Archivi del giorno: 14 maggio 2011

IL DOPPIO GIOCO DEL NUCLEARE: Come l’energia nucleare favorisce la proliferazione delle armi atomiche

Fonte: IL DOPPIO GIOCO DEL NUCLEARE: Come l’energia nucleare favorisce la proliferazione delle armi atomiche.

Dossier de “Sortir du nucléaire” traduzione per la RNA : Fabienne Melmi

La dissuasione nucleare, una bomba a scoppio ritardato

« Le armi nucleari non ci portano nient’altro che l’equilibrio del terrore, ed il terrore, anche in equilibrio, è sempre terrore. »

George Wald, premio Nobel per la Medicina 1967

Una guerra atomica, anche regionale, secondo gli studi americani e sovietici convergenti, potrebbe provocare un “inverno nucleare” e modificare il clima al punto da provocare una carestia planetaria. Ora, nel 2009, gli arsenali mondiali totalizzano quasi 25 000 bombe atomiche di cui sole 2 000 potrebbero essere lanciate in pochi minuti.

Dopo la guerra fredda, il rischio di conflitto atomico sembrava attenuato. Oggi, numerosi scienziati e politici stimano che “il mondo è a cavallo di una seconda era nucleare.”

“Il numero di stati dotati di armi nucleari potrebbe più che raddoppiarsi nei prossimi anni”, allerta M. ElBaradei, direttore dell’agenzia internazionale dell’energia atomica. E qualifica la situazione al Mezzo – Oriente di “bomba a scoppio ritardato.”

Inoltre va considerato che i Talibani possano controllare la bomba pakistana, che la Corea del Nord svilupperà dei missili a testata nucleare o che i terroristi riescano a preparare un’arma atomica.

La dottrina della “dissuasione nucleare” si rivela dunque “contagiosa” .

Paragonare la « force de frappe » a “l’assicurazione sulla vita della Nazione”, come fa Nicolas Sarkozy, può incitare solamente nuovi Stati o entità meno controllabili a dotarsi del potere atomico.

Le vittime delle prove nucleari chiedono risarcimento

Più di 2 000 prove nucleari atmosferiche e sotterranee sono state effettuate nel mondo, rilasciando notevoli quantità di radioattività nell’ambiente.

Per quanto riguarda la Francia, 150 000 civili e militari hanno partecipato ai 210 tiri nel Sahara e nella Polinesia, dal 1960 al 1996.

Anche le popolazioni locali sono state esposte. La Francia non le ha né protette né informate sui rischi, giustificando questi tiri come “puliti.”

Molti oggi soffrono di cancro, leucemie, malattie cardiovascolari e neurologiche, sterilità, aborti, e sono nati bambini con malformazioni.

In seguito alla forte mobilitazione delle vittime, la Francia ha preparato una legge di indennizzo, presentata in Parlamento nel 2009.

Tuttavia, le disposizioni presentate escluderanno la maggiorparte delle vittime. È controllato interamente dal ministero della Difesa che considera che “questa legge riguarda solamente un centinaio di persone.”

Finché ci saranno delle centrali, ci saranno delle bombe…

Ne è dei discorsi belli come del poker: ciò che si vede è spesso solo ciò che si vuol mostrare. Nell’aprile 2009, Barack Obama annunciava “l’impegno dell’America a cercare la pace e la sicurezza in un mondo senza armi nucleari.” Raggirati, i media hanno rincarato su questa sola dichiarazione. Obama aggiungeva tuttavia: “Dobbiamo sfruttare l’energia nucleare nell’ambito dei nostri sforzi contro il riscaldamento climatico.” E assicurare che “tutti i paesi potranno accedere ad un’energia nucleare pacifica.”..

Un giocatore allenato dovrebbe ricordarsi delle partite precedenti… Un mese prima, Al Gore dichiarava: “Durante gli otto anni che ho trascorso alla Casa Bianca [in quanto vicepresidente], tutti i problemi di proliferazione delle armi nucleari ai quali siamo stati sottoposti, erano legati ad un programma nucleare civile.”

Anche il direttore dell’agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) non è stato molto generoso nel dissimulare questa dichiarazione imbarazzante. Perciò annunciava il colore davanti alle Nazioni unite nel 2008 :

“La rinascita del nucleare provocherebbe l’espansione crescente di materie nucleari. Questo, naturalmente, aumenta il rischio [che esse] siano dirottate per fare delle armi nucleari.”

L’agenzia internazionale dell’energia, AIE, poco sospetta di connivenza anti-nucleare, stima che il contributo dell’energia atomica alla riduzione delle emissioni di CO2 non potrebbe superare i 6%… contro il 54% per le economie di energia ed il 21% per le energie rinnovabili, con una posta in gioco inferiore!

Il nucleare contro l’effetto serra? Jack-pot per l’industria nucleare!

Ma il clima? Al tappeto. L’interesse generale? Al tappeto. Ed il disarmo? La proliferazione delle armi nucleari ne sarebbe moltiplicata.

Per vincere la partita contro le armi nucleari e contro il cambiamento climatico, bisogna demolirle con le nostre vere carte vincenti: il riparmio energetico e le energie rinnovabili. Ed uscire dal nucleare prima di perdere tutto…

Bombe e centrali

Non c’è frontiera tra nucleare civile e militare. Il carburante delle bombe è lo stesso di quello delle centrali: l’uranio o il plutonio. Procurarsi questi ingredienti esplosivi è la tappa decisiva per preparare una bomba atomica.

La trafila nucleare “civile” offre tutte le tecnologie per arrivarci.

« I paesi che dominano l’arricchimento dell’uranio e la separazione del plutonio diventano di facto degli Stati capaci di dotarsi dell’arma atomica. »

Mohamed El Baradei, direttore dell’AIEA

Uranio o plutonio: le indispensabili

Due elementi possono provocare un’esplosione nucleare :

l’uranio arricchito ed il plutonio.

La bomba A d’Hiroshima conteneva circa 50 kg di uranio arricchito. Quella di Nagasaki 6 kg di plutonio. Lanciare due bombe sul Giappone ha permesso agli americani di provare ciascuna di queste tecnologie…

Negli anni 1960, un’arma ancora più potente è stata messa a punto: La bomba H. Sfrutta la fusione dell’idrogeno, provocata da una “piccola” bomba A.. Questo tipo di arma necessita dunque anche dell’uranio o del plutonio.

I principi di base per preparare una bomba atomica artigianale sono disponibili su Internet. L’ostacolo più serio ad una tale realizzazione resta il procurarsi gli ingredienti esplosivi.

Arricchimento dell’uranio : Una duplice tecnologia

La stessa installazione permette di produrre sia il combustibile di una centrale, che quello di una bomba nucleare. Come?

L’uranio contiene parecchi tipi di atomi (isotopi).

Ma solo l’uranio 235 (U235) è fissile, ovvero capace di alimentare una reazione nucleare. Il problema è che è molto raro: l’uranio ne contiene solamente lo 0,7%.

Dunque bisogna arricchire l’uranio in U235 per facilitare l’evento di una reazione in catena .

Il principio: Si parte da una grande quantità di uranio di cui si ritira l’U235 per aggiungerlo ad un’altra dose di uranio più piccolo.

Una tecnica che è rimasta per molto tempo difficile da mettere in pratica.

Oggi, l’arricchimento per ultra-centrifugazione è relativamente semplice ed economico.

Le centrali nucleari si accontentano di uranio arricchito al 3%. Basta fare girare le centrifughe un po più a lungo per ottenere dell’uranio arricchito al 90%: come fabbricare una bomba atomica.

Ecco perché la comunità internazionale si preoccupa del fatto che l’Iran si doti di installazioni di arricchimento dell’uranio a grande scala.

Stesso carburante…. Non esiste il plutonio pacifico

Una debole quantità di plutonio basta per provocare un’esplosione atomica, da qui l’interesse dei militari. Il plutonio non esiste nella natura, ma tutti i reattori nucleari lo producono.

Per renderlo utilizzabile, bisogna separarlo dal combustibile irradiato con un trattamento chimico detto “ritrattamento.”

La composizione del plutonio varia secondo la sua origine. La mescolanza più esplosiva, “di qualità militare”, esce da reattori ottimizzati a questo scopo. Ne occorre circa 5 kg per fabbricare una bomba. Quando proviene da un centrale elettronucleare, è detto “di qualità reattore.”

Non è ottimale per l’uso militare ma resta relativamente efficace :

10 kg basterebbero per provocare un’esplosione.

Lo stato francese mente, affermando deliberatamente che « la tecnologia dei reattori che esporta non comporta rischi di deviazioni ad uso militare, perché (…) non sfocia sulla produzione di materie fissili utilizzabili nelle armi. »

Tuttavia fin dal 1977 gli Stati Uniti hanno riconosciuto di aver effettuato una prova nucleare utilizzando “del plutonio di qualità reattore come esplosivo” ed allertavano su “i rischi di proliferazione legati alla rilavorazione del combustibile consumato dei reattori commerciali.”

Uranio impoverito : delle munizioni radioattive

Un scarto radioattivo utilizzato come banale materia prima nelle armi…

Le munizioni all’uranio impoverito non provocano esplosione nucleare, ma disperdono delle particelle radioattive nell’ambiente naturale.

L’uranio impoverito è uno scarto molto abbondante dell’industria nucleare. Più pesante del piombo e dotato di capacità perforanti ed incendiarie, questo metallo costituisce un nocciolo “ideale” per le granate anti-carri.

Queste armi si volatilizzano esplodendo. E le polveri di uranio impoverito o non di uranio sono radioattive e tossiche. Un vero veleno per l’organismo.

Ingerite, possono causare dei cancri dei reni, anche a debole dose. Inalate, rimangono nelle vie respiratorie e rischiano di provocare dei cancri del polmone.

Queste munizioni sono state utilizzate largamente dall’esercito americano nel Kuwait, in Iraq, in Bosnia ed in Kosovo.

Delle malattie come la sindrome della guerra del Golfo sono apparse in queste zone di conflitto, colpendo militari e civili. Ma l’esposizione all’uranio impoverito non è riconosciuta ufficialmente come esserne la causa e queste munizioni non sono ancora vietate.

MOX : Non si puo’ neutralizzare il plutonio

Il MOX, miscela di uranio e di plutonio, è presentato talvolta come un mezzo per lottare contro la proliferazione. Difatti non è direttamente esplosivo, per il suo forte tenore in uranio impoverito.

Tuttavia, un studio americano dimostra che il plutonio può essere separato dal MOX nuovo in modo “semplice e veloce”. Sono disponibili dei laboratori di chimica nell’agroalimentare e potrebbero “essere messi in piedi in quattro mesi e produrre il plutonio necessario alla fabbricazione di una bomba in una settimana”.

Il combustibile MOX è utilizzato molto poco nelle centrali elettriche perché presenta un costo e dei rischi estremamente elevati.

La Francia ne è il principale utilizzatore e promotore nel mondo.

Secondo l’ipotesi di AREVA, il suo costruttore, il reattore francese EPR potrebbe contenere 110 tonnellate di MOX costituito al 11% di plutonio. Questo MOX, se fosse diviso prima dell’utilizzo , fornirebbe 12 tonnellate di plutonio puro. Ovvero 1 200 bombe di un carico esplosivo di 10 kg ciascuna.

Da quando gli Stati Uniti e la Russia hanno smantellato una parte dei loro arsenali atomici, cercano uno sbocco alla loro gigantesca scorta di plutonio militare. Uno dei progetti sarebbe di farne del MOX per prevenire la sua riutilizzazione in nuove bombe. Un’illusione, poiché non si può neutralizzare il plutonio in modo definitivo.

La non proliferazione al servizio dell’atomo

Il Trattato di non proliferazione (TNP) riposi su un mercato paradossale :

promettere l’energia nucleare ai paesi che rinunciano all’arma atomica. Questo patto serve innanzitutto gli interessi dei grandi poteri nucleari.

Come lo descrive Barack Obama, “il mercato è semplice: i paesi che possiedono l’arma nucleare si avvieranno verso un disarmo, quelli che non sono dotati non l’acquisteranno, e tutti i paesi potranno accedere ad un’energia nucleare pacifica.” Questo mercato è contraddittorio. Le tecnologie e materie nucleari civili o militari sono molto similari. Non si può diffondere una preservando il segreto degli altri.

Questo mercato è iniquo. Concede già il monopolio dell’arma atomica ai cinque grandi poteri mondiali detentrici del diritto di veto all’ONU.

Infine, è un mercato di stupidi. 41 anni dopo il lancio del trattato, i cinque Stati nucleari riconosciuti non sempre hanno eliminato le loro armi nucleari. Al contrario, sofisticano i loro arsenali. Inoltre, si accordano il diritto di scegliere a che Stati firmatari o no del TNP vendono le loro tecnologie nucleari.

Quattro nuovi Stati sono riusciti così a dotarsi dell’arma atomica. E altri sono oggi in fila….

Il TNP si rivela incapace di fermare la propagazione dell’arma atomica nel mondo. Un fallimento prevedibile, perché inserito nella natura stessa del trattato.

L’assurda dottrina del nucleare pacifico

1953: “Non basta ritirare le armi [atomiche] delle mani dei soldati”, bisogna adattarle “alle arti della pace”, proclamava il presidente americano Eisenhower per lanciare il programma “Degli atomi per la pace.”

1957: L’agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) è stata fondata con l’obiettivo “di aumentare il contributo dell’energia atomica alla pace, la salute e la prosperità nel mondo” ma assicurandosi che l’aiuto fornito non sarà una deviazione per “fini militari”.

1968: I firmatari del Trattato di Non Proliferazione (TNP) si impegnano a « non fabbricare né acquistare” armi nucleari e, se ne possiedono già, a pattuire “un trattato di disarmo generale e completo.” In compenso, il trattato definisce un “diritto inalienabile a sviluppare (…) l’energia nucleare a fini pacifici” ed impegna “a facilitare uno scambio tanto largo che possibile” di queste tecnologie.

2005: L’AIEA ottiene il premio Nobel per la pace, malgrado l’incompatibilità delle sue missioni.

Il padrone dell’AIEA teme un’onda di proliferazione

Il ” custode” del TNP è inquieto.

Mohamed ElBaradei, direttore dell’agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA), annuncia che il sistema di non proliferazione rischia di cedere. “Presto, avremo non solo 9 Stati nucleari ma probabilmente anche 10 o 20 Stati “quasinucleari” , e stima che numerosi paesi “hanno la capacità di svilupare armi nucleari in un tempo molto breve se escono del TNP o se riescono a farlo clandestinamente.”

Unica uscita secondo ElBaradei: che le potenze nucleari stabilite restaurino la loro “autorità morale” disarmando ” rapidamente.”

Faccia ai rischi di deviazione indotti dalla promozione dell’energia nucleare, ElBaradei raccomanda il rafforzamento del sistema di controllo e la creazione di una “banca di combustibile.”

Il principio sarebbe di centralizzare la fabbricazione del combustibile nucleare nei paesi già nuclearizzati.

Questa misura incontra l’opposizione del Brasile, dell’Iran e di altri paesi membri del Movimento dei nonalineati.

“L’accesso al combustibile nucleare non può essere riservato a certi, creando un monopolio e dunque una disuguaglianza “, riassume il presidente iraniano.

Le materie nucleari fornite rischiano anche di essere deviate verso fini militari. Il combustibile MOX, a base di plutonio, presenta da questo punto di vista un rischio elevato. I pretendenti al fuoco nucleare sono sempre riusciti a passare a traverso i controlli. ElBaradei lui stesso lo riconosce: l’AIEA censisce” 200 casi di traffico illecito di materie nucleari all’ anno.”

Iran, emblema delle contraddizioni del TNP

Il caso dell’Iran è esemplare nelle contraddizioni inerenti al TNP.

Costretto dalla comunità internazionale a dare termine al suo programma di arricchimento di uranio, questo paese esalta le sue intenzioni pacifiche. Rimprovera ai grandi poteri “di impedire ad altri paesi di acquistare la tecnologia che permette di produrre un’energia nucleare pacifica” e di “bloccare da anni” i progressi in materia di disarmo.

Firmatario del TNP fin da 1968, l’Iran dello Scià annoda numerosi partnership nucleari. La Francia l’invita nel 1974 ad investire nella sua fabbrica di arricchimento di uranio, Eurodif. La Germania comincia nel 1976 la costruzione di una centrale nucleare nel sud dell’Iran.

Sorpresi dalla rivoluzione islamica, gli Occidentali interrompono ogni collaborazione, malgrado i fondi impegnati dall’Iran.

L’onda di attentati perpetrati in Francia negli anni 1980 è stata imputata in parte alla rappresaglia iraniana legata al contenzioso Eurodif.

Nel 1995, i Russi riprendono la costruzione della centrale iraniana.

Nello stesso periodo, l’Iran si procura semi-clandestinamente la tecnologia per l’arricchimento dell’uranio attraverso la rete pakistana. Installa delle centrifughe in gran numero e pretende di produrre il combustibile della sua futura centrale elettrica che, nel 2009, non è ancora entrata in funzione. L’AIEA gli rimprovera inoltre di ostacolare i suoi controlli giocando sulla regolamentazione.

Un fascio di presunzioni lascia supporre che l’Iran prepara un programma militare, ma nessuna prova permette di affermarlo categoricamente. Finché il TNP garantirà “il diritto inalienabile di sviluppare (…) l’energia nucleare a fini pacifiche”, l’Iran o altri Stati avranno bel gioco ad invocare questo argomento per condurre a bene le loro ambizioni atomiche.

Come hanno acquistato la bomba

Cinque potenze “ufficiali :

Nel 1945, gli Stati Uniti trovano il segreto dell’arma atomica. Sono raggiunti dall’unione sovietica (1949), il Regno – Unito (1952), la Francia (1960), e la Cina (1964). Mettono in piedi degli arsenali di portata fabbricandosi un’industria elettronucleare, grazie ai loro investimenti massicci nella ricerca scientifica e le tecnologie di punta.

” 4 stati “fuori TNP” :

Israele, India, Pakistan e Corea del Nord

” 3 programmi “clandestini” :

Africa meridionale, Iraq, Iran

44 stati nuclearizzati :

44 Stati possiedono delle centrali nucleari o dei reattori di ricerca, compresi i 9 paesi dotati di armi atomiche. Questi paesi che dominano la tecnologia “civile” hanno la capacità di sviluppare velocemente un’arma nucleare.

Il Trattato di interdizione completo delle prove nucleari (TICE) è stato adottato dall’ONU nel 1996. È stato concepito per entrare in vigore solo dopo la ratifica di questi 44 Stati. L’ammissione che sono ben pronti a mettere a punto dei carichi nucleari…

Il “club nucleare” attira dei pretendenti:

Le potenze installate sviluppano i loro arsenali, nuovi paesi accedono alle armi atomiche … Questa situazione può provocare un effetto di allineamento . Il « Nonproliferation Policy Educazione Center » classifica tra i candidati plausibili l’Iran, la Corea del Sud, Taiwan, il Giappone, l’Algeria, il Brasile, l’Argentina, l’Arabia Saudita, l’Egitto, la Siria e la Turchia… Altrettanti stati che o hanno emesso il desiderio di appartenere al “club nucleare”, o ne possiedono le potenziali tecniche.

Africa meridionale: lo stato che ha eliminato il suo arsenale

Nel 1963, la Francia scambia del minerale di uranio sud-africano contro un trasferimento di tecnologie nucleari. Fornisce a Pretoria le installazioni e forma il personale necessario all’elaborazione della sua bomba.

Si aggiungeranno nel 1976 due reattori nucleari e l’uranio arricchito. Spalleggiata anche dalla Germania e dalla Svizzera, l’Africa meridionale si equipaggia così, in segreto, di sette armi atomiche negli anni1980. Il presidente Di Klerk, eletto nel 1989, decide di eliminare queste armi per segnare la fine dell’apartheid e ratifica il TNP nel 1991.

Iraq: il programma smascherato

L’Iraq aderisce al TNP fin dal 1969.

La Francia gli vende nel 1975 un reattore di ricerca, l’Osirak, poi nel 1978 un laboratorio di estrazione del plutonio. Nel 1981, sospettando Saddam Hussein di volere sviluppare la bomba, Israele bombarda il reattore prima della sua entrata in servizio. L’Iraq prosegue allora le sue ricerche in installazioni camuffate. Nel 1991, al termine della guerra del Golfo, si scopre che l’Iraq era sul punto di approdare. L’AIEA smantella allora queste installazioni. Dieci anni più tardi, gli americani conducono una guerra contro l’Iraq riparandosi specialmente dietro il sospetto da un nuovo programma nucleare che in realtà non esisteva .

Israele: il segreto assoluto

Fin dalla sua creazione, nel 1948, Israele vuole la bomba. Nel 1956, firma un accordo di cooperazione segreta con la Francia. Un reattore nucleare ed una fabbrica di estrazione del plutonio del modello francese sono costruiti nel deserto israeliano. Grazie al plutonio estratto, Israele elabora la sua prima bomba atomica verso1965. Nel 2009, Israele non ha ancora firmato il TNP e non ha riconosciuto ufficialmente l’esistenza del suo arsenale nucleare.

Corea del Nord: Finzioni in vero programma

A partire dagli anni 1950, l’URSS, la Cina, poi il Pakistan vendono alla Corea del Nord delle informazioni e del materiale nucleare “civile”. Il paese possiede così dei reattori ed un’installazione di separazione che permette di ottenere del plutonio. Firma il TNP nel 1985 ma alterna negoziati e rifiuti delle ispezioni dell’AIEA, impotente di fronte a questi capovolgimenti. Nel 2003, la Corea del Nord annuncia il suo ritiro del TNP. Procede alla sua prima prova nucleare nel 2006, alla seconda nel 2009.

Pakistan: una rete clandestina internazionale

Negli anni 1960, gli Stati Uniti ed il Canada forniscono al Pakistan dei reattori nucleari. Nel 1971, in conflitto con l’India, il Pakistan annuncia: Il “nostro popolo avrà la sua bomba islamica”. Ciò non impedisce alla Francia di vendergli una fabbrica di estrazione del plutonio nel 1973. Un contratto interrotto nel 1978 in seguito a delle pressioni americane. Dandosi alla trafila dell’uranio, il Pakistan costruisce segretamente una fabbrica di arricchimento. I piani sono stati rubati nei Paesi Bassi dal Dr Caravanserraglio, una spia. Il materiale necessario arriva da parecchi paesi occidentali. La Cina fornisce i piani di una bomba all’uranio arricchito e, fin dagli anni 1990, il Pakistan annuncia che sa costruire un’arma nucleare. Lo prova nel 1998 con due prove, in risposta a quelle dell’India. Inoltre, la rete clandestina del Dr Caravanserraglio cede le tecnologie dell’arricchimento alla Libia, alla Corea del Nord ed all’Iran.

India: la breccia nel TNP

Nel quadro del programma “Degli atomi per la pace”, l’India riceve nel 1955 un reattore nucleare canadese. Tra 1963 e 1971, gli Stati Uniti e la Francia forniscono anche dei reattori e del combustibile.

Nel 1968, l’India disdegna il TNP. Nel 1974, prova la sua prima bomba, nutrita al plutonio del reattore “civile” canadese. E qualifica questo tiro di “pacifico!” Segue un embargo che l’impedisce di importare delle tecnologie nucleari. Troppo tardi! Nel 1998, l’India procede a 5 nuove prove atomiche.

Nel 2008, un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti e la Francia sollevano l’embargo. Questa iniziativa ingrandisce ancora la breccia nel regime del TNP. L’India accetta solamente in parte il controllo dell’AIEA ma potrà acquistare liberamente delle centrali nucleari agli Stati Uniti ed alla Francia!

L’energia nucleare in facciata

« Ho sempre badato che il nucleare civile ed il nucleare militare vadano di pari passo…

Sarebbe la morte del secondo se il primo sparisse. »

Generale Charles Ailleret, uno dei “padri” della bomba francese

Fin da 1945, il Generale de Gaulle crea il Commissariato all’energia atomica (CEA).

Questo organismo allo statuto di eccezione copre l’insieme della trafila nucleare, embricando industria e difesa nazionale. I tre reattori della trafila “grafite-gas”, costruito a Marcoule negli anni 1950, sono presentati come i prototipi per la produzione di elettricità.

In realtà, fabbricano prioritariamente del plutonio per la bomba. Il governo annuncia solo nel 1958 l’esistenza di un programma militare ed il primo tiro atomico francese ha luogo nel 1960.

Da allora, la Francia resta l’esempio perfetto della sinergia tra nucleare civile e militare, dominando tutte le tappe delle due trafile. Se non produce più materie ad uso militare, di cui possiede una scorta abbondante, ne custodisce il potenziale con le sue installazioni “civili”.

Una nuova fabbrica di arricchimento è costruita vicino a quella di Eurodif. E la fabbrica di rilavorazione di La Hague, nella Manica, è la più grande al mondo.

La Francia favorisce la proliferazione

La Francia pretende di lottare contro la proliferazione. Tuttavia, sviluppa il suo arsenale ed esporta le sue tecnologie nucleari a dispetto dei rischi di deviazione

La Francia ha minimizzato per molto tempo il rischio di proliferazione, fino a difendere “il potere égalisateur dell’atomo”. Sebbene il TNP gli riconosca un statuto privilegiato, l’ha firmato solamente nel 1992. Ciò gli ha permesso, durante i 24 anni, di proliferare senza rendere conto delle sue attività nucleari nazionali ed internazionali.

Secondo il presidente Sarkozy, la Francia “ha oggi un bilancio esemplare, ed unico al mondo, in materia di disarmo nucleare”.

Una concezione molto particolare del disarmo. Difatti, se la Francia ha limitato il numero delle armi nucleari, non smette di perfezionarle. Si prepara tra l’altro ad attrezzare i suoi sommergibili di un nuovo missile, il M51, di una portata di 9000 km .

E costruisce degli attrezzi di ricerca, come il laser Mégajoule, vicino a Bordeaux, per elaborare le armi nucleari del futuro.

In quanto al disarmo totale al quale l’impegna il TNP, non è all’ordine del giorno. Nicolas Sarkozy si pose tuttavia in difesa del diritto internazionale e dichiarava così nel giugno 2009: “Se l’Iran vuole il nucleare civile, ne hanno il diritto. Il nucleare militare: no. Se avessero delle volontà pacifiche dovrebbero accettare i controlli.”

Dagli anni 1960, la Francia ha favorito l’uscita dei programmi militari collaborando con Israele, Africa meridionale, Pakistan, Iraq e Iran. Una politica amplificata dall’elezione di Nicolas Sarkozy.

“La Francia è pronta ad aiutare ogni paese che vuole dotarsi dell’energia nucleare civile”, dichiarava così all’epoca della conferenza sui cambiamenti climatici di settembre 2007, negando ogni rischio di deviazione.

Dal 2007, la Francia ha firmato dei nuovi accordi di cooperazione nucleare “pacifica” in Libia, Algeria, Tunisia, Marocco, Cina, India, Italia, Slovacchia, Tunisia, Pakistan e Brasile. E tenta di convincere l’Egitto, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.

Agire per eliminare le armi nucleari

L’Onu ed il Parlamento europeo vorrebero una Convenzione per l’eliminazione totale delle armi nucleari.

L’associazione « I Sindaci per la Pace”, creata dall’eletto di Hiroshima, milita affinché questo testo sia firmato per la prossima conferenza di revisione del TNP, a New York, in maggio2010.

La rete Abolizione 2000 (2 000 organizzazioni in più di 90 paesi), sostiene questa iniziativa.

Chiama inoltre le principali potenze nucleari a sostenere la nuova Agenzia internazionale delle energie rinnovabili (Irena) ed a pianificare l’abbandono dell’energia nucleare. I cittadini del mondo intero sono invitati a scrivere ai presidenti in questione sul sito della campagna “Nucleare, fate passare la fiamma dell’abolizione” :

www.abolitionflame.org

Tagliare l’approvvigionamento alla fonte

Il progetto di Trattato di interdizione della produzione di materie fissili per la fabbricazione di armi nucleari è sostenuto dalla maggior parte delle potenze nucleari. Questi Stati possiedono infatti già delle scorte e conservano la loro capacità di produzione con la trafila energetica.

Un tale trattato sarà efficace solamente se vieta totalmente l’arricchimento di uranio e la produzione di plutonio.

Potrebbe proibire anche lo sfruttamento delle arie di uranio, come lo richiedono degli ONG. Una decisione che taglierebbe l’approvvigionamento delle due trafile, civile e militare.

Le zone senza nucleare maggioritarie sul pianeta

La maggioranza dei paesi non possiede né centrali né bombe atomiche. 5 zone esenti da armamenti nucleari (Zean) sono state create in Antartico, in America Latina e nei Caraibi, in Asia del Sud-est, in Africa e nel Pacifico-sud. Un’altra deve essere ratificata in Asia centrale.

Ma ahimè, conformemente alla logica del TNP, l’ONU ha conferito agli Zean il diritto di accedere all’energia atomica.

Ora, un disarmo completo e duraturo esigerebbe delle zone totalmente esenti dal nucleare, sia a scopo militare che energetico.

Parecchi paesi hanno bandito le centrali nucleari.

In Austria, l’uso dell’energia nucleare è anticostituzionale. La Nuova Zelanda si è dichiarata “zona denuclearizzata.” In Europa, dei paesi come la Germania ed il Belgio hanno deciso di uscire dal nucleare.

Numerose collettività locali europee ed americane si sono dichiarate “zone denuclearizzate” per pesare sulla politica del proprio governo.

Irena, l’agenzia delle vere energie pacifiche

L’agenzia internazionale delle energie rinnovabili (Irena) è nata in gennaio2009. Cinque mesi più tardi, 136 paesi l’avevano raggiunta.

La Francia ha esitato a avvicinarsi all’Irena prima di ottenerne la presidenza. Una strategia di cavallo di Troia? La Francia tenta regolarmente di fare entrare il nucleare tra le energie rinnovabili.

Coincidenza: la sede dell’Irena è stata attribuita agli Emirati arabi Uniti che progettava di acquistare dei reattori nucleari alla Francia.

L’Irena deve promuovere le energie rinnovabili e le economie di energia attraverso il mondo. A termine, questa agenzia potrebbe detronizzare l’agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA, promuovendo delle energie realmente pacifiche,).

http://www.sortirdunucleaire.org/index.php?menu=sinformer&sousmenu=brochures&soussousmenu=nucleaire-militaire&page=index

Democrazia a 5 Stelle- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Democrazia a 5 Stelle- Blog di Beppe Grillo.

L’unico voto utile è quello che dai a te stesso, alle tue convinzioni, a un programma. Libertà è partecipazione come diceva Gaber. Libertà non è inserire una scheda in un’urna e sperare che siano gli altri a occuparsi della tua vita. Se non te occupi tu dei problemi che ti riguardano, dalla scuola alla salute, perché dovrebbero occuparsene dei politici professionisti equivalenti a parassiti sociali molto ben pagati e senza responsabilità alcuna dei risultati (mai) raggiunti. La democrazia non è una competizione fatta di percentuali, ma la somma di responsabilità individuali, di pensieri, di persone, di obiettivi condivisi. La democrazia senza il senso di comunità non è nulla. E’ un artificio, un castello costruito sulle nuvole. Un voto al MoVimento 5 Stelle non è un voto tolto a qualcun altro, ma un’affermazione di esistenza dei cittadini.

Ferma il nucleare. Al referendum vota Sì. | Greenpeace Italia

Fonte: Ferma il nucleare. Al referendum vota Sì. | Greenpeace Italia.

Ferma il nucleare. Al referendum vota Sì.

Nucleare: Berlusconi vuole decidere per te. Con il referendum lo bloccheremo per sempre.

Lo stop del governo al nucleare è semplicemente un trucco per impedire ai cittadini di votare al referendum del 12 e 13 giugno e imporci le centrali nucleari domani. Berlusconi l’ha ammesso (guarda il video qui a destra).

Non è bastata Cernobyl e neanche Fukushima per capire che l’energia nucleare è troppo pericolosa e non ha futuro. È inaccettabile che a meno di due mesi dal referendum non sappiamo ancora se andremo a votare su un tema tanto importante. 

Al referendum si deve votare. Fai la tua parte: impegnati ad andare a votare e attiva i tuoi amici se vuoi che in Italia i progetti nucleari vengano bloccati per sempre.

Nuove fughe radioattive a Fukushima. Barre fuse nel reattore 1

Fonte: Nuove fughe radioattive a Fukushima. Barre fuse nel reattore 1.

Scatta l’ennesimo allarme. Ancora acqua altamente contaminata in mare

Cesio 620.000 volte al di sopra del limite di sicurezza stabilito dal governo

La Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha annunciato oggi alle 7,00 ora del Giappone che «E’ stata trovata acqua altamente radioattiva che si infiltra nel mare vicino a uno dei reattori della centrale nucleare danneggiata di Fukushima o Daiichi». I “liquidatori” hanno scoperto l’11 maggio che l’acqua contaminata scorreva da un tubo presente in un pozzetto di un tunnel per cavi elettrici (nella foto), vicino alla presa di acqua del reattore numero 3.I lavoratori poi hanno utilizzato una telecamera per filmare nelle vicinanze del tubo di aspirazione dell’acqua ed hanno verificato che l’acqua contaminata stava fuoriuscendo anche dalla parete della “fossa” e raggiungeva l’Oceano Pacifico.

La Tepco ha detto che l’acqua nella fossa conteneva 37.000 becquerel di cesio-134 per centimetro cubo, cioè un livello 620 mila volte al di sopra del limite di sicurezza stabilito dal governo. L’azienda ha anche scoperto che nell’acqua di mare tra la tubazione di carico e una vicina barriera speciale il cesio-134 era 32.000 volte sopra il limite. La barriera è stata realizzata davanti alla centrale nucleare per impedire che l’acqua radioattiva fuoriuscita finisca nell’oceano.

La Tepco assicura di essere riuscita a fermare la perdita nel corso della giornata di ieri, dopo aver chiuso il tubo e averlo sepolto nella fossa con una colata di calcestruzzo. Due ore dopo il primo annuncio, la Tepco ha ammesso che in realtà «I livelli di acqua contaminata nell’edificio della turbina del reattore n. 3 erano già allarmanti domenica».

Da dove venga la nuova fuga di acqua radioattiva sembra un mistero: la Tepco «Sta esaminando la possibilità che l’acqua radioattiva nella costruzione della turbina del reattore possa essere trapelata attraverso un tunnel di collegamento nel tubo, perché i livelli di acqua nell’edificio turbina erano scesi da martedì» e che non sa quando sia iniziato la fuga, ma che indagherà se il monitoraggio dei livelli di acqua è stato adeguato..

Sembra lo tesso “film” di aprile, quando la Tepco dovette confermare che acqua altamente radioattiva era fuoriuscita in mare da una crepa in una fossa all’esterno del reattore 2. I media giapponesi si chiedono apertamente perché la Tepco non sia in grado di prevenire anche quest’ultima perdita di acqua altamente radioattiva. L’ennesimo incidente rischia di ritardare ancora il progettato trasferimento di acqua radioattiva accumulata negli edifici delle turbine verso gli impianti di stoccaggio provvisorio.

La cosa sta imbarazzando molto il governo giapponese: stamattina il capo di gabinetto Yukio Edano ha detto che «La nuova fuga di materiale radioattivo in mare è estremamente deplorevole» ed ha aggiunto, rivolto soprattutto ad un’opinione pubblica sempre più apertamente anti-nucleare ed ai sempre più arrabbiati cinesi e sudcoreani: «Il governo si scusa con i residenti, il settore della pesca e i Paesi vicini». Edano ha sottolineato che di aver incaricato la Tepco «Di studiare come si sia verificata la perdita. La società deve prendere misure per impedire un altro episodio». Ora la Tepco sta controllando se ci sono in giro altre perdite.

Purtroppo un altro episodio c’è già: acqua radioattiva potrebbe fuoriuscire da un buco nel reattore n. 1, provocando un forte calo del livello dell’acqua all’interno del reattore. La Tepco ha inviato gruppi di “liquidatori” all’interno dell’edificio per stabilizzare la colonna d’acqua del reattore. Subito l’utility sospetta che semplicemente l’indicatore di livello non funzionasse correttamente «In quanto il livello dell’acqua non è aumentato, nonostante il pompaggio in di 150 tonnellate di acqua al giorno per raffreddare il reattore», ma stamattina i lavoratori hanno constatato che il livello dell’acqua era più di un metro sotto il bottom della barre di combustibile.

«E’ da ritenersi che perda dal containment vessel», ha comunicato oggi la Tepco, aggiungendo che «Le temperature nella parte inferiore del reattore sono comprese tra 100 e 120 gradi Celsius, il che suggerisce che le barre di combustibile sono scivolate verso il basso e vengono raffreddate dell’acqua sottostante». L’utility assicura che «Continuerà a monitorare la situazione, aumentando il volume di acqua da iniettare».

Edano ha detto ai giornalisti che «Il reattore appare stabile, perché è stato costantemente raffreddato per un lungo periodo. Ma la condizione del reattore deve essere rivalutata, visto che alcuni dati sono contraddittori».

La Nuclear and industrial safety agency del Giappone ha sottolineato che «Se i dati più recenti sono esatti, sembra che parti della barre di combustibile si siano fuse e accumulate nel bottom del reattore». Ma ha aggiunto: «Riteniamo che le barre di combustibile siano raffreddate»

GENOCIDIO NUCLEARE – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: GENOCIDIO NUCLEARE – La fermata – Cadoinpiedi.

Chernobyl sta facendo oltre 1 milione di vittime. Fukushima è peggio. A Fallujah i bambini nascono senza cervello. Una libbra di plutonio basterebbe a sterminare il genere umano

L’allarme nucleare è tutt’altro che rientrato. In Giappone qualche ora fa hanno registrato una fuoriuscita radioattiva dalla centrale di Tsuruga, proprio mentre in Italia Greenpeace esponeva un lungo striscione sulla facciata di Palazzo Venezia a Roma, contro l’eventualità di bloccare il referendum. Helen Caldicott, dottoressa autraliana che ha dedicato la sua vita agli studi contro il nucleare, qualche giorno fa a Montreal, in Canada, ha parlato dei rischi dell’atomo. Ne è uscito un quadro raccapricciante. Ecco le parole della Caldicott:

“Secondo alcuni studi quasi un milione di persone sono già morte a causa del disastro di Chernobyl. Ma OMS e AIEA dicono altro. Ritengo che Chernobyl sia stato uno dei più mostruosi insabbiamenti nella storia della medicina. Tutti dovrebbero sapere di questa storia.
E oggi facciamo i conti col Giappone. Quanto accaduto in Giappone, come ordine di grandezza, è molte volte peggio di Chernobyl. Mai in vita mia avrei pensato che 6 reattori nucleari potevano essere a rischio. Conoscevo tre ingegneri della General Eletric che hanno collaborato nella pianificazione dei reattori di prima generazione prodotti dalla GE. Questi tre ingegneri si sono dimessi proprio perché sapevano benissimo che questi reattori sono pericolosi. E i giapponesi hanno pensato bene di andare a costruirli proprio sopra ad una faglia sismica. I reattori hanno resistito parzialmente al terremoto ma non allo tsunami. L’energia elettrica è mancata ed è proprio l’energia elettrica che spinge l’acqua di raffreddamento (un milione di galloni al minuto) a ognuno dei 6 reattori. Senza l’acqua di raffreddamento le barre di combustibile si surriscaldano fino a sciogliersi, proprio com’è capitato a Three-Mile Island e a Chernobyl. I generatori d’emergenza, ognuno grande come una casa, sono stati distrutti dallo tsunami e non è rimasto alcun rimedio per fare circolare l’acqua di raffreddamento nei reattori. In più, sui tetti dei reattori, non dentro all’involucro stesso dei reattori, ci sono dei bagni di raffreddamento. Ogni anno rimuovono circa 30 tonnellate delle barre di combustibile più radioattive.
Ognuna delle barre è lunga 12 piedi, ed è spessa mezzo pollice. Emette un livello così elevato di radioattività, tipo raggi-X, che se tu dovessi stargli accanto per un solo paio di minuti, moriresti senz’altro. Non moriresti stecchito ma … vi ricordate ancora quel Litvinenko, il Russo che è stato avvelenato con il Polonio, beh moriresti proprio così, ti cascherebbero i capelli, emorragia fatale, e moriresti di un’infezione gigantesca, come muoiono anche quelli affetti da Aids. Per di più, queste barre sono anche termicamente caldissime quindi devono essere sommerse in un grosso bagno e raffreddate costantemente.
In Giappone ci sono state tre esplosioni di Idrogeno le quali hanno scoperchiato l’edificio, non l’involucro del reattore ma il tetto dell’edificio stesso. Il che ha esposto il bagno di raffreddamento. Due di questi bagni di raffreddamento ora sono secchi e non contengono nessuna acqua, il che ha conseguenze disastrose.
Le barre di combustibile sono rivestite con un materiale che si chiama Zirconio. Quando lo Zirconio viene esposto all’aria, brucia. A Fukushima 2 dei bagni di raffreddamento producono 20 volte più radiazione di quanta ne produce il nocciolo del reattore. Considerate che in ognuno dei noccioli dei reattori c’è tanta radiazione quanta prodotta da mille bombe come quella sgaciata su Hiroshima.
Si tratta di energia diabolica. E=mc2 è l’energia che fa esplodere le bombe nucleari. Einstein disse che “l’energia nucleare è un modo pazzesco per fare bollire l’acqua!” Questo è l’unico utilizzo dell’energia nucleare: fare bollire l’acqua con calore pazzesco per produrre il vapore che poi fa girare le turbine che quindi producono energia elettrica. Quando si pratica la fissione dell’Uranio, si formano circa 200 elementi, ognuno dei quali è ancora più velenoso dell’Uranio per il corpo umano. Nonostante il fatto che l’Uranio sia così velenoso, gli americani lo hanno comunque usato a Fallujah, e pure a Baghdad. Ora a Fallujah, 80% dei neonati nasce senza cervello, con un occhio solo e senza arti superiori. I dottori del posto hanno addirittura detto alle donne di smettere di fare figli.
L’incidenza di cancro infantile è aumentato di circa 12 volte. Questo è un genocidio. È una vera guerra nucleare quella che si svolge in Iraq. L’Uranio che utilizzano dura per più di 4,5 miliardi d’anni, quindi stanno contaminando la culla della civiltà.
Comunque sia, negl’impianti nucleari ci sono dei livelli altissimi di radiazione. Ci sono 200 elementi, alcuni durano pochi secondi ed altri invece milioni d’anni. Lo Iodio radioattivo per esempio dura sei settimane e provoca il cancro della tiroide.
A Chernobyl oltre 20.000 persone hanno contratto il cancro della tiroide. Hanno dovuto farsi prelevare la tiroide e morirebbero senz’altro se smettessero di assumere dosi giornaliere di medicinali supplementari, proprio come un diabetico deve assumere dosi giornaliere di Insulina.
Lo Stronzio 90 si disperderà. Durerà circa 600 anni. Entra nelle ossa e provoca il cancro delle ossa o la leucemia.
Anche il Cesio dura circa 600 anni. Si trova dappertutto in Europa. Il 40% dell’Europa è tuttora radioattiva. Gli alimenti turchi sono tuttora molto radioattivi. Non acquistate mai albicocche secche prodotte in Turchia ed evitate le nocciole prodotte in Turchia. I turchi si sono arrabbiati moltissimo con i Russi, tanto che hanno spedito tutto il loro thè radioattivo in Russia a seguito del disastro a Chernobyl. Comunque, il 40% dell’Europa rimane tuttora radioattiva. Nelle aziende agricole Britanniche gli agnelli sono così pieni di Cesio che non possono nemmeno venderli. Qualsiasi alimento prodotto in Europa è a rischio.
Ma tutto ciò non è niente rispetto a cosa sta capitando ora. Uno degli elementi più mortali rimane il Plutonio, il quale prende il nome da Plutone, dio degli inferi. Solamente un milionesimo di un grammo, se inalato, provoca il cancro. Teoricamente, una sola libbra di questo elemento sarebbe sufficiente per provocare il cancro in tutta la gente esistente nel mondo. Ognuno dei reattori contiene 250 chili di Plutonio al suo interno, e qui si parla di chilogrammi. Bastano solo 2.5 chilogrammi per produrre una bomba perche attualmente si utilizza il Plutonio per produrre le bombe. Il Canada vende attualmente solo due cose. Vende il grano per la vita e l’Uranio per la morte.
Il Plutonio fuoriuscirà e si disperderà per tutto l’emisfero boreale. Sta tuttora già viaggiando verso l’America del Nord.
Poi c’è lo Iodio 129 radioattivo, il che ha una “half-life” di 17 milioni d’anni, e poi ancora lo Stronzio, il Cesio, il Trizio, e potrei continuare ad infinitum…
Quando piove precipita anche la radioattività e si concentra negli alimenti. Se finisce in mare, viene concentrata centinaia di volte dalle alghe, poi dai pesciolini, poi dai pesci più grandi ed infine dagli esseri umani che stanno all’apice della catena alimentare. Questi elementi radioattivi non hanno alcun gusto o odore e non sono visibili. Sono silenziosi! Quando entrano nel corpo, non si muore immediatamente dal cancro. Ci vogliono 5-6 anni per contrarre il cancro e quando una persona ha il cancro, non può risalire al boccone di pesce che gliel’ha procurato. Qualsiasi tipo di radiazione è dannosa. Ha un effetto cumulativo e ogni dose che si assume aumenta il rischio di contrattare il cancro.
Se piove e la radioattività precipita, non si devono produrre alimenti. Il che significa non magiare qualsiasi alimento per i prossimi 600 anni!
Ho sentito che le scorie radioattive, qui in Canada, verranno seppellite nei dintorni del Lago Ontario. Quindi fuoriuscirà e durerà per milioni d’anni, finirà nell’acqua e quindi nella catena alimentare. Questa radioattività finirà per provocare delle vere e proprie epidemie di cancri, leucemie e malattie genetiche in eterno. Questo è il più importante rischio per la sanità pubblica che il mondo abbia mai visto, a parte il rischio onnipresente di una guerra nucleare. Einstein disse che “lo spaccamento dell’atomo ha cambiato tutto meno che il modo di pensare del uomo!” Molto profondo… E quindi si galleggia verso una catastrofe incomparabile! Siamo troppo arroganti. Abbiamo un eccesso di presunzione e secondo me il mesencefalo rettile del cervello di certi uomini è completamente patologico. Siamo di fronte ad una situazione dove siamo riusciti ad imbrigliare la forza del sole. Tutto pero è fuori controllo e oramai non possiamo farci più nulla!”

Schizofrenici nucleari | Jacopo Fo | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Schizofrenici nucleari | Jacopo Fo | Il Fatto Quotidiano.

Giorgio Meletti, su Il Fatto, ci ricorda quel che scrivevano i nuclearisti prima dell’apocalisse giapponese. Varrebbe la pena di rileggerlo: “Il nucleare è una tecnologia sicura. Con le norme e gli standard attuali, incidenti come quello avvenuto a Chernobyl non possono più ripetersi… le probabilità di un evento catastrofico di quel tipo sono una ogni cento milioni di anni.”

Il problema è che, a quanto pare, la misura immensa del loro errore di valutazione non li ha assolutamente portati, almeno nella loro frangia governativa, a un profondo ripensamento.

Nel quasi totale silenzio dei media si è compiuto un assalto a un treno carico d’oro: il fotovoltaico è il nemico da battere per impossessarsi di mille casse d’oro. La situazione è oltre il grottesco e il demenziale.

Il 4 marzo 2011 un bel decreto legge blocca tutti gli impianti fotovoltaici che non saranno ultimati entro il 31 maggio 2011. Un disastro epocale per chi stava costruendo un impianto che avrebbe potuto essere ultimato in 9 mesi ma non in 90 giorni. Centinaia di imprenditori rovinati, e centinaia di aziende costrette a chiudere licenziando migliaia di dipendenti.

Ci dicevano: si spende troppo per il fotovoltaico, meglio il nucleare…

Poi, spaventato dalla certezza di perdere il referendum sul nucleare, il governo ha proclamato una moratoria sulle nuove centrali.

Ora la logica vorrebbe che si facesse subito marcia indietro sul fotovoltaico. Ma il testo del nuovo sistema di incentivi che il governo ha appena varato, a quanto pare, servirà a far fuori il fotovoltaico sparandogli alla schiena e nessuna forza sembra in grado di organizzare un’opposizione fattiva.

Il crimine viene commesso in modo raffinato.

Nominalmente il decreto, infatti, ristabilisce nuovi finanziamenti per il fotovoltaico (anche se in quantità e modalità vistosamente ridotte) ma c’è un codicillo che stabilisce un tetto alla spesa. Un sottocodicillo (astutissimamente) stabilisce poi che il tetto non viene calcolato sulla base degli impianti realmente costruiti ma sulla base delle domande presentate. Siamo alla cultura bizantina: la differenza, apparentemente insignificante, sta nel fatto che gran parte delle domande presentate NON vengono poi portate avanti e quindi le graduatorie ingorgate da domande farlocche impediranno a molti che vogliono veramente realizzare un impianto di entrare in graduatoria. Un ulteriore codicillo stabilisce infatti che non occorre avere l’approvazione dell’Enel per la connessione alla rete elettrica, che è molto più lunga e difficile da ottenere degli impianti di produzione di elettricità.

Cioè, si fa un finanziamento costruendolo in modo tale che poi sia in gran parte non utilizzato.

Alla prima graduatoria ci troveremo di fronte a una situazione disastrosa, con migliaia di domande per progetti con autorizzazioni impossibili da ottenere che ruberanno il posto agli impianti veramente realizzabili.

Il risultato sarà una drastica riduzione dei kilowatt installati e una grave crisi del settore fotovoltaico. E noi ci troveremo a dover pagare da subito l’energia elettrica più cara.

Se infatti è vero che finanziare il fotovoltaico ci costa circa il 5% della bolletta elettrica, è anche vero che la produzione di energia elettrica si concentra nelle ore più calde del giorno, specie in estate quando ci sono i picchi dei consumi e la corrente è più cara.

Uno studio della ASPO Italia e Cautha S.r.l. dimostra proprio questo: nei prossimi anni l’aumento del fotovoltaico sarebbe stato un contrappeso ai picchi dei consumi, tale da provocare un risparmio in bolletta per i consumatori intorno al 5% *.

E dietro a questa questione si nascondono anche le ragioni forti (dei poteri forti) che hanno portato a queste scelte scellerate.

Chi produce energia elettrica da fonti fossili ha il massimo dei suoi guadagni proprio nei momenti di picco dei consumi. Se il fotovoltaico aumenta l’offerta di energia proprio nelle ore di picco dei consumi, chi produce energia dal fossile ci perde una barca di soldi. Quindi, per i soliti interessi miopi si decide di fare un bel buco nella barca sulla quale stiamo remando.

Come è possibile pensare che il sistema Italia continui a galleggiare senza investimenti nel settore energetico rinnovabile, con i prezzi del petrolio che potranno solo salire?

Garantirsi energia elettrica a prezzi certi in futuro è un imperativo assoluto. Non è una cosa che si può rimandare. E questo dovrebbe essere prioritario per tutti i cittadini e i loro polmoni e per tutti gli imprenditori.

Senza energia elettrica è più faticoso produrre automobili.

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* Nota: Il Senatore Ferrante, vicepresidente Kyoto Club ci spiega che: “Gli incentivi per le fonti rinnovabili pesano per meno della metà del totale degli oneri di sistema: nel 2010 circa 2,7 miliardi su un totale di oltre 5,8 miliardi di euro… “

In Italia gli irriducibili del nucleare | Mauro Meggiolaro | Il Fatto Quotidiano

Fonte: In Italia gli irriducibili del nucleare | Mauro Meggiolaro | Il Fatto Quotidiano.

Mentre la Germania accelera sulla svolta energetica e i governi europei discutono di uscita dall’atomo, il nostro Paese è inamovibile. Se per Berlusconi i reattori sono il futuro, l’Enel investe su centrali in Slovacchia e in Romania, dove altre grandi compagnie hanno abbandonato il campo

Gli “ultimi giapponesi” del nucleare. Sull’atomo il governo italiano e l’Enel sono irriducibili, come quel gruppetto di soldati nipponici nell’isola di Guam che, decine di anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, con i capelli bianchi e i fucili arrugginiti, ancora non sapevano della resa ed erano pronti a combattere per l’ultima battaglia. Se da un lato Silvio Berlusconi annuncia candidamente che il programma nucleare è solo rimandato per evitare l’impatto dei referendum, dall’altro Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, fa sapere che “sul nucleare la macchina non si ferma”: il progetto è sospeso in Italia, ma si continuerà a investire all’estero per migliorare le tecnologie.

Nel frattempo le politiche energetiche di molti stati europei sono in fase di ridiscussione e alcune grandi corporation sarebbero pronte a fare un passo indietro sul nucleare. Come il colosso tedesco dell’elettronica e delle infrastrutture Siemens, che all’inizio di aprile ha espresso i primi dubbi sull’alleanza con la compagnia Rosatom (controllata dal governo di Mosca) per lo sviluppo di nuove centrali in Russia. “Il problema principale rimane quello di trovare un modo per salvare la faccia alla Russia e a Peter Löscher (amministratore delegato di Siemens)”, ha dichiarato al Financial Times un dirigente del gruppo tedesco. Una decisione formale non è ancora stata presa, ma nella sostanza Siemens sarebbe pronta ad uscire dalla joint venture con i russi non appena le condizioni fossero favorevoli per entrambi i partner.

La frenata di Siemens avrebbe un forte significato simbolico anche perché, solo due anni fa, il colosso tedesco aveva deciso di abbandonare lo storico alleato francese Areva per passare con Mosca, con l’ambizione di diventare il “leader di mercato nell’energia nucleare”. Ora le cose sono cambiate e il “rinascimento nucleare” che Siemens pensava di realizzare sulla sponda russa rischia di essere bloccato prima ancora di iniziare a concretizzarsi.

Intanto in Germania il cancelliere Angela Merkel preme sull’acceleratore dell’Energiewende, l’attesa svolta energetica che traghetterà il paese fuori dall’atomo. Secondo quanto riportato martedì dal quotidiano economico Handelsblatt, il governo tedesco sarebbe pronto a fissare una data precisa per l’uscita dal nucleare. Horst Seehofer, segretario della Csu (l’Unione Cristiano Sociale che fa parte della coalizione di governo), parla espressamente del 2020, mentre la Merkel per il momento preferisce pensare a tutte le possibili soluzioni per colmare il buco – pari al 23% del fabbisogno energetico – che deriverebbe dalla dismissione di tutti e 17 gli impianti attualmente funzionanti nel paese. La ricetta – secondo quanto riporta Handelsblatt – sarebbe già stata elaborata: nuove centrali a gas in Baviera e Nordreno-Vestfalia, in prossimità di impianti industriali, e investimenti crescenti nelle energie rinnovabili.

Mentre la Germania si prepara a smantellare, l’Italia rimane aggrappata con tutte le forze al piano governativo sul nucleare e ai pochi progetti che Enel è riuscita a portare a casa negli ultimi anni. Come la centrale di Cernavodă in Romania, fiore all’occhiello di Ceauşescu. Concepita negli anni ottanta, Cernavodă è composta da cinque reattori, di cui solo due sono stati effettivamente completati: uno nel 1996 e uno nel 2007. Il progetto per il completamento della centrale è stato rilanciato nel novembre del 2008 dal governo rumeno attraverso il consorzio Energonuclear, che inizialmente comprendeva l’agenzia nucleare nazionale Nuclearelectrica e grandi imprese come ArcelorMittal, ČEZ, GDF Suez, Enel, Iberdrola e RWE. Poi poco a poco il consorzio si è sfaldato. Nel settembre del 2010 il gruppo ceco ČEZ ha annunciato l’uscita dal progetto, mentre il 20 gennaio del 2011 sono usciti i francesi di Gdf Suez, i tedeschi di Rwe e gli spagnoli Iberdrola, spiegando che “le incertezze economiche e del mercato che circondano il progetto, relative in gran parte alla crisi finanziaria, non sono conciliabili con gli investimenti richiesti per lo sviluppo di un nuovo impianto nucleare”. In poche parole il gioco non vale la candela: troppe le incognite, troppo elevati i costi. Ma nonostante tutto Enel ha deciso di restare, mantenendo la sua partecipazione del 9% nel consorzio assieme agli indiani di ArcelorMittal (6,2%) e all’agenzia di Stato. Una scelta coraggiosa, ma non isolata.

Sempre in Europa dell’est, a Mochovce (Slovacchia), Enel, che dal 2006 controlla con il 66% l’operatore elettrico slovacco Slovenské Elektràrne, è impegnata nella realizzazione di due nuovi reattori in un impianto di progettazione sovietica, approvato nel 1987. Il 13 gennaio di quest’anno il Comitato di Conformità della Convenzione di Aarhus delle Nazioni Unite sull’Accesso all’informazione e la partecipazione dei cittadini in materia ambientale, ha rilevato “un’inadeguata partecipazione e consultazione delle comunità locali nel processo di costruzione dei due nuovi reattori”, che avrebbe comportato la violazione della Convenzione da parte della Slovacchia. La raccomandazione del Comitato, se recepita dalla Commissione Europea, potrebbe comportare la sospensione del progetto in attesa dell’elaborazione di una nuova valutazione d’impatto ambientale. Per Enel si tratterebbe di un ulteriore ostacolo sul fronte della “rinascita” nucleare.

E infine c’è la Russia, dove a Kaliningrad la compagnia elettrica italiana sta completando uno studio di fattibilità per valutare una possibile partecipazione a una nuova centrale in collaborazione con Rosatom: il Baltic Nuclear Power Plant. Le autorità russe hanno chiesto ripetutamente alle corporation europee di partecipare al progetto, offrendo il 49% delle azioni. Alla fine nessuno ha manifestato un vero interesse. Nessuno tranne Enel. Che, “se ci saranno le condizioni tecnologiche e di mercato sarebbe felice di investire nel nucleare in Russia”. L’ha dichiarato l’ad Conti nel corso dell’ultima assemblea degli azionisti, ricordando il memorandum siglato con Rosatom. La stessa compagnia russa dalla quale Siemens starebbe cercando di staccarsi.