passato e che il governo stia studiando nuove misure di sicurezza a prova di tutto, e intanto bombardare i cittadini con pubblicità esplicite e occulte sperando così che il referendum non raggiunga il quorum. Dopo di che ricominceranno come prima e come se a Fukushima non fosse successo niente.
Poi però, capita che di colpo, come è successo oggi, ci tocchi leggere che in quella centrale il livello di radioattività è salito di dieci milioni di volte oltre il normale. proprio così. Non è un errore di stampa. Dieci milioni di volte! Vuol dire che in Giappone le cose non solo non stanno migliorando come ci fa credere il sistema dell’informazione ma sono al contrario molto più gravi di quanto non ci abbiano detto sinora e di quanto non ci dicano nemmeno oggi.
Ormai si parla di 25.000 morti complessivi e del fatto che gli esperti giapponesi temono effetti permanenti sull’ecosistema giapponese e mondiale. Ecco perché parlo di “guerra nascosta”. Perché quando si tratta di questa, che è una vera e propria guerra, la stampa internazionale si comporta in maniera non chiara, e le televisioni, specie quelle italiane, peggio. Nascondono informazioni che dovrebbero essere invece diffuse a tutti i cittadini in modo che possano decidere con piena coscienza di causa se questo rischio folle lo vogliono correre o no. Minimizzano i rischi, persino quando la catastrofe è già successa come a Fukushima. Non dicono mai che al nucleare ci sono alternative molto più sicure e molto meno costose.
Per questo non bisogna abbassare la guardia nemmeno di un centimetro. A giugno, col referendum, possiamo battere questa pazzia e cancellare l’incubo nucleare. Ci riusciremo se sapremo battere la disinformazione e i trucchi con cui questo governo cerca di convincere i cittadini a fregarsene e a non andare a votare per niente. Ma quando in ballo c’è la vita nostra e dei nostri figli fregarsene è un delitto

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