Brusca: ”Berlusconi e Dell’Utri con le stragi del ’93 non c’entrano”. No, Berlusconi c’entra e Dell’Utri peggio!

Brusca: ”Berlusconi e Dell’Utri con le stragi del ’93 non c’entrano”.

No, Berlusconi c’entra e Dell’Utri peggio!

4 maggio 2011. Leggo le dichiarazioni di Giovanni Brusca rilasciate al processo Tagliavia e rimango profondamente perplesso e dubbioso: “Berlusconi e Dell’Utri non c’entrano nulla con le stragi del ’93”, “infiltrati dei servizi segreti all’interno di Cosa nostra? Fantapolitica giudiziaria”.
Conosco bene la storia giudiziaria di Giovanni Brusca, lo ritengo per altro un collaboratore di giustizia serio e attendibile. Recentemente ha avuto alcuni problemi giudiziari che però non riguardano l’apporto fornito negli anni attraverso la sua collaborazione con dichiarazioni coerenti e soprattutto riscontrate. Ciò non toglie che Giovanni Brusca possa non essere a conoscenza di tutte le strategie in atto all’interno di Cosa Nostra in quel momento. E questo è bene che sia chiaro, soprattutto a lui stesso.

Nei primi anni ’90 Giovanni Brusca non sa che già Dell’Utri e Berlusconi sono stati contattati da Riina, ne viene a conoscenza successivamente come racconta nei verbali depositati. Apprende infatti che “nel 1986 Ignazio Pullarà” (aveva fatto) “piazzare dell’esplosivo nella cancellata della residenza milanese di Berlusconi. Una missione nascosta a Riina, che si infuria e decide di gestire personalmente i rapporti col Cavaliere”.

Infatti secondo quanto ha riferito un altro importante collaboratore di giustizia, Salvatore Cancemi (deceduto il 14 gennaio scorso) il collegamento con i due politici sarebbe poi andato in porto.
“Un giorno – aveva spiegato Cancemi ai magistrati, così come in una lunga intervista che mi aveva rilasciato e racchiusa nel libro ‘Riina mi fece i nomi di…’ – siamo circa nel ’90-’91, Riina mi chiama appositamente, assieme a Ganci Raffaele, nella casa di Girolamo Guddo e mi dice di rintracciare Vittorio Mangano che aveva lavorato ad Arcore nella villa di Berlusconi. «Totù» mi ordina Riina «dicci a Vittorio Mangano che si deve mettere da parte perché Berlusconi e dell’Utri ce li ho nelle mani io. Se no dicci che mi ricordo della Magnum 357 che regalò a Bontade…», che era il suo nemico. Poi ha aggiunto: «E questo è un bene per tutta Cosa nostra»”.
Il rapporto era infatti cosa concreta, come ha confermato la recente condanna in appello di Marcello Dell’Utri in riferimento, in particolare, alle cospicue somme di denaro versate alla mafia dal gruppo imprenditoriale facente capo a Silvio Berlusconi.

Nel ’93 Cosa Nostra fa esplodere le bombe attraverso Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, i fratelli Graviano e Matteo Messina Denaro. Di questi solo Bagarella sa di “giocare” su due tavoli, da una parte il cognato di Riina opera con Brusca, i Graviano e Matteo Messina Denaro, ma in realtà Bagarella sta lavorando con il suo compare Provenzano, che solo apparentemente è osteggiato e odiato.  Di fatto sono entrambi corleonesi e soprattutto è Totò Riina a volere così.

Quindi Provenzano, Riina e Bagarella lavorano sullo stesso tavolo. Provenzano lascia che le bombe vengano fatte esplodere fuori dalla Sicilia, nello stesso tempo cerca di avvicinarsi alla nascente Forza Italia. Apparentemente questo avviene in un primo momento attraverso il progetto di creare il partito “Sicilia Libera” tramite Leoluca Bagarella. E sono proprio Provenzano e Riina (anche se quest’ultimo è in carcere) a ordinare a Bagarella di fare un partito in Sicilia.
E’ realmente una favola pensare che Bagarella, di sua iniziativa, abbia potuto organizzare a Palermo, nel regno di Riina, un simile progetto. Si tratta di un ordine che arriva dal carcere, con il consenso di Bernardo Provenzano.

Quindi mentre le bombe scoppiano nel ’93 Bagarella lavora con l’assenso di Provenzano per creare un partito in Sicilia che però non decolla e si dissolve nel momento in cui nasce Forza Italia.
E’ Antonino Giuffré, braccio destro di Provenzano a ricostruire questo passaggio specificando come per la prima volta nella storia Provenzano si sia sbilanciato manifestando espressamente la direttiva di appoggiare il partito di Berlusconi.
“Il Provenzano stesso – ha messo a verbale il collaboratore – ci ha detto che eravamo in buone mani, che ci potevamo fidare, diciamo per la prima volta esce allo scoperto assumendosi in prima persona delle responsabilità ben precise e nel momento in cui ci dà queste informazioni e queste sicurezze ci mettiamo in cammino, per portare avanti, all’interno di Cosa nostra e poi, successivamente, estrinsecarlo all’esterno, il discorso di Forza Italia”.  “Nel momento in cui il Provenzano… ci dà il suo sta bene il suo via – prosegue infine Giuffré – ci mettiamo al lavoro e, in modo particolare, si mettono al lavoro le persone del palermitano per appoggiare Forza Italia. Le previsioni (del boss) erano di dieci anni: entro dieci anni si sistemava tutto, (ma affinché) i mali di Cosa nostra (potessero) essere curati, […] si doveva smettere con il… si doveva chiudere il discorso precedentemente portato avanti con le stragi, con la violenza”.

Un’altra affermazione inaccettabile di Brusca riguarda la possibile infiltrazione di personaggi legati ai Servizi Segreti. Se Brusca riesce a sostenere che si tratta di “fantapolitica giudiziaria” o si sbaglia, o fa finta di sbagliare, o fa finta di non sapere. Io penso invece che Giovanni Brusca lo sappia bene e non lo voglia dire. Magari tra 8-10 anni confermerà le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza il quale non solo sa che ci sono i Servizi Segreti che stanno preparando la strage di via D’Amelio insieme a loro, ma addirittura è un testimone oculare. Spatuzza vede un personaggio che non fa parte di Cosa Nostra all’interno del garage dove si sta imbottendo di esplosivo la fiat 126 ma non ricorda bene il volto.

Io vorrei chiedere a Giovanni Brusca: ma secondo lei chi è il signore distinto che sta insieme a Gaspare Spatuzza e agli altri uomini di Cosa Nostra mentre si prepara l’autobomba che farà saltare in aria il giudice Borsellino? Lei che è stato un boss di Cosa Nostra come lo spiega che c’è un estraneo a preparare con voi la strage più importante di Cosa Nostra? Non si fa la domanda che potrebbe essere qualche personaggio mandato dai tanti potenti con cui i vertici di Cosa Nostra sono da sempre in contatto? Attendo risposta.

Ribadisco quindi il concetto iniziale, come fa Brusca a prendersi la responsabilità di dire che Berlusconi e Dell’Utri non c’entrano con le stragi del ’93? Se mai potrebbe dire: “Per me Berlusconi e Dell’Utri non c’entrano, ma non ne sono sicuro, perché ogni capo mandamento in quel momento storico particolare di Cosa Nostra aveva la sua strategia e soprattutto non so cosa stia pensando Riina perché è in carcere e cosa stia pensando Bernardo Provenzano perché non fa parte della mia corrente, anzi è il leader della corrente opposta ed io non ho nulla a che fare con lui, anche se istituzionalmente (nel senso criminale di Cosa Nostra) ci rispettiamo…”.
Non può affermare in un processo che Berlusconi e Dell’Utri non c’entrano niente solamente perché in questo momento sono al Governo e gli conviene dire così.

E infatti la stampa asservita al premier ha colto la palla al balzo per far trasformare il tanto odiato Brusca nell’improvviso “angelo Liberatore” a gettoni. Brusca, semmai avrebbe dovuto dire: “Nel ’93 io, Bagarella, i Graviano e Matteo Messina Denaro agivamo secondo una direttiva, ma con noi, in quel momento, Dell’Utri e Berlusconi  non c’entravano niente, e comunque non sono a conoscenza se loro stanno parlando con Provenzano e con altri…”.

O Brusca si decide a dire tutta la verità, oppure si assume le sue responsabilità con la conseguenza che non otterrà più alcuna nuova agevolazione dallo Stato.
Non dimentichiamoci che i fratelli Graviano ad un certo punto si distaccano da Brusca e Bagarella e mentre sono a Milano non si fanno sentire suscitando in Bagarella una pericolosa irritazione tanto che i Graviano rischiano persino eventuali ritorsioni. Di tutto questo Brusca non sa nulla, oppure, come ha detto, sa solo di una lamentela del Bagarella stesso.
In quel momento lo stesso Bagarella non sa che Provenzano e i Graviano hanno già agganciato Berlusconi e Dell’Utri.
E questo noi oggi lo abbiamo appreso dalle dichiarazioni di Spatuzza che in aula, al processo Mori, ha parlato del famoso incontro al Bar Doney di Roma con Giuseppe Graviano nel ’94 alla vigilia della strage dell’Olimpico (grazie a Dio mai verificatasi) quando Graviano gli disse che “ci eravamo messi il Paese nelle mani”, “grazie a Berlusconi e al nostro compaesano Dell’Utri”.

Queste dichiarazioni a rate di Giovanni Brusca sono irricevibili. Concordo con la ricostruzione della prima trattativa di cui parla Brusca, mentre della seconda trattativa, quella posta in essere da Bernardo Provenzano, Brusca è completamente all’oscuro. Anche perché Brusca stesso è parte di questa seconda trattativa e ne diventa vittima venendo ben presto eliminato dallo scacchiere di Cosa Nostra. La seconda trattativa salva infatti la mafia di Provenzano e distrugge – perché la parte di quello Stato “criminale” lo pone come condizione – l’ala estremista dello stesso Brusca, di Bagarella, e dei Graviano.
Data la particolare condizione dell’altro esponente stragista, Matteo Messina Denaro, è verosimile che nel 1993 sia lui il candidato unico che Provenzano sceglie come possibile successore. E infatti oggi, a distanza di 20 anni dalle stragi del ’92 e del ’93, è lui l’ultimo grande capo corleonese di Castelvetrano latitante.

Quindi Provenzano decide: “Mi tolgo dai piedi Brusca perché non mi serve, dei fratelli Graviano me ne servo fino a un certo punto poi li faccio arrestare e Bagarella, essendo il cognato di Riina, non lo posso eliminare subito e quindi faccio un tira-e-molla fino a farlo arrestare”. Questa è la seconda trattativa. Bagarella viene arrestato tramite le rivelazioni dei fratelli Di Filippo i quali si erano rivolti a Provenzano lamentandosi del suo comportamento da despota. E Provenzano dà il suo consenso per liberarsene. Tutto questo non è fantapolitica ma rientra nelle dichiarazioni di Antonino Giuffrè, il quale spiega chiaramente che molti degli arresti della corrente sanguinaria di Riina sono quasi “pilotati”, delle vere e proprie “vittime sacrificali”.

In un recente articolo pubblicato su l’Espresso si è parlato di un verbale di interrogatorio di Giovanni Brusca nel quale lo stesso avrebbe raccontato di aver ricevuto da Riina l’incarico di andare ad Arcore per parlare con Berlusconi dopo le bombe del 1992 (incontro che sarebbe stato già accennato in passato dall’ex mafioso Giuseppe Monticciolo). A questo punto Brusca dica in udienza se l’incontro c’è stato, a cosa sarebbe stato finalizzato, oppure lo smentisca categoricamente.

In definitiva ribadisco di ritenere che, al di là di tutte le sue dichiarazioni vere e riscontrate, nel giudizio su Berlusconi e Dell’Utri Brusca si sbaglia drammaticamente forzando, senza che nessuno glielo chieda in aula, il suo giudizio su Berlusconi e Dell’Utri, quasi smentendo Spatuzza. Berlusconi e Dell’Utri c’entrano in tutta la strategia: nella prima e nella seconda trattativa, fino al nuovo assetto di potere in Italia. Stato e mafia.

Certamente noi ci sentiamo ancora come Pier Paolo Pasolini che negli anni ’70, riferendosi alle stragi di quegli anni, affermava: “Io so chi sono i mandanti, ma non ho le prove”.
Sono sempre stato convinto e lo sono ancora di più che Brusca sappia di più di quello che lascia intendere. Se solo avesse detto tutto quello che sapeva fin dall’inizio noi avremmo potuto raggiungere la verità nel 1998 rendendo giustizia ai martiri del biennio stragista ’92/’93 e a tutti coloro che seppur vivi sono morti dentro fino a quando non avranno giustizia.

Giorgio Bongiovanni (Antimafiaduemila, 4 maggio 2011)

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