Codice 17: Unabomber e le stragi del ’92 e ’93 – parola d’autore – Cadoinpiedi

Fonte: Codice 17: Unabomber e le stragi del ’92 e ’93 – parola d’autore – Cadoinpiedi.

di Luigi Grimaldi – 11 Maggio 2011
Un’analisi che intreccia l’azione di servizi segreti, criminalità organizzata e associazioni eversive

Che fine ha fatto Unabomber?
E perchè dopo 12 anni di attentati, e cioé dal 1994 al 2006, è scomparso improvvisamente nel nulla? Forse una risposta c’è e per trovarla, con qualche sorpresa che fa letteralmente sobbalzare, bisogna partire da lontano.

Ciancimino e Gladio
Tra i documenti che sarebbero stati conservati in uno sgabuzzino da Massimo Ciancimino, c’è anche una lettera, scritta forse nel 1993, al Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. La lettera, porta la firma autografa del padre, Don Vito (la scientifica ne ha confermato l’autenticità). L’ex sindaco mafioso di Palermo parla di un fantomatico “regime” che avrebbe ideato un “piano eversivo” perpetrato con le stragi del ’92-’93. E scrive che la mediazione in corso con l’allora colonnello Mori si interruppe dopo l’uccisione di Borsellino, dando così ragione alla ricostruzione fatta in tribunale nei giorni scorsi da Brusca.
La lettera si chiude, ecco il punto, con un paragrafo in cui l’ex sindaco mafioso si dichiara organico all’organizzazione Gladio, “Stay Behind”: «ritengo che dopo la caduta del muro di Berlino – ha scritto l’ex sindaco mafioso – sia venuto a mancare il vero motivo ed anche i presupposti per i quali io stesso ho aderito a tutto questo».

Le stragi, la mafia e la falange armata
Ora i fatti importanti su questo tema sono tre: 1) è stato processualmente accertato che i mafiosi autori delle stragi del 92 e 93 avevano la preventiva consapevolezza che gli attentati sarebbero stati rivendicati dalla Falange Armata.
2 )Un altro dato pacificamente acquisito è che una delle telefonate di rivendicazione di questi attentati è stata effettuata a nome della Falange Armata, da Udine, dove in ambito Gladio, inquadrato nella sezione “K” del Sismi, operava il centro Ariete, gemello del centro Scorpione di Trapani, quello diretto dal Maresciallo Sismi Vincenzo Li Causi (morto assassinato in Somalia nel ’93).
3) Vincenzo Li Causi, i cui parenti vivono a Udine, era sospettato dalla Polizia di Stato di essere un animatore della Falange Armata.

Il telefonista delle stragi sospetto Unabomber
L’autore di questa rivendicazione telefonica falangista partita da Udine è noto. La sua identità è però una vera sorpresa.
Si tratta di un personaggio che diventerà celebre appena tre anni più tardi, nel 1996, come uno degli ormai storici “ex indagati” nel caso Unabomber: decine e decine di micro attentati tra il 1994 e il 2006. Una teoria di sangue e di paura senza una spiegazione e di cui non sono mai stati individuati i responsabili a causa di una errata, caparbia e decennale impostazione delle indagini che hanno inutilmente inseguito un inesistente maniaco seriale: imprendibile, geniale ed esperto esplosivista. Alla fine emerge invece, secondo il Pubblico Ministero Federico Frezza di Trieste, che le esplosioni sono riconducibili a un gruppo, a tre, quattro, o forse di più bombaroli: « L’obiettività non indica affatto un unico attentatore. Esistono invece sottogruppi di attentati nell’ambito dei quali è plausibile supporre che l’attentatore fosse unico» e ancora: «Ipotizzare un’unica mano dietro alcuni rudimentali tubi-bomba privi di nitroglicerina, abbandonati su una spiaggia o in una vigna e un vasetto di Nutella collocato in un supermercato due anni più tardi, è null’altro che un’opera di intuizione creativa, indimostrata e indimostrabile».

I servizi, le armi e la Libia
Il fatto è che il sospetto (ora prosciolto) unabomber/telefonista della Falange Armata è un personaggio inquietante che a partire dal 1984 ha collaborato con l’ambasciata Libica a Roma tanto da essere poi sentito, nel 1996, come teste, dal Giudice Priore in relazione alla strage di Ustica, per riferire notizie apprese durante i suoi rapporti con funzionari dei servizi segreti libici. E’ curioso notare poi come anche un altro ex indagato storico del caso Unabomber, ex ingegnere missilistico ala Oto Melara di Genova, ( anch’egli oggi del tutto riabilitato grazie a una vicenda rocambolesca di sparizione e alterazione di prove che sarebbe qui troppo lungo riepilogare) abbia in qualche modo potuto aver a che fare con la Libia attraverso la fabbrica di armi Oto Melara di Genova che, ancora nel 1984 e 1985, stava provvedendo alla completa revisione del sistema d’arma in dotazione alla fregata “Dat Assawari”, la più importante nave da battaglia della marina libica, dotandola di un sistema missilistico avanzato. Ma, libia o non Libia, il fatto importante è che l’ex sospetto unabomber/telefonista udinese ha effettuato la telefonata di rivendicazione di una delle stragi di Mafia del 1993, utilizzando, a nome della Falange Armata, lo stesso codice numerico di riconoscimento utilizzato (sempre dalla Falange Armata) per attribuirsi la strage in cui era stato ucciso, assieme alla sua scorta, il Giudice Borsellino il 19 luglio 1993.

Gladio il centro Scorpione e la Libia
Con queste premesse diviene assai interessante un passaggio della richiesta di archiviazione della Procura della repubblica di Trapani, risalente al 2000, dell’inchiesta sul centro Scorpione di Trapani in cui si menziona l’utilizzo di mezzi aereo navali di trasporto nella disponibilità dei servizi proprio in relazione a rapporti non sufficientemente giustificati con la Libia: “Un centro GLADIO a Trapani era realmente esistito e la sua denominazione nell’ambito del SISMI era C.A.S. (Centro Addestramento Speciale) SCORPIONE. Esso venne apparentemente installato nel 1987, ultimo della serie degli altri C.A.S. situati in altre regioni italiane, e facente capo al c.d. G.O.S. Gruppo Operazioni Speciali del SISMI, di cui facevano parte gli agenti denominati K, definiti da chi li ha creati come quelli che, all’occorrenza, “devono uccidere e farsi uccidere”. Apparentemente (secondo quanto risulta dall’istruzione fatta e dalla documentazione raccolta) nacque per contrastare possibili infiltrazioni dalla Libia (è il periodo dei famosi siluri che arrivano via mare a Pantelleria)”.

Scorpione arruola solo massoni
Ma la Procura di Trapani sottoscrive anche altro di estremamente interessante notando come al Centro Scorpione di Trapani: “Vengono reclutati solo agenti della Sicilia Orientale, risultati tutti iscritti a Logge massoniche ufficiali, che, di fatto, non vengono addestrati e non mettono mai piede a Trapani….Gli unici fatti degni di nota che avvengono durante la permanenza in vita del C.A.S. Scorpione sono:
• l’omicidio Rostagno a Trapani; • l’omicidio Insalaco (ex sindaco di Palermo come Ciancimino ndr) (ex gladiatore) a Palermo; • il fallito attentato all’Addaura (contro il giudice Falcone ndr.); • l’omicidio dell’agente di P.S. Agostino; • la sparizione di Emanuele Piazza.”

Da Unabomber alle stragi
Ora il fatto è che alcuni degli attentati di Unabomber, in Friuli e nel Veneto hanno qualcosa in comune: uno è stato messo in atto a Treviso, nei pressi della Telcoma, l’azienda produttrice del telecomando utilizzato per la strage di Via D’amelio. Un altro, a Pordenone, dentro il Palazzo di Giustizia, nei bagni dell’aula Falcone e Borsellino. In quasi tutte le esplosioni poi, a decine, sono presenti riferimenti ambientali alla data del “17 novembre (come ha rivelato il sospetto unabomber telefonista della Falange Armata)”, o alla parola Vittoria (il 17 novembre è il giorno di Santa Vittoria). Una data che il sospetto Unabomber/telefonista nella sua rivendicazione accosta alla Falange firmando il messaggio a nome di un inesistente “Falange Armata gruppo 17 novembre”.

Codice 17 11: Roba da servizi segretissimi
Un bel rebus, ma semplicissimo per chi avesse ben presenti le caratteristiche della rivendicazione della Falange Armata in generale e della strage in cui fu ucciso il giudice Borsellino in particolare: il telefonista/ex-sospetto-unabomber ha infatti utilizzato nella sua rivendicazione, accanto alla data del 17 novembre, il codice numerico di identificazione 763321 che è lo stesso appositamente creato, solo qualce giorno prima del 19 luglio ’93, per rivendicare la strage di Via D’Amelio. Esistono molti codici numerici di identificazione utilizzati negli anni dalla falange armata (e cioè fino al 1994, anno in cui scompare la Falange e compare Unabomber). Molti di questi hanno in comune una sorta di prefisso: il numero 763. Solo alcuni hanno, ma solo a partire dalla strage di Via D’Amelio, la cifra finale 321: non è un conto alla rovescia ma la chiave di una sorta di codice. Il 321° giorno dell’anno è infatti il 17 novembre, il giorno di Santa Vittoria. Una codificazione che pare senza senso a meno di non considerare il 17 novembre come 17 11. Basta pensare infatti al quadrante dell’orologio per rendersi conto di come le undici siano anche le 23 e le diciassette le 5. 23 e 5, un’altra data, il 23 maggio, il giorno della strage di Capaci e della morte del Giudice Falcone, di Francesca Morvillo e degli uomini della scorta. Roba da servizi segretissimi.

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