Antimafia Duemila – Giuseppe Graviano: ”Se parlavo di Berlusconi, lui finiva in galera. Ma io ero solo tra due fuochi”

Fonte: Antimafia Duemila – Giuseppe Graviano: ”Se parlavo di Berlusconi, lui finiva in galera. Ma io ero solo tra due fuochi”.

Incontro in carcere tra il boss di Brancaccio e Sonia Alfano che lo racconta nel suo libro ‘La Zona d’ombra’.

di Giuseppe Pipitone – 7 aprile 2011
Carcere di Opera, braccio speciale per i detenuti in regime di 41 bis. Maggio 2010. Una fioca luce artificiale illumina l’interno di una cella. Dentro ci sono due persone. La prima è un detenuto per associazione a delinquere di stampo mafioso. La seconda invece è una parlamentare europea e proprio per questo può visitare liberamente i carcerati, anche quelli detenuti in regime di “carcere duro”.

“Lei deve capire, cara onorevole, che i miei figli stanno pagando colpe che non hanno”
Sguardo fisso, un po’ vacuo, il detenuto cerca di solleticare la compassione del suo interlocutore. Che però non abbocca.
“A tutto questo lei poteva anche pensare prima di commettere reati del genere”
“Ma quali reati? Io sono vittima di errori giudiziari, ha letto le carte dei miei processi?”
“Le ho lette, ed infatti non credo proprio che si tratti di errori giudiziari.”
“E allora se lei la pensa così, noi non abbiamo niente da dirci”.
A questo punto la parlamentare europea si alza immediatamente dalla sedia ed esce dalla cella. Ma un attimo dopo il detenuto le parla di nuovo.
“Se io parlavo di Berlusconi, e confermavo quello che aveva detto Spatuzza, Berlusconi sarebbe finito in galera ed io sarei diventato la persona migliore del mondo”
Occhi lucidi, voce impastata e nervosa. Poi ancora: “Ma io che dovevo fare? Ero solo tra due fuochi!”.
Il secondino, fino a quel momento parte quasi integrante dell’arredamento carcerario, si attiva. “Signor Graviano stia zitto,  la smetta di gridare così, lasci stare l’onorevole”.

Il “signor Graviano” è Giuseppe Graviano, boss mafioso del quartiere palermitano di Brancaccio. Nel gennaio del 2010 Graviano preferì non confermare le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, rifiutandosi di deporre per motivi di salute. Secondo le dichiarazioni di Spatuzza, Cosa Nostra avrebbe, nel 1993, stabilito un vero e proprio e patto con Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi per sostenere Forza Italia. L’onorevole invece è Sonia Alfano, europarlamentare di Italia dei Valori, che dall’anno scorso gira le carceri incontrando tutti i più importanti boss di Cosa Nostra: da Totò Riina – che le ha confidato: “A voi deputati, vi farei fucilare tutti, non fate niente per farci stare meglio in carcere” –  fino a Bernardo Provenzano – che invece le ha regalato una criptica e agghiacciante considerazione personale: “Nella vita solo i grandi uomini fanno grandi cose, poi arriva la natura e fa il suo corso”.

Molti degli incontri avuti con i boss mafiosi di prima grandezza, Sonia Alfano li racconta nel libro La Zona d’Ombra,  scritto per Rizzoli, nel quale l’europarlamentare di Idv riassume tutta la sua esperienza di vita dopo l’omicidio del padre, il giornalista Beppe Alfano. “Ho cercato in questo libro di conservare la memoria di mio padre – dichiara la Alfano – raccontando passo dopo passo l’esperienza della mia famiglia dopo la sua uccisione. Il racconto parte proprio da quella terribile giornata in cui fu assassinato mio padre.”
L’8 gennaio del 1993 Beppe Alfano, collaboratore de La Sicilia , fu ucciso per mano mafiosa proprio mentre si trovava alla guida della sua auto, in via Marconi, a Barcellona Pozzo di Gotto. Dopo la sua morte si aprì un lunghissimo processo, ancora in corso, e in cui non sono ancora emersi i veri mandanti del delitto. “Nel libro – spiega Sonia Alfano – racconto anche le difficili vicende giudiziarie inerenti il processo sulla morte di mio padre. Dai vari depistaggi, fino ai momenti più difficili in cui noi familiari siamo stati costretti a difendere la memoria di mio padre, che in molti hanno cercato d’infangare.”

Ne La Zona d’Ombra sono raccontati anche gli anni in cui la Alfano si è impegnata per i diritti dei familiari di vittime della mafia, fino alla sua esperienza al Parlamento Europeo:  “anche da parlamentare, ho sempre cercato di capire quale fosse l’essenza di Cosa Nostra. Prima ero governata da un sentimento di odio verso quelli che sono gli assassini di mio padre. Poi però ho deciso di mettere da parte i sentimenti negativi, che non portano a nulla, e ho cercato di riflettere. Per questo ho incontrato quasi tutti i boss mafiosi, per cercare di comprendere meglio cosa li avesse spinti a scegliere una vita del genere. Tutti però sembrano convinti di non aver sbagliato nulla, anzi invocano l’errore giudiziario”. La Zona d’Ombra uscirà nelle librerie il 6 aprile e sarà presentato alla libreria Kalhesa di Palermo domenica 10. Nel frattempo, però, l’autrice denuncia strane coincidenze telematiche: “Proprio oggi che è la vigilia dell’uscita del libro mi sono accorta che le mie pagine sul social network Facebook sono state parzialmente disattivate. Ovviamente non voglio pensare a nulla di male, è strano però che proprio ora qualcuno abbia segnalato ‘contenuto offensivo’ nell’account del principale mezzo di comunicazione da me utilizzato, dalle manifestazioni antimafia fino alle campagne elettorali”.

Tratto da:
iquadernidelora.it

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