NUCLEARE: LA TRAPPOLA DEL REFERENDUM – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: NUCLEARE: LA TRAPPOLA DEL REFERENDUM – La fermata – Cadoinpiedi.

di Giuseppe Onufrio – 27 Aprile 2011
Berlusconi torna sui suoi passi e dice “sì” all’atomo nel giorno dell’incontro con Sarkozy. Ma la tecnologia francese non è sicura ed è già stata bocciata negli Stati Uniti

Il Governo italiano non ha abbandonato l’idea del nucleare. Abbiamo intervistato Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia.

Berlusconi è uscito allo scoperto. La moratoria sul nucleare è un bluff. Il governo non ha abbandonato l’idea dell’atomo. Che ne pensa?

Berlusconi ha il pregio di essere sincero, di questo bisogna dargli atto, quindi la legge che è stata fatta approvare per abrogare le norme sottoposte al referendum, sono un trucco per evitare che i cittadini si esprimano.
Che il nucleare sia il futuro lo può pensare solo una persona che ha la testa rivolta al passato. Se noi guardiamo l’andamento del nucleare negli ultimi 10 anni, vediamo che il peso di questa fonte nella produzione di elettricità – ricordiamo che l’elettricità è solo una parte dei consumi energetici – è sceso dal 17,5% del 1999 a circa il 13 del 2009.
La cosa che poi è importante da far sapere è che nonostante tutta questa propaganda sul supposto rinascimento nucleare, la realtà è un po’ diversa, questi reattori di terza generazione avanzata, in particolare l’Epr francese e l’Apmeal americano o nippo-americano, faticano non poco a vedere la luce e presentano problemi non risolti.
In particolare l’Epr francese, per ammissione dei progettisti che lo propongono, è un prototipo neanche completo, non ha ultimato neanche le procedure di sicurezza, i costi viaggiano a circa il doppio di quello che era promesso. Dunque la situazione nel mondo è questa: poiché non si riescono a fare questi reattori e l’industria nucleare ha questa difficoltà, in tutti i paesi, dagli Stati Uniti alla Germania fino alla Russia e anche in altri paesi, si cerca di estendere la vita utile dei reattori esistenti: ricordiamo che il reattore 1 di Fukushima aveva ottenuto l’estensione della licenza proprio a febbraio, quando aveva compiuto 40 anni.
Che significa? Significa che dopo l’incidente in Giappone questa strategia, come vediamo dal dibattito tedesco è molto meno accettabile. E’ molto meno facile per l’industria nucleare ottenere dai governi, dalle autorità e dal pubblico il consenso per portare avanti la vita utile dei reattori oltre quella che era prevista.
Ciò significa che per mantenere il parco nucleare attualmente esistente, bisognerebbe vedere un nuovo reattore da qui al 2015 ogni 3 mesi. E tra il 2015 e il 2025 per poter mantenere la potenza costante, il numero di reattori costanti, bisognerebbe averne uno ogni 19 giorni.
Siccome questa prospettiva è assolutamente impossibile, nessuno, neanche i più fanatici del nucleare pensano che questo sia possibile. Noi come conseguenza di Fukushima assisteremo a un declino assai rapido, più rapido di quello che era previsto dell’industria nucleare. Se guardiamo il grafico degli allacciamenti di nuovi reattori anno per anno, dagli anni 60 a oggi, vediamo che il picco lo si raggiunge tra il 1985/1986; dopo Chernobyl c’è un crollo, quindi è un grafico che se uno lo guarda indipendentemente dal fatto che sia il nucleare o qualunque altro oggetto, si capisce che il mercato della tecnologia nucleare è in declino da tanti anni. Se non fosse così, del resto, George Bush, che è stato uno dei Presidenti più liberisti della storia degli Stati Uniti, non avrebbe cercato di introdurre forti incentivi nel 2005 e nel 2007 proprio per convincere le imprese a tornare a investire su nuovi impianti nucleari. Ricordiamo che Bush è eletto nel 2001, nel 2002 lancia questo programma, ma dal 2002 al 2010 negli Stati Uniti non è stato costruito nessun nuovo reattore, nel frattempo l’energia eolica ha avuto un aumento di 37 mila megawatt che in termini energetici corrisponde all’aver costruito una centrale da mille megawatt all’anno per 10 anni.

L’ultima speranza rimane, allora, il referendum. Ammesso che si voti e che la gente voti “sì”

Questa è la nostra speranza, non sono un esperto di materia costituzionale, quindi non so prevedere quale sarà il comportamento della Consulta, perché noi siamo in questa situazione un po’ paradossale che probabilmente non ha nessun precedente. Se si fa un referendum abrogativo e la materia viene abrogata, poi per 5 anni non si può più rilegiferare in quella direzione. Qui siamo di fronte a un trucco che sostanzialmente tende a provocare degli effetti giuridici diversi, perché la Corte costituzionale come dice Rodotà, come dicono altri costituzionalisti, può accettare di sospendere o di abolire, o di far saltare il referendum perché il Parlamento ha legiferato nella direzione richiesta da chi ha proposto quel referendum. Si potrebbe verificare che abolisco questa legge per non avere il voto, dopodiché ne ripresento una simile l’anno prossimo e quindi i referendari devono ricominciare tutto da capo perché magari nel frattempo gli articoli delle leggi sono stati cambiati e quindi le firme raccolte non valgono più. Quindi siamo veramente di fronte al tentativo di affossare un istituto come quello del referendum che alla fine è uno dei pochi istituti di democrazia diretta che abbiamo in Italia.

Berlusconi è tornato alla carica sul nucleare proprio nel giorno dell’incontro con Sarkozy. Una strana coincidenza, considerato che il nucleare italiano è business francese. O no?

Può darsi, però quello che va ricordato è questo: prima di Fukushima l’unico progetto che addirittura avrebbe ricevuto anche dei sostanziosi sostegni pubblici negli Stati Uniti, di un reattore francese Epr è stato cancellato. Il costo discusso negli Stati Uniti era di circa 7 miliardi di Euro, su questo c’era un 80% di copertura pubblica per le banche, quindi le banche erano coperte per l’80% di questa cifra. Il resto doveva essere messo dall’impresa. Ma l’impresa ha rotto con i francesi dell’Edf e quindi a ottobre dell’anno scorso l’unico progetto, che era nella short list per arrivare a questi famosi incentivi e sostegni pubblici inseriti da Bush e oggi spesi da Obama era saltato e questa cosa che è comparsa sul Washington Post in Italia ha avuto qualche trafiletto qua e là. E’ bizzarro perché è una tecnologia in cui noi abbiamo un memorabile understanding, un accordo tra Enel e Edf per farne 4 in Italia. Il partner americano dei francesi cancella il primo progetto Epr negli Stati Uniti, lo cancella mentre discute un prezzo che è superiore a quello che discutiamo noi, nonostante il governo americano sia pronto a dargli una copertura finanziaria per le banche. E questo cosa significa? Significa che l’Epr, Europian Pressurized Reactor, forse sarebbe meglio significasse “Era per ridere”. Ma questo era già avvenuto prima di Fukushima, quindi oggi noi siamo nella condizione di dire: scusate ma perché in un paese che vuole prendere quella tecnologia, il partner americano non accetta neanche i soldi del governo per farla e noi dovremmo farla? In un paese normale questo avrebbe aperto un dibattito invece là non c’è stato, questo significa che c’è una lobby molto precisa in Confindustria, di cui la Marcegaglia è portavoce che è una lobby dei grandi consumatori di energia e anche dei produttori di cemento e acciaio che sono quelli interessati alla costruzione di questi impianti, che hanno spinto in una direzione e che non ha poi avuto esito altrove, quindi al di là poi del fatto se l’Epr resisterebbe a un terremoto etc. che è tutto un problema più tecnico. Credo che Berlusconi segua una linea che non guarda al futuro, perché chi dice quelle cose ha la testa rivolta al passato. Il nucleare è tutt’ora basato sulla fisica della fissione che è stata sviluppata negli anni 60 e 70 e che è figlia nel nucleare bellico dei reattori che servivano alla marina militare americana per i sommergibili e per le portaerei. Non siamo di fronte a una tecnologia nuova, siamo di fronte alla rivisitazione della tecnologia vecchia e che ripeto nella sua ultima versione trova crescenti difficoltà e in Francia e in Finlandia, negli Stati Uniti è stata cancellata e noi vorremmo farla qui in Italia.
Sul nucleare Berlusconi non vuole far votare gli italiani, quindi qui poi si pone un problema più generale: chi decide se questo rischio del nucleare è accettabile oppure no? Lo vogliamo delegare al governo? Lo vogliamo delegare all’autorità di sicurezza nucleare capeggiata da Veronesi che dormirebbe con le scorie in camera da letto? Credo che quello che va detto agli italiani è che questa è una situazione inaccettabile.
Bisogna scegliere cosa si vuole fare, non ci si venga a raccontare che il nucleare costa di meno perché questa è una balla, in nucleare comincia a costare di meno solo dopo 20 anni, ma il vantaggio va a chi l’ha costruito, non certamente ai cittadini!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...