Archivi del giorno: 3 aprile 2011

Fukushima, si avvicina l’ora zero: catastrofe planetaria | LIBRE

Fonte: Fukushima, si avvicina l’ora zero: catastrofe planetaria | LIBRE.

Il disastro nucleare di Fukushima, dove la situazione sta precipitando, rivela il rischio concreto di uno scenario apocalittico: la completa fusione del nocciolo può produrre una catastrofe ambientale di portata incalcolabile, facendo impallidire il ricordo di Chernobyl. Se le barre di combustibile esaurito prenderanno fuoco per mancanza di liquido refrigerante, l’intenso calore alzerà pennacchi di radiazioni fino all’atmosfera più alta, interessando tutto il pianeta. Questo è lo scenario da incubo: nubi di materiale radioattivo che innaffiano il pianeta con tossine letali per mesi e mesi. E secondo l’Istituto Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Vienna, il processo mortale è già iniziato.

Domenica scorsa, scrive Mike Whitney su “Il Cambiamento”, i funzionari della Tepco hanno riferito che i livelli di radiazione fuorusciti nell’acqua di mare presso il reattore 2 erano 100.000 volte superiori al normale, e che la radiazione dell’aria superava di 4 volte i limiti di legge previsti. Di conseguenza, lavoratori d’urgenza e trasportati lontano dall’impianto, dove la crisi sta peggiorando di ora in ora. Gli scienziati di Vienna hanno detto al “New Scientist” che «l’impianto nucleare danneggiato di Fukushima sta emettendo iodio e cesio radioattivo a livelli prossimi a quelli osservati in seguito all’incidente di Chernobyl del 1986», prima ancora che la centrale sia esplosa: nel caso, le conseguenze sarebbero ancora peggiori, perché a Fukushima le quantità di materiale radioattivo sono maggiori, quindi la minaccia è supeirore.

Secondo gli specialisti austriaci, l’impianto di Fukushima ha circa 1.760 tonnellate di combustibile nucleare nuovo ed esausto in loco, mentre nel reattore di Chernobyl c’erano solo 180 tonnellate. E ora le autorità nipponiche hanno «rivelato la prospettiva di una probabile falla nell’involucro di contenimento del nocciolo del reattore n° 3», paventando «uno sviluppo potenzialmente minaccioso nella corsa per evitare un rilascio su grande scala delle radiazioni». Al “New York Times”, un alto dirigente nucleare ha detto che «c’era una lunga crepa verticale che correva lungo il lato del contenitore del reattore stesso». La fessura, precisa Mike Whitney, corre fin sotto il livello dell’acqua nel reattore e sta facendo fuoriuscire fluidi e gas. La maxi-crepa è il vaso di Pandora: disperde materiale radioattivo nell’acqua e nell’acqua.

Come riferisce “Kyodo News”, è aumentato l’inquinamento del mare: nei pressi dell’impianto è stato rilevato un aumento costante dello iodio-131 radioattivo, che ha raggiunto una concentrazione pari a 1.850,5 volte il limite di legge. Nishiyama, il portavoce dell’Agenzia giapponese per la sicurezza, ha detto che non può negare la possibilità che i materiali radioattivi continuino ad essere rilasciati in mare. «Com’era prevedibile – scrive Whitney – i media si sono messi in completa modalità “Perdita Petrolio del Golfo della Bp”, facendo ogni sforzo per minimizzare il disastro e per placare il pubblico con mezze verità e disinformazione. L’obiettivo è quello di nascondere la portata della catastrofe e proteggere l’industria nucleare: è un altro caso di profitti a scapito delle persone».

Eppure, certe bugie hanno le gambe corte: la radiazione si è manifestata nella fornitura d’acqua di Tokyo, è stata proibita l’importazione di latte, frutta e verdura da quattro prefetture in prossimità di Fukushima e la zona di evacuazione intorno agli impianti è stata allargata ad un raggio di 18 miglia. Inoltre, gli apparecchi rilevatori hanno conteggiato le minuscole particelle radioattive che si sono diffuse dal sito del reattore attraverso il Pacifico fino al Nord America, l’Atlantico e l’Europa. «E’ solo una questione di giorni prima che si disperda in tutto l’emisfero settentrionale», ha detto alla “Reuters” Andrea Stahl, scienziato senior presso l’Istituto Norvegese per la Ricerca Atmosferica. E se i portavoce ufficiali continuano a ripetere che non c’è “nessuna minaccia” che la radiazione raggiunga gli Stati Uniti, per il medico Brian Moench «forse dovremmo tutti fischiettare “Don’t worry, be happy” all’unisono».

Nessuno può dirsi certo di essere al riparo, insiste Whitney: le ciminiere asiatiche arrivano a inquinare la Californa, su cui si deposita anche la sabbia del Deserto del Gobi. E la metà del mercurio presente nell’atmosfera su tutti gli Stati Uniti proviene dalla Cina. Non solo: una settimana dopo un test di ordigni nucleari in Cina, scrive il “Washington’s Blog”, lo iodio-131 può essere individuato nella tiroide dei cervi del Colorado. Quindi: «Le carcasse fumanti di Fukushima sono una macchina perpetua di morte che avvelena tutto quello che ha intorno – mare, cielo e terra». L’inquinamento del suolo intanto è elevatissimo: il doppio di quello di Chernovyl, secondo il dottor Tetsuji Imanaka, in dichiarazioni raccolte da Aileen Mioko per il “New Scientist”. Siamo già al doppio di Chernoyl, e la situazione sta peggiorando.

Nonostante ciò, è in atto una colossale opera di insabbiamento della verità. Secondo l’Unione degli Scienziati Coinvolti (Union of Concerned Scientists), il governo di Tokyo sta «sprecando l’opportunità di avviare una evacuazione ordinata da aree più grandi attorno a tutto il sito, in particolare per le categorie maggiormente vulnerabili, come bambini e donne incinte. In pratica si tratta di non perdere tempo prezioso e intraprendere subito un’evacuazione su scala più ampia». I lavoratori giapponesi stanno mettendo le loro vite in gioco per riprendere il controllo dell’impianto danneggiato, ma con scarso successo. La probabilità di un altro incendio, un’altra esplosione mostruosa o una fusione del nocciolo aumenta di giorno in giorno.

Il danneggiamento di Fukushima, dice Whitney, sta progredendo esponendo decine di migliaia di persone al rischio di cancro della tiroide, di leucemia infantile e di altre malattie mortali. «Sabato, il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha detto che la situazione nello stabilimento nucleare di Fukushima era “grave”. Questo potrebbe essere l’eufemismo del secolo». I governi, non solo quello giapponese, cercano di proteggere la lobby nucleare: quella che finanzia le campagne elettorali, compresa quella di Obama. E intanto la situazione precipita, come conferma il disastro di Fukushima: «Il governo giapponese ha minimizzato la crisi per far sembrare che le cose siano sotto controllo, ma è tutta una farsa», scrive Whitney. «Non controllano nulla. La missione di soccorso è stata un flop fin dall’inizio e ora le cose sono a un punto critico. L’intervento d’emergenza è stato superato dagli eventi e adesso si tratta di “aspettare e vedere”. Ci stiamo avvicinando all’ora zero» (info: www.ilcambiamento.it).

Libia, si spara uranio impoverito – l’Espresso

Fonte: Libia, si spara uranio impoverito – l’Espresso.

di Gianluca Di Feo

Sulla Sirte sono entrati in azione gli aerei A-10 Warthog: sparano proiettili con questo metallo pesante che lascia intorno al bersaglio una nuvola di microparticelle radioattive. I cui effetti sulla salute possono essere molto gravi

E’ lo spettro degli ultimi conflitti, oggi reso ancora più inquietante dalla lunga ombra della catastrofe nucleare giapponese: l’uranio impoverito. Proiettili capaci di bucare qualunque corazza, grazie alla forza di penetrazione dei residui di combustibili atomici. Ma che lasciano intorno al bersaglio una nuvola di microparticelle radioattive, una polvere destinata secondo molti studi a creare danni all’ambiente e alla salute per anni. Lunedì 28 marzo il Pentagono ha confermato che in Libia sono entrati in azione gli A-10 Warthog, gli unici aerei che utilizzano queste pallottole devastanti.

Alle domande dei giornalisti, il contrammiraglio Bill Gortney, comandante dello Stato maggiore statunitense, ha risposto con chiarezza: «Nello scorso weekend abbiamo impiegato gli A-10». Nonostante l’insistenza dei cronisti, si è però rifiutato di fornire dettagli sul tipo di missione condotte dai Warthog, i “facoceri” dell’Us Air Force. Gli è stato domandato se abbiano condotto raid contro le forze di Gheddafi trincerate nelle città, se stessero aprendo la strada ai ribelli eliminando i nuclei di resistenza con un «supporto ravvicinato». Ma l’alto ufficiale ha ribadito che «non intendiamo fornire dettagli sul tipo di armi impiegate».

Oggi la decisione di mandare gli A-10 in Libia segna il cambiamento del conflitto. Una settimana di assalti con aerei e missili ha raso al suolo le installazioni del regime, adesso bisogna dare la caccia ai singoli carri armati e semoventi, piazzati tra le case o in postazioni protette. Le squadriglie sono costrette a volare a bassa quota, esponendosi ai tiri delle mitragliere o dei missili terra-aria spalleggiabili dei soldati di Gheddafi.

I “Facoceri” invece sono corazzati e hanno motori progettati per sopravvivere al fuoco di queste armi: possono entrare in azione senza temere la reazione delle truppe lealiste. Gli A-10 infatti sono aerei molto particolari. Vennero progettati ai tempi della Guerra fredda per bloccare le colonne di carri armati sovietici. In pratica, il jet è disegnato intorno a un grande cannone a canne rotanti da 30 millimetri, lungo più di sei metri: un’arma spaventosa, chiamata “Avenger” ossia “Il vendicatore” che spara fino a 4200 colpi in un minuto. In genere, le raffiche sono di 50 colpi in mezzo secondo accompagnate da un suono sinistro, una sorta di ululato creato dal meccanismo del cannone. Per renderlo più efficace furono create le munizioni con una testata di uranio impoverito, molto più dura di qualunque altro metallo e quindi capace di bucare le difese di ogni veicolo blindato.

Il primo impiego massiccio fu nel 1991 durante la prima guerra del Golfo, quando centinaia di tank iracheni vennero messi fuori combattimento dagli Avenger. Poi sono tornati in azione sulla Bosnia e soprattutto nel Kosovo per snidare i carri armati serbi mimetizzati: ma a fronte di migliaia di pallottole esplose solo poche decine di bersagli vennero distrutti. Infine l’Iraq nel 2003 e l’Afghanistan, dove però gli A-10 impiegano un numero ridotto di munizioni a uranio impoverito: i talebani non hanno mezzi corazzati e gli americani preferiscono utilizzare soprattutto proiettili tradizionali con carica esplosiva, alternandoli a pochissime testate ad uranio per neutralizzare rocce e rifugi.

Il tipo di operazioni in corso in Libia invece richiede le munizioni a uranio impoverito: i Warthog devono eliminare uno ad uno i tank di Gheddafi e per farlo l’uso di quei proiettili è inevitabile. Ciascuno è lungo circa 30 centimetri e contiene circa 300 grammi di uranio impoverito: in pratica ogni raffica disperde circa 15 chili di uranio impoverito. Il Pentagono sostiene che la radioattività di queste armi è molto limitata, pari a quella di molte rocce naturali. Gli studi condotti dopo la Guerra del 1991 invece hanno dimostrato un legame tra l’uso delle munizioni e tassi elevati di alcuni tumori tra i reduci più esposti. Fegato, reni, cuore e cervello si ritiene che subiscano danni per questa sostanza. In genere, quando la pallottola si scontra con una corazza tende a esplodere, disperdendo una nuvola di nanoparticelle intorno al punto di impatto: elementi microscopici che quindi vanno a contaminare un’area difficile da delimitare.

Blog di Beppe Grillo – Gli incidenti nucleari in Francia

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Gli incidenti nucleari in Francia.

Il Blog ha intervistato Charlotte Mijeon dell’associazione francese “Sortir du nuclear“, una federazione di 875 gruppi francesi anti nuclearisti a cui sono associate più di 35.000 persone. E’ in Francia che si vince o si perde contro il nucleare. Francia senza nucleare equivale a Europa senza nucleare. Il meccanismo adottato in Francia per convincere i cittadini della ineluttabilità del nucleare è lo stesso adottato di recente in Italia: balle su balle raccontate da venduti e soldi su soldi per la pubblicità e per foraggiare i giornali. Fukushima sta facendo impallidire Chernobyl, non si possono seppellire i morti, il raggio di suolo radioattivo si sta estendendo lentamente verso Tokyo e le falde sotto i reattori registrano livelli di radioattività “abnormi“, come ha dichiarato la stessa Tepco, un tasso di iodio radioattivo ben 4.385 volte superiore al limite legale è stato rilevato in mare. Di fronte a questo immane disastro, le cui conseguenze non sono ancora comprensibili, i giornali italiani, finanziati dalle nostre tasse, tacciono e inseriscono Fukushima dopo la ventesima pagina.
Ps: Le “Facce da nucleare” dell’opposizione che si sono assentate alla votazione per l’accorpamento del referendum con le elezioni amministrative sono: Capano, Cimadoro, Ciriello, D’Antona, Farina, Fassino, Fedi, Gozi, Madia, Mastromauro, Porcino, Samperi.
Scarica il volantino delle “Facce da nucleare” e diffondilo
– Partecipa a “Spegni il nucleare” con il referendum su FB.

Intervista a Charlotte Mijeon di “Sortir du nuclear

Blog: Dall’Italia, sembra che tutti i francesi siano a favore dell’energia nucleare. E’ corretto?
Charlotte Mijeon: No, non lo è. Io direi che la maggior parte della popolazione francese è critica riguardo l’energia nucleare. E lo è ancora di più dall’incidente di Fukushima. E ci sono poche, pochissime persone che stanno supportando l’energia nucleare. Ciò che dà l’impressione che la gente sia a favore dell’energia nucleare è il fatto che esiste una forte lobby, con una fortissima propaganda, con l’obiettivo di finanziare grandi pubblicità che passano su tutte le TV e dovunque. E anche la gente ha subito un tale lavaggio del cervello che gli è venuta l’dea che, sì, l’energia nucleare non è molto buona, ma cosa possiamo fare? E il problema è che molte persone non sanno che esistono alternative.

Incidenti nucleari in Francia (espandi | comprimi)
Blog: Ci sono stati incidenti in Francia negli impianti nucleari?
CM: Niente della grandezza di Fukushima, questo è sicuro. C’è stato qualche evento significativo. In particolare tre anni fa alla centrale nucleare di Tricastin, dove 75 litri di acqua contaminata finirono in un fiume. Fu una grossa contaminazione. Gli episodi o gli incidenti alle centrali nucleari non sono molto ben conosciuti. Sono riportati a malapena e in siti difficili da leggere. Pochissime persone ne sono a conoscenza. Siamo stati vicini a qualche incidente molto pericoloso negli anni 80. Per esempio, il cuore di un reattore nella Loire Valley, a Saint-Laurent, iniziò a sciogliersi. Ma fu considerato di quarto livello nella scala. Pochissime persone conoscono questo episodio. Abbiamo avuto un problema in La Hauge, un impianto di rielaborazione in Normandia. Negli anni 80 ci fu un problema con un incendio in una delle vasche. Io direi che non è molto una questione di incidenti, ma più di rischi. Con centrali datate, penso particolarmente a Fessenheim, che si trova in Alsazia, vicino ad una zona pubblica. E questa centrale è vecchia, e inizia ad essere più vulnerabile.
Blog: Cosa fanno le centrali con i loro scarti, con ciò che creano?
CM: Le scorie nucleari sono allocate nelle centrali per qualche anno e poi sono mandate in qualche centro e circolano. Questo è un pericolo, dato che sono molto pericolose. In Francia esiste un mito sul riciclo delle scorie radioattive. Questo non è vero. Non possiamo riciclare scorie ncleari. Possiamo solo separare gli elementi diversi. E questo crea molto inquinamento. L’impianto di rielaborazione di La Hague inquina tanto quanto tutte le altre centrali nucleari in Francia. Tanto quanto tutte le 58 centrali nucleari. E questo è un inquinamento massiccio, visibile dalla costa norvegese. Riguardo allo stoccaggio sotterraneo a lungo termine, seppellendo le scorie sottoterra. E c’è un progetto nell’Est della Francia in un’area non molto popolata. Le autorità hanno avuto l’idea di seppellire le scorie nella sabbia, a qualcosa come 500 metri di profondità. Non è una buona idea seppellire scorie che rimarranno pericolose per decine di migliaia di anni. Non possiamo aspettarci che il sottosuolo rimanga stabile per tutto questo tempo. Ci sono fiumi che hanno le sorgenti in quest’area, e c’è un rischio di contaminazione delle acque sotterranee. Questo è già successo in Germania, ad Asse, dove le scorie sono state scaricate in una ex miniera di sale. Si diceva che la miniera fosse perfettamente sicura, e alla fine, solo qualche anno dopo, ci furono perdite d’acqua al suo interno. Adesso ci sono circa 12 metri cubi di acqua che entrano nella miniera ogni giorno. E c’è un rischio che non onosciamo, se in qualche decade questi barili di scorie nucleari venissero corrosi e l’acqua contaminata fluirebbe nelle falde sotterranee e sarebbe un disastro per questa regione.

Il Niger contaminato (espandi | comprimi)
Blog: Riguardo alla contaminazione in Niger, dovuta all’estrazione dell’uranio da parte della Francia. Puoi dirci qualcosa su questo?
CM: La Francia estrae uranio in Nigerdagli anni ’60. Tu vieni in un Paese, inquini qualsiasi cosa, prendi le risorse, non lasci nulla, senza dire niente alla popolazione. Lasci solo l’inquinamento. Ci sono due grandi miniere in Niger,nel nord della Niger, a Arlit. E di queste miniere, una è a cielo aperto. La polvere vola ovunque, polvere radioattiva. E arriva nei giardini delle persone, così le persone stanno mangiando verdure contaminate e c’è un altro problema, e cioè l’acqua che viene usata per le estrazioni, che richiedono molta acqua. Anche quest’acqua è contaminata. E il problema è che in natura non c’è abbastanza pioggia, e questa è acqua sotterranea. Non c’è solo il problema di usare un sacco di acqua per le miniere, ma anche che l’acqua si contamina. Un altro problema è anche che nelle miniere usano molti strumenti, attrezzi. Non c’è controllo, e a volte se vai con qualche oggetto a misurare le radiazioni in un mercato, puoi vedere che molti pezzi di ferro che sono stati venduti sono altamente radioattivi. Ma le persone non ricevono informazioni per nulla circa la radioattività. Non sanno quanto sia pericolosa. È abbastanza recente anche il fatto che le persone che lavorano nelle miniere indossino qualche protezione. Loro non sanno nulla riguardo questi materiali, e vengono contaminati solo perché non ne sanno nulla.
Blog: L’Italia ha fatto un accordo con Sarkozy. Perché pensate che sia successo?
CM: Bé, non mi piace per nulla Sarkozy. Penso che Berlusconi sia un personaggio simile a Sarkozy. A entrambi piace il potere, piace possedere i simboli del potere. E l’energia nucleare è un simbolo del potere. E’ altamente correlata alle bombe, al controllo di una tecnologia. E posso capire molto bene perché c’è stato questo accordo. E vorrei anche dire che il presidente della Francia Sarkozy è considerato come uno dei migliori rappresentanti dell’industria nucleare all’estero. Ogni volta che viaggia all’estero cerca di vendere qualche reattore nucleare, e ha trovato qualcuno intenzionato a comprarlo, così c’è stato l’accordo.
Blog: Pensi che la Francia possa sopravvivere senza energia nucleare?
CM: Oh, si. Oh, si. Non si possono eliminare tutte le centrali nucleari in una notte. Questo è vero perché abbiamo così tanta energia nucleare che sarebbe abbastanza difficile eliminarle così. Ma ci sono scenari che mostrano che ce la si può fare senza energia nucleare. Lo si può fare in 5 anni, in 10 anni, in 20 anni. Abbiamo il materiale, sappiamo come farlo. Sappiamo che dobbiamo pensare ai nostri bisogni di energia, che dobbiamo ripensare un sacco di cose. Sappiamo che dobbiamo migliorare l’efficienza energetica. E sappiamo che dobbiamo sviluppare le energie rinnovabili. Ci sono scenari che esistono, manchiamo solo della volontà politica per implementarli.

ComeDonChisciotte – IL MIGLIOR AFFARE È SEMPRE LA GUERRA

Fonte: ComeDonChisciotte – IL MIGLIOR AFFARE È SEMPRE LA GUERRA.

DI PEPE ESCOBAR
atimes.com

Bugie, ipocrisia e piani segreti. Ecco i dettagli che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha omesso nell’esporre all’America e al mondo intero la sua dottrina libica . Difficile comprendere cosa succede a causa dei tanti buchi neri che caratterizzano questa splendida piccola guerra che non è una guerra (“un’azione militare a raggio e a tempo limitati” come la definisce la Casa Bianca) e caratterizzata dall’incapacità dell’area progressista di condannare, allo stesso tempo, la crudeltà del regime di Muhammar Gheddafi e i bombardamenti ‘umanitari’ anglo-franco-americani.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 1973 ha operato come un cavallo di Troia, permettendo al consorzio anglo-franco-americano e alla NATO di diventare la forza aerea dell’ONU nel suo sostegno a un’insurrezione armata.

Al di là del fatto che questo accordo non ha niente a che fare con la protezione dei civili, esso è anche assolutamente illegale secondo la legge internazionale. L’implicito obiettivo finale, come a questo punto sa anche il più disperato dei bambini africani, è il cambio di regime.

Il generale canadese Charles Bouchard, a capo della missione libica per conto della NATO, può ribadire quanto vuole che la missione ha come unico obiettivo la difesa dei civili. Eppure quegli ‘innocenti civili’ che guidano carri e imbracciano kalashnikov come un disordinato mucchio selvaggio, di fatto sono soldati in una guerra civile e a questo punto dovrebbero decidere se la NATO deve essere d’ora in poi la loro forza aerea seguendo le orme dell’alleanza anglo-franco-americana. Inoltre, la ‘coalizione dei volenterosi’ che combatte in Libia consiste di soli 12 membri su 28 della NATO più il Qatar. Insomma, questa non è di certo una ‘comunità internazionale’.

Il verdetto finale sulla no-fly zone come da mandato dell’ONU dovrà attendere la nascita di un governo ‘dei ribelli’ alla fine della guerra civile (se finisce presto). Allora sarà possibile analizzare e capire i seguenti punti: se il bombardamento, anche coi missili Tomahawk, era giustificato; il perché i civili della Cirenaica siano stati protetti mentre quelli di Tripoli bombardati; che tipo di gente erano i ‘ribelli’ che sono stati ‘salvati’; se tutto questo era legale, in primo luogo; capire se la risoluzione era una copertura per il cambio di regime; se la storia d’amore tra i ‘rivoluzionari’ libici e l’Occidente finirà in un divorzio sanguinario (ricordate l’Afghanistan?); e quali attori occidentali saranno pronti ad approfittare della ricchezza di una nuova e unificata (forse balcanizzata) Libia.

Per ora, è piuttosto facile capire chi ne trarrà profitto.

Il Pentagono

Il fine settimana scorso, il capo del Pentagono Robert Gates ha dichiarato, riuscendo a rimanere serio, che gli unici regimi repressivi nel Medio Oriente sono l’Iran, la Siria e la Libia. Il Pentagono sta infierendo sull’anello debole, la Libia. Gli altri sono da sempre nella lista neo-con dei cattivi da eliminare. L’Arabia Saudita, lo Yemen, il Bahrain ecc. sono democrazie modello.

Per quanto riguarda questa guerra che ‘c’è ma non si vede’, il Pentagono è riuscito a combatterla due volte, non una. La prima con Africom, creato sotto l’amministrazione Bush, alimentato da quella di Obama e rigettato da dozzine di governi africani, di esperti e di organizzazioni per i diritti umani. Ora la guerra passa attraverso la Nato ovvero sotto il comando del Pentagono sui lacché europei.

Questa è la prima guerra africana di Africom, condotta dal generale Carter Ham nel suo quartier generale non in Africa, ma a Stuttgart, in Germania. Africom, per dirla con Horace Campbell, professore di studi afro-americani e di scienze politiche presso la Syracuse University, è un inganno; “fondamentalmente una copertura per le operazioni dei contractor americani come Dyncorp, MPRI e KBR. I pianificatori militari americani che traggono beneficio dalla politica delle porte girevoli della privatizzazione della guerra sono felici di avere l’opportunità di fornire ad Africom credibilità dietro la facciata dell’intervento in Libia”.

I Tomahawk della Africom hanno anche colpito, in senso metaforico, l’Unione Africana (AU), che, diversamente dalla Lega Araba, non è facile da comprare dall’Occidente. Le monarchie petrolifere arabe hanno tutte brindato al bombardamento, tranne l’Egitto e la Tunisia. Solo cinque paesi africani non sono subordinati ad Africom; la Libia è uno di essi, insieme al Sudan, la Costa d’Avorio, Eritrea e lo Zimbabwe.

NATO

Il piano generale della NATO è di comandare sul mediterraneo e di considerarlo un lago di sua proprietà. Sotto questa ‘ottica’(definizione del Pentagono) il mediterraneo oggigiorno è infinitamente più importante come teatro di guerra dell’AfPak (Afghanistan e Pakistan).

Sui 20 paesi del mediterraneo solo 3 non fanno parte della NATO o non hanno alcuna partnership coi suoi programmi: Libia, Libano e Siria. Senza alcun dubbio la Siria è il prossimo. Il Libano si trova sotto un blocco della NATO dal 2006. Ora il blocco viene applicato alla Libia. Gli Stati Uniti – tramite la NATO – stanno quadrando il cerchio.

Arabia Saudita

Che affare. Il re Abdullah si sbarazza del suo eterno rivali Gheddafi. La casa saudita, in modo abietto, s’inchina agli interessi dell’Occidente. Lo sguardo dell’opinione pubblica mondiale è stato allontanato dall’invasione saudita del Bahrain con l’obiettivo di distruggere un movimento pacifico e legittimo a favore della democrazia.

La casa saudita ha piazzato la storia che ‘la Lega Araba’ ha votato compatta per una no-fly zone. Una menzogna; solo 11 membri su 22 erano presenti alla votazione; sei sono membri del Gulf Cooperation Council (GCC) di cui l’Arabia Saudita è leader. La casa saudita doveva solo convincere altri tre. La Siria e l’Algeria erano contrarie. Risultato: solo 9 dei 22 paesi arabi hanno votato per la no-fly zone.

L’Arabia Saudita ora può anche ordinare al capo della GCC, Abdulrahman al-Attiyah di dire con faccia tosta che “il sistema libico ha perso la propria legittimità”. Per quanto riguarda la “legittima” casa saudita e i al-Khalifas nel Bahrain, qualcuno dovrebbe portarli alla Hall of Fame Umanitaria.

Il Qatar

Il paese anfitrione dei campionati mondiali di calcio del 2022 sa bene come concludere un affare. I suoi Mirage aiutano a bombardare la Libia e nel frattempo Doha si prepara a commerciare il petrolio della Libia orientale. Il Qatar ha prontamente riconosciuto, primo tra i paesi arabi, la legittimità del governo dei ‘ribelli’ libici solo il giorno dopo essersi assicurato l’affare del commercio del petrolio.

I ‘ribelli’

Nonostante le meritevoli aspirazioni democratiche del movimento giovanile libico, il gruppo di opposizione più organizzato rimane il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, da anni finanziato dalla casa saudita, dalla CIA e dall’intelligence francese. Il ‘Consiglio Provvisorio di Transizione Nazionale’ non è altro che il buon vecchio Fronte Nazionale con il contributo di qualche defezionario tra i militari. Ecco l’élite dei ‘civili innocenti’ che la “coalizione” sta “proteggendo”.

Al momento giusto, il ‘Consiglio Provvisorio di Transizione’ ha trovato un nuovo ministro della finanza, l’economista di formazione statunitense Ali Tarhouni. Egli ha rivelato che un gruppo di paesi occidentali ha concesso loro credito sostenuto dal fondo sovrano della Libia, e i britannici hanno permesso loro di accedere a fondi di Gheddafi per un totale di 1.1 miliardi di dollari. Questo significa che il consorzio anglo-franco-americano e ora la NATO devono spendere solo per le bombe. Di tutti i raggiri della guerra questo è impareggiabile; l’Occidente utilizza denaro libico per finanziare un gruppo di opportunisti ribelli libici per combattere contro il governo libico. Inoltre gli americani, gli inglesi e i francesi adorano questi bombardamenti. I neo-con devono essere su tutte le furie; come ha fatto il precedente segretario alla Difesa americano Paul Wolfowitz a non farsi venire un’idea del genere per la guerra in Iraq nel 2003?

I francesi

Oh là là, questo potrebbe essere materiale degno di un romanzo proustiano. La più esclusiva collezione di primavera nelle passerelle di Parigi è lo show della moda di Sarkozy – un modello no-fly zone accessoriato di aerobombardieri Mirage/Rafale.
Questo show di alta moda è stato ideato da Nouri Mesmari, il capo di protocollo di Gheddafi, che, defezionario, si è rifugiato in Francia dall’ottobre 2010. I servizi segreti italiani hanno rivelato a media selezionati come ha fatto. Il ruolo del DGSE, il servizio segreto francese, è stato più o meno spiegato nel sito a pagamento Maghreb Confidential.

In sostanza, la rivolta di Bengasi coq au vin è stata preparata a partire da novembre 2010. Gli chef sono stati Mesmari, il colonnello delle forze aeree Abdullah Gehani e il servizio segreto francese. Mesmari è stato nominato il ‘WikiLeaks libico’, perché ha spifferato praticamente ogni segreto militare di Gheddafi. Sarkozy ne è stato felice, infatti prima era furioso perché Gheddafi aveva cancellato i succosi contratti di acquisto di Rafale ( per rimpiazzare i Mirage ora bombardati) e di impianti nucleari francesi.

Questo spiega l’entusiasmo di Sarkozy nel porsi come liberatore degli arabi, è stato il primo leader europeo a riconoscere i ‘ribelli’( con somma ira di molti nella UE) ed è stato il primo a bombardare le forze di Gheddafi.

Questo ci porta al ruolo dello sfacciato filosofo francese Bernard Henri-Levy che sta sfruttando freneticamente i media mondiali per far sapere che è stato lui a telefonare Sarkozy da Bengasi, risvegliandone la vena umanitaria. Quindi o Levy è uno sciocco, oppure fa da utile ciliegina ‘intellettuale’ da aggiungere sulla già pronta torta di bombe.

Il Terminator Sarkozy è inarrestabile. Ha appena avvertito tutti i governanti arabi che rischiano di ritrovarsi bombardati come la Libia casomai dovessero reprimere chi protesta. Ha anche detto che “la prossima” sarà la Costa d’Avorio. Ovviamente, il Bahrain e lo Yemen sono esenti da questi provvedimenti. Per quanto riguarda gli USA, essi stanno di nuovo sostenendo un golpe militare (non ha funzionato con Omar “Sheikh Al-Torture” Suleiman in Egitto; forse funzionerà in Libia)

Al-Qaeda

Riecco il solito spauracchio, sempre utile. Il consorzio anglo-franco-americano, e ora la NATO, combattono assieme (di nuovo) contro al-Qaeda, rappresentata ora da al-Qaeda del Maghreb (AQM).

Il leader ribelle libico Abdel-Hakim al-Hasidi – che ha combattuto insieme ai talebani in Afghanistan – ha ampiamente confermato ai media italiani di aver personalmente reclutato “circa 25” jihaiditi della zona di Derna, nella Libia orientale, per combattere contro gli americani in Iraq; ora “questi si trovano in prima linea a Adjabiya”.

Questo dopo che il presidente del Ciad, Idriss Deby, ha fatto notare che AQM ha rubato gli arsenali militari nella Cirenaica e ora potrebbe essere in possesso di un discreto numero di missili terra-aria. Verso gli inizi di marzo, l’AQM ha sostenuto pubblicamente i ‘ribelli’. Deve essere ricomparso il fantasma di Obama; infatti il Pentagono sta lavorando di nuovo per lui.

I privatizzatori dell’acqua

In Occidente pochi sanno che la Libia, insieme all’Egitto, siede sul Nubian Sandstone Aquifer; cioè, su un oceano d’acqua dolce di enorme valore. Quindi, questa guerra ‘che c’è ma non si vede’ è cruciale per il controllo dell’acqua. Il controllo dell’acquifero non ha prezzo, così come non lo ha il ‘recupero’ delle risorse naturali di valore dalle mani dei ‘selvaggi’.

Il Pipelineistan di acqua – che scorre in profondità sotto il deserto per 4.000 km – è il Great Man-Made River Project (GMMRP) costruito da Gheddafi per 25 miliardi di dollari senza chiedere in prestito dal FMI o dalla Banca Mondiale nemmeno un centesimo (pessimo esempio per il mondo in via di sviluppo). Il GMMRP rifornisce Tripoli, Bengasi e tutta la costa libica. Il totale di acqua stimato dagli scienziati è equivalente al flusso di 200 anni di acqua del Nilo.

Confrontiamo questo dato alle cosiddette tre sorelle – Veolia (prima era Vivendi), Suez Ondeo (prima era Generale des Eaux) e Saur – le aziende francesi che controllano il 40% del mercato globale dell’acqua. È imperativo che l’attenzione venga rivolta all’eventuale bombardamento di queste condutture. Se saranno bombardate, uno scenario estremamente probabile è che ci saranno ricchi contratti per la ‘ricostruzione’ di cui la Francia sarà la beneficiaria. E questo sarà l’ultimo passo verso la totale privatizzazione di questa acqua, tuttora libera. Dalla dottrina dello shock alla dottrina dell’acqua.

Ecco, questa è solo una breve lista dei profittatori, nessuno sa a chi andrà il petrolio. Intanto, lo spettacolo deve continuare ( a suon di bombe). Il miglior affare è sempre la guerra.

Pepe Escobar
Fonte: http://www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MC30Ak01.html
30.03.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org acura di RENATO MONTINI

ComeDonChisciotte – RIPRISTINARE LA SOVRANITA’ ECONOMICA

Fonte: ComeDonChisciotte – RIPRISTINARE LA SOVRANITA’ ECONOMICA.

DI ELLEN BROWN
webofdebt.com

“E l’ora di dichiarare la sovranità economica dalle banche multinazionali che sono responsabili di gran parte della nostra crisi economica attuale. Ogni anno inviamo oltre un miliardo di dollari di dollari dei contribuenti dell’Oregon a banche estere e multinazionali sotto forma di depositi, solo per vedere che il denaro è investito altrove. È il momento di mettere i nostri soldi a lavorare per gli abitanti dell’Oregon “Rispondendo ad un bisogno non soddisfatto per il credito alle amministrazioni locali, alle imprese e ai consumatori locali, tre stati nel mese scorso hanno prfesentato degli atti per l’introduzione di banche di proprietà statale – Oregon, Washington e Maryland – unendosi a Illinois, Virginia, Massachusetts e Hawaii per portare il numero totale a sette.

Mentre Wall Street riporta profitti da record, le banche locali si dibattono, il credito per le piccole imprese e dei consumatori rimane contratto, ed i governi locali sono in bilico sulla bancarotta. Si parla addirittura di consentire a governi statali di presentare istanza di fallimento, qualcosa che la legislazione vigente vieta. Il governo federale e la Federal Reserve sono riusciti a trovare miliardi di dollari per puntellare le banche di Wall Street che hanno precipitato la crisi del credito, ma non hanno esteso questa generosità per i contribuenti e le amministrazioni locali che sono stati costretti a pagare il conto.

Nel mese di gennaio, il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha annunciato (1) che la Fed aveva escluso un piano di salvataggio della banca centrale per i governi statali e locali. Il deficit di bilancio di Stato collettivo per il 2011 è previsto a 140 miliardi di dollari, solo l’1% dei 12.300 miliardi dollari (2) la Fed è riuscita a raggranellare tra liquidità, prestiti a breve termine, e altre condizioni finanziarie per salvare Wall Street. Ma il presidente Bernanke ha detto che la Fed è limitata per statuto dal comprare il debito del governo municipale con scadenza di sei mesi o meno che sia direttamente assistito da imposte o altre entrate assicurate, una forma di debito che rappresenta meno del 2% del mercato globale municipale. I governi statali e municipali, a quanto pare, sono in proprio. (3)

Di fronte all’inazione federale e alla crescente crisi di bilancio locale, un numero crescente di Stati stanno valutando la possibilità di creare proprie banche di proprietà dello Stato, seguendo il modello del North Dakota, l’unico Stato che sembra essere sfuggito indenne alla crisi del credito. La Banca del Nord Dakota (BND) vecchia di 92 anni, attualmente l’unica banca di proprietà statale degli Stati Uniti, ha contribuito a evitare al North Dakota i disastri che incombono sui bilanci di altri Stati. Nel 2009, il North Dakota esibiva il maggiore avanzo di bilancio che avesse mai avuto. La BND contribuisce a finanziare non solo il governo locale ma anche banche e imprese locali, mettendo a disposizione i fondi per i prestiti alle banche commerciali di sostegno al credito delle piccole imprese.

Nell’ultimo mese, tre Stati hanno introdotto atti per le banche di proprietà statale, secondo il modello del Nord Dakota. L’11 gennaio, un disegno di legge per istituire una banca di proprietà statale è stata introdotta nella legislatura dello Stato dell’Oregon (4); Il 13 gennaio, un disegno di legge simile è stato introdotta nello Stato di Washington (discusso in un precedente articolo (5)) E il 4 febbraio, un simile atto è stato introdotto nella legislatura del Maryland (6) per uno studio di fattibilità. Essi si uniscono a Illinois (7), Virginia (8), Hawaii (9) e Massachusetts (10), Che hanno introdotto atti analoghi nel 2010.

Ampio sostegno

Le proposte di legge sono ampiamente sostenute da proprietari di piccole imprese. Il Seattle Times ha segnalato (11) il 3 febbraio che il 79% di 107 imprenditori interpellati dalla Main Street Alliance di Washington, ha sostenuto la proposta di legge dello Stato di Washington. Più della metà ha dichiarato di aver sperimentato una stretta del credito d’affari, e tre quarti di coloro hanno detto che potrebbero creare nuovi posti di lavoro se le loro esigenze di credito fossero soddisfatte. Un sondaggio condotto dalla Main Street Alliance dell’Oregon ha prodotto risultati simili (12). La loro indagine, che ha riguardato 115 aziende in 28 comuni, ha scoperto che due terzi dei piccoli imprenditori avevano ritardato o cancellato espansioni a causa di problemi di credito, al 41 per cento era stato negato il credito; e il 42 per cento avevano visto le loro condizioni di credito peggiorate. Tre quarti degli imprenditori intervistati ha sostenuto la proposta di legge dell’Oregon.

A sostenere l’idea (13) di una banca di proprietà statale è anche il tesoriere dello Stato dell’Oregon Ted Wheeler, con questa versione: egli pensa che l’Oregon può sbloccare una capacità supplementare di prestito in collaborazione con le istituzioni esistenti creando una banca “virtuale”. Lo Stato non avrebbe bisogno di costruire nuovo banche di cemento e mattoni che richiedono centinaia di nuovi dipendenti al loro servizio. I nuovi strumenti procurati allo Stato per essere una “banca” potrebbero essere organizzati in modo rapido ed economico attraverso una cornice che lui chiama una “banca virtuale di sviluppo economico”. In un editoriale (14) pubblicato su Oregonlive.com il 9 febbraio, ha scritto:

Questo nuovo modello dovrebbe consolidare i vari programmi di prestito per lo sviluppo economico dell’Oregon, e consentire al governo dello Stato di intervenire come partecipante a nuovi prestiti, il che contribuirà a garantire a qualificati cittadini dell’Oregon ulteriori finanziamenti. Abbiamo anche strumenti di investimento strategico, quali l’Oregon Growth Account che potrebbero essere meglio utilizzati come parte di questo quadro.

Le banche “creano” soldi sfruttando il loro capitale (15) nei prestiti. Ad una esigenza patrimoniale dell’8%, possono attirare capitale con un fattore di dodici, purché in grado di attrarre depositi sufficienti (raccolti o presi in prestito) per eliminare i controlli in uscita. Gli Stati danno via questo potere di leveraggio quando hanno messo i loro depositi nelle banche di Wall Street e investito lì i loro capitali.

I governi statali e municipali hanno asset dappertutto riposti in fondi separati per i tempi di congiuntura sfavorevole, che sono in gran parte investiti in banche di Wall Street per un rendimento molto modesto. Allo stesso tempo, gli Stati prendono in prestito da Wall Street a tassi d’interesse molto più alti e devono preoccuparsi di cose come il rating, le tasse in ritardo, e swap su tassi di interesse, che hanno dimostrato di essere investimenti molto buoni per Wall Street e investimenti molto cattivi per i governi locali.

Consolidando la loro attività nelle proprie banche di proprietà statale, i governi statali e locali sono in grado di sfruttare i propri fondi per finanziare le proprie operazioni, e possono fare questo in sostanza senza interessi, dal momento che possiedono la banca e avranno indietro gli interessi. La BND ha contribuito per più di 300 milioni di dollari alle le casse dello Stato negli ultimi dieci anni, un risultato notevole per uno Stato con una popolazione che è meno di un decimo della dimensione della Contea di Los Angeles.

Il crescente movimento per stabilire la sovranità economica locale attraverso le banche di proprietà statale è stata un’iniziativa popolare che è cresciuta spontaneamente in risposta a bisogni non soddisfatti per il credito locale. In Oregon, la spinta è venuta da un gruppo di volontariato attivo chiamato Oregonians for a State Bank (16) in collaborazione con il Working Families Party (17). A Washington, un ruolo importante è stato svolto dal Main Street Alliance, un progetto dell’Alliance for a Just Society (Ex NWFCO) (18). Il principale difensore legislative nello Stato di Washington è il Repubblicano Bob Hasegawa. In Maryland, la campagna è stata avviata dal Center for State Innovation (CSI) (19), con sede nel Wisconsin, in collaborazione con il Service Employees International-Union (SEIU) (20) e la Progressive States Network. Il Progressive Maryland (21) è un sostenitore di primo piano delle ONG. Analisi dettagliate delle iniziative nello Stato di Washington e dell’Oregon e dei loro benefici previsti sono stati effettuati da CSI (22). Per gli sforzi di base in altri Stati e per le petizioni che possono essere firmate, vedere http://publicbankinginstitute.org/state-info.htm. (23)

Ellen Brown è un avvocato e presidente del Public Banking Institute. Ha scritto undici libri, Tra cui Web of Debt: The Shocking Truth About Our Money System and How We Can Break Free (2010).(La ragnatela del debito: la scioccante verità sul nostro sistema monetario e come liberarsene)

Fonte: http://webofdebt.wordpress.com
Link: http://webofdebt.wordpress.com/2011/02/16/restoring-economic-sovereignty-the-push-for-state-owned-banks/
16.02.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

NOTE:

1) http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704739504576067602380461160.html
2) http://www.thenation.com/print/blog/156794/feds-backdoor-bailout-provided-33-trillion-loans-banks-corporations
3) http://www.webofdebt.com/articles/nobailout_mainstreet.php
4) http://www.leg.state.or.us/11reg/measures/hb2900.dir/hb2972.intro.html
5) http://www.webofdebt.com/articles/washington_state.php
6) http://mlis.state.md.us/2011rs/billfile/SB0789.htm
7) http://www.ilga.gov/legislation/billstatus.asp?DocNum=5476&GAID=10&GA=96&DocTypeID=HB&LegID=50515&SessionID=76
8) http://lis.virginia.gov/cgi-bin/legp604.exe?101+sum+HJ62
9) http://www.capitol.hawaii.gov/session2010/lists/measure_indiv.aspx?billtype=HCR&billnumber=200
10) http://www.patriotledger.com/business/x1415786998/Governor-misses-deadline-on-commission-for-state-owned-bank
11) http://seattletimes.nwsource.com/html/opinion/2014123871_guest04lanza.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+StatelineorgRss-Politics2+(Stateline.org+RSS+-+Politics)
12) http://www.oregonlive.com/business/index.ssf/2011/01/small_business_owners_back_sta.html
13) http://www.youtube.com/watch?v=GTVeVu4Iqb0&feature=player_embedded#at=530
14) http://www.oregonlive.com/opinion/index.ssf/2011/02/hy_creating_a_virtual_state_ba.html
15) http://www.jdoqocy.com/click-4172469-10449968?sid=hqlklta13x7a&url=http%3A%2F%2Fwww.entrepreneur.com%2Ftradejournals%2Farticle%2F201865756.html
16) http://oregoniansforastatebank.org/take-action/
17) http://action.oregonwfp.org/p/dia/action/public/?action_KEY=847
18) http://allianceforajustsociety.org/
19) http://www.seiu.org/splash/
20) http://www.progressivemaryland.org/page.php?id=268
21) http://publicbankinginstitute.org/state-info.htm

Antimafia Duemila – Italiani, se applaudite il premier siete come lui

Fonte: Antimafia Duemila – Italiani, se applaudite il premier siete come lui.

di Claudio Fava – 2 aprile 2011
Ogni volta che Berlusconi l’accarezza, la pancia degli italiani risuona come un tamburo ed emette suoni intensi come gli applausi che hanno accompagnato la performance del cavaliere a Lampedusa.
Peccato che quando Berlusconi avrà tolto le tende dalle istituzioni repubblicane (un giorno accadrà, se non altro per raggiunti limiti di età) resterà intatto il gorgoglio delle pance italiane, il loro appetito di effetti speciali, di promesse da suk, di parole rumorose. E finirà che ce ne fabbricheremo uno di legno, di Berlusconi, come i naufraghi bambini del “Signore dellemosche”.
In termini medici Silvio Berlusconi, con le sue menzogne, le sue grossolanità, i suoi deliri latini, è solo il sintomo. La patologia siamonoi.
Capisco che a scriverlo così mi sento come certi irrimediabili anziani annoiati e sfiduciati: ma stiamo parlando di una stagione politica e civile lunga quasi come il ventennio di Mussolini e abbastanza capiente da raccogliere un’intera generazione di italiani. Che sono cambiati. In peggio.
Lo dico anche da siciliano, addolorato non tanto dalle palle spaziali che recitava il premier sul palchetto di Lampedusa, ma all’applauso isterico che gli tributavano gli isolani, come se davvero la risposta alla guerra in Africa e alla disperazione dei migranti fosse un green da 18 buche e un casinò. A un certo punto Berlusconi ha detto, come nemmeno Maria Antonietta avrebbe osato fare, che aveva incaricato il suo economo di comprare una casa da un milione e mezzo di euro sul’isola e che quel gioiellino lo avrebbe messo a disposizione dei villici locali: quando vi sentirete arrabbiati venite pure a imbrattarmela, se questo poi vi fa star meglio… Come le brioches lanciate alla plebe dai balconi di Versailles.
Aifrancesiperògiraronole palle, e la regina ci rimise la testa. Agli italiani, le palle non girano mai. Un po’ pacifisti, un po’ paraculi, aspettiamo sempre la sconfitta dei nostri raìs prima di presentar loro il conto. Solo che Berlusconi non arriva da Marte. È italiano, italianissimo. E ci rassomiglia anche nei suoi numeri da cabaret. Prendete questa cosa della guerra.Hovisto certi onorevoli signori dell’opposizione dichiarare, con l’occhio lucido d’emozione fisso nella telecamera del tg, che la mozione sulla guerra loro non solo l’avrebbero votata, ma avrebbero sostenuto ogni altra misura che servisse a ristabilire un clima di verità e di legalità in Libia. Sono gli stessi signori che non hanno mosso un muscolo negli anni in cui i nostri governi (tutti: di qua e di là) stipulavano fieri patti d’amicizia con Gheddafi.
Adesso vogliono trascinarlo davanti a un tribunale internazionale dimenticando che tra gli imputati, per coerenza, meriterebbero di sedere tutti i ministri e i capi di governo europei che hanno garantito impunità, protezione e gloria politica a Gheddafi negli ultimi quindici anni.
Ci siamo imbarcati, intruppati nella retorica occidentale come giovani marmotte, in una guerra di cielo, di terra e di mare che abbiamo chiamato umanitaria perché serve a salvare le vite dei libici perseguitati dal tiranno. Ma quegli stessi perseguitati, se arrivano a nuoto sulle nostre coste, li rispediamo a calci a casa loro perché la solidarietà si fa solo a casa degli altri, con le cannonate della no fly zone. Questo siamo, questo facciamo.
E quando un guitto si presenta a per raccontarci del casinò e del campo da golf, invece di prenderlo a pernacchie gli regaliamo i nostri più sentiti applausi. In quel momentoè a noi stessi che applaudiamo, al piacere delle nostre furbizie, agli egoismi di un popolo che si commuove per i morti e se ne fotte dei vivi, derubricandoli sbrigativamente a clandestini.
E allora, se vogliamo davvero sbarazzarci di Berlusconi, cominciamo a chiamare le cose con il loro nome. Quella che si combatte in Libia si chiama tecnicamente
guerra. Con le sue otto basi militari operative e i suoi caccia in volo l’Italia è tecnicamente in guerra. E l’articolo 11 della Costituzione è ormai tecnicamente carta buona per avvolgerci i fritti di paranza che si cucinano a Lampedusa. Sarebbe un atto di lealtà proporre l’abolizione di questo articolo spiegando che ormai democrazia, modernità e petrolio non sono più in condizione di ripudiare la guerra.
Al contrario, abbiamo bisogno di legittimarne definitivamente l’uso.
L’importante è la scelta degli aggettivi da collocare accanto alla parola “guerra”: chirurgica, umanitaria, intelligente… Si presenti una bella mozione, magari bipartisan e con la benedizione del Quirinale, per spiegare che le guerre ogni tanto vanno fatte, e pazienza se il nemico di turno ieri l’altro era nostro amico. Io, comunque, voterò contro.

Tratto da:
L’Unità

BUGIA AQUILANA – La fermata – Cadoinpiedi

BUGIA AQUILANA – La fermata – Cadoinpiedi.

di Samanta Di Persio – 3 Aprile 2011
A due anni dal terremoto sono quasi 40.000 le persone senza una casa

Sono trascorsi due anni. Sono appena rientrata da una passeggiata nel centro storico. Silenzio. Desolazione. Ogni volta che percorro Via XX settembre vedere i palazzi come bombardati, due lacrime mi rigano il viso. La casa dello studente è poco più su. Foto, fiori per ricordare i ragazzi che hanno perso vita, sogni, speranze, futuro sotto le macerie di una struttura che non era a norma; la magistratura ha il compito di indagare, ma la politica vuole prescrivere, abbreviare non importa se danneggia cittadini già privati degli affetti più cari.
L’Italia forse il 6 aprile ricorderà perché nel tragico anniversario la passerella mediatica è d’obbligo. Dal giorno dopo però il silenzio. Il Presidente del Consiglio, proprietario di tutto, saprà ordinare dove riprendere, chi intervistare. E così passerà la mala informazione: tutto a posto, tutto ricostruito. E invece non so ancora se e quando potrò tornare a casa mia, inagibile. Se fossi l’unica in queste condizioni, potrebbe essere un caso personale.
Al 1 marzo 2011 sono rilevate 14.174 persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione, 13.906 persone sono alloggiate nel Progetto C.A.S.E., 7.113 nei MAP, 2042 in affitto e altre strutture comunali, 1.334 in strutture ricettive (369 fuori provincia) e 270 nelle caserme a L’Aquila. Significa che oltre 38 mila persone non vivono a casa loro. Molti non sono registrati da nessuna parte perché non avevano diritto ad assistenza oppure hanno rinunciato a causa della farraginosa burocrazia.
Allora la ricostruzione? Quella sbandierata a Ballarò dall’On. Maurizio Lupi ogni volta in difficoltà oppure su Le Figarò dal Presidente del Consiglio per non perdere punti con Sarkozy? Allora mentono! Mentono sapendo di mentire perché almeno il secondo a L’Aquila è venuto diverse volte, finchè gli aquilani non si sono incazzati ed hanno incominciato ad accoglierlo con striscioni e fischi. Non è più venuto, neanche per il primo anniversario. “Gli aquilani hanno avuto tutto!” Quante volte ce l’hanno rimproverato gli altri terremotati o coloro che non sono mai venuti a L’Aquila. Siamo stati privati della libertà di scegliere. E’ passato il messaggio di un tetto per tutti, appalti dati ad imprese colluse con la criminalità organizzata, imprese aquilani costrette a chiudere.
Aprile 2011. Alcune vie sono state riaperte, palazzi in sicurezza: bulloni, legni, acciaio, tubi innocenti. Ma non basta. Finchè non si ricostruisce la vita, i profumi, le chiacchiere, le grida, i colori non possono tornare in città