Antimafia Duemila – Quirra, c’e’ uranio impoverito

Fonte: Antimafia Duemila – Quirra, c’e’ uranio impoverito.

Un agnello morto vicino al poligono sardo era contaminato. Lo rivela un rapporto dell’università che l’ha analizzato. Adesso è ora che emerga la verità su questa base militare dove da decenni si sperimentano armi segrete.

La notizia è tanto delicata quanto clamorosa: in un campione di agnello proveniente dal comune sardo di Escalaplano, accanto al Poligono sperimentale interforze Salto di Quirra, è stata trovata traccia di uranio impoverito. Un’informazione contenuta nel documento del 19 aprile titolato “Misurazioni di uranio condotte su campioni provenienti dalla Sardegna”. L’intestazione è prestigiosa: Dipartimento di energetica del Politecnico di Torino. E la firma è quella autorevole di Massimo Zucchetti, professore di Protezione dalle radiazioni. «Con ogni probabilità», scrive Zucchetti, «le ossa dell’agnello hanno visto una parziale contaminazione con uranio impoverito».

Di più: i riscontri effettuati, annota il docente, forniscono «un dato statisticamente significativo di deviazione dalla presenza di uranio naturale». Il che non consente confusioni, dunque, ma addirittura «indica una presenza di uranio nelle ossa non compatibile con la presenza di uranio naturale», da cui si giunge alla «probabile contaminazione da uranio impoverito».

Le conseguenze sono immaginabili. Per anni le autorità militari hanno smentito, a livello nazionale, l’utilizzo di armi ad uranio impoverito dentro le basi sarde, ma non è bastato a cancellare le perplessità sul gigantesco poligono di Quirra (12 mila ettari lungo la costa sudorientale), dove dal 1956 a oggi eserciti e aziende internazionali hanno testato armamenti e materiali segreti. La settimana scorsa, il nostro settimanale ha riportato la testimonianza choc di Mauro Artizzu, ex militare di leva che ha raccontato di spaventose esplosioni con le quali, parole sue, venivano brillate armi e munizioni provenienti da ogni parte d’Italia. Ricordi che il procuratore capo di Lanusei, provincia dell’Ogliastra, ha inglobato nell’indagine sul poligono, ipotizzando reati che spaziano dall’omicidio plurimo di pastori all’introduzione in Sardegna di uranio impoverito, sparso sul terreno anche con le esplosioni che cita Artizzu (e dalle quali, tra l’altro, sarebbe derivato l’occultamento sotterraneo di ciò che ricadeva sul territorio).

«Questioni che ora assumono straordinaria urgenza», commenta un investigatore dopo aver letto il documento di Zucchetti. E per chiarire a cosa si riferisca, svela che le considerazioni del docente torinese derivano, a sua volta, da una relazione dell’ingegner Massimo Esposito, il quale il 18 aprile ha fornito in bozza gli esiti delle «misurazioni di uranio condotte su campioni dell’autunno 2003». E anche in queste carte, puntualmente, si ritrova la solita, drastica constatazione: «I risultati ottenuti», scrive Esposito, «mostrano che uno dei due campioni provenienti dall’agnello di Escalaplano presenta un rapporto di attività U234/U238 (due isotopi dell’uranio) significativamente inferiore, anche tenuto conto dell’incertezza statistica, al rapporto di attività dell’uranio naturale». Come dire: sia chiaro a tutti, che siamo fuori dall’ordinario.

Cosa succederà, a questo punto? Sul fronte tecnico-sanitario, per ipotizzarlo basta citare le frasi che concludono il documento di Zucchetti: «Si raccomanda», sottolinea, «di effettuare approfondimenti e verifiche (…) e di proseguire nelle analisi». Il che si sposa con le dichiarazioni fatte da Federico Palomba, deputato dell’Italia dei valori, subito dopo la rivelazione delle esplosioni nella base di Quirra: «E’ un’eventualità su cui bisogna fare al più presto chiarezza», ha avvertito. La stessa linea che il comitato “Gettiamo le basi” tiene dal 1997, invocando la verità sul poligono di Quirra e sulle morti che sarebbero scaturite dalle attività militari. E’ la volta buona per avere giustizia?

Tratto da: espresso.repubblica.it

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