Archivi del giorno: 15 giugno 2011

Antimafia Duemila – Fermare l’aggressione contro la Libia!

Basta guerra! Non è con le bombe all’uranio impoverito che si proteggono i civili.

Fonte: Antimafia Duemila – Fermare l’aggressione contro la Libia!.

da petitions24.com – 13 giugno 2011
Fermare l’aggressione!
La nostra guerra di Libia continua, nella piena illegalità con cui è cominciata.

L’abbiamo fatta sulla base di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che viola la Carta delle Nazioni Unite, perché la Libia non stava affatto minacciando la pace e la sicurezza internazionale.
L’abbiamo fatta sulla base di un’ondata di informazioni false che non sono state mai verificate: non c’erano i 10 mila morti, non c’erano le fosse comuni; non ci sono mai stati bombardamenti su manifestazioni civili.
Migliaia di missioni di bombardamento della Nato, cui noi partecipiamo, hanno già prodotto centinaia di morti di civili. Noi uccidiamo e non proteggiamo.
Siamo intervenuti in una guerra civile sostenendo una parte contro l’altra senza nemmeno sapere chi sono quelli che diciamo di sostenere.
E finanziamo la rivolta con decine di milioni di euro. Tutto questo non è nemmeno scritto nella risoluzione dell’Onu.
Senza nessuna legittimità noi puntiamo all’uccisione del capo di uno Stato sovrano. E questo assassinio, già eseguito contro uno dei suoi figli, viene pubblicamente auspicato e conclamato dai capi delle potenze occidentali di cui siamo alleati. Stiamo assistendo inerti a un ritorno alla barbarie.
La vergogna di questo atteggiamento infame deve essere distribuita equamente tra tutte le forze politiche italiane. Solo rare voci si levano a protestare. Il pacifismo è inerte e tace anch’esso.
Ma noi non possiamo accettare in silenzio tutto ciò. Non è in nostro nome che si uccide, violando ancora una volta la nostra Costituzione.
Noi non abbiamo voce, ma vogliamo parlare a chi è ancora in grado di ascoltare. Questa aggressione deve finire.

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Come cancellare la Ragnatela del Debito | STAMPA LIBERA

Fonte: Come cancellare la Ragnatela del Debito | STAMPA LIBERA.

Dall’articolo sotto si vede che pur annullando i debiti reciproci, l’Italia rimane pesantemente indebitata alla Francia. E quando si dice Francia (o Germania ecc) si dicono alcune banche o pubbliche o semi pubbliche come BNP PARIBAS e DEXIA…
NF
“The Great EU Debt Write Off” è un sito web che contiene i dettagli di uno “studio di fattibilità” su un Giubileo del debito, fatto dal professor Anthony Evans e dai suoi colleghi presso l’ESCP Europe Business School.
Lo studio ha utilizzato i dati del FMI e della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) per vedere cosa sarebbe successo se Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania semplicemente avessero cancellato tutto il debito estero che si dovevano l’un l’altro – un giubileo del debito sovrano.

La rete della reciproca distruzione del debito che hanno studiato risulta così.

PRIMA

DOPO

Il Professor Evans ha detto che quello che lui e i suoi colleghi hanno scoperto “è sbalorditivo”.
  • I paesi possono ridurre il loro debito totale del 64% attraverso la cancellazione dei debiti reciprocamente interconnessi, portando il debito totale dal 40,47% del PIL al 14,58%
  • Sei paesi – Irlanda, Italia, Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania – sono in grado di cancellare oltre il 50% del loro debito
  • L’Irlanda può ridurre il suo debito da quasi il 130% del PIL a meno del 20% del PIL
  • La Francia può eliminare virtualmente il suo debito – riducendolo a solo lo 0,06% del PIL

Un Giubileo del Debito tra le nazioni ‘debitrici’ consentirebbe all’Irlanda di ridurre il carico del suo debito dal 130% del PIL a meno del 20%! Praticamente vorrebbe dire cancellare i tagli paralizzanti a cui sono costretti gli Irlandesi. Mentre anche tra le nazioni ‘creditrici’ la Francia beneficerebbe di una quasi totale cancellazione del suo debito. Così anche il popolo francese sarebbe avvantaggiato.

Il Professor Evans ha puntualizzato è che in “tutto il debito estero”, ha incluso anche i debiti in valuta estera detenuti dalle banche private, visto che  la linea tra debito veramente sovrano e debito bancario e privato è ormai confusa.

Ha detto inoltre che il principale limite che hanno avuto è stato di non essere stati in grado di determinare la durata e i tassi delle diverse obbligazioni nei diversi paesi. Così hanno virtualmente cancellato debiti che, pur dello stesso importo di capitale, potrebbero avere un valore diverso a causa dei diversi tassi di interesse e durata. Comprensibilmente, questo lo rende prudente sulla attendibilità dei suoi risultati. Tuttavia, egli è d’accordo che su ammontari così elevati, i tassi di interesse e le differenze di durata possono essere considerati marginali. Nel grande schema delle massicce riduzioni di debito che si otterrebbero le differenze di tassi e durata potrebbero essere giustamente viste come un piccolo costo da sopportare per così tanto guadagno.

David Malone, autore di “The Debt Generation”, e blogger di golemxiv-credo.blogspot.com, commenta lo studio di Evans chiedendosi come mai nessuno abbia pensato a una ipotesi così fattibile. La risposta è questa:

I banchieri non vogliono che si parli della cancellazione reciproca del debito perché sarebbe necessario imporre una riduzione della leva finanziaria. I banchieri non vogliono il deleveraging perché la leva è il segreto su cui i banchieri fanno i loro profitti. La  ragione per cui la cancellazione del debito costringerebbe alla riduzione della leva finanziaria è che gran parte del debito che verrebbe annullato è attualmente registrato sui libri delle banche come un ‘asset’ che serve da garanzia ad altri prestiti e ancora più debito. Così, se si inizia a cancellare il debito la piramide del debito a leva dei banchieri comincia a sgretolarsi. Il fatto che dovrebbe sbriciolarsi se si vuole avere una ripresa, e non essere paralizzati dal tentativo di pagare debiti impagabili, non riceve mai un accenno nel mondo dei banchieri.

ComeDonChisciotte – LA NATO IN LIBIA, UN “UNIVERSO ALTERNATIVO”

Basta con questa guerra in Libia falsamente umanitaria. Sicuramente le bombe all’uranio impoverito non servono a proteggere i civili ma a causare tumori per decenni a venire.
Fonte: ComeDonChisciotte – LA NATO IN LIBIA, UN “UNIVERSO ALTERNATIVO”.

DI WAYNE MADSEN
Strategic Culture

Il Pentagono e i suoi partner della NATO sono occupati in una delle più smaccate e intense manovre di propaganda delle loro operazioni militari dal tempo in cui si stavano preparando per l’attacco della “Coalizione dei Volenterosi ” contro l’Iraq. Le indicazioni secondo cui il governo di Muammar Gheddafi stia per cadere e che la vita di Tripoli è in una fase di stallo per via della campagna dei bombardamenti NATO non corrispondono alla realtà, come qualsiasi osservatore non tendenzioso che di recente è stato a Tripoli potrebbe testimoniare.

Per partecipare alla “guerra dell’informazione” della NATO contro la Libia, lo schieramento della stampa della grande finanza si è riunito a Tripoli, con la presenza dei corrispondenti di guerra del Pentagono per il New York Times, il Washington Post e il Los Angeles Times, ed è riuscito a dar voce alla propaganda del Pentagono e della NATO con la fabbricazione di report fasulli.

In un articolo da Tripoli, Simon Denyer del Post ha suggerito che il governo libico stia simulando che le vittime siano dovute alle missioni aeree della NATO sugli obbiettivi civili invece che a cause non inerenti ai combattimenti. La stessa idea è stata ripetuta da John Burns, impegnato a far salire il conto che il New York Times dovrà pagare col suo soggorno a Tripoli, che ha riportato la stessa linea di propaganda del Pentagono. Siccome sono stato all’ospedale El Khadra a Tripoli, posso testimoniare che molti individui sono stati feriti dai bombardamenti NATO, e molti avevano ferite dovute alle scheggie delle granate nelle gambe, nelle braccia e nel torso.

Mentre il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, è stata incensata dal Presidente Barack Obama a Washington per aver impiegato le forze militare del suo paese della campagna della NATO contro la Libia, la Deutsche Presse-Agentur, un’agenzia di stampa tedesca, ha scorrettamente riportato che la vita a Tripoli, una città di 1,3 milioni di abitanti, è in una fase di immobilismo, che le scuole sono chiuse e i negozi sbarrati, e che le forze fedeli a Gheddafi sono sempre più sotto pressione, con alcuni reparti in ammutinamento.

Il mio racconto da Tripoli narra che il 6 giugno gli studenti di tutte le età andavano ancora a scuola, che i negozi erano aperti, anche se alcuni mercati alimentari più grandi hanno un orario di apertura limitato a causa delle sanzioni della NATO sulle merci importate in Libia per aereo o per nave, e che la vita a Tripoli continua normalmente. Le sanzioni della NATO hanno provocato lunghe file di auto, camion e taxi incolonnate per fare rifornimento nel momento in cui le stazioni di servizio ricevono la benzina dalla Tunisia o dalle raffinerie locali.

Le sanzioni della NATO e i loro effetti della vita dei libici che vivono nella regione occidentale, controllata dal governo centrale, sono una forma di “punizione collettiva” progettata per indebolire il popolo libico che in questa parte del paese ha sinora sostenuto il governo legittimo. Comunque, le sanzioni stanno avendo l’effetto opposto e anche le persone che prima erano favorevoli a un cambiamento di regime, ora stanno avvicinandosi ai leader del governo vedendo come la NATO cerchi di introdurre un’amministrazione neo-coloniale. Dato che l’Italia è un membro della coalizione NATO, i libici ricordano le atrocità commesse in Libia dagli italiani durante l’occupazione coloniale fascista e per questa ragione i libici sosterrano Gheddafi contro gli italiani, i francesi e i britannici che, assieme agli americani e ai canadesi, cercano di imporre un regime fantoccio a Tripoli.

La NATO ha adottato la tattica della “punizione collettiva” di stampo israeliano da infliggere sulla popolazione che vive nella zone controllate dal governo.

Le sanzioni sui carburanti hanno provocato lunghe file per il rifornimento a Tripoli, come si può notare da questi taxi (sulla destra) incolonnati dopo la consegna della benzina alle stazioni di servizio.

I libici occidentali che hanno contatti con i loro parenti a Benghazi, la città orientale sotto il controllo del Consiglio di Transizione Nazionale, hanno parlato della presenza dei gruppi dell’opposizione esiliati – da tempo supportati dalla CIA, dall’MI-6 britannico e dalla Direction General de la Securite Exterieure (DGSE) francese -, dei recenti transfughi dal governo di Gheddafi e dagli estremisti wahabiti salafiti incoraggiati e finanziati dall’Arabia Saudita, dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, e ci parlano di come la vita sia cambiata sotto i ribelli. Le donne nelle città come Derna, che è sotto il controllo dei veterani salafiti delle operazioni di “Al Qaeda” in Afghanistan e in Iraq, nelle cui fila ci sono anche alcuni detenuti liberati da Guantanamo, hanno paura di lasciare le loro abitazioni perché i salafiti hanno imposto codici di comportamento radicali alle donne che appaiono in pubblico senza velo. Sotto Gheddafi, non c’erano restrizioni su quello che le donne o gli uomini potessero indossare in pubblico. Comunque, gli uomini non possono avere la barba nelle foto dei loro passaporti. L’esistenza di passaporti libici con le foto dei barbuti leader salafiti nel movimento dei ribelli indica che le autorità ribelli di Benghazi hanno stampato passaporti falsi.

Gli impiegati del settore pubblico, tra cui gli insegnanti, che vivono nella regione orientale tenuta dai ribelli non sono stati pagati dal momento che i capi della ribellione hanno saccheggiato 900 milioni di dinari libici e di 500,5 milioni di dollari di contanti che erano nei forzieri della Banca Centrale Libica di Benghazi. Anche se il governo centrale di Tripoli volesse aiutare i cittadini libici che vivono nell’oriente, non c’è modo di trasferire il denaro agli impiegati pubblici disoccupati, così come ai pensionati e a quelle famiglie che ricevevano 500 dollari al mese grazie al programma di redistribuzione delle entrate petrolifere. Il “Ministro delle Finanze” dei ribelli libici, Ali Tarhouni, è ritenuto un agente di lungo corso della CIA ed è la persona che ha pianificato il furto dalle casseforti della Banca Centrale di Benghazi, grazie all’assistenza degli scassinatori, addestrati dalla CIA, degli Emirati Arabi Uniti.

Alcuni dei ministri libici che sono usciti dal governo per entrare nelle fila dei ribelli erano già noti per essersi opposti alle politiche redistributive di Gheddafi e erano già al tempo interessati a ingrassare i loro conti correnti bancari e i portafogli degli investimenti. Non è una coincidenza che uno dei primi obbiettivi degli attacchi aerei della NATO a Tripoli è stato condotto contro l’ufficio a cui erano attribuite le indagini sulle accuse di frode rivolte contro alcuni funzionari governativi. Molti degli ufficiali sotto indagine per frode e corruzione, tra cui alcuni ministri del governo Gheddafi, sono ora funzionari di alto livello nel Consiglio di Transizione Nazionale, che è già stato riconosciuto da Francia, Italia, Regno Unito e da altri paesi della NATO come il governo “legittimo” in Libia. Le nazioni occidentali stanno intavolando trattative con i leader ribelli per le nuove concessioni petrolifere che permetteranno di soddisfare gli interessi di Big Oil invece di quelli del popolo libico.

La buona notizia è che gli archivi delle frodi e delle corruzioni presenti nell’edificio colpito dalla NATO erano stati spostati in un posto sicuro e che questi documenti verranno utilizzati come prova per incriminare i transfughi che ora sono al servizio del Consiglio Temporaneo. Tra i ministri e i consiglieri implicati nella corruzione ci sono l’ex Ministro della Giustizia Mustafa Abdel Jalil, adesso capo nominale dei ribelli ad interim ma senza alcun potere; Mahmoud Jibril, il Ministro per la Pianificazione addestrato dagli USA e direttore del Tavolo dello Sviluppo Economico, che ha ora l’incarico di Primo Ministro della “Repubblica Libica” dei ribelli, il dottor Ali el-Essawi, il Ministro del Commercio e dell’Industria e ex ambasciatore in India che è anche membro della Fratellanza Musulmana, il Ministro degli Interni Abdul Fatah Yunis e un amico stretto di Gheddafi ed ex capo dell’intelligence libica e Ministro degli Esteri, Musa Kusa, un altro amico intimo di Gheddafi che era il punto di riferimento della CIA nelle sue “extraordinary rendition” e nel programma di rapimenti in Libia.

Ironicamente, alcuni degli estremi jihadisti e musulmani che erano nel mirino dei programmi di tortura e di sequestro della CIA ora stanno combattendo con i ribelli nell’est libico e, nel caso di Derna, hanno installato un “emirato islamico” di stampo talebano.

Per quanto riguarda il supporto francese ai ribelli libici, c’è la prova che il presidente Nicolas Sarkozy e Bernard-Henri Levy, il filosofo amico del presunto predatore sessuale e ex presidente del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn, hanno sostenuto i ribelli per permettere ad Israele di estendere la sua influenza per compensare le perdite che Tel Aviv ha avuto in Egitto. Ci sono stati dei report credibili secondo cui Levy, che ha appoggiato le rivolte fin dall’inizio, durante una recente visita a Benghazi ha convinto i ribelli di permettere a Israele di attivare una base militare dell’est Cirenaica con un contratto di affitto di trenta anni. Per ottenere la base, Israele avrebbe esercitato ala sua influenza su Washington, Londra, Parigi, Berlino e Roma per far sì che la NATO innalzasse il livello del conflitto in Libia e che Israele potesse fornire un aiuto segreto ai ribelli con l’invio di reparti scelti e con l’assistenza dell’intelligence. Dopo questo andirivieni diplomatico di Levy tra Benghazi e Gerusalemme dove ha incontrato il Primo Ministro Binyamin Netanyahu, la NATO ha utilizzato per la prima volta gli elicotteri d’assalto nella campagna libica.

Non c’è stato alcun accenno al coinvolgimento di Israele in Libia nelle pagine del New York Times, del Washington Post o del Los Angeles Times, fatto non sorprendente considerando le inclinazioni pro-Israele della proprietà di questi giornali.

Non c’è stata neppure una citazione nei media occidentali, dopo tutto lo zelo applicato alla promozione della linea del Pentagono e della NATO, che alcuni ribelli libici avrebbero accettato un’amnistia offerta dal governo se avessero restituito le armi. Dopo che i ribelli hanno reso le armi a Misurata e nelle montagne occidentali, la NATO ha incrementato i suoi bombardamenti nelle due regioni.

I “corrispondenti di guerra” dei media di regime viaggiano tutti assieme e anche se sono americani, britannici, francesi, tedeschi, canadesi o italiani scimmiottano la linea delle forze occidentali. Nel caso della Libia, i cronisti di guerra delle multinazionali esaltano i successi dei ribelli mentre i loro colleghi al Rixos Hotel di Tripoli sfruttano ogni possibilità per descrivere come sia falso il governo libico e come amplifichi la portata dei danni collaterali della NATO. Comunque, questo giornalista ha testimoniato il risultato del bombardamento NATO nel quartiere residenziale di Tripoli che ha ucciso cinque persone, tra cui il figlio di Gheddafi, Seif al-Arab Gheddafi, e tre suoi nipoti. Le case dei vicini, che sono solo a un isolato di distanza dall’ambasciata della Costa d’Avorio, sono anch’esse state seriamente danneggiate dall’attacco della NATO.

Il salotto del vicino di Saif al Arab Gheddafi dopo il bombardamento

La NATO afferma di aver bombardato solo obbiettivi militari e i media occidentali hanno ripetuto la loro propaganda con i loro dispacci da Tripoli.

Altri articoli dei media di regime a Benghazi hanno parlato delle vittorie dei ribelli nella parte occidentale della Libia, in città lungo la strada principale che collega Tripoli al confine tunisino. Avendo viaggiato su questa strada il 6 di giugno, questo giornalista può testimoniare che non c’era segno della presenza dei ribelli, e che in ogni città da Tripoli alla frontiera sventolava la bandiera verde della Jamahiriyah. Non c’erano bandiere del precedente regime monarchico feudale, quelle usate dalle forze ribelli, da Tripoli alla Tunisia. L’unico sparo sentito in questa regione è stato quello delle truppe tunisine per cercare di spaventare i lavoratori africani in fuga per i combattimenti in Libia che oltrepassavano il confine non sorvegliato nei pressi delle stazioni della dogana.

Il governo libico ha istituito un numero telefonico della Tunisia che promette ai lavoratori profughi un alloggio e un sostegno finanziario se ritorneranno in Libia. I ribelli hanno attaccato molti lavoratori di colore dei paesi sub-sahariani e del Sahel solo per il colore della pelle. Alcuni di questi lavoratori sono stati uccisi e feriti e molte donne africane di colore, comprese le mogli e le figlie dei lavoratori ospitati, sono state violentate dai ribelli. E ancora sono state diffuse bel poche notizie sulla violenza degli arabi sui neri nei media mainstream, sempre ansiosi di aggiornarci sulle iniziative del Pentagono, della CIA, della Casa Bianca e del quartier generale della NATO a Bruxelles.

Non c’è nemmeno una menzione del modo in cui vengono smaltiti i corpi delle vittime della violenza dei ribelli, ossia con un ammasso di corpi che vengono incendiati per eliminare le tracce dei crimini contro l’umanità commessi dalle forze ribelli appoggiate dagli Stati Uniti e dalla NATO.

È già stato detto che, in guerra, la prima vittima è la verità. Comunque, i giornalisti hanno il dovere di riportare la realtà dei fatti indipendentemente dalle fisime dei loro governi. Così come abbiamo visto in Libia e prima in Iraq, in Afghanistan, Pakistan, Libano, a Gaza e nei Territori Occupati, in Darfur, in Rwanda, Somalia e Yemen, i giornalisti moderni che operano in questi giorni sono solo gli stenografi dei loro padroni delle aziende multinazionali che, a turno, tirano le corde delle marionette che sono a Washington, Bruxelles, Londra, Parigi, Roma e Berlino.

***************************************************Fonte: http://www.strategic-culture.org/news/2011/06/08/natos-alternate-universe-in-libya.html

08.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – GLI ITALIANI HANNO DETTO NO AL NUCLEARE E ALL’ACQUA MERCE

Fonte: ComeDonChisciotte – GLI ITALIANI HANNO DETTO NO AL NUCLEARE E ALL’ACQUA MERCE.

DI MARCO CEDOLIN
ilcorrosivo.blogspot.com

Finalmente quella che era solo una sensazione si è tramutata in realtà. Nonostante lo spostamento a giugno dei referendum, rifiutando l’accorpamento con le elezioni amministrative di qualche settimana fa, nonostante le manovre messe in campo dal governo per dissuadere la gente dall’andare alle urne, ritirando scorrettamente una legge oggetto della contesa referendaria, nonostante alchimie ed ostruzionismi assortiti, il quorum è stato abbondantemente superato ed il numero dei votanti si è assestato intorno al 57%.

Poco importa se il valore giuridico della consultazione può ritenersi relativo, così come poco importa se fra coloro che festeggiano, dopo essere saliti sul carro del vincitore, c’è un ampio bestiario politico che da sempre offre la sponda tanto alla lobby dell’atomo quanto alla mercificazione dei beni comuni.

Quello che conta è il messaggio politico adamantino che gli italiani hanno inteso mandare recandosi in massa alle urne, in barba a tutti i tentativi di dissuaderli. No alla reintroduzione in Italia delle centrali nucleari, già bocciate nel 1987 e NO alla trasformazione dell’acqua in una merce, da vendere “a barili” come il petrolio…..

Un messaggio politico che in futuro, tutti i governi di qualsivoglia colore che si avvicenderanno alla guida di questo disgraziato paese, dovranno tenere in debito conto, a prescindere da quali siano le direttive dei grandi poteri che tirano le loro fila.
Passato il momento dell’euforia e della genuina soddisfazione, che deve accompagnarsi alla constatazione di come il popolo italiano ancora possieda una sensibilità ambientale ed un senso di ripulsa nei confronti del disegno di mercificazione di tutto l’esistente, arriverà il momento di capitalizzare questo risultato.
Non in termini elettorali e di visibilità politica, come tanti partiti già stanno facendo, ma gettando le basi per una battaglia popolare che partendo dal basso, ponga le basi affinché il bene acqua venga gestito nel migliore dei modi a beneficio di tutti e le centrali nucleari rimangano quel dinosauro che un po’ tutti gli altri paesi stanno cacciando fuori dall’Europa.
Insomma c’è molto lavoro da fare, e l’entusiasmo che deriva da un risultato andato oltre le migliori aspettative, dovrebbe aiutare a lavorare serenamente e proficuamente sulla strada che il voto degli italiani ha tracciato con chiarezza.

Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.com
Link: http://ilcorrosivo.blogspot.com/2011/06/gli-italiani-hanno-detto-no-al-nucleare.html
13.06.2011

ComeDonChisciotte – IN LIBIA LA NATO HA BOMBARDATO UN’UNIVERSITÀ

Le foto se volete sono al sito qui sotto. ATTENZIONE: FOTO ESTREMAMENTE CRUDE
Fonte: ComeDonChisciotte – IN LIBIA LA NATO HA BOMBARDATO UN’UNIVERSITÀ.

DI KURT NIMMO
Infowars.com

Press TV riporta che la NATO ha bombardato un’università di Tripoli, uccidendo studenti e alcuni dipendenti. Con le parole del network dello stato iraniano: “Nuove immagini mostrano le conseguenze di un presunto aereo raid della NATO contro l’Università di Nasser a Tripoli. L’attacco ha provocato la morte di molti dipendenti dell’università e di parecchi studenti. La televisione di stato libica ha anche detto che decine di persone sono rimaste ferite.”

Il bombardamento non è stato citato dalla CNN o dal New York Times.

Secondo il Christian Science Monitor, “le prove fornite [dalla Libia] sono state scarse, anche se ci sono stati più di 160 lanci di missili Cruise da parte delle forze statunitensi e britanniche e almeno 175 missioni effettuate dai francesi e da un jet fighter canadese nelle ultime 24 ore”.

Le prove sono “scarse” perché i media mainstream si rifiutano di credere al governo libico e non vanno a ricercare le denunce delle vittime tra i civili. Le guerre umanitarie già da tempo vengono descritte come fossero operazioni chirurgiche e quando poi la realtà delle morti dei civili non può più essere negata viene semplicemente descritta come un danno collaterale.

Poco dopo l’inizio dei bombardamenti NATO sul paese, alcuni funzionari hanno negato che ci siano stati morti tra i civili nel corso nei raid aerei. I morti provocati dai bombardamenti aerei sono da trovarsi solo tra i lealisti di Gheddafi e tra i cittadini libici criminalizzati dalle Nazioni Unite.

La scorsa settimana il New York Times ha insistito nell’affermare che i bombardamenti nelle aree densamente popolate non uccidono i civili. John Burns, seguendo attentamente il copione consegnatogli dal Pentagono, ha scritto: “Il governo libico ha al suo attivo un carnet impressionante di dati improbabili e di eventi attentamente manipolati. Il vedere vittime civili è una cosa rara.”

Il New York Times ha anche riportato che alcuni tubi di alluminio sono stati rintracciati in Iraq. Anche a causa della caterva di bugie che asserivano che l’Iraq fosse in possesso di armi di distruzione di massa, gli Stati Uniti invasero il paese e provocarono la morte di un milione di iracheni.

Un attacco aereo della NATO a Tripoli, una città di due milioni di persone. La NATO e il New York Times ritengono che i civili non muoiano in questi raid.

Secondo i dati del Pentagono diffusi da Wikileaks, l’invasione dell’Iraq ha provocato la morte di 66.081 civili. Il ministro della Salute iracheno, insediato dagli USA, ha innalzato il numero a 87.215. Nel 2007 uno studio dell’ORB sulle vittime del conflitto in Iraq ha portato il numero a 1 milione e duecentomila.

Il 31 maggio la Libia ha accusato la NATO dell’uccisione di 718 civili e del ferimento di altri 4.067 nel corso di dieci settimane di bombardamenti aerei. Il portavoce del governo, Mussa Ibrahim, citando i dati del ministero della Salute – che l’AFP dice non essere verificabili -, ha affermato: “Dal 19 marzo al 26 maggio ci sono stati 718 martiri tra i civili e 4.067 sono stati feriti, di cui 433 in modo grave”.

Joshalyn Lawrence ha filmato i cittadini libici feriti in un attacco aereo della NATO. “I video di Lawrence, sul canale WBAIX, che riprendono i civili ricoverati in ospedale provano che i ferimenti e le uccisioni provocati dalle bombe non sono così “rari” o “castronerie”, sono la realtà”, ha scritto Deborah Dupre per Bay View. “Nei video i feriti innocenti descrivono uno dopo l’altro le atrocità patite nel corso della una missione d’indagine che a Cynthia McKinney sta realizzando con una squadra che comprende una delegazione di ex parlamentari e professori francesi, ora presenti a Tripoli.”

Il 7 di giugno l’ex parlamentare della Georgia ha scritto: “È interessante vedere come le iniziative del Washington Post, del New York Times, dell’Associated Press e di tutti quelli che cercano di far passare per ‘assurde’ le indignazioni della Libia a causa dei bombardamenti sono palesemente false e hanno l’unico scopo di difendere all’opinione pubblica gli indifendibili bombardamenti sui civili che avvengono in aree densamente popolate.”

I neocon assetati di sangue, naturalmente, hanno definito l’indagine di McKinney come un atto di terrorismo. FrontPage Mag, il megafono dell’ex marxista David Horowitz – che ha ricevuto soldi dal noto agente della CIA Richard Mellon Scaife – ha scritto: “McKinney fa parte della lunga tradizione occidentale di sinistra di ruffiani progressisti che viaggiano nei territori nemici per cercare di indebolire l’America”.

I media mainstream hanno per larga parte ignorato il viaggio di McKinney e i suoi resoconti sulle morti dei civili e hanno continuato a seguire il copione del Pentagono come succede ormai da decenni.

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Fonte: http://www.infowars.com/nato-reportedly-bombs-libyan-university/

13.06.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Le foto sono state scattate dallo studente Mohammed Al-Alam dell’università Nasser di Tripoli

Fonte: http://www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/Libye-les-preuves-en-images-du
13.06.20111

‘Ndrangheta a Torino

Fonte: ‘Ndrangheta a Torino.

In Piemonte, mercoledì mattina, l’operazione Minotauro, condotta dai carabinieri e dalla guardia di finanza, ha portato all’arresto di 151 persone, mettendo a nudo un inquietante intreccio fra mafia e politica che ha coinvolto consiglieri regionali, capi clan, funzionari pubblici, tutti sodali in quella consorteria del malaffare dove magicamente elementi delle istituzioni ed appartenenti alle varie cosche si fondono senza soluzione di continuità per gestire gli interessi comuni.

Come nella migliore tradizione, la partecipazione della politica al baccanale del “guadagno facile” sembra rivelarsi rigorosamente bipartisan, coinvolgendo elementi di spicco del PD, del PDL e dell’IDV, impegnati in faccende di vario genere, che spaziano dalla gestione della cementificazione del territorio, al sostegno della candidatura di Piero Fassino alle primarie per la scelta del nuovo sindaco di Torino, all’elezione di altri sindaci nei comuni della provincia……
Fra gli arrestati spicca il nome di Nevio Coral, già sindaco di centrodestra di Leinì (Torino) per 30 anni e suocero dell’assessore regionale alla Sanità (che ha rimesso le deleghe in seguito allo scandalo tangenti scoppiato di recente) Caterina Ferrero, del Pdl.
Fra le persone non sottoposte a provvedimenti, ma oggetto dell’indagine per incontri e conversazioni intrattenute con elementi di spicco delle varie ‘ndrine, si possono annoverare l’assessore regionale al lavoro Claudia Porchietto (Pdl) da sempre in prima linea nel sostenere la causa dell’alta velocità in Val di Susa, l’onorevole Gaetano Porcino dell’Idv, l’onorevole Domenico Lucà del Pd, il consigliere regionale del Pd Antonino Boeti, l’assessore all’Istruzione di Alpignanno Carmelo Tromby, sempre dell’Idv.
Chiunque abbia il piacere di attraversare la Val di Susa, non può evitare di “apprezzare” le parole TAV = Mafia, collocate a caratteri cubitali sulle pendici della montagna proprio all’ingresso della valle. Una scritta che al momento della sua estensione fece infuriare i salotti buoni della politica piemontese. Una furia diventata oggi ancora più comprensibile di quanto non lo fosse allora.