Archivi del giorno: 26 aprile 2011

Antimafia Duemila – Decollano da Sigonella i Predator contro la Libia

Fonte: Antimafia Duemila – Decollano da Sigonella i Predator contro la Libia.

di Antonio Mazzeo – 26 aprile 2011
Operano da Sigonella gli aerei senza pilota UAV MQ-1 Predator che il Pentagono ha destinato per le operazioni di bombardamento in Libia.

La notizia, filtrata nei giorni scorsi su alcuni quotidiani statunitensi, ha trovato l’autorevole conferma dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) di Londra. Secondo l’ultimo rapporto del centro studi sulle unità alleate impegnate nell’operazione “Unified Protector”, meno di una settimana fa due squadroni dell’US Air Force con velivoli Predator sono stati schierati nella base siciliana. Un drone è stato utilizzato la prima volta sabato 23 aprile per distruggere una batteria di missili libici nei pressi del porto di Misurata; un secondo raid è stato sferrato invece a Tripoli nella tarda mattinata del 24 contro un sistema anti-aereo “SA-8”. Quest’ultimo attacco avrebbe subito un ritardo sulla tabella di marcia stabilita dagli operatori di terra del Predator. “Nei pressi della postazione missilistica sorge un campo di calcio dove era in corso un incontro di football tra numerosi civili”, riporta una nota del comando NATO per le operazioni di guerra in Libia. “L’attacco è stato eseguito solo dopo che tutte le persone si erano allontanate dall’area suddetta”.
“I velivoli senza pilota Predator accrescono l’abilità delle forze NATO a spiare 24 ore al giorno tra gli angoli più inaccessibili del campo di battaglia libico e a colpire con attenzione e precisione”, ha dichiarato l’ammiraglio Russ Harding, vice-comandante della coalizione alleata. “Questi bombardamenti continueranno e noi chiediamo ai civili che vivono nelle regioni interessate di tenersi il più possibile distanti dalle forze armate di Gheddafi e dalle loro installazioni, in modo di poter colpire con maggiore successo e con il minimo rischio per la popolazione”. Alla luce di quanto avvenuto in Afghanistan, Pakistan e Yemen dove gli UAV hanno prodotto una interminabile sequela di vittime “collaterali”, l’ammonimento USA assume connotati minacciosi e inquietanti. L’autorizzazione del presidente Obama all’impiego dei velivoli teleguidati contro la Libia è giunta poi qualche ora dopo la notizia che quattro missili sganciati da un Predator contro l’accampamento militare di Spinwam, in Pakistan, aveva causato la morte di 25 persone, tra cui cinque donne e quattro bambini.
Realizzato dalla General Atomics Aeronautical Systems Inc., il Predator è descritto come un “aereo senza pilota di medie altitudini e lunga durata”. Di appena 8,22 metri di lunghezza, gode di un’autonomia di volo di 40 ore e può volare sino ad un’altezza di 9.000 metri sul livello del mare. I sensori ottici e i sistemi di video-sorveglianza possono individuare e fotografare qualsiasi target anche in condizioni di intensa nuvolosità. Ma più che un aereo spia, il Predator è un’arma letale da first strike, in grado d’individuare, inseguire ed eliminare l’obiettivo con estrema precisione grazie ai due missili aria-terra a guida laser AGM-114 “Helfire” di cui è armato. Un sistema operativo completo MQ-1 Predator consiste di quattro aerei, una stazione di controllo terrestre, un Predator Primary Satellite Link e del personale addetto alle operazioni di guida e di manutenzione (in forza al 15° e al 17° Squadrone “riconoscimento” della base aerea di Creech-Las Vegas, Nevada).
Per le operazioni d’intelligence e di guida degli attacchi, il Pentagono utilizza pure un altro tipo di velivolo senza pilota, l’RQ-4 Global Hawk (“falco globale”), prodotto dalla Northrop Grumman. Il viceammiraglio William Gortney, in una sua recente intervista alla stampa statunitense, ha confermato che il Global Hawk “sta fornendo una sorveglianza continua del territorio libico, eseguendo missioni di volo dalla base aerea di Sigonella”. Di dimensioni nettamente maggiori del Predator, il “falco globale” gode di un’autonomia di volo ci circa 30 ore e può volare a 60.000 piedi di altezza in qualsiasi condizione meteorologica. Dopo aver ingrandito con i propri visori di bordo le immagini captate e calcolate le coordinate geografiche dei potenziali obiettivi, il Global Hawk invia le informazioni ai centri di analisi terrestri e agli aerei-radar AWACS della NATO (questi ultimi operativi da Trapani-Birgi) che stabiliscono i target da bombardare con i cacciabombardieri, i missili da crociera e gli UAV.
Il ruolo strategico di Sigonella nelle operazioni in Libia è consacrato pure dai velivoli pattugliatori P-3C “Orion”, gioielli dell’intelligence navale convertiti in aerei d’attacco: la US Navy ha dotato infatti gli “Orion” dei missili aria-superficie AGM-65 “Maverick”, utilizzati per la prima volta a fine marzo a Misurata per distruggere l’unità della Guardia coste “Vittoria” e due piccole imbarcazioni militari libiche. La base siciliana funziona da vero e proprio hub per la movimentazione di uomini, mezzi e sistemi d’arma destinati allo scacchiere libico. Sigonella offre il supporto tecnico-logistico agli aerei a decollo verticale V-22 “Ospreys” (in dotazione all’unità  anfibia USS Kearsarge, nave-comando del gruppo navale d’assalto dislocato nel Mediterraneo), agli elicotteri CH-46 “Sea Knight” e CH-53E “Super Stallion” del Corpo dei marines, e ai cacciabombardieri F-15 ed F-16 “Fighting Falcon” che l’US Air Force ha trasferito nel Canale di Sicilia. Da Sigonella partono inoltre i ricognitori Boeing RC-135 “Rivet Joint”, i velivoli di sorveglianza elettronica EP-3E “Aries II”, quelli per il rilevamento dei segnali radar EA-18G “Growlers” e gli aerei cisterna KC-130 e KC-135 utilizzati per il rifornimento dei velivoli impegnati nei raid, compresi i cacciabombardieri strategici B-2 (gli “aerei invisibili”).
Se l’amministrazione Obama farà sue le richieste del senatore repubblicano John McCain, fautore di un maggiore impegno statunitense nel conflitto contro Gheddafi, a  Sigonella verranno schierati pure gli aerei A-10 “Thunderbolt” e AC 130 “Spectre”, infernali strumenti di morte dell’US Air Force. Il “Thunderbolt” è armato di un cannone lungo più di sei metri, il GAU-8/ “Avenger” (vendicatore), in grado di sparare fino a 4.200 colpi in un minuto. I proiettili di 30 centimetri contengono ognuno 300 grammi di uranio impoverito per perforare blindati e carri armati. Conti alla mano, ad ogni raffica “Avenger” disperde nell’ambiente più di 15 chili di microparticelle radioattive. Lo “Spectre”, invece, può essere dotato, alternativamente, di un cannone da 105 millimetri o da cannoncini da 40 e 25 millimetri con proiettili perforanti anti-carro.
Secondo l’International Institute for Strategic Studies di Londra a Sigonella sono infine schierati sei cacciabombardieri F-16AM dell’aeronautica danese (armati di bombe GBU-49 da 500 libbre); otto cacciaintercettori JAS-39 e un aereo cisterna Tp-84 dell’aeronautica militare svedese; due pattugliatori marittimi Lockheed CP-140 “Aurora” (con missili MK-46 Mod V), canadesi; sei caccia F-16C e un aereo cisterna Boeing KC-135 “Stratotanker”, turchi.

Blog di Beppe Grillo – Napolitano, il diversamente indifferente

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Napolitano, il diversamente indifferente.

Napolitano ha ragione quando dice della Libia: “Non si può restare indifferenti!“. E come si potrebbe di fronte allo stravolgimento della Costituzione Italiana che rinnega la guerra? Come si può rimanere indifferenti a un conflitto armato in cui viene trascinata l’Italia senza un mandato dell’ONU che aveva approvato una “No Fly Zone”, non bombardamenti su Tripoli? Questa classe politica è abusiva, guerrafondaia, anti democratica, pericolosa. Ieri leccava il culo a Gheddafi e ora lo vuole morto. Per quale motivo? Il petrolio? Le pressioni di Napoleone Sarkozy che detiene 500 miliardi di euro del nostro debito pubblico? Gli Stati Uniti che occupano con le loro basi militari mezza Italia? Per quale ragione gli italiani devono entrare in una guerra voluta solo dai partiti? Fuori i partiti dalle Istituzioni. Fuori la guerra dall’Italia.

Referendum, indagine della Luiss rivela: “L’87% dei cittadini andrebbe a votare” – Foto | Lettera Viola

Fonte: Referendum, indagine della Luiss rivela: “L’87% dei cittadini andrebbe a votare” – Foto | Lettera Viola.

Di questa indagine, realizzata dalla Luiss nel mese di aprile e pubblicata oggi integralmente sul sito del Cise (Centro Italiano Studi Elettorali), non c’è traccia da nessuna parte. Eppure riguarda alcune scadenze cruciali della vita politica italiana a partire dal referendum di giugno. I risultati? Sono sorprendenti e fanno capire perché Berlusconi ha tanta paura della scadenza referendaria. In particolare c’è un dato che risulta di grande interesse ed è quello relativo al Quorum. Ebbene, l’87% dei cittadini andrebbe a votare. Guardate i grafici in basso.

Come mostrato dal grafico, circa l’82% degli intervistati è essenzialmente contrario alla costruzione di nuove centrali nucleari. di cui circa il 70% è fortemente contrario. Alla domanda hanno risposto 1470 intervistati su 1505.

La situazione è molto simile per la questione dell’ingresso dei privati nell’acqua pubblica. Alla domanda hanno risposto 1454 intervistati su 1505.

La questione del legittimo impedimento appare meno sbilanciata, ma in ogni caso una larghissima maggioranza del campione appare contraria. Alla domanda hanno risposto 1425 intervistati su 1505.

Dai dati emerge una sorprendentemente ampia intenzione di partecipare alla consultazione del 12 giugno.

Nucleare, Berlusconi ammette il bluff: “Bloccato per far fallire il referendum” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Nucleare, Berlusconi ammette il bluff: “Bloccato per far fallire il referendum” | Il Fatto Quotidiano.

Quanto accaduto in Giappone “ha spaventato gli italiani, come dimostrano anche i nostri sondaggi” e la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all’opinione pubblica di “tranquillizzarsi”: un referendum ora avrebbe portato ad uno stop per anni del nucleare in Italia. Con queste parole, a margine del vertice con il presidente francese Sarkozy, il premier Silvio Berlusconi esce allo scoperto e dichiara pubblicamente l’intenzione di far fallire il referendum proprio per evitare che la volontà popolare freni i piani del governo. Nessun passo indietro, dunque, sulla politica pro-atomo del governo. Ma semplicemente, sondaggi alla mano, una scelta di convenienza per evitare uno stop ufficiale da parte del corpo elettorale. “L’energia nucleare è sempre la più sicura”, ha aggiunto il Cavaliere. “Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Il governo quindi – ha sottolineato – responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione giapponese e per far sì che magari dopo un anno o due si possa ritornare ad avere un’opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all’energia nucleare”.

”Noi e l’Italia – ha proseguito il presidente francese Sarkozy – non abbiamo gas nè petrolio. Chi può pensare che il solare o l’eolico possano compensare il nucleare? Tutti abbiamo firmato per limitare le emissioni di co2 e io voglio sottolineare che il nucleare non emette co2. Quindi il dibattito è sulla sicurezza. La Francia ha perso di recente dei contratti, perchè le nostre centrali sono troppo costose. Chi agita la paura – ha detto ancora il presidente francese – non capisce che i francesi e gli italiani vogliono vivere in sicurezza ma riscaldarsi e illuminare le loro case”.

Insomma, la “sintonia” tra Berlusconi e Sarkozy si conferma soprattutto sul nucleare, anche perché, nel ricordare che “la Francia sarà al fianco dell’Italia” quando il nostro paese riprenderà il suo programma, il presidente francese fa in qualche modo valere gli accordi economici già siglati, con particolare riferimento all’accordo intergovernativo che sancisce la “cooperazione” tra Enel e Edf. Per quanto riguarda il nostro premier, con le dichiarazioni di oggi il Cavaliere ha comunicato ufficialmente che, sondaggi alla mano, il referendum “balneare” del 12 giugno sarebbe tutt’altro che un fiasco. E in caso di raggiungimento del quorum, la grande paura è rappresentata soprattutto dal quesito sul legittimo impedimento, che non riguarda la politica del governo Berlusconi in tema di acqua o di energia, ma tocca da vicino il premier sulle sue leggi ad personam.

Proprio da qui partono le reazioni politiche più accese sulle parole del premier. “Non basteranno questi bluff – spiega il capogruppo Idv in Senato Felice Belisario – a fermare la mobilitazione sociale che il re del bunga bunga teme di più, quella contro il legittimo impedimento: l’Italia dei Valori si batterà fino in fondo per consentire ai cittadini di difendere la nostra democrazia dagli usi, abusi e soprusi di un Governo pasticcione e imbroglione”. Gli fa eco anche il presidente dei deputati Idv Massimo Donadi: “Berlusconi ammette la truffa. Vuole impedire ai cittadini di esprimersi sapendo che gli italiani bocceranno la follia del nucleare. L’ammissione di Berlusconi è gravissima e conferma ancora una volta la sua indole antidemocratica”. Stessa linea da parte del Pd, che in una nota spiega l’intenzione di andare avanti con i referendum: “Berlusconi ha gettato la maschera confermando che la moratoria sul nucleare è un bluff. Pertanto, visto che l’emendamento del governo non cancella l’attuazione del piano di costruzione di nuove centrali nucleari, il referendum abrogativo è pienamente in vigore. D’altra parte se questo governo si appella tutti i giorni alla volontà popolare perché deve averne paura i prossimi 12 e 13 giugno?”.

A denunciare la gravità delle parole di Berlusconi non è solo la politica: ”Le sue dichiarazioni – attacca Greenpeace – svelano, se ce ne fosse ancora bisogno, il segreto di Pulcinella: la moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il Referendum del 12 giugno. Il nucleare – dice il direttore della sezione italiana Giuseppe Onufrio – è una tecnologia in declino e può sembrare “il futuro per tutto il mondo” soltanto a una persona la cui testa in questa materia è rivolta al passato. Il peso del nucleare sulla produzione di elettricità globale è sceso dal 17,5% del 1999 al 13% del 2009, e questa tendenza continuerà. Dopo Fukushima, infatti – conclude l’esponente di Greenpeace – sarà più difficile estendere la vita utile degli impianti più vecchi, cosa che accelererà il declino del settore, che è già in atto”.

ComeDonChisciotte – UNA DATA FINALE? (NOTE SPARSE SUL FUTURO NUCLEARE CHE CI PREPARANO)

Fonte: ComeDonChisciotte – UNA DATA FINALE? (NOTE SPARSE SUL FUTURO NUCLEARE CHE CI PREPARANO).

DI GIULIETTO CHIESA
megachip.info

Se esistiamo è perché il livello di radioattività alla superficie della terra è compatibile con noi. Per meglio dire noi, esseri umani e esseri viventi in generale, siamo nati compatibili con un determinato livello radioattivo. Il fatto è che noi umani abbiamo esteso la tavola di Mendeleev, aggiungendo altri elementi, tutti variamente radioattivi. Poi abbiamo fatto anche di peggio, creando centinaia di sostanze che in natura non esistono, molecole che la natura non riconosce. Come tali queste sostanze, che continuiamo a immettere nella natura, non possono essere riciclate, perché la natura ricicla se stessa e non prevede le nostre follie.

Dunque resteranno per sempre, fino a che soffocheranno l’ecosistema.

Se non si tiene presente questi “dettagli” la discussione sul nucleare non ha molto senso e rischia di avere poca efficacia, o di ridursi a una questione di economia, o di energia. Non è così.

Coloro che continuano a sostenere il nucleare, nonostante Fukushima, non provano paura. Noi, invece, dobbiamo in certo qual senso alzare il livello di paura. Lo affermo con decisione, pur sapendo che la paura è un sentimento, una emozione, e in genere non aiuta a prendere decisioni razionali. Cercherò tuttavia di dare un contributo all’innalzamento della paura perché temo che sia l’unico modo per aumentare le possibilità di sopravvivenza.

Il 12-13 giugno, per esempio, in Italia si dovrebbe votare un referendum per abrogare la legge che sintetizza il programma nucleare del governo Berlusconi: un programma che prevede la costruzione di alcune centrali nucleari sul territorio italiano.

Ho messo il condizionale “si dovrebbe”, perchè al momento in cui scrivo queste righe il governo, temendo di perdere il referendum – che cancellerebbe ogni programma nucleare italiano per i prossimi decenni, cioè per sempre – ha cominciato una ritirata tattica che potrebbe (ma non è sicuro) far cancellare lo stesso referendum con una decisione della Corte di Cassazione. In realtà questa manovra del governo non significa affatto una rinuncia al nucleare. Lo dicono gli stessi ministri: noi restiamo di quell’idea, ma, alla luce degli eventi di Fukushima, riteniamo sia necessaria una “pausa di riflessione”. Già questo dice il livello di irresponsabilità con cui si prendono decisioni di portata epocale. Se c’era bisogno di una “pausa di riflessione”, ciò significa che avete preso una decisione senza avere riflettuto abbastanza. Ma queste sono questioni italiane, di un paese allo sbando. Il loro piano è di lasciar passare l’emozione, e poi, quando essa si sarà smorzata, con il tempo, tornare alla carica con un nuovo progetto nucleare appena appena modificato per non dare nell’occhio.

C’è di peggio in realtà. Il governo ritira il nucleare perché teme che questo argomento, da solo, potrebbe trascinare al voto gli italiani anche sugli altri tre referendum che pendono suo capo. Due di essi sono contro la privatizzazione dell’acqua, il quarto – per Berlusconi esiziale – concerne l’abrogazione del cosiddetto “legittimo impedimento”, cioè la possibilità attuale del premier di sottrarsi al giudizio dei tribunali che lo stanno giudicando in ben quattro processi penali. Ovvio che l’opinione della grande maggioranza della popolazione è ostile al nucleare italiano, come lo era nel 1986, subito dopo Chernobyl. Molto di più dopo Fukushima. Da qui la manovra di ritirata tattica dal nucleare. E queste, di nuovo, sono questioni italiane, di un paese che è stato occupato con la frode da un esercito di lanzichenecchi, che hanno a cuore solo il potere e il portafoglio, entrambi propri. In realtà tutti e quattro i referendum, in particolare, oltre al nucleare, anche il pronunciamento popolare contro la privatizzazione dell’acqua, sono tutti diritti del popolo italiano. Tentare di cancellarli è un vero e proprio attentato alla democrazia. E io sono certo che questo moltiplicherà le energie di milioni di attivisti e di cittadini per difendere appunto la democrazia.

La paura del nucleare, dunque, già esiste in Italia. Ma bisogna – come ho detto – estenderla a tutta l’Europa e al mondo intero. Un referendum in cui 50 milioni di italiani, cioè di europei, rifiutano per sempre l’energia prodotta dalle centrali nucleari, sarebbe un segnale – politico e culturale – europeo e mondiale. Dunque bisogna insistere segnalando i pericoli con tutta la forza di cui disponiamo.

Puntando sul primo elemento che ormai emerge con assoluta evidenza: non esistono centrali atomiche sicure. Le tredici centrali atomiche costruite sulle coste giapponesi dell’Oceano Pacifico erano state progettate per resistere a terremoti fino al 7° grado della scala Richter e a corrispondenti tsunami. Si è registrato invece un terremoto del 9° grado. E almeno cinque di queste centrali sono andate in tilt. Delle altre poco si sa al momento. L’unica cosa certa è che l’informazione che il mondo ha ricevuto è microscopica, mentre la catastrofe è stata immensa e le conseguenze produrranno, con alta probabilità, centinaia di migliaia di morti per irradiazione.

Solo che noi non vedremo le cifre di questa immane ecatombe, perché queste morti saranno diluite nel tempo e si cercherà comunque di nascondercele.

Adesso ci dicono, in Italia e altrove, che si tratterà di progettare meglio, di aumentare i “livelli di sicurezza”, di moltiplicarli. Ma la domanda che rimane aperta – una delle cento domande insormontabili – è questa: cosa ne sappiamo del futuro? Qual’è la magnitudo del prossimo terremoto? O l’altezza dell’onda del prossimo tsunami? Cento anni fa nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginare l’esistenza di una centrale nucleare. Tra cento anni questi impianti saranno ancora lì, a inquinare il pianeta, loro o i loro successori.

E noi, che stiamo già turbando tutti gli equilibri del nostro ecosistema, come potremo prevedere quale sarà il livello delle catastrofi che produrremo? Cosa produrrà ad esempio, il riscaldamento climatico che noi stiamo attivamente alimentando con una sviluppo insensato? Che rapporto esiste tra lo scioglimento delle calotte polari e la frequenza e l’intensità dei terremoti? Solo che una catastrofe naturale la si può “parare”, seppure spendendo molti denari, e con qualche migliaio di morti per volta. Ma una catastrofe atomica potrebbe essere irreparabile. Per tutti. E in ognuno dei secoli futuri nei quali non possiamo guardare. Questa è la differenza.

In questo dibattito molti sembrano non rendersi conto di questo “dettaglio”. Per esempio quelli che dicevano: perché preoccuparsi di qualche nuova centrale nucleare in Italia quando, appena passata la frontiera, in Francia ce ne sono decine? E in Europa altre decine. Appunto: una catastrofe atomica in Francia sarebbe immediatamente esportata in Italia e in Europa. Chernobyl fu esattamente questo e tutta l’Europa fu investita perché un solo blocco della centrale andò in avaria e il suo nocciolo si fuse (e resta sepolto, in fusione, ancora oggi). Ma vi pare questa una buona ragione per moltiplicare le centrali, cioè i rischi?

Quello che pochi sanno è che le cifre dei rischi nucleari in tempo di pace sono assai più alte di quanto ci sia stato detto. Recentemente (New York Times, 13 aprile 2011) un ricercatore americano, il fisico Thomas Cochran del Natural Resources Defense Council, ha fatto uno studio molto accurato dal quale risulta, sulla base dei dati raccolti a partire dal primo “meltdown” (fusione del nocciolo) avvenuto nel 1957, che, “con 439 reattori ora operanti in tutto il mondo, ogni tre anni in media si verifica statisticamente un incidente nel nocciolo di un reattore”.

Una cifra agghiacciante.

Ma i sostenitori del nucleare ci parlano delle centrali della terza generazione, che sarebbero la panacea di tutti i mali, e cercano di tranquillizzarci. Ci dicono che anche se l’uranio non è infinito, come tutte le cose di questa terra, qualche genio ha inventato i reattori autofertilizzanti, (breeder reactor) che producono altro combustibile nucleare mentre lavorano per produrre calore. Qualcosa di molto simile al moto perpetuo. Evviva. Dunque avremo combustibile per la fissione, e per sempre.

Vero? Falso? Se guardi dentro questo vaso di Pandora ti verranno i brividi. Tanto per cominciare i reattori breeder erano già stati inventati negli anni ’70, simultaneamente in molti paesi, tra cui Giappone, Stati Uniti, Unione Sovietica, China, Gran Bretagna, Francia, Germania. Sfortunatamente furono abbandonati perché i problemi che creavano e i pericoli che implicavano erano troppo grandi. Adesso ce ne sono due in costruzione, in Francia e in Finlandia. La entrata in funzione del primo è stata bloccata tre volte dalla stessa autorità di sorveglianza francese per la sua attuale, persistente pericolosità. Il secondo, in Finlandia, doveva essere concluso tra anni or sono, ma ancora non lo è, mentre i costi, specie assicurativi, diventano astronomici. La ragione è semplice: i rischi sono enormi e le assicurazioni lo sanno. Non lo sa la gente.

Ora, purtroppo, una qualunque ipotesi di sviluppo del nucleare comporta la costruzione di reattori breeder, perchè l’uranio a disposizione, per quanto ce ne sia non poco nella crosta terrestre, non è e non sarà sufficiente per risolvere i problemi energetici del pianeta agli attuali ritmi di crescita della domanda energetica. I depositi naturali utilizzabili a costi praticamente sostenibili basterebbero per 80 anni circa con l’attuale numero di reattori in funzione. Se raddoppiassero (dio ci salvi) scenderemmo a 40 anni. Ma allora l’uranio sarebbe sufficiente, sì e no, per nutrire le attuali centrali. Niente da fare.

Allora vediamo come è fatta la materia. L’uranio naturale contiene 140 atomi dell’isotopo uranio 238 per ogni atomo di uranio 235. I reattori nucleari funzionano con uranio 235. Quindi per avere combustibile utilizzabile bisogna arricchirne il contenuto di uranio 235. Fino al 2-4%. Per avere un’idea, il reattore di Chernobyl usava uranio 235 arricchito all’1,8%. Si produsse una esplosione nucleare, che fu piccola proprio per la bassa percentuale di arricchimento. Questa è roba nota ormai anche all’uomo della strada che ha letto qualche cosa.

Ma cosa fa un breeder reactor? Produce come “scarto” di lavorazione il plutonio 239, buono anch’esso come combustibile nucleare. Inoltre, sempre come effetto della creatività umana, si è scoperto che gli stessi breeder possono convertire il torio in uranio 233, anch’esso utilizzabile come combustibile. E il torio è in natura cinque volte più abbondante dell’uranio.

Fin qui siamo nel paese delle meraviglie. C’è solo un problema: che sia il plutonio 239, che l’uranio 233 “lavorano”, cioè si scindono nella fissione, a temperature molto superiori a quella delle attuali centrali, che sono raffreddate ad acqua.

L’acqua che viene usata nei reattori attuali è moltissima, perché deve raffreddare continuamente un nocciolo che produce vapore a circa 400 gradi. Ma non è sufficiente per raffreddare i breeder. Dunque si deve lavorare ad alte temperature. Per raffreddare il nocciolo si deve dunque usare sodio liquido o litio liquido. Cioè ci vuole un circuito di raffreddamento molto più delicato e molto più pericoloso, perché il sodio e il litio liquidi esplodono quando vengono a contatto con l’acqua o con l’aria. Ma a loro volta questi due metalli liquidi, che escono roventi dal nocciolo dopo averlo raffreddato, devono essere raffreddati prima di rientrare nel nocciolo. E non c’è altro sistema che immergere queste condutture – rigorosamente sigillate, è ovvio – nell’acqua di mare. Basterebbe una microscopica perdita per provocare esplosioni devastanti.

Ma sarebbero esplosioni come quella di Chernobyl? Purtroppo per noi tutti la risposta è negativa. Perché i breeders usano combustibile assai più arricchito: siamo a livelli del 15-30%, e qualche volta anche 50 o 60% , di un mix di uranio 235, uranio 233, plutonio 239. Un incidente anche minimo in un reattore di questo tipo potrebbe provocare una detonazione nucleare tale da vaporizzare l’intero reattore. Data l’alta concentrazione del combustibile, gli effetti anche di una sola detonazione di questo genere sarebbero letali non più a livello di un paese, ma di interi continenti.

L’ipotesi, come ben si capisce, fa correre brividi lungo la schiena. Il fatto è che per esempio l’India sta già costruendo un reattore breeder da 500 megawatt a Kalpakkam sulla costa di Tamil Nadu. E progetta di costruirne per 600 gigawatts (cioè 1200 reattori di questo tipo). Scriveva recentemente Risto Isomaki scrittore e ambientalista finlandese (da cui ho tratto queste cifre) che, un programma di questo genere – poiché questi reattori devono essere costruiti in riva al mare, come quelli di Fukushima – equivarrebbe alla scrittura della dichiarazione di estinzione del genere umano. Con la data in bianco. Corrispondente a quella del primo tsunami-gigante che capiterà.

E ora un’ultima considerazione. Stiamo parlando di tempi di pace. Proviamo ora a immaginare una guerra. Vi sembra fuori tema? A me non pare, perché, al contrario, tutto dimostra che i pericoli di guerra stanno aumentando. Ma facciamo uno sforzo tutti insieme. La prima e la seconda guerra mondiale avvennero senza atomo. Hiroshima e Nagasaki non furono decisive. La prossima potrebbe vedere impegnate le armi atomiche. Ma non è necessario neppure fare questa ipotesi. Esistono già adesso 439 armi atomiche, pronte a saltare in aria se opportunamente bombardate. Se, tra qualche decennio, avremo i breeder sparsi per il mondo, saranno armi letali, perfino più letali di una testata nucleare, da far esplodere all’interno di ciascun paese belligerante. Mine che ciascuno avrà messo dentro la propria casa.

Ecco perché la lotta contro la cosiddetta energia nucleare pacifica deve diventare una lotta mondiale.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/6049-una-data-finale-note-sparse.html
25.04.2011

Regno Unito, tre incidenti nucleari in tre mesi Ma i cittadini erano all’oscuro di tutto | Davide Ghilotti | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Regno Unito, tre incidenti nucleari in tre mesi Ma i cittadini erano all’oscuro di tutto | Davide Ghilotti | Il Fatto Quotidiano.

Il documento redatto dall’Office for nuclear regulation ha rilevato tre malfunzionamenti su altrettanti impianti atomici. Fuoriuscite di liquido radioattivo e guasti nell’impianto di raffreddamento

Due fuoriuscite di materiale radioattivo e la rottura dell’impianto di raffreddamento di emergenza di una centrale. Non si tratta del Giappone ma del vicino Regno Unito, dove si sono verificati tre diversi incidenti in altrettanti impianti nucleari del Paese negli ultimi tre mesi. E’ questo il bilancio che emerge da un rapporto riservato consegnato ad esponenti del governo sulla situazione degli impianti nucleari in territorio britannico da inizio 2011 – questione tornata di primo piano anche in Gran Bretagna dopo quanto avvenuto nella centrale giapponese di Fukushima.
Il documento è stato compilato dall’Office for nuclear regulation (ONR), l’organo che si occupa della supervisione delle 10 centrali nel Paese, e viene redatto ogni tre mesi, secondo le norme sulla sicurezza nucleare approvate dopo l’incidente di Chernobyl del 1986.  Il rapporto relativo al primo trimestre del 2011 registra dunque tre diversi incidenti in altrettanti impianti. Copie del documento, firmato da Mike Weightman, a capo dell’ONR, sono state consegnate lo scorso 18 aprile al ministro dell’Energia Chris Huhne, al ministro dell’Ambiente Caroline Spelman, oltre ad Alex Salmond, primo ministro scozzese – che si sono però ben guardati dal diffondere subito la notizia.

Il primo episodio risale ai inizio febbraio e si è verificato nel complesso nucleare di Sellafield. Si apprende dal documento che il personale della centrale ha rinvenuto una “pozza di liquido marrone” che presentava un livello di plutonio cinque volte superiore al limite.  “Quanto avvenuto– è scritto nel rapporto – ha messo in luce una serie di difetti nel design dell’impianto [la cui costruzione risale a 20 anni fa, ndr].”  Sellafield è un complesso di reprocessing oltre che di produzione di energia, ed è gestito da un gruppo di compagnie americane, francesi e britanniche.
Un portavoce del gruppo ha detto che la fuoriuscita constava solo di circa “mezza tazza” di liquido radioattivo – una quantità le cui radiazioni non hanno costituito un pericolo per il personale.  “Non appena il liquido è stato rinvenuto, l’accesso all’area è stato ristretto per non esporre i lavoratori,” ha riferito il portavoce. “Non c’è stata alcuna dispersione nell’ambiente e nessun pericolo per persone all’esterno della struttura.”

Altro caso di fuoriuscita è avvenuto nella centrale di Torness, nei pressi di Edimburgo, dove alcune riserve sotterranee di acqua sono state contaminate con tritium radioattivo fuoriuscito da due condotti.

Alla centrale nucleare di Hartlepool, costa nord-orientale inglese, il sistema di ventilazione di emergenza è andato fuori uso per alcune ore a causa di una “valvola difettosa”. In questo ultimo episodio, l’inchiesta preliminare dell’ONR ha constatato che “la gestione compiuta dai responsabili dell’impianto è stata efficace nell’individuare la causa del problema e ad estendere la verifica ad altre parti del sistema che potrebbero presentare punti di vulnerabilità”.

Anche nei due casi precedenti, l’organo regolatore definisce tempestiva ed efficace la risposta agli incidenti da parte dei gestori degli impianti.  Casi contenuti dunque, ma che denotano la necessità di stare sempre all’erta per evitare pericoli maggiori.

Oltre ai tre incidenti dettagliatamente documentati nel rapporto, ve ne sarebbe anche un quarto, avvenuto nello stesso periodo, i cui rilevamenti sono in fase iniziale.  “Riguarda un’area ristretta di suolo contaminato – scrive Weightman – i cui dettagli verranno forniti nel rapporto successivo”.  Ulteriori inchieste dell’ONR sono infatti ancora in corso, ma la notizia degli incidenti, avvenuti nello stesso periodo in cui il mondo assisteva inerme a Fukushima, è passata in sordina tra i media e nel governo.

I risultati delle inchieste potrebbero infatti rallentare ulteriormente i precedenti piani governativi di potenziare il settore energetico nucleare – già congelati a fronte di un controllo di sicurezza trasversale ordinato nel pieno del disastro giapponese e di una opinione pubblica sempre più contraria.

Operazione Ingroia, il pm nemico pubblico | Giuseppe Lo Bianco | Il Fatto Quotidiano

Solidarietà al giudice Ingroia. La mafia è solo uno dei tentacoli della piovra. La testa della piovra attacca adesso la magistratura che sta portando alla luce la verità…

Fonte: Operazione Ingroia, il pm nemico pubblico | Giuseppe Lo Bianco | Il Fatto Quotidiano.

Ferrara: “In galera”. E i berluscones sono scatenati: il Pdl usa l’arresto di Ciancimino jr per fomentare la guerra contro i magistrati

Giuliano Ferrara chiede la condanna a dieci anni di carcere per Antonio Ingroia, colpevole di “attentato a organi costituzionali”. Il senatore Luigi Compagna vuole una commissione d’inchiesta sulla gestione dei pentiti. Maurizio Gasparri sollecita la Procura di Palermo a spogliarsi dell’inchiesta sulla trattativa mafia-Stato: “Non possono indagare su Ciancimino coloro che ne hanno fatto un oracolo”. Il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli, chiede addirittura un intervento del Csm sul procuratore aggiunto di Palermo. Per Fabrizio Cicchitto “la Procura di Palermo arresta Ciancimino e lo interroga escludendo quella di Caltanissetta”. Si alza pure la voce di Sgarbi: “I pm di Palermo continuano a tutelare Ciancimino, icona dell’antimafia”. Ma le acrobazie lessicali, le giustificazioni surreali (e il copia-incolla documentale) del giovane figlio di don Vito sono solo un pretesto: dal randello mediatico all’iniziativa parlamentare il passo è breve. Gasparri annuncia per domani una riunione dei senatori del Pdl per quella che definisce “un’offensiva di verità, in commissione Antimafia e nel Paese”.

Ecco oggi il nemico pubblico numero uno per il centrodestra: il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, allievo di Paolo Borsellino, titolare delle inchieste più scottanti sui segreti di questo Paese (non solo sulle trattative del 1992-‘94, sotto i governi Amato, Ciampi e B., ma anche sul presidente del Senato Schifani). Lo accusano di frequentare i convegni e redigere le prefazioni di libri, come quello di Maurizio Torrealta, Il Quarto livello: ma in quella prefazione non c’è traccia delle indagini su Ciancimino (se non una presa di distanze proprio dalla teoria del “Quarto livello”). Lo indicano come il persecutore di Berlusconi, il pm che si ostina a inseguire favolette mediatiche come la trattativa mafia-Stato, il pm populista che arringa da un palco centinaia di migliaia di persone, parlando della “controriforma della giustizia” progettata dal governo Berlusconi. La frontiera mediatica più avanzata è, ancora una volta, Ferrara sulla prima pagina del Giornale – (che all’interno titola: “Gli altri chiacchierano, il governo lavora e cattura i latitanti”, citando l’arresto del boss Raccuglia, ma omettendo che questi meditava un attentato probabilmente a Ingroia e che la cattura è avvenuta proprio grazie a un’inchiesta di Ingroia): a suo dire il pm palermitano ha “la libido da convegno” e “usa il suo delicatissimo potere d’indagine e di accusa mescolando con un attivismo politico fazioso in forma incompatibile con la Costituzione e la legge della Repubblica”.

Sono le stesse accuse mosse un mese fa, quando il procuratore aggiunto parlò dal palco di piazza del Popolo, a Roma, definendo la riforma della giustizia del centrodestra una “controriforma”. Può piacere, o meno, la sua esposizione mediatica, anche davanti a centomila persone), ma – ribattè lo stesso Ingroia – non si può negare a un magistrato il diritto di replica: “Rivendico il diritto alla libertà di espressione, e quando si tratta di riforme che riguardano la giustizia quel diritto diventa un dovere. Mancherei a questo dovere se tacessi. Mi piacerebbe che io, come altri miei colleghi messi nel mirino solo perché esprimiamo opinioni, potessimo avere un diritto di replica agli attacchi che spesso riceviamo da alcune reti televisive”. Oggi che il centrodestra lo accusa di avere trasformato il figlio di un sindaco mafioso in un’“icona antimafia”, Ingroia ricorda di essere stato il primo a mettere in guardia dalla sua “metamorfosi mediatica”.

E cioè la sovraesposizione di un teste dal cognome “pesante”, portato in giro, per giornali, tv e presentazioni di libri, scortato come un magistrato, ed esaltato come una star dopo avere deciso di rompere, nei modi e per ragioni ancora tutte da chiarire, l’omertà paterna. Una sovraesposizione che non inficia, però, la credibilità delle sue dichiarazioni confermate da perizie e riscontri. In realtà, crocefiggendo Ingroia ai giochi di prestigio di Ciancimino, la maggioranza raccolta attorno al premier cerca di raggiungere tre obiettivi: 1) tenta di gettare il bambino (le indagini riscontrate sulla trattativa) con l’acqua sporca delle parole inquinanti del teste; 2) delegittima il magistrato (e la Procura) che oggi (assieme a quelle di Firenze e di Caltanissetta) si sta avvicinando ai segreti dell’origine della fortuna finanziaria (e della conseguente discesa politica) di Berlusconi; 3) sferra una nuova offensiva contro la magistratura – dopo i manifesti sulle Br in procura – individuata, attraverso Ingroia, da Ferrara addirittura come “eversiva”, tradendo uno spirito da resa dei conti lontano anni luce dalla serenità necessaria per riformare la Costituzione.

Oggi Ingroia è il “simbolo-bersaglio” di un controllo di legalità che oltrepassa le vicende di corruzione e tangenti che hanno segnato il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica e si aggira faticosamente in quel “Labirinto degli Dei”, mirabilmente descritto dallo stesso magistrato nel suo ultimo libro, il labirinto di un’Italia profondamente mafiosizzata dove troppe domande attendono ancora risposte: come quella che lo stesso Ingroia non fece in tempo a rivolgere a palazzo Chigi al presidente Berlusconi (che si avvalse della facoltà di non rispondere), interrogato come indagato di reato connesso nel processo Dell’Utri, il 26 novembre del 2002: “Presidente, ammesso che all’inizio non si sapesse nulla sul conto di Mangano, Cinà, e adesso Dell’Utri, che risultarono tutti poi collegati alla mafia, le chiedo: perché non se ne liberò subito? Perché per tanti anni se li è tenuti accanto? Le servirono a qualcosa?”.

Antimafia Duemila – Di Matteo: Stato – mafia ecco i fatti

Fonte: Antimafia Duemila – Di Matteo: Stato – mafia ecco i fatti.

”I documenti sulla trattativa, su B. e su Dell’Utri sono autentici”
di Marco Lillo – 26 aprile 2011
Eccolo qui l’altro “attentatore” alla Costituzione. Antonino Di Matteo – magistrato in prima linea contro la mafia, una vita blindata per le minacce dei boss – con il procuratore aggiunto Antonio Ingroia sta portando avanti le indagini più delicate dell’ultima stagione palermitana come quella sulla trattativa Stato-mafia che vede alla sbarra il generale Mario Mori, o come l’inchiesta sul presidente del Senato Renato Schifani. Insieme a Ingroia è stato accusato di ogni nefandezza negli ultimi giorni e ha accettato di parlare con Il Fatto “solo per ricordare alcuni fatti incontestabili, senza esprimere alcun convincimento personale che riserverò alle sedi opportune”.

Dottor Di Matteo, che effetto le fa essere additato sulle prime pagine dei giornali come un pericolo per la democrazia?
Quando abbiamo iniziato a indagare sulla trattativa tra pezzi delle istituzioni e la mafia eravamo perfettamente consapevoli che saremmo stati esposti a questa reazione. Non siamo sorpresi e continueremo ad andare avanti sui temi posti dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e non solo: la prima fase della trattativa, coincidente con le stragi del 1992-93, ma anche la seconda fase, nel periodo successivo.

   Massimo Ciancimino potrebbe avere mentito su tutto, come ha fatto accusando falsamente il capo dei servizi segreti Gianni De Gennaro?

Noi facciamo i magistrati e siamo abituati a valutare le dichiarazioni sulla base dei riscontri. Nel momento in cui abbiamo avuto la prova che una sua dichiarazione era falsa abbiamo reagito nella maniera più forte possibile, con il fermo per calunnia. Questo non ci fa dimenticare che parti importanti delle sue dichiarazioni sono riscontrate da altre dichiarazioni, da documenti e in qualche caso da intercettazioni. Continueremo a utilizzarle solo laddove ci siano riscontri.

Il falso di Massimo Ciancimino sul nome di De Gennaro non fa saltare anche l’autenticità del famoso ‘papello’ con le richieste di Cosa Nostra?
C’è tanta voglia di buttare anche il bambino con l’acqua sporca. C’è tanta voglia di considerare carta straccia tutto quello che, con grande fatica, è stato acquisito sulla trattativa Stato-mafia. Si dimentica che noi abbiamo sempre disposto accertamenti tecnici complessi che sono stati fatti con grande   professionalità e impegno dalla Polizia scientifica. C’è una perizia dei funzionari della Polizia scientifica che hanno deposto nel processo Mori, nella quale è consacrato un dato: alcuni documenti portati da Massimo Ciancimino non sono manipolati e sono stati scritti da Vito Ciancimino di suo pugno.

Quali sono i documenti di Ciancimino che la polizia scientifica considera genuini?
Sono documenti come il cosiddetto “contropapello” (un testo manoscritto nel 1992 da don Vito per addolcire le pretese del papello di Riina, ndr) ma anche le annotazioni che fanno riferimento all’onorevole Silvio Berlusconi e a Marcello Dell’Utri e poi altri documenti in cui si afferma che il Generale Mori e il capitano De Donno avevano dichiarato il falso. La stessa Polizia scientifica che ha scoperto la manipolazione   sul documento riguardante De Gennaro, si era espressa in termini altrettanto chiari sulla genuinità dei documenti forniti o sequestrati relativi alla trattativa o contenenti passaggi relativi al presidente Berlusconi e al senatore Dell’Utri.

Politici e giornali berlusconiani affermano che Massimo Ciancimino avrebbe trovato udienza presso la Procura di Palermo perché ha accettato di attaccare Berlusconi.
Io rispondo con i fatti. Massimo Ciancimino viene arrestato nell’ambito di un’altra indagine per riciclaggio nel 2006 e tra i documenti sequestrati c’è una parte di un foglio A4 scritto a penna nella quale si fa riferimento all’onorevole Berlusconi. Nelle intercettazioni effettuate prima dell’arresto ci sono le conversazioni con i familiari nelle quali si parlava di Berlusconi come un finanziatore.   Ebbene, Massimo Ciancimino inizia a rispondere alle nostre domande solo nel 2008. Non lo fa spontaneamente ma solo dopo che noi lo chiamiamo a seguito di un’intervista a Panorama   . E non parla mai di Berlusconi e Dell’Utri. Solo il 30 giugno del 2009, dopo che noi scopriamo nelle carte del processo contro Ciancimino del quale non ci eravamo occupati, il foglio A4 nel quale si faceva riferimento a Berlusconi e a un triste evento, in un interrogatorio condotto da me e da Antonio Ingroia contestiamo a Massimo Ciancimino quel foglio, che nessuno mai gli aveva contestato. E Ciancimino cosa fa? Prima mente, poi dice che non ne vuole parlare. La cronologia dei fatti dimostra la falsità delle ricostruzioni pubblicate in questi giorni.

Secondo Il Giornale di Berlusconi ci sono altri documenti falsi contenenti il nome di Berlusconi che, a differenza di quanto accaduto con De Gennaro, non sono stati contestati come calunnia da parte vostra a Masssimo Ciancimino.
Abbiamo vagliato con grande attenzione tutti i documenti e abbiamo chiesto il fermo per calunnia solo per quel documento perché avevamo le prove. Se non lo abbiamo fatto per altri documenti è perché questo non è avvenuto. Per la verità, proprio con riferimento a   una congerie di documenti nei quali si faceva riferimento all’onorevole Berlusconi, abbiamo avuto l’attestazione della certa riconducibilità a Vito Cianci-mino.

Il centrodestra vi attacca duramente. Vi sentite tutelati dai vostri colleghi magistrati?
Siamo speranzosi e curiosi di vedere se e come prenderanno posizione la Giunta nazionale dell’Anm e il Csm.

Il comportamento di Ciancimino è anomalo: prima fabbrica un falso e poi lo fa scoprire. Voi lo arrestate e lui denuncia i candelotti di esplosivo nel giardino. Qual è il suo movente?
La situazione è estremamente complessa. Mi sorprende la volontà di troppi commentatori e di soggetti con incarichi istituzionali di liquidare tutto come se Ciancimino fosse solo un imbroglione che si mette l’esplosivo a casa.

Non pensa a una messa in scena?
C’è molta superficialità nel dare per certo che l’esplosivo se lo sia messo lui. Noi continuiamo a indagare e l’ipotesi della minaccia a me pare abbia almeno la stessa plausibilità dell’altra.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano 

Associazione a delinquere e truffa arrestato il deputato dell’Mpa Minardo – Palermo – Repubblica.it

Fonte: Associazione a delinquere e truffa arrestato il deputato dell’Mpa Minardo – Palermo – Repubblica.it.

Al parlamentare regionale del Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo sono stati concessi i domiciliari, come ad altre quattro persone. Le indagini hanno riguardato diversi soggetti a vario titolo coinvolti nell’attività del Consorzio provinciale area iblea e hanno consentito di accertare l’esistenza di “una realtà associativa criminosa composta dagli indagati”

Il deputato regionale siciliano del Mpa Riccardo Minardo, presidente della I commissione dell’Ars Affari istituzionali ed ex parlamentare nazionale, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza, insieme ad altre quattro persone, nell’ambito di un’inchiesta su una presunta truffa legata a finanziamenti statali ed europei. Le accuse nei suoi confronti sono di associazione per delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato…