La verità rifiutata – parola d’autore – Cadoinpiedi

Fonte: La verità rifiutata – parola d’autore – Cadoinpiedi.

di Ferdinando Imposimato – 1 Maggio 2011
Nessuna “coltre di mistero”. Gli Italiani non vogliono sapere

Sollecitato dalla domanda di una lettrice, vorrei intervenire per chiarire il mio pensiero circa l’opportunità di parlare di una “coltre di mistero” che avvolge i più noti casi italiani, e riguardo la possibilità che la mancanza di verità sia o meno determinata da una supposta “debolezza” della nostra democrazia.
In verità, non credo che nella vicenda Moro e nelle altre stragi la verità non venga fuori perchè ” la democrazia non è abbastanza solida”. Che la democrazia sia in pericolo è vero: da anni in Italia esiste un regime, cioè la dittatura della maggioranza sotto la guida di un premier indegno, corrotto e legato ad uomini accusati di omicidi e mafia. Quanto alla tragedia di Aldo Moro, credo che vi sia anche un’altra spiegazione amara che spiega l’atmosfera di silenzio su quella vicenda: gli italiani, nella loro maggioranza, rifiutano verità sconvolgenti sui responsabili di quel misfatto, ed anzi esaltano quei politici e uomini di potere che, tradendo la fedeltà alla Costituzione, quel delitto favorirono, rifiutando di salvare la vita di Moro, pur conoscendo la prigione dello Statista.
Questa verità storicamente accertata è raccontata da qualche parte in modo dettagliato. Per cui affermare che la vicenda Moro è ancora avvolta dal mistero è un grave errore. Favorito- lo riconosco- dalla omertà della stampa e delle TV di regime. Ma anche da quei giornalisti di avanguardia che ci rifilano le insopportabili risse televisive. Della tragedia Moro si sanno molte cose, non solo sugli autori materiali ma anche sui politici, uomini delle istituzioni, dei servizi e della massoneria che favorirono prima la cattura dello Statista, poi la prigionia e infine la morte, agendo dietro lo scudo fiammeggiante di una inesistente fermezza. Mentre invece era in atto un deliberato, intenzionale, cinico, criminale immobilismo per consentire alle BR di uccidere Aldo Moro. Lo Stato sapeva dove era Moro ma non fece nulla per liberarlo, anzi stroncò tutte le iniziative di chi voleva liberarlo.
Questa verità semplice e sconvolgente raccontata minutamente in un libro, è stata boicottata dalla stampa nazionale e dalla TV, che dovunque sono pilastri della democrazia ma non in Italia. Se i giornali tacciono o stravolgono verità scomode che riguardano le stragi degli ultimi 30 anni, la gente non può conoscere la storia di questo paese. Il Corriere della Sera , controllato da Licio Gelli attraverso i proprietario, il direttore e l’amministratore delegato iscritti alla P2, insinuò, il 15 e il 16 marzo 1978, che Moro era un corrotto e aveva partecipato alla spartizione delle torta nell’affare Lokheed. Creò, quella menzogna spudorata, un clima di ostilità contro Moro che travolse anche me. Un metodo abitualmente seguito dalla mafia prima di colpire le sue vittime: distruggerne la figura morale.
Di Falcone si disse che era un mafioso schierato dalla parte dei nemici dei corleonesi. Di Borsellino si disse che voleva fare carriera sulla lotta alla mafia.. Anche delle stragi dell’Addaura, di Capaci e di via D’Amelio si sanno molte cose grazie ai collaboratori di giustizia. Si sa dei mafiosi e degli esponenti dello Stato che favorirono quelle stragi e depistarono, per aiutare i colpevoli e accusare gli innocenti.
Gli eroici agenti Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, per avere salvato la vita di Giovanni Falcone, nel mirino di pezzi infami dello Stato, furono uccisi da esponenti dei servizi segreti. Ma nessuno degli assassini istituzionali ha pagato.
Gioacchino Genchi per avere offerto prove documentali sui legami di uomini dello Stato con la mafia nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio, è stato perseguitato da accuse ingiuste accreditate da politici di maggioranza ed opposizione, indicati con estrema precisione da Marco Travaglio nell’Espresso del 28 aprile 2011. Ma nessun giornale, tranne il Fatto Quotidiano e l’Espresso, dà notizia dell’archiviazione dell’accusa gravissima contro Genchi.
Il problema allora è che da noi esiste una stampa e una TV che non informa sui politici e sui responsabili istituzionali delle stragi di Capaci, Via D’Amelio, Addaura e sulla tragedia di Moro. Insabbia ogni notizia vera sistematicamente semplicemente non descrivendo la verità storica e spesso linciando i testimoni di verità. Oggi, a parte Travaglio, Antimafia duemila e La Voce delle Voci, nessuno parla delle stragi. Gli assassini sono al loro posto di potere, dentro le istituzioni, indisturbati, protetti dal Governo e difesi dalla Stampa e dalla TV. Oggi l’attacco viene portato dai vari Cicchitto e Dell’Utri, a coloro che ci hanno aiutato a capire molte cose di quelle stragi e sul ruolo che infami servitori dello Stato vi svolsero, mentre altri persero la vita.
Il Ministro Vincenzo Scotti venne rimosso dal Viminale per essersi rifiutato di accettare l’accordo tra mafia e Stato imposto dai servizi segreti. Ed il verbale delle sue dichiarazioni in Commissione Antimafia sembra sia stato segretato.
Ma io credo che vi sia anche un’altra ragione che impedisce di dissolvere i misteri sulle stragi di mafia degli anni 90 e sul caso Moro: ed è che la maggioranza degli italiani non vuole conoscere la verità, ed è più dalla parte dei carnefici che delle vittime. Ricordo un brano di Adam Smith nella teoria dei sentimenti morali, “Machiavelli, uomo di moralità non troppo scrupolosa, faceva parte della corte di Cesare Borgia, quale rappresentante della repubblica di Firenze, quando il delitto- di quattro principi minori di quel tempo- fu perpetrato. Machiavelli mostra molto disprezzo per la ingenuità delle vittime, ma nessuna compassione per la loro triste e prematura morte, nessuna indignazione per la crudeltà e la falsità del loro assassino Cesare Borgia…. Un uomo indegno e malvagio, ma di talento spesso va per il mondo godendo di molto più credito di quanto meriti. Uno sciocco indegno e malvagio appare sempre di tutti i mortali, il più odioso e spregevole “.
Non credo che l’Italia sia cambiata da quel tempo.

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Una risposta a “La verità rifiutata – parola d’autore – Cadoinpiedi

  1. Aldo Cannavò

    Bisogna inserire nel codice penale il reato di tradimento allo Stato ed al popolo italiano. Si potrà così perseguire penalmente i ministri ed i cittadini che hanno comportamenti contrari alla costituzione ed all’interesse pubblico.

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