Archivi del giorno: 5 luglio 2011

Domani chiudono la rete. Se gli gira.

Firmate tutti la petizione!
Fonte: Domani chiudono la rete. Se gli gira..

Il 6 luglio, cioè domani, l’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni (Agcom) ci presenterà una novità radicale: potrà rendere invisibile qualunque sito web, a proprio discrezione.

Il provvedimento viene analizzato in dettaglio su Sito non raggiungibile.

Non si tratta, come afferma qualche sito, di un “tentativo di Berlusconi di censurare la rete“, cosa relativamente preoccupante, visto che Silvio Berlusconi prima o poi uscirà di scena. Si tratta piuttosto dell’applicazione di una direttiva europea, riguardante i diritti d’autore.

Infatti, l’idea mi sembra che sia questa.

A Hollywood, spendono miliardi per fare un blockbuster. Il giorno in cui esce nelle sale, il film è già disponibile gratuitamente in rete. Se la casa produttrice ricorre alla magistratura, la magistratura le darà ragione con i suoi tempi, quando il film non ci sarà più nelle sale, anzi sarà già fuori moda.

Insomma, i tempi della rete non sono conciliabili con quelli della giustizia. E il problema in effetti esiste.

La soluzione dell’Agcom consiste nell’abolire la giustizia, visto che interferisce con il mercato.

Spiega il commissario Agcom Stefano Mannoni, Lo Stato nasce nel 600 per proteggere la libertà e la proprietà. Siamo all’abc!”

L’Agcom sostituisce in tutto e per tutto il giudice.

L’Agcom, un ente di nomina politica, riceverà le lamentele riguardanti il diritto d’autore. E potrà provvedere alla immediata “cancellazione o inibizione mediante il blocco dell’indirizzo IP o del Domain Name Systems” del sito accusato. Facendo cioè sparire l’intero sito e non solo la pagina sotto accusa.

Leggiamo nei Faq di Sito non raggiungibile:

“Il titolare del sito dovrà cancellare i file sospetti (senza alcuna verifica sulla legittimità o meno del contenuto) nel giro di 48 ore, dopodiché avrà 5 giorni di tempo per difendersi davanti l’AGCOM. Questi sia in caso di siti italiani sia in caso di siti esteri. Dopo i 5 giorni i contenuti saranno cancellati dall’Autorità o inibiti dai provider su ordine dell’Autorità.”

Non ho le idee chiare sulla diffusione gratuita di autentiche opere d’ingegno, come possono essere i film o la musica. Forse se la tecnologia ha reso alcune produzioni inconciliabili con la giustizia, bisogna rivedere i tempi della giustizia, ma anche i sistemi stessi di produzione.

Ma la decisione dell’Agcom ci deve interessare molto più da vicino.

So per esperienza, infatti, che il concetto di “diritto d’autore” viene usato da gente permalosa per censurare la rete. Anzi, è la prassi normale, quando un sito pubblica qualcosa di inoppugnabilmente vero, ma scomodo.

Ho visto minacciare siti web perché avevano pubblicato documenti autentici di organizzazioni, avevano messo in rete foto pubblicamente disponibili, avevano citato da libri e persino avevano semplicemente menzionato il nome di qualcuno.

La multinazionale dell’immaginario, Scientology, ha una serie assai imbarazzante di documenti interni, in cui il fondatore spiega come manipolare e sfruttare le persone. L’autenticità dei documenti è indiscussa; è ovvio che dovrebbero costituire informazioni essenziali per chiunque si avvicini a Scientology. Ma per impedirne la diffusione, Scientology spaccia queste vecchie circolari per opere letterarie, protette dal diritto d’autore.

Probabilmente un giudice darebbe torto a simili aspiranti censori; ma quando passerà la decisione dell’Agcom, saremo in balia di un gruppo di individui, a noi sconosciuti.

Se si sono svegliati bene e hanno bevuto un buon caffè, cestineranno le proteste.

Ma se hanno la luna storta, in cinque giorni (magari quando il gestore è in vacanza) potranno rendere inaccessibili interi siti, sfruttando un apparato tecnico messo in piedi per combattere la pedopornografia. E qui siamo di fronte al solito meccanismo, per cui le leggi repressive vengono create per colpire qualcosa che tutti sono d’accordo nel vietare; e poi vengono astutamente allargate per poter colpire ovunque.

In breve, se qualcuno in Australia carica su un server l’ultima canzone di Lady Gaga, non vedo perché questo debba significare che non si possa più parlare di niente e nessuno in rete. Che trovino un altro modo per salvare i miliardi della signora e dei suoi lenoni.

Questo sito può citare un preciso precedente. Ben dodici anni fa, citai sul mio sito un comunicato stampa – il termine comunicato stampa era pure scritto nell’intestazione – del CESNUR, che il CESNUR aveva diffuso sul proprio sito e per e-mail.

L’avvocato del CESNUR scrisse un messaggio di minacce al mio provider, sostenendo che io avevo violato i “diritti d’autore” del CESNUR riprendendo il loro comunicato. E il provider, per paura, chiuse il sito. Che poi riaprì un paio di giorni dopo, in Austria.

Un magistrato sarebbe sicuramente scoppiato a ridere, per un caso del genere. Ma l’Agcom?

Ci sono diverse iniziative contro questa decisione. Oltre alla petizione su Sito non raggiungibile, c’è una raccolta di firme organizzata da Avaaz. Avaaz non mi piace particolarmente, ma ha raccolto già 192.000 firme contro questo arbitrio; per cui mi auguro che anche i lettori di questo blog la firmino.

Kelebekler

LA TAV SERVE SOLO A FAR CASSA – Cadoinpiedi

Fonte: LA TAV SERVE SOLO A FAR CASSA – Cadoinpiedi.

Intervista a Luca Rastello – 5 Luglio 2011
Opera inutile, costosa e infattibile. Partire coi lavori serve alle aziende coinvolte per fatturare subito e alla politica per muovere fiumi di danaro. La stampa? Troppo spazio agli scontri. Nessuno parla delle motivazioni valide e articolate che spingono il movimento no Tav.

La Tav in Val di Susa, il Ponte sullo Stretto, la Gronda di Genova. Opere considerate, dai più, inutili e costose. E allora perché vogliono farle?

C’è la necessità, da parte di molte aziende, di fatturare in fretta, di fatturare adesso. La necessità di amministrazioni politiche di movimentare denaro. Non credo che dietro ci sia l’utilità di queste opere infrastrutturali. Personalmente conosco bene soltanto il caso Tav, ma sono sicuro che è legato a un modello logistico desueto su una linea che non ha volumi di traffico tali da rendere necessaria un’opera come questa. Del resto sono convinto che l’opera non si farà per ragioni tecniche. L’importante è avviare i lavori con grave impatto ambientale per permettere a chi ha gli appalti di fatturare immediatamente.

E i soldi da dove li prendono?

Si spera molto nel finanziamento europeo, i meccanismi sono particolarmente complicati perché il finanziamento europeo in realtà è un vincolo di impegno a cofinanziare, quindi significa un onere enorme sulle casse delle amministrazioni locali. Inoltre c’è il meccanismo non chiaro del finanziamento per cui sono previsti prestiti da istituti bancari i cui interessi, però, vanno a carico delle amministrazioni pubbliche per cui apparentemente ci sono finanziamenti privati, ma i cui oneri maggiori sono a carico del pubblico.

Progettano grandi opere costosissime e dall’altra parte rimettono il ticket sanitario, vogliono allungare l’età pensionabile, tassano il risparmio privato. Ma tutto questo che senso ha?

Nessunissimo senso. L’indagine che si dovrebbe fare adesso è sugli argomenti a favore del Tav perché è impressionante la differenza di tono nell’argomentazione, al di là delle prassi materiali e politiche che possono essere condannabilissime, ma la differenza di tono nell’argomentazione: da una parte contro il progetto ci sono argomenti articolati di natura logistica, ambientale e quant’altro, dall’altra parte ci sono enunciazioni di principio del tutto strette che passano nel senso comune grazie al coro unanime di informazione politica, ma che non hanno nessuna articolazione obiettiva e non si parla di come vengono reperiti i soldi, non si parla dell’utilità dell’opera, non si parla della fattibilità reale dell’opera, non ci sono indicazioni di nessun tipo, non c’è nessun senso se non quello di fare cassa subito!

Fanno cassa subito e poi la Tav non si farà…

Il che non vuole dire che non faranno danni alla Valle, che non faranno danni alla comunità locale facendo perdere di valore tutte le attività economiche locali impostando anni e anni di cantieri inutili che però finiranno nella cattedrale nel deserto che tutti si aspettano…

Tu sei un giornalista. Come giudichi il comportamento della stampa nel caso Tav?
Non voglio giudicare affrettatamente ma la mia percezione è molto brutta, credo che ci sia stata un’incapacità di muoversi davvero su tutti i fronti dell’inchiesta, non si parla della condizione, non si è parlato quasi mai della situazione locale, non si è parlato dei termini economici e logistici e si tende molto invece a privilegiare la sensazione provocata dalle forme di scontro.

Perché? Ci sono interessi?

No, non penso che si tratti di interessi, non credo a complotti o a cose del genere, penso soltanto a una certa approssimazione, una buona dose di pregiudizio e una certa soggezione alle rappresentanze politiche che sono compattissime invece nel fronte a favore.

Antimafia Duemila – Vent’anni di lacrimogeni?

Fonte: Antimafia Duemila – Vent’anni di lacrimogeni?.

di Pino Cabras – Megachip – 4 luglio 2011 Vent’anni di lacrimogeni e di arresti, vent’anni di popolazione perennemente ostile. Questo è uno dei prezzi che ormai sembra disposto a pagare chi si ostina a fare la linea TAV in Val Susa. Gli altri prezzi gli osservatori onesti li hanno già squadernati davanti a noi: sono le devastazioni ambientali, sono le decine di miliardi dirottati dalle infrastrutture necessarie e dalla scuola per essere inceneriti nell’affarismo politico delle classi dirigenti italiane. Vent’anni di lacrimogeni sono un prezzo da esercito coloniale, sono cifre da Cisgiordania occupata.In un clima di conflitto così forte giocano la loro parte infiltrati e provocatori, ma il centro del discorso politico non potrà essere quello, sebbene i violenti pesino e svolgano perfettamente il loro ruolo, quando suscitano moniti, “riflessi d’ordine” e tutte le prevedibili risposte stereotipate che il ceto politico italiano sa sfoderare ancora oggi, dopo decenni di strategie della tensione che non gli hanno insegnato nulla (ma a qualcuno fin troppo). La casta è aggrappata a una certa idea della legalità, una legalità chimica permanente, uno Stato che odora di orto-cloro-benzal-malonitrile. Moltiplichiamo i candelotti lacrimogeni di queste settimane in Val Susa per tutti i casi italiani in cui c’è un conflitto latente fra lo Stato e una comunità locale, e avremo una guerra civile chimica che modifica il concetto di legalità su una scala più vasta.

Siamo di fronte a un passaggio preoccupante, che non incontra vere opposizioni all’interno del sistema dei partiti, anzi.

Il centrodestra non ha fatto certo autocritica sulla gestione del G8 di Genova di dieci anni fa, e sappiamo dunque cosa aspettarci. Ma non c’è da attendersi nulla nemmeno dall’altro fronte della casta politica. Il PD ha auspicato e coperto politicamente l’intervento paramilitare che ha espugnato i presidii anti-scavi dei No-TAV.

Prendete l’inquietante articolo dell’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, pubblicato il 1° luglio 2011 su «La Stampa». A chi si fa ancora fregare da una delle parole ormai più spoglie ed esauste del lessico politico, “riformismo”, Chiamparino offre perfino il richiamo del titolo: “Tav, il riformismo passa dalla Val di Susa”. Solo che non dobbiamo aspettarci i ragionamenti di un Napoleoni o di un Ruffolo. La cifra dell’articolo è tutta nella soddisfazione sogghignante che l’esponente PD esprime in faccia ai No-TAV, per averli visti «ripiegare con le pive nel sacco». Un linguaggio che suona poco riformista e suona invece molto come il risolino di un ufficiale sabaudo che si bea di uno scempio soldatesco in una provincia ribelle.

Chiamparino, l’uomo che il PD vorrebbe mettere in carico dei problemi del Nord per “parlare al territorio” portando i valori degli anni duemila, quando il territorio parla chiaro, come in Val Susa, si dimostra in tutto e per tutto un uomo fermo al 1861.

Per lui, come per tutto il PD, occorre «affermare con nettezza che non esiste un interesse generale ed una legalità autoproclamate da una minoranza come se, parafrasando una ben nota affermazione, interesse generale e legalità si pesassero e non si contassero.» Le autonomie locali sono carta straccia. Il modello è il caro vecchio centralismo che passa come uno schiacciasassi sopra le differenze. Pazienza se l’interessegenerale di una maggioranza sia in questo caso indimostrato. Pazienza se le preoccupazioni di legalità di questo anacronistico ufficiale dei Savoia non si spingono fino a fare il nome di Paolo Comastri, il direttore della Lyon Turin Ferroviaire recentemente condannato per turbativa d’asta proprio in relazione alla TAV. C’è nel pensiero (si fa per dire) di Chiamparino la stessa pervicace e distruttiva ostinazione alla base di tutti gli interventi di questi anni a carico di un suolo fragile come quello italiano. C’è la stessa ideologia della “crescita” che deve avvenire anche a costo di consumare il territorio. Per Chiamparino i nemici sono fra «chi ritiene che l’unica strada sia, nei fatti, la decrescita», che lui ribattezza però, truccando le carte, «gestione del declino». Per prendersi il sicuro, anziché combattere il declino italiano con una sacrosanta battaglia per investire nella scuola, Chiamparino si affida alle trivelle, alle quali non vede alternative. Perché? Perché per il riformismo dei maggiordomi dei comitati d’affari non c’è mai alternativa.

Lo dice bene il sociologo Marco Revelli in un’intervista al «Fatto Quotidiano» del 3 luglio 2011: «Per opporti devi essere anti-sistema. Per farlo è necessaria una forte consapevolezza di quello che sei. Ma se abbiamo smarrito la coscienza di noi stessi, allora vale la logica dell’utile». Dovrebbero meditare su questa riflessione tutti gli illusi che si attendono un cambiamento della prossima era post-Berlusconi. La classe dirigente del centrosinistra è altrettanto irriformabile. Ha valori e obiettivi politici che non si spostano di un centimetro dai programmi del capitalismo assoluto, dalle cricche affaristiche, e dalle loro costosissime pianificazioni.

Nel sindacato della FIOM – per via delle sue antenne molto sensibili – il segno di questa contraddizione arriva in pieno, e perciò non deve sorprendere poter leggere quanto scrive dal treno il dirigente sindacale Giorgio Airaudo sul suo blog, mentre si reca alla manifestazione No-TAV: «la politica che vuole l’alternativa dovrebbe nutrirsi di questa partecipazione e di proposte che vadano oltre le “grandi opere” finanziate con soldi pubblici che non abbiamo e non avremo, per merci che non avranno bisogno di velocità ma di innovazione di prodotto che tenga conto della riduzione energetica, dei limiti ambientali del pianeta e di garantire il diritto al lavoro per tutte e tutti nella libertà. Vedranno tutto ciò? O è un problema di ordine pubblico anche per il centrosinistra?».

Airaudo ha toccato davvero lucidamente il punctum dolens. Il punto è che il centrosinistra non è «la politica che vuole l’alternativa»; non certo a livello dei suoi dirigenti. E perciò la questione TAV sarà un banco di prova, un laboratorio politico generale per un certo tempo ancora, in cui si disegneranno il profilo del sistema politico italiano, la tutela della libertà, e le priorità dell’economia.

Per l’intanto il PD ha scelto bulldozer e lacrimogeni. Chiamparino, Bersani, Fassino nonché il responsabile sicurezza del PD, Fiano, hanno fatto una scelta di campo. Tratto da: megachip.info

TAV: giornali black col cervello in bloc- Blog di Beppe Grillo

Fonte: TAV: giornali black col cervello in bloc- Blog di Beppe Grillo.

Buongiorno a tutti, vorrei ancora parlare del Tav, di quello che è successo anche ieri nelle zone interessate dal cantiere minacciato per la costruzione della ferrovia e quindi del tunnel perché adesso si minimizza sulla stampa di oggi, le dichiarazioni di Bersani “ma in fondo è una ferrovia, come ci si fa a opporre a un ferrovia?”. Se fosse una ferrovia non si opporrebbe nessuno, stiamo parlando di 70 chilometri di tracciato dentro le montagne, quindi di tunnel, uno, quello più famigerato, da 50 chilometri e altri più ridotti per un ammontare di altri 18/20 chilometri. Questo è il problema, non è il problema di opporsi alla ferrovia.

I black bloc dell’informazione
I titoli dei giornali di questa mattina sono pazzeschi, ci sono giornali black block non tutti, ma ci sono giornali black block, alcuni sono solo black, altri hanno il cervello in block
Questo è Il Giornale “Si scrive No Tav, si legge BR” i black block uguali alle BR hanno gli stessi bersagli, i teppisti No global, cosa c’entrano i No global, megafono della medesima propaganda dei terroristi rossi, esaltazione della violenza contro la proprietà privata e le forze dell’ ordine e questo sarebbe un docente di sociologia politica nell’università di Roma a Tor Vergata e nell’università Luiss Guido Carli autore di anatomia delle Brigate Rosse, vincitore del Premio Acqui Storia Alessandro Orsini, pensate sostiene che la violenza delle Brigate Rosse era contro la proprietà privata, questa sarebbe stata la molla che fece scattare il terrorismo negli anni 70 e si avventura questo storico del lunedì in un parallelo tra gli infiltrati violenti nel movimento No Tav e le Brigate Rosse, cioè una banda armata organizzatissima con addentellati addirittura in governi stranieri in Medio Oriente, nel mondo dell’estremismo arabo e nella vecchia cortina di ferro, quelli che tirano i sassi infiltrandosi dentro il motivo No Tav sarebbero paragonabili alle vecchie Brigate Rosse che sequestravano la gente che godevano, purtroppo, di consensi nell’estremismo sindacale di Fabbri etc., pensate due mondi completamente diversi, due modi di agire completamente diversi, due storie completamente diverse, due epoche completamente diverse che diventano oggetto di un paragone su un quotidiano, “I black block uguali alle BR? Hanno gli stessi bersagli” boh… poi ci sono i giornali tutori dell’ordine quando fa comodo a loro, come Il Corriere della Sera, come altri grandi giornali Stampa di Torino, i quali partono dal presupposto che il Tav si deve fare, anzi non si discute, non stanno neanche lì a perdere tempo per spiegare perché si deve fare contro la volontà delle popolazioni locali che mai hanno avuto la possibilità di esprimersi perché se gli fosse stata data la possibilità di votare a un referendum del Tav non si parlerebbe più da anni, visto che risale a un’epoca preistorica rispetto a oggi, il progetto è stato concepito negli anni 70 addirittura.
“Assalto alla Tav – tra l’altro la Tav è il Treno a alta velocità -188 agenti feriti” i feriti dall’altra parte non vengono neanche citati naturalmente, il che non significa che il fatto che ci siano feriti tra i manifestanti giustifichi quelli che hanno ferito gli agenti, bisognerebbe però raccontare che ci sono feriti dall’una e dall’altra parte, black block contro il cantiere, Napolitano violenza eversiva, poi ci sono questi titoli da pompiere della sera, ambiguità inaccettabili, scontri in Val Susa, Grillo manifestanti eroi, condanna di Bersani, polemiche della sinistra radicale.
Repubblica “Tav giorno di battaglia in Val Susa, assedio al cantiere, 400 feriti, bufera su Grillo che difende la protesta guerra civile, siete tutti eroi” poi per fortuna c’è un editoriale dal titolo “Il dovere di distinguere” meno male che qualcuno chiede di distinguere. “No Tav – questa è la Stampa – guerriglia in Val Susa, scontri al cantiere dell’alta velocità, 4 arresti e quasi 200 agenti feriti” anche qua i feriti dall’altra parte non ci sono, la condanna di Napolitano, violenza eversiva, agire con massima fermezza, sindaci e famiglie in corteo pacifico contro la Torino – Lione, poi spuntano 300 infiltrati e parte l’assedio, bene anche qua c’è un elemento di cronaca oggettivo, sindaci e famiglie in corteo pacifico, poi spuntano 300 infiltrati, chi era lì, io purtroppo non c’ero, assicura che erano decine di migliaia le persone che pacificamente dietro ai sindaci con la fascia tricolore hanno manifestato, immaginate com’è possibile confondere poche, decine o centinaia di fanatici violenti con decine di migliaia di persone, i fanatici violenti vengono spesso da fuori, alcuni vengono anche da lì e sono gente giustamente esasperata che sceglie metodi sbagliati e criminali per manifestare il suo dissenso, ma gran parte viene da fuori perché dove c’è da fare casino questi arrivano, ormai è un’internazionale che si fionda nei posti di crisi per malattia di protagonismo o nella speranza di sommuovere non si sa bene quale rivoluzione. In realtà la rivolta Tav è una rivolta locale, indigena, sappiamo benissimo che le popolazioni locali in gran parte questa robaccia non la vogliono e non la vogliono non per la sindrome Nimby, cioè non nel mio giardino, ma non la vogliono perché nessuno è andato a spiegargli il perché di questa opera pubblica, sono decenni che se ne parla, dal parlarne si è poi passati ai primi atti concreti, all’apertura di qualche cantierino e ancora non si è visto un solo Presidente del Consiglio, ne abbiamo cambiati parecchi in questi ultimi 30 anni, da quando si parla di Tav, che sia andato sul posto a spiegare, a metterci la faccia perché questa è gente che non ha faccia e quindi non ce la può mettere!
Allora nessuno è stato persuaso della bontà di questa opera, perché? Perché nessuno ci ha neanche provato a persuaderli nella bontà di questa opera, si sono trincerati dietro tavoli tecnici, ma queste sono scelte essenzialmente politiche, sono scelte essenzialmente politiche di cui i politici dovrebbero assumersi la responsabilità se fossero responsabili, invece sono degli irresponsabili e hanno paura a andare a sostenere delle tesi insostenibili davanti alla gente, mettete insieme il fatto che dovrebbero sostenere delle tesi insostenibili che non stanno in piedi dal punto di vista dei numeri, dell’economia dell’aritmetica, della matematica e il fatto che sono gente sputtanata. Secondo voi quale autorevolezza può avere questa parodia di bava beccaris che è il ministrucolo Maroni nel denunciare le violenze contro la Polizia quando lui è stato condannato in via definitiva, è un pregiudicato per violenze ai danni della Polizia? Maroni è pregiudicato esattamente per gli stessi reati per cui gran parte dei manifestanti vengono incriminati e cioè resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per avere messo le mani addosso a dei poliziotti che non erano andati lì a menarlo o a buttargli i lacrimogeni mandati da un governo ostile, erano poliziotti che tranquilli e sereni stavano svolgendo una perquisizione in alcuni uffici della sede centrale della Lega Nord in Via Bellerio a Milano, perché? Perché la Lega Nord aveva organizzato una formazione paramilitare vietata dal Codice Penale e dalla Costituzione italiana allo scopo di costituirsi un esercito privato, le Camice verdi, la guardia nazionale padana e c’erano intercettazioni in cui si parlava da Bossi in giù, di movimenti di armi per dotare questi cialtroni delle camice verdi per cercare elementi su questa formazione paramilitare, su questa banda, questa sì eversiva, questa sì organizzata, questa sì simile alle BR anche se ne era una parodia in menopausa, fu ordinata la perquisizione della sede della Lega in Via Bellerio nel 1996 e cosa successe? Successe che Maroni insieme a altri parlamentari leghisti, cercò di impedire con la forza alla Polizia Municipale di fare ciò per cui era stata mandata dal Magistrato, resistenza a pubblico ufficiale, la stessa cosa che fanno i parenti dei camorristi nei quartieri a alta densità camorristica di Napoli quando arriva la Polizia per arrestare uno di loro e cercano di impedire l’arresto, gli lanciano i vasi di fiori, li maledicono, gli tirano… la stessa cosa ha fatto e è stato condannato per averlo fatto il Ministro dell’Interno che manda la Polizia a reprimere la rivolta del popolo No Tav, non contro una legittima perquisizione della Polizia, ma contro un’opera che sconvolgerebbe la vita, l’ambiente e il futuro di migliaia e migliaia di persone residenti perché poi sono loro che ce l’hanno sul groppone quel cantiere e quegli scavi, non Maroni e gli altri che non si sono mai neanche avvicinati. Pensate con quale faccia questi qua possono parlare, oggi Maroni pretende addirittura di suggerire alla Procura i reati da contestare ai manifestanti: tentato omicidio, tentato omicidio vuole dire che tu vuoi ammazzare coscientemente qualcuno ma non ci riesci, quello è il tentato omicidio, suggerisce addirittura i reati da contestare, forse perché teme che vengano contestati i reati uguali a quello per cui lui è già stato condannato il Ministro di Polizia Roberto Maroni.
Pensate con quale faccia il Ministro delle infrastrutture Matteoli che è comparto in televisione in stato di decomposizione ieri sera con i capelli tinti davanti a una libreria per dire che l’opera è imprescindibile perché altrimenti l’Italia resterebbe tagliata fuori dall’Europa, già perché noi oggi senza quel Tav siamo tagliati fuori dall’Europa? Avete mai avuto problemi a andare in Francia in treno o in aereo? Ci si va sulle tradotte o ci si va su un treno a alta velocità in Francia? Vi sembra che siamo isolati rispetto alla Francia? A me non pare! Evocano un pericolo che dovrebbe essere concreto oggi, dovremmo trovarci lì che non sappiamo come fare per andare in Francia, siamo costretti a bypassare a arrivare via mare dalla Spagna, è così? Siete mai andati in Francia in treno? Avete mai avuto problemi a arrivarci rapidamente? Ho preso un sacco di volte il Tgv per andare a Lione, a Parigi, è velocissimo e siamo isolati? Ma isolati di che? Ma di cosa parlano? Il Ministro Matteoli con quale faccia predica legalità a una popolazione che sta per essere assassinata da questi cantieri essendo lui un imputato per favoreggiamento, favoreggiamento in una vicenda che ha deturpato l’ambiente, stiamo parlando di uno che ha fatto il Ministro dell’Ambiente e che da Ministro dell’Ambiente è accusato di avere avvertito il Prefetto di Livorno di un’indagine anche a suo carico, del Prefetto e di intercettazione anche a suo carico a proposito degli abusi edilizi a l’Isola d’Elba, uno dei paradisi terrestri che abbiamo in Italia, che è stato devastato dall’abusivismo edilizio e c’era una cricca di costruttori , politici e servitori dello Stato, ladri della patria, più che padri della patria, d’accordo in questi abusi, parte un’indagine, intercettazioni, perquisizioni, controlli, Matteoli è imputato di avere avvertito il Prefetto che avvertì tutta la cricca, ragione per cui l’indagine abortì perché c’era stata una fuga di notizie istituzionale secondo i magistrati che l’hanno rinviato a giudizio, partita dal Ministro dell’Ambiente, questo processo non si fa perché il Ministro Matteoli si trincera dietro il reato ministeriale e perché la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli il quale, con quel reato ministeriale, avrebbe agito nell’interesse dello Stato, pensate la cricca degli abusi edilizi diventa interesse dello Stato e questo signore ha il coraggio di dare lezioni al popolo della Val Susa? A parte che ha Ragione Grillo quando dice che il popolo della Val di Susa è eroico perché hanno cercato di comprarlo, di minacciarlo, di lusingarlo, di spaccarlo, di dividerlo, di intimorirlo, di terrorizzarlo, di insultarlo, di paragonarlo a una cellula delle Brigate Rosse, una cellula di alcune decine di migliaia di persone, eppure non si è lasciato piegare, ancora combatte, altro che eroi a mani nude a prendere le botte!
Ma immaginate anche se non fossero degli eroi, quanto sarebbero comunque eroi di fronte a un figuro come il Ministro Matteoli, pensate con quale faccia lo Stato si può presentare a questi cittadini per tentare di spiegargli ciò che non può spiegare perché? Perché è indimostrabile, anzi è falso!

I numeri contro le chiacchiere
Ho molto apprezzato un articolo che ha scritto Luca Mercalli per Il Fatto Quotidiano in cui ribadiva a una a una le ragioni del no al Tav, dati alla mano, dati scientifici, 140 pagine di osservazioni, l’Ing. Sandro Plano Presidente della Comunità Montana, il Prof. Angelo Tartaglia Politecnico di Torino, il Prof. Marco Ponti dell’università di Milano.Questa è gente da ascoltare non Fassino, Matteoli, Chiamparino, Maroni che non sanno neanche di cosa stanno parlando, ma sanno benissimo gli interessi che ci sono dietro a questo cantiere, Mercalli parla di giornalisti insonorizzati, prega i colleghi di ritornare ai fatti, di misurarsi sui numeri, sui dati, smentiteli se potete, se riuscite prima di fare i turiferari e i cantori di un’operaccia del genere!
Marco Ponti lo conoscete, è stato intervistato anche dal blog di Grillo, Marco Ponti non è mica un zuzzurellone ambientalista, Marco Ponti è un esperto di opere pubbliche, per esempio al referendum sull’acqua pubblica lui era contrario, e lo ha scritto perché noi su Il Fatto Quotidiano diamo spazio anche a chi non la pensa come noi quando è autorevole, quando ha qualcosa da dire, quindi non stiamo parlando di un estremista, stiamo parlando di uno che mangia opere pubbliche da quando era giovane. Sul Tav ha una posizione assolutamente chiara, perché? Perché dice che il gioco non vale la candela, non lo prende neanche in considerazione dal punto di vista dell’ambiente, lo prende in considerazione dal punto di vista dell’utilità, dell’interesse nazionale a spendere 20 o 30 miliardi di Euro a imbrattare una valle o più valli con un cantiere di 20 anni per fare una cosa che già oggi si sa che non serve a nulla! Era dubbio che servisse 30 anni fa, oggi certamente non serve a nulla e smonta i luoghi comuni dal punto di vista proprio strategico questo investimento appare difficilissimo da giustificare anche stando alle cifre ufficiali, ovviamente ottimistiche sia sui costi, sia sul traffico, smettiamo di chiamarlo con quella ridicola foglia di fico di alta capacità, di treni merci non ci viaggeranno mai come in Francia e in Spagna , ci dicono un luogo comune: fa parte dei corridoi europei, è vero ma è ridicolo, questi corridoi prioritari sono cresciuti talmente di numero che oggi sono 30 e coprono fittamente tutta l’Europa, nessun paese o regione poteva essere scontentata di priorità non si può proprio più parlare, sono 30!
Crea sviluppo e occupazione, falso, per Euro pubblico speso le grandi opere occupano pochissima gente rispetto a quelle piccole, alle manutenzioni di cui c’è estremo bisogno, il cemento è una tecnologia matura, non è certo l’informatica o la microbiologia genetica.
3) perdiamo soldi europei, vero ma ridicolo, se va bene ma proprio bene, perdiamo 3 miliardi, anche se il finanziamento iniziale è 600 milioni, su 22 miliardi di costo, il resto ce lo mettiamo noi e si tratta di costi preventivi, in realtà risparmieremo 11 miliardi, la nostra quota, quella italiana a non costruirla, infatti pensate, avremo già 1/4 della manovra fatta rinunciando a questa porcheria, se si chiedesse agli utenti merce e passeggeri, tariffe che coprono parte dell’investimento, questi diventerebbero così alte che non ci passerebbe nessuno, merci e passeggeri pagano volentieri i costi di costruzione delle autostrade, ma in generale non ne vogliono sapere di pagare quelli dell’alta velocità , pagano al massimo i costi di esercizio.
4) altrimenti gli altri costruiscono un corridoio a nord delle Alpi e ci fregano, questa è pura fantascienza, qualcuno dovrebbe rispondere di queste frottole e poi si occupa degli aspetti tecnici, anche essi fantasiosi li definisce il Prof. Marco Ponti: il Tav sposterà un sacco di camion via dalla strada con grandi benefici ambientali, finora – dice – non è mai successo neanche in Francia, patria dell’alta velocità, i passeggeri ufficialmente previsti sulla nuova linea se e quando sarà in funzione, sono pochissimi, 16 treni al giorno su una capacità di 250 treni al giorno, ma paradossalmente anche se ci riuscisse le emissioni del cantiere sono tali che compenserebbero questi ipotetici risparmi per i prossimi 20 anni.
I treni merci italiani con questa linea potranno correre sull’alta velocità francese, questo l’ha scritto qualche anno fa “Il Sole 24 ore” in prima pagina, dice: peccato che sulla rete di alta velocità francese e spagnola i treni merci non ci possono passare proprio, quelli che di ferrovie ne capiscono sanno che le merci che vanno in treno non sono interessate alla velocità, ma all’affidabilità e ai bassi costi, manco per le merci serve! La linea attuale quando la crisi economica finirà sarà presto saturata dalla crescita del traffico, ma il traffico su quella direttrice era già in calo prima della crisi, anche sulle autostrade non solo sulla ferrovia, figuriamoci dopo, quando ci sarà la concorrenza della nuova linea del Sempione tramite la Svizzera, meglio stare comunque ai numeri ufficiali, oggi passano 3 milioni di tonnellate sulla linea esistente che recentemente rimodernata ne può portare 20 milioni, la linea già esistente; le previsioni ufficiali della crescita del traffico ferroviario risultano sovrastimate del 40% a livello internazionale, ma immaginiamo che ci sia davvero questa crescita vorticosa, se è così andranno molto prima in crisi le direttrici e le aree già congestionate adesso e quindi questo investimento rimarrebbe comunque a una priorità bassissima, soprattutto se i soldi sono scarsi, quelli pubblici, quelli privati non li caccia nessuno. Si ricorda per concludere che il 75% del traffico, della congestione, dei costi per le imprese e per l’ambiente sono nelle aree metropolitane mica sulle lunghe distanze, quindi di cose più urgenti da fare ce ne sono davvero tantissime, se l’opera avesse qualche sensatezza i valligiani che protestano dovrebbero prendersi gli indennizzi e stare buoni per il maggiore interesse collettivo, ma in questo caso sembra proprio che abbiano ragione, qualche ragione almeno, certo se si buttano in questo modo i soldi pubblici per ragioni di visibilità politica e di lobby poco illuminate, la Grecia anche per questo verso non può che avvicinarsi, tuttavia sembra in vista un progetto ancora di dubbia priorità, ma più mirato al traffico merci, l’unico che c’è e molto meno costoso, forse a una canna sola, ma il punto politico non è questo, bisogna salvare la faccia, anzi le facce visto che l’incomprensibile appoggio bipartisan al progetto, tanto pagano i contribuenti e i cantieri intanto si inaugurano.
Vi voglio dare un altro aiuto, un altro dato, un altro contributo prendendo a prestito un altro bel lavoro che ha fatto Stefano Caselli su Il Fatto Quotidiano, cioè mettere insieme tutta una serie di interrogativi per dare loro risposta, cosa prevede il progetto di linea ferroviaria Alta velocità Torino – Lione, così sappiamo di cosa stiamo parlando, lo dico non per i valligiani che lo sanno benissimo, lo dico per tutti quelli che pontificano da fuori senza avere la più pallida idea di quello che si parla, di quello che si dice e ci farfugliano di sviluppo, di non perdere il treno dello sviluppo, il progetto è diviso in due tronconi, la tratta italiana per cui non esiste ancora neanche il tracciato definitivo e la tratta transnazionale italo – francese, quella italo – francese in base al progetto presentato nel 2010 prevede un tunnel di base a doppia canna lungo 57 chilometri sotto il massiccio dell’Ambin con scavi fino a 2000 metri di profondità con imbocco nella zona di Susa fino a Saint Jean de Maurienne in Francia, quali sono i preventivi e le previsioni di spesa? Per il tunnel di base il documento è un dossier presentato dall’Unione Europea nel 2007 che preventiva a gennaio 2006 un costo di 14 miliardi di Euro e per il 63%, cioè 9 miliardi è a carico nostro, dell’Italia, a questi poi vanno aggiunti 5 miliardi per la tratta italiana, mai i preventivi delle linee alta velocità già realizzati sono stati rispettati, Roma – Firenze è lievitata di 6 volte, Torino – Milano 5 volte rispetto ai preventivi, Firenze – Bologna di 4, quindi se tutto va bene, se anche lievitasse di 4, il minimo in Italia, questa roba non ci costerebbe 20/22 miliardi, ma 80.
Quale sarà il traffico merci reale sulla direttrice Italia – Francia? Le ragioni principali dell’opposizione alla Torino – Lione riguardano i dati del traffico merci, Ltf la società mista italo – francese incaricata di costruire calcola un volume di 20 milioni di tonnellate annue nel 2010, in realtà il traffico sulla linea già esistente oggi è stato di 2,4 milioni nel 2009, in calo costante dal 2004, quindi quella nuova deve portare un volume di 20 milioni di tonnellate annue, ok? Scusate, nel 2010 si calcola un volume di 20 milioni di tonnellate annue, ma in realtà sua linea esistente il traffico è stato di 2,5 milioni nel 2009 e non ha fatto che diminuire negli ultimi 7 anni, anche il traffico su gomma è in costante diminuzione da oltre 10 anni, nel 2009 il trasporto sotto il Fréjus è stato pari a 10 milioni di tonnellate, allora a cosa serve aumentare le potenzialità quando già l’attuale linea è sottoutilizzata, roba da matti! Quanto è il traffico passeggeri tra Torino e Modane, sono in crescita o sono in calo, il traffico passeggeri è il secondo punto su cui si concentra il movimento No Tav, per sostenere l’inutilità dell’opera perché? Perché il dipartimento federale dei trasporti Svizzero sulla linea Torino – Modane su cui da anni viaggiano anche i Tgv francesi, calcolano che siano transitate nel 2009 750 mila persone, sapete quante erano 20 anni fa? Erano il doppio 1,5 milione, l’anno in cui i promotori del Tav prevedevano un incremento fino a 8 milioni e mezzo di passeggeri entro il 2002, 20 anni fa dicevano: aumenteranno a dismisura i passeggeri nei prossimi anni, in realtà si sono dimezzati in 20 anni i passeggeri sulla Torino – Modane, c’è bisogno di un’altra roba visto che non solo le merci stanno diminuendo ma anche i passeggeri stanno diminuendo?
Quanto è utilizzata la linea storica ferroviaria internazionale del Fréjus, il trattato italo – francese firmato a Torino nel gennaio 2001 prevede l’entrata in servizio della nuova linea di alta velocità alla data di saturazione delle opere esistenti, la Valle di Susa già ospita una linea ferroviaria internazionale che è quella del Fréjus, il cui binario in salita è stato completato solo nel 1984, mentre la galleria del Fréjus risale al 1870 , negli ultimi 3 anni la tratta alpina della storica linea è stata utilizzata per meno di 1/4 della sua capacità, com’è andato l’esperimento dell’autostrada ferroviaria per trasferire le merci su rotaia? Secondo i sostenitori del Tav, questo Tav Torino – Lione permetterà di trasferire su rotaia buona parte del traffico su gomma, meno tir e meno auto, più treno, ecologia, per ora l’unico esperimento è stato quello dell’autostrada ferroviaria alpina avviato nel 2003 sull’attuale linea, nonostante l’impegno e i finanziamenti europei, 12 milioni all’anno attualmente sospesi, l’esperimento si è rivelato un fallimento perché ha assorbito in media solo il 2% del traffico su strada, non è vero che si trasferisce, in parte perché il fabbisogno è in calo, non in aumento e non farà che calare nei prossimi anni.
Quanto e di quale tipo sarà l’impatto ambientale della costruzione del Tav? Secondo le stime i cantieri del Tav Torino – Lione durerebbero non meno di due decenni, il tunnel di base comporterebbe lo smaltimento di circa 18 milioni di metri cubi di materiale da scavo che sono anche inquinanti perché ovviamente contengono anche sostanze tossiche, sostanze a volte radioattive, sostanze da trattare in maniera particolare, non sono pietre normali, ci vorranno per trasportarle via in 20 anni, questi 18 milioni di metri cubi di materiale da scavo 1 milione di viaggi in tir, avete presente la Valle di Susa? Un milione di viaggi di tir per portare via questa roba che viene asportata negli scavi, le montagne della Valle di Susa sono notoriamente ricche di rocce amiantifere e di uranio senza contare le ricadute dello scavo sul sistema idrogeologico come già è accaduto nel Mugello dove ci sono frane, falde acquifere essiccate, disastri ambientali che pagheremo nelle prossime generazioni, le stiamo già pagando, in più escono amianto e materiali radioattivi, un milione di viaggi per portare via il tutto.

Le balle sui corridoi europei
E’ vero che con la costruzione del Tav aumenteranno i posti di lavoro, ne abbiamo già parlato a proposito di quello che dice Ponti, secondo il fronte sì Tav la creazione di posti di lavoro giustificherebbe l’avvio dei lavori, il progetto della tratta italiana, della parte comune italo – francese presentato nel 2010 prevede un’occupazione di mille unità lavorative su una durata media di 7 anni, secondo gli oppositori non esiste alcuna garanzia di assunzioni di manodopera e in ogni caso mille si possono impiegare molto meglio a fare opere di manutenzione che sono quelle che migliorano veramente la qualità della vita delle persone e dell’ambiente, onde evitare dissesti idrogeologici e disastri ambientali.Qual è il progresso dei lavori in Francia dove il movimento No Tav è meno attivo? Intanto è meno attivo perché lì i politici hanno concordato le opere con le popolazioni, in Francia sono state realizzate 3 gallerie di servizio per il tunnel di base, il cui tracciato scorre per oltre il 60% in territorio francese, la discenderia di Modan 4 mila metri, la discenderia di ?La Praz? 2,5 Chilometri e quella di Saint Martin La Port di 2400 metri, i lavori sono durati da un massimo di 7 anni a un minimo di 5, cos’è? A cosa serve e a quanto costa il tunnel esplorativo di Chiomonte, quello su cui si è concentrata la battaglia per l’apertura sia pure simbolica del cantiere, il tunnel geognostico in loc. La Maddalena a Chiomonte servirà a sondare le caratteristiche della montagna, perché non sappiamo neanche quello che c’è dentro, il progetto prevede un tracciato di 7 chilometri, metà dei quali in corrispondenza del futuro tunnel di base, il resto dovrebbe servire da galleria di servizio. L’opera costerà 165 milioni e è finanziata dall’Unione Europea che comunque non sono soldi dei marziani, sono sempre soldi nostri, anzi noi ne diamo all’Europa più di quanti l’Europa non ce ne dia e forse fa bene, visto come li sperperiamo.
Corridoio 5 Lisbona – Kiev via Pianura Padana è una chimera o una realtà questo meraviglioso corridoio Lisbona – Kiev? Secondo i sostenitori del Tav Torino – Lione sarebbe un segmento indispensabile del corridoio 5 che da Kiev porta a Lisbona, il fronte No Tav ribatte il concetto di corridoio e identifica una direttrice di traffico percorsa in modo uniforme per gran parte del suo sviluppo, caratteristica che non apparterebbe a una via di scarso traffico come la Torino – Lione. Ultima domanda: quanti sono i componenti del movimento No Tav in Val di Susa? Quantificare gli aderenti al movimento è impossibile, di sicuro la maggior parte dei circa 90 mila abitanti della Valle di Susa condivide in linea di massima le ragioni dell’opposizione nel corso degli anni si sono viste manifestazioni di 20, 30 mila persone e domenica erano sicuramente di più.
La Comunità Montana della basse valle che riunisce i sindaci di una cinquantina di comuni è a maggioranza No Tav.
Direi che tutti questi dati con i quali spero di non avervi fatto esplodere il cervello, ma è sempre bene capire di cosa stiamo parlando, dice chiaramente il perché i politici parlano in televisione, parlano ai giornali, parlano nei loro comizi sempre più protetti e sempre più ristretti, ma non parlano mai a quelle popolazioni, ieri è impressionante che alla manifestazione, dove c’erano comunque 70 mila persone, 50 mila, 40 mila quante volete voi, persone che votano in una Regione dove si vincono o si perdono le elezioni per pochissime migliaia di voti, non ci fosse nessun Segretario di nessun partito a raccogliere quelle voci almeno per quanto riguarda i partiti rappresentati in Parlamento, c’era Paolo Ferrero che tra l’altro è di una valle lì vicina del neonato Partito Comunista, mi sfugge in questo momento la denominazione esatta della coalizione che raduna una parte della vecchia Rifondazione Comunista, ma non soltanto, e che praticamente ha fatto da solo, ha avuto in solitudine la possibilità di dialogare con tutte queste persone perché non c’era nessun altro politico, i politici scappano e mandano i poveri poliziotti a combattere come sempre una guerra che non è la loro, non so se abbia ragione Grillo quando dice che i black block sono in Parlamento, i black block sono gente che va a fare casino, sono gente che va arrestata quando commette violenze, ma non commette violenze per conto terzi.

C’è un’unica categoria che è peggio di quelli che commettono violenze con le proprie mani e sono quelli che mandano gli altri a commettere le violenze al posto loro perché loro sono violenti, nella testa e nella loro politica ma non hanno neanche il coraggio di andare a esercitarla con le loro mani la violenza e quindi si nascondono dietro a altri mandandoli a manganellare gente che vuole, per la stragrande maggioranza, semplicemente vivere tranquille e non essere deturpata, distrutta, devastata, avvelenata da un cantiere che, fino a che non ci dimostreranno il contrario, è totalmente inutile e molto dannoso e forse se e quando avremo speso quei 20, 30, 40, 50, 60, 70, 80 miliardi per completarlo, dalla Grecia arriverà notizia che i greci temono di fare la fine dell’Italia, buona settimana, passate parola!

L’indignazione e la speranza | STAMPA LIBERA

Fonte: L’indignazione e la speranza | STAMPA LIBERA.

Ieri ho partecipato alla manifestazione in Val di Susa. Eravamo in migliaia, a manifestare pacificamente il nostro dissenso. Sui giornali e dalla politica solo menzogne

Sono appena rientrato dopo 6 ore di marcia a Chiomonte. Incredibile, un serpente umano colorato e festante proveniente da tutta Italia percorreva i boschi verdeggianti della media Valsusa in una giornata calda e luminosissima. La stima minima è di 50.000 persone, quella massima 100.000, fate voi… Statale del Monginevro bloccata e autostrada pure. In queste ore ancora si sparano lacrimogeni, un teatro osceno per un Paese civile nel museo archeologico del villaggio neolitico della Maddalena di Chiomonte, che la polizia ha usurpato come suo quartier generale. Lì, nel punto di contatto tra manifestanti e poliziotti io non sono stato, e qualche ferito c’è, qualche sasso è volato, qualche episodio da deplorare può darsi che ci sia, ma aspettiamo a parlare quando avremo sentito i racconti e visto i video di chi era lì… Il 412 della polizia ha volato sopra di noi come fossimo stati in Afghanistan, dalle 8 alle 18 almeno, e sono 100 euro al minuto… io non ci sto, è uno scenario surreale per aprire un cantiere.Ciò che vi vorrei dire a caldo è:

1) già ora le prime pagine dei giornali titolano di guerriglia, di back bloc e altre amenità simili: si tratta di elementi del tutto marginali della giornata, ciò che conta, e che doveva essere oggetto dei titoli, è l’enormità della gente normale qui confluita, cittadini italiani ed europei, famiglie con bambini, pensionati, professionisti, docenti, medici, artigiani, studenti che da tutta italia (pullman da Pisa, Macerata, Udine, Bologna, Genova…) hanno affrontato levatacce e disagi, per venire a passare una domenica di civile indignazione insieme a noi. Chapeau a tutti loro, che dimostrano come vi sia una presa di coscienza sempre più vasta del problema dei beni comuni e una voglia individuale di “contare” qualcosa sul piano delle scelte. Mi sembra che politica e giornalisti siano terribilmente indietro, impegnati a proteggere i loro privilegi o tremebondi a sperare che il loro servilismo porti una promozione sulla scala sociale. Ma la gente sta correndo più veloce di loro. Ho parlato con centinaia di persone e ne ho tratto una grande impressione di competenza, di coraggio, di onestà, di passione. Altro che black-bloc!

2) tutti hanno ben chiaro, per vivere ogni giorno sulla propria pelle altre simili usurpazioni sui loro territori, che le priorità per il Paese sono altre, che nessuno vuole questi monumenti faraonici ma desidera interventi semplici, evidenti e efficaci sulla quotidianità. Tutti hanno ben chiaro che i tempi stanno cambiando in fretta. Nelle ore di marcia sotto il sole, i discorsi che sentivo fare erano dei rapporti dell’Asia con il mondo occidentale, della crisi delle risorse, dell’opposizione economia capitalistica-benessere, dell’impossibiltà della crescita continua, della crisi petrolifera… insomma, un campione interessante di pubbliche riflessioni sul presente e sul futuro.

3) speriamo che ognuno di loro stasera su facebook dica: “c’ero anch’io e vi spiego quali menzogne i giornali e la tv diffondono su di noi e su questa faccenda”.

4) fino al 12 luglio 1980 non c’era il traforo autostradale, quindi sulla ferrovia attuale passavano tutte le merci e i passeggeri per la Francia, inclusa la navetta per le automobili Bardonecchia-Modane. Nel 1980 eravamo forse all’età della pietra? La ferrovia attuale bastava allora, basterebbe a maggior ragione in un mondo futuro con meno risorse. Ma Chiamparino è al delirio sviluppista e vede il Tav Valsusa come una fede: o il Tav o la terribile decrescita! Allora Tav sia. Aggiungo che un’opera di questo genere avrebbe un overhead di sistema enorme rispetto a opere più semplici e resilienti. In un’epoca postpicco petrolifero, l’imponente infrastruttura tecnologica ed energetica necessaria a garantire la sicurezza di un tunnel di 54 km con temperature interne di oltre 50 C, collasserebbe dopo pochi mesi, anche solo per via dei costi. Vedere Rutilio Namaziano… le mitiche strade di Roma, poco dopo la caduta dell’impero erano impraticabili per mancanza di manutenzione e si preferiva il periglioso viaggio via mare da Roma alla Liguria piuttosto che affrontare il fango dei tratturi maremmani…

5) finanziamento europeo: per ora, a inizio cantiere, si parla di sbloccare 671 milioni di euro, pari a circa il 4,5% del valore del progetto (calcolato dell’ordine dei 15 miliardi di euro, anche qui non ci sono mai numeri trasparenti). In caso di realizzazione successiva, si parla di ulteriore finanziamento EU del 30% della sola tratta internazionale, che escluderebbe quindi i circa 2 miliardi di euro della tratta di adduzione Torino-Chiomonte, interamente a carico italiano. Sono dati vaghi perchè è quel poco che si riesce a leggere sui giornali locali. Anche questo fatto dovrebbe indignare tutti: non c’è uno straccio di rapporto ufficiale che faccia chiarezza verso i cittadini. I promotori, che i dati immagino li avranno, con fior di tecnici pagati per far solo quello, tacciono, lasciando tutti noi a baloccarci con stime e supposizioni. Anche questo è strano: se avessero dati seri, certi e inoppugnabili a sostegno dell’opera, non pensate che avrebbero già convocato una conferenza stampa internazionale, spazzando via ogni nostra chiacchiera? Invece stanno nascosti nelle gallerie, lasciando che la gente si arrabbi, che i politici sfornino la loro retorica, che i pochi come noi che tentano di ragionare si spacchino la testa su dati faticosamente estratti qua e là.

6) la stretta alleanza politica bipartisan che mostra un tenacissimo blocco favorevole all’opera, è un altro elemento di sospetto. In genere il politico, massimamente quello italico, quando trova un muro invalicabile nei propri affari, lo aggira, scantona, sceglie altri obiettivi più facili, ma non si mette contro una marea montante di rabbia popolare che sta diventando un elemento incognito estremamente instabile. Qui invece sono passati vent’anni di proteste e continuano tutti imperterriti ad andare in rotta di collisione contro il massiccio d’Ambin. Butto lì, non è che devono aver fatto tante e tali facili promesse sulla divisione di questa appetitosa torta, che ora qualcuno ha la canna di fucile puntata dietro la schiena se non le mantiene e non paga pegno?

Ciao a tutti dalla Valsusa, qui comunque è una serata ancora molto calda. Speriamo che serva a qualcosa.

Oggi ero a Chiomonte | STAMPA LIBERA

Fonte: Oggi ero a Chiomonte | STAMPA LIBERA.

In allegato la testimonianza della mia personale partecipazione alla marcia di oggi 3 luglio 2011.

Se credete diffondetela ai vostri contatti perché credo che su queste cose non possiamo più tacere ma dobbiamo trovare il coraggio di parlarne.
Grazie, Franco

OGGI ERO A CHIOMONTE
Oggi ero a Chiomonte e ci sono arrivato dal forte di Exilles con la marcia NO TAV.
Voglio raccontarvi questa marcia, la mia marcia e la marcia di chi era con me, perché di questa marcia non vi parleranno le tv e i giornali controllati dal potere dominante, quello stesso che ha interesse a realizzare la TAV per spartirsene le bustarelle.
I media vi parleranno degli scontri, delle aggressioni agli agenti, delle infiltrazioni dei black block europei perché chi controlla quei media ha l’interesse a parlare del rumore dell’albero che cade anziché del suono della foresta che cresce. Perciò portare l’attenzione sugli scontri come se fossero l’unica cosa degna di nota servirà a non dire quanta gente ha veramente partecipato, quanti valligiani sono saliti a Chiomonte, quante persone si sono mosse anche da fuori regione per dire NO a questo progetto. Parlare delle azioni dei violenti serve a non riconoscere che ci sono molti più non violenti contrari al progetto che stanno lottando da 22 anni. Da 22 anni…è un eufemismo dire che qualcuno adesso può spazientirsi, io parlerei di legittima incazzatura.

I media vi parleranno dei boschi incendiati dai manifestanti e non diranno che sono andati a fuoco a causa dei lacrimogeni tirati dalla polizia da sopra il cavalcavia dell’autostrada sulla gente sottostante insieme a pietre, bottiglie e altri oggetti contundenti.
I media vi parleranno del discorso di Grillo che chiama “eroi” i manifestanti e delle reazioni compatte del resto del modo politico che definisce lui un eversivo.
Il solito bla bla bla.
Ma non è di questa marcia che voglio parlarvi, questa ve la cito per ricordarvi le balle che vi racconteranno. E’ vero che ci sono state delle aggressioni al sito da parte di manifestanti antagonisti ma non è vero che c’è stato solo quello né che si fosse lì solo per quello.
Io ha partecipato alla marcia con la mia compagna e mia figlia, quasi in testa al corteo, dietro gli amministratori e insieme alle famiglie con i bambini, sotto i palloncini colorati. Ho partecipato portando due cartelloni che avevo preparato, uno recitava “CHI A TAVANA ENVELENA FIN-A TI DISIE ‘D PIANTELA LI’!” che tradotto per chi non capisce il piemontese significa “chi fa tavanate (stupidaggini, cazzate) avvelena anche te digli di smetterla” e l’altro diceva “IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI NON HA BISOGNO DI TRENI CHE CORRANO VELOCI DENTRO BUCHI ALL’URANIO MA DI ETICA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE NATURALI ED ECONOMICHE, DI ISTITUZIONI CAPACI DI DIALOGARE CON I CITTADINI ANZICHE’ BASTONARLI, DI RISPETTO PER LA NATURA E LA DEMOCRAZIA E DI OCCHI CAPACI DI GUARDARSI”.
Ho incontrato con piacere diverse persone con cui intrattengo relazioni di lavoro, sono stato avvicinato da molte persone di età diverse che hanno fotografato i cartelli e me ne hanno chiesto la traduzione e quasi mi ha commosso una signora che ne ha ricopiato il testo.
Al nostro arrivo a Chiomonte abbiano ancora visto sfilare ininterrottamente le persone per le vie del paese per più di un’ora e mezza, stanche ma sorridenti, contente di esserci e di testimoniare il diritto a vivere in un paese che ascolti i cittadini e le loro ragioni.
Alla marcia ha partecipato una signora anziana che mi è stata indicata come un’eremita che abita in una grotta in valle. Quando Loredana, la nostra amica sindaco, l’ha avvicinata per ringraziarla della presenza lei ha risposto qualcosa come “E’ il Signore che mi ha detto di venire” e ha marciato sgranando il rosario, pregando e dispensando umilmente sguardi e sorrisi… in un silenzio concentrato e meditativo.
Ma i media non vi parleranno di lei, cercheranno la foto di qualche ragazzo col viso mascherato che alza una pietra in direzione degli agenti.
E così pure non vi diranno che una spedizione di Carabinieri e Finanzieri è intervenuta nei boschi menando indiscriminatamente tutti quelli che incontrava, al punto tale che la stessa gente delle borgate rendendosi conto dell’abominio che era in corso si è rivoltata aggredendo a loro volta questi agenti fino a catturarne uno, imprigionandolo e privandolo della divisa e della pistola. Questo agente è stato liberato non dai suoi commilitoni, ma dai ragazzi del centro sociale Askatasuna (proprio così!) che, per evitare il peggio si sono frapposti tra gli altri manifestanti e l’hanno riconsegnato, non illeso, ma almeno salvo, agli altri Carabinieri. Ma quei valligiani delle borgate hanno reagito ad un sopruso immotivato: ma con che diritto una divisa consente di picchiare chiunque ti capiti vicino?
Sul prato antistante la centrale bivaccavano famiglie con bambini per il ristoro del pranzo: sono state invase dai lacrimogeni e costrette a fuggire sui pendii o nel torrente.
Tra le vigne un contadino stava lavorando la propria, una di quelle “a rischio di estinzione” per via del progetto TAV e ha ricevuto un lacrimogeno in pancia tirato da un poliziotto.

Vi rendete conto del livello di tensione in cui dovrebbero gestire questo cantiere che la gente non vuole, lo ripeto la gente di quella valle non lo vuole. Lo stanno imponendo da 22 anni raccontando a noi che è necessario e che i contrari “sono i soliti quattro gatti anarchici”.
Questi invece sono a mio avviso “la migliore Italia erede dell’Italia partigiana” e la TAV “è una puttanata intergalattica” per usare le espressioni dei nostri civilissimi ministri.
La verità è che questa marcia è stata l’espressione di una accresciuta consapevolezza anche da parte di molte persone che finora sono rimasste più indifferenti, che non possiamo più accettare che un governo faccia ciò che vuole a scapito dei cittadini solo perché ha la forza della soggezione. Ed è questo che fa paura e di cui non parleranno volentieri. I referendum hanno scosso la tranquilla pasciutaggine di chi ha confuso il servizio ai cittadini con l’esercizio dell’abuso di potere ai danni dei propri elettori per conservare i propri privilegi. Movimenti come il NO TAV valsusino minacciano l’ottusa obbedienza a cui questi signori vogliono addomesticarci.
E’ per questo che trovo cosa buona e giusta partecipare, fare informazione e contro informazione, invitare a rendersi più consapevoli che quello che si sta giocando non è solo la realizzazione di una linea ferroviaria o la spartizione di qualche mazzetta miliardaria, né la possibilità di restare agganciati o meno all’Europa (che è un’altra delle tante bufale che ci raccontano tanto nel PDL quanto nel PD, in fondo anche nella sigla sono poco differenti), ma piuttosto il diritto di decidere della nostra vita, della nostra economia, della nostra salute e della possibile qualità di vita che consegneremo ai nostri figli.

Se non credete che queste mie siano balle scritte per indottrinarvi, se avete la fiducia e il coraggio di prenderle per una testimonianza vera, diffondetele ai vostri contatti.
Io non sono andato lì per agire violenza, non è il mio stile, ho fatto scelte non violente per la mia vita e ho allontanato la mia famiglia prima che potessero esserci pericoli per essa.
Ma lì ho assistito alla violenza agita da quelle forze e istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto dei diritti civili e che si sono comportate, come al G8 di Genova, come al presidio di Venaus, come in tante altre occasioni, come veri macellai. Lo hanno fatto per ordini superiori, perché viene loro insegnato che bisogna ubbidire all’ordine del capo e non alla propria coscienza.
Io obbedisco alla mia coscienza e metto a servizio le mie parole e la mia testimonianza perché questa verità emerga.

Assedio NO TAV, ma i teppisti sono in divisa

Fonte: Assedio NO TAV, ma i teppisti sono in divisa.

Per capire ancor meglio di cosa si parla nel caso TAV in Valsusa, consigliata “La Grande Opera”, inchiesta di Alessandro Sortino, qui.

Come ampiamente preventivato, la grande manifestazione contro il TAV in Val di Susa, forte di oltre 70 mila partecipanti, si è distinta per l’imponenza dei numeri, tale da dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio come non esista alcun spazio per la realizzazione di un’opera avversata radicalmente dalla stragrande maggioranza della popolazione interessata dal progetto.

Giunti a questo punto, l’evidenza dei fatti, dovrebbe costituire un messaggio forte e chiaro, all’indirizzo della classe politica. I cantieri del TAV in Val di Susa non possono trovare alloggio, a meno che non s’intenda trasformare una valle alpina in un teatro di guerra permanente e militarizzare per un paio di decenni un intero territorio, al prezzo di costi economici e sociali assolutamente insostenibili.
Nonostante fosse di una chiarezza adamantina, il messaggio non sembra comunque essere stato colto dalla consorteria politica italiana che, con in testa Giorgio Napolitano, non ha saputo finora fare di meglio che lodare l’atteggiamento criminale dei teppisti dell’ordine, che per l’intera giornata hanno tentato invano con ogni mezzo d’impedire ai manifestanti di difendere il territorio in cui vivono….

Gas lacrimogeni tossici, vietati dalla convenzione di Ginevra, lanciati a centinaia sui manifestanti, spesso ad altezza uomo, a fracassare oltre ai polmoni anche le teste e le ginocchia. Proiettili di gomma, idranti, e tutto il peggior repertorio della guerriglia urbana, trasferito per l’occasione fra i boschi di Chiomonte.
Mentre i manifestanti, con tenacia arretravano, per poi tornare subito dopo sulle loro posizioni. In una sorta di battaglia fra decine di migliaia di cittadini e qualche migliaio di teppisti in divisa, che non avrebbe nessuna ragione di esistere in un paese civile.
Il tutto con l’avallo del Presidente della Repubblica, del governo e dell’opposizione, impegnati a demonizzare la popolazione (composta a loro avviso da 70 mila anarchici violenti) che è bene sia gasata con armi proibite e picchiata con altre di vario genere, perchè non vuole adeguarsi alle decisioni fatte passare sopra la sua testa.
L’assedio continua e continuerà, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, in attesa che qualcuno inizi a prendere contatto con la realtà, arrivando ad accorgersi che in Val di Susa esiste un problema chiamato TAV, che non può trovare soluzione gasando e bastonando i cittadini, ma necessita di risposte adeguate da parte di tutti gli attori che tentano d’imporre con l’uso della forza un progetto scellerato.
Per l’ennesima volta la Valsusa ha provato a bussare, con la speranza che qualcuno risponda. Se l’intenzione è quella di continuare a fare orecchie da mercante, nella speranza che con il tempo i valsusini si rassegnino, ritirandosi in ordinato silenzio, significa che quel “qualcuno” dimostra di non conoscere affatto la gente della Valsusa e l’orgoglio e la tenacia che le sono proprie.
black cosa?

GRILLO: IN VAL DI SUSA DISINFORMAZIONE DI STATO – Cadoinpiedi

Fonte: GRILLO: IN VAL DI SUSA DISINFORMAZIONE DI STATO – Cadoinpiedi.

Violenti scontri ieri in Val di Susa. Numerosi i feriti, a seguito del duro conflitto tra manifestanti e forze dell’ordine. Indignazione e condanna bipartisan da tutto il mondo politico. I giornali riportano la presenza di centinaia di black bloc, e accusano Beppe Grillo, ieri al fianco dei cittadini, di fomentare i violenti. Ma come sono andate davvero le cose?

“È sempre la solita manfrina, questi black bloc sono una ventina messi lì, non si sa chi sono e c’è questa manfrina per cui io ti tiro la pietra e tu mi restituisci un lacrimogeno, io ti rimando il tuo lacrimogeno, tu mi restituisci la pietra, e va avanti così. Ogni tanto un lacrimogeno va sulla testa di qualcuno, una pietra va sul braccio di qualcun altro e diventa quella la manifestazione, si parla di quello, i giornali di Stato sovvenzionati da soldi pubblici ci fanno le paginate, ecco la violenza. Ma lì c’erano 100 mila persone straordinarie, sono quelli gli eroi, non i black block, che guardavano, si ritiravano, osservavano, erano donne, anziani con i bambini, carrozzine, c’erano persone educate, quindi io ero lì in mezzo a queste persone.
Ho dato la mia solidarietà perché sono 10 anni che parlo di alta velocità e non si parla di cosa sia, non è alta velocità è solo portare merci, portare merci in un corridoio che non esiste, che sbuca in qualcosa che non esiste, una presa per il culo da 22 miliardi, di cui 600 milioni ce li dà l’Unione Europea che sono sempre soldi nostri, e con oltre 20 miliardi a debito. Secondo me questa presa di posizione del gruppo L’ Espresso e del gruppo Mediaset è esattamente la prova di quello che dico, sono schierati esattamente perché qui c’è qualcosa che va oltre i soldi, secondo me ci sono degli impegni presi, delle parole date e allora devono adesso fare i conti con della gente poco raccomandabile. Perché non si fa un’indagine sulle aziende che sono coinvolte a fare i lavori? Quali sono i nomi e i cognomi? Perché continuano a dire questi 4 o 5 scemi? Perché i black block vengono lì e chi sono? E’ sempre così, perché non fanno una bella seria indagine sui soldi, sugli amministratori delegati delle società, dove sono, perché? Perché siamo nel regno dello smottamento terra, dove lo smottamento terra è in mano all”ndrangheta, alla mafia, a Toto ‘u Curtu, Piccino Cucuzzaro che oggi hanno fatto il master di economia a Harvard e sono ormai quotati in borsa, ci sono le stesse cose che vuole la destra e la sinistra.
La cosa che ho notato è che ci sono i No Ponte, i No Tav, i No dal Molin, ci sarà il No Gronda?. Ci saranno tutte queste cose perché la popolazione si mobiliterà sempre di più e si arriverà poi a discutere con i cittadini di queste cose prima di progettarle, prima di finanziarle, prima di eseguirle.

Intendi querelare i giornali?

“Non lo so, adesso vedo cosa mi suggeriscono gli avvocati, vediamo se ci sono gli estremi intendo farlo assolutamente. Comunque il gioco ormai la gente l’ha scoperto, ci sono due dimensioni: c’è la realtà che ormai è in rete e poi c’è la disonestà intellettuale dei giornali di Stato, quindi sono tutti allineati.”

Com’ è la situazione adesso in Val di Susa?

In Val di Susa non faranno mai la Tav, questa gente se ne è andata cantando vittoria, li immagini tu 20 anni di cantiere con la polizia, i lacrimogeni, l’esercito… Non lo faranno, loro vorrebbero secondo me arrivare a prendere i 600 milioni di anticipo e poi finire, aprire, ma noi andremo alla fonte, andremo dal nostro Ministro Maroni, che 5 anni fa era contro la Tav, andremo dal Commissario Europeo Kallas che ha dichiarato che entro 3 giorni o chiudete o altrimenti non vi diamo i soldi, deve essere responsabile anche lui, si deve rendere conto che qui c’è gente che patisce, gente che difende il territorio, non sono i valligiani stupidi, qui abbiamo il Politecnico di Torino, professori, ingegneri, avvocati, deve venire qua e rendersi conto, altrimenti andremo a trovarlo a Strasburgo dov’è, andremo a trovarlo in Estonia dov’è, prenderemo pagine di giornali estoni della sua città e lo sputtaneremo come deve essere sputtanato un commissario che non sa niente e elargisce soldi nostri all”ndrangheta e alla mafia. Eravamo già andati a parlare con De Magistris all’Unione Europea e quindi sarebbe stato bellissimo se De Magistris avesse potuto agire su questi fondi come Presidente della Commissione bilancio dell’Unione Europea, dire dove vanno, chi sono, a quale società vanno.
E’ iniziata una nuova storia, una storia dei cittadini che hanno bypassato i partiti, quindi i partiti non ci sono più, se ne stanno accorgendo e vogliono uno stato di Polizia.”

Solo tu ti sei esposto in prima persona. I leader politici hanno mandato solo dei loro rappresentanti…

“Cosa devo commentare? La sinistra, a fronte di 27 milioni di cittadini che hanno votato per tornare all’acqua pubblica, non ha fatto l’emendamento Bersani, Vendola ha detto: “noi non cambieremo niente sull’acquedotto pugliese perché va bene così”, quindi i finanziamenti verranno garantiti al privato. Di cosa stiamo parlando? Di chi stiamo parlando? Di fantasmi? C’era qualche esponente e non l’ho neanche visto, ho sentito parlare Cremaschi della Fiom che è esattamente sulle posizioni del nostro Movimento quindi niente di più, niente di meno, poi non ho visto altro. Ho visto gente normale, cittadini che erano lì a manifestare il loro dissenso contro un’opera che non ha senso.”

ComeDonChisciotte – SVELATA LA CENSURA SU FUKUSHIMA

Fonte: ComeDonChisciotte – SVELATA LA CENSURA SU FUKUSHIMA.

Washington’s Blog

Come ho già ripetutamente evidenziato, il governo giapponese, assieme a altri governi e alle compagnie nucleari, hanno nascosto la gravità della crisi di Fukushima.

L’Asia Pacific Journal riporta:

La rivista finanziaria giapponese più importante, Toyo Keizai, ha pubblicato un articolo del direttore dell’Hokkaido Cancer Center, Nishio Masamichi, uno specialista in terapie per le radiazioni. […]
Nishio all’inizio ha richiamato alla “calma” nei giorni dopo l’incidente. Ora, visto che la gravità della situazione alla centrale è diventata più chiara, sostiene che lo spettro dell’esposizione alle radiazioni nel lungo termine deve essere ben valutato.

L’ex Ministro agli Affari Interni, Haraguchi Kazuhiro, ha ipotizzato che i dati delle stazioni di rilevamento delle radiazioni fossero in effetti di tre posizioni decimali più grandi rispetto ai numeri comunicati al pubblico. Se fosse vero, si tratta di un “crimine nazionale”, per dirla con le parole di Nishio.

L’Atlantic ribatte:

La motivazione della riluttanza nell’ammettere che il terremoto abbia provocato danni strutturali al reattore 1 è ovvia. Katsunobu Onda, l’autore di “TEPCO: L’Impero Oscuro” che suonò l’allarme per l’operato dell’azienda in questo testo del 2007, lo spiega a modo suo: “Se TEPCO e il governo del Giappone ammettessero che un terremoto potesse danneggiare direttamente un reattore, ciò solleverebbe sospetti sulla sicurezza di ogni reattore che gestiscono. Stanno utilizzando una serie di reattori antiquati che hanno gli stessi problemi strutturali, gli stessi problemi alle tubazioni.”

[…]
Curiosamente, mentre TEPCO ha in un secondo momento riferito che la causa del meltdown fosse dovuta all’impatto dello i>tsunami sui generatori elettrici d’emergenza, nella conferenza stampa di TEPCO tenuta alle 7:47 di sera dello stesso giorno, il portavoce, nel rispondere alle domande della stampa sui sistemi di raffreddamento, ha affermato che le attrezzature di emergenza per la circolazione dell’acqua e i sistemi di raffreddamento del nocciolo del reattore funzionano anche senza elettricità.

[…]
Il 15 maggio ha fatto un passo in avanti, ammettendo almeno alcune di queste denunce contenuto nel resoconto “Lo stato del nocciolo del reattore numero uno alla centrale nucleare Fukushima Daiichi”. Il report indicava che ci potevano essere danni precedenti allo tsunami ai componenti dell’impianto, tra cui alle tubazioni. “Questo significa che le rassicurazioni dell’industria in Giappone e oltre oceano che i reattori siano solidi è stata spazzata via”, ha detto Shaun Burnie, un consulente indipendente sulle scorie nucleari: “Ciò solleva problematiche di fondamentale importanza su tutti i reattori situati in zone altamente sismiche.”

[…]
I testimoni oculari e i dati di TEPCO indicano che il danno che è stato provocato all’impianto dal terremoto è stato notevole. E questo malgrado le sollecitazioni a cui è stata sottoposta la centrale fossero entro i limiti determinati dalle specifiche dell’impianto.

 

 

Il Wall Street Journal scrive:

 

Un ex consulente del Primo Ministro giapponese, Naoto Kan, ha demolito la gestione della crisi da parte del governo e ha anticipato ulteriori rivelazioni sulle minacce portate dalle radiazioni nei prossimi mesi.Nella sua prima intervista ai media dopo che in aprile ha rassegnato le dimissioni per protesta, Toshiso Kosako, uno dei maggiori esperti della nazione sulla sicurezza delle radiazioni, ha detto che il governo del signor Kan è stato lento nel testare i possibili pericoli nel mare e nel pescato e ha sottostimato certi rischi portati dalle radiazioni per minimizzare la spesa per la pulizia dalla contaminazione.

E, mentre già sono comparsi report che parlano di contaminazione alimentare – dalle foglie del tè agli spinaci – il signor Kosako ha riferito che ci saranno scoperte di più ampia portata e più sconvolgenti nel corso di quest’anno, specialmente quando il riso, l’alimento basilare della dieta dei giapponesi, verrà raccolto.

“Quando d’inverno inizierà la stagione del raccolto, ci sarà il caos”, ha detto il signor Kosako. “Nel riso, ci sarà certamente una qualche contaminazione per le radiazioni – anche se non so ora a che livello – che alzerà un putiferio. Se la gente smettesse di comprare il riso da Tohoku, ci sarebbe un bel problema da risolvere.”

Disapprovazioni britanniche

Non sono solo i giapponesi. Come il Guardian suggerisce:

 

I funzionari del governo britannico hanno avvicinato le compagnie nucleari per tratteggiare una strategia coordinata di pubbliche relazioni per sminuire l’incidente nucleare di Fukushima solo due giorni dopo il terremoto e lo tsunami del Giappone e prima che la gravità della fuga di radiazioni fosse conosciuta.Le email controllate dal Guardian mostrano come i dipartimenti dell’energia e del commercio hanno lavorato di nascosto con le multinazionali EDF Energy, Areva e Westinghouse.

I funzionari aveva sottolineato l’importanza di evitare che l’incidente privasse il supporto dell’opinione pubblica per l’energia nucleare.

[…]

Il parlamentare dei Conservatori Zac Goldsmith, che siede nel comitato di controllo ambientali ai Comuni, ha condannato l’entità della coordinazione tra il governo e le aziende del nucleare come le email sembrano evidenziare.

[…]
Il funzionario aveva suggerito che, se le compagnie avessero inviato le loro considerazioni, sarebbe state incorporate nei comunicati utilizzati per le dichiarazione dei ministri e del governo: “Abbiamo necessità di lavorare insieme sullo stesso materiale per far passare il messaggio ai media e al pubblico.

[…]
L’ufficio per lo sviluppo del nucleare ha invitato le compagnie a frequentare una riunione al quartier generale londinese del NIA. Lo scopo era quello di “discutere una comunicazione congiunta e dell’elaborazione di una strategia con l’obbiettivo di assicurarsi il mantenimento della fiducia del pubblico britannico riguardo la sicurezza delle centrali nucleari e le politiche nucleari appena stilate, alla luce dei recenti avvenimenti all’impianto nucleare di Fukushima”.

Altri documenti rilasciati dal controllore del governo sulla sicurezza, l’Ufficio per la Regolamentazione del Nucleare, hanno rivelato come il testo di un annuncio del 5 aprile riguardante l’impatto di Fukushima sul nuovo programma nucleare fosse stato privatamente stilato con i rappresentati dell’industria nucleare a una riunione della settimana precedente. Secondo un Secondo un ex esaminatore che preferisce rimanere anonimo, il livello di collusione era “davvero impressionante”.

 

Il Guardian riporta in un secondo articolo:

 

La pubblicazione di 80 email che mostrano come, nei giorni successivi all’incidente di Fukushima non uno ma due dipartimenti del governo stessero lavorando a fianco delle aziende del nucleare per nascondere una delle più grandi catastrofi industriali degli ultimi cinquant’anni, anche di fronte alla morte delle persone e al fatto che una vasta area venisse resa inabitabile, è scioccante.

 

Quello che le email mostrano è un governo debole, ostaggio di una potente industria con cui collude per disinformare e molto probabilmente mentire all’opinione pubblica e ai media.

 

Ipotizzare che le radiazioni siano state rilasciate in modo deliberato e che facessero “parte dei sistemi di sicurezza per controllare e gestire la situazione” è tipicamente Orwelliano.

 

E, come il Guardian suggerisce in un terzo articolo, la collusione tra il governo britannico e le compagnie nucleari sta provocando un inquinamento della politica:

 

“Questo tentativo deliberato e (tristemente) molto efficace di ‘edulcorare’ i resoconti sulla storia di Fukushima è un tradimento orribile dei valori liberali. Dal mio punto di vista non è accettabile che un ministro Liberaldemocratico sia a capo di un dipartimento mentre è così coinvolto in una volgare cospirazione progettata per manipolare la verità per proteggere gli interessi aziendali.”
Andy Myles, ex direttore esecutivo del partito Liberaldemocratico in Scozia
“Queste email confermano la mia impressione che c’è stato un silenzio molto strano nel Regno Unito dopo il disastro di Fukushima. […] nel Regno Unito, i siti dei nuovi impianti nucleari sono stati annunciati prima che venissero diffusi i risultati di un’analisi allargata all’Europa sulla sicurezza del nucleare. Le notizie di oggi implicano che il governo debba stoppare i progetti dei nuovi impianti nucleari fino a che non venga condotto un esame indipendente e trasparente.”
Fiona Hall, leader dei Liberaldemocratici al Parlamento Europeo

 

 

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Fonte: http://www.washingtonsblog.com/2011/07/fukushima-cover-up-unravels.html

 

03.07.2011

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

 

Repubblica.it » Affari e Finanza » Il Paese illegale un giro d’affari da 560 miliardi

Fonte: Repubblica.it » Affari e Finanza » Il Paese illegale un giro d’affari da 560 miliardi.

EUGENIO OCCORSIO

Nei giorni in cui prende corpo una manovra “lacrime e sangue” da 40 miliardi, è opportuno riflettere su una cifra: 120 miliardi, tre volte tanto. È l’ammontare, secondo le stime più prudenti fra quelle sfornate dall’Istat, dalla Corte dei Conti, dalla Banca d’Italia, dell’evasione fiscale in un anno. A quest’ammontare pazzesco se ne aggiunge un altro: 60 miliardi, ovvero anche qui si tratta inevitabilmente di stime il costo della corruzione. Soldi sottratti all’economia, al risanamento del paese. In pochi anni si azzererebbe il debito pubblico. Invece quest’altra Italia continua impunita a galleggiare in un universo parallelo senza sanzione né pentimento.
w segue a pagina 4

Sommando evasione tributaria, lavoro nero, economia sommersa, riciclaggio e altre nefandezze, il risultato è da choc: 560 miliardi. Come in una catena diabolica, il riciclaggio di denaro sporco proveniente dagli affari mafiosi o dall’evasione (o anche di denaro pulito trasferito e accantonato in qualche paradiso fiscale), calcola la Guardia di Finanza, supera i 150 miliardi ogni anno. Quanto alla mafia stessa, comprese camorra e ‘ndrangheta, stando alle stime del ministero dell’Interno è una holding da 135 miliardi di giro d’affari, come i due maggiori gruppi industriali italiani messi insieme, l’Eni e la Fiat, che fatturano rispettivamente 83 e 50 miliardi. Ancora: la contraffazione, qui la fonte è la Confindustria, ha un giro d’affari di 7,5 miliardi l’anno e provoca danni all’economia legale in termini di mancata produzione per 18 miliardi. E il lavoro nero sottrae risorse per 52,5 miliardi, mentre tremila incidenti sul lavoro spesso le due piaghe si sovrappongono costano alla collettività 43 miliardi l’anno.
A prendersi la briga di calcolare tutte le cifre dell’Italia del malaffare, utilizzando e riordinando esclusivamente notizie dalle fonti ufficiali, è stata una giornalista economica, Nunzia Penelope. Ne è uscito “Soldi rubati”, un pamphlet che dovrebbe essere letto nelle scuole. Ad ispirarlo sono stati due fra i magistrati italiani più esperti nei reati finanziari, già protagonisti della stagione di Mani pulite, Piercamillo Davigo e Francesco Greco. Quest’ultimo, tra i mille inquietanti aneddoti inseriti nel libro, racconta la vicenda di Equitalia Giustizia, costola dell’Agenzia delle entrate. Sulla base dei risultati di una commissione insediata al ministero da Mastella nel 2006 e presieduta dallo stesso Greco, dovrebbe gestire l’ingente patrimonio di beni confiscati ai malavitosi, multe milionarie ai truffatori, patteggiamenti, automobili sequestrate, beni immobili pignorati. Sono gli attivi derivanti direttamente dalla macchina della Giustizia, che però si limitano a finanziare le intercettazioni: non più di 268 milioni nel 2009 (e non 1 miliardo come ha detto ancora Minzolini nel suo editoriale giovedì scorso), sui quattro miliardi recuperati dalle procure negli ultimi due anni. Il grosso del denaro finisce in depositi postali pressoché infruttiferi: spetterebbe ad Equitalia Giustizia rimetterlo in circolo per finanziare una delle amministrazioni più disastrate fra quelle statali. Senonché, fra cambio di governo e difficoltà regolamentari, siamo fermi al punto di partenza.
Ma la disparità fra risorse esistenti sulla carta ed effettivo recupero appare incredibile proprio se torniamo alla madre di tutti i furti, l’evasione fiscale. Esistono, e qui non sono stime ma rendiconti precisi, oltre 450 miliardi di imposte accertate negli ultimi dieci anni che sarebbero “solamente” da esigere. Ma la raccolta prosegue con il contagocce: nel 2010 non sono stati recuperati più di 10 miliardi. Intanto questo tesoro nascosto continua a lievitare, come si diceva al ritmo di 120 miliardi l’anno. Ma chissà quanti sono in realtà: secondo i dati 2010 del ministero dell’Economia, la metà dei contribuenti dichiara un reddito inferiore ai 15mila euro, due terzi non più di 20mila, l’1% più di 100mila, cioè 77mila persone in tutto. Eppure, secondo il Censis, il 90% degli italiani condanna chi froda il fisco. «Se riusciamo a far passare l’idea che l’evasore non è un furbo forse vinciamo», dice Attilio Befera, capo dell’Agenzia delle entrate. «Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti i cittadini». Altrimenti, è l’amara conclusione, possiamo fare tutte le banche dati e i redditometri che vogliamo, e sarà tutto inutile.
Un appello simile l’ha lanciato la Consob, rivolto stavolta alle imprese: dopo le ultime depenalizzazioni del falso in bilancio volute da Berlusconi, non è rimasto che chiedere la collaborazione degli amministratori delle società, «perché i bilanci sono molto carenti quanto a chiarezza», scrive una relazioneappello. Non resta che la moral suasion, insomma, «anche se le parola moral chissà se ha ancora qualche significato», si legge nel libro. E per le piccole imprese e i professionisti c’è un altro dato: secondo Bankitalia è stato sottratto fra il 2005 e il 2008 il 30% della base imponibile dell’Iva, pari a 30 miliardi l’anno, come dire due punti di Pil ogni 12 mesi.
Il problema, dicono i magistrati, è che si sta andando indietro in tanti settori, dalla lotta all’evasione fino a quella alla criminalità economica vera e propria. Ancora una volta, le farraginosità dell’amministrazione pubblica (alimentate dal sospetto che una vera lotta al malaffare non convenga a tanti) fanno abbondantemente la loro parte. Il governo in carica, con la motivazione dei tagli al bilancio, ha cancellato con un colpo di penna prima la commissione anticontraffazione e poi addirittura l’Alto commissariato anticorruzione come entità indipendente (con 120 persone di staff). Eppure, il prefetto Achille Serra, che questo commissariato ha retto fino al 2008, aveva avvertito che dopo Tangentopoli si era abbassata la guardia come testimoniato dal fatto che le condanne per corruzione sono crollate da 1159 nel 1996 a 186 dieci anni dopo, quelle per peculato da 608 a 210, per abuso d’ufficio da 1305 a 45, per concussione da 555 a 53. È difficile che siano diventati tutti santi. Al posto dell’Alto commissariato è stato insediato un miniorganismo con 20 dipendenti fra cui solo 3 magistrati, con la sede in tre stanzette in un sottoscala, alle dipendenze del ministero della Funzione pubblica che però sarebbe uno degli organismi da controllare. Perfino in Nigeria c’è una Financial crimes commission che non si è fatta scrupolo di indagare il vicepresidente americano Dick Cheney per mazzette su forniture di greggio.
Fin qui il lavoro della Penelope. Che potrebbe essere aggiornato 24 ore su 24. Non passa giorno senza che nuovi fatti, nuove inchieste dimostrino la drammaticità del problema. Ci sono, è anche vero, nuove iniziative che lasciano ben sperare. Una delle indicazioni dei magistrati, a partire dal giudice antimafia Antonio Ingroia, è per esempio quella di garantire la tracciabilità dei flussi di denaro. E in questa direzione va il Nocash day della settimana scorsa. L’ha inventato un manager, Geronimo Emili, che dice: «Uno sconcertante 52,1% dei cittadini, ad un nostro sondaggio, ha risposto che usa il contante solo per mancanza di abitudine all’uso della moneta elettronica». L’iniziativa ha avuto la sponsorizzazione della MasterCard, ma anche l’appoggio di Abi e Confcommercio. Ancora più tranchant è il prefetto Bruno Frattasi, che da sei anni presiede il Comitato per l’alta sorveglianza contro le infiltrazioni mafiose negli appalti del ministero dell’Interno: «Abbiamo stilato delle precise norme per tutte le stazioni appaltanti, a partire da due fra le grandi opere più in vista del momento, la ricostruzione dell’Abruzzo e l’Expo di Milano: assolutamente niente contanti nei pagamenti e neanche assegni. Tutto deve avvenire mediante bonifici bancari o postali, perfettamente tracciabili in qualsiasi momento». Anche qui c’è una moral suasion: «La rivolgiamo alle aziende che partecipano alle gare incoraggiandone l’inserimento nelle white list che compiliamo, cioè gli elenchi delle società in grado di concorrere agli appalti con caratteristiche di affidabilità finanziaria, correttezza, trasparenza. Sono liste che aggiorniamo continuamente per verificare il mantenimento delle condizioni, e vorremmo che diventassero uno strumento effettivo di selezione del mercato, accompagnato da misure che incoraggino l’operatore a iscriversi come un titolo preferenziale per l’accesso al credito: l’idea è di rendere appetibili i comportamenti virtuosi in uno scambio fra trasparenza e vantaggi competitivi». Sarà un piccolo passo, però andrebbe nella direzione giusta.