La condanna del “giornalista anti-mafia” Pino Maniaci e l’occhio guercio della Cassazione | Pietro Orsatti

Fonte: La condanna del “giornalista anti-mafia” Pino Maniaci e l’occhio guercio della Cassazione | Pietro Orsatti.

di Lorenzo Baldo (Antimafiaduemila)

Dentro a quel palazzo austero si incrociano i destini di tanti imputati più o meno potenti. Ed è sempre in quelle stesse aule che il loro destino prende vie molto spesso diametralmente opposte. Tra gli ultimi casi sottoposti al giudizio degli ermellini c’è stato quello di Pino Maniaci, il vulcanico direttore dell’emittente televisiva di Partinico (PA) Telejato.
Venerdì primo aprile la Corte Suprema ha confermato la condanna a nove mesi per diffamazione al giornalista che da diversi anni vive sotto scorta perché minacciato dalla mafia. La causa era stata intentata dalla signora Antonina Bertolino, titolare dell’omonima distilleria di Partinico, che si era sentita diffamata da alcuni servizi televisivi di Telejato sulla sua azienda. Uno in particolare riguardava la morte di un cane che si era dissetato dagli scarichi del canale dove la distilleria era solita immettere le sue acque provenienti dal ciclo di lavorazione.
I giudici di primo grado avevano condannato il direttore di Telejato a 1 anno e 6 mesi di reclusione e al pagamento di 15.000 euro di multa. In appello la pena era stata dimezzata a 9 mesi di reclusione, mentre la multa di 15.000 euro era stata interamente condonata. Non era il primo servizio sulla distilleria che veniva realizzato dall’emittente partinicese. Da anni Pino Maniaci si batte contro i fumi maleodoranti della distilleria attraverso reportage e approfondimenti, con veri e propri appelli contro l’inquinamento, nel territorio mafioso dei fratelli Vitale.
Dal canto suo la signora Bertolino (che tra l’altro è la figlia di Giuseppe Bertolino, l’autista di Al Capone, nonché cognata di Angelo Siino, considerato il “ministro dei lavori pubblici” di Totò Riina, ndr) ha proposto contro Maniaci oltre duecento querele, per la maggior parte delle quali lo stesso giornalista è stato assolto con formula piena o è subentrata l’archiviazione. A tutt’oggi ne restano aperte una decina, di cui una in fase di appello con una condanna in primo grado. In sua difesa Maniaci ha evidenziato che lo scorso febbraio la distilleria Bertolino è stata condannata a risarcire 2 milioni e mezzo di euro al Comune di Partinico per danno ambientale e che il comune è pronto anche al pignoramento della distilleria per recuperare i soldi.
Di fatto con una sentenza passata in giudicato la signora Bertolino è stata ritenuta colpevole di danneggiamento per l’inquinamento del torrente Nocella, dove la distilleria sversava rifiuti speciali in violazione della legge. Ciononostante la scure della Cassazione si è abbattuta contro il direttore di Telejato con un raro tempismo.
Con questa sentenza gli ermellini chiudono quindi una parte della battaglia in difesa del territorio partinicese che vede schierato in prima linea lo stesso Maniaci al fianco degli ambientalisti locali. Paradossalmente se nei processi pendenti a suo carico si dovesse superare il limite massimo di pena coperto da indulto per Pino Maniaci si aprirebbero inevitabilmente le porte del carcere. E questo mentre i mafiosi escono dalla galera e rientrano a Partinico per ricostituire la propria egemonia criminale.
E’ indubbio che i termini usati dal direttore di Telejato per raccontare i fatti o per denunciare gli abusi siano molto spesso poco “ortodossi” e sfiorino il dileggio. Ma ad un uomo che ha subito e che continua a subire minacce mafiose rivolte a lui e alla sua famiglia solo per continuare a fare il proprio dovere di giornalista libero e che è stato aggredito fisicamente dai figli di alcuni mafiosi che gli hanno intimato di tapparsi la bocca, non si può contestare unicamente la “forma”. Soprattutto quando la “sostanza” dei suoi servizi televisivi si basa essenzialmente su elementi concreti e non su un paventato tentativo di diffamazione.
E’ evidente che in questo caso lo “sguardo” dei giudici non ha tenuto conto di un elemento fondamentale che ruota attorno alla causa intentata contro Pino Maniaci e cioè di quelle minacce di morte subite da Pino e dalla sua famiglia proprio per quei servizi televisivi ritenuti tanto fastidiosi. E’ palese che si tratti di un fattore non pertinente al tema del procedimento trattato. Ma è altrettanto palese che è molto pericoloso decontestualizzarlo. Resta quindi un grande senso di amarezza per un sistema giudiziario troppo spesso genuflesso nei confronti dei potenti che commettono i peggiori crimini, ma altrettanto inflessibile nei confronti di soggetti quantomeno controcorrente.
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