Archivi del giorno: 3 luglio 2011

YouTube – ‪IL TAV SECONDO IL GIUDICE IMPOSIMATO‬‏

C’è la piovra dietro la TAV. Ecco cosa ci spiega il giudice Imposimato.

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LO STATO CONTRO LA VAL DI SUSA – Cadoinpiedi

Fonte: LO STATO CONTRO LA VAL DI SUSA – Cadoinpiedi.

Gli scontri

Tensione altissima in Val di Susa. La manifestazione programmata dai comitati No Tav è degenerata in violenti scontri con le forze dell’ordine poste a presidio del cantiere. I manifestanti, amministratori locali e cittadini, avevano iniziato a sfilare pacificamente: in migliaia si erano radunati sotto il forte di Exilles, formando un lunghissimo serpentone umano che si è snodato per chilometri lungo le strade che conducono alla Maddalena e alle altre frazioni di montagna di Chiomonte. Tra questi, anche i sindaci di 23 Comuni che hanno deliberato la loro contrarietà all’opera. La situazione è sfuggita di mano. Un ristretto gruppo di manifestanti ha sfondato la recinzione di protezione al cantiere all’altezza dell’area archeologica intorno alle 13.00. Da qui, è iniziato il lancio di oggetti e sassi verso le forze dell’ordine, che hanno risposto col lancio di lacrimogeni sui manifestanti, respinti anche attraverso l’utilizzo di idranti. Lo stesso era accaduto alcuni giorni fa, quando nel corso degli attacchi, la polizia aveva impiegato lacrimogeni al “CS” (orto-clorobenziliden-malononitrile), che rientrano tra le cosiddette “armi chimiche”.

Il bilancio

Pesante il bilancio degli scontri odierni: secondo quanto riferito dalla Questura di Torino, 51 persone, tra forze dell’ordine e manifestanti, sono rimaste ferite. Un poliziotto è svenuto a seguito dello scoppio di una bomba carta; uno ha riportato la frattura del setto nasale, un terzo ha riportato ferite lacero-contuse al capo e altri due hanno riportato ustioni. Tra i No Tav, tre i ragazzi feriti, di cui uno in condizioni serie, trasportato fuori dall’area degli scontri su una barella di fortuna. Ferito anche un operaio del cantiere che è stato soccorso da personale medico della Polizia. Proprio oggi, in un’intervista, il sindaco di Torino Piero Fassino aveva invitato i manifestanti ad abbandonare le barricate, e a far prevalere la razionalità. Così, mentre la politica, tranne poche eccezioni, si schiera in maniera bipartisan dalla parte dello Stato, gli unici ad affiancare sul campo i manifestanti sono stati Beppe Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle.

Le rivendicazioni dei Comitati

I No Tav, però, hanno mantenuto le posizioni. Un’opera, la TAV in Val di Susa, che appare inutile, di elevatissimo impatto sulle casse dell’erario, sull’ambiente e sulla salute degli abitanti della Valle. Queste infatti le motivazioni che spingono i comitati No Tav a proseguire una protesta che ha ormai raggiunto un livello critico: la previsione di un modello economico fallace, che impone di sventrare una Valle e bucare una montagna adducendo i vantaggi di un più veloce transito delle merci (non delle persone) tra Torino e Lione, su una linea che già oggi funziona al 25% delle sue potenzialità. Un transito che peraltro appare in costante decrescita già da alcuni anni, con una tendenza che gli studi indicano come costante anche nel prossimo futuro. Un’illusione cui si aggiunge, già oggi, l’impossibilità per i Tgv francesi di passare sulla tratta ad alta velocità Milano-Torino, considerata non idonea. Non ultima, l’insostenibilità economica dell’opera, che prevede da parte dell’Unione Europea un contributo di soli 500 milioni di euro, cui lo Stato italiano dovrà aggiungere altri 15 miliardi, attinti dal macroscopico debito pubblico. Senza contare il danno ambientale, per cui una porzione di territorio patirà permanentemente l’offesa di migliaia di metri cubi di cemento, e i rischi possibili per la salute dei residenti, come la fuoriuscita di amianto dal traforo della montagna.

Quale tutela?

Interrogativi che si amplificano al cospetto della reazione di uno Stato che sinora ha rifiutato il confronto con amministratori locali e cittadini, e che oggi, come già nei giorni scorsi, ha reagito con estrema durezza alle legittime rivendicazioni di chi, quella Valle, la abita da generazioni. Forze dell’ordine che manganellano lo Stato di diritto e la libertà dei cittadini di manifestare ed esprimere il dissenso. Contravvenendo così all’obbligo primario del loro ufficio, quello della tutela dei cittadini. Una tutela che, di fatto, va a beneficio unicamente dei promotori della speculazione.

In Val di Susa è guerra in nome dell’alta velocità. La più grande TRUFFA di tutti i tempi! | STAMPA LIBERA

La verità è che la TAV è un affarone per la piovra, ecco perchè utilizzano l’esercito contro la popolazione inerme.

Fonte: In Val di Susa è guerra in nome dell’alta velocità. La più grande TRUFFA di tutti i tempi! | STAMPA LIBERA.

Proponiamo due articoli sullo scandalo della TAV, uno preso da Mentereale/disinformazione.it e uno dal forum di Legno Storto. Ne consigliamo vivamente la lettura per capire la madre di tutte le truffe partita col “governo Prodi”.

Fonte: http://www.mentereale.com

Scrivo a tutti coloro che mi hanno conosciuto, e che hanno conosciuto l’associazione Materya, e il suo impegno per l’ambiente.
In Val di Susa c’è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità.
Una popolazione locale sta tentando di opporre resistenza alla costruzione di un’opera voluta da lobbies finanziarie, sostanzialmente inutile, destinata al trasporto delle merci (non è alta velocità.. per chi ancora non lo sapesse!), dal costo pari a tre volte il ponte di Messina.

TRE VOLTE il costo del PONTE DI MESSINA.

Cito inchieste del Politecnico di Torino e Milano, e dati estratti dalla trasmissione Report (Rai tre) e da una bellissima trasmissione andata in onda alcuni mesi fa su La 7. Non mi dilungo sull’impatto ambientale, la collina di amianto (una stima di una ASL di Torino parla di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre..) il tunnel di 54 km dentro una montagna già scavata dall’Enel perché ricca di Uranio, ma vi informo di questo:
I soldi destinati alla costruzione li metteranno le banche, ad un tasso del 6,2% ma la fidejussione a garanzia del prestito sapete chi l’ha messa? Voi! O se preferite lo Stato italiano! Entro 9 anni dovremo restituire 45 miliardi di debito alle banche che hanno finanziato l’opera. 45 miliardi sono quello che dovremo sostenere come costo per ridurre un pochino il nostro debito con l’estero per stare in Europa e il povero Tremonti non sa dove reperirli.

Siete pronti a pagare altri 45 miliardi per far viaggiare più veloce l’acqua minerale di Lecce verso la Norvegia, e far arrivare prima i biscotti inglesi sullo scaffale del vostro supermercato?

A proposito…non passeranno dalla Val di Susa le merci…Un noto docente del Politecnico dice che il costo del transito per un camion da questo valico non sarà competitivo con i costi degli altri tunnel che già esistono. Questa sarà davvero una cattedrale nel deserto.

Volevo solo informare tante persone che ancora non sanno..
Grazie del vostro tempo.. e chi di voi volesse aiutarci a fermare questo disastro divulghi questa mail.

Claudio Guerra

Per saperne di più http://www.notav.eu
http://www.disinformazione.it

“Corruzione ad Alta Velocità”, Mafia e sinistra: le accuse dell’ex giudice comunista Imposimato a Romano Prodi

Fonte: http://www.legnostorto.com

“E’ la cronaca di 2 anni di indagini del Presidente della Commissione Antimafia dal 1994 al 1996, voluto da Berlusconi come uno dei primi passi del suo primo governo, per capire chi avesse fatto saltare in aria Falcone e Borsellino.

L’autore e, come detto, anche presidente della commissione antimafia (finchè ha retto il governo berlusconi, poi è stato ovviamente silurato dagli autori del ribaltone), è anche un ex-giudice collaboratore esterno (soprattutto da Roma per le questioni “non siciliane”) del pool antimafia di Falcone e Borsellino, nonchè plurieletto nelle fila del PCI prima, PDS dopo.

Insomma, un berlusconiano convinto……………………..

Tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992, nel giro di poco tempo i vertici della polizia e dei servizi segreti, e il giudice Falcone, gli uni all’insaputa degli altri, si recano ufficialmente dal Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti per allarmarlo su notizie di un complotto internazionale tra la “lobby delle lobbies” internazionale, una parte della politica italiana, mafia e camorra nostrane, e mafia russa/ex PCUS, il cui obbiettivo è quello di svendere una fetta d’Italia “allo straniero”, e approfittare di alcuni enormi serbatoi di capitali, primo tra tutti quello destinato alla TAV (circa 200.000 miliardi di vecchie lire tra “diretto” e “indotto” solo per la tratta “da Roma in giù”).

I servizi segreti “ci sono arrivati” attraverso informatori ed opera di “intelligence”, e avvisano che i complottisti all’interno dei partiti elimineranno i “nemici interni” per via giudiziaria, la polizia, in particolare lo SCO, verificando le “scatole cinesi” dei maggiori appalti e “arrivando sempre ai soliti gruppi societari”, Falcone investigando sui collegamenti romani e internazionali della mafia siciliana, prevedendo anche possibili attentati per destabilizzare il paese.

Scotti prima in modo informale, poi, nel marzo 1992, anche “ufficialmente”, allerta tutte le prefetture su tale pericolo, con una famosa circolare.

Falcone avvisa Scotti che alla fine di maggio chiuderà il cerchio delle proprie indagini incontrando un collega moscovita, e che a quel punto sarà in grado anche di smascherare coloro che stavano disperatamente tentando di “toglierselo di torno”.

Ma pochissimi giorni prima dell’incontro, casualmente, salta in aria.

E quella stessa sera due camion stracarichi di documenti lasciano a fari spenti Botteghe Oscure.

Passa una settimana, e la lobby delle lobbies internazionali festeggia la scomparsa di Falcone e lo scampato pericolo sul panfilo reale “Britannia”, ed inaugura la prevista “fase 2”, ossia l’eliminazione delle correnti dei partiti di governo che non si sono inchinati al volere Bilderberg/Trilateral/Illuminati: dal panfilo parte una telefonata alla procura delle banane, e, guardacaso, la mattina dopo Maurizio Losa ci avvisa che “anche il nome di Bettino Craxi ora compare nella lista degli indagati”…..

Le correnti di maggioranza di DC e PSI, che si erano opposte alla svendita dell’italietta, vengono spazzate via dai bananari milanesi (solo di toga…), mentre le rispettive “correnti di sinistra”, quelle del Trilateral Prodi e del Bilderberg Amato, guardacaso, ne escono perfettamente pulite….

Anzi, Amato diventa addirittura il presidente del consiglio, il giorno dopo le grandi banche della lobby delle lobbies abbassano ad orologeria il rating dei nostri titoli di stato, il Bilderberg Ciampi come presidente di Bankitalia svende le nostre riserve monetarie “per correre dietro al nulla”, usciamo dallo SME con la liretta che vale un 30% in meno di pochi giorni prima, e con i falchi esteri che si comprano le nostre migliori aziende nazionali per quattro lirette.

A quel punto i complottisti indicono le elezioni sicuri di stravincerle, essendo rimasti in giro solo loro…. Ma, contro ogni previsione, le vince colui che fino a pochi mesi prima era l’idolo dei comunisti e della CGIL per la propria lungimiranza imprenditoriale, perché “paga di più i suoi dipendenti”, e perché non ne ha mai licenziato uno che uno…..

Una delle prime azioni di Satana da presidente del Consiglio, è quella di affidare la Commissione Antimafia alla toga più rossa di sempre, giudice plurieletto delle fila del PCI prima e PDS poi, il quale riprende tutti i dossier di Falcone, ossia quelli dei reparti speciali di polizia, carabineri e gdf, e scopre che da anni tutto è scritto….

Nero su bianco si trovano le aziende che partecipano alle scatole cinesi per i maggiori appalti e relativa catena di subappalti, e tutte fanno riferimento, alla fine della catena, a cooperative rosse o grandi gruppi, anche del nord, comunque dell’area della sinistra.

E per la “madre di tutte le truffe”, la TAV, da anni si sa che l’80-90% dei finanziamenti statali si perde lungo una serie di catene di subappalti precostruiti ben noti, e finisce a mafia, camorra e politica attraverso gli “accantonamenti” di tali società

La toga più rossa del mondo risale la piramide, e scopre che il governicchio che doveva traghettare l’italietta alle elezioni, aveva in extremis bypassato, pochi minuti prima che entrasse in vigore, una nuova normativa europea che prevedeva che una consistente fetta dei maggiori appalti fosse messa in asta con partecipazione aperta ad imprese comunitarie… così “rimase tutto in casa”….

Ma quale “casa”?

Chi aveva scelto le società mafiose alle quali affidare i lavori?

Breve indagine, e si scopre che tali imprese dovevano essere scelte dal presidente dell’IRI, che per queste doveva garantire nero su bianco.

Quelle scelte mafiose le effettuò un certo Romano Prodi presidente dell’IRI, da non confondere col Romano Prodi di Nomisma, alla quale venne pagata dall’IRI, ossia da tutti noi, una consulenza multimiliardaria per individuare i soggetti migliori per gli appalti.

E il fatto che vennero fuori dal cilindro imprese mafiose, è ovviamente solo un caso…..

La toga più rossa del mondo individua anche i canali di spartizione delle tangenti del ramo “Ferrovie dello Stato”: anche qui tutto risultava da anni, il tangentaro della mafia era risaputamente tal Pierfrancesco Pacini Battaglia che riciclava tutto nella sua banca svizzera Karfinco.

E qui si scopre che il tangentaro della mafia era già stato arrestato 2 volte dalla procura di roma, la prima per una maxi truffa su ingenti capitali destinati ai paesi del terzo mondo nell’ambito di un “progetto di cooperazione”, la seconda proprio per il riciclaggio per le tangenti della TAV, ma in entrambi i casi era stato tirato fuori dalle romane galere da un pm milanese, tale Antonio Di Pietro, da non confondere ovviamente con quello delle mani pulite verso un’Italia de valori, e la sua posizione giuridica, stralciata dai procedimenti romani, era stata “ripulita” dalla procura delle banane, in modo che potesse continuare a fare con tranquillità il proprio lavoro di tangentaro della mafia…..

Quando la toga più rossa del mondo inizia a parlarne all’interno del proprio partito, puff…. Avvisi di garanzia napoletani, ribaltoni, congelamento della Commissione Antimafia, minacce personali da parte di Violante e Bargone, a quei tempi rappresentante/braccio destro di D’Alema.

La toga più rossa del mondo viene isolato e “congelato” dal proprio schieramento, gli viene ovviamente impedito di presentare la relazione della Commissione, troppo zeppa di nomi di sinistra e troppo vuota di berlusconiani, e quando la procura delle banane si inventa la famosa confessione di corruzione del Bar Mandara e si può quindi andare alle elezioni, la toga più rossa del mondo è costretta ad abbandonare il proprio paese d’origine per le minacce, tutte denunciate (ma ancora senza alcun seguito) di mafia, camorra e PDS….. e gli elettori affezionati dell’ex senatore PDS vengono minacciati affinchè non lo votino…. Decine le denunce ancora pendenti, ma senza alcun seguito…..

Trombato, la toga più rossa del mondo si presenta a sorpresa nello studio del nuovo presidente del consiglio, gli dà del mafioso con tanto di prove circostanziate, e se non interviene prontamente Andreatta con i sali, del Romano ce ne liberiamo con 12 anni di anticipo causa infarto da troppo pianto…….

A quel punto, alla toga più rossa del mondo non resta che fare della propria Relazione della Commissione Antimafia un libro.

Per il quale ovviamente nessuno di coloro che è stato accusato pubblicamente di mafia, ha mai sporto querela in 12 anni…..”.

Dal blog di Ferdinando Imposimato:

“ (…) Una storia dimenticata …

Queste vicende di De Magistris e Forleo evocano alla mia memoria la drammatica e dimenticata storia di un altro coraggioso magistrato, Giuseppa Geremia, che nel 1996 indagava sullo scandalo della Cirio Bertolli DeRica e sull’alta velocità: scandalo che denunciai inutilmente a Prodi ed alla Commissione antimafia nel 1996 dopo una inchiesta magistrale svolte dalla Criminalpol e dall’Arma dei Carabinieri su mia richiesta. Per quella inchiesta io fui sottoposto ad attacchi concentrici di destra, che chiese la mia rimozione come relatore, e di sinistra, che non mi difese. E fui isolato in Commissione e la mia relazione non venne mai discussa; e guarda caso la legislatura venne interrotta bruscamente dopo due anni senza che ce ne fosse alcuna ragione seria: ciò significa che la fine della legislatura fu dovuta alla volontà di evitare che io denunziassi in commissione antimafia i responsabili istituzionali dei fatti di collusione mafiosa negli appalti.

Nei rapporti della criminalpol emerse che sugli appalti per le grandi opere pubbliche avevano indagato Falcone e Borsellino e che questa poteva essere una causa della loro morte. La mia relazione non venne discussa : i vari Violante, Ayala, Bargone mi lasciarono solo e dissero che non c’erano prove di quello che affermavo. E poi venne definitivamente affossata dopo la mia sconfitta decisa dalla camorra dei casalesi interessata ai lavori dell’Alta velocità sulla tratta Napoli-Roma. Le mie residue speranze che giustizia fosse fatta dal PM Giuseppa Geremia andarono deluse.

Costei aveva scoperto, dai documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza, che “il garante dell’Alta Velocità, intrisa di imprese di mafia e camorra, era Romano Prodi, mentre Lorenzo Necci, per coinvolgere un poco tutti quelli che contavano, inventò un comitato nodi dell’Alta Velocità composto dalla senatrice Susanna Agnelli, dal prof Carlo Maria Querci dal dott Giuseppe De Rita e dall’architetto Renzo Piano: la spesa preventivata era di 9 miliardi di lire”. Ma il collegio dei revisori dei conti fece osservazioni che non ebbero risposte. Il 25 novembre, al termine di una inchiesta serrata fondata anche sulla perizia contabile di ben 13.000 pagine svolta dal prof Renato Castaldo, il PM Geremia, con l’avallo del Procuratore Coiro, chiese il rinvio a giudizio per abuso di ufficio dell’ex Presidente del Giudizio Romano Prodi, quale ex Presidente dell’IRI. Anche allora si tenne conto del momento in cui erano stati ipotizzati i fatti di corruzione e non la qualifica attuale del presidente del Consiglio. ed il rinvio a giudizio di Carlo Saverio Lamiranda, in quanto legale rappresentante della FISVI che aveva acquistato la Cirio senza avere una lira. Ed infatti Lamiranda sarebbe stato in seguito incriminato e condannato per bancarotta e frode comunitaria.

Nel frattempo il governo presieduto da Prodi approvò, con l’appoggio del Ministro della Giustizia suo difensore, una nuova legge che modificava in senso restrittivo l’abuso in atti di ufficio; ed il Presidente Prodi venne assolto perché il fatto non sussiste; ma la legge era ad personam. Ma non é finita qui.

Lo scandalo sulla TAV e Nomisma di Prodi.

L’inchiesta sulla Cirio era appena cominciata che la dottoressa Geremia subì – sarà lei stessa a raccontarmelo – insulti telefonici, minacce, chiamate silenziose ed intimidazioni ad opera di ignoti. Esattamente come é accaduto a Luigi De Magistris e a Clementina Forleo. Nel frattempo la Geremia ridà slancio alla inchiesta sull’Alta Velocità con dentro l’affare Nomisma che, secondo i magistrati di La Spezia, era stato insabbiato dal PM Giorgio Castellucci. Le minacce e gli insulti si intensificano: Geremia ha paura, ma non per sé ma per l’anziana madre con cui vive da sola. Gli ignoti vigliacchi intensificano le minacce e gli insulti. Il movente si cela- lei intuisce- in quella inchiesta scottante che toccava santuari intoccabili. La Geremia era ancora più preoccupata perché il suo telefono era noto solo ad alcuni delle istituzioni. Ella decide di denunziare la tortura cui é sottoposta al commissariato di Polizia di Piazzale Clodio. Informa il procuratore della Repubblica Michele Coiro che le dà solidarietà ed avallo. Ma una tempesta si addensa sulla testa di Coiro: il CSM lo accusa di avere rapporti con il giudice Squillante, come se il rapporto istituzionale tra Procuratore Capo e Capo dei giudici delle indagini preliminari fosse vietato dalla legge e non necessario. Sta di fatto che dopo avere raccolto lo sfogo della Geremia, Coiro é costretto a lasciare la Procura di Roma. Da segnalare che Coiro era un esponente di magistratura democratica. E viene relegato alla direzione degli uffici di detenzione e pena. Egli é stato avvertito dal Ministro della Giustizia che se non se ne andrà , sarà sottoposto ad azione disciplinare. Poco dopo Coiro morì di crepacuore. “ La sua morte – mi confidò la Geremia – é stata un duro colpo per me. Mi ha sempre lasciato libertà di azione nella inchiesta sulla Cirio. Non glielo hanno perdonato. Lo hanno costretto a lasciare la Procura di Roma sette mesi prima che andasse in pensione”.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, alla udienza preliminare del 15 gennaio 1997 , il Gip Eduardo Landi decide di non decidere. E invia la decisione alla udienza del 28 febbraio 1997. Perché? Semplice! La Geremia, preoccupata dalle minacce che potevano travolgere l’anziana madre sola in casa , decide di chiedere il trasferimento in Sardegna, ma vorrebbe concludere l’inchiesta sulla Cirio: ma non le sarà consentito.

La motivazione della sentenza assolutoria di Prodi, anziché essere depositata nel termine di legge del 23 gennaio 1998, giunge sul tavolo della Geremia il 9 febbraio 1998, due giorni dopo che la stessa Geremia era stata trasferita alla Procura Generale di Cagliari. E così ella non aveva potuto presentare impugnazione- così mi disse- contro l’assoluzione di Prodi.
E sullo scandalo calò un silenzio tombale, rotto solo dalla mia denunzia nel libro Corruzione ad Alta Velocità”.

Un tunnel inutile di 22 miliardi – Marco Ponti- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Un tunnel inutile di 22 miliardi – Marco Ponti- Blog di Beppe Grillo.

Al minimo dubbio non c’è alcun dubbio, come disse Robert De Niro in un suo celebre film. E allora, se non esiste UN SOLO motivo per realizzare la TAV in val di Susa, non economico – costerà 22 miliardi a fronte di benefici inesistenti, non ambientale – distruggerà una valle, non per il traffico merci – in continua discesa da 10 anni sulla tratta attuale, ALLORA a cosa serve? Perché le procure non indagano sullo sperpero di soldi pubblici? E’ ammissibile che mentre siamo sull’abisso del default e Tremorti vara una manovra da 47 miliardi di tagli e tasse vengano divorati 22 miliardi di euro (NOSTRI cari pennitavvendoli, non della UE) ? Questa mostruosa e improbabile opera dovrebbe finire tra vent’anni, ma cos’è ci state prendendo per il culo e pretendete pure che vi crediamo?
Oggi il professor Marco Ponti, uno dei pochi che si è esposto per i valsusini, ci spiega perché la Tav è inutile. Aspettiamo con ansia la voce dei totem del Paese, da Mario Monti, a Luca Cordero di Montezemolo, a Mario Draghi, sempre assenti, sempre silenti.

Intervista a Marco Ponti, professore Politecnico di Milano

Marco Ponti – Mi chiamo Marco Ponti e sono Professore ordinario di economia dei trasporti al Politecnico di Milano.
Blog – La TAV in Val di Susa è necessaria per i trasporti tra Italia Francia ?
Marco Ponti – Quella linea sembrerebbe non indispensabile, sicuramente avrebbe una priorità molto bassa rispetto a altri interventi perché i costi sono elevatissimi e il traffico, sempre stando alle cifre ufficiali, molto modesto, tra i traffici più modesti di tutti i valichi italiani delle Alpi.
Blog – Quali i costi e quali i benifici di questa opera?
Marco Ponti – I costi previsti ufficialmente sono per tutta la linea, non solo il tunnel di base 22 miliardi di Euro, ma di solito queste previsioni si dimostrano inferiori ai costi reali, il caso dell’alta velocità italiana è costata tre volte tanto quello previsto, i benefici per i passeggeri sono rilevanti, ma in questo caso i passeggeri previsti sono pochissimi, la linea quindi dovrebbe essere essenzialmente per il traffico merci, ma il traffico merci attualmente è di tre milioni di tonnellate all’anno e stava declinando già nei 10 anni passati, è una relazione che sembra avere scarse prospettive di crescita, perché poi avrà anche la concorrenza del nuovo tunnel del Gottardo svizzero che va grossomodo nella stessa direzione, sembra difficile che il traffico saturi la linea esistente, che può portare fino a 20 milioni di tonnellate senza spendere un Euro, è difficile che superi questa soglia.
Blog – Perchè i partiti si sono accaniti su questa opera che molti sostengono sia inutile?
Marco Ponti – C’è una strana storia che tutto quello che è ferrovia merita un sacco di soldi pubblici, invece la strada che porta il 90% delle merci e dei passeggeri e anche dei pendolari, bisogna ricordarsi, sembra vista come il demonio per ragioni di inquinamento ma non ha nessun senso tecnico, neanche dal punto di vista ambientale.
Blog – E’ giustificabile questo enorme impatto ambientale?
Marco Ponti – L’impatto ambientale di qualsiasi nuova costruzione è piuttosto elevato, l’opera è molto utile può darsi che i benefici anche ambientali superino le emissioni di cantiere, ma in questo caso, dati i dubbi fortissimi che ci sono sull’utilità dell’opera, c’è anche il rischio che dal punto di vista ambientale lo spostamento di traffico dalla strada alla ferrovia sia molto modesto e quindi i benefici di riduzione di impatto ambientale siano molto modesti. Sono previsti 14 treni al giorno su 250 di nuova capacità, il traffico merci ferroviario è in declino in tutta Europa con poche eccezioni, anche in Francia è in forte declino il traffico ferroviario perché le cose che produciamo non sono beni primari, mattoni o legname o carbone, quelle cose che andavano in treno due secoli fa, oggi produciamo vestiti di Armani e microchips che mettere sul treno è pressoché impossibile, se si vuole aumentare la capacità del sistema ferroviario, ma non ce n’è bisogno, è molto meglio intervenire sulle tecnologie che costano molto meno e riescono a far fronte assai bene a eventuali aumenti di domanda, se gli aumenti di domanda ci saranno, ma finora sono stati quasi da encefalogramma piatto. Devo ricordare che il nodo stradale è supertassato in tutta Europa, mentre il nodo ferroviario è supersussidiato e ciò nonostante il nodo stradale vince, ma perché? Perché la gente è stupida e cattiva? No, perché probabilmente ci sono le ragioni strutturali, per questo, abbiamo stili di vita e tipi di produzioni che non vanno più molto d’accordo con il nodo ferroviario.
Blog – A chi interessa la realizzazione della TAV?
Marco Ponti – Ovviamente gli interessi dei costruttori, ma quelli ci sono sempre e comunque, il problema vero è la disattenzione che c’è per rapporto tra costi e benefici delle opere, soprattutto la priorità, non ne è fatta una ragionevole prioritizzazione delle opere in funzione del rapporto costi – benefici che è l’unico modo con cui si può ragionare seriamente in questi casi.
Blog – Esistono alternative all’ Alta Velocità ?
Marco Ponti – Certo, intervenire dove c’è tanta domanda, cioè nelle aree dense, nelle aree metropolitane e nelle aree urbane dove la domanda è tantissima e intervenire con tecnologia e manutenzione per esempio che sono molto più urgenti e molto meno costose. Modernizzare e mettere in sicurezza soprattutto la rete stradale, è il 90% del traffico e continuerà a viaggiare il 90% o l’85 % del traffico nella migliore dei casi, è un mito quello dell’intervento in ferrovia, è costosissimo e porta pochissima merce e in proporzione ai costi ovviamente, che pagano i contribuenti poi, mentre i costi della strada li pagano bene o male chi viaggia. A me dei valsusini non fregherebbe assolutamente niente se l’opera fosse utile, ma siccome l’opera probabilmente è inutile, in questo caso hanno ragione, se l’opera fosse utile dovrebbero starsene zitti e vendere le loro compensazioni se fosse utile al Paese, ma ci sono fortissimi dubbi che questa opera sia utile al Paese e questi dubbi sono molto generalizzati, molto di più di quanto si pensa.

Val di Susa – Kabul- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Val di Susa – Kabul- Blog di Beppe Grillo.

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600 uomini armati proteggono giorno e notte, a turno, il presidio della Maddalena in Val di Susa. In tutto sono dispiegati 2.000 uomini. Nei boschi circostanti sono stati posati blocchi di cemento che reggono reticolati alti due metri e mezzo. Le tende lasciate dai valsusini in fuga sulla montagna sono state tagliate. E’ un’azione di guerra contro la popolazione. Qual è la differenza con Kabul? Non si è mai vista un’operazione militare del genere neppure per i lavori sulla Salerno Reggio Calabria dove domina incontrastata la ‘ndrangheta. Le Forze dell’ordine occupanti vengono da altre regioni italiane, un valsusino non picchierebbe mai un suo amico o una vecchia signora che lo ha visto crescere. Il Parlamento rappresentato dai poliziotti di Maroni/Tambroni è illegittimo, figlio della legge porcata del ridanciano Calderoli degno rappresentante della Lega voltagabbana di “Padroni a casa nostra” e di “Roma ladrona“. Dov’è l’opposizione? Dove sono Di Pietro, Bersani, Vendola? Per trenta denari, i famosi 600 milioni della UE, si è scatenato l’inferno in Val di Susa. tende bruciate, manganellate in faccia, lacrimogeni al CS” (orto-clorobenziliden-malononitrile).I gas CS rientrano tra le cosiddette “armi chimiche”, fanno parte di questa categoriatutte le sostanze gassose, liquide o solide, che, diffuse nell’area e sparse sulle acque o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni anatomico – funzionali di varia natura, tali da compromettere, in via definitiva o solo anche temporanea, l’integrità dell’organismo umano”.

Nei giornali di regime, in prima fila Repubblica, i valsusini sono stati giudicati, fatti a pezzi. Miseri villici, montanari ignoranti, egoisti. Non hanno ancora scritto che puzzano e sono analfabeti, ma questo è il senso.
Fassino dove ti nascondi? Chi sono i tuoi referenti? Dopo “abbiamo una banca” ora sei passato a “abbiamo un cantiere“, uno di quelli così amati dalle cooperative rosse e rosé. Con il tempo, non ci vorrà molto, verranno fuori le vere motivazioni di un’opera senza alcuna base economica dal costo di 17 miliardi pagati dai contribuenti italiani, che sarà ultimata tra vent’anni, che sventrerà per sempre una valle e una montagna per 54 chilometri per trasportare merci in costante diminuzione da un decennio sull’attuale linea che collega la Val di Susa alla Francia. Domenica la Valle di Susa vuole riprendersi il suo territorio, io ci sarò, tutti gli italiani dovrebbero partecipare. Può essere il momento di svolta per il Paese, per riaffermare la democrazia e far sciogliere le Camere questo autunno. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Lettera aperta a Siim Kallas- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Lettera aperta a Siim Kallas- Blog di Beppe Grillo.

Spettabile Commissario europeo per i Trasporti Siim Kallas,
le scrivo per metterla al corrente, se già non lo fosse, che lei ha una grande responsabilità nei confronti degli abitanti della Valle di Susa e, più in generale, verso gli italiani. Il traforo che dovrebbe collegare la Torino Lione è inutile in quanto le merci, si parla infatti di TAC (Treni ad Alta Capacità) e non di TAV, che transitano per l’attuale tratta ferroviaria Torino-Modane sono in costante diminuzione da anni e tutte le previsioni per il futuro confermano l’attuale tendenza. I lavori dovrebbero durare almeno vent’anni e nessun economista o esperto di collegamenti al mondo può dire quali saranno le necessità dei trasporti nel 2032. Io e lei forse non ci saremo più, ma rimarranno i figli e i nipoti di una valle sventrata e già oggi stuprata dalla militarizzazione, i cui abitanti, figli della civile Europa alpina, sono trattati alla stregua di criminali senza avere alcuna colpa se non quella di voler difendere la loro terra dalla distruzione e dalla speculazione e la salute delle prossime generazioni. Lo scavo infatti disperderebbe grandi quantità di amianto, come riportato in più occasioni da personale medico.
I politici italiani si fanno scudo dell’Europa, ma in realtà dalla UE vogliono solo i soldi, 672 milioni, maledetti e subito. Poi si vedrà. Il costo dell’opera è stimato in 22 miliardi tutti a carico della collettività, nessuna azienda privata investirebbe miliardi senza un ritorno economico. L’Italia è pericolosamente vicina al default e il ministro dell’Economia Tremonti ha chiesto e ottenuto 47 miliardi tra tagli di spesa sociale e nuove tasse. Poteva, senza il fardello di questa opera mostruosa e inutile, chiedere metà dei sacrifici agli italiani o destinare 22 miliardi allo sviluppo del tessuto industriale del Piemonte e del Paese.
Il prossimo 6 luglio ci sarà la conferenza intergovernativa Italia-Francia sulla TAC in Val di Susa. Lei ha fatto sapere, attraverso la sua portavoce Helen Kearns, che non sono ancora rispettate le tre condizioni fissate per ottenere i fondi europei: apertura del cantiere per il tunnel esplorativo di 7,5 chilometri della Maddalena, l’approvazione dei nuovi progetti e la firma di un accordo bilaterale sulla ripartizione dei costi finanziari dell’opera. Ci sono però anche una quarta e una quinta condizione che lei dovrebbe valutare: l’utilità dell’opera che non ha alcun presupposto e il consenso dei valsusini che in quella valle vivono da secoli e che, prima di ora, prima di questa colossale truffa nei confronti della UE e degli italiani, era stata occupata una sola volta nella Storia moderna: dai nazifascisti. Spero che lei si schieri per l’Europa dei popoli e non per quella degli affaristi e delle lobby. Se lo farà, le sarò eternamente grato.” Beppe Grillo

BAVAGLIO ALLA RETE – Cadoinpiedi

No al bavaglio!
Fonte: BAVAGLIO ALLA RETE – Cadoinpiedi.

Il 6 Luglio entrerà in vigore una delibera Agcom, in base alla quale l’Autorità avrà la facoltà di oscurare blog e siti web, accusati di violare il copyright, senza passare da un regolare processo. Per assumere il provvedimento, basterà una segnalazione da parte dei detentori di copyright. Per capire cosa succederà dal 6 Luglio, e quali sono i potenziali rischi per la libertà della Rete in Italia, abbiamo intervistato Claudio Messora, blogger e animatore del videoblog “Byoblu”.

Quello che succede dal 6 luglio è un percorso che arriva a compimento che è nato parecchi anni fa. Le leggi contro la rete ormai sono tante, tantissime, affondano le radici anche molto prima del 2007, anno in cui viene emanato dal Governo il Decreto Gentiloni, il quale, sebbene sia passato abbastanza sotto silenzio, in realtà tende, idealmente, a tutelare i cittadini dalle violazioni in ambito pedopornografico in rete, quindi uno scopo nobile al quale nessuno si potrebbe opporre, ma quello che poi succede nella vita è che gli scopi nobili servono anche come grimaldello per cominciare a far scricchiolare un po’ le porte. Nessuno se ne accorge, nessuno protesta poi con quel grimaldello si spaccano e si sfondano direttamente e questo grimaldello è stata la formazione di una Commissione all’interno dell’Agcom, che si occupasse di obbligare tutti gli Internet Service provider a dotarsi di infrastrutture necessarie alla censura, in quale modo? Tramite la negazione dei DNS, quindi evitando che si possa raggiungere un sito web accedendovi tramite il nome di dominio, tramite il filtraggio delle indirizzi IP. Gli Sp avrebbero poi dovuto e così hanno fatto adeguarsi alle richieste che arrivano da questa Commissione interna all’Agcom che segnalavano di volta in volta i casi di pedofilia o di pedopornografia on line, ovviamente nessuno può contestare o opporsi a una simile nobile causa, però quello che poi è successo è che una volta che si sono dotati degli strumenti tecnologici necessari, ovvero le infrastrutture di rete atte a censurare i siti web con nonchalance, hanno cominciato a usarlo anche per altre tipologie di siti web, per esempio per i giochi di azzardo perché lo Stato italiano deve essere l’unico biscazziere di questo Paese, quindi tutti gli italiani che cercavano di accedere ai siti di scommesse on line, anche all’estero si sono visti negare il consenso, grazie proprio a questa Commissione interna all’Agcom. Allo stesso modo, se ricordate quel che è successo qualche anno fa, gli indirizzi IP degli italiani che accedevano a un portale di sharing in sé è per sé del tutto legale che può essere usato ovviamente per condividere materiali protetti da Copyright e quindi esplicitare un comportamento illegale, venivano reindirizzati verso un sito civetta di un’associazione che tutelava gli interessi delle grosse corporation audiovisive e cinematografiche, in questa maniera si è istituita la delazione, i cittadini venivano spiati.

Questo è l’excursus, il background che poi viene rafforzato da una cosuccia da niente che si chiama Decreto Romani e per la quale abbiamo dato grossissima battaglia nel web l’anno scorso che tendeva a implementare una normativa e una direttiva europea che voleva armonizzare, si chiama audiovisual media services la maniera in cui si trasmettono i contenuti multimediali nei vari paesi, visto che ci sono i vari mezzi con i quali un contenuto multimediale oggi può essere veicolato e visto che le televisioni, i grossi editori debbono sottostare a certe normative, pareva assurdo che magari non so Mediaset debba sottostare a certe normative mentre trasmette via etere e poi magari on line trasmette lo stesso palinsesto, gli stessi programmi ma possa fare quello che vuole. Ma la direttiva della Comunità Europea escludeva chiaramente, a caratteri cubitali i siti Internet privati e i grossi portali di video sharing. Quello che fece Romani per recepire la direttiva europea fu esattamente di togliere riferimento ai siti Internet privati e ai portali di video sharing, quindi includendo anche i blog personali e You Tube, questo ha manifestato ovviamente un grossissimo problema che poi si è ripercorso sulla libertà della rete, tant’è vero che abbiamo fatto un casino, siamo andati a Roma, abbiamo ballato a piedi nudi e alla fine il Decreto Romani è passato lo stesso. Ma è passato come? In una forma un po’ più light per cui le web Tv e le web radio che dovevano sottostare a questo regolamento, alla fine devono essere solo quelle superiori ai 100 mila Euro, però è passato.
E passando ha gettato le basi per questa normativa liberticida dell’Agcom che sta per vedere la luce il 6 luglio. Se non faremo come in Spagna dove ci sono organizzati e dove hanno tempestato di migliaia di mail il Parlamento spagnolo e nella fattispecie le mail anche di questo Ministro della Cultura che si chiamava Gonzales, che aveva proposto una legge analoga, ma con significative differenze, il 6 luglio passerà una normativa del tutto scontornata, un po’ ambigua che metterà nelle mani di una Commissione politica, perché ricordiamoci che l’Agcom è un organismo politico, quindi è succube delle volontà della politica e quindi delle lobby che controllano la politica e che mettono i politici in Parlamento, e parliamo ancora una volta, tra le altre, delle grosse corporation dell’industria audiovisiva e dell’industria cinematografica.
Se non ci sarà una forte reazione, ormai il tempo che manca è proprio poco, assisteremo all’ ingerenza di un organismo politico che deciderà come e quali siti web chiudere, nell’arco di quale tempo ma entro un massimo di 5 giorni. Cioè, se il mio sito web esporrà dei contenuti protetti del diritto d’autore, che se pensiamo al Decreto Romani dal quale la normativa prende spunto dovrebbero essere solamente quelli audiovisivi e quindi audio – video, ma siccome la normativa Agcom a detta dei giuristi che ho interpellato è un po’ confusa, si può applicare anche ai contenuti testuali, si scatenerà un putiferio. Se una parte lesa dovesse ritenere che ci siano dei contenuti su qualche sito in violazione dei propri diritti di proprietà intellettuale, potrà fare una richiesta al gestore del sito che avrà 48 ore di tempo per rimuoverli, il che è ridicolo se pensiamo a un blogger, a un ragazzino che magari al mare, magari sta facendo un weekend con la fidanzata piuttosto che a scuola e sta studiando e non accende il personal computer, avrà 48 ore di tempo per provvedere alla rimozione dei contenuti se lo dovesse ritenere fondato. Anche questa è una frase ambigua, cosa significa? Se non dovesse ritenerlo fondato, cosa succederebbe?
In questo caso se non dovesse rimuovere i contenuti la parte lesa si dovrà rivolgere all’Agcom, la quale si arrogherà i diritti dello sceriffo e metterà su un processino che ricorda quelli medioevali, quelli fatti dalla Chiesa, la Santa Inquisizione di 5 giorni, alla fine dei quali deciderà se rimuovere o oscurare il sito.
Questa è una follia, perché in Italia vige la separazione tra i poteri, abbiamo già un potere che non a caso è superpartes, equilibrato ed è quello che deve applicare le normative, ovvero il potere giudiziario, si bypassa a volo d’uccello un po’ come voleva fare il Sen. D’alia con il famosissimo emendamento D’ alia famosissimo, si bypassa la magistratura e si decide immediatamente.
Quindi, ricordiamolo, c’è una volontà politica per cui il governo decide quali siti chiudere e quindi si può parlare tranquillamente di censura.
La stessa problematica era stata affrontata dagli spagnoli, come dicevo prima, dal Ministro della Cultura Gonzales, che voleva chiudere i siti web che piratavano, ma attenzione, come voleva affrontare questa problematica? La parte lesa avrebbe dovuto presentare una denuncia a una Commissione parlamentare e quindi già non parliamo di un organo di tutela, parliamo di una Commissione, quindi parliamo del Parlamento, che sarebbe dovuta essere composta almeno da un magistrato di comprovata esperienza, poi da un collegio di cittadini, da un collegio di navigatori, quindi esperti di rete, utenti normali, di consumatori e di produttori di contenuti, quindi già vediamo una nutrita rappresentanza dove tutti potevano esprimere la loro idea e interferire nel processo di valutazione.
Attenzione, questa Commissione avrebbe potuto avere tutto il tempo necessario per svolgere le valutazioni di rito, quindi non c’era nessun vincolo né nei modi e né nei tempi, quindi se fossero stati necessari 6 mesi per decidere se quel sito web era o non era pirata, 6 mesi si sarebbero presi, alla fine solo se questo contenuto fosse stato giudicato, un contenuto che violava la normativa sul diritto d’autore internazionale sarebbe stato poi mandato alla fine a una Udienza nazionale spagnola, una specie di Tar spagnolo che avrebbe avuto ulteriori 28 giorni di tempo per valutare e esprimersi. Mi sembra che la stessa situazione sia stata affrontata dagli spagnoli con una serie di garanzie per il cittadino estremamente superiori. Ma nonostante queste enormi differenze, gli spagnoli si sono incazzati come delle mine l’anno scorso, hanno inondato le caselle dei parlamentari della politica e di tutti questi organi, organucoli e del Ministro della Cultura Gonzales minacciando di togliere loro il voto se fosse passata una normativa tanto illiberale.
Perché illiberale? Perché la rete ormai è sotto gli occhi di tutti, rappresenta il nuovo strumento, nonché ultimo baluardo della libertà dei popoli e dei cittadini è nato per essere libero, è nato per bypassare un problema di interruzione delle comunicazioni ai tempi della guerra fredda in America, per cui un pacchetto, un’informazione poteva scegliere autonomamente la sua strada in maniera anonima e giungere a destinazione anche se tiravano giù dei tralicci, è nato proprio per non essere controllabile e gli organismi politici ormai internazionali fanno di tutto per cercare di controllarlo. Gli spagnoli si sono incazzati, hanno tempestato di mail, alla fine questa normativa non è passata e si sono anche scusati di averla proposta. Noi abbiamo pochissimi giorni per cercare di alzare la voce, ci sono delle petizioni da firmare on line, c’è bisogno di fare un fortissimo passaparola e di mobilitare le persone com’ è successo in occasione delle amministrative e del referendum.
Se non lo faremo cosa succederà? Succederà che qualsiasi contenuto che possa essere giudicato da un detentore di diritti lesivo della sua proprietà intellettuale, potrà essere oggetto di denuncia all’Agcom, ma qualsiasi, ad esempio non so anche i siti di informazione libera. Io ho tantissimi video in cui magari inserisco dei brevi spezzoni, non so, di un pezzo di Santoro di 10 secondi, l’ultimo era “Castelli mente”, per mostrare cosa dicono e cosa invece non dicono.
Anche tutti questi contenuti potranno essere tirati giù dall’Agcom senza passare dalla Magistratura, quindi vedete che il percorso è lungo, si parte dalla pedofilia per fare in modo che tutti di pancia dicano sì, sì, certo fate l’infrastruttura, non ci interessano le garanzie. Giusto, è vero, peccato che questi partano dalla pedofilia per poi, con la stessa infrastruttura che hanno già costruito, arrivare a tirare giù i contenuti invece informativi, quindi a precludere gli spazi di libertà dei nuovi cittadini.
La speranza è che, se dovesse passare il 6 luglio questa normativa, le scrivanie dell’Agcom vengano oberate, tartassate di richieste, di rimozione di contenuti per far rendere conto loro che oggi come oggi è impossibile gestire una tale e tanta mole di informazioni quale quella che può trovare spazio nella rete, ed è questa la garanzia della libertà, quindi usare una specie di mail bombing nei confronti dell’Agcom per rendere di fatto questa legge inattuabile.
Siamo dunque di fronte all’ennesima norma liberticida che attenta allo spazio di libertà sacrosanto che è stato usato da popoli più oppressi del nostro, anche se noi ci avviciniamo più alla Cina con queste normative che non a Bruxelles, per riguadagnare la propria libertà e comunque mettere in atto le loro rivoluzioni.

IL MARTIRIO DI FUKUSHIMA – Cadoinpiedi

Fonte: IL MARTIRIO DI FUKUSHIMA – Cadoinpiedi.

di Ernesto Burgio30 Giugno 2011

Tracce di cesio 137 sono state rinvenute nelle urine di 15 persone residenti al di fuori della no-entry zone. Tutti siamo potenzialmente a rischio, perché il cesio si fissa nei tessuti e contamina la catena alimentare. Ed è dimostrato il passaggio dalla placenta al feto

Quindici persone residenti al di fuori della no-entry zone stabilita dopo il disastro di Fukushima del Marzo scorso, sono risultate contaminate dal cesio 137. L’elemento radioattivo è stato rinvenuto nelle urine. A seguito dell’esito degli esami, le autorità hanno consigliato alle persone risultate contaminate di spostarsi al più presto, andando a vivere lontano dalle zone coinvolte. Abbiamo analizzato la situazione col supporto di Ernesto Burgio, del Comitato scientifico dell’ISDE Italia.

Come può essere acquisita la contaminazione da cesio?

“La notizia è stata data in maniera forse un po’ imprecisa, il problema è esattamente da capovolgere. Quello che succede in caso di incidente, già in generale intorno alle centrali e a maggior ragione in caso di incidente, è che normalmente si va a verificare la cosiddetta esposizione esterna, da irradiazione esterna, ed è assolutamente un dato poco significativo.
Il dato veramente significativo, che in questo caso sta emergendo come purtroppo molti di noi temevano da 4 mesi, riguarda la notizia secondo cui molte persone, anche parecchio distanti dalla centrale perché qui parliamo di 40 chilometri, al di fuori nettamente della no-entry zone, si saranno contaminate sia per via inalatoria, sia soprattutto per via alimentare, perché il vero problema dopo incidenti gravi come quello di Chernobyl e come questo di Fukushima è che la gran parte della contaminazione avviene per via alimentare, queste persone probabilmente come altre migliaia, anzi come altri milioni di persone, avranno, purtroppo si saranno cibati di alimenti, per esempio vegetali, per esempio latte e latticini e avranno assorbito quantità notevoli. I dati più importanti e più significativi sono: 1) il fatto che è stato trovato il cesio 137, che come sappiamo è il pericolo maggiore perché si fissa nei muscoli, si fissa nel sistema nervoso centrale e questo è l’indicatore chiave di una contaminazione attraverso le catene alimentari e poi è anche significativo il fatto che nella notizia viene sottolineato, direi giustamente, che i dati iniziali avevano segnalato anche la presenza di iodio radioattivo in alcune persone che poi è scomparso. Perché questo è significativo? Perché questo significa che è un elemento, un radionuclide come lo iodio radioattivo che ha una emivita di 10 giorni dopo un mese è scomparso, il cesio che purtroppo ha una emivita di 30 anni e quindi rischia di rimanere nelle catene alimentari per 60, purtroppo invece si trova in queste persone a dosi che sono da valutare molto attentamente, perché si tratta di dosi superiori a quelle che normalmente vengono considerate ammissibili in un anno.

Quali sono gli effetti nel medio e lungo periodo?

“In realtà l’esposizione che si può indurre quando si vede che nelle urine c’è un 3 millisievert come qui è stato detto, lasciando perdere poi sarebbe un discorso più lungo, ma per ora lo facciamo così com’è stato dato, significa che questo campione che per ora è quantitativamente non rilevante perché si tratta di 15 persone, però visto che sono state scelte random a distanze così ampie, indicano che la popolazione, probabilmente milioni di persone sono state esposte in maniera molto superiore a quello che fin qui è stato detto, perché purtroppo i dati ufficiali sono scarsissimi. Come le dicevo, il cesio si fissa nei tessuti profondi, il cesio come si fissa nei tessuti umani, si fissa anche nei tessuti animali, il che significa che le catene alimentari contengono questa piccola fonte radioattiva che però rimane attiva per decenni. Dopo Chernobyl noi abbiamo visto un aumento di carcinomi papillari della tiroide, quindi di tumori maligni soprattutto nella prima infanzia, nei primi anni dopo l’incidente e non solo nelle zone più contaminate, ma anche a distanza maggiore, quindi è vero che in Bielorussia c’è stato un aumento di 40 volte e nelle zone vicine Chernobyl addirittura in alcune zone un aumento di 500 volte, ma la cosa è stata anche più ampia. Per quanto riguarda il cesio, gli studi più recenti fanno vedere perfino un aumento di leucemie infantili, in Europa uno studio molto importante del 2009 ha rilevato come in diretta proporzione all’incremento del cesio nelle catene alimentari, c’è stato un aumento di leucemie infantili, ma non soltanto nelle zone limitrofe, ma addirittura in Grecia, in Gran Bretagna e perfino in Scozia con un aumento del 30/40%.”

Se i fondali marini e la catena alimentare sono contaminati, forse sarà utile, tra qualche anno, sottoporci tutti a un esame delle urine…

“Questa non è una domanda provocatoria, questa è una domanda che è fondata su un piano anche scientifico. Quando all’inizio mi è stato posto il problema di cosa stesse succedendo ed eravamo ai primi di aprile, ho detto: guardate noi non abbiamo dati attualmente se non molto vaghi perché come sempre, come a suo tempo a Chernobyl e in analoghe situazioni, perché ci sono anche altri incidenti cosiddetti minori in cui i dati non sono mai trapelati, noi ragioniamo su delle stime, dei modelli di rischio perché i dati reali della contaminazione sono molto scarsi. Quello che noi sappiamo da alcune agenzie di radioprotezione indipendente, soprattutto francese, è questo: il vento nel primo mese soffiava essenzialmente da nord ovest, per cui gran parte della nube radioattiva, per fortuna per certi versi, perché altrimenti sarebbe andata sulle regioni di Tokyo e quindi avrebbe contaminato 30 milioni di persone, si è spostata verso l’Oceano. Da questo però come lei giustamente diceva e come 3 mesi fa avevamo già sottolineato, c’è l’enorme rischio che le catene alimentari per 40 anni avranno dei livelli di cesio che saranno da valutare, perché il problema non è tanto, il cesio finisce nel plancton, il plancton viene mangiato dai pesci, il pesce grosso mangia il pesce piccolo, nel pesce grosso, per esempio nei tonni, che come lei sa tra l’altro i tonni giapponesi fanno il giro del mondo e vengono commercializzati proprio in Europa, proprio nel tonno si va bio-accumulare questo tipo di sostanza, quindi è indubbiamente che si tratta di una contaminazione potenzialmente globale, non è un fatto allarmistico, è, speriamo che ci sia l’attenzione nei sugli anni per monitorare tutto questo, perché questo è un dato assolutamente importante.

Si può guarire dal cesio?

“Chiaramente quello che si trova nelle urine è una parte delle sostanze radioattive che vengono eliminate. Quindi bisogna capire: 1) l’esposizione come per lo iodio che dura pochi giorni può dare danni gravi, perché lo iodio 131 si fissa sui recettori della tiroide e va a danneggiare la tiroide, i tumori della tiroide si sono visti dopo pochi anni. Ma per quanto riguarda il cesio che va a fissarsi nei muscoli e nel sistema nervoso, il problema è che l’esposizione non dura 10 giorni, ma dura potenzialmente anni, quindi anche se c’è un certo ricambio nel senso che una parte di queste sostanze radioattive vengono eliminate, ma se continua l’esposizione comunque sia quello che si fissa nei muscoli e quello che viene continuamente a essere in qualche modo ingerito o inalato, ma continuo a dire soprattutto ingerito, rimane ovviamente un’esposizione di anni. E’ sempre più evidente, questo è quello su cui abbiamo lavorato per mesi e abbiamo scritto in un libro, non è per fare pubblicità, ma è importante, abbiamo pubblicato recentemente con il Prof. Baracca e con Giorgio Ferrari un bel libro per Acca Book che si chiama “Scram la fine del nucleare” nel capitolo sulla salute abbiamo spiegato a tutte lettere come i modelli di esposizione e di valutazione del rischio che sono vecchi di 40 anni e che non valgono veramente più nulla ma continuano ad essere adottati per cui in teoria la dose totale assorbita di radiazioni è quella importante, devono essere messi da parte, quello che veramente è importante è questa esposizione a piccole dosi quotidiane a radionuclidi che si fissano nei tessuti, che passano attraverso la catena alimentare e che addirittura e questa è la cosa più importante, passano alla placenta e raggiungono l’embrione e il feto, per questo aumentano poi le patologie dei bambini, magari si manifestano 20 anni dopo, ma la dimensione del discorso, come lei capisce, è questa.”

ComeDonChisciotte – UN DOCUMENTARIO SU VITTORIO ARRIGONI FILMATO POCO PRIMA DELLA SUA MORTE

Vittorio Arrigoni, un uomo di pace. Ecco un documentatio-intervista su di lui, girato da Al Jazeera pochi giorni prima della sua morte.

Fonte: ComeDonChisciotte – UN DOCUMENTARIO SU VITTORIO ARRIGONI FILMATO POCO PRIMA DELLA SUA MORTE.


Un grazie a tutti gli attivisti della Freedom Flotilla e un ricordo della volontà di Vittorio di testimoniare e sperare in una qualche giustizia, anche a rischio della propria vita.

ComeDonChisciotte – I MEDIA NASCONDONO LA VERITÀ SU LOS ALAMOS, FT. CALHOUN E FUKUSHIMA

Fonte: ComeDonChisciotte – I MEDIA NASCONDONO LA VERITÀ SU LOS ALAMOS, FT. CALHOUN E FUKUSHIMA.

The American Dream

Ma cosa sta davvero succedendo a Los Alamos, Ft. Calhoun e Fukushima? Ci sono milioni di Americani che vorrebbero la verità su quello che sta accadendo ai nostri impianti nucleari, ma i media mainstream rimangono stranamente tranquilli. In alternativa questi media pubblicano titoli di testa come “Vi diciamo quali sono le 10 spiagge più sporche degli Stati Uniti” e “La lap dance ferma il freddo di Times Square”. Esatto, questo sono i titoli di testa che sono apparsi sulle prime pagine dei siti dei maggior notiziari mainstream oggi negli Stati Uniti. Tristemente, devi andare a scavare per trovare qualcosa sui problemi che stanno avvenendo in questo momento alle centrali nucleari negli Stati Uniti e i media mainstream sembrano essere diventati molto stanchi di parlare di Fukushima. È come se questi media preferissero parlare di cose senza importanza invece di focalizzarsi sugli eventi veramente importanti che si verificano intorno a noi.

È chiaro, molti di noi non sono esperti del nucleare, ma quando uno dei nostri impianti è completamente circondato dalle acque alluvionali e un altro è stato seriamente minacciato da un incendio in piena regola abbiamo diritto di essere preoccupati.

Tristemente, la copertura offerta dai media mainstream è stata cos’ scarsa che la maggioranza degli Americani non sa neppure che ci sono dei problemi a Los Alamos e a Ft. Calhoun. La gran parte degli Americani non è riuscita a comprendere quanto serio sia stato il disastro di Fukushima.

Diamo un’occhiata da vicino a quello che sta accadendo ultimamente a Los Alamos, Ft. Calhoun e a Fukushima…

Los Alamos

Un incendio furioso di 93 miglia quadrate si è avvicinato al perimetro del laboratorio nucleare di Los Alamos in New Mexico. Le autorità hanno avvertito che questo incendio potrebbe presto raddoppiarsi o triplicarsi in dimensione e si sta facendo il massimo sforzo per contenerlo.

La maggiore preoccupazione è che le fiamme possano danneggiare una discarica dove sono stivati circa 20.000 bidoni da 55 galloni ciascuno di rifiuti nucleari.

Invece di essere stoccati in modo sicuro, questi 20.000 bidoni di scorie nucleari sono stati posti in tende a contatto col terreno.

Le autorità stanno comunicando al pubblico che l’incendio è arrivato entro poche miglia dalla discarica.

Comunque, è stato anche riportato che le fiamme sono adesso a 50 piedi dalla struttura di Los Alamos e c’è stato un report secondo cui le fiamme erano”appena al di là della strada” dal limite meridionali del famoso laboratorio dove venne sviluppata la prima bomba nucleare durante la Seconda Guerra Mondiale.

Le autorità di Los Alamos continuano a insistere che non c’è niente di cui preoccuparsi.

Ma sono le stesse parole che sono state già pronunciate a Fukushima.

Joni Arends, il direttore esecutivo del Concerned Citizens for Nucleare Safety, dice che se l’incendio raggiungesse le scorie nucleari sarebbe un incubo generalizzato.

“La preoccupazione è che questi barili diventino così caldi da bruciare. Emetterebbero pennacchi di materiale tossico. È una cosa che riguarda tutti.”

Ma la discarica non è il solo allarme.

Secondo un recente articolo della Reuters, è presente anche il plutonio nell’impianto di Los Alamos.

John Witham, un portavoce del gruppo anti-nucleare Nuclear Watch New Mexico, ha detto che “si tratta dell’unico posto del paese che produce noccioli di plutonio che vengono collocati all’interno delle testate nucleari. Tre tonnellate metriche di plutonio arricchito altamente radioattivo sono stoccate nei sotterranei in cemento e acciaio di un edificio presso il centro del complesso, all’interno di un sistema di contenimento dell’aria.

Viste tutte queste informazioni, pensate che i media mainstream ci dovrebbe tenere meglio informati su quello che sta accadendo là fuori?

Ft. Calhoun

Nel momento in cui stai leggendo, la centrale nucleare di Ft. Calhoun in Nebraska è completamente circondata dall’acqua e ci sono stati alcuni percolamenti all’interno di alcuni degli edifici.

Domenica il fiume Missouri che è esondato ha scavalcato una berma gonfiabile di alta 2000 piedi. Circa due metri di acqua hanno rapidamente circondato tutti gli edifici dell’impianto.

La Nuclear Regulatory Commission insiste nel dire che non c’è niente di cui preoccuparsi, ma è anche stato riportato che le acque alluvionali sono letteralmente “alla porta” degli edifici principali.

È vero, non si tratta di un’altra Fukushima, ma è una situazione veramente, veramente seria. Il popolo Americano si merita che gli venga detto cosa sta accadendo.

In un recente articolo sul disastro di Ft. Calhoun, Michael Wolf ha posto alcune domande interessanti su quello che sta succedendo a Ft. Calhoun:

Il governo ci ha detto di non lasciarci prendere dal panico. Tutto è sotto controllo, come in Giappone. Ma ci sono alcune incongruenze problematiche. La prima, il rifugio della Croce Rossa accanto all’impianto di Fort Calhoun è stato chiuso. Hanno detto che lo hanno chiuso per via delle “necessità diminuite”. Durante un’alluvione? Ora c’è una no-fly zone intorno all’impianto. Poi è arrivata una notizia allarmante secondo cui la piscina del combustibile esausto era così piena che hanno stivato le barre di combustibile in eccesso in un’area asciutta fuori dalla sicurezza della piscina. Per quanto tempo quell’area rimarrà asciutta e cosa accadrebbe se diventasse umida? Un giornalista ha dichiarato che il bunker per lo stivaggio è ora mezzo sommerso. Una delle strutture interne è soggetta a un’inondazione che potrebbe riguardare le pompe idrauliche. Le pompe idrauliche non funzionanti? Non è una cosa già sentita?

Le poche notizie che sono uscite dalla zona sono state nient’altro che un leggero allarme.

È triste sapere che la gran parte degli Americani non sappia niente su Ft. Calhoun perché i media mainstream stanno praticamente ignorando questa storia.

Fukushima

Naturalmente la saga ancora in corso a Fukushima è una delle notizie più importanti del secolo. La maggior parte degli analisti ha finalmente riconosciuto che si tratta del peggior incidente nucleare della storia. Il disastro di Fukushima contaminerà in modo serio l’ambiente e la salute di milioni di persone per decenni.

E dalla regione continuano a uscire cattive notizie. Ad esempio, sapevate che un gran numero di persone che vive nel nord del Giappone ha l’urina radioattiva?

È vero.

Sono stati misurati più di 3 millisievert di radiazione nelle urine delle persone che vivono tra i 30 e i 40 chilometri di distanza da Fukushima.

Come vi sentireste se foste nei loro panni?

Livelli molto alti di radiazione continuano a essere rilevati in tutta la zona che circonda Fukushima. Ad esempio, controllate quello che un articolo del Telegraph ha di recente dovuto parlare del livello delle radiazioni che sono state riscontrate nell’acqua in un fosso vicino alla centrale:

L’acqua che sfocia nel canale fuori dal reattore numero 2 dell’impianto nucleare di Fukushima Daiichi nel nord-est del Giappone ha un livello di radioattività superiore ai 1.000 millisievert l’ora.

Un livello tale può causare infermità temporanee, tra cui nausea e vomito, e va molto oltre i 100 millisievert l’ora che sono considerati il livello più basso al quale si manifestano i rischi di contrarre un tumore.

Quante persone nel Giappone (e in tutto il mondo) svilupperanno un cancro grazie al disastro? La verità è che non riusciremo mai a ottenere i veri conteggi sui danni alla salute.

I rilevatori di radioattività sono stati consegnati a circa 34.000 bambini che vivono nelle vicinanze di Fukushima.

Ma non andava fatto tre mesi fa?

Il modo con cui le autorità giapponesi hanno gestito Fukushima è stato un incubo. Potremmo non sapere mai quello che è realmente successo.

Ma quello che sappiamo sicuramente è che Fukushima è il peggior disastro nucleare della storia. Leggete il seguente estratto da un recente articolo di Stephen C. Jones:

Per fare un paragone, nell’incidente nucleare di Chernobyl avvenuto in Ucraina – fino a questo momento il peggior disastro mai registrato – il reattore bruciò per dieci giorni e si stima che abbia ucciso in totale circa un milione di persone in tutto il mondo. Nel disastro nucleare di Fukushima in Giappone ci sono cinque reattori che bruciano, due in meltdown parziale e tre in meltdown totale, e stanno bruciando TUTTI in modo incontrollato dall’11 marzo. Sono passati più di tre mesi e questi disastro nucleare rimane ancora completamente fuori controllo. Infatti, alcune persone del ramo citano la possibilità che questi meltdown verranno contenuti (ottimisticamente) in un tempo minimo che va da 1 a 3 anni.

Ma tristemente i nostri politici e quelli che controllano i media credono apparentemente che è meglio per noi “non andare nel panico” invece di avere la verità.

************************************************Fonte: http://endoftheamericandream.com/archives/is-the-mainstream-media-covering-up-the-truth-at-los-alamos-ft-calhoun-and-fukushima

30.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – GUERRA ALLA LIBIA: SOLO UN ALTRO INTERVENTO PER SALVARE LE BANCHE

Fonte: ComeDonChisciotte – GUERRA ALLA LIBIA: SOLO UN ALTRO INTERVENTO PER SALVARE LE BANCHE.

DI NICK EGNATZ
Intrepid Report

Quattro giorni prima che il presidente Obama annunciasse la decisione unilaterale di far guerra alla Libia sotto le mentite spoglie di un intervento umanitario NATO per proteggere le vittime civili, l’Unione Africana si era riunita in Etiopia per discutere la proposta del presidente libico Gheddafi di unire il continente africano e i paesi arabi in una confederazione che si sarebbe chiamata Stati Uniti d’Africa [1]. Ma né il presidente USA né la ben addomesticata stampa nazionale ritenne opportuno informare il popolo americano di questo fatto, che pure sarebbe stato di grande interesse.

Il piano di Gheddafi prevedeva la creazione di una moneta unica. Il dinaro libico sarebbe diventato il dinaro africano, usato da circa un miliardo di persone e da molti paesi petroliferi. La Libia, con riserve di 143.8 tonnellate d’oro per un valore di oltre 6,5 miliardi di dollari [2] e risorse di petrolio e gas che la mettono al nono posto nel mondo, avrebbe forse potuto disporre dei mezzi necessari per realizzare il progetto.

Ecco cosa disse il Dipartimento del Tesoro USA all’inizio delle operazioni sul tema del sequestro dei depositi finanziari libici: “La Libyan National Oil Corporation è stata la prima fonte di finanziamento per il regime di Gheddafi – afferma il direttore dell’OFAC Adam J.Szubin – In linea con la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza ONU, tutti i governi dovrebbero congelare i fondi della National Oil Corporation e far in modo che Gheddafi non possa usare questa rete di aziende per finanziare le sue attività”. “Il Tesoro americano terrà sotto costante sorveglianza le attività della National Oil Corporation in Libia. Se le filiali o le strutture produttive della National Corporation dovessero cambiare di proprietario o di controllo effettivo, il Tesoro potrebbe autorizzare transazioni con queste nuove entità.”[3]

Scrisse Robert Wentzel su EconomicPolicyJournal.com: ”E’ una cosa da Guinness dei primati. I ribelli libici di Bengasi annunciano di aver creato una nuova compagnia petrolifera nazionale per sostituire quella controllata da Gheddafi, le cui proprietà sono state bloccate su richiesta del Consiglio di Sicurezza Onu, e hanno anche creato una banca centrale ! Il Consiglio Nazionale di Transizione (cioè il governo dei ribelli libici) annuncia in un comunicato che il 19 marzo è stata creata la Libyan Oil Company, con piena autorità sulla produzione petrolifera del paese e con sede provvisoria a Bengasi; un direttore generale ad interim è stato già nominato. Il Consiglio annunciava anche di aver designato la Banca Centrale di Bengasi come sola autorità monetaria competente in Libia, anche questa con sede temporanea a Bengasi e con un Governatore della Banca Centrale già nominato.” [4]

Nello stesso giorno in cui il nostro presidente ci portava in guerra, i ribelli libici creavano dunque la propria compagnia petrolifera incaricata di fare affari con i paesi capitalisti occidentali al posto della Libya National Oil Corporation, dichiarata fuori legge dalla Nato. E nello stesso giorno i ribelli costituivano una nuova Banca Centrale, presumibilmente proprietà di privati , dato che l’Unione Europea e le altre banche occidentali rifiuterebbero di trattare con una banca di proprietà pubblica come l’attuale Central Bank of Libya.

Scrive Eric V.Encina nel Market Oracle: ”Un fatto raramente citato dai politici e dai media occidentali è che la Central Bank of Libya è proprietà statale al 100%. I finanzieri globalisti e i manipolatori dei mercati non apprezzano questo fatto e continueranno i loro sforzi volti a rovesciare Muammar Gheddafi , ponendo fine all’esistenza della Libia come nazione indipendente. Attualmente il governo libico crea la propria moneta, il Dinaro Libico, attraverso la propria Banca Centrale. Difficile sostenere che la la Libia non sia una nazione sovrana con le proprie vaste risorse, in grado di sostenere i propri destini economici. Ma per i cartelli bancari globalizzanti è un grosso problema dover passare dalla Banca Centrale libica e dalla sua moneta nazionale per le loro transazioni con la Libia, un paese in cui non hanno praticamente nessun potere negoziale. Perciò. Distruggere la Central Bank of Libya (CBL) pur non comparendo nei discorsi di Obama, Cameron o Sarkozy, è certamente al primo posto nell’agenda dei globalizzatori che vogliono risucchiare anche la Libia nel gregge delle nazioni asservite e ubbidienti. Quando si sarà dileguata la cortina fumogena prodotta da missili di crociera e bombe a frammentazione, vedremo la coalizione dei riformatori mettersi a riformare il sistema monetario libico, inondandolo con dollari di dubbio valore e promettendolo a una serie di caotici cicli inflazionistici.”[5]

La Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) che ha sede a Basilea in Svizzera, è in pratica la banca centrale delle banche centrali. Ne sono membri 56 banche centrali, tutte in mano ai privati come la nostra privata Federal Riserve. Non sono invece membri le banche centrali di Irak, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran. A tal proposito il generale Wesley Clark affermò in un’intervista a Democracy Now che gli era stato annunciato pochi giorni dopo l’Undici Settembre che saremmo dovuti andare in guerra contro l’Irak e anche entro cinque anni contro tutti gli altri paesi appena elencati [6]. Ma perché mai l’Occidente va in guerra contro i paesi dotati di un sistema bancario pubblico che dà profitti ai cittadini, diversamente dalle “democrazie” occidentali i cui sistemi bancari privati sono di profitto solo per i loro ricchi proprietari ?

“Le regole della BIS mirano unicamente a rafforzare il sistema bancario internazionale privato, anche mettendo a rischio le economie nazionali. La BIS fa ai sistemi bancari nazionali quello che l’FMI (Fondo Monetario Internazionale) ha fatto ai sistemi monetari nazionali. Le economie dei singoli paesi ormai soggetti al dogma della globalizzazione finanziaria hanno cessato di servire gli interessi nazionali. Agiscono invece per rafforzare quella che Alan Greenspan, presidente della Federal Riserve americana, definisce come l’egemonia finanziaria USA in nome del profitto privato. FMI e sistema bancario internazionale retto dalla BIS lavorano insieme: le banche prestano generosamente a privati e industrie delle economie emergenti in modo da creare una crisi del debito in valuta estera; a questo punto arriva l’FMI, che in nome di una sana politica monetaria gli trasmette di fatto il virus monetario, quindi le banche private internazionali come avvoltoi investono in nome del salvataggio finanziario comprando le banche nazionali (pubbliche) dichiarate dalla Banca dei Regolamenti Internazionali insolventi e sprovviste di capitali adeguati.”[7]

Il critico dell’economia Henry Liu scriveva queste frasi nel 2002. E’ indubbio che Greci, Spagnoli, Portoghesi e Irlandesi ammetterebbero la fondatezza della sua analisi, dopo aver visto la devastazione inflitta alle loro economie nazionali dalla speculazione globale e dalle riforme strutturali imposte dall’FMI.

Ellen Brown ha scritto “La rete del debito”, un’analisi critica dell’asservimento da debito prodotta dal sistema bancario privato negli Stati Uniti e in altri paesi capitalisti dell’Occidente. Citiamo dal suo articolo su Intrepid Report “Libia: questione di petrolio o questione di banche ?”:

“Il presupposto su cui si fonda la regola che vieta a un governo di prendere a prestito dalla propria banca centrale è che questo comportamento creerebbe inflazione; invece prendere a prestito dalle banche straniere o dall’FMI non lo farebbe. La realtà è che tutte le banche creano contabilmente il denaro che danno in prestito, che si tratti di banche pubbliche o private. La maggior parte del denaro fresco oggi proviene da crediti bancari. Quindi, prendere a prestito dalla propria banca centrale ha semplicemente il vantaggio di non dovere pagare interessi. Ed è stato accertato che la soppressione degli interessi riduce il costo dei progetti pubblici mediamente del 50%. In questo modo funziona appunto il sistema libico. Secondo Wikipedia, i compiti della Banca Centrale Libica includono “la creazione e la circolazione di banconote e monete in Libia” come pure “fornire e gestire tutti i prestiti di stato”. La Banca Libica, proprietà dello Stato, crea la moneta nazionale e la presta all’amministrazione statale. Questo fatto spiega anche come la Libia possa finanziare l’educazione e l’assistenza sanitaria, entrambe gratuite; come possa dare ad ogni giovane coppia prestiti senza interesse di 50’000 dollari: infine come lo Stato libico abbia trovato i 33 miliardi di dollari necessari per il progetto Great Man-Made River (il più grande sistema sotterraneo di distribuzione dell’acqua che esista al mondo, in grado di fornire 6,5 milioni di metri cubi di acqua potabile al giorno a Tripoli, Bengasi ed altre città, progetto definito dal colonnello Gheddafi come l’ottava meraviglia del mondo). C’è ora il timore in Libia che le incursioni aeree della Nato possano colpire questa struttura, provocando una nuova catastrofe umanitaria. Allora, questa nuova guerra è per il petrolio o per le banche ? Forse per entrambi – e forse anche per l’acqua. Perché quando un paese possiede l’acqua, l’energia, e un vasto credito per sviluppare le infrastrutture che rendono queste risorse utilizzabili, ebbene questo paese non dipenderà mai dai suoi creditori stranieri. E’ proprio questo che fa pesare una grave minaccia sulla Libia: si tratta di un paese che potrebbe dimostrare al mondo intero che cosa è possibile fare. Numerosi paesi non hanno petrolio, ma le più recenti tecnologie potrebbero rendere anche quei paesi indipendenti sul piano energetico, soprattutto se i costi delle infrastrutture fossero ridotti della metà chiedendo i prestiti alla propria banca nazionale pubblica. E l’indipendenza energetica libererebbe i governi dalla morsa del sistema bancario privato, e quindi dall’obbligo di produrre per i mercati internazionali – e non per i loro propri bisogni – in modo da poter rimborsare il debito. Se il governo di Gheddafi verrà deposto , sarà interessante osservare se la nuova Banca Centrale Libica entrerà nella BIS (la Banca dei Regolamenti Internazionali), se la nuova industria petrolifera nazionale sarà venduta, o svenduta, a investitori privati, e infine se le cure mediche e l’educazione continueranno ad essere gratuite.”[8]

Non sorprenderà nessun analista della politica estera americana che gli USA intendano rispondere con le armi a qualsiasi minaccia contro il capitalismo e il potere imperiale. La nostra CIA ha sostenuto colpi di stato militari contro governi democraticamente eletti in almeno 15 paesi:

Cuba (1952)
Iran (1953)
Guatemala (1954)
Zaire (1961 e 1965)
Repubblica Dominicana (1963)
Brasile (1964)
Indonesia (1965)
Grecia (1967)
Laos (1967-1973)
Ecuador (1961, 1963 e senza successo nel 2010)
Cile (1973)
Nicaragua (1979-1990)
Haiti (1991, 2004)
Venezuela (senza successo, nel 2002)
Honduras (2009)

Il solo punto in comune era che questi paesi avevano governi socialisti o generalmente di sinistra percepiti come minaccia allo sfruttamento capitalista/globalista del mondo in via di sviluppo. La CIA continua a fare la stessa cosa in numerosi altri paesi: questa è infatti solo una lista dei governi democraticamente eletti rovesciati con l’aiuto della CIA.

Ma ciò che non può essere fatto di nascosto può essere fatto apertamente. Quando una rivoluzione richiedeva sostegno abbiamo prontamente indotto l’ONU a dare il suo benestare e i nostri alleati capitalisti della NATO a prendere le armi invocando la necessità di un intervento umanitario. E’ indubbio che la CIA sia stata all’opera nel fomentare la rivolta libica di Bengasi. D’altronde il comandante in capo dei ribelli è un certo Colonnello Khalifa Haftar, che aveva sostenuto il colpo di stato di Gheddafi nel 1969 ed era stato membro del Consiglio per il Comando della Rivoluzione fino al 1987, quando aveva rotto con Gheddafi e si era messo alla testa della cosiddetta Libyan National Army in rivolta nel Ciad [9]. Poi, nel 1991, Haftar era andato negli USA stabilendosi a Falls Church, Virginia, a 7 miglia dalla sede centrale della CIA a Langley. Che fosse pagato dalla CIA non era d’altronde un mistero per nessuno [10].

In conclusione, vogliamo rilevare che indubbiamente molti dei ribelli libici hanno fondate ragioni di risentimento contro il regime di Gheddafi. Il paese conosce anche una vecchia divisione tribale fra le regioni dell’est e quelle dell’ovest.. Come in tutte le guerre, si registrano atrocità da entrambe le parti. Ma resta il fatto che i banchieri e i capitalisti dell’Occidente non potevano consentire alla Libia di unire Africa e mondo arabo in un blocco che avrebbe avuto come moneta comune un Dinaro Africano. Già negli anni ‘70 avevamo accettato di concedere all’Arabia Saudita e all’OPEC (l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) il diritto di alzare il prezzo del greggio , a condizione che il dollaro (o petrodollaro) restasse l’unica valuta internazionale usata per le transazioni in petrolio. Oggi, la guerra di Libia appare come nient’altro che un nuovo piano di salvataggio per la classe dominante dei banchieri.

Lo scorso 8 giugno, il procuratore della Corte Penale Internazionale ha dato una grandi conferenza stampa nella quale accusava il governo libico di organizzare violenze sessuali di massa, ma di queste accuse non veniva presentata nemmeno l’ombra di una prova. Sara Flounders parla di queste accuse e le mette in parallelo con la totale assenza di accuse rivolte agli USA per molti casi largamente provati di torture e altri crimini. La Saunders cita anche uno studio assai ben documentato del Journal of Military Medicine secondo il quale il 71% delle donne soldato americane sono state vittime di aggressioni sessuali mentre servivano nell’esercito degli Stati Uniti [11].

NOTE

1. CBS News, “The United States of Africa may become reality

2. Wall Street Journal, “Gaddafi’s gold reserves among the top 25 in the world

3. U.S. Department of Treasury, “Treasury identifies fourteen companies owned by Libya’s National Oil Corporation as subject to sanctions

4. EconomicPolicyJournal.com, “Libyan rebels form central bank

5. Eric Encina, The Market Oracle, “Globalists Target 100% State Owned Central Bank of Libya

6. Democracy Now interview General Wesley Clark

7. Henry C.K. Liu, Independent Critical Analysis and Commentary, May 14, 2002, “The BIS vs. National Banks

8. Ellen Brown, Intrepid Report, “Libya: All About Oil or All About Banking?

9. Reuters News, “Rebel army chief is veteran Gaddafi foe—think tank

10. Patrick Martin, uruknet.info, “Mounting evidence of CIA ties to rebels

11. Sara Flounders, GlobalResearch.ca, “Libya—Behind the Phony ICC ‘Rape’ Charges: Are NATO Forces Preparing a Ground Attack?

Nick Egnatz è un veterano del Vietnam. Da anni protesta attivamente contro i crimini imperiali del governo sia di persona che con i suoi scritti, per il suo attivismo pacifista è stato nominato “Cittadino dell’anno” del Northwest Indiana nel 2006 dalla National Association of Social Workers. Potete contattare Nick a nickatlakehills@sbcglobal.net.

Titolo originale: “Libyan war: Just another bailout for the banking class “

Fonte: http://www.intrepidreport.com
Link
14.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANITA BATTAGLINO

ComeDonChisciotte – I DISUMANI CRIMINI DI GUERRA DEI RIBELLI LIBICI APPOGGIATI DA OBAMA

Fonte: ComeDonChisciotte – I DISUMANI CRIMINI DI GUERRA DEI RIBELLI LIBICI APPOGGIATI DA OBAMA.

DI SUSAN LINDAUER Ex agente CIA operativo in Libia Rense.com

La NATO ha scatenato la sua propaganda in Libia per giustificare la sua “guerra umanitaria” contro il governo di Moammar Gheddafi. Fino ad ora, la NATO ci è ben riuscita perché la gente comune in tutto il mondo non ha accesso alle fonti d’intelligence su cui basare le propria opinione. Da ex agente CIA che si è occupata di Libia presso le Nazioni Unite dal 1995 al 2003 durante le negoziazioni per il processo Lockerbie, mi sento obbligata a rompere i miei legami con questa propaganda per valutare le prove a mia disposizione.Per rispondere alle numerose domande, riporterò notizie di primaria importanza che ricevo giornalmente dalle mie fonti di Tripoli. La documentazione video dei rifugiati libici è stata raccolta da una commissione d’indagine chiamata “Cittadini Globali per la Pace in Libia”. La squadra investigativa comprende europei, africani, americani e avvocati internazionali a difesa dei diritti umani, che stanno preparando accuse per Crimini di Guerra contro la NATO. Giudicando da questi video, i danni che la NATO dovrebbe risarcire alla Libia sono davvero immensi.

 

Intanto, è evidente che la NATO ha grossolanamente distorto i fatti alle Nazioni Unite per poter giustificare un’azione militare contro Gheddafi. Gran Bretagna e Francia si sono fidati di una pessima intelligence da fonti inattendibili, cercando di guadagnare forza dal conflitto. Un’indagine più attenta avrebbe mostrato che sono i ribelli della NATO che sono colpevoli di crimini di guerra e non certo le milizie di Gheddafi. Le sanzioni dovrebbero essere depennate e la NATO dovrebbe schierare le sue forze armate alle spalle di Gheddafi per difendere la gente libica.

Non scherzare mai col fuoco, e neanche con una spia

I video ritraggono atrocità indegne. Ci sono due ragioni importanti del perché i ribelli NATO avrebbero commesso questi atti. Intanto, commettendo crimini di guerra, i ribelli NATO hanno sviluppato una strategia per provocare panico e confusione nella strada, dove possono controllare le persone. Hanno spaventato la loro opposizione fino a renderla silente e sottomessa. La gente comune libica può vedere con i propri occhi che i ribelli libici sono onnipotenti, protetti dalla NATO e dalle strutture della CIA. I lealisti di Gheddafi devono chiudere la bocca per non dover affrontare terribili conseguenze.

 

Allo stesso tempo, i ribelli libici hanno trovato il sistema per condizionare la NATO e dare e accendere i motori della “Guerra Umanitaria”. Per una qualche ragione, il mondo è arrivato a credere che il governo di Gheddafi, dopo 41 anni di governo in cui non si ha notizia di attacchi contro la sua gente, è diventato improvvisamente colpevole dei delitti più efferati.

 

Coloro che hanno studiato la Libia da vicino hanno convinzioni del tutto opposte. Storicamente, Gheddafi è stato così tenace e protettivo con la sua gente che ha rifiutato di consegnare due suoi cittadini per il processo Lockerbie a fronte di anni di sanzioni della Nazioni Unite. Gheddafi sapeva che gli uomini erano innocenti e che non avrebbero avuto un giusto processo. Questo perché la storia del Lockerbie era un’operazione false flag per nascondere lo sporco coinvolgimento della CIA nel traffico d’eroina che usciva dalla Valle della Bekaa in Libano durante la crisi del sequestro di Terry Anderson. Un team congiunto di investigatori di CIA, FBI e dell’Intelligence della Difesa stavano volando quel giorno sul volo Pan Am 103, diretti a Washington per smascherare il cartello dell’eroina, quando l’aereo è esploso sopra Lockerbie, in Scozia. La Libia è stata messa in mezzo come capro espiatorio, ma come nell’11 settembre la verità non ha voluto morire. E Gheddafi si è rifiutato di farsi da parte. È rimasto al fianco del suo popolo, malgrado le punizioni internazionali.

 

Le supposizioni di Gheddafi si sono poi dimostrate corrette. In uno dei più vergognosi episodi di corruzione di sempre che si sono visti nelle Corti Internazionali, gli Stati Uniti si sono comprati due testimoni al processo Lockerbie con un pagamento di 4 milioni di dollari. Dopo che i due testimoni hanno ammesso e confessato i pagamenti, l’unico libico incarcerato per la bomba del Pan Am 103, Abdelbasset Megrahi, è riuscito a ottenere un “rilascio compassionevole” dalle prigioni scozzesi nell’agosto del 2009, in modo da poter tornare a casa per morire di cancro.

 

La azioni di Gheddafi rivelano molto del suo carattere. Da vero leader, potrebbe buttare la sua gente in pasto ai lupi? O abbandonarla per convenienza? Sappiamo di no. Ritiene che i cittadini libici siano cosa sua. Li protegge non importa quale sia il costo da sostenere.

 

Questi video sono rivelatori di realtà. Ironicamente, pretendendo che le forze di Gheddafi fossero state responsabili specificamente degli stupri, la NATO ha fatto un’ammissione plateale che i Crimini di Guerra in Libia sono realmente avvenuti. I titoli di testa, secondo cui Gheddafi ha distribuito il Viagra per mettere la frenesia in corpo ai suoi soldati per facilitare gli stupri, suonavano davvero bene sulla CNN. Comunque, l’ex Parlamentare Cynthia McKinney ha chiarito che l’unico grande acquirente di Viagra spedito poi in Libia è stato lo stesso governo degli Stati Uniti, che ha consegnato le Pilloline Blu ai soldati ribelli per dargli forza nella battaglia.

 

Questa strategia si è ritorta contro. La gente comune in Libia sta fuggendo dalle roccaforti dei ribelli per cercare la protezione offerta dall’autorità centrale di Gheddafi.

I Cattivi Ragazzi

Questi video mi sembrano tanto simili a quelli di Al Qaeda. Non prendete le mie parole per oro colato. Guardate voi stessi e fatevene un’idea. (Nota dell’Editore – Immagini Estremamente Crude – Fate Attenzione). Sono su www.FederalJack.com in un sito speciale, www.obamaslibya.com, perché ha una sicurezza notevole e un coraggio a prova di bomba per diffondere queste verità. FederalJack.com non arretrerà di un millimetro e altri video verranno aggiunti nelle prossime settimane.

 

Il primo video mostra un ribelle che decapita un soldato libico. Se vi sembra di essere in Iraq, perdindirindina… la più alta percentuale di combattenti stranieri in Iraq (e in Cecenia e in Afghanistan) venivano dalla Libia Orientale. Sfortunamente per la NATO, non si può negare che questo video sia stato girato in Libia: gli uomini parlano un dialetto arabo con il suo accento particolare.

 

Il secondo video ci mostra un filmato raccapricciante di un ribelle libico che tagliuzza la carne marcita di un soldato morto e la mette nelle mani dei prigionieri di guerra libici messi in riga per obbligarli a mangiarla.

 

Un altro video mostra un gruppo di ribelli che sodomizzano un civile con una pistola. Un altro ritrae un gruppo di ribelli che impiccano e decapitano un soldato libico.

 

Un altro ci fa vedere agenti CIA che operano a fianco delle forze ribelli, pattugliando nei camion: la prova che le forze USA sono già in Libia in violazione della promessa fatta dal Presidente Obama al Congresso di non inviare persone sul posto.

 

Un’altra ripresa ci mostra alcuni soldati libici morti con le gole tagliate, stesi sul retro di un automezzo. Questi omicidi violano la Convenzione di Ginevra, che protegge i soldati nemici dopo la cattura. Nell’eccitazione, i ribelli NATO hanno spinto uno spettatore terrorizzato a filmare il macello e a dire che ne erano responsabili le forze di Gheddafi. Dopo di che, l’uomo del video ha perso la sua famiglia e si è allontanato dalla roccaforte dei ribelli. Così il video ha raggiunto la squadra d’indagine a Tripoli.

 

Si trova tutto su www.obamasLibya.com, ospitato dal Federal Jack, che ringraziamo infinitamente per avere le palle di mostrare la verità, cosa che manca totalmente ai corporate media. È una cosa talmente gretta che non si capisce come la NATO possa aver pensato di affidare a questi ribelli una qualsiasi leadership.

Lo stupro come arma di guerra

Peggio di quanto pensaste, vero? Ma a questo punto è ormai divenuto evidente che i ribelli stanno usando lo stupro come una punizione nel periodo di guerra per le famiglie pro-Gheddafi o per quelle “neutrali”. Nella cultura islamica, tutta la famiglia si sente stigmatizzata dopo uno stupro, una sorta di punizione collettiva.

 

Proprio adesso un team di avvocati donne a difesa dei diritti umani stanno intervistando le vittime delle violenze. Qui potrete trovare report di due persone che hanno assistito agli stupri e di altri testimoni oculari. Per le dichiarazioni degli avvocati sugli aspetti più generali, andate su www.obamaslibya.com.

 

Comunque queste non sono le storie più scioccanti. Il problema è viaggiare per centinaia di chilometri attraverso posti di blocco e bombardamenti. Per chiarire la cosa, il 22 giugno alcuni investigatori non governativi stanno percorrendo 250 chilometri per filmare un ragazzo che è stato castrato e a cui sono stati strappati tutti e due gli occhi dai ribelli NATO come forma di punizione per aver rifiutato di unirsi alla loro unità paramilitare.

 

Un’altra ripresa che è stata raccolta viene da un padre, che descrive il rapimento della figlia vergine, che fa parte di una famiglia pro-Gheddafi. Dopo averla strappata dalla casa con la pistola puntata e averla portata a uno stupro di gruppo, i ribelli NATO le hanno tagliato i seni con un coltello e lasciata morire di emorragia.

 

Gli investigatori dei diritti umani stanno intervistando una donna libica di Zawia che è sopravvissuta, dopo un brutale stupro collettivo, al taglio delle mammelle. Miracolosamente, gli scioccati testimoni sono riusciti a salvarle la vita dopo che gli eccitati ribelli se ne erano andati, sparando raffiche al cielo. È stata ricoverata, ma è troppo compromessa fisicamente e mentalmente per poter reggere un’intervista in questo momento. Gli avvocati internazionali dei diritti umani sono in posizione di stallo.

 

Siamo urgentemente alla ricerca di uno sponsor americano per far sì che questa donna libica possa essere sottoposta a una chirurgia ricostruttiva negli Stati Uniti o in Europea.

 

Il 19 giugno i soldati di Gheddafi sono entrati a Misurata per soccorrere un’altra sopravvissuta dalle violenze sessuali. La giovane donna era stata rapita e tenuta in ostaggio per venti giorni. Le forze ribelli l’hanno stuprata in gruppo ogni singolo giorno fino a che le truppe di Gheddafi sono riuscite a romperne le linee e a salvarle la vita.

 

Davvero una missione umanitaria della NATO. È chiaro che la NATO è stata circuita in modo grossolano e dovrebbe smetterla una volta per tutte di proteggere questi ribelli che si sono dimostrati mostruosamente insolenti verso il popolo libico. I contribuenti USA stanno addestrando dei nuovi talebani per costringere la ente libica alla sottomissione, mentre l’Occidente mette a rischio la vita della Libia.

 

Ma la NATO ha fallito nel prendere in dovuta considerazione il carattere della popolazione libica. La Libia ha una storia millenaria e tradizioni di resistenza per difendere la propria sovranità dalle invasioni straniere. Le famiglie libiche e i leader tribali sono determinati del chiedere i danni da tutti i paesi arabi e della NATO che hanno supportato i ribelli. Fino a che la NATO fornirà addestramento, uniformi, fucili d’assalto, jeep e mezzi di trasporto, consulenti sul posto e forza aerea, sarà costretta a prendersi la responsabilità di questi crimini. I danni economici della NATO verranno sottratti dai fondi destinati ai propri cittadini per l’educazione, la tutela della salute, le pensioni, le università, strade, ponti, chi più ne ha più ne metta.

 

Patrick Haseldine, un esperto britannico del conflitto libico con la NATO, ha valutato i danni provocati dal suo paese in 2,8 miliardi di dollari.

 

Tutto questo per implorare di sapere perché il governo della NATO voglia sostenere questi ribelli? Davvero, tutti noi ci dovremmo fare domande molto importanti.

 

Il Presidente Obama dovrebbe spendere tutti questi soldi duramente guadagnati dalla classe media per finanziare questa guerra? Perché l’America si deve assumere il ruolo di addestramento della forze di Al Qaeda e agire da sostenitrice di Al Qaeda? Mentre la nostra grande nazioni piange per i numeri in rosso? E mentre gli americani lottano per trovare lavoro e combattono con i mutui da pagare? Sapendo che i nostri soldati sono esausti dopo altre due guerre combattute con gli stessi ribelli di Al Qaeda in Iraq e in Afghanistan?

 

E poi per quale preciso motivo l’America dovrebbe sostenere la NATO per permettere a britannici e francesi di rivivere le glorie passate dei giorni degli Imperi? Vale la pena mettere a rischio il nostro di Impero e la nostra prosperità? Veramente?

 

Questi video ci mostrano una verità totalmente diversa. La CIA andrà fuori di testa per il fatto che io li abbia pubblicati. Ma dei bravi agenti dell’Intelligence dovrebbero sempre essere brutalmente onesti. Non ci deve venir nascosta una verità tanto agghiacciante. Dovremmo ricevere quelle informazioni di cui i leader e la comunità hanno bisogno per intraprendere le scelte politiche più oculate. E invece siamo di fronte a una pessima, davvero pessima intelligence. Ma sbaglierei se vi dovessi risparmiare tutto questo.

 

Come ex agente USA, gli Stati Uniti dovrebbero rompere i legami con i ribelli libici e tagliare i finanziamenti all’istante.

 

Poi ognuno decide per sé.

 

 

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Fonte: http://www.rense.com/general94/obamb.htm

 

23.06.2011

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

 

ComeDonChisciotte – TRIPOLI BOMBARDATA, MA TENACE

Fonte: ComeDonChisciotte – TRIPOLI BOMBARDATA, MA TENACE.

DI THIERRY MEYSSAN
Voltairenet.org

Mentre la campagna dei bombardamenti in Libia è entrata nel centesimo giorno, la NATO ha annunciato il suo successo imminente. Comunque, visto che lo scopo della guerra non è mai stato chiaramente definito, è difficile sapere cosa si intende dire con successo. Nel frattempo, la Corte Criminale Internazionale ha inviato un mandato d’arresto contro il leader libico Muammar Gheddafi, suo figlio Seif al-Islam e il direttore dell’intelligence del regime libico, Abjullah al-Sanoussi, per “crimini contro l’umanità”.

Secondo le condizioni stabilite dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1973, lo scopo della “Coalizione dei Volenterosi” era quello di stabilire una zona a divieto di volo per impedire al tiranno di assassinare il proprio popolo. Comunque, i resoconti iniziali dalla Libia secondo cui quali Gheddafi aveva mobilitato la sua aeronautica militare contro il proprio popolo devono essere ancora confermati, nonostante l’accettazione della loro autenticità da parte della CPI. In ogni caso, le operazioni della NATO sono andate ben oltre l’aver stabilito una zona di divieto di volo, trasformandosi in una campagna di distruzione sistematica a cui partecipano tutte le forze armate, di aria, di terra e di mare.

Gli obiettivi della NATO evidentemente risiedono altrove. I capi dell’Alleanza hanno richiesto ripetutamente il rovesciamento del “regime” di Muammar Gheddafi, compresa l’eliminazione fisica del “Fratello Leader”. Allo stesso tempo, i media occidentali annunciano periodicamente le “defezioni massicce” degli ufficiali di Tripoli che si riuniscono alla causa dei ribelli di Benghazi, non riuscendo a citare alcun nome se non quello dei leader politici già noti per la loro intesa di vecchia data con Washington, come nel caso del Ministro degli Esteri, Moussa Koussa.

L’opinione pubblica e internazionale è largamente disinformata. Washington ha bloccato la trasmissione del canale satellitare Jamahiriya, facente parte dell’Organizzazione delle Comunicazioni del Satellite araba (Arabsat) della quale la Libia è un’azionista. Non ci vorrà molto prima che il Dipartimento di Stato faccia lo stesso con NileSat. In violazione dei trattati internazionali stipulati, Washington ha negato un visto al nuovo ambasciatore libico alle Nazioni Unite. Non può andare a New York a esporre il suo punto di vista mentre il suo precedessore, che si è unito al Consiglio Nazionale di Transizione, continua a occupare il suo posto.

Con la voce di Tripoli così soffocata, ogni menzogna può facilmente diffondersi senza il rischio di essere smentita.

Non dovrebbe essere una sorpresa, visto da Tripoli dove sto scrivendo quest’articolo, che le dichiarazioni della NATO e le ingiunzioni della CPI sembrano irreali. La Libia occidentale è in pace. Le sirene annunciano in modo imprevedibile l’arrivo dei missili, seguite immediatamente dalle esplosioni. Non ha alcun senso fiondarsi verso i rifugi; intanto, il tempo è troppo poco e, poi, di rifugi non ce ne sono.

I bombardamenti sono condotti con una precisione chirurgica. Le munizioni guidate colpiscono gli edifici presi di mira e anche le stanze all’interno degli edifici. Malgrado ciò, la NATO perde il controllo in volo di circa un missile guidato su dieci. Quando accade, il missile atterra a vanvera sulla città, seminando morte in modo indiscriminato.

Mentre una parte degli obiettivi della NATO è “militare” – alloggi e basi – la maggioranza è invece “strategica”, ossia economica. Ad esempio, l’Alleanza ha bersagliato il palazzo degli uffici della Zecca libica, l’amministrazione civile incaricata di stampare il dinaro. Inoltre, le sue missioni hanno sabotato le fabbriche che stavano facendo concorrenza a quelle della Coalizione. Si dice che gli altri obiettivi siano “psicologici” perché colpiscono i politici e i leader della security dove fa più male: con la decimazione delle loro famiglie. I missili vengono poi puntati contro i loro appartamenti privati e, più precisamente, verso le camere da letto dei bambini.

La capitale e la costa sono immerse in un’atmosfera davvero pesante. Ma la popolazione è unita. I libici che sottolineano i loro problemi interni non possono giustificare il ricorso alla guerra. Danno voce a richieste sociali e a problemi regionali, come avviene in altri paesi europei, ma non sosterranno mai quello che potrebbe portare le famiglie a dividersi, la situazione provocata dalla separazione che è stata imposta al paese.

Con l’intervento della NATO, decine di migliaia di ricchi libici hanno fatto i bagagli e hanno traslocato nei paesi vicini, specialmente in Tunisia, lasciando ai poveri la responsabilità di difendere il paese che li ha resi pieni di soldi. Molti negozi hanno chiuso ma nessuno sa se è a causa di problemi di rifornimento o perché i proprietari sono fuggiti.

Come sta anche succedendo in Siria, la maggioranza degli oppositori politici è col governo, intenzionata a proteggere l’integrità del loro paese dal’aggressione straniera. Nel frattempo, alcuni libici hanno collaborato con la NATO sotto la guida dei radar, fornendo informazioni sull’ubicazione degli obiettivi. In passato, i loro genitori avevano dato il benvenuto alle truppe coloniali italiane; oggi, all’unisono con le loro controparti di Benghazi, cantano, “1, 2, 3 Sarkozy è in viaggio!” Ogni nazione ha la sua dose di traditori e collaborazionisti.

Gli abusi commessi dai mercenari del Principe Bandar in Cirenaica riescono a convincere anche gli attendisti. La televisione trasmette ininterrottamente le azioni dei leader di Al-Qaeda in Libia, alcuni spediti direttamente da Guantanamo per combattere a favore degli Stati Uniti. Alcune riprese insopportabili mostrano linciaggi e mutilazioni avvenute nelle città che sono state trasformate in emirati islamici – in stile afghano o iracheno – da individui senza umanità che hanno inflitto torture sotto l’effetto di droghe potenti. Non è necessario essere un sostenitore di lunga data della Rivoluzione di Gheddafi per essere oggi al suo fianco davanti agli orrori perpetrati dagli jihadisti nelle “zone liberate” dall’Alleanza [1].

Nulla nella parte occidentale del paese fa pensare a una rivolta o a una guerra civile. Non ci sono barricate, né veicoli armati nelle strade. In ogni via le autorità fissano un posto di blocco ogni due chilometri. I guidatori pazientemente aspettano il proprio turno, mentre cercano loro stessi gli elementi infiltrati dalla NATO.

Il Colonnello Gheddafi ha armato la popolazione. Circa due milioni di mitragliatrici già sono state distribuite ai civili. L’idea è quella per cui ogni adulto, uomo o donna, dovrebbe essere in condizione di difendere la propria abitazione. I libici hanno imparato la lezione irachena. Saddam Hussein era rimasto al potere col suo Ba’ath che dominava il partito e l’esercito, mentre il popolo era fuori dalla vita politica. Quando il partito fu decapitato e molti generali disertarono, lo Stato crollò, lasciando improvvisamente il paese senza alcuna resistenza mentre affondava nel caos. La Libia segue invece un sistema originale di democrazia partecipativa, simile alle riunioni rurali del Vermont. Le persone vengono spesso consultate e si assumono responsabilità. Per questo motivo è facile mobilitarle in massa.

In modo imprevisto, le donne sono più determinate degli uomini nel portare le armi. Questo potrebbe essere spiegato dalla più alta percentuale di partecipazione nelle riunioni popolari degli ultimi anni. Potrebbe essere anche un riflesso dell’irresponsabilità che ha colpito molti ufficiali di questo paese socialista dove possono godere di uno standard di vita alto.

Tutti sono consapevoli che il momento decisivo giungerà quando la NATO schiererà le sue truppe di terra, se mai oserà farlo. La strategia è stata totalmente concepita per evitare la penetrazione delle truppe di terra, usando invece la mobilitazione popolare. In questo caso gli Stati Uniti, i soldati francesi e britannici non verranno percepiti come liberatori, ma come invasori coloniali. Verrrano attesi da un’inifinità di scontri di guerriglia urbana.

I libici sono perplessi sui reali motivi che sono dietro all’operazione militare della NATO in Libia. Ero sorpreso di apprendere che era proprio dagli articoli pubblicati su Voltaire Network, tradotti e riportati da numerosi altri siti Internet e da giornali su carta, che si potevano informare di cosa ci fosse in ballo. Qui, come praticamente ovunque, c’è un deficit informativo quando si arriva al livello internazionale. Le persone sono attente e orgogliose delle iniziative del proprio governo e dei risultati ottenuti in favore dell’unità dell’Africa e dello sviluppo del Terzo Mondo, ma si dimenticano di certi aspetti della politica internazionale e sottostimano la capacità distruttiva dell’Impero. La guerra sembra sempre essere una cosa lontana, fino al momento in cui il predatore ti riconosce come preda.

E, quindi, in cosa consiste il successo sbandierato dalla NATO? Per ora il paese è fratturato in due. La Cirenaica si è proclamata repubblica indipendente – anche se ci sono iniziative in corso per ripristinare la monarchia – ed è stato già riconosciuta da molti Stati, cominciando dalla Francia. Questa nuova entità è governata de facto dalla NATO, e in modo ufficiale dal Consiglio Nazionale di Transizione, organo non eletto e alquanto misterioso, i cui membri, sempre nel caso esistano, sono anonimi per evitare di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Una parte dei beni libici è stata congelata e viene al momento amministrata a beneficio dei governi occidentali. Parte della produzione di petrolio viene messa sul mercato a prezzi imbattibili, a favore di società occidentali che stanno impazzendo dalla gioia. Forse questo è il successo alla quale la NATO si riferisce: il saccheggio coloniale.

Con l’emissione di un mandato di arresto internazionale contro Muammar Gheddafi, suo figlio e il direttore dell’intelligence, la Corte Criminale Internazionale vuole esercitare pressione sui diplomatici libici per costringerli alle dimissioni. Nel caso la Jamahiriya cada, tutti sono minacciati di essere accusati di “complicità in crimini contro l’umanità“. Quelli che si dimettono lascerebbero un posto vacante, che non verrà rimpiazzato. I mandati di arresto fanno ovviamente della politica di isolamento del paese.

La CPI prende parte anche alle comunicazione di guerra. Qualifica Seif al-Islam come il “Primo Ministro” de facto, mentre non lo è assolutamente, ma ci fornisce l’impressione di un regime familistico. Siamo di fronte a un esempio del principio di “inversione dei fattori”, tipico della propaganda degli Stati Uniti. Mentre i ribelli di Benghazi sventolano la bandiera della monarchia di Senoussi e l’erede al trono siede impazientemente a Londra, è il sistema di democrazia partecipativa a venir tratteggiato come una dinastia di famiglia.

Alla fine del centesimo giorno di guerra, il disappunto comincia ad affiorare nelle comunicazioni della NATO. Con l’eccezione della Cirenaica, i libici non si sono sollevati contro il “regime“. All’orizzonte, non si vedono soluzioni militari. L’unica via d’uscita che permetta alla NATO di non perdere troppo la faccia è quella della divisione della nazione. Benghazi a quel punto diventerebbe l’equivalente di Camp Bondsteel, la più grande base militare degli Stati Uniti, per accedere allo status di nazione indipendente sulla falsa riga del Kossovo. La Cirenaica farebbe la funzione di quella base permanente che l’Africom richiede per avere un miglior controllo del continente nero.

*****************************************Fonte: http://www.voltairenet.org/Tripoli-bombed-but-steadfast

29.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – L’ITALIA, IL PAESE DOVE A COMANDAR E’ IL SIGNOR “NESSUNO”

ComeDonChisciotte – L’ITALIA, IL PAESE DOVE A COMANDAR E’ IL SIGNOR “NESSUNO”.

DI MASSIMO FINI
ilgazzettino

Luigi Bisignani, allora oscuro cronista dell’Ansa, comparve all’onor del mondo quando nel 1981 il suo nome fu trovato fra i quasi mille iscritti alla Loggia P2 di Licio Gelli. Un peccato, anche se non innocente, di gioventù (aveva 27 anni), perché sono sempre stato convinto che la P2 fosse un’associazione a delinquere solo nei suoi vertici (Gelli, Ortolani, Calvi e Tassan Din) mentre per il resto si trattava, per lo più, di una framassoneria di stracciaculi per fare carriera alla svelta.

Dieci anni dopo troviamo però Bisignani in una vicenda che non è framassonica o paramafiosa ma penale. Divenuto nel frattempo capo delle relazioni esterne del Gruppo Ferruzzi (Raul Gardini/Sam) è colto con le mani nel sacco nella supertangente Enimont («la madre di tutte le tangenti») e condannato a due anni e otto mesi di reclusione.

Una brillante carriera spezzata. Mi stupii quindi quando lo rividi ricomparire nella cosiddetta «Tangentopoli 2» ascoltatissimo consigliere di Lorenzo Necci, l’amministratore delegato delle Ferrovie, la più grande azienda di Stato italiana, poi condannato per vari reati. Pensavo infatti che nei confronti di tipetti alla Bisignani scattasse una sorta di sanzione sociale e che almeno nella Pubblica amministrazione nessuno volesse averci a che fare. Invece Bisignani era sempre lì, più riverito che mai, ricevuto in tutte le case che contano.

La settimana scorsa ho aperto il giornale e ho letto: «Ricatti, arrestato Bisignani». Arieccolo. Se la cosiddetta «P4» sia un’associazione a delinquere lo giudicherà la magistratura, ma mi ha colpito la definizione che di Luigi Bisignani ha dato il Gip di Napoli: «Ascoltato consigliere dei vertici delle più importanti aziende controllate dallo Stato, di ministri della repubblica, sottosegretari e alti dirigenti statali… un personaggio più che inserito in tutti gli ambienti istituzionali con forti collegamenti con i servizi di sicurezza».

«È amico di tutti» ha detto Gianni Letta, per giustificarsi. Ma proprio questa è la cosa grave. Altro che «sanzione sociale». Questa non opera per le mele marce, inserite in tutti i gangli dello Stato, con un crescendo impressionante negli ultimi trent’anni, che si annusano, si fiutano, si riconoscono e si cooptano, ma per quelle sane, temutissime perché non sono ricattabili. Vade retro Satana. È con i Bisignani che ci si intende.

L’Italia è davvero uno strano Paese. Nel 1981 scoprimmo che il vero burattinaio non stava né a Roma né a Milano né a Torino ma a Castiglion Fibocchi, non abitava i Palazzi della politica, era un modesto dirigente della Permaflex oltre che uomo volgarissimo e di un’ignoranza quasi comica (Angelo Rizzoli mi raccontava che «manager» lo pronunciava «managè» e, piccandosi di parlar francese, diceva «debals» al posto di «debacle»). Si chiamava Licio Gelli. Chi era costui? Gli italiani non ne avevano mai sentito parlare. Ma quelli che contano sapevano benissimo chi fosse e quanto potesse. Tutti. Se è vero che persino Indro Montanelli sentì il bisogno di andare in pellegrinaggio da lui all’hotel Excelsior di Roma, dove teneva base.

Oggi, 2011, scopriamo che chi determina i presidenti e gli amministratori dei grandi Enti di Stato, decide chi deve dirigere la Rai, influenza ministri e sottosegretari più che Silvio Berlusconi è un signor Nessuno, noto alle cronache solo per squallide vicende giudiziarie, di nome Luigi Bisignani.

Massimo Fini
Fonte: http://www.ilgazzettino.it
27.06.2011

Antimafia Duemila – Affare rifiuti: quella rotta che porta la ”munnizza” dalla Campania alla Sicilia

Fonte: Antimafia Duemila – Affare rifiuti: quella rotta che porta la ”munnizza” dalla Campania alla Sicilia.

Chissà perchè senza accordi scritti a livello politico ogni giorno incredibili quantità di rifiuti lasciano la Campania per arrivare in Sicilia? Anche ad Alcamo.
A chiederselo sono due sindaci, quello di Napoli, Luigi De Magistris, l’ex pm, parlamentare europeo, da poco eletto primo cittadino della città partenopea, e anche quello di Alcamo, Giacomo Scala che pare ha più volte bussato alle porte della presidenza della Regione Sicilia per sapere qualcosa di più, ma non raccogliendo risposte, se non la conferma che l’assessorato regionale Territorio ed Ambiente nulla conosce di quanto accade. Il sindaco di Napoli si è posto la domanda anche nell’ambito di un altro scenario, che è quello che in generale l’emergenza rifiuti a Napoli è provocata per «ingrassare» e «ingrossare» la malavita e le casse della camorra. A Trapani un decennio addietro un capo mafia del calibro di Vincenzo Virga a proposito di rifiuti andava dicendo, all’epoca era la sua impresa che gestiva l’impianto di riciclaggio della «monnezza» di contrada Belvedere, «trase munnizzia ed esce oro», oggi l’affare non è cambiato, in Sicilia come in Campania.
Secondo le notizie fornite alla stampa dal sindaco De Magistris «ogni giorno partono da Napoli per la Sicilia 200 tonnellate di rifiuti, senza che sia stato sottoscritto un accordo tra la Regione Campania e la Regione Sicilia, e questo nonostante sia in vigore la delibera del Tar Lazio che vieta i trasferimenti di rifiuti da Regione a Regione, in assenza di un accordo tra le due istituzioni». I rifiuti vanno in Sicilia grazie a un accordo tra la Sapna, la Società della Provincia di Napoli che si occupa di rifiuti e «che ha rapporti chiacchierati con imprese e imprenditori legati al presidente della Provincia», Luigi Cesaro, Pdl, e un’associazione temporanea di imprese la cui capofila è l’azienda dell’alcamese Vincenzo D’Angelo, un nome ricorrente nelle cronache giudiziarie a proposito di tutela ambientale e non solo, più volte sotto indagine ha anche una condanna a sette mesi per trattamento illecito di rifiuti. Si parla di un appalto per circa 138 milioni di euro. D’Angelo è stato più volte oggetto di indagini e di sequestri delle sue aziende alcamesi, una la più importante è la Sirtec, azienda che dovrebbe trasformare i rifiuti, presso la stessa impresa raccoglie il percolato delle discariche che poi dovrebbe smaltiere negli impianti specialistici. Il suo nome è uscito anche (perché intercettato) in una indagine di mafia, e ancora nelle indagini a proposito dello smaltimento dei residui di lavorazione provenienti dal porto di Trapani ai tempi della Loui Vuitton Cup del 2005, le gare preliminari alla Coppa America. In una notte portò via dal porto una incredibile quantità di materiali, qaulche ora prima ad un amico carabiniere aveva fatto vedere il decreto in tutta fretta firmato dall’allora prefetto Finazzo. Potrebbe esserci un legame tra questa attività e la presunta corruzione di un sottufficiale dei carabinieri, quest’ultimo denunciato da un altro suo collega per una mazzetta da 5 mila euro presa da D’Angelo. L’imprenditore alcamese non ha potuto che ammettere la circostanza dicendo però che quello era un prestito, pur precisando in Tribunale dove è stato sentito che quel prestito lui ben sapeva che mai sarebbe rientrato.
Tornando all’affare rifiuti di oggi. «Abbiamo cercato di capire di più su quanto accade, su cosa viene trasportato qui ad Alcamo, di che genere di rifiuti si tratti – dice il vice sindaco di Alcamo on. Massimo Fundarò – ma ci è stato sempre genericamente detto che è tutto è apposto, che non si tratta di rifiuti solidi urbani, ma di rifiuti speciali». Al sindaco di Napoli risulterebbe invece che a viaggiare è proprio la «spazzatura raccolta dalle strade» infilata dentro le famose «balle» più volte inquadrate dai servizi televisivi.
La questione è stata posta anche all’attenzione della Provincia regionale di Trapani che ha i compiti di vigilanza, ma così come accaduto in passato, per altre questioni relative allo stesso imprenditore D’Angelo (titolare della Sirtec), l’amministrazione provinciale è rimasta in silenzio. E i rifiuti continuano a viaggiare.

Antimafia Duemila – Ustica: nuovo testimone, ”duello aereo sulla Sila il 27 giugno”

Fonte: Antimafia Duemila – Ustica: nuovo testimone, ”duello aereo sulla Sila il 27 giugno”.

A 31 anni dalla strage di Ustica un nuovo testimone racconta per la prima volta il duello aereo che si svolse nei cieli della Calabria, a Sellia Marina, in provincia di Catanzaro. Quella sera il testimone, che ha chiesto riservatezza sulla sua identità ma che è pronto testimoniare davanti ai magistrati, vide aerei che vicino Crotone si inseguivano e sparavano. Secondo i raffronti fatti successivamente, il testimone vide due F-16 senza insegne e coccarde, di colore verde mimetico. Tutti volavano a bassissima quota. «Guardavamo in direzione di Sersale e in lontananza, proprio verso la Sila, si vedevano come dei fuochi d’artificio. La cosa strana era che erano solamente orizzontali: raffiche velocissime che avevano lo stesso colore della luce emessa dalle lampadine a filamento, e quei bagliori sono durati almeno un minuto. Ho guardato meglio, c’era ancora luce, e ho visto che c’erano degli aerei in salita verso Crotone: ho avuto la sensazione che uno rincorresse l’altro sparandogli. Dopo alcuni minuti, forse cinque, ma anche meno, ne ho visti altri due, li ho sentiti arrivare alle mie spalle, potrebbero aver sorvolato Catanzaro, venivano da Sud-Sud-Ovest. Volavano a bassissima quota, a pelo d’acqua e paralleli in direzione di Capo Rizzuto».«Quelli sul mare – ha spiegato il testimone a Fabrizio Colarieti, che stamane pubblica tutto sul blog »Notte Criminale« – erano dei caccia militari, colore verde mimetico e sotto le ali non avevano coccarde. Negli anni successivi mi sono documentato, ho guardato decine di foto, per me erano due F-16. Poi mi hanno detto che di quel colore li avevano solo gli israeliani». E gli aerei sulla Sila? «Non le so rispondere, erano troppo lontani, ma sono certo che tra loro c’è stato un duello e in quello stesso contesto i due F-16 hanno avuto un ruolo».