LO STATO CONTRO LA VAL DI SUSA – Cadoinpiedi

Fonte: LO STATO CONTRO LA VAL DI SUSA – Cadoinpiedi.

Gli scontri

Tensione altissima in Val di Susa. La manifestazione programmata dai comitati No Tav è degenerata in violenti scontri con le forze dell’ordine poste a presidio del cantiere. I manifestanti, amministratori locali e cittadini, avevano iniziato a sfilare pacificamente: in migliaia si erano radunati sotto il forte di Exilles, formando un lunghissimo serpentone umano che si è snodato per chilometri lungo le strade che conducono alla Maddalena e alle altre frazioni di montagna di Chiomonte. Tra questi, anche i sindaci di 23 Comuni che hanno deliberato la loro contrarietà all’opera. La situazione è sfuggita di mano. Un ristretto gruppo di manifestanti ha sfondato la recinzione di protezione al cantiere all’altezza dell’area archeologica intorno alle 13.00. Da qui, è iniziato il lancio di oggetti e sassi verso le forze dell’ordine, che hanno risposto col lancio di lacrimogeni sui manifestanti, respinti anche attraverso l’utilizzo di idranti. Lo stesso era accaduto alcuni giorni fa, quando nel corso degli attacchi, la polizia aveva impiegato lacrimogeni al “CS” (orto-clorobenziliden-malononitrile), che rientrano tra le cosiddette “armi chimiche”.

Il bilancio

Pesante il bilancio degli scontri odierni: secondo quanto riferito dalla Questura di Torino, 51 persone, tra forze dell’ordine e manifestanti, sono rimaste ferite. Un poliziotto è svenuto a seguito dello scoppio di una bomba carta; uno ha riportato la frattura del setto nasale, un terzo ha riportato ferite lacero-contuse al capo e altri due hanno riportato ustioni. Tra i No Tav, tre i ragazzi feriti, di cui uno in condizioni serie, trasportato fuori dall’area degli scontri su una barella di fortuna. Ferito anche un operaio del cantiere che è stato soccorso da personale medico della Polizia. Proprio oggi, in un’intervista, il sindaco di Torino Piero Fassino aveva invitato i manifestanti ad abbandonare le barricate, e a far prevalere la razionalità. Così, mentre la politica, tranne poche eccezioni, si schiera in maniera bipartisan dalla parte dello Stato, gli unici ad affiancare sul campo i manifestanti sono stati Beppe Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle.

Le rivendicazioni dei Comitati

I No Tav, però, hanno mantenuto le posizioni. Un’opera, la TAV in Val di Susa, che appare inutile, di elevatissimo impatto sulle casse dell’erario, sull’ambiente e sulla salute degli abitanti della Valle. Queste infatti le motivazioni che spingono i comitati No Tav a proseguire una protesta che ha ormai raggiunto un livello critico: la previsione di un modello economico fallace, che impone di sventrare una Valle e bucare una montagna adducendo i vantaggi di un più veloce transito delle merci (non delle persone) tra Torino e Lione, su una linea che già oggi funziona al 25% delle sue potenzialità. Un transito che peraltro appare in costante decrescita già da alcuni anni, con una tendenza che gli studi indicano come costante anche nel prossimo futuro. Un’illusione cui si aggiunge, già oggi, l’impossibilità per i Tgv francesi di passare sulla tratta ad alta velocità Milano-Torino, considerata non idonea. Non ultima, l’insostenibilità economica dell’opera, che prevede da parte dell’Unione Europea un contributo di soli 500 milioni di euro, cui lo Stato italiano dovrà aggiungere altri 15 miliardi, attinti dal macroscopico debito pubblico. Senza contare il danno ambientale, per cui una porzione di territorio patirà permanentemente l’offesa di migliaia di metri cubi di cemento, e i rischi possibili per la salute dei residenti, come la fuoriuscita di amianto dal traforo della montagna.

Quale tutela?

Interrogativi che si amplificano al cospetto della reazione di uno Stato che sinora ha rifiutato il confronto con amministratori locali e cittadini, e che oggi, come già nei giorni scorsi, ha reagito con estrema durezza alle legittime rivendicazioni di chi, quella Valle, la abita da generazioni. Forze dell’ordine che manganellano lo Stato di diritto e la libertà dei cittadini di manifestare ed esprimere il dissenso. Contravvenendo così all’obbligo primario del loro ufficio, quello della tutela dei cittadini. Una tutela che, di fatto, va a beneficio unicamente dei promotori della speculazione.

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