Archivi del giorno: 8 aprile 2011

Blog di Beppe Grillo – Bombardatevi i coglioni

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Bombardatevi i coglioni.

Russell Harding, vice comandante dell’operazione Unified Protector condotta dalla Nato in Libia, ha dichiarato che non chiederà scusa per i libici uccisi dal “fuoco amico“. Chiamare un assassinio “fuoco amico” è come definire seduttore uno stupratore. “Vedendoli dall’alto non possiamo identificare di che natura siano i mezzi” ha aggiunto Harding. Quindi sono cazzi di chi sta di sotto quando arrivano i liberatori. Se muoiono sarà per una giusta causa, quella degli Stati Uniti, e alleati, di non voler rischiare i loro uomini sul campo di battaglia.
I bombardamenti sono nel DNA degli americani, è un modo per massimizzare i risultati riducendo le perdite. Muoiono i civili e salvi i tuoi soldati. Una tattica vincente, dall’Italia del 1943/45 in cui le persone uccise dalle bombe degli alleati furono decine di migliaia, da Dresda trasformata in un rogo dove bruciarono vivi 25.000 tedeschi, in massima parte donne e bambini. Fino al trionfo di Hiroshima e Nagasaki, dove le atomiche furono lanciate a scopo dimostrativo nell’agosto del 1945, a guerra praticamente finita con Hitler e Mussolini già defunti da mesi. Le bombe continuarono in Vietnam e Laos fino all’Iraq di Bush padre, all’Iraq e all’Afghanistan di Bush figlio e alla Libia di Obama, Nobel della Pace forse inconsapevole.
La Nato sta facendo pressioni sull’Italia perché partecipi ai bombardamenti. Ho una risposta per i vertici della Nato: “Bombardatevi i coglioni!“. La Nato è diventata uno strumento di aggressione, ma in origine la sua missione, mai smentita, era difensiva. E’ sufficiente una delibera dell’ONU per bombardare in 24 ore Libia e Costa D’Avorio.
E’ cosa nota che nelle guerre il numero di vittime civili aumenta sempre di più e sopravanza ormai di molto quelle militari. Le città sono diventate il fronte. Le contraeree sono costruite vicino agli ospedali, come deterrente, ma è un esercizio inutile. I bombardamenti andrebbero proibiti. Ci vorrebbe una moratoria internazionale. Lanci una bomba dalla carlinga o un missile Tomahawk da una nave e quello che succede succede. Va messa la parola fine ai bombardamenti, qualunque bombardamento è un assassino potenziale di innocenti. Chi vuole fare la guerra, come Russel Harding, scenda sul terreno di combattimento e rischi la sua pelle. Fuori l’Italia da qualunque guerra, a iniziare dall’Afghanistan, e quando si scrive di bombardamenti si usi il termine esatto: “Assassinio!“.

ComeDonChisciotte – SULLA LIBIA CI NASCONDONO UN CERTO NUMERO DI REALTA’ CHE VALE LA PENA RICORDARE

Fonte: ComeDonChisciotte – SULLA LIBIA CI NASCONDONO UN CERTO NUMERO DI REALTA’ CHE VALE LA PENA RICORDARE.

DI LOUIS DALMAS
mondialisation.ca

1) La “rivolta” libica non ha nulla a che fare con le rivolte popolari non-violente in Tunisia, Egitto e altri paesi arabi. Si tratta di un’opposizione politica di rivali di Gheddafi, preparata, mantenuta e rafforzata oltreoceano per ragioni strategiche (come le “rivoluzioni colorate” in Medio Oriente), e molto diversa dalle giustificate manifestazioni spontanee di massa contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali in regimi semi-feudali.

2) Un dettaglio da notare: “la casa della ribellione” – a est della Libia, la Cirenaica – ha obiettivi religiosi e monarchici (completamente assenti nelle altre insurrezioni), e ha fornito più militanti di Al Qaeda e mandato più uomini a combattere l’invasione statunitense in Iraq, di tutti gli altri paesi arabi.

3) La guerra non ha nulla a che fare con una spedizione umanitaria. Si tratta dell’ennesimo episodio della caccia ai capi di stato di medie dimensioni (Russia e Cina sono blocchi troppo grandi), che resistono al Nuovo Ordine Mondiale e al governo massonico degli Stati Uniti, loro portabandiera. Devono quindi essere eliminati uno dopo l’altro: Ceausescu, Milosevic, Noriega, Saddam Hussein, già fatto, restano Ahmadinejad, Lukashenko, Gbagbo, Chavez. L’unica somiglianza fra tutti questi capi di stato è la loro insubordinazione nazionalista verso i dettami del Nuovo Ordine, il che è sufficiente a designarli come bersaglio.

4) Gheddafi ha probabilmente molte colpe, ma l’Human Development Index (HDI) del suo paese, è il più alto dell’Africa, ed il tasso di alfabetizzazione più elevato rispetto alla popolazione degli Stati Uniti. L’aspettativa di vita era di circa 78 anni, e la gente non è morta di fame come in Marocco, Tunisia e Bahrain. Con l’ascesa al potere di Gheddafi, i salari sono stati moltiplicati per 2 o 3 e dei servizi sociali e medici sono stati rafforzati.

5) La ragione per l’intervento occidentale è evidentemente il petrolio. Il gigante inglese BP, ad esempio, ha oltre 15 miliardi di nuovi contratti offshore da difendere. Quando Gheddafi ha detto che non avrebbe più venduto il suo petrolio che alla Russia, Cina e India, ha fornito all’Occidente un buon motivo per l’attacco.
Il 25 gennaio 2009, aveva già annunciato che erano stati presi in considerazione piani per la nazionalizzazione delle compagnie straniere, il che avrebbe fornito alla Libia 5,4 miliardi dollari di entrate supplementari. Questo progetto ha messo nel panico le potenti società che operano nel paese: tra gli altri, l’anglo-olandese Shell, BP, ExxonMobil la U. S., Hess Corp. tedesco, Marathon Oil, Occidental Petroleum, ConocoPhillips, Repsol di Spagna, la Wintershall, la OMV austriaca, la norvegese Statoil, l’ENI italiana e la canadese Petro-Canada.

6) Il concetto di ingerenza “umanitaria” è stato migliorato, è diventato preventivo…
Ma è sempre basato sulla menzogna: la “pulizia etnica” di Milosevic, le armi di distruzione di massa di Saddam), ed ora è giustificata da un processo alle intenzioni.
Non è neanche più necessario prendersi la briga di dire “il criminale ha commesso reati” (anche inventati), è sufficiente dire che li commetterà. Gheddafi non aveva ancora ucciso nessuno, ma “avrebbe annegato Bengasi in un bagno di sangue”.

7) Come Milosevic una volta, Gheddafi è stato accusato all’inizio del “massacro” di civili. Nonostante la raffinatezza e la quantità dei nostri moderni mezzi di comunicazione, nessuna immagine televisiva ha potuto mostrare questi massacri. Non più del minimo indizio di “pulizia etnica” serba o delle “armi di distruzione di massa” in Iraq.

8) Il cosiddetto mandato della Lega araba è stato “votato” solo da 11 membri sui 22 presenti alla riunione, di cui due si sono espressi contro: la Siria e Algeria. Da allora, il Segretario Generale della Lega, Amr Moussa, ha messo in dubbio l’accordo. I principali media hanno completamente ignorato la risoluzione fortemente negativa dell’Unione africana, che conta 53 paesi membri, che ha deciso contro ogni intervento, e anche contro ogni divieto di furto.

9) Il consenso “arabo” è il risultato di uno scambio: si giustifica l’intervento, e in cambio si chiudono gli occhi sullo schiacciamento delle rivolte popolari. Risultato: la violenta repressione in Arabia Saudita, Bahrain, Giordania, Yemen, Siria, Algeria, Marocco, paragonabile a quella praticata da Gheddafi, ed anche peggio. Ed anche una presa di controllo di rivolte popolari autentiche, accuratamente calcolata, come in Tunisia ed Egitto.

10) Gli ambasciatori dei paesi dell’UE rimasti a Tripoli (Italia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Grecia, Olanda, Malta e Cipro, gli altri sono partiti, hanno sostenuto, l’8 marzo, la proposta di Gheddafi di creare una commissione indipendente delle Nazioni Unite, che potrebbe indagare sulle accuse di abusi dei diritti umani in Libia. La proposta è rimasta senza risposta. Un’offerta di mediazione da parte di Chavez è stata respinta. Da allora, tutti i paesi citati: Germania, Polonia, Turchia, Russia, Cina e alcuni paesi dell’America Latina e in Africa – hanno espresso la loro riluttanza a intervenire. L’unanimità di decisione della “Comunità Internazionale” è una evidente contro verità!

11) La risoluzione del Consiglio di sicurezza era un divieto di volo (No-Flight Zone), ma non in alcun modo il bombardamento delle città o delle truppe governative, che sono pronunciamenti in favore di una parte in una guerra civile all’interno di uno stato sovrano, e gli atti palesi di guerra.

12) Il 22 marzo, 151 missili da crociera Tomahawk sono stati sparati contro le installazioni militari di Gheddafi, ciascuno del valore di 1.160 mila dollari. Il prezzo per stabilire una no-fly zone sarà di 4-800 milioni di dollari e 100 milioni di dollari alla settimana, per il suo mantenimento. Somme da aggiungere alle fortune spese in Iraq e in Afghanistan, rubate ai contribuenti.

13) Quali che siano le rassicurazioni, la guerra ha causato vittime civili, sia uccidendo direttamente o distruggendo le infrastrutture del paese, le morti per “danni collaterali” sono spesso più numerose di quelle causate dal “tiranno” combattuto. Le rovine di Jugoslavia, Afghanistan e Iraq sono lì a testimoniarlo.
Se colleghiamo a queste smentite la versione ufficiale, la vergogna di vedere il Ministero degli Affari Esteri francese nelle mani di un filosofo mitomane e bugiardo – per la gran rabbia di Juppé, che peraltro non si dimette, – avremo un’idea del baratro tenebroso in cui sta affondando una Francia guidata da un bullo epilettico al servizio degli Stati Uniti.

Louis Dalmas
Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=24163
5.04.2011

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org dai FILIPPO

Antimafia Duemila – Giuseppe Graviano: ”Se parlavo di Berlusconi, lui finiva in galera. Ma io ero solo tra due fuochi”

Fonte: Antimafia Duemila – Giuseppe Graviano: ”Se parlavo di Berlusconi, lui finiva in galera. Ma io ero solo tra due fuochi”.

Incontro in carcere tra il boss di Brancaccio e Sonia Alfano che lo racconta nel suo libro ‘La Zona d’ombra’.

di Giuseppe Pipitone – 7 aprile 2011
Carcere di Opera, braccio speciale per i detenuti in regime di 41 bis. Maggio 2010. Una fioca luce artificiale illumina l’interno di una cella. Dentro ci sono due persone. La prima è un detenuto per associazione a delinquere di stampo mafioso. La seconda invece è una parlamentare europea e proprio per questo può visitare liberamente i carcerati, anche quelli detenuti in regime di “carcere duro”.

“Lei deve capire, cara onorevole, che i miei figli stanno pagando colpe che non hanno”
Sguardo fisso, un po’ vacuo, il detenuto cerca di solleticare la compassione del suo interlocutore. Che però non abbocca.
“A tutto questo lei poteva anche pensare prima di commettere reati del genere”
“Ma quali reati? Io sono vittima di errori giudiziari, ha letto le carte dei miei processi?”
“Le ho lette, ed infatti non credo proprio che si tratti di errori giudiziari.”
“E allora se lei la pensa così, noi non abbiamo niente da dirci”.
A questo punto la parlamentare europea si alza immediatamente dalla sedia ed esce dalla cella. Ma un attimo dopo il detenuto le parla di nuovo.
“Se io parlavo di Berlusconi, e confermavo quello che aveva detto Spatuzza, Berlusconi sarebbe finito in galera ed io sarei diventato la persona migliore del mondo”
Occhi lucidi, voce impastata e nervosa. Poi ancora: “Ma io che dovevo fare? Ero solo tra due fuochi!”.
Il secondino, fino a quel momento parte quasi integrante dell’arredamento carcerario, si attiva. “Signor Graviano stia zitto,  la smetta di gridare così, lasci stare l’onorevole”.

Il “signor Graviano” è Giuseppe Graviano, boss mafioso del quartiere palermitano di Brancaccio. Nel gennaio del 2010 Graviano preferì non confermare le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, rifiutandosi di deporre per motivi di salute. Secondo le dichiarazioni di Spatuzza, Cosa Nostra avrebbe, nel 1993, stabilito un vero e proprio e patto con Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi per sostenere Forza Italia. L’onorevole invece è Sonia Alfano, europarlamentare di Italia dei Valori, che dall’anno scorso gira le carceri incontrando tutti i più importanti boss di Cosa Nostra: da Totò Riina – che le ha confidato: “A voi deputati, vi farei fucilare tutti, non fate niente per farci stare meglio in carcere” –  fino a Bernardo Provenzano – che invece le ha regalato una criptica e agghiacciante considerazione personale: “Nella vita solo i grandi uomini fanno grandi cose, poi arriva la natura e fa il suo corso”.

Molti degli incontri avuti con i boss mafiosi di prima grandezza, Sonia Alfano li racconta nel libro La Zona d’Ombra,  scritto per Rizzoli, nel quale l’europarlamentare di Idv riassume tutta la sua esperienza di vita dopo l’omicidio del padre, il giornalista Beppe Alfano. “Ho cercato in questo libro di conservare la memoria di mio padre – dichiara la Alfano – raccontando passo dopo passo l’esperienza della mia famiglia dopo la sua uccisione. Il racconto parte proprio da quella terribile giornata in cui fu assassinato mio padre.”
L’8 gennaio del 1993 Beppe Alfano, collaboratore de La Sicilia , fu ucciso per mano mafiosa proprio mentre si trovava alla guida della sua auto, in via Marconi, a Barcellona Pozzo di Gotto. Dopo la sua morte si aprì un lunghissimo processo, ancora in corso, e in cui non sono ancora emersi i veri mandanti del delitto. “Nel libro – spiega Sonia Alfano – racconto anche le difficili vicende giudiziarie inerenti il processo sulla morte di mio padre. Dai vari depistaggi, fino ai momenti più difficili in cui noi familiari siamo stati costretti a difendere la memoria di mio padre, che in molti hanno cercato d’infangare.”

Ne La Zona d’Ombra sono raccontati anche gli anni in cui la Alfano si è impegnata per i diritti dei familiari di vittime della mafia, fino alla sua esperienza al Parlamento Europeo:  “anche da parlamentare, ho sempre cercato di capire quale fosse l’essenza di Cosa Nostra. Prima ero governata da un sentimento di odio verso quelli che sono gli assassini di mio padre. Poi però ho deciso di mettere da parte i sentimenti negativi, che non portano a nulla, e ho cercato di riflettere. Per questo ho incontrato quasi tutti i boss mafiosi, per cercare di comprendere meglio cosa li avesse spinti a scegliere una vita del genere. Tutti però sembrano convinti di non aver sbagliato nulla, anzi invocano l’errore giudiziario”. La Zona d’Ombra uscirà nelle librerie il 6 aprile e sarà presentato alla libreria Kalhesa di Palermo domenica 10. Nel frattempo, però, l’autrice denuncia strane coincidenze telematiche: “Proprio oggi che è la vigilia dell’uscita del libro mi sono accorta che le mie pagine sul social network Facebook sono state parzialmente disattivate. Ovviamente non voglio pensare a nulla di male, è strano però che proprio ora qualcuno abbia segnalato ‘contenuto offensivo’ nell’account del principale mezzo di comunicazione da me utilizzato, dalle manifestazioni antimafia fino alle campagne elettorali”.

Tratto da:
iquadernidelora.it