ComeDonChisciotte – COSA STA VERAMENTE SUCCEDENDO IN LIBIA ?

Fonte: ComeDonChisciotte – COSA STA VERAMENTE SUCCEDENDO IN LIBIA ?.

DI ALEXANDER COCKBURN
counterpunch.org

Sembra quasi che la Libia occidentale stia scivolando nel Mediterraneo sotto lo sguardo vigile dei giornalisti riuniti a Bengasi e Misurata. Uno tsunami di resoconti apnoici ci racconta che Misurata sta affrontando travagli non troppo lontani da quelli patiti durante l’assedio di Leningrado nella Seconda Guerra Mondiale. I giornalisti si sono affidati a Obama, Cameron e Sarkozy per alzare la posta della missione ‘Alba dell’Odissea’. Sulle colonne pubblicate sui giornali di entrambe le sponde dell’Atlantico ci viene detto che lasciare Gheddafi al potere sarebbe ‘un tradimento irragionevole’ e ci raccontano che Misurata è sotto ‘un assedio medievale’. Non al momento, di sicuro: un assedio medievale è qualcosa che in genere durava almeno un anno, durante il quale gli abitanti della città erano costretti a mangiare i topi, poi a divorarsi l’uno con l’altro, per essere alla fine sterminati dalla peste.

Può darsi che tutto questo accadrà, mentre gli inviati si fisseranno tra di loro con velleità gastronomiche, mandando telegrammi a Ferran Adrià, per avere le migliori ricette per preparare uno spezzatino sotto vuoto. “Fino a quando Gheddafi sarà al potere, la Nato e i partner della coalizione devono proseguire nelle loro operazioni, così che i civili vengano protetti e la pressione sul regime si intensifichi”, scrivono i tre leader. Tutto ciò va ben oltre il mandato dell’ONU.

A un’ispezione più attenta, gli inviati descrivono qualcosa di più contenuto rispetto a un assedio medievale o a quello di Leningrado. L’uomo della Reuters a Misurata può solamente uscirsene così: “Un dottore del posto ha detto a Al Jazeera che almeno otto persone sono morte e altre sette sono rimaste ferite nel secondo giorno di intensi bombardamenti su Misurata, l’unico bastione in mano ai ribelli nella Libia occidentale.” Kim Sengupta dell’Independent inglese ha fatto di meglio: “Gli attacchi sono iniziati presto al mattino, mentre gli abitanti di questa città assediata e distrutta stavano iniziando le loro ore di code per il pane. Persino per gli spaventosi standard di Misurata, il campo d’azione più violento in questa selvaggia guerra civile, quello che è accaduto ieri ha provocato un shock profondo: almeno 16 persone uccise e 29 ferite, la maggior parte dei quali civili, tra cui una madre e i suoi due figli piccoli.” E’ sempre causa di sgomento che un qualsiasi civile muoia in conflitti di questo tipo, ma, di nuovo, 16 deceduti non sono neanche prossimi a una catastrofe medievale. Sengupta ha evidenziato che intanto la NATO sta bombardando Tripoli, malgrado nessun giornalista sembri essere a disposizione per testimoniare che la quantità di danni o di vittime che può essere stata provocata. Nel frattempo, l’odiato leader sembra non aver avuto alcuna preoccupazione nel girare per la città a bordo di una jeep scoperta.

Sembra che i ribelli possano davvero essere sotto la completa supervisione dell’industria bancaria internazionale, più che sotto quella petrolifera. Il 19 di marzo hanno annunciato “l’istituzione della Banca Centrale di Bengasi come autorità monetaria competente nelle politiche monetarie in Libia e la nomina di un Governatore della Banca Centrale Libica, con temporaneo quartier generale a Bengasi.”

John Carneyasked, senior editor della CNBC: “Questa è la prima volta che un gruppo rivoluzionario crea una banca centrale quando è ancora indaffarato a combattere la forza politica al potere? Tutto questo certamente ci spiega quanto incredibilmente potenti siano diventati i banchieri centrali nella nostra epoca.”

Ellen Brown, autrice del bellissimo La rete del debito: la scioccante verità sul nostro sistema monetario e come riberarcene, ha recentemente scritto qualcosa sulle sofisticate operazioni finanziarie dei ribelli:

“In base all’articolo russo intitolato “Bombardamenti in Libia – La punizione per Gheddafi per il suo tentativo di rifiutare i dollari USA”, Gheddafi ha davvero fatto una mossa altrettanto temeraria: ha cominciato a rifiutare i dollari e gli euro e ha chiamato a raccolta gli arabi e le nazioni africane per usare una nuova divisa, il dinaro d’oro. Gheddafi aveva suggerito di formare un nuova Africa unità, un continente con 200 milioni di abitanti che usano la stessa moneta. Durante gli anni scorsi, l’idea era stata approvata da molti stati arabi e dalla maggior parte degli stati africani; gli unici contrari erano la Repubblica del Sud Africa e i vertici della Lega Araba. L’iniziativa era malvista dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, con il presidente francese Nicolas Sarkozy in prima linea nel definire la Libia una minaccia per la sicurezza finanziaria dell’umanità; ma Gheddafi non fece una piega e continuò la sua spinta per la creazione di un’Africa unita.

E questo ci riporta indietro al rebus della Banca Centrale Libica. In un articolo postato sul Market Oracle, Eric Encina ha osservato: ‘Una notizia raramente riportata dai politici occidentali e dagli esperti dei media è che la Banca Centrale Libica è posseduta al 100% dallo Stato. […] Al momento, il governo libico crea la propria moneta, il dinaro, attraverso gli stabilimenti della banca centrale. Alcuni potrebbero obiettare che la Libia è uno stato sovrano con grandi risorse naturali, capace di sostenere il proprio destino economico. Uno dei maggiori problemi per i cartelli bancari globalisti è che, per fare affari con la Libia, devono accordarsi con la BCL e la sua valuta e per questi motivi hanno un dominio e una forza contrattuale pari a zero. In conseguenza di ciò, spazzare via la BCL non figurerà di certo nei discorsi di Obama, di Cameron e di Sarkozy, ma sarà sicuramente in cima alla lista all’agenda globalista per assorbire la Libia nello sciame di nazioni accondiscendenti.’”

Mi piacerebbe davvero vedere un resoconto obbiettivo di come Gheddafi abbia destinato le entrate del petrolio in confronto a quelle degli Stati Uniti.

KFF – Uccisi dal fuoco amico

I ribelli libici stanno imparando che la ‘no-fly zone’ si può trasformare nella pratica in assalti letali dove gli aeroplani della NATO uccidono o feriscono i loro compagni. I civili a Tripoli sono morti in numero considerevole grazie agli assalti NATO.
E non ci sono evidenze che le missioni condotte dagli aerei NATO non abbiano costituito, fino ad ora, nient’altro che un vantaggio per Gheddafi. Come sempre, i bombardamenti provocano risentimento verso gli attaccanti. I parenti degli uccisi a Tripoli agitano i loro pugni al cielo; i ribelli proclamano che sono stati ‘traditi’ dai loro supposti protettori. Il piccolo numero di aerei impiegati da Francia e Italia, dopo che gli statunitensi hanno ritirato i loro mezzi d’assalto e si sono ripiegati dalla missione, evidenziano la natura blanda del loro intervento (e questa potrebbe essere la ragione per cui il Pentagono sta ora affermando che gli aerei USA sono di nuovo in missione nei cieli libici.)

In qualità di leader del gruppo di progettazione degli A-10 e degli F-16, Pierre Sprey mi ha suggerito che “trentatré aerei francesi e 17 britannici sono una forza risibilmente minuscola – l’inevitabile conseguenza del progettare e comprare caccia iper-complessi da 100 milioni di dollari. Nell’ottobre del 1935, gli italiani schierarono 595 aerei per avviare la loro eroica invasione dell’Etiopia.” Il vice comandante delle operazioni NATO in Libia ha provocato ulteriore risentimento tra i ribelli nel rifiutarsi di dire che egli fosse dispiaciuto per il casino combinato.

L’ammiraglio Russ Harding, un ufficiale britannico, ha detto: “Sembrerebbe che due dei nostri attacchi di ieri possano aver provocato morti [tra i ribelli]. Ma non mi sto scusando. La situazione sul campo era e rimane estremamente fluida e fino a ieri non abbiamo ricevuto informazioni che le forze [dei ribelli] stessero usando carri armati.” Si scopre così che il ‘fuoco amico’ è davvero uno dei più efficaci killer durante i combattimenti. Uno stupefacente saggio sul ‘fuoco amico’ del Colonnello Michael J. Davidson era presente sul “Naval War College Review” dello scorso inverno; Davidson era in primo luogo preoccupato dalla condotta (da criticare) del sistema giudiziario militare in relazione agli episodi di fuoco amico, che egli definisce come “l’uccisione accidentale in combattimento di un soldato da parte di un altro soldato della stessa o di una forza alleata”.
Egli denota che il concetto di fuoco amico è simile per molti aspetti all’uccisione accidentale di civili, ma queste vittime sembrano essere trattate in modo differente e vengono spesso citate come “perdite di civili” o, più asetticamente, come ‘danni collaterali’.

Il colonnello aggiunge in modo conciso: “I casi riportati di giudizi della corte marziale su morti di civili sono rari.” Egli aggiunge: “Il caso più famoso di una corte marziale che sia intervenuta su un attacco accidentale ai civili durante la Seconda Guerra Mondiale e la sua notorietà fu motivata, non tanto dalla presunta cattiva condotta, quanto dall’identità del presidente della corte – una stella del cinema – il colonnello Jimmy Stewart.”

Davidson cita alcuni numeri che potrebbero efficacemente informare i ribelli libici del fatto che la morte dei loro compagni dovuta agli aerei della NATO non è per niente fuori dall’ordinario: “Il numero delle vittime [uccise o ferite] associate con il fuoco amico è sempre stato impressionante. Un generale francese ha stimato che circa 75.000 soldati sono stati uccisi durante la Prima Guerra Mondiale dal fuoco della propria artiglieria.Un quantitativo pari al 5% delle perdite [USA] in Vietnam furono attribuite al fuoco amico. Durante la prima guerra del Golfo, nell’operazione ‘Desert Storm’, il 23–24% delle vittime USA e il 77% delle perdite di veicoli americani era dovuto al fuoco amico.”

Un altro studioso militare, Kenneth K. Steinweg, nell’articolo “Analizzare realisticamente il fratricidio” (Parameters, primavera del 1995), ha stimato che numero compreso tra il 10 e il 15% delle perdite USA nel corso del XX secolo furono causate da fuoco amico, che equivale a una cifra che va dalle 177.000 alle 250.000 unità.

Gli esempi nella storia di fuoco amico sono così frequenti da dover essere considerati più la normalità che l’eccezione; in alcuni casi, questo è stato il risultato di inesperienza e di addestramento inadeguato.

Ad esempio, nel 1643, durante la guerra civile inglese, la fanteria dei Parlamentari, scarsamente addestrata e priva di esperienza, pianificò un attacco su tre linee contro un edificio ben fortificato controllato dalle truppe realiste. Invece di un attacco a fuoco della prima linea con successivo ritiro sul retro dello schieramento, tutti e tre spararono contemporaneamente, eliminando così la linea davanti a loro.

Un caso particolarmente disdicevole avvenne proprio alla fine della Seconda Guerra Mondiale quando i Typhoon della RAF attaccarono quattro navi tedesche nella baia di Lubecca nel mar Baltico, ritenendo che ospitassero ufficiali delle SS in fuga.

I Typhoon affondarono le imbarcazioni e poi, con l’ordine di non risparmiare nessuno, impiegarono un’ora per colpire i sopravvissuti in mare, solo per scoprire più tardi che avevano mitragliato più di 10.000 ebrei provenienti dal campo di Neuengamme nella Germania settentrionale.

Alexander Cockburn
Fonte: http://www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/cockburn04152011.html
15/17.04.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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Una risposta a “ComeDonChisciotte – COSA STA VERAMENTE SUCCEDENDO IN LIBIA ?

  1. La globalizzazione e i suoi mandanti ha creato nuovi eroi ? Gheddaffi sembra uni di questi , solo e con pochi mezzi combatte a testa alta e con coraggio contro la banca mondiale e il suo esercito ,lo si potrebbe definire il Sandokan del NordAfica . Chi l’avrebbe mai detto.
    Davide

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