I TERREMOTI SI POSSONO PREVEDERE – Cadoinpiedi

Fonte: I TERREMOTI SI POSSONO PREVEDERE – Cadoinpiedi.

di Giampaolo Giuliani – 13 Maggio 2011
L’eredità di Bendandi non va seppellita. Il sisma è un evento fisico, e come tale è prevedibile L’Italia è fra le nazioni più sismiche al mondo, eppure non ha una cultura sui terremoti

Nelle ultime settimane si era diffusa la notizia circa una previsione di Raffaele Bendandi su un terremoto a Roma l’11 maggio 2011. Nessun sisma a Roma, ma l’11 maggio 2011 un violento terremoto ha fatto tremare la Spagna. I terremoti, dunque, sono prevedibili? Ne abbiamo parlato con il sismologo Giampaolo Giuliani.

I terremoti si possono prevedere?

Sì, i terremoti si possono prevedere. Il terremoto non è che un fenomeno fisico, quindi ha delle cause che lo producono. Studiando a fondo le cause che producono i terremoti, è possibile arrivare a prevederlo, quello che noi facciamo con la nostra ricerca sperimentale ormai da 11 anni, avvalorata anche dalle collaborazioni straniere che perseguono lo stesso scopo. Quindi, attraverso la mia ricerca sperimentale noi riusciamo a prevedere nel raggio d’azione delle nostre stazioni, 6 – 24 ore prima. In questo momento esiste una rete che funziona in questo modo di almeno 4 stazioni.

Cosa ne pensa della storia di Bendandi e del terremoto a Roma? Alla fine un terremoto c’è stato…

Bendandi ebbe una intuizione. Lui ha lasciato scritto qualcosa delle sue esperienze. Il terremoto del 1908 nello Stretto di Messina lo colpì e prese a studiare questo evento. L’intuizione fu che l’effetto mareale prodotto dalla luna e dal sole e dai pianeti giganti, possono essere una delle cause principali del rilascio di energia dei terremoti sulla terra. Lo stesso fenomeno mareale che osserviamo negli oceani e nelle acque, secondo Bendanti, viene seguito anche dalla crosta terrestre, non solo ma anche dal fluido magmatico del mantello, quindi dall’alterazione dell’energia termodinamica all’interno del mantello E’ la causa che fa caricare di energia le rocce. Quando questa energia satura sul punto di rottura delle rocce, si produce il terremoto, questa era la sua teoria.
Ho avuto modo di studiare i carteggi del Bendandi dell’anno 2010, dell’anno 2011 in corso e ho disponibile anche quello del 2012. Nel suo carteggio non ho trovato nessunissima indicazione su un forte evento che si sarebbe dovuto verificare a Roma l’11 maggio 2011 anche perché Bendandi era consapevole del fatto di non essere in grado di indicare con precisione l’epicentro dell’evento. Lui era consapevole di poter indicare solo una vasta area pari a circa 250/300 chilometri, in cui si può verificare un evento sismico. Non solo, nei carteggi ci sono indicazioni su altri terremoti effettivamente da lui previsti e la previsione veniva evidenziata con la data in quanto era molto preciso nelle sue previsioni, nella finestra temporale. Faceva un errore non superiore a 24 ore. Era invece consapevole che non aveva la stessa precisione sull’indicazione della zona epicentrale, anche perché non possedeva una longitudine precisa, poteva dare una latitudine con un margine di errore di 3, 4 gradi, ma la longitudine aveva un’elasticità maggiore.
Per cui che l’abbia previsto o meno il terremoto dell’11 maggio 2011 io non ho traccia sulle carte da lui scritte e lasciateci in qualche modo in eredità.

Perché se i terremoti sono prevedibili, questa procedura viene bloccata?

Perché in Italia è stata una scelta a alti livelli di responsabilità scientifica quella di non perseguire da più di 30 anni uno studio di ricerca sulle possibilità di poter evidenziare dei precursori sismici. Questa scelta in modo particolare l’ha presa chi ha diretto per tantissimi anni l’ente maggiormente accreditato in Italia su questo argomento, gli Ngv e quindi il Presidente degli Ngv. Loro hanno sempre detto che è impossibile prevedere i terremoti, per cui cosa migliore sarebbe stata quella di creare una rete di sismografi abbastanza fitta da poter, con 20/30 anni, mappare il territorio e sapere lì dove si sarebbero potuti verificare eventi forti, eventi pericolosi e catastrofici. Questa secondo me è stata una scelta sbagliata perché questo sistema non avrebbe permesso neanche con il passare degli anni, neanche con l’evoluzione tecnologica, di metterci in condizioni di poter avere informazioni da quelli che sono poi i precursori sismici, sistema invece usato in altri stati: Stati Uniti, Russa, Taiwan, Giappone, Cina, Turchia.

Secondo i suoi studi c’è un posto, in Italia, più a rischio?

Tutto il territorio italiano è un territorio ad alto rischio sismico, in modo particolare la dorsale appenninica, e se vogliamo in modo particolare evidenziare dei territori a maggior rischio sismico, allora parliamo di Umbria, Marche, Abruzzo, una parte del Lazio, la Campania, la Calabria, un po’ meno la Puglia e la Sicilia. Attualmente noi siamo interessanti da un rilascio di energia abbastanza presente, non molto intenso, ma ciò non di meno come numero di eventi strumentali giornalieri abbastanza marcati, in particolare nell’area di Gubbio, sul territorio di Sora, quindi Frosinate, Cassino quella zona… E in più in Sicilia dove da l’altro ieri ha ripreso in parte l’attività, il vulcano, l’Etna.

La popolazione italiana è su un territorio che è considerato tra il quinto e il sesto come pericolosità al mondo per il rischio sismico. Occorrerebbe dare una cultura alla popolazione, cosa che non è stata fatta negli ultimi 30 anni. Nessun tipo di prevenzione sismica sugli edifici, sulle strutture, sul territorio. Si potrebbe quantomeno fornire alla popolazione quel grado di competenza, di cultura sul terremoto in modo tale da non far accadere ciò che è accaduto a Roma in quest’ultimo mese quando si diceva che Bendandi aveva previsto questo terremoto, fomentando un panico come quello che è stato, ma questo panico è stato dovuto solo e esclusivamente alla mancanza di informazione e di cultura della popolazione.
Se voi avete osservato il comportamento della popolazione giapponese, invece, durante il forte terremoto che ha colpito il Giappone ultimamente… stiamo parlando di un nono grado che è un qualcosa di veramente catastrofico. Si è notato che negli ultimi 30 anni in Giappone si è fatta quella prevenzione sismica che in Italia non è mai stata fatta e nonostante l’alto grado di quel terremoto, se non ci fosse stato lo Tsunami, con ogni probabilità loro non avrebbero avuto neanche un morto. Non solo, ma il comportamento della popolazione che ha avuto una cultura per 30 anni sul modo di come comportarsi, tutto questo è ciò che è mancato e che manca attualmente in Italia.

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