ComeDonChisciotte – PERCHÉ L’OCCIDENTE VUOLE LA CADUTA DI GHEDDAFI?

Fonte: ComeDonChisciotte – PERCHÉ L’OCCIDENTE VUOLE LA CADUTA DI GHEDDAFI?.

DI JEAN PAUL POUGALA
dissidentvoice.org

Nota: Il presidente degli USA Obama ha congelato 30 miliardi di dollari di fondi libici destinati ai progetti africani. L’amministrazione Obama sta fornendo 25 milioni di dollari ai ribelli per programmare un cambio di regime in Libia che gli USA e l’Unione Europea si augurano di realizzare. La Francia, il Regno Unito e l’Italia hanno inviato consiglieri militari per sostenere i ribelli. Obama ha approvato azioni coperte della CIA prima che iniziassero i bombardamenti della Libia a metà marzo.

È stata la Libia di Gheddafi che ha offerto a tutta l’Africa la sua prima rivoluzione dei tempi moderni, collegandola tramite telefoni, televisioni, trasmissioni radiofoniche e diverse altre applicazioni tecnologiche, come la telemedicina e l’insegnamento a distanza. E grazie al ponte radio WMAX è stata resa disponibile una connessione a basso costo in tutto il continente, anche nelle zone rurali.

Iniziò tutto nel 1992, quando 45 nazioni africane stabilirono il RASCOM (Regional African Satellite Communication Organization), facendo cosi in modo che l’Africa potesse avere il proprio satellite e poter quindi abbattere i costi di comunicazione nel continente. Questo è stato un momento in cui le telefonate da e verso l’Africa erano le più costose del mondo a causa dei 500 milioni di dollari annui di tassa intascati dall’Europa per l’utilizzo dei suoi satelliti (come l’Intelsat) per le conversazioni telefoniche, comprese quelle all’interno del paese stesso.

Il satellite africano costa solo 400 milioni di dollari e il continente non deve più pagare cosi 500 milioni di dollari di locazione annuale. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere? Ma il problema è rimasto – come possono gli schiavi che cercano di liberarsi dallo sfruttamento del loro padrone chiedere aiuto al padrone stesso per conseguire tale libertà? Non sorprende che la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, gli Stati Uniti e l’Europa hanno fatto solo vaghe promesse per 14 anni. Gheddafi ha posto fine a queste richieste inutili ai benefattori occidentali con i loro tassi di interesse esorbitanti. Il leader libico ha messo sul piatto 300 milioni di dollari, insieme ai 50 milioni dell’African Development Bank e agli ulteriori 27 milioni della West African Development Bank ed è così che l’Africa ha avuto il suo primo satellite per le comunicazioni, il 26 dicembre 2007.

La Cina e la Russia hanno seguito l’esempio e hanno condiviso la propria tecnologia contribuendo a lanciare satelliti per il Sud Africa, la Nigeria, l’Angola e l’Algeria, mentre un secondo satellite africano è stato lanciato nel luglio 2010. Il primo satellite costruito e totalmente realizzato sul suolo africano, in Algeria, è fissato per il 2020. Questo satellite è destinato a competere con i migliori del mondo, ma con un costo dieci volte inferiore, una vera e propria sfida.

Questo mostra come un gesto simbolico di soli 300 milioni di dollari abbia cambiato la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi ha tolto all’Occidente non solo i 500 milioni di dollari all’anno d’affitto dei satelliti, ma anche i miliardi di dollari di debito e degli interessi che il prestito iniziale avrebbe generato per gli anni a venire e in maniera esponenziale, contribuendo in tal modo a mantenere un sistema occulto al fine di saccheggiare il continente.

Fondo Monetario Africano, Banca Centrale Africana, Banca africana per gli investimenti

I 30 miliardi di dollari congelati da Obama appartengono alla Banca Centrale Libica e erano stati stanziati come contributo libico a tre progetti chiave che avrebbero aggiunto il tocco finale alla federazione africana – l’African Investment Bank a Sirte in Libia, l’istituzione con 42 miliardi di dollari di fondi di capitale nel 2011 dell’African Monetary Fund a Yaoundé e dell’African Central Bank ad Abuja in Nigeria. Quando si inizia a stampare denaro africano suonerà la campana a morto per il franco CFA [moneta utilizzata da 14 paesi africani che sono stati colonie francesi, con le eccezioni rappresentate dalla Guinea Equatoriale, ex-colonia spagnola e dalla Guinea-Bissau, ex-colonia portoghese. NdT] attraverso il quale Parigi è stata in grado di mantenere la sua morsa su alcuni paesi africani per gli ultimi cinquant’anni. È facile capire l’ira francese contro Gheddafi.

L’African Monetary Fund dovrebbe sostituire completamente le attività del Fondo Monetario Internazionale in Africa, il quale, con soli 25 miliardi di dollari, è stato in grado di portare un intero continente in ginocchio facendogli ingoiare privatizzazioni discutibili come, ad esempio, costringere i paesi africani a passare dal settore pubblico a monopoli privati​​. Non sorprende quindi che il 16-17 dicembre 2010 gli africani all’unanimità hanno respinto i tentativi da parte dei paesi occidentali di aderire al Fondo Monetario Africano, facendogli sapere che questo era aperto solo alle nazioni africane.

È sempre più evidente che, dopo la Libia, la coalizione occidentale andrà in Algeria, perché, a parte le proprie enormi risorse energetiche, il Paese ha riserve di liquidità di circa 150 miliardi di euro. Questo è ciò che attira i paesi che stanno bombardando la Libia e che hanno una cosa in comune, sono praticamente in bancarotta. Gli Stati Uniti, da soli, hanno un debito impressionante di 14.000 miliardi di dollari; la Francia, la Gran Bretagna e l’Italia hanno ciascuno 2.000 miliardi di deficit pubblico rispetto a meno di 400 miliardi di dollari del debito pubblico di 46 paesi africani messi insieme.

Incitare false guerre in Africa, nella speranza che ciò possa rivitalizzare le loro economie che stanno sprofondando sempre più nella depressione, in definitiva accelererà il declino degli occidentali, effettivamente iniziato nel 1884 durante la famigerata conferenza di Berlino. Come l’economista americano Adam Smith predisse nel 1865 quando ha pubblicamente sostenuto Abraham Lincoln per l’abolizione della schiavitù, l’economia di ogni paese basata sulla schiavitù dei neri è destinata a scendere negli inferi il giorno che questi paesi si risveglieranno”.

L’unità regionale come un ostacolo alla creazione degli Stati Uniti d’Africa

Per destabilizzare e distruggere l’Unione Africana che stava virando pericolosamente (per l’Occidente) verso gli Stati Uniti d’Africa sotto la guida di Gheddafi, l’Unione europea ha provato, senza successo, di creare l’Unione per il Mediterraneo (UPM). Il Nord Africa in qualche modo doveva essere tagliato fuori dal resto del continente, utilizzando il vecchio cliché razzista del diciottesimo e diciannovesimo secolo: cioè che gli africani di origine araba erano più evoluti e civilizzati rispetto al resto del continente. Questo non è riuscito grazie a Gheddafi che ha rifiutato di crederci. egli ha capito ben presto a che gioco si stava giocando quando solo una manciata di paesi africani erano stati invitati ad aderire al gruppo del Mediterraneo senza informare l’Unione Africana mentre erano invitati tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea.

Senza la forza trainante della Federazione africana, l’UPM è fallita ancora prima di iniziare, una creatura nata morta con Sarkozy come presidente e Mubarak come suo vice. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, sta ora tentando di rilanciare l’idea, contando senza dubbio sulla caduta di Gheddafi. Ciò che i leader africani non riescono a capire è che, fintanto che l’Unione Europea continuerà a finanziare l’Unione africana, lo status quo rimarrà, perché non ci sarà nessuna vera indipendenza. Per questo motivo l’Unione Europea ha promosso e finanziato raggruppamenti regionali in Africa.

E ‘ovvio che l’ECOWAS (West African Economic Community), che ha un’ambasciata a Bruxelles e dipende per la maggior parte dei suoi finanziamenti dall’Unione Europea, è un avversario fastidioso per la federazione africana. Per questo motivo Lincoln ha combattuto nella guerra di secessione degli Stati Uniti, perché, nel momento in cui un gruppo di paesi si riunisce in una organizzazione politica regionale, si indebolisce il gruppo principale. Questo è ciò che l’Europa ha cercato e il cui di gioco gli africani non hanno mai capito, creando una pletora di gruppi regionali come il COMESA, l’UDEAC, il SADC e il Great Maghreb, il quale non ha mai visto la luce grazie a Gheddafi che capì quello che stava succedendo.

Gheddafi, l’africano che ripulì il continente dall’umiliazione dell’apartheid

Gheddafi per la maggior parte degli africani è un uomo generoso, un umanista, conosciuto per il suo sostegno disinteressato verso la lotta contro il regime razzista in Sud Africa. Se fosse stato un egoista, lui non avrebbe rischiato di provocare l’ira dell’Occidente per aiutare l’ANC sia militarmente che finanziariamente nella lotta contro l’apartheid. Questo è il motivo per cui Mandela, subito dopo la sua liberazione da 27 anni di carcere, ha deciso di rompere l’embargo delle Nazioni Unite andando in Libia il 23 ottobre 1997. Per cinque lunghi anni, nessun aereo ha potuto atterrare in Libia a causa dell’embargo. Era necessario prendere un aereo per la città tunisina di Jerba e proseguire su strada per cinque ore in modo da arrivare a Ben Gardane, da qui attraversare il confine e proseguire su una strada nel deserto per tre ore prima di raggiungere Tripoli. L’altra soluzione era quella di passare per Malta e prendere un traghetto notturno fino a raggiungere la costa libica. Un viaggio infernale per un intero popolo, semplicemente per punire un uomo.

Mandela parlò chiaro quando l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton disse che la visita era ‘sgradita’. “Nessun paese può pretendere di essere il poliziotto del mondo e nessuno Stato può dettare all’altro ciò che deve fare”, aggiungendo che “quelli che ieri erano amici dei nostri nemici hanno oggi la faccia tosta di dirmi di non andare a visitare il mio fratello Gheddafi e consiglandoci ora di essere ingrati e di dimenticare i nostri amici del passato”.

Infatti, gli occidentali hanno sempre considerato i razzisti sudafricani loro fratelli che avevano bisogno di essere protetti. Ecco perché i membri dell’ANC, tra cui Nelson Mandela, sono stati considerati pericolosi terroristi. È stato solo il 2 luglio 2008 che il Congresso degli Stati Uniti, alla fine, ha votato una legge per rimuovere il nome di Nelson Mandela e dei suoi compagni dell’ANC dalla lista nera, ma non perché si sia reso conto di quanto stupido era tale elenco, ma solo perché voleva celebrare il 90° compleanno di Mandela. Se l’Occidente era veramente dispiaciuto per il suo passato sostegno ai nemici di Mandela e veramente sincero quando inaugura strade e piazze col suo nome, come può continuare a fare la guerra contro qualcuno che ha aiutato Mandela e il suo popolo ad essere vittoriosi, ovvero Gheddafi?

Quelli che vogliono esportare la democrazia sono realmente democratici?

E la Libia di Gheddafi quanto era meno democratica degli USA, della Francia, della Gran Bretagna e degli altri paesi che stanno facendo la guerra per esportare la democrazia in Libia? Il 19 marzo 2003 il presidente George Bush ha cominciato a bombardare l’Iraq con il pretesto di portare la democrazia. Il 19 marzo 2011, esattamente otto anni dopo, è stato il turno del presidente francese di sganciare bombe sulla Libia, sostenendo ancora una volta che era per portare la democrazia. Il presidente USA, nonché premio Nobel per la pace, dice che scatenare i missili Cruise dai sottomarini serve a spodestare il dittatore e introdurre la democrazia.

La domanda che chiunque abbia un minimo di intelligenza non può non porsi è la seguente: paesi come la Francia, la Gran Bretagna, gli USA, l’Italia, la Norvegia, la Danimarca, la Polonia, che difendono il loro diritto a bombardare la Libia sulla forza del loro auto-proclamato stato democratico, sono davvero democratici? Se sì, sono più democratici della Libia di Gheddafi? La risposta, in realtà, è un clamoroso NO, per la pura e semplice ragione che la democrazia non esiste. Questo non è un parere personale, ma una citazione di qualcuno la cui città natale, Ginevra, ospita la maggior parte delle istituzioni delle Nazioni Unite. La citazione è di Jean Jacques Rousseau, nato a Ginevra nel 1712 e che scrive nel quarto capitolo del terzo libro del famoso Contratto Sociale che “non c’è mai stata una vera democrazia e non ci sarà mai”.

Rousseau ha precisato i seguenti quattro punti affinché un paese possa essere identificato come una democrazia e, secondo questi, la Libia di Gheddafi è molto più democratica degli USA, della Francia e degli altri che sostengono di esportare la democrazia:

1. Lo Stato: più grande è il Paese, tanto meno potrà essere democratico. Secondo Rousseau, lo Stato deve essere estremamente piccolo in modo che le persone possono incontrarsi e conoscersi. Prima di chiedere alla gente di votare, si deve garantire che tutti conoscano tutti, altrimenti il voto sarà un atto senza alcuna base democratica, un simulacro della democrazia per eleggere un dittatore.
Lo stato libico si basa su un sistema di alleanze tribali che, per definizione, raggruppano insieme persone in piccole entità. Lo spirito democratico è molto più presente in una tribù, in un villaggio che in un grande paese, semplicemente perché le persone si conoscono, condividono un comune ritmo di vita che comporta una sorta di auto-regolamentazione o addirittura auto-censura, in quanto la reazioni e le contro-reazioni di altri membri provocano ripercussioni sul gruppo.

Da questa prospettiva, sembrerebbe che la Libia si adatti meglio alle condizioni poste da Rousseau rispetto agli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna; tutte società altamente urbanizzate dove la maggior parte dei vicini di casa non si dicono nemmeno ciao e quindi non si conoscono, anche se hanno vissuto fianco a fianco per 20 anni. Questi Paesi sono passati direttamente alla fase successiva, ‘il voto’, che è stato abilmente santificato per offuscare il fatto che votare sul futuro del Paese è inutile se l’elettore non conosce gli altri cittadini e spingendo ciò ai limiti del ridicolo con il diritto di voto dato alle persone che vivono all’estero. Comunicare l’un l’altro è una precondizione per ogni dibattito democratico prima di un’elezione.

2. La semplicità nelle abitudini e nei modelli di comportamento sono inoltre essenziali se si vuole evitare di spendere la maggior parte del tempo a discutere procedure legali e giudiziarie al fine di far fronte alla moltitudine di conflitti di interesse inevitabili in una società grande e complessa. I Paesi occidentali si definiscono nazioni civili con una struttura sociale più complessa mentre la Libia è descritta come un paese primitivo con un semplice insieme di costumi. Questo aspetto indica anche che la Libia risponde meglio ai criteri democratici di Rousseau di tutti coloro che cercano di dare lezioni di democrazia. I conflitti nelle società complesse sono frequentemente vinti da chi ha più potere, motivo per cui i ricchi riescono a evitare la prigione, in quanto possono permettersi di assumere i migliori avvocati. Nella città di New York, per esempio, dove il 75 per cento della popolazione è bianca, l’80 per cento dei posti di direzione sono occupati da bianchi che rappresentano solo il 20 per cento delle persone incarcerate.

3. Parità di status e di ricchezza: uno sguardo alla lista 2010 di Forbes mostra chi sono le persone più ricche in ciascuno dei paesi che attualmente stanno bombardando la Libia e la differenza tra loro e quelli che guadagnano i salari più bassi in quelle nazioni; se si fa lo stesso per la Libia,questo rivelerà che in termini di distribuzione della ricchezza, la nazione di Gheddafi ha molto di più da insegnare a coloro che ora la combattono, e non il contrario. Quindi anche qui, utilizzando i criteri di Rousseau, la Libia è più democratica delle nazioni che pomposamente fingono di esportare la democrazia. Negli Stati Uniti, il 5 per cento della popolazione possiede il 60 per cento della ricchezza nazionale, il che rende la società più ineguale e squilibrata nel mondo.

4. Niente lussi: secondo Rousseau non ci può essere alcun lusso se ci deve essere la democrazia. Il lusso, dice, fa della ricchezza una necessità che diventa poi una virtù in sé, essa e non più il benessere del popolo diventa l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi; “il lusso corrompe sia i ricchi che i poveri, i primi attraverso il possesso e i secondi per l’invidia, rende la nazione morbida e preda di vanità, distanzia il popolo dallo Stato e lo schiavizza, rendendo la gente “schiavi di opinione”.
C’è più lusso in Francia che in Libia? Le relazioni sui lavoratori dipendenti che si suicidano a causa di stressanti condizioni di lavoro anche in società pubbliche o semi-pubbliche, tutto in nome della massimizzazione del profitto per una minoranza e il loro mantenimento nel lusso, accade in Occidente, non certo in Libia.

Il sociologo americano C. Wright Mills scrisse nel 1956 che la democrazia americana è stata una ‘dittatura della élite’. Secondo Mills, gli Stati Uniti non rappresentano una democrazia perché è il denaro che parla durante le elezioni e non il popolo. I risultati di ogni elezione sono l’espressione della voce dei soldi e non della voce del popolo. Dopo Bush junior e Bush senior già si sta parlando di un più giovane Bush per le primarie repubblicane del 2012. Inoltre, come Max Weber ha sottolineato, dal momento che il potere politico dipende dalla burocrazia, gli USA hanno 43 milioni di burocrati e di personale militare che effettivamente governano il paese, ma senza essere eletti e senza essere responsabili verso il popolo per le loro azioni. Una persona (un ricco) viene eletto, ma il potere reale sta con la casta dei ricchi, che quindi ottengono le nomine di ambasciatori, generali, ecc.

Quanta gente in queste auto-proclamate democrazie sa che la Costituzione del Perù vieta al presidente uscente di provare a candidarsi per un secondo mandato consecutivo? Quanti sanno che in Guatemala non solo un presidente uscente non può cercare la rielezione per la stessa carica, ma nessuno della famiglia di quella persona può aspirare al suo posto? O che il Ruanda è l’unico paese al mondo che ha il 56 per cento di donne parlamentari? Quante persone sanno che nel 2007 nell’indice della CIA i quattro miglior paesi governati al mondo erano in Africa? Che il primo premio va alla Guinea Equatoriale il cui debito pubblico rappresenta solo il 1,14 per cento del PIL?

Rousseau sostiene che le guerre civili, le rivolte e le ribellioni siano gli ingredienti dell’inizio della democrazia. Perché la democrazia non è un fine, ma un processo permanente della riaffermazione dei diritti naturali degli esseri umani che nei paesi di tutto il mondo (senza eccezioni) sono calpestati da un pugno di uomini e donne che hanno dirottato il potere del popolo per perpetuare la loro supremazia. Ci sono qua e là gruppi di persone che hanno usurpato il termine ‘democrazia’, che invece di essere un ideale da perseguire è diventata un’etichetta da assegnare o uno slogan che viene utilizzato da persone che possono gridare più forte di altri. Se un paese è calmo, come la Francia o gli Stati Uniti, vale a dire senza ribellioni, significa solo, dal punto di vista di Rousseau, che il sistema dittatoriale è sufficientemente repressivo per prevenire qualsiasi rivolta.

Non sarebbe una cattiva cosa se i libici si ribellassero. Quello che è sbagliato è affermare che la gente stoicamente accetta un sistema che li reprime ovunque, senza reagire. Rousseau conclude: “Malo periculosam libertatem quam quietum servitium” traduzione “Se esistesse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un tale governo perfetto non è applicabile agli esseri umani.”
Pretendere che qualcuno sta uccidendo i libici per il loro bene è una bufala.

Quali insegnamenti per l’Africa?

Dopo 500 anni di un rapporto profondamente iniquo con l’Occidente, è chiaro che non abbiamo gli stessi criteri su ciò che è buono e cattivo. Abbiamo interessi profondamente divergenti. Come si può non deplorare il ‘sì’ di tre Paesi sub-sahariani (Nigeria, Sud Africa e Gabon) alla risoluzione 1973 che ha inaugurato l’ultima forma di colonizzazione, battezzando ‘la protezione dei popoli’ che legittima le teorie razziste che hanno comunicato gli Europei dal 18° secolo e secondo le quali il Nord Africa non ha nulla a che fare con l’Africa sub-sahariana, che il Nord Africa è più evoluto, colto e civilizzato rispetto al resto del continente?

Pare che la Tunisia, l’Egitto, la Libia e l’Algeria non facessero fatto parte dell’Africa. Anche le Nazioni Unite sembrano trascurare il ruolo dell’Unione Africana negli affari degli stati membri. Lo scopo è quello di isolare i Paesi sub-sahariani per controllarli. Effettivamente, l’Algeria (16 miliardi di dollari) e la Libia (10 miliardi di dollari) insieme contribuiscono al 62 per cento dei 42 miliardi di dollari che costituiscono il capitale del African Monetary Fund (AMF). Il paese più grande e popoloso dell’Africa sub sahariana, la Nigeria, insieme al secondo, il Sud Africa, sono molto indietro con solo 3 miliardi di dollari ciascuno.

È sconcertante, per non dire altro, che per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite è stata dichiarata la guerra contro un popolo senza avere esplorato la minima possibilità di una soluzione pacifica della crisi. La Nigeria e il Sud Africa sono disposte a votare ‘sì’ ad ogni richiesta dell’Occidente perché ingenuamente credono alle vaghe promesse di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza con diritto di veto. Entrambi dimenticano che la Francia non ha alcun potere di offrire nulla. Se così fosse, Mitterand avrebbe fatto da un pezzo il necessario per la Germania di Helmut Kohl.

Una riforma delle Nazioni Unite non è all’ordine del giorno. L’unico modo per fare qualcosa è utilizzare il metodo cinese, tutte e 50 le nazioni africane dovrebbero uscire dalle Nazioni Unite e tornare solo se la loro richiesta di lunga data sia finalmente soddisfatta, ovvero un seggio per l’intera federazione africana o niente. Questo metodo non-violento è l’unica arma a disposizione della giustizia per noi poveri e deboli. Dovremmo semplicemente lasciare le Nazioni Unite, perché questa organizzazione, attraverso la sua stessa struttura e gerarchia, è al servizio dei più potenti.

Dovremmo lasciare le Nazioni Unite per far registrare il nostro rifiuto di una visione del mondo basata sulla distruzione di coloro che sono più deboli. Sono liberi di continuare come prima, ma almeno non saremo parte di essi e non potranno dire che siamo d’accordo quando invece non ci hanno mai chiesto il nostro parere.
E anche quando abbiamo espresso il nostro punto di vista, come abbiamo fatto sabato 19 marzo a Nouakchott quando ci siamo opposti all’azione militare, il nostro parere è stato semplicemente ignorato e le bombe hanno cominciato a cadere lo stesso sul popolo africano.

Gli eventi di oggi ricordano quello che è successo in passato con la Cina. Oggi, si riconosce il governo di Ouattara, il governo ribelle in Libia, come hanno fatto alla fine della Seconda Guerra Mondiale con la Cina. La cosidetta comunità internazionale ha scelto Taiwan come l’unico rappresentante del popolo cinese invece della Cina di Mao. Ci sono voluti 26 anni affinché, il 25 ottobre 1971, le Nazioni Unite lasciassero passare la risoluzione 2758 che tutti gli africani dovrebbero leggere per porre fine alla follia umana. La Cina venne ammessa e alle proprie condizioni, rifiutandosi di essere membro se non avesse avuto il diritto di veto. Quando tale domanda venne soddisfatta e la risoluzione presentata, il ministro degli Esteri cinese impiegò un anno a rispondere per iscritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite il 29 settembre 1972, con una lettera che non era di ringraziamento, ma che precisava le garanzie richieste affinché la dignità della Cina fosse rispettata.

Che cosa spera di raggiungere l’Africa dalle Nazioni Unite senza giocare duro? Abbiamo visto come in Costa d’Avorio un burocrate delle Nazioni Unite considera sé stesso al di sopra della costituzione del Paese. Siamo entrati in questa organizzazione, accettando di essere schiavi e credere che saremmo stati invitati a cenare allo stesso tavolo dai piatti che noi stessi abbiamo lavato non è solo credulo, è stupido.

Se l’Unione Africana ha approvato la vittoria di Ouattara e ha glissato sulle relazioni contrarie provenienti dai suoi osservatori elettorali, proprio per soddisfare i nostri ex padroni, come possiamo pretendere di essere rispettati? Quando il presidente sudafricano Zuma dichiara che Ouattara non ha vinto le elezioni e poi dice l’esatto contrario durante un viaggio a Parigi, si ha diritto di mettere in dubbio la credibilità di questi leader che pretendono di rappresentare e di parlare a nome di un miliardo di africani.

La forza dell’Africa e la sua reale libertà arriveranno solo se si possono prendere ben ponderate decisioni e assumersene le conseguenze. Dignità e rispetto hanno un prezzo. Siamo pronti a pagarlo? In caso contrario, il nostro posto è in una cucina e nei bagni, al fine di garantire il comfort degli altri.

Jean-Paul Pougala

Fonte: http://dissidentvoice.org
Link: http://dissidentvoice.org/2011/04/why-is-gaddafi-being-demonized/
21.04.2011

Traduzione per www,comedonchisciootte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

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