Antimafia Duemila – Affare rifiuti: quella rotta che porta la ”munnizza” dalla Campania alla Sicilia

Fonte: Antimafia Duemila – Affare rifiuti: quella rotta che porta la ”munnizza” dalla Campania alla Sicilia.

Chissà perchè senza accordi scritti a livello politico ogni giorno incredibili quantità di rifiuti lasciano la Campania per arrivare in Sicilia? Anche ad Alcamo.
A chiederselo sono due sindaci, quello di Napoli, Luigi De Magistris, l’ex pm, parlamentare europeo, da poco eletto primo cittadino della città partenopea, e anche quello di Alcamo, Giacomo Scala che pare ha più volte bussato alle porte della presidenza della Regione Sicilia per sapere qualcosa di più, ma non raccogliendo risposte, se non la conferma che l’assessorato regionale Territorio ed Ambiente nulla conosce di quanto accade. Il sindaco di Napoli si è posto la domanda anche nell’ambito di un altro scenario, che è quello che in generale l’emergenza rifiuti a Napoli è provocata per «ingrassare» e «ingrossare» la malavita e le casse della camorra. A Trapani un decennio addietro un capo mafia del calibro di Vincenzo Virga a proposito di rifiuti andava dicendo, all’epoca era la sua impresa che gestiva l’impianto di riciclaggio della «monnezza» di contrada Belvedere, «trase munnizzia ed esce oro», oggi l’affare non è cambiato, in Sicilia come in Campania.
Secondo le notizie fornite alla stampa dal sindaco De Magistris «ogni giorno partono da Napoli per la Sicilia 200 tonnellate di rifiuti, senza che sia stato sottoscritto un accordo tra la Regione Campania e la Regione Sicilia, e questo nonostante sia in vigore la delibera del Tar Lazio che vieta i trasferimenti di rifiuti da Regione a Regione, in assenza di un accordo tra le due istituzioni». I rifiuti vanno in Sicilia grazie a un accordo tra la Sapna, la Società della Provincia di Napoli che si occupa di rifiuti e «che ha rapporti chiacchierati con imprese e imprenditori legati al presidente della Provincia», Luigi Cesaro, Pdl, e un’associazione temporanea di imprese la cui capofila è l’azienda dell’alcamese Vincenzo D’Angelo, un nome ricorrente nelle cronache giudiziarie a proposito di tutela ambientale e non solo, più volte sotto indagine ha anche una condanna a sette mesi per trattamento illecito di rifiuti. Si parla di un appalto per circa 138 milioni di euro. D’Angelo è stato più volte oggetto di indagini e di sequestri delle sue aziende alcamesi, una la più importante è la Sirtec, azienda che dovrebbe trasformare i rifiuti, presso la stessa impresa raccoglie il percolato delle discariche che poi dovrebbe smaltiere negli impianti specialistici. Il suo nome è uscito anche (perché intercettato) in una indagine di mafia, e ancora nelle indagini a proposito dello smaltimento dei residui di lavorazione provenienti dal porto di Trapani ai tempi della Loui Vuitton Cup del 2005, le gare preliminari alla Coppa America. In una notte portò via dal porto una incredibile quantità di materiali, qaulche ora prima ad un amico carabiniere aveva fatto vedere il decreto in tutta fretta firmato dall’allora prefetto Finazzo. Potrebbe esserci un legame tra questa attività e la presunta corruzione di un sottufficiale dei carabinieri, quest’ultimo denunciato da un altro suo collega per una mazzetta da 5 mila euro presa da D’Angelo. L’imprenditore alcamese non ha potuto che ammettere la circostanza dicendo però che quello era un prestito, pur precisando in Tribunale dove è stato sentito che quel prestito lui ben sapeva che mai sarebbe rientrato.
Tornando all’affare rifiuti di oggi. «Abbiamo cercato di capire di più su quanto accade, su cosa viene trasportato qui ad Alcamo, di che genere di rifiuti si tratti – dice il vice sindaco di Alcamo on. Massimo Fundarò – ma ci è stato sempre genericamente detto che è tutto è apposto, che non si tratta di rifiuti solidi urbani, ma di rifiuti speciali». Al sindaco di Napoli risulterebbe invece che a viaggiare è proprio la «spazzatura raccolta dalle strade» infilata dentro le famose «balle» più volte inquadrate dai servizi televisivi.
La questione è stata posta anche all’attenzione della Provincia regionale di Trapani che ha i compiti di vigilanza, ma così come accaduto in passato, per altre questioni relative allo stesso imprenditore D’Angelo (titolare della Sirtec), l’amministrazione provinciale è rimasta in silenzio. E i rifiuti continuano a viaggiare.

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