Massimo Ciancimino nello stesso carcere dell’ingegnere “Lo Verde”

Fonte: Massimo Ciancimino nello stesso carcere dell’ingegnere “Lo Verde”.

Il destino talvolta è beffardo. E’ pronto a ricordarci che il mito di ER è davvero ineluttabile: il destino se lo creano gli uomini. E non vi è alcun dubbio che Massimo Ciancimino il destino della sua vita se lo crea da solo, anzi si può ben affermare che il suo è un destino ancora da scrivere. La quieta dei giorni di Pasqua è stata fortemente turbata dall’arresto di Ciancimino, accusato di avere manipolato un documento, in cui sarebbe stato inserito il nome di Gianni De Gennaro, quale presunto referente di Vito Ciancimino e quindi di Cosa nostra. Ma, la quieta era stata altrettanto agitata per un altro episodio che ha visto coinvolto l’uomo di fiducia dei fratelli Graviano, ovvero Fabio Tranchina, appartenente alla famigghia di Brancaccio. Questi, il Tranchina, nel giro di un batter d’ali, si pente, poi si pente di essersi pentito, tenta il suicidio, sembra che voglia di nuovo pentirsi. Intanto, la pantomima di Tranchina, procura un danno incalcolabile con la diffusione del suo pentimento e con la pubblicazione degli interrogatori. Ho già pubblicato in proposito un post dal titolo “ A chi giova il silenzio di Fabio Tranchina?”. Intelligenti pauca. Massimo Ciancimino, viene rinchiuso nel carcere di Parma e qui entra in gioco il destino. Nello stesso carcere è rinchiuso. oltre che uno dei fratelli Graviano, anche l’ingegnere Lo Verde, che altri non è che u zu Binnu, Bernardo Provenzano, ossia colui che attraverso Vito Ciancimino, “colloquiava” con alcuni apparati dello Stato per infarcire quella che oggi viene chiamata “trattativa”.

Nel frattempo, mentre ancora il clamore mediatico è al massimo dei decibel, scoppia una cluster bomb che irrompe nel mondo dei media già di per se in fibrillazione: Ciancimino dichiara di aver ricevuto un pacco contenete dei candelotti di dinamite, accompagnato da un biglietto minatorio e lo sotterra nel giardino di casa sua. L’esplosivo viene rinvenuto. Sin qui la cronaca.

Da quando Massimo Ciancimino è stato fermato, io sono stato subissato di richieste tendenti a fornire una valutazione non solo su Ciancimino, ma anche sull’eclatante “errore” non casuale di “bruciare”  il pentimento di Tranchina. Su quest’ultimo mi sono già espresso e adesso vorrei farlo su Ciancimino. In passato, dai miei post pubblicati su BlogSicilia, si evince chiaramente che ho sempre dimostrato apprezzamento e fiducia nei confronti del Ciancimino. E, spesso ho messo in risalto il suo coraggio e determinazione nel portare avanti il suo percorso a favore della legalità. C’è stato un momento di scoramento e Massimo Ciancimino voleva mollare tutto: non voleva fare più dichiarazioni. Io, pubblicamente  l’ho invitato  a resistere e continuare ed egli, altrettanto pubblicamente, mi ha ringraziato. Gli sono stato anche vicino quando ha subito delle minacce, soprattutto indirizzate, vigliaccamente, verso il suo bambino.

Ora a Ciancimino viene addebitata l’accusa d’aver inserito il nome di Gianni De Gennaro in un documento, appartenuto a Vito Ciancimino, e dove c’erano annotate altre personalità istituzionali che avrebbero avuto un ruolo nei rapporti con la mafia. Io, per diversi anni sono stato uno stretto collaboratore di De Gennaro per averlo coadiuvato nelle più importanti e delicate indagini su Cosa Nostra e mai e poi mai ho messo in dubbio la sua onorabilità. Mai, sono stato “fermato” nelle mie indagini d’iniziativa nei confronti di taluni politici o verso la leadership di Cosa nostra. Se avessi avuto pressioni e interferenze di qualsiasi tipo non avrei esitato un istante a ribellarmi. Il mio risentimento, verso Cosa nostra e verso quella classe politica, collusa con la mafia e da essa corrotta, era noto all’interno degli apparati investigativi: non ne facevo mistero.

Tornando a Massimo Ciancimino, mi preme sottolineare una cosa importante, ovvero distinguere Ciancimino prima e dopo il caso De Gennaro, ma soprattutto credo sia necessario dare valenza alle dichiarazioni rese nel suo complesso, anche quelle riconducibili a De Gennaro ma in senso negativo.

Appare evidente che Ciancimino con la sortita di De Gennaro ha voluto soddisfare qualche richiesta proveniente dai soliti “registi” invisibili che tracciano il percorso della vita palermitana e non solo. Ciancimino, conversando confidenzialmente con un agente DIA, riferisce che il famoso signor Franco è riconducibile a De Gennaro e che questi sarebbe uno dei promotori della “trattativa” tra mafia e Stato. Ovviamente il dipendente della DIA, mette nero su bianco ed ecco che scatta la denuncia di De Gennaro. Poi, l’inserimento del nome di De Gennaro nella lista è il modo per rafforzare il dialogo avvenuto con l’agente della DIA e costruirsi la difesa di quel che sarà il processo di calunnia in danno di De Gennaro.

Allora, Massimo Ciancimino, come ho fatto in passato, la invito ad essere chiaro e lei non può sottrarsi all’obbligo di farci conoscere chi è il “suggeritore” che ha avuto interesse a gettar fango su De Gennaro: mi rifiuto di credere che sia farina del suo sacco, per favore ci dica chi è!

Cosa diversa è l’affare della dinamite. Qui, mi spiace non oso nemmeno addentrarmi sull’accaduto e attendo che i PM di Palermo facciano luce.

Palermo, ultimamente è oggetto di “rivugghio”, ci sono uccellini che oltrepassando l’oceano ritornano alla casa madre e tentano di riappropriarsi dei nidi naturali che spettano da  diritti ereditari. C’è stato l’omicidio di Davide Romano, il cui copyright non lascia spazio ad altra interpretazione e infine il pentimento di Fabio Tranchina che ci mancava solo l’annuncio fosse pubblicato su Facebook.

Ora, assistiamo al fermo di Massimo Ciancimino che guarda casa avviene a Parma e rinchiuso nello stesso carcere dell’ingegnere Lo Verde. Cosa si diranno gli illustri ospiti del carcere di Parma, ovvero Ciancimino, Provenzano e Graviano?

Quello che accade intorno a Cosa nostra non è casualità!


Pippo Giordano

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