L’ITALIA BOMBARDA LA LIBIA – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: L’ITALIA BOMBARDA LA LIBIA – La fermata – Cadoinpiedi.

Intervista a Giovanni Fasanella – 28 Aprile 2011
Gli aerei italiani bombardano Tripoli in cambio delle promesse di Francia e Inghilterra, le stesse nazioni che hanno iniziato la guerra contro i nostri interessi. E oggi noi le aiutiamo

Anche gli aerei italiani bombardano la Libia. Una decisione che fa discutere e della quale abbiamo parlato con Giovanni Fasanella, esperto della questione libica ed autore di Intrigo Internazionale

L’Italia entra in gioco e bombarda la Libia. Perché questa scelta?

Siamo di fronte a un’escalation del conflitto perché la situazione è assai più complicata di quanto non pensassero gli strateghi di Parigi e Londra. La verità è che l’Italia ha aumentato il proprio impegno militare perché ha ceduto alle pressioni di Francia e Inghilterra. E’ davvero paradossale. Francesi e inglesi hanno iniziato questa guerra in Libia contro i nostri interessi, per completare la loro rivincita sull’Italia di Mattei e Moro. Ed ora, non sapendo come concluderla, chiedono proprio a noi di aiutarli, immolandoci.

L’Italia ha ceduto, lei dice. Perché?

Per tre ragioni. La prima: dimostrare al mondo che esiste ancora un Paese capace di svolgere un ruolo internazionale. In realtà non abbiamo più una nostra politica mediterranea, siamo privi di bussola perchè abbiamo completamente perso il senso del nostro interesse nazionale. E andiamo a rimorchio degli Stati più forti che, dopo essersi impossessati di aree strategiche della nostra economia, ora ci spingono a combattere anche le loro guerre “private” per il petrolio libico, in cambio di allettanti promesse. E questo è il secondo motivo: una nostra partecipazione alla spartizione della torta, una volta eliminato Gheddafi, perché l’obiettivo resta sempre lui, la “creautura” italiana. Berlusconi ne è ignaro, ma almeno La Russa dovrebbe saperlo che la storia dei nostri rapporti con Francia e Inghilterra è piena di guerre combattute in cambio di promesse mancate. Il terzo motivo è ancora più meschino. Il governo Berlusconi era agonizzante, è stato improvvisamente rianimato proprio alla vigilia della guerra libica: quel conflitto si combatte partendo dalle nostre basi, c’era quindi bisogno di un simulacro di governo, per questo gli hanno ridato ossigeno. Ora, più Berlusconi si mostrerà supino, maggiori saranno per lui le garanzie di giungere al termine della legislatura. Poi, com’è giusto, gli daranno un calcio nel sedere.

Se Gheddafi è ormai spacciato cosa prevede per il futuro della Libia? Questi manifestanti sono affidabili, o dietro può nascondersi veramente qualche cellula di Al Qaeda?

Gheddafi spacciato? Non lo so, vedremo. In ogni caso, credo che la prospettiva più realistica sia una guerra civile di lunga durata. Non se ne uscirà presto. Le cose si complicheranno ulteriormente quando anche Russia e Cina vorranno dire la loro su questo conflitto. Quanto ai ribelli, sono un gran calderone dove c’è di tutto: istanze laiche e filo-occidentali, spinte religiose integraliste, componenti tribali… Difficile dire che cosa ne potrebbe venir fuori. La presenza di Al Qaeda in Libia per il momento mi sembra ininfluente, anche perché Gheddafi non ha mai consentito che mettesse radici. Ma Bin Laden e la sua rete lavorano sotto traccia, reclutano silenziosamente nel fronte dei ribelli e in quello dei sostenitori del regime, penetrano nelle moschee aspettando l’occasione propizia. Ora il fattore tempo gioca a loro favore. Soprattutto se chi ha iniziato questa guerra, trascinando altri Stati nel conflitto, non saprà più come uscirne. Al momento, Francia e Inghilterra sarebbero dell’idea che l’onore di eliminare Gheddafi spettasse proprio all’Italia; mentre loro, molto più modestamente, si accontenterebbero di trattare con i suoi successori.

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