Archivi del giorno: 23 aprile 2011

Referendum last minute su acqua e nucleare | Chiara Paolin | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Referendum last minute su acqua e nucleare | Chiara Paolin | Il Fatto Quotidiano.

Corsa contro il tempo della maggioranza per fare saltare i quesiti. Che per il momento reggono

Il governo ce la sta mettendo tutta. Ma, per ora, i referendum sono vivi e vegeti.

Dopo aver invaso la stampa nazionale al grido di “il quesito sul nucleare ormai non serve più”, il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha puntato un nuovo obiettivo: l’acqua. Nella lunga intervista concessa ieri ai microfoni di Radio Anch’io, il passaggio – benché liquido – non è passato inosservato: “Anche su questo tema di grande rilevanza probabilmente sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo“.

Giuste dunque le preoccupazioni dell’Idv Massimo Donadi, che da qualche giorno paventava manovre sul quesito anti privatizzazione: “Ancora non è chiaro cosa abbiano in mente – spiega Donadi -, potrebbe trattarsi di un’altra moratoria last minute: dopo il nucleare, l’acqua. Ma noi teniamo duro, puntando soprattutto sulla sentenza 68/1978 della Corte Costituzionale”.

Sentenza che, come spiega il costituzionalista Gaetano Azzariti, dice grosso modo così: la modifica legislativa intervenuta nel corso del procedimento referendario non è in grado di impedire lo svolgimento del referendum qualora l’abrogazione non colpisca i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente oppure i contenuti normativi essenziali dei singoli precetti.

Più semplice la spiegazione di Alessandro Pace, docente di diritto costituzionale e curatore dei quesiti per l’Idv: “O il governo cancella in tutto e per tutto il nucleare dal futuro italiano, o noi andiamo avanti”. Tecnicamente la questione si gioca tra una legge e un decreto legge: l’emendamento-blitz del governo interviene abrogando (parzialmente) la legge 99/2009 che delegava il governo a decidere dove costruire le centrali e i siti di stoccaggio, mentre il referendum si concentra sul decreto legge 112/2008, norma precedente e più sistematica nel concepire il rilancio del nucleare. Dunque, secondo i comitati, la consultazione popolare serve a bloccare la norma quadro, mentre l’emendamento governativo interviene su specifici aspetti logistico-gestionali consentendo di sospendere momentaneamente il progetto per ripartire coll’entusiasmo atomico al momento giusto.

Ma, alla fine, chi decide se il referendum si farà davvero? L’Ufficio centrale della Cassazione, cui toccherà l’arduo compito di interpretare le reali conseguenze dell’intervento legislativo già approvato al Senato e ancora in attesa di trovare posto nell’affollato calendario della Camera (già prenotatissima per la prossima settimana). “Senza l’ok finale del Parlamento, l’alta corte non potrebbe comunque pronunciarsi – spiega Azzariti -. Oltretutto il referendum, se andasse a buon fine, impedirebbe alle Camere di approvare per i successivi cinque anni una norma contraria alla volontà espressa dai cittadini”.

Un bel rischio, che il ministro Romani esorcizza con litanie costanti: il referendum sull’atomo non s’ha da fare, l’Agenzia per la Sicurezza dovrà occuparsi solo di scorie radiattive, e sull’acqua mente spudoratamente chi racconta agli italiani che privatizzando spenderanno di più. “Il movimento che ha portato alla firma di 1 milione 400 mila persone fa paura al governo” commenta Rossella Miracapillo del Movimento Consumatori. “Questa modalità di inventarsi un emendamento all’ennesimo omnibus per non far pronunciare gli elettori è lesiva della democrazia” rincara Susanna Camusso, segretaria Cgil.

Forse la questione vera è sempre la stessa: il legittimo impedimento. “Strano che il governo non s’inventi una moratoria pure su quello, vero?” ironizza Donadi. Aggiungendo: “Ormai è chiaro che, acqua o nucleare che sia, Berlusconi ha un solo interesse: far fallire i referendum e continuare a schivare i processi. Ma chissà che a palazzo Grazioli abbiano fatto le pentole e non i coperchi”. Per ora, il pentolone radioattivo continua a bollire.

Acqua, referendum a rischio “Il governo ci ruba la democrazia” – Repubblica.it

Fonte: Acqua, referendum a rischio “Il governo ci ruba la democrazia” – Repubblica.it.

Il governo punta ad una legge per bloccare la consultazione.L’Idv: “Colpo di Stato”. Vendola: “Esecutivo condizionato dalle lobby affaristiche”

ROMA – Dopo lo stop al referendum sul nucleare, il governo prova a stoppare anche il referendum sull’acqua 1. Puntando su nuova legge varata in corsa 2. Una prospettiva che fa infuriare promotori e sostenitori del quesito referendario che gridano, come nel caso dell’Idv, “al colpo di Stato”.

“Dopo il tentativo di scippare il referendum sul nucleare ora il governo sotto la spinta delle lobby affaristiche tenta di mettere mano anche al referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Siamo di fronte ad un vero e proprio furto di democrazia” affermano Nichi Vendola e Paolo Cento, presidente e responsabile campagne referendarie di Sinistra Ecologia Libertà. “Mentre tentano scippo del referendum sul nucleare, ora governo e poteri forti di questo paese vogliono provare a fare lo stesso con i due referendum sull’acqua. Non ci provino: giù le mani dai referendum” tuona comitato “Due sì per l’acqua pubblica”

I toni più accessi arrivano dai dipietristi. Che, per bocca  del capogruppo al Senato Felice Belisario vedono nel tentativo di intervenire per via legislativa “l’ennesima presa in giro degli elettori”. Definendo quello del governo “solo un espediente tecnico per impedire ai cittadini, di cui evidentemente non si fida, di esprimersi”.

“Insomma, ancora un inganno, ancora una legge ad personam, ancora un tentativo eversivo in piena regola sul quale l’Idv, e spero anche il resto dell’opposizione, inviterà a una mobilitazione generale perchè questo governo di imbroglioni e di piduisti venga neutralizzato prima che sia troppo tardi” conclude il senatore dipietrista.

E anche i verdi lanciano un appello alla mobilitazione per scongiurare il rischio “di una sospensione delle libertà democratiche” dice il presidente Angelo Bonelli. Che definisce lo stop del governo “un atto criminale”.

Antimafia Duemila – Vogliono boicottare il referendum: rompiamo il silenzio

Fonte: Antimafia Duemila – Vogliono boicottare il referendum: rompiamo il silenzio.

di Giuseppe Giulietti – 22 aprile 2011
Ed ora ci riproveranno con i referendum sull’acqua, come per altro ha già annunciato il ministro Romani.

Così, dopo aver imbrogliato le carte sul nucleare, cercheranno di fare lo stesso con gli altri quesiti, in modo da svuotare la consultazione e da impedire che il referendum sul legittimo impedimento, quello che turba i sonni del capo, sia affossato per mancanza di quorum.
Siamo in presenza di una colossale truffa che dovrebbe trovare la risposta unitaria anche di chi non ha firmato i referendum, persino di chi non li condivide in parte o in tutto.
Lo strappo democratico che si è già consumato non può essere archiviato, magari per non scontentare gli interessi di chi già si lecca i baffi ed il conto in banca al pensiero dei soldi che potrà ricavare dalle privatizzazioni degli acquedotti.
Quello che sta accadendo è un dichiarato imbroglio per far passare il tempo, per allentare la tensione, per impedire che ai cittadini sia fornita una adeguata informazione sui referendum.
Non bisogna cadere nela trappola, bisogna comportarsi come se le votazioni fossero domattina.
Per queste ragioni l’associazione Articolo 21, insieme a tanti altri comitati e movimenti che hanno dato vita alla grande manifestazioe per la costituzione del 12 marzo scorso, ha deciso di promuovere sulle piazze virtuali e sulle piazze reali Il “referendum week”, una settimana di campagna informativa per spiegare ai cittadini che i referendum ci saranno, che quello in atto è solo un imbroglio, che le supreme magistrature non potranno che respingere un simile trucco, anzi proprio a loro chiediamo di tutelare la legalità costituzionale e di impedire che l’interesse privaro possa continuare a soffocare l’interesse generale.
A tutto il mondo della comunicazione, dell’informazione, della cultura chiediamo di aderire a questa campagna, di trovare il modo di rompere la consegna del silenzio, di usare loro stessi e i propri spettacoli o le proprie trasmissioni per invitare gli italiani a rifiutare il broglio perchè potrebbe essere la premessa di brogli ancora più gravi ed ancora più insidiosi per la vita pubblica.
Il 25 aprile ed il primo maggio sono due date simboliche per l’Italia civile, usiamole anche per respingere l’assalto di chi, dopo aver regalato la prescrizione al capo, vorrebbe ” proscrivere” il diritto degli italiani a pronunciarsi liberamente sui quesiti referendri.

NdR: a partire da oggi è stata avvita sul sito una raccolta firme all’appello “Cara Cassazione facci votare ai Referendum” tra i primi firmatari Giuseppe Giulietti portavoce di Articolo 21, Federico Orlando Presidente Articolo21, Vincenzo Vita Senatore PD, Ottavia Piccolo attrice teatrale, Roberto Morrione direttore Liberainformazione

Care Autorità di Garanzia fateci votare ai referendumFIRMA L’APPELLO

Tratto da: articolo21.org

ComeDonChisciotte – PEGGIO IL RISCHIO FUKUSHIMA O IL RISCHIO TERRORISMO?

Fonte: ComeDonChisciotte – PEGGIO IL RISCHIO FUKUSHIMA O IL RISCHIO TERRORISMO?.

di Roberto Quaglia – Roberto.info

A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca.
Giulio Andreotti

Cosa distingue nel ventunesimo secolo una vera catastrofe nucleare da una ipotetica minaccia del terrorismo? Che della prima è vietato preoccuparsi, mentre della seconda è obbligatorio rabbrividire.

Ma insomma, i governanti e i media vogliono spaventarci o tranquillizzarci? Che si decidano una buona volta! Perché usano due pesi e due misure a seconda della classe di pericoli che ci minaccerebbero?

Il disastro nucleare in Giappone ci ha innanzitutto confermato una cosa che sapevamo già: i governi mentono più o meno sempre, e quando per caso non mentono è solo perché hanno deciso che la verità è loro utile oppure perché mentire non è più un’opzione.

Adesso tutto ciò è anche grottescamente ufficiale, poiché il democratico governo giapponese avrebbe dichiarato illegale la diffusione di notizie sul disastro di Fukushima che non siano in linea con la versione ufficiale. La situazione nella centrale nucleare di Fukushima è stata a lungo dipinta come un incidente di scarso impatto e sostanzialmente sotto controllo e ad un mese di distanza viene finalmente ammesso ufficialmente che si tratta invece di un disastro della magnitudo di Chernobyl. Gli alti venti spargono iodio e cesio radioattivo per tutto l’emisfero boreale e negli Stati Uniti e in Canada già piove volentieri acqua radioattiva, a San Francisco 180 volte i limiti di legge dell’acqua potabile, e radiazioni hanno iniziato a comparire anche già nel latte. Nel mare di fronte a Fukushima la radioattività è già milioni di volte superiore ai livelli normali e l’inquinamento radioattivo è logicamente destinato a propagarsi per la catena alimentare superiore. La reazione dell’Organizzazione Mondiale di Sanità è ripetere il mantra sedativo: rischi per la salute molto ridotti. Con qualche pennellata di surreale come la dichiarazione “rischi per la salute stabili”, una formulazione escogitata dall’OMS per tranquillizzare, ma che puzza di gran presa per il culo. Anche dentro al sarcofago del reattore di Chernobyl ci sono rischi per la salute stabili. Sono venticinque anni che non aumentano né diminuiscono!

Non mentono però solo i governi; a cascata, mentono tutti coloro che nella piramide del potere hanno interessi da difendere ed obiettivi da perseguire, spesso giornalisti compresi. La gravità della situazione è stata come al solito illustrata con largo anticipo dai media alternativi e da ricercatori indipendenti su Internet, mentre scienziati di regime (sembra anche del prestigioso MIT, sebbene la cosa appaia controversa) e pennivendoli dei grandi media hanno cercato a lungo di minimizzare le cose. C’è da chiedersi come faccia così tanta gente a continuare imperterrita a lasciarsi sedurre dalle fonti tradizionali di informazioni ormai sistematicamente inattendibili, quando per le verità che contano i nuovi circuiti indipendenti dell’informazione su Internet sono infinitamente migliori.

Quando su Internet i media alternativi già azzeccavano le dimensioni e la gravità della catastrofe (brutti allarmisti! come si permettono!), sui mass media si assisteva ad un coro di messaggi tranquillizzanti che col senno di poi appaiono grotteschi in modo sublime. C’è chi è giunto a definire il caso Fukushima un trionfo per l’industria nucleare (ma non intendeva raccontare barzellette). In Italia passerà alla storia l’ammasso di fesserie incautamente profferite con saccente sicumera dall’ex presidente dell’Enel Chicco Testa alla giornalista Lili Gruber e che possiamo rivederci su Youtube tutte le volte che vogliamo farci qualche grassa risata.

Fino a qui, nulla di nuovo sotto il sole. La menzogna è da tempo immemore parte integrante del nostro modo di vivere e la vera colpa non è probabilmente neppure di chi mente, bensì di chi delega a fonti più autorevoli di sé la capacità e la responsabilità di giudizio ed è sempre pronto a bersi qualsiasi balla piuttosto che fronteggiare una scomoda realtà delle cose. E che in ragione di ciò continuerà imperterrito a credere agli stessi che egli sa avergli già ripetutamente mentito in passato. Come le mosche che cercando di uscire da una stanza continuano a battere contro il vetro della finestra senza mai imparare nulla dalla loro esperienza, così il grosso della gente continua a credere imperterrita a chi continua a mentirgli ed ogni volta si stupirà di ogni nuova menzogna, senza tuttavia imparare nulla che serva loro per non cadere nella trappola della menzogna successiva.

Detto questo, qualcuno si è chiesto come mai sulle conseguenze della catastrofe che si sta consumando nelle centrali nucleari giapponesi le autorità cerchino di tranquillizzare le popolazioni, mentre quando si tratta dei pericoli del terrorismo e delle epidemie che ancora non ci sono fanno invece di tutto per spaventare i cittadini?

E’ un atteggiamento completamente contraddittorio. Da un lato si fa di tutto per tenere i cittadini all’oscuro di pericoli reali causati da catastrofi certe, mentre dall’altro si fa di tutto per rendere i cittadini consapevoli di pericoli ipotetici connessi a catastrofi annunciate che però poi non si verificano mai.

La catastrofe nucleare di Chernobyl ha nel tempo causato otto milioni di morti secondo uno studio del 2006 riportato da Greenpeace, un milione di morti secondo un successivo studio pubblicato nel 2010 dalla New York Academy of Sciences. Ma nel 2011, dopo il disastro nucleare in Giappone la BBC se ne esce con un tranquillizzante articolo in cui uno “scienziato” spiega che non c’è motivo di preoccuparsi delle radiazioni giapponesi, poiché dopotutto a Chernobyl sarebbero morte solo 43 persone. Sarebbe altamente morale che un tribunale inglese comminasse adesso a questo esimio scienziato una pena che nel rispetto delle sue stesse dichiarazioni egli dovrebbe considerare un premio, e quindi accogliere con grande favore: una vacanza (obbligatoria) di una settimana ad abbronzarsi sulle ridenti spiagge di Fukushima. D’altra parte qualcuno deve pure dare il buon esempio.

Ora che la catastrofe di Fukushima è stata promossa ufficialmente al rango di quella di Chernobyl (catastrofe di livello 7, caratterizzata da dispersioni radioattive nell’ordine di almeno dieci petabecquerel (PBc), 10 milioni di miliardi di decadimenti nucleari al secondo), è logico aspettarsi purtroppo che anche il bilancio dei morti sarà in futuro di analoga magnitudo. Quindi centinaia di migliaia o anche milioni di morti. E questo, se la catastrofe di Fukishima non si aggraverà. Nonostante i media cerchino di glissare sul tema, a Fukusima ci troviamo al momento ancora nel “best case scenario” – il migliore dei casi – ovvero il disastro è già comparabile con Chernobyl, ma questo è solo perché ci sta andando ancora bene. Se i noccioli in fusione dovessero sprofondare fino ad una falda acquifera, allora ci cuccheremmo il “worst case scenario” – il peggiore dei casi – ovvero immense esplosioni che diffonderebbero una tale quantità di roba radioattiva nell’aria da fare rimpiangere i bei tempi di Chernobyl in tutto l’emisfero boreale. Ma di questo nessuno si deve preoccupare, neanche quelli che moriranno o si ammaleranno. Dobbiamo invece continuare a spaventarci della terribile minaccia del terrorismo, che in dieci anni ha ucciso meno persone di quelle che muoiono in un paio di settimane di ordinario traffico stradale. Sembra follia pura, ma è ovvio che invece c’è uno schema in tutto ciò, che lascio indovinare al lettore. Rammento solo a mo’ di esempio ai deboli di memoria le grottesche procedure di perquisizione alle quali devono sottostare ogni volta che vogliono prendere un aereo, col relativo sequestro di beni personali potenzialmente letali come bottiglie di acqua minerale, shampoo, profumi, creme per la pelle.

Altro che Iodio 131 e Cesio 137! Sono lo shampoo e l’acqua minerale che rischiano di ucciderci! Attendiamo a breve retate anche negli istituti di bellezza.

Se dopo decine di milioni di perquisizioni negli aeroporti in tutti questi anni nessun terrorista è mai stato arrestato nel tentativo di imbarcarsi armato su un aereo, lascio al lettore giudicare se è verosimile che tali terroristi in primo luogo addirittura esistano. Non vi viene il dubbio che se esistessero, in dieci anni almeno una volta ci avrebbero provato? Ma di questi “terroristi”, che in dieci anni neppure una volta hanno provato ad imbarcarsi su un qualsiasi aereo da qualsiasi parte[1], ci viene costantemente ripetuto che dobbiamo essere terrorizzati.

Sono anni che ci stanno inoltre promettendo una pandemia che certamente farà milioni di morti, provocata da un virus che ufficialmente non esiste ancora. Promettono però anche che la natura inventerà ben presto tale virus. L’OMS ed altre autorità sanitarie garantiscono che non è una questione del “se”, ma del “quando” ciò avverrà. Viene da chiedersi se lorsignori non abbiano un qualche rapporto privilegiato con la natura, per prevedere con tale confidenza cose del genere. In effetti, per essere certi che la natura produrrà tale letale mutazione, è stato ufficialmente dichiarato che si sta cercando di prevenire la natura anticipando la temuta mutazione in laboratorio[2], allo scopo dichiarato di poterla così combattere meglio. Questa, beninteso, secondo loro sarebbe la notizia tranquillizzante. Il virus dell’influenza spagnola, che nel 1918 uccise decine di milioni di persone, è stato invece riportato in vita già nel 2005. Dobbiamo quindi spaventarci a morte di fronte alle orribili minacce che la natura avrebbe in serbo per noi, mentre dobbiamo tranquillizzarci perché nei laboratori biologici militari americani si cerca di produrre le mutazioni che la natura starebbe progettando di scatenare contro di noi. Fate un po’ voi.

Governi e mass media da loro controllati fanno quindi di tutto per terrorizzarci riguardo catastrofi che non ci sono (ancora) mentre tentano (maldestramente peraltro) di non farci spaventare di fronte a catastrofi che ci sono veramente. Qual è la loro finalità? Governi e mass media si sforzano inoltre di terrorizzarci agitando lo spauracchio di terroristi che da soli non riuscirebbero mai ad impensierirci (numeri alla mano, la probabilità di morire di un incidente d’auto o un incidente domestico è infinitamente superiore di quella di morire per mano di “terroristi”). Quindi di fatto fanno l’esatto gioco dei “terroristi”. Se infatti il terrore è il l’ovvio fine dei “terroristi” (per questo si chiamano così), ma gli unici che all’atto pratico riescono a terrorizzare le popolazioni sono i loro governi e i mass media – chi sono in effetti, concretamente, i terroristi? E quali sono le loro nascoste finalità?

Ai lettori più smaliziati le risposte saranno già ovvie, ma le domande sono in realtà rivolte a tutti quei cittadini che invece ancora nutrono ancora qualche fiducia nelle informazioni che ricevono dalle “fonti autorevoli” – i politici che essi votano, i telegiornali che essi guardano ed i giornali che essi leggono. A parole tutti conveniamo sul fatto che “i politici mentono” e che “i giornalisti non sempre dicono la verità”, tanto che questi sono ormai luoghi comuni. Ma all’atto pratico, tanto è il bisogno di “credere” che poi quasi tutti ci ricascano. La relazione cittadini-governanti si fonda sul modello comportamentale bambini-genitori. Questo spiega il continuo sconclusionato mugugnare dei bambini-cittadini nei confronti dei genitori-governanti, senza che tuttavia il vincolo di sudditanza venga mai meno. E così nulla cambia. Se fate parte della categoria dei lettori smaliziati, in effetti quest’articolo vi servirà a ben poco. Potete però suggerirne la lettura ai vostri conoscenti meno smaliziati, arenati nel triste e popolare ruolo di bambini-cittadini. Magari qualcuno di essi apre gli occhi. A furia di suonare a tutto volume la sveglia, ogni tanto qualcuno che bofonchiando emerge dal proprio sonno dogmatico per fortuna c’è. Sono pochi. Ma buoni. Beh, quasi buoni. Dopo una breve e orgogliosa veglia buona parte di essi tuttavia volentieri si rigira nel letto, riaccende la tivù e riprende a dormire.

Ricapitolando:

Qual è il principio in base al quale governi ed autorità decidono se tu – sì, tu che leggi – ti devi tranquillizzare oppure spaventare? Come puoi fare a capirlo per poterti poi ogni volta comportare nel modo a te più conveniente?

Il sistema migliore sarebbe ovviamente l’uso efficiente e critico del proprio pensiero logico. Ma quando per carenza di dati o altro questo non basta, nel dubbio il criterio da adottare che con tutta probabilità produrrà il minor numero di errori è quello di credere esattamente il contrario di quanto le “fonti autorevoli” ti vogliono far credere. Ovviamente così si rischia di cadere nell’errore opposto, quello che genera l’oltranzismo “complottista” (che può anche portare a credere di essere stati invasi – o invasati – dagli UFO o cose di analoga inverosimiglianza), ma nell’insieme ritengo che il bilancio sarebbe tutto sommato favorevole. Chi si informa solo con i tradizionali mass media ormai vive in un tale mondo di fantasia, che qualsiasi alternativa è probabilmente più realistica.

Quindi possiamo concludere con un consiglio semplice.

Se cercano di spaventarti evocando lo spettro di Osama (da non confondersi con lo spettro di Obama, che NON A CASO differisce da quello di Osama per una consonante soltanto) – allora ridi! Sei su Scherzi a Parte!

Ma quando provano a tranquillizzarti e ti dicono che non c’è nulla da temere… allora è probabilmente venuto il tempo di fuggire.

Roberto Quaglia

Genova, Aprile 2011

Per evadere completamente dal mondo delle favole mi permetto di insistere a consigliare il mio libro ­­­Il Mito dell’11 Settembre (the Myth of September 11), del quale in molti parlano (a favore o a sfavore) senza neppure averlo letto.

Altre notizie inconsuete su www.Edicola.biz

[1] Ci sono stati in effetti un paio di casi di minorati mentali imbarcatisi su aerei con pseudo-esplosivo nelle scarpe o nelle mutande, i quali sono poi stati arrestati a bordo con grande clamore mediatico. Una semplice analisi ha però evidenziato come si trattasse di grottesche montature, allestite per sostenere il mito del terrorismo sugli aerei. Potete leggere i dettagli nel mio libro “il Mito dell’11Settembre”.
[2] Washington Times, 24 Marzo 2005

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Fonte: http://www.roberto.info
Link
21.04.2011

ComeDonChisciotte – 200 MILIARDI FANNO CORRERE LONDRA E PARIGI – LE VERE RAGIONI DELLA GUERRA

Fonte: ComeDonChisciotte – 200 MILIARDI FANNO CORRERE LONDRA E PARIGI – LE VERE RAGIONI DELLA GUERRA.

DI IKRAM GHIOUA
lexpressiondz.com

Sparsi per l’Europa, i fondi sovrani libici stuzzicano l’appetito degli Occidentali.

Nel 2004 Tony Blair, allora Primo Ministro britannico, è stato il primo Capo di Stato occidentale a recarsi in Libia, divenuta così frequentabile. E nel dicembre 2007 Parigi si è presa la briga di stendere il tappeto rosso nel parco del Marigny Hotel, dove il colonnello Gheddafi aveva piantato la sua tenda. Cosa è cambiato da allora e che può giustificare l’accanimento di Gran Bretagna e Francia contro il regime di Tripoli quando prima andavano d’amore e d’accordo? La risposta è stata data dal quotidiano statunitense The Washington Times.

Questo stesso giornale ci ha rivelato lo scorso marzo che ci sono 200 miliardi di dollari dei fondi libici che fanno impazzire gli occidentali.

Questo è il denaro che circola nelle banche centrali, in particolare in quelle britanniche e francesi. In preda a una crisi finanziaria senza precedenti, la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti vogliono a tutti i costi impossessarsi di questi fondi sovrani, il cui l’importo è stimato essere circa 200 miliardi di dollari. “Queste sono le vere ragioni dell’intervento della NATO in Libia”, afferma Nouredine Leghliel, analista borsistico algerino trasferitosi in Svezia, che è stato uno dei primi esperti a sollevare la questione.

Questi 200 miliardi di dollari, di cui gli Occidentali non parlano che a mezza voce, sono al momento congelati nelle banche centrali europee. Spesso associano questo denaro alla famiglia Gheddafi, “cosa che è totalmente falsa”, sottolinea il signor Leghliel. I grandi gruppi finanziari nascondono segretamente questi investimenti nelle loro società e filiali.

“Più continua il caos, più la guerra dura e più gli occidentali traggono profitto da questa situazione che torna a loro vantaggio”, chiarisce il nostro analista. Il caos nella regione farebbe comodo a tutto l’occidente. I britannici, soffocati dalla crisi della finanza, troverebbero così le risorse necessarie. Gli statunitensi, per mire squisitamente militari, si istallerebbero in modo definitivo nella fascia del Sahel e la Francia potrà ricoprire il ruolo di subappaltatore in questa regione da lei considerata come una sua appendice.

L’unico scoglio per la Francia, in questa regione, è ovviamente l’Algeria. Questo spiega l’aggressività del Quai d’Orsay (sede del Ministero francese degli Affari Esteri, N. d. T.) nei confronti di Algeri. Parigi sembra privilegiare le vie informali e, invece di collaborare con gli altri paesi alleati, li accusa di non fornire un sostegno sufficiente nella direzione da lei intrapresa. Così, rimette in gioco il dossier della sicurezza dei suoi cittadini nel Sahel e si affretta a dare l’allarme sulle nuove minacce in base a un rapporto dell’ambasciata di Francia in Mali. “Esiste un rischio molto elevato di cattura di cittadini francesi in Mali e in Niger”, indica l’Ambasciata di Francia a Bamako in un’allerta pubblicato sul suo sito web.

Si potrebbe pensare che questo nuovo allarme sia attendibile per quello che riguarda la Libia, una situazione che vede la Francia sicuramente responsabile, ma dobbiamo interrogarci sulla solerzia dei francesi nel raccomandare ai propri cittadini di evitare il sud dell’Algeria. “A causa delle attuali minacce nel Sahel, si raccomanda ai francesi residenti o in transito di evitare qualsiasi movimento nelle aree di Djanet e di Tamenrasset, anche nel contesto di itinerari turistici delle agenzie autorizzate”, sottolinea il Ministero sul suo sito web, nella rubrica “Consigli ai viaggiatori”.

La regione di Mopti si trova a più di 1.000 chilometri dalla frontiera algerina. E’ possibile trasportare, da un punto di vista logistico, uno o più ostaggi su simili distanze? Perché hanno fatto il nome dell’Algeria proprio quando questa nazione sta impiegando ingenti risorse per rendere sicure le sue frontiere con il Niger e la Libia?

La Francia, il cui ruolo in Libia è ambiguo, non sta forse mischiando le carte in tavola? La domanda merita di essere posta.
I francesi, colpiti da una crisi economica e sociale senza precedenti, impantanati nella campagna elettorale per l’elezione presidenziale, si trovano ad affrontare gravi problemi, alcuni dei quali nelle loro ex-colonie.
Ignorando gli accordi bilaterali con i paesi nordafricani e criminalizzando il pagamento di riscatto ai terroristi, Parigi interviene, facendo uso di tutte le carte in suo possesso, per far abortire le iniziative di lotta contro il terrorismo che i paesi del Sahel stanno promuovendo.

Il suo obiettivo è semplicemente quello di riprendere il controllo delle sue ex-colonie. La Francia ha una fissazione per il Sud algerino. Gioca d’astuzia per coinvolgere lo Stato algerino in una controversia avviata dal CNT libico (Comitato Nazionale Transitorio), accusando la stessa Algeria di sostenere Gheddafi.

Ikram Ghioua
Fonte: http://www.lexpressiondz.com
Link : http://www.lexpressiondz.com/article/2/2011-04-21/88554.html
21.04.2011

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da MIMI MOALLEM

STUPRO CONTINUO – La fermata – Cadoinpiedi

La chiesa non deve avere paura a fare pulizia al suo interno. Via dalla chiesa i religiosi implicati in casi di pedofilia.

Fonte: STUPRO CONTINUO – La fermata – Cadoinpiedi.

di Vania Lucia Gaito – 22 Aprile 2011
La Chiesa e la pedofilia: reato impunito e seppellito per troppi anni. E nonostante gli scandali si ha l’impressione che nulla sia cambiato. Anzi, il fenomeno cresce ancora

C’è ancora la pedofilia nella Chiesa. Il blog ha interpellato Vania Luicia Gaito.

Un vescovo accusato di pedofilia scappa da un convento francese. Che succede?

Il Vescovo Vangheluwe era stato mandato in questo convento perché era un Vescovo che aveva abusato di due bambini, entrambi suoi nipoti, inizialmente ne aveva confessato uno di questi abusi e si era dimesso, circa un annetto fa quando esplose lo scandalo della pedofilia clericale lì in Belgio. In realtà dimessosi dalla carica non significa ovviamente che si sia sottratto a un procedimento canonico nei suoi confronti, soltanto che come pochissimi sanno, la prescrizione non è prevista soltanto dall’ordinamento legislativo italiano, è prevista anche dal diritto canonico. Non sapevo che i peccati avessero la data di scadenza come le mozzarelle, invece ce le hanno, perché anche il diritto canonico prevede la prescrizione del reato dopo 10 anni dal compimento del 18° anno della vittima. Si presume che questo tempo sia passato, tant’è che pare che non sia perseguibile per le leggi canoniche il Vescovo e conseguentemente il Vaticano lo aveva inviato in un conventino di suore per fare un po’ di penitenza, di redenzione e di riflessione in realtà. Soltanto che la settimana scorsa, una decina di giorni fa in realtà, il Vescovo ha rilasciato un’intervista televisiva in cui ha ammesso un altro abuso di un altro suo nipote e poi all’improvviso non si è più trovato, di questo Vescovo non si hanno più notizie. Questa è la punta dell’iceberg in realtà dello scandalo che è scoppiato in Belgio e che si trascina ancora oggi, perché tutt’ora la Chiesa non ha preso nessun serio provvedimento, poi al di là delle dichiarazioni di Benedetto XVI o del cospargersi il capo di cenere, un conto è dire a chiacchiere determinate cose, un altro paio di maniche è andare a porre effettivamente rimedio. La pedofilia è un sintomo, il problema è affrontare realmente quello che c’è alla base e alla base c’è la cultura sessofobica che veniva e viene tutt’ora impartita nei seminari.

Pedofilia nella Chiesa: Giovanni Paolo II sapeva. Ratzinger sa?

In realtà dobbiamo essere sinceri con noi stessi e dirci che al di là di quello che si racconta, le probabilità, non le certezze, che certe cose fossero risapute e non solo di questo Vescovo in particolare, sono altissime perché prima della riforma che ha fatto Ratzinger avocando a sé e quindi alla congregazione per la dottrina della fede e al Vaticano quelli che erano i procedimenti per reati di carattere sessuale con minori, ovviamente l’iter era diverso perché nel momento in cui c’erano delle denunce, c’erano delle cose che venivano all’orecchio del Vescovo, si faceva il procedimento canonico e era il Vescovo, attorniato dal Tribunale canonico diocesano, a celebrare il processo nei confronti del sacerdote. Inutile dire che il più delle volte si concludeva a tarallucci e vino! Nel 2001 Ratzinger ha cambiato la direttiva, dicendo: ok i processi non li fate più lì in diocesi, ma li facciamo qui in Vaticano, li fa la congregazione per la dottrina della fede. Da un certo punto di vista doveva essere un modo per garantire più giustizia, in realtà basta guardare al caso di Padre Masiella o più vicino a noi al caso di Don Cantini. La prima denuncia è del 1952, le denunce sono state messe lì a dormire in Vaticano perché poi sono arrivate fino ai giorni nostri e sono state messe lì a prendere polvere, fin quando i casi non sono esplosi in maniera mediatica eclatantissima per cui si è dovuto fare qualcosa, ma di Padre Masiella, lo stesso Wojtyla all’epoca disse che era una guida e un esempio per i giovani. Stiamo parlando di una persona che ha stuprato non si sa quanti ragazzini a lui affidati e ha dei figli illegittimi. E’ un morfinomane, le cose peggiori si possono dire di Masiella ed è inverosimile pensare che con tutte quelle denunce nulla fosse arrivato né all’orecchio di Ratzinger né all’orecchio di Wojtyla. La stessa cosa vale per il Belgio come per l’Austria, come per gli Stati Uniti, come per l’Italia, lo sanno benissimo quello che succede. Faccio un esempio: il caso di Don Conti. Adesso Don Ruggero Conti, l’ex parroco della natività, quello che era anche il consigliere per le politiche della famiglia di Alemanno, condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi. Il suo Vescovo sapeva benissimo quello che stava succedendo, perché non solo aveva ricevuto tante, tante, tante recriminazioni, persone che erano andate da lui, a raccontare cosa Don Ruggero facesse con i ragazzini e il fatto di portarseli a dormine a casa e tutto il resto appresso. Per quanto c’era stato anche un altro sacerdote che aveva denunciato Don Conti, il Vescovo non ha fatto assolutamente nulla. Quando la Caramella buona, quando Roberto Mirabile della Caramella buona (che è un’associazione antipedofilia) è venuto a conoscenza della situazione, si è recato in Vaticano a parlare con Monsignor Sciclona e Monsignor Sciclona non ha fatto assolutamente nulla, nulla! Non c’è tutt’ora a carico di questo sacerdote una presa di posizione decisa da parte della Chiesa o un’indagine da parte della Chiesa, questo è il modo di comportarsi poi delle gerarchie ecclesiastiche, alla fine raccontano a chiacchiere tante belle cose. A Malta è di pochi giorni fa la notizia che non è stato fatto nulla, lì c’è andato addirittura Ratzinger a chiedere scusa agli ex bambini abusati perché ormai sono adulti. Alle vittime del clero pedofilo e non è stato fatto nulla, nulla assolutamente! Non sono stati presi dei provvedimenti, non è stato fatto nulla a carico di questi sacerdoti, continuano molti a avere a che fare ancora con i bambini. Questa cosa è veramente drammatica. Per rispondere alla domanda: certo che lo sapevano, lo sanno benissimo, lo sanno dal 1984 quando gli è arrivato il manuale ai vescovi americani che li avvertiva di quello che sarebbe successo perché i casi di pedofilia accertati all’interno della Chiesa erano migliaia.

Cos’è cambiato dopo l’ultimo scandalo in Belgio?

Sono cambiate le parole, sono cambiati i cospargimenti dei capi di cenere, ma null’altro. Per esempio l’associazione americana delle vittime dei petri pedofili ha segnalato, ed è stato segnalato anche dalla Congregazione dei vescovi statunitensi, una recrudescenza del fenomeno, un aumento delle denunce rispetto agli anni precedenti nel 2010. Non si sta facendo assolutamente nulla se non chiacchiere, tant’è che il vescovo a cui facciamo riferimento, quello belga che si è dimesso, nel momento in cui si è dimesso ha semplicemente chiesto di ritirarsi in un convento a riflettere e meditare. Ma null’altro! Negli Stati Uniti perlomeno è stata aperta una finestra temporale per cui alcune denunce, le denunce anche di abusi ormai caduti in prescrizione, potevano essere di nuovo perseguiti. Da questo punto di vista la chiesa e il diritto canonico potrebbe dichiarare imprescrivibile questa cosa perché realmente è una piaga.

A che legge sono soggetti i preti?

I preti sono soggetti alla legge dello Stato cui appartengono, perché sono cittadini italiani. A meno che il Vaticano non intenda dare la cittadinanza a tutti e tenerseli come cittadini dello Stato Vaticano. Quindi sono sottoposti alle leggi dello Stato in primis. In alcuni paesi la legge prescrive che chiunque sia a conoscenza di un fatto di questo genere, quindi di un abuso sessuale etc. lo debba denunciare, in Italia questo obbligo di denuncia non c’è. In altri stati l’obbligo di denuncia invece esiste, quindi la legge prescrive che laddove un Vescovo sia a conoscenza di un prete pedofilo lo debba denunciare, in Italia no. Il pedofilo prete o non prete è sottoposto alla legge statale, prima che a qualsiasi altra, poi il resto è tutto un di più. Ovviamente essendo sacerdote è sottoposto anche al diritto canonico che prevede questo come un reato con una prescrizione in un certo modo, con dei procedimenti che dovrebbero essere messi in atto e che non vengono praticamente mai messi in atto. Basti pensare che in Italia i casi di cui si è riportata notizia certa di condanna sui giornali negli ultimi 10 anni, riguardano 172 sacerdoti. Monsignor Crociata dice che in Italia i petri pedofili sono sì e no un centinaio. Come abbiano fatto i conti questo non lo so.