Archivi del mese: agosto 2011

TRIPOLI COME BAGHDAD – Cadoinpiedi

Quelli della NATO in Libia sono CRIMINI DI GUERRA, e noi italiani ne siamo stati complici. L’uso dell’uranio impoverito e le stragi di civili saranno per noi occidentali un marchio di infamia indelebile nei secoli a venire. BASTA!

Fonte: TRIPOLI COME BAGHDAD – Cadoinpiedi.

di Marinella Correggia – 27 Agosto 2011
Le scene viste in Libia assomigliano incredibilmente a quelle della capitale irakena. Città distrutte e stragi di civili compiuti dalle forze dell’alleanza atlantica

Le notizie che ricevo da Tripoli da parte di una persona di cui preferisco non dire il nome finché non sarà partito, e che ho incontrato settimane fa quando entrambi cercavamo notizie sui crimini di guerra della Nato, mi ricordano molto da vicino lo strazio dell’arrivo degli americani a Baghdad (ma anche a Tripoli ci sono vari militari occidentali di terra), con il loro codazzo di disumani giornalisti embedded quando presero possesso del piccolo ed economico hotel Al Fanar (il grosso e costoso Palestine era già pieno di altri media), dove avevamo alloggiato fino ad allora noi pacifisti occidentali dell’Iraq Peace Team, sotto le bombe ma nella cortesia comprensiva dei lavoratori iracheni.

E’ un copione incredibilmente simile, e non solo per la taglia ufficiale sulle teste sia di Saddam che di Gheddafi vivi o morti sia per il il crollo delle rispettive statue. C’è molto altro. E se fosse un film direbbero che è troppo assurdo. E’ il Far West misto al neocolonialismo misto a un po’ di nazismo. Altro che lotta partigiana o zapatista.

Eccovi alcuni appunti dall’hotel Corinthia, dove adesso sono ammucchiati tutti i giornalisti, sia gli embedded arrivati pochi giorni fa al seguito dei “NatoQataribelli“, sia gli embedded che prima erano al Rixos.

Scrive la persona che da quando sono arrivati i media il lussuoso hotel (già di per sé sprecone di energia, per nemesi adesso quasi sempre assente) è diventato una discarica. Gli inviati di guerra si portano in giro per il mondo i consumi idioti che contribuiscono a fare le guerre le quali procurano loro un sacco di lavoro. Spreco di cibo, nessuna attenzione all’energia (un canadese mi diceva che lui non può dormire se non mette l’aria condizionata a 18 gradi, buon per lui che è ripartito prima dei black out), consumo di bibitazze e acqua in bottiglia. Non un passo a piedi of course.

A Baghdad mentre la gente moriva sotto le bombe (prima del 9 aprile) i giornalisti al Palestine si inciucavano di sera (leggete senza comprarlo il libro di Cremonesi). E quando poi le bombe cessarono di cadere perché erano arivati gli americani e il codazzo al seguito, fu peggio.

La frustrazione degli embedded a Tripoli? Che a poca distanza (si può arrivare a piedi) in un altro hotel c’è il Cnt (i “rappresentanti legittimi del popolo libico” senza che nessuno li abbia eletti) il quale ha promesso rivelazioni esplosive e loro rosicano: non ci sono auto a portarli, poverini.

All’hotel a 7 stelle Corinthia indovinate chi è anche arrivato? eh…un gruppo di uomini d’affari israeliani! Cercheranno di incontrare “il nuovo governo”. Dice l’osservatore che gli hezbollah rimpiangeranno di aver appoggiato i cosiddetti ribelli, nati dalla Nato. Questo diventerà un luogo molto favorevole per Israele. Da dove sono arrivati? Chissà. Ma non c’è più bisogno di visto. Successe anche in Iraq. Deliberatamente gli americani occupanti fecero entrare chiunque. Fra i chiunque c’erano anche molti libici di Derna e altre aree della Libia dell’Est…secondo lo studio dell’Accademia Usa di West Point i libici dell’Est (zona dei bengasiani) sono stati i più numerosi fra i kamikaze.

E sulla riva del bel Mediterraneo, lì vicino, che cosa vede il nostro osservatore? Beh…un uomo senza testa (ho visto la foto), scaricato lì da un gruppo. Dicono che era uno dell’intelligence. Dopo due giorni nessuno ancora è venuto a portarlo via per seppellirlo. Qualcuno però gli ha portato via l’orologio. Ricordo a Baghdad l’odore della morte in certi obitori dove persone ancora non riconosciute e morte di guerra rimanevano giorni.

In una foto da Tripoli mi pare di aver visto le zampe di un cavallo coricato. Quando i cavalli si coricano vuol dire che stanno morendo. Anche a Baghdad incontrai un cavallo che si dibatteva a terra. Nessuno lo soccorreva. Erano le giornate dei saccheggi.

Un amico del Niger mi dice che ci sono casi di saccheggi anche a Tripoli. E (si) chiede quando arriverà la nave dell’Oim a portare via gli africani (molti dei quali da mesi senza lavoro grazie anche alla lega, che con il cavolo se ne è andata dal governo) prima che qualcuno li ammazzi con l’accusa di essere stati “mercenari di Gheddafi”.

La guerra è immorale anche perché non è nemmeno una soluzione finale. Il dopoguerra non finisce facilmente, è dal 1991 che lo vediamo.

Settimane fa un libico non del governo mi ha chiesto: ma come mai se come dici gli italiani non sono a favore delle bombe, non fate manifestazioni perché l’Italia esca dalla guerra come ha fatto la Norvegia? Ormai è tardi, l’Italia è sul carro dei vincitori e non scenderà di certo se non è scesa quando ancora i giochi non erano fatti. Ma, ripeto, una protesta simbolica non potremmo farla là a palazzo Chigi?

ComeDonChisciotte – LA FANTASTICA CONTROMANOVRA

Fonte: ComeDonChisciotte – LA FANTASTICA CONTROMANOVRA.

DI MANLIO DINUCCI

L’arte della guerra

Il nostro cuore gronda sangue quando pensiamo che uno dei vanti di questo governo era di non aver mai messo le mani nelle tasche dei militari: così il presidente del consiglio ha annunciato drastici tagli al bilancio della difesa. La manovra anti-deficit, precisa il ministro dell’economia, può essere attuata riducendo soprattutto la spesa militare, salita a 25 miliardi di euro annui, l’equivalente (in denaro pubblico) di una grossa finanziaria. Occorre per questo un impegno di coesione nazionale, sottolinea il presidente della repubblica, che ha subito emanato il decreto-legge.

Quale supremo garante della Costituzione, egli aveva già rilevato che l’impegno militare italiano in Libia e Afghanistan viola il principio fondamentale dell’articolo 11.

Il decreto-legge stabilisce il ritiro delle nostre forze e basi dalla guerra di Libia, già costata all’Italia oltre un miliardo di euro, più svariati miliardi di danni collaterali alla nostra economia. Alla buonora, ha esclamato il segretario del maggiore partito di opposizione, contrario a quella che definisce una guerra di stampo coloniale. Verrà ritirato anche il contingente italiano in Afghanistan. Si risparmierà così un miliardo e mezzo di euro annui, più altri costi: 25 milioni per i militari dislocati per la missione negli Emirati arabi uniti e in Bahrein, più 80 milioni per i contratti di assicurazione e trasporto e per la realizzazione di infrastrutture.

L’aeronautica contribuirà ai sacrifici imposti dalla manovra rinunciando ai 131 caccia F-35, il cui costo previsto di 15 miliardi di euro continua a lievitare. La marina vi contribuirà rinunciando ad altre portaerei tipo la Cavour (costo un miliardo e mezzo), a navi da assalto anfibio della classe San Giorgio (mezzo miliardo l’una) e fregate Fremm (350 milioni l’una).

Queste misure, rilevano le commissioni difesa della Camera e del Senato, sono necessarie anche perché tali sistemi d’arma sono concepiti non per la difesa della patria, ma per la proiezione di potenza. Altri tagli verranno proposti dalla commissione parlamentare d’inchiesta che sta indagando sulla «cooperazione allo sviluppo a dono», gestita dal ministero degli esteri in funzione delle missioni militari. Ad esempio, nel 2011 si spendono oltre 25 milioni di euro per la stabilizzazione in Iraq e Yemen, mentre l’Italia viene sempre più destabilizzata dai tagli alle spese sociali. Altri 36,5 milioni vengono spesi nel 2011 in Afghanistan, in particolare per sostenere le piccole e medie imprese alla frontiera col Pakistan, mentre in Italia scarseggiano i fondi per sostenere le pmi.

Questi e molti altri sprechi finiranno con il decreto-legge che stabilisce il ritiro dall’Afghanistan. Lo voterà anche il senatore Marco Perduca (Pd), che prima aveva invece votato per il rifinanziamento della missione. Ritirerà di conseguenza la proposta, fatta il 26 luglio, di «trasformare l’oppio prodotto in Afghanistan in medicinali analgesici, da utilizzare per far fronte all’emergenza umanitaria in Somalia». Peccato, andrà così perduta un’idea geniale per anestetizzare l’opinione pubblica contraria alla guerra.

P.S. Si avvertono i lettori che, mentre le posizioni politiche descritte sono capovolte rispetto alla realtà, le cifre della spesa militare sono invece quelle reali.

Manlio Dinucci

ComeDonChisciotte – ROMPERE IL MONOPOLIO MONETARIO-CREDITIZIO

Fonte: ComeDonChisciotte – ROMPERE IL MONOPOLIO MONETARIO-CREDITIZIO.

L’ALTERNATIVA AI SACRIFICI INUTILI ESISTE
DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Il decreto legge risanatore del 12 Agosto è un palliativo strutturalmente errato e impotente, depressivo, socialmente dirompente. La forte e compatta opposizione che giustamente suscita può costringere il governo Tremonti a far qualcosa all’altezza dell’intelligenza del suo capo. Per farlo, però, ha necessità di costringerlo a confrontarsi con la causa vera dei mali finanziari in cui ci dibattiamo.

I disastri della borsa e dell’economia reale, e i fallimenti delle ricette di risanamento e rilancio, i declassamenti, il debito pubblico a 1.900 miliardi, il crollo del 12,5% del gettito tributario a giugno, ancora non sono bastati: ancora si finge di non vedere il problema di fondo, ossia che il mondo vive in un regime di monopolio (cartello bancario) della moneta (del money supply), comprendente anche le banche centrali (Fed, BCE etc.), e che questo, come tutti i monopoli dei beni necessari, tende a ottenere, in cambio del proprio prodotto, il massimo dal mercato del prodotto stesso, cioè tutto il reddito prodotto nel mondo. E persegue questo scopo mediante il farsi pagare il denaro, l’indebitare, il raccogliere interessi. Il punto di equilibrio di tale sistema è quando ogni reddito è destinato al servizio del debito e ogni asset alla garanzia del servizio.

Con governi e legislatori come ostaggi-garanti-esecutori di questa destinazione, sotto permanente minaccia di downgrading da parte delle agenzie di rating del medesimo cartello monopolista, e di rifiuto di acquistare i loro titoli. Quindi è ovvio che la BCE, in questa fase, arrivi a commissariare Grecia, Italia e altri paesi. Era tutto prevedibile e scontato.

Ovvio e inevitabile, dunque

a) che il denaro prodotto dal monopolista (a costo zero: fiat money, nessuna copertura o convertibilità in valore) sia un denaro (come meglio vedremo) che genera un debito infinitamente ed esponenzialmente crescente a carico di tutta la società: il debito costituisce ulteriore bisogno-domanda del bene prodotto dal monopolista, quindi aumenta il valore di questo bene rispetto a tutti gli altri beni, ne rende più pressante il bisogno, sicché la gente, le imprese, gli stati, sono sempre più dipendenti, oramai anche per la sopravvivenza quotidiana, dal monopolio monetario-creditizio, e fanno, danno, subiscono e promettono oramai qualsiasi cosa pur di ottenerlo;

b) che l’esponenzialmente crescente peso di questo indebitamento progressivamente ed inarrestabilmente eroda tutti i redditi e tutti i patrimoni, costringendo a crescenti trasferimenti degli uni e degli altri, anche via tassazione, a favore del settore finanziario-speculativo che esercita la sovranità monetaria; questo trasferimento è costante da decenni;

c) che nessuna misura di tassazione o di risparmio o di efficientizzazione dell’economia o della pubblica amministrazione può conseguire più di un sollievo sempre più breve dal peso dell’indebitamento e delle devastazioni che esso comporta: ciò che i governi vanno da anni deliberando, comprese le manovre agostane di Tremonti, è semplicemente ingiusto e sterile, perché niente sortisce effetto stabile se non si comincia con l’eliminazione del monopolio..

Il fine connaturale del cartello monopolista della moneta, oltre ovviamente a preservare (con mezzi accademici, politici, militari) il proprio monopolio della creazione, distruzione e fissazione del tasso d’interesse della moneta, è quello – ribadisco – di ottenere, in cambio del proprio prodotto (o in pagamento degli interessi e del debito) tutto il valore disponibile prodotto da ogni altro soggetto economico – il che comporta anche l’acquisizione di potere politico, come oggi palesano gli atti con cui i banchieri centrali prescrivono la politica a governi e parlamenti, e coi quali riformulano l’ordinamento sociale in funzione di tale fine. Se ciò che osserviamo oggi sono semplicemente gli sviluppi avanzati della tendenza intrinseca del monopolio, la novità del 2012 è che il cartello monopolista è venuto allo scoperto, ossia viene divulgato il fatto che esso impartisce direttive ai governi in difficoltà finanziarie – i c.d. commissariamenti. Quindi per la prima volta il cartello monopolista, attraverso BCE e FMI, assume, davanti all’opinione pubblica, la responsabilità politica, sostanzialmente, di un governo tecnico. Si espone al biasimo e alle conseguenze  e alle possibili reazioni politiche di ciò che potrà conseguire all’adozione delle sue ricette.

La leva di comando del monopolio sui governi è semplice: “se non fai le cose che ti dico, ti abbasso il rating con le mie agenzie di rating e non ti compero più i titoli del debito pubblico con la mia banca centrale (BCE) – quindi ti faccio saltare.” Ciò che rimane implicito è che il debito pubblico, con la sua spinta al rialzo, deriva dal fatto che il monopolio esercita il potere politico e sovrano di creare denaro a costo zero dal nulla, impadronendosi del potere d’acquisto corrispondente, e lo presta agli stati a interesse, creando così in capo agli stati il bisogno d ulteriori prestiti per pagare gli interessi, all’infinito. Quindi il monopo9lio crea il bisogno e la crisi a proprio beneficio, e poi lo safrutta per assumere la guida politica degli stati.

In questo regime monopolista sovrannazionale e non-regolato dalla politica, ma regolante sulle istituzioni pubbliche, la funzione del denaro e del credito, ovviamente, non è la piena attivazione dei fattori di produzione, non è la produzione di ricchezza, non è nemmeno la massimizzazione del profitto, né la stabilità dei prezzi, ma il potere, il dominio economico, politico e sociale, nonché quello scientifico/culturale. Il monopolio si concentra soprattutto sugli obbiettivi di irrigidire ed esasperare la domanda di liquidità/credito (massimizzare il bisogno, la mancanza, la scarsità) e di impedire che qualche stato si sottragga alla dipendenza dal monopolio. Perché la dipendenza rigida e stringente di tutti verso il fornitore-creditore monopolista conferisce a questi il potere assoluto, ma anche l’impunità e il diritto di “fare la morale” alle istituzioni.

Ricordiamo che la medesima comunità bancaria mondiale che, da un lato, produce e sfrutta le bolle-truffe finanziarie, dei derivati, dei mutui subprime, dei falsi bilanci greci, dall’altro lato esprime i vertici e forgia la politica delle banche centrali che fanno le analisi, prescrivono le ricette, commissionano i governi, dettano le politiche ai parlamenti, fanno direttamente le politiche economiche avendo ricevuto la sovranità finanziaria e monetaria (Maastricht), e minacciano di far saltare gli stati che non obbediscono declassando i loro bonds mediante le agenzie di rating da essa posseduta e non comperandoli più.

Quanti fallimenti di manovre e riforme finanziarie ci vorranno ancora, quanti crolli di borsa e sacrifici sociali, quanti default e quanti commissariamenti di governi, prima che si capisca che è sbagliata, non corrispondendo alla realtà, la concezione di fondo della moneta, del debito, della finanza, dell’economia? Che le analisi, le ricette, gli interventi, i sacrifici falliscono perché non tengono conto dell’esistenza e della logica del monopolio monetario privato-irresponsabile (consacrata dal Trattato di Maastricht, dallo statuto di BCE, Fed, Bis) e si basano su una concezione errata della realtà, quindi è inevitabile che falliscano e non risolvano i problemi? Che bisogna riconsiderare il fondo delle cose senza preconcetti scolastici?

Alcuni paesi – ovviamente – hanno problemi propri, peculiari, di inefficienza, corruzione, ma il problema mondiale è il debito, pubblico e privato, che comporta alte tasse e alti interessi passivi, e sottrae liquidità all’economia, inducendo così insolvenze, defaults, disinvestimenti, disoccupazione, cali della domanda interna, rincari generalizzati.

E questo debito, pubblico e privato, con i suoi effetti suddetti, cresce inarrestabilmente, nonostante i sempre più frequenti interventi di contenimento e risanamento.

E non cresce linearmente, ma esponenzialmente, perché i mezzi monetari vengono tutti creati mediante operazioni di addebitamento – cioè in pratica vengono tutti dati a prestito, gravati di un debito ad interesse composto, che fa sì che il totale del debito sia più alto, e divenga sempre più alto, con andamento esponenziale, rispetto alla totalità del money supply, drenando quindi dall’economia una esponenzialmente crescente quota del reddito per il pagamento degli interessi.

L’indebitamento è oramai fuori controllo, come dimostrano i fallimenti di ogni tentativo di arrestarlo, o meglio come dimostra il fatto che i vari tentativi falliscono sempre prima.

E le bolle mobiliari e immobiliari non sono accidenti, bensì sono prodotto inevitabile dell’uso del denaro-debito (della necessità di distruggere l’eccedenza del credito-debito sul money supply), tuttavia non riescono più a mantenere il funzionamento del sistema.

Bisogna insomma rivedere il fondo delle cose per capire il rapporto tra moneta e debito.

(In Italia, bisognerebbe inoltre aprire un dibattito sul divorzio BdI-Tesoro, causa principale dell’impennata incontenibile del pubblico indebitamento, assieme alla spesa assistenzialistica finalizzata a prevenire la saldatura, negli anni di piombo, tra protesta operaia del Nord e protesta dei diseredati del Sud. Il Giappone, che ha un debito pubblico più che doppio del pil, non subisce attacchi speculativi ai suoi t-bonds, perché la sua banca centrale compera i titoli invenduti. In Italia (e in altri paesi) bisognerebbe ripristinare i vincoli di portafoglio che aveva un tempo la BdI.)

Le ricette anticrisi, che falliscono ma arricchiscono sempre determinati livelli, producendo una concentrazione della ricchezza e dei redditi in tutto il mondo, e l’immiserimento dei ceti medi, vengono da un soggetto interessato, dal settore bancario mondiale, dalle sue scuole di economia e dai suoi ingegneri finanziari. Arrivano attraverso le banche centrali, come Fed, BCE, BoE, BoJ. E attraverso la banca centrale delle banche centrali, la BIS. E’ stupido presentare siffatte analisi, critiche, richieste, ricette, come l’espressione dell’”Europa”. Sono l’espressione di un soggetto interessato. Precisamente, controinteressato, rispetto al resto della società globale, e soprattutto verso i produttori di ricchezza, i risparmiatori, i pensionati, i giovani.

La liquidità in assoluto è troppa, è un multiplo di quanto dovrebbe essere, ma si concentra nel settore speculativo: non investe e non consuma. Ma è insipiente dire che il mercato sia drogato da troppa liquidità.  La ricorrente ricetta del monopolio bancario, comprendente le banche centrali, di curare la crisi mobiliare e la recessione con iniezioni di moneta, il c.d. quantitative easing, produce brevi fiammate di borsa, seguite da profondi e persistenti cali o crolli. E da nessun beneficio per l’economia reale. Infatti, tali immissioni vengono fatte dalle banche centrali, a controllo e (spesso anche, come la Fed) a proprietà privata (di finanzieri) in favore degli speculatori (cioè delle stesse banche che esprimono la direzione delle banche centrali). E il settore speculativo dà rendimenti più elevati e rapidi del settore produttivo, soprattutto ai grandi soggetti che sono in grado di influenzare i mercati finanziari dall’esterno (con l’insider trading, l’aggiotaggio, il vantaggio conoscitivo, il condizionamento sui governi). Il settore speculativo fa così concorrenza, da decenni oramai, al settore produttivo, e lo sta de-monetizzando e costringendo a competere sulla redditività di breve, mediante politiche di disinvestimenti, licenziamenti, tagli della qualità, della formazione, della ricerca, della produzione, per perseguire la massimizzazione non del profitto totale, ma del saggio di profitto.

Le politiche fiscali possono essere utili, quindi, solo se abbassano la redditività del settore speculativo rispetto a quello produttivo. Ma per riuscire in questo necessitano di essere globali (perché la piazza speculativa è delocalizzata, apolide) e da esser precedute da una revisione delle regole di contabilità bancaria, che consentono massicci occultamenti di ricavi e utili realizzati nell’erogazione del credito, nel senso più volte indicato negli scritti miei e di altri (v. Euroschiavi e La Moneta Copernicana), le cui analisi e previsioni stanno ricevendo la più dura delle conferme. Però anche questo sarà insufficiente, se si continuerà a consentire che una moneta fiduciaria, prodotta a costo zero e senza garanzia/convertibilità, in regime di monopolio privato non regolato, venga trattata come merce. Qualsiasi passo in questa direzione presuppone che si interrompa l’azione finanziaria e politica dei monopolisti (grandi famiglie finanziarie e bancarie, direttori delle banche centrali) ossia che i governi (via G8 e servizi di sicurezza) dispongano il loro arresto e la reclusione in un regime del tipo di Guantanamo, per prevenire che essi si oppongano in qualsiasi modo. Non si può pensare che l’orso consegni la sua pelle su garbata richiesta, foss’anche con voto popolare. Si tratta di riforme possibili solamente se, prima, si abbatte il potere del monopolio.

Ma come riorganizzare il sistema monetario e bancario, dopo l’eliminazione del monopolio? Ne La Moneta Copernicana (Nexus 2008), scritto assieme a Nino Galloni, ho delineato l’alternativa all’attuale sistema basato sulla distruttiva moneta-debito e sul monopolio privato della funzione monetaria:

“Avremo lo Stato che, attraverso un suo organo di regolazione del money supply – organo costituzionale, tecnico-economico, meglio configurabile come quarto potere dello Stato, e per quanto possibile super partes e indipendente monitorerà in continuo la situazione monetaria ed economica nazionale e internazionale, accertando di quanta liquidità abbisogni il paese per impiegare o sviluppare al meglio i propri fattori produttivi (sui criteri per stabilire questo ‘meglio’ ritorneremo presto), e vigilerà soprattutto affinché non si producano situazioni di demonetazione, ossia di insufficienza della moneta disponibile rispetto al fabbisogno, che causerebbe un rischio di deflazione e recessione.

Quest’organo darà conseguenti disposizioni a un dipartimento del Ministero del Tesoro di creare ed immettere nel mercato la quantità di moneta ritenuta opportuna, o di ritirare quella che risulti in eccedenza (mediante prelievi fiscali, vendite di beni pubblici comprese riserve auree, vendite di valute estere, etc.).

Verrà così creata tutta la moneta, ossia tutto il money supply: sia quell’8%

che oggi è costituito da moneta legale (cartamoneta e monetine), sia quel 92% che oggi è costituito da moneta scritturale delle banche; il money supply consisterà tutto di moneta legale, la quale sarà affiancata solo da moneta complementare, essendo alle banche proibita la creazione di liquidità. Il Ministero del Tesoro emetterà la moneta, per una parte, sotto forma di monete metalliche, per una parte sotto forma di cartamoneta, per il resto sotto forma di annotazioni contabili (informatiche o anche su supporto cartaceo). Registrerà l’importo di ogni emissione tra le entrate tributarie.

Per disposizione costituzionale, vincolerà in bilancio la spesa del valore delle emissioni a impieghi produttivi (investimenti, infrastrutture, etc.) – ossia tali da generare un aumento di ricchezza reale a copertura dell’importo dell’emissione, onde prevenire tensioni inflative.

Le uscite diverse dagli investimenti produttivi saranno coperte da entrate non derivanti dall’emissione di moneta.

L’immissione della nuova moneta avverrà attraverso:

-investimenti diretti

-erogazioni di mutui a banche di credito e altri soggetti.

-sovvenzioni alla produzione.

In tal modo, lo Stato eserciterà la funzione sovrana e politica di creare denaro prelevando potere d’acquisto dalla nazione e spendendo e investendo nell’interesse di essa senza indebitarla né tassarla; e le banche non creeranno più moneta contabile (e debito infinito), non preleveranno più tasse occulte dai cittadini e dalle imprese, ma svolgeranno la funzione loropropria di intermediari del credito: raccoglieranno il denaro prendendolo a prestito dai risparmiatori e dallo Stato, pagando loro un tasso di interesse che sarà stabilito dal mercato, e lo presteranno ai loro clienti a tassi e condizioni che saranno stabiliti, a loro volta, dal mercato. Guadagneranno sullo spread, sulla ‘forbice’. Le banche presteranno quindi solo il denaro che esse effettivamente hanno in proprietà ho hanno ricevuto in prestito (mutuo) dai depositanti; di conseguenza, non vi sarà più riserva frazionaria, ma riserva totale. Certamente, in un simile sistema sussiste il rischio che la sovranità bancaria,tolta formalmente alle banche e trasferita allo Stato, venga nuovamenteprivatizzata, nel senso che lo Stato stesso è ‘privatizzato’, ossia oggetto dipossesso e lottizzazione partitocratica o a corporate takeover. Ma a questo rischio si opporrebbe la chiarezza oramai fatta, la conoscenza diffusa, circa imeccanismi fondamentali della moneta e il loro impatto su economia e società. Diverrebbe, cioè, impossibile continuare a ingannare e a governare con l’inganno il mercato, gli operatori economici, i contribuenti, come lo si sta facendo ora.” (pag. 127 ss).

41 Werner, 2005, 258.

142 Zarlenga, 663 ss., propone una riforma analoga.

139 Così raccomanda Anche Zarlenga, 657

140 La principale obiezione di merito alla creazione del denaro da parte dello Stato in funzione di pagare le proprie

spese, è che essa si tradurrebbe, per ragioni di demagogia, in un’espansione monetaria incontrollata e inflazionistica.

A questa obiezione, oltre a richiamare quanto già detto, si può replicare:

-in primo luogo, che il sistema attuale è in ogni caso peggiore, perché lascia a un sistema bancario privato la possibilità

di compiere un’espansione dei mezzi monetari incontrollata, destabilizzante, e destinata ad attività speculative delle

banche stesse;

-in secondo luogo, che una creazione eccessiva di liquidità da parte dello Stato può essere prevenuta con vincoli

costituzionali e con l’affidamento della regolazione a un organo indipendente dai partiti politici; e, ancor più, con

la divulgazione della conoscenza di quello che oggi rimane, per quasi tutti, il segreto della moneta.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=595
13.08.2011

Antimafia Duemila – ”Udite…”

Fonte: Antimafia Duemila – ”Udite…”.

di Giulietto Chiesa – 13 2011
Udite, udite, o signori e signore che leggete i giornali dei finanzieri di tutto il mondo, (cioè i “loro giornali”, cioè tutti i giornali del mainstream, e naturalmente tutte le televisioni del mainstream) adesso scoprirete il segreto, uno dei segreti, forse il più importante dei segreti, che sta dietro la crisi della finanza mondiale. Credevate che la Grecia fosse la pietra dello scandalo e che i greci, questi spendaccioni corrotti, dovessero essere salvati, sì, ma…

…insieme privati della loro sovranità nazionale, come gli italiani, del resto, e i portoghesi e gli irlandesi?

Vi sbagliavate, ma non è colpa vostra. Le cose stanno diversamente, e tenetevi forte alle vostre sedie. Scoprirete anche come la più grande democrazia del mondo (senza scherzi, sto parlando di quella americana!) è in grado di guardarsi dentro (quasi) fino in fondo. E questo è un bene. Salvo naturalmente il fatto che nessuno lo saprà. E questo è un male. Eccetto io e voi che leggete queste righe elettroniche (questa roba non andrà mai sulla prestigiosa carta dove scrivono De Bortolis, Riotta, Pigì Battista e altri tristanzuoli che vi hanno raccontato e vi raccontano frottole tutti i giorni).

Prima di tutto la fonte, perchè non abbiate a sospettare che si tratti del solito trucco di un “complottista” inveterato. La fonte è più che ufficiale, unica e irripetibile: GAO Audit (Government Accountability Office). Il Governo è quello degli Stati Uniti d’America. L’Audit è parola inglese che sta per verifica contabile. L’Audit di cui si parla è il primo che sia stato mai effettuato da mano umana (non possiamo escludere il buon Dio) sull’attività della Federal Reserve nei quasi cento anni della sua storia.

Voi direte, stupiti: ma come è possibile? Mai nessuno è andato a guardare dentro quei conti? Risposta esatta, mai nessuno. La Federal Reserve è stata una riserva di caccia al di sopra di ogni controllo.  La seconda domanda che vi porrete è: ma perchè proprio adesso? Il fatto è, capirete, che gira il mondo un sacco di gente sospettosa. E costoro sono malfidati: visti i risultati vorrebbero dare un’occhiata alla cassaforte. Così è accaduto un accidente imprevisto.  All’inizio quelli che stavano dentro la cassaforte hanno pensato: che guardino pure, intanto non ci capiranno niente. Invece quei temerari hanno capito fin troppo bene. E’ andata così, che Ron Paul e Alan Grayson hanno fatto passare un emendamento alla legge Dodd-Frank che consentiva di fare l’inaudito: controllare i conti della Federal Reserve. Al Senato USA erano distratti in quel momento. Detto fatto, due senatori fuori del comune (cioè con le rotelle non del tutto a posto, come vedremo) hanno fatto la ricerca: la storia meriterebbe che i loro nomi restassero scolpiti come i profili dei presidenti sul Mount Vernon (se non ricordo male, e non chiedetemi di perdere tempo a verificare sul web) . Si chiamano Bernie Sanders, indipendente, e Jim DeMint, repubblicano.

Aperto il vaso di Pandora è successo un finimondo. Ma, per così dire, “al chiuso”. Ben Bernanke, attuale portiere della Federal Reserve ha protestato veementemente, seguito a ruota dal predecessore Alan Greenspan, e da altri banchieroni tutti mondiali, e tutti beneficiari, come vedremo, di donazioni varie e gratuite. “Che effetto avrebbero sui mercati del pianeta certe scoperte?”, hanno detto. “Bloccare tutto, fermare, insabbiare!”.

Se queste cose le leggete per la prima volta vuol dire che ci sono riusciti, fino ad ora.

Il fatto è che il senatore Sanders è uno svitato e ha messo tutto, pixel su pixel, sulla sua web page. E la frittata non è più riparabile. Per meglio dire: si ordinerà a tutto il mainstreamdi tacere e nascondere. E magari di pubblicare tutte le storie delle eventuali amanti di Sanders, o di svelare quanti conti in banca ha, e magari se ha sodomizzato il suo cuoco, o ha una collezione di foto pedofile. Cosicchè della faccenda dell’audit della Federal Reserve non ne sentirà parlare nessuno, o quasi. Ma Sanders, DeMint e il buon Dio ci permettono comunque, a noi, che parte del mainstreamnon siamo, di raccontarvi cosa è venuto fuori. Che è una storia niente male, che, se il mainstream non fosse la cloaca che è, potrebbe perfino metterla in prima pagina. E veniamo al dunque, scusandoci con i lettori se abbiamo fatto in apertura come fece Dostoevskij nel presentare  i suoi “ Fratelli Karamazov”, cioè scrivendo un romanzo per introdurne un altro.

Le cifre dunque ci dicono che, tra il dicembre 2007 e il giugno 2010, senza che nessuno sapesse niente, cioè segretamente, la Federal Reserve ha tolto dal brago banche, corporations, governi sotto diverse latitudini e longitudini, dalla Francia alla Scozia, e chissà fin dove  è arrivata la sua “beneficenza”, con la non modica cifra di 16 mila miliardi di dollari, cioè sedici trilioni di dollari. Tutto questo ben di Dio sarebbe stato collocato sotto la vocina di bilancio di un “programma onnicomprensivo di prestiti”. Ma nessuno, nemmeno il Congresso americano ne è stato informato. Di quei 16 trilioni non un dollaro è ritornato indietro. Eppure sono stati prestati – pensate o lettori ignari – a tasso zero, cioè gratis et amore dei.  Per avere un’idea della cifra, se ancora non avete avuto il capogiro, basti pensare che il prodotto interno lordo annuale degli USA si aggira attorno a 14,2 trilioni e che il debito complessivo degli Stati Uniti viaggia sui 14,5 trilioni.

Dunque, concludendo, un gruppo di banchieri, che non sono stati eletti da nessuno, prende decisioni di portata mondiale, compra e ricatta governi, banche corporations. Perchè lo fanno?  Perchè il sistema è esploso e va al collasso, e loro lo drogano con denaro finto, perchè possa continuare a funzionare. E – cosa non meno importante – in questo modo si mettono in condizione di minacciare ricattare, condizionare, sostituire governi e ministri di tutto il mondo. Siamo alla dittatura di un superclan semi criminale, che complotta usando denaro fittizio (da dove credete siano usciti quei 16 trilioni se non dalle “stamperie” segrete della Federal Reserve? Tenendo conto anche che quei soldi non occorre stamparli, ma li si può creare dal nulla schiacciando qualche tasto di un computer). Dunque adesso sappiamo che il famoso TARP (Troubled Asset Relief Program), fissato in 800 miliardi di dollari, era una balla al ribasso, buona per i mercati e per non fare esplodere la protesta dei contribuenti americani. Lo chiamarono (libera traduzione mia) “Programma di salvaguardia  degli assetti tossici”. E, in effetti fu proprio un programma per salvare quegli assetti.

Li comprarono perchè non si scoprisse che erano velenosi. Valevano zero, ma vennero acquistati in denaro sonante. Salvarono i truffatori. Il pubblico fu indotto a pensare che questo servisse a qualche scopo. L’unico scopo era di finanziare i truffatori. Che sono gli stessi che ora esigono di essere nuovamente pagati per i crediti illegali (tossici appunto) che erogarono. Solo che la cifra fu venti volte più grande.

Dove sono andati e a chi, e quanto? Adesso sappiamo tutto. C’è l’elenco, eccolo:

Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)

Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)

Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)

Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)

Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)

Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)

Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)

Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)

JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)

Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)

UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)

Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)

Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)

Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)

BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)

E molte altre banche minori che qui non staremo a citare. Chi volesse sapere i dettagli può andarseli a vedere qui, qui, qui e ancora qui.

Adesso ci è più chiaro chi sono i nove banchieri che si ritrovano, assieme ai loro complici, in qualche ufficio di Wall Street, o a bordo di qualche nave, una volta al mese per complottare contro le nostre vite, il nostro lavoro, il nostro futuro. Sicuramente sono tutti fedeli partecipanti alle riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale.  In un mondo bene ordinato bisognerebbe che venissero arrestati, su mandato, per esempio, della Corte Penale Internazionale. Ma chi ha il potere di spiccare un tale mandato, visto che i governi europei sono tutti complici di questi balordi?  Ai quali si dovrebbe aggiungere i dirigenti delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti,  e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l’opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l’accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E’ il delirio dei balordi.

Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L’attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s’intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella.  Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo. Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.

delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti,  e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l’opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l’accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E’ il delirio dei balordi.

Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L’attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s’intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella.
Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo.
Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.

Tratto da: alternativa-politica.it

ComeDonChisciotte – L’EREDITÀ BIOLOGICA DELLA GUERRA

Basta con l’uranio impoverito

Fonte: ComeDonChisciotte – L’EREDITÀ BIOLOGICA DELLA GUERRA.

DI PAOLA MANDUCA
middleeastmonitor.org.uk

La popolazione di Fallujah, considerando anche i bambini appena nati, ha una forte contaminazione di almeno dieci metalli carcinogeni e feto-tossici.

Il personale medico della maggioranza dei paesi attaccati da quegli eserciti che hanno utilizzato munizioni chimiche e moderne, come le cartucce al fosforo, ha riportato un incremento del numero delle imperfezioni alla nascita, così come gli infanti che, appena nati o poco dopo, hanno sviluppato la presenza di tumori. Questi effetti sono diventati ancor più evidenti con il tempo e rappresentano le conseguenze dell’uso di questi proiettili e di queste cartucce. I medici che hanno osservato, riportato e provato a documentare questi effetti, spesso in condizioni difficili, si sono spesso scontrati contro un muro. Con questo non si vuole dire che loro o altri ricercatori abbiano subito intimidazioni in prima persona, ma le circostanze hanno reso praticamente impossibile il realizzare in tempo una protezione per le popolazioni a rischio.

Mentre l’eredità fisica a lungo termine della guerra viene spesso col tempo dimenticata – anche se le mutilazioni, le gravidanze non desiderate a causa di stupri o di problemi mentali – e viene sempre testimonianza con riluttanza dalle vittime e forse ignorata dalle istituzioni, nei tempi moderni le vittime sono più consapevoli. Questo avviene, forse, a causa dei mezzi bellici specifici che vengono usati e per l’incertezza e l’insicurezza che le persone devono affrontare non solo per la loro salute, ma anche per quella della loro progenie. Devono anche avere a che fare con complicazioni che scendono ancor più in profondità nelle proprie vite e nel contesto sociale di quanto mai fatto in precedenza.

Questa eredità potrà difficilmente essere dimenticata e le dimensioni dei danni potenziali per quanto concerne i numeri di persone che verranno colpite e il periodo o le generazioni su cui si faranno sentire questi effetti sono ancora sconosciuti.

Questo fardello si moltiplica dato che nella gran parte dei casi non c’è alcun intervento sul posto e persino alcun accertamento nel corso degli anni; in paesi come l’Iraq, l’Afghanistan, Gaza, la Somalia e ora la Libia, le circostanze spesso non li rendono possibili. Questi paesi sono sottoposti a attacchi in corso, assedi, occupazioni, rivolte, instabilità istituzionale, mancanza di personale specializzato, dipendenza dalle agenzie di aiuto internazionali o sono in uno stato di povertà assoluta e quindi difettano di mezzi adeguati.

La mancanza o la posticipazione delle valutazioni si aggiunge alle difficoltà di “indagare” i fatti e a quelle di fornire eventuale protezione o soccorso alle popolazioni per evitare danni ulteriori. Essendo praticamente impossibile, in ogni caso, ottenere una conoscenza che possa garantire protezione dagli effetti a lungo termine di questi armamenti e fornire giustizia alle vittime che già soffrono profondi traumi dopo il tormento di essere stati attaccati da un moderno arsenale militare, tutto ciò diventa un peso per l’incertezza della loro salute futura e di quella dei propri bambini.

Inoltre, la mancanza di stime si aggiunge ai danni potenziali causati dai materiali di queste armi, visto che gli effetti della loro tossicità può incrementare col passare del tempo data l’assunzione continua, come verrà menzionato qui sotto.

L’acquisizione di dati precisi sugli effetti biologici a lungo termine dell’utilizzo di tali armamenti grazie al sostegno di scienziati indipendenti e di dottori dall’estero è stato scoraggiato o soppresso in varie forme, dalla diretta intimidazione all’assenza di finanziamenti, e anche dalle numerose altre difficoltà di tipo politico e pratico tra questi due estremi.

C’è un consenso internazionale tra i governi e nei settori industriali militari che, malgrado siano stati usati “sul campo” contro i civili per più di un decennio, questi strumenti bellici rimarranno classificati in accordo alle varie convenzioni sull’utilizzo degli armamenti, tra cui la Convenzione di Ginevra. In tal modo, rimarranno nel limbo per quanto riguarda le stime legali dei danni di guerra così come per la definizione di inadempienza dei militari, dei crimini di guerra e crimini contro l’umanità anche se queste sono state prefigurate in vari casi dalle commissioni d’inchiesta delle NU o dalle missioni d’indagine e dai relatori.

Questo è diventato lo status quo su cui gli stati guerrafondai basano la possibilità di agire con impunità apparente.

La questione degli effetti a lungo termine degli armamenti risale all’uso estensivo in Vietnam dell’Agente Orange contaminato con la diossina, un agente chimico che interferisce con il normale sviluppo embrionale [1]. Coincidentalmente, le anomalie congenite in Vietnam sono state documentate fino ai giorni nostri. La responsabilità della diossina nella carcinogenesi e nelle anomalie teratogene (un agente che produce anomalie durante lo sviluppo del feto e per questo provoca ritardi nel parto e difetti alla nascita) è stata documentata in associazione agli incidenti agli stabilimenti industriali ed è stata confermata sperimentalmente.

L’uso delle armi all’urano impoverito (DU) sollevano lo stesso tipo di questioni [2] ed esiste una base consistente di informazioni che descrivono la concomitanza della contaminazione da DU e di serie patologie, tumori e imperfezioni alla nascita. In sé stesso, il DU ha le caratteristiche per agire sia come mutageno radioattivo, carcinogeno chimico e come agente teratogeno. Ha la peculiarità, con altri metalli, di persistere nell’ambiente e di non venire eliminato dagli organismi in cui viene accumulato.

Sfortunatamente, il DU è uno dei molti componenti dei moderni armamenti che causano preoccupazione per la salute. Un’estesa letteratura militare e industriale illustra che molti dei moderni armamenti, dalle munizioni per le armi leggere alle bombe e ai missili, sono arricchiti con vari metalli che includono l’uranio. Questi metalli hanno un lascito tossico; sono cancerogeni e teratogeni, inquinano l’ambiente e si accumulano nel corpo.

Le munizioni “potenziate con i metalli” sono state usate in Afghanistan, in Iraq, a Gaza, in Libano e in Libia, e forse in Somalia. Tra queste figurano le bombe, le munizioni leggere, le armi letali o di menomazione meno che letale.

La presenza dei metalli provocate dalle moderne munizioni è stata rinvenuta nei crateri provocati dalle esplosioni in Afghanistan, Iraq, Libano e Gaza [3] così come in cartucce utilizzate al fosforo bianco rinvenute a Gaza e a Fallujah. Sono stati anche trovati nelle biopsie delle vittime e nei luoghi dove sono stati colpite fornendo così prove effettive della presenza dei metalli nelle munizioni che hanno causato le ferite a Gaza [4].

I capelli dei bambini di Gaza [5] e di Fallujah [6] hanno evidenziato una presenza di sostanze con almeno dieci metalli che sono stati rinvenuti in varie quantità e combinazioni. Questi metalli hanno attività tossica, cancerogena e teratogena come dimostrato da ricerche scientifiche e confermato dalla classificazione dell’IARC (International Agency for Research on Cancer). Comprendono V, Cr, Co, As, Mo, Cd, W, U, Hg, Pb.

Il fatto che questi metalli rimangano nell’ambiente e si accumulino nel corpo umano rende gli effetti potenzialmente ancora più pericolosi sulla popolazione col passare del tempo, soprattutto a causa della loro assunzione continua e dall’assorbimento da parte dell’ambiente e dell’atmosfera, e anche dall’acqua e dal cibo contaminato dai metalli.

Quindi, la prova della presenza di metalli negli armamenti e la loro diffusione nell’ambiente è stata verificata in molti casi.

Per diminuire la rilevanza delle prove che testimoniano la presenza nelle armi di metalli tossici, cancerogeni e teratogeni, viene arguito che i resoconti sull’aumento di frequenza dei difetti alla nascita e dei tumori sono solo basati sull’osservazione o non forniscono raffronti con dati precedenti. Comunque, le informazioni del personale medico locale recentemente sono state supportate dalla ricerca.

La frequenze delle menomazioni alla nascita a Fallujah nel 2010 era circa 4-5 volte superiore a qualsiasi altro paese [7]. È stato possibile stabilire in modo retroattivo la frequenza delle difetti alla nascita dal 1991, e di conseguenza avere un valido punto di riferimento per la situazione precedente all’invasione e quella della guerra susseguente. È stato evidenziato un continuo aumento della frequenza delle menomazioni alla nascita dal 2003, il cui tasso nel 2010 era dieci volte quello del 1991 [6]. C’è stato anche un incremento nel numero dei tumori presenti nella stessa città dopo il 2003 [8].

La popolazione di Fallujah, includendo anche i neonati, aveva una contaminazione di almeno dieci metalli carcinogeni e feto-tossici [6].

L’elevata frequenza dei tumori e dei difetti alla nascita sono anche associati a chi risiede nei pressi dei poligoni di tiro, come nel caso di Quirra in Italia dove gli armamenti utilizzati sul campo nelle guerre recenti sono stati testati, tra gli altri, dalla NATO, dall’UE, dagli USA e da Israele. Questo caso è al momento al vaglio della magistratura e il poligono di tiro e le zone limitrofe sono state interdette per un ulteriore utilizzo.

Le sentenze dei tribunali hanno sancito che i danni ritardati alla salute erano stati rinvenuti nel personale militare che ha partecipato nei conflitti e nelle operazioni militari dove sono state usate queste armi. Alcune norme militari sono state emesse per proteggere la salute degli utilizzatori di armi “potenziate con i metalli”, confermando indirettamente la sua natura pericolosa. Comunque, tutto questo non si applica alla protezione del “consumatore finale”, ossia dei civili.

Comunque le prove di un incremento dei difetti alla nascita e dei tumori associati con la guerra e i luoghi di esercitazione di questi armamenti sono, in vario modo, sempre più numerose e documentate.

Il tentativo più comune da parte dei governi e delle forze armate è quello di minimizzare i dati a disposizione e di pretendere la prova del rapporto causa-effetto chiedendo quali prove ci siano che la riproduzione umana e i tumori siano, in effetti, causati direttamente da questi armamenti moderni.

In termini razionali, è ovvio che la regolarità della presenza di un fenomeno in differenti popolazioni – ad esempio, l’incremento dei tumori infantili o delle menomazioni alla nascita – in presenza di un singolo e comune cambiamento ambientale delle condizioni, principalmente conflitti che vedono protagoniste le stesse entità e dove si usano gli stessi armamenti, dovrebbero porre l’attenzione su quel cambiamento come causa potenziale della cattiva salute così come aumentare gli sforzi nella ricerca.

La strada per stabilire il rapporto causa-effetto sta lentamente diventando accessibile e la sua probabilità è sostenuta da risultati sperimentali basati sul fatto che i metalli in questione possono causare difetti alla nascita e tumori, e sulla conoscenza dei loro meccanismi di azione. La mole dei dati scientifici che va in questa direzione è ora rilevante e consistente (vedi le note 5 e 6).

Per poter meglio combattere la situazione, è importante che, oltre alle questioni poste alla scienza, si impari a fare le domande giuste ai produttori di armi e ai governi.

Messi di fronte al fenomeno, con le testimonianze e con le conseguenze del caso, dovranno provare che i componenti degli armamenti non siano agenti in grado di provocare un aumento dei difetti alla nascita e dei tumori; che non vengono rilasciati in moto incontrollato nell’ambiente; che non hanno effetti cumulativi nel corso del tempo e che colpiscano indiscriminatamente la popolazione civile. Se non potranno provarlo, dovremo chiedere l’applicazione del principio di precauzione tanto spesso invocato in altri contesti.

Nel frattempo, è obbligatorio che una ricerca medica indipendente venga sostenuta e promossa invece che soppressa su un argomento di tale rilevanza per la salute pubblica dell’intera popolazione.

In sintesi, quello che emergono essere come le conseguenze più severe e nuove dell’utilizzo di armi potenziate con i metalli è che i loro effetti sono virtualmente illimitati nel tempo, che sono additivi e che vengono ereditati in modo trans-generazionale, sia perché producono mutazioni genetiche o/e per trasmissione post-genetica ed epigenetica. I metodi che possano avere un qualche effetto per rimediare alla contaminazione dai metalli, sia ambientale che umana, sono al momento ignoti. Comunque, è noto che la persistente esposizione ai metalli tossici può incrementare nel tempo i danni alla salute.

È opportuno che una documentazione corretta e reale che provenga da fonti indipendenti e qualificate rispettose della ragione e alla legge – due aspetti che l’aggressore cercherà di evitare in tutti i modo – dovrebbe essere promossa da tutti e con tutti i mezzi a disposizione.

Dovremmo saperne di più su come ridurre le conseguenze, come sviluppare protezioni e rimedi efficaci e non abbandonarsi solamente al “destino avverso”. E neppure dovremo permettere che tutto questo sia il destino delle generazioni future.

* La prof. Paola Manduca è una genetista dell’Università di Genova.

Note:

[1] Dioxins and their effects on human health, Fact sheet N°225, Maggio 2010.

[2] Durakovic A. Undiagnosed illnessses and radioactive warfare, CMJ 44:520, 2003

[3] Manduca P., Barbieri Mario, Barbieri Maurizio. Gaza Strip, soil has been contaminated due to bombings: population in danger, 2010

[4] Skaik S, Abu-Shaban N, Abu-Shaban N, Barbieri M, Barbieri M, Giani U, Manduca P. Metals detected by ICP/MS in wound tissue of war injuries without fragments in Gaza, BMC Int Health Hum Rights. 25 giugno 2010;10:17.

[5] Manduca P, Barbieri Mario, Barbieri Maurizio, Metals detected in Palestinian children’s hair suggest environmental contamination, 2010.

[6] Manduca P., Increase of birth defects and miscarriages in Fallujah, 2011.

[7] Alaani S, Savabieasfahani M, Tafash M, Manduca P., Four polygamous families with congenital birth defects from Fallujah, Iraq. Int J Environ Res Public Health. 2011, 89-96.

[8] Busby C, Hamdan M, Ariabi E.Cancer, Infant mortality and birth sex-ratio in Fallujah, Iraq 2005-2009. Int J Environ Res Public Health, 2010, 2828-37.

*******************************************Fonte: The biological legacy of warfare

31.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Antimafia Duemila – Studio americano: ”Fra 30 anni il Polo Nord rischia di rimanere senza ghiacci in estate”

Fonte: Antimafia Duemila – Studio americano: ”Fra 30 anni il Polo Nord rischia di rimanere senza ghiacci in estate”.

di Andrea Bertaglio – 28 luglio 2011
Secondo i dati raccolti dal Nsidc del Colorado e dall’Università di Washington, il riscaldamento globale potrebbe causare lo scioglimento totale della banchisa nei mesi più caldi entro il 2040. Lo strato artico ha raggiunto quest’anno lo spessore minore mai registrato, mentre il Mar Glaciale in duemila anni non è mai stato così caldo. L’Artico potrebbe sciogliersi del tutto prima del previsto.

Nell’ultimo anno i ghiacci si sono sciolti a velocità mai viste. E di questo passo, nei mesi estivi, il Polo Nord potrebbe restarne senza entro i prossimi tre decenni, cioè con 40 anni di anticipo rispetto alle previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il gruppo incaricato dall’Onu di monitorare i cambiamenti climatici. Lo rivelano le immagini catturate da un satellite dello Us National Snow and Ice Data Centre (Nsidc) di Boulder, in Colorado, e lo confermano i dati raccolti dalla University of Washington Polar Science Centre, per cui lo strato dei ghiacci artici ha raggiunto quest’anno il minore spessore mai registrato. L’area, generalmente coperta dalla coltre per almeno il 15% della sua superficie, la scorsa settimana è scesa a circa otto milioni e mezzo di chilometri quadrati: un’estensione inferiore a quella registrata nel 2007, record negativo di tutti i tempi.

Il surriscaldamento del pianeta da circa trent’anni sta sciogliendo il ghiaccio che ricopre gran parte del Mar Glaciale Artico a una media del 3% all’anno. Il problema è che meno ce n’è, più cresce la velocità di scioglimento di quello rimanente. Una “spirale negativa”, secondo Mark Serreze, direttore dell’Nsidc, che afferma: “L’estensione dell’area ricoperta dai ghiacci sta diminuendo, ma anche riducendosi di spessore. Ciò significa che le condizioni meteorologiche che prima portavano allo scioglimento di una certa quantità di ghiaccio, ora ne eliminano molto di più”. La consistenza della coltre, mediamente di 3 metri, continuerà ad aumentare e a diminuire al cambiare delle stagioni, puntualizza Serreze, ma “siamo sulla via per vedere un’estate completamente priva di ghiaccio entro il 2040”.

I dati raccolti dall’Nsidc derivano da uno studio internazionale eseguito all’inizio di quest’anno, secondo il quale le temperature delle acque del il Mar Glaciale Artico provenienti dall’Oceano Atlantico settentrionale (il maggior flusso di acqua in entrata viene proprio da lì) sono oggi le più alte degli ultimi duemila anni. Un problema non da poco, vista la vulnerabilità dei poli all’innalzamento delle temperature. Che, sempre per l’Nsidc, lo scorso giugno sono state tra 1 e 4 gradi centigradi più elevate della media.

Le simulazioni eseguite dalla Nasa a riguardo hanno invece mostrato che la banchisa che copre il Mar Glaciale Artico non si ritirerà a un ritmo costante. Ci saranno però altri cali improvvisi come quello del 2007, quando una perfetta combinazione di condizioni meteorologiche sfavorevoli fece sciogliere più ghiaccio in un singolo anno che nei precedenti 28 messi assieme. Sta di fatto che oggi, rispetto agli anni ‘50, più della metà del ghiaccio che copre i mari artici se ne è già andata per sempre.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Botteghe Oscure: Se non sono di Goldman Sachs, non li vogliamo | STAMPA LIBERA

Fonte: Botteghe Oscure: Se non sono di Goldman Sachs, non li vogliamo | STAMPA LIBERA.

Prodi, Dini, Padoa Schioppa, Mario Monti, Mario Draghi aparatchik di Goldman Sachs catapultati nel potere pubblico.
di Tito Pulsinelli
E’ ormai vicino il giorno in cui gli ex Botteghe Oscure e la nomenklatura della “opposizione” dovrà spiegare l’acritico, succube, incondizionale e sviscerato amore per tutto quel che è targato Goldman Sachs.
Gli orfanelli di Mosca, approdati al liberalismo nell’epoca della sua storica estinzione, hanno disinvoltamente calzato la sua negazione -lo spurio surrogato “neoliberista”- con verace furore sadomasochista. Non come astratta teoria ad uso delle madrasse accademiche o “bocconiche”, bensì come recidiva politica economica dei suoi governi. Romano Prodi, capo del più longevo governo di “centro-sinistra”, svolse la mansione di “senior advisor” di Goldman Sachs, sian dal marzo 1990.
Tra il 2007 e il 2009, Romano fu il prode paladino delle banche e firmò vari decreti disegnati sulla misura degli speculatori finanziari. Con il consunto paravento del “governo tecnico”, Botteghe Oscure ha sempre affidato la conduzione dell’economia ai vari Dini, ai Padoa Schioppa che in Grecia svolse l’ultima missione di proconsole-becchino plenipotenziario del FMI.
Che cosa c’è dietro questa succube love story con tecnocrati che hanno sempre lavorato per i grandi centri internazionali della speculazione finanziaria? Costoro, non sono mai stati servitori di due padroni -banchieri e salariati- ne hanno servito sempre uno solo. Anche Mario Monti è stato -dal 2005- advisor di Goldman Sachs.
Per Mario Draghi, la nomenklatura della sinistra neoliberista non arrossiva a indicarlo come capo dei futuri governi post-Berlusconi. Eppure, l’attuale boss della BCE, aveva raggiunto il gradino gerarchico più alto, dal 2002 al 2005, come vicepresidente e responsabile di Goldman Sachs per l’Europa.
Bisogna arrendersi all’evidenza: dirigere e pianificare la speculazione finanziaria globale non è un ostacolo per condurre l’economia di una nazione; bene pubblico ed interesse delle elites sono una unica e identica cosa. In sostanza, per chi si vergogna di Gramsci -molto apprezzato nei think tank della loro patria adottiva usamericana- e persino di Keynes, la ricetta idonea per difendere dal tracollo definitivo i salariati, classe media ed impresa nazionali, sono gli aparatchik del globalismo.
La nomenklatura affida volentieri i malati alle cure dei funzionari d’alto bordo che hanno propagato con foga l’epidemia. Li agevolano persino ad arrivare alla testa delle banche centrali o dei ministeri dell’economia, affinchè possano usare l’erario pubblico per il “salvataggio” dei bancarottieri. E per adottare politiche catastrofiche tendenti a svendere i patrimoni nazionali con privatizzazioni forzate. A vantaggio degli ex datori di lavoro del capo della BCE e dei ministri economici preferiti a Botteghe Oscure.
La “commissione” di Bruxelles e la BCE –eletti da chi? con quanti voti?- hanno oggi poteri di coazione per sanzionare i governi europei che non ridurranno del 7% la spesa pubblica. Ostentano un potere inferiore solo a quello dei fu governi sovietici, pianificando integralmente l’agricoltura, economia e finanza. Spingono in un vicolo cieco in cui 8 persone su 10, riceveranno meno redditi e servizi, con caduta dei consumi e della produzione, aumento esponenziale della disoccupazione, e gli Stati avranno meno entrate fiscali. A chi conviene?
A Londra si alternano governi di segno apparentemente opposto, ma c’è l’unanimità su queste questioni perchè i governi hanno perso la sovranità economica. Laburisti o conservatori, possono decidore solo dove fare tagli o mettere tasse. Il “socialista” George Papandreu svende le imprese pubbliche alle multinazionali. Riduce gli stipendi, le pensioni e i posti di lavoro agli ordini del FMI. Affida la tesoreria pubblica alle banche europee. Sostiene la guerra della NATO contro la Libia. Lui dirige la Polizia costiera greca per rafforzare il blocco di Netanyahu su Gaza.”
Ad Atene, Lisbona, Madrid, Budapest, Dublino contano soli i diktat lanciati dal FMI, BCE, agenzie di rating, cioè il potere internazionale de facto.
Le pietanze previste dal menù elettorale sono identiche, e gli scenari prospettati dai fatiscenti partiti sono miraggi che si sostanziano solo di chiacchiericcio mediatico. Non rappresentano piú i cittadini europei. Per cercare soluzioni che non siano vantaggiose solo per il 20% della popolazione, è necessario oltrepassare il terreno della politica. Per dare un taglio ad un modello incapace di moltiplicare la ricchezza, che si vanta senza pudore di saper moltiplicare solo i milionari, è sempre più necessario varcare la soglia della lotta sociale, civica, trasversale, dal basso. E guardare coloro che hanno osato affrontare la “dittatura del mercato” o che seppero gridare “que se vayan todos!”, o che organizzarono referendum sul debito e sulle modalità con cui pagarlo, o meno. E’ così che l’Islanda ha strappato qualche risultato utile e vitale per le genti laboriose.
Le nuove potenze emergenti, però, si distinguono per non sottostare al dogma della autonomia assoluta delle Banche centrali -vedi Cina- e per delimitare lo spazio di manovra del cosidetto “mercato”, rigettando il dogma della sua libertà assoluta. Tutto, assolutamente tutto, sia nella fisiologia umana, che nella natura e nelle scienze, funziona in base a regole e principi di autoregolazione e delimitazioni reciproche. Tutto ha limiti, perchè i mercanti di “valori cartacei” no?
Non c’é piú la libertá di comprare buoni del tesoro emessi dagli Stati. I governi sono obbligati a indebitarsi con la banca privata. Perché? La “libertà del mercato” è un fondamentalismo oscurantista, con vocazione autoritaria, testo ad abolire la nozione del bene comune e nullificare le istituzioni su cui ancora i cittadini hanno qualche residuale influenza, attraverso il voto.
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LA MALATTIA DEL DEBITO STA NELLA CURA: LE PRIVATIZZAZIONI | STAMPA LIBERA

Fonte: LA MALATTIA DEL DEBITO STA NELLA CURA: LE PRIVATIZZAZIONI | STAMPA LIBERA.

Alla fine della scorsa settimana, i giornali ci hanno informato del “turbamento” provato da Romano Prodi di fronte alla notizia che era stata la Deutsche Bank a dare il via al tracollo del debito pubblico italiano. La multinazionale finanziaria tedesca è stata infatti la prima a disfarsi dei titoli italiani in proprio possesso. (1)
Prodi non ha accennato al fatto che il suo amico e collega di governo, Giuliano Amato, ora senior advisor della Deutsche Bank, non si sia degnato di anticipargli personalmente la notizia. L’ex Presidente del Consiglio ha parlato invece di vocazione “suicida” dell’Europa e di fine di quella “solidarietà” europea che aveva caratterizzato i padri fondatori.

COMIDADProdi però dimentica che una volta a tenere a freno gli istinti criminali dei banchieri, e ad imporre la disciplina europea, c’era il confronto con la potenza militare ed ideologica dell’Unione Sovietica. Oggi invece in Russia c’è quel calabrache di Putin, speranza delusa del neonazismo “eurasiatico”, il quale si sta preparando a mollare anche l’alleato Assad; e ciò in base alle “notizie” sulla Siria diffuse dall’emittente Al Jazeera, di proprietà dell’emiro del Qatar, cioè un Paese coordinato militarmente con la NATO.

Prodi, in una lunga intervista di qualche mese fa, rilasciata a Rainews, aveva parlato diffusamente di crisi europea, evocando più volte gli spettri del suicidio e della “paura” che paralizzerebbe le decisioni. Quando si comincia a psicanalizzare e filosofeggiare sulle intenzioni degli altri, allora è segno che si vuole sfuggire alle constatazioni più ovvie.(2)

Una delle poche affermazioni concrete dell’intervista di Prodi riguardava infatti l’osservazione che la minaccia del debito greco si presentava abbastanza limitata ed, in sé, relativamente poco preoccupante, ed è stata invece enfatizzata dall’atteggiamento ambiguo (o subdolo?) delle autorità monetarie internazionali ed europee. In questo contesto, la Deutsche Bank ha dimostrato di avere le idee sin troppo chiare, in quanto è stata la più attiva ad alimentare l’allarme mediatico circa il pericolo del default greco, così da spingere l’esito della crisi nella direzione voluta, cioè la privatizzazione dei patrimoni pubblici della Grecia.(3)Che l’assalto al debito italiano abbia gli stessi obiettivi di privatizzazione, non è un dato derivato da qualche seduta spiritica, di cui Prodi si è in passato dichiarato un frequentatore; bensì è una realtà che si può leggere da tutta una serie di proclami a riguardo. Il quotidiano confindustriale “Il Sole-24 ore” ci fa sapere che il valore dei patrimoni immobiliari pubblici che si potrebbero immediatamente privatizzare ammonta a trecento miliardi di euro. Come a dire, basta privatizzare questa massa di beni ed il debito è risanato.(4)

Del resto le organizzazioni degli agenti immobiliari e degli imprenditori edili ce lo ripetono da tempo: la “cura”, anzi la panacea, del debito consiste nelle privatizzazioni dei beni immobili pubblici.(5)
In queste settimane è ritornata di attualità anche la questione della privatizzazione dei beni immobili delle Università, che costituiva il motivo ispiratore della pseudo-riforma Gelmini, e fu invece bloccata da un emendamento voluto da Tremonti. Ora, però, lo stesso Tremonti fa sapere di essere nuovamente disponibile a prendere in considerazione queste privatizzazioni, in quanto la Legge 133/2008 (cioè il Decreto Tremonti) consente al ministro dell’Economia di prendere questo provvedimento. Il valore degli immobili universitari, e dei beni demaniali in uso alle Università, è stimato ufficialmente in circa trenta miliardi di euro; ma il valore è sicuramente sottostimato, poiché occorre tenere conto del fatto che ci sono di mezzo non solo edifici, ma anche molti terreni edificabili.(6)

La questione dell’emergenza del debito è inseparabile dalla sua “cura”. In altre parole, il problema nasce proprio dalla soluzione proposta, o imposta. La destra “antagonista” ha spesso denunciato la tirannia finanziaria, ma in termini tali da farne perdere di vista i veri obiettivi. La “usurocrazia”, così efficacemente illustrata dalla retorica accattivante del poeta e saggista Ezra Pound, è diventata una sorta di entità metafisica, come se il debito fosse di per sé capace di determinare una generale “schiavitù” dei popoli.

Questa metafisica della destra mira a separare nell’analisi un capitalismo buono e “produttivo”, con i suoi eroi come Henry Ford, dal malvagio capitalismo finanziario dei Rothschild e dei Goldman Sachs. In realtà la schiavitù per debiti entrò in crisi già nell’antica Roma, e persino il carcere per debiti, reso famoso e famigerato dalle opere di Charles Dickens, alla fine fu abolito a furor di popolo. Nessuna schiavitù del debito è in grado di imporsi da sola alla lunga distanza, ed una cronica dipendenza dal debito alla fine affossa il creditore più ancora del debitore. Nessun rapporto di dominio può fare a meno di esprimersi in una materiale appropriazione del territorio, o attraverso l’occupazione militare, o attraverso la privatizzazione, oppure attraverso entrambe.

Occorre quindi capire a cosa mira realmente, ed a breve, l’emergenza-debito; cioè saccheggiare la ricchezza reale costituita dai patrimoni immobiliari pubblici, a cui tutti i capitalisti sono interessati, sia quelli presunti “buoni” che quelli sfacciatamente cattivi. Tutte le banche sono infatti delle potenze immobiliari, ma lo sono anche la FIAT e la Pirelli. Se il problema del debito pubblico non venisse “curato” si risolverebbe da solo, dato che di fronte ad uno Stato insolvente i creditori possono solo rassegnarsi. Si comprende allora il perché dell’attuale psicoguerra, come mai sia così urgente agitare l’allarme e lo spettro dell’apocalisse finanziaria, in modo da illudere tutti che le privatizzazioni siano la via d’uscita dal tunnel.

Ovviamente le privatizzazioni devono essere fatte a spese dello Stato, come quelle che sta già attuando il governo greco, costretto dal Fondo Monetario Internazionale ad istituire un apposito Fondo del ministero delle Finanze per finanziare i privati interessati ad “acquistare” i beni pubblici. Secondo i metodi tipici della corruzione coloniale, al banchetto delle privatizzazioni vengono chiamati a partecipare anche i gruppi affaristici locali, in modo da garantirsi la opportuna rete di complicità.(7)

Il vero nemico, che la destra “antagonista” non vuole mai evocare, è la proprietà privata dei mezzi di produzione e della terra, ed i metodi di illegalità, di frode e di rapina con cui la proprietà privata si costituisce. La fame di patrimoni immobiliari, ampiamente documentata nella stampa specialistica, rimane però un argomento tabù quando si tratta di rivolgersi al grande pubblico. Sarà perché questa avidità di ricchezza immobiliare fa molto medioevo, e rischia perciò di smentire la mitologia modernistica e pseudo-innovativa, che avvolge come una nebbia il reale funzionamento della sedicente “Economia di Mercato”. Nell’epoca della cosiddetta “globalizzazione”, infatti la questione della proprietà della terra si pone al centro dell’attenzione, dato che attualmente le multinazionali – comprese quelle del credito, come Goldman Sachs – si dedicano all’appropriazione di terreni nei Paesi del terzo mondo e soprattutto in Africa.(8)

(1) http://www.corriere.it/economia/11_luglio_28/prodi-deutsche-bank_02a8aac8-b914-11e0-a8dd-ced22f738d7a.shtml
(2) http://www.youtube.com/watch?v=hbgebsr8-fQ
(3) http://www.lettera43.it/economia/macro/19624/grecia-privatizzazioni-per-50-miliardi.htm
(4) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-29/patrimonio-immobiliare-stato-vale-161237.shtml?uuid=AabyCIsD
(5) http://archiviostorico.corriere.it/2011/febbraio/26/Clerici_vendano_tutti_gli_immobili_co_7_110226001.shtml
(6) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/05/23/il-grande-business-degli-immobili-universitari.html
(7) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.imf.org/External/NP/
(8) http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.african-bulletin.com/news/630-africa-land-invasion-and-expropriation.html 

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Antimafia Duemila – Travaglio – Palma d’Oro

Il nuovo ministro della giustizia è proprio quello che ti aspetti da Berlusconi

Fonte: Antimafia Duemila – Travaglio – Palma d’Oro.

di Marco Travaglio – 28 luglio 2011
Dopo tanti avvocati e alcuni imputati, abbiamo finalmente un magistrato ministro della Giustizia. D’accordo, Francesco Nitto Palma ha dovuto superare alcuni esamini facili facili, per dissipare la naturale diffidenza che la categoria delle toghe comprensibilmente suscita nel mondo politico: tipo essere un berlusconiano…

…di ferro, avere almeno un amico pregiudicato per corruzione giudiziaria (Previti), aver fatto per lui alcune leggi per salvarlo dalla galera, aver fatto archiviare inchieste eccellenti come quella su Gladio (si può anche dire “insabbiare”, come scrisse l’Europeo, che Palma denunciò e perse la causa). Ma li ha brillantemente superati tutti.
Oltretutto, ad abundantiam, ha pure sposato la figlia dell’ex capo degli ispettori ministeriali che nel 1994-‘95 perseguitò il pool Mani Pulite, Ugo Dinacci, diventando il genero dell’avvocato Filippo Dinacci, difensore di B. Un bijou. Dopo i numerosi appelli del capo dello Stato per una “figura di alto profilo”, il Cavaliere ha trovato lo statista giusto. Dal centrosinistra, del resto, nessuno ha detto una parola. Napolitano aveva storto il naso sul nome di Anna Maria Bernini, e giustamente: avvocato di Bologna, la signora è entrata in politica non grazie a B. ma a Fini (dunque è già sospetta), e soprattutto non frequenta Previti né ha legiferato per lui (dunque è doppiamente sospetta): vade retro. Così il popolare Cesarone conquista finalmente, seppure per interposta persona e con 17 anni di ritardo, quel ministero della Giustizia a cui agognava fin dal 1994. Allora era ancora incensurato, ma incontrò sulla sua strada un presidente della Repubblica piuttosto fisionomista: a Scalfaro bastò guardarlo in faccia per decidere che era meglio persino Alfredo Biondi. “Se lo conosci, lo Previti”, commentò Montanelli. Anche Ciampi nel 2001 rimandò indietro un ministro della Giustizia: Maroni, respinto per via della condanna a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale, uno che visti i successori pare Cavour. Scalfaro e Ciampi avevano letto attentamente l’articolo 92 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Cioè li nomina lui, non il premier. E, se non gli piacciono, si rifiuta di nominarli. Evidentemente Nitto Palma a Napolitano piace, come gli altri “ministri di alto profilo” nominati negli ultimi mesi: l’imputato per ricettazione Aldo Brancher (poi condannato), l’indagato per mafia Saverio Romano (ora imputato), l’attachè del Biscione Paolo Romani, per non parlare degli ultimi sottosegretari “responsabili”. Ieri, durante la gaia cerimonia della firma al Quirinale, qualcuno ha trattenuto il fiato.   Vuoi vedere – sussurrava tremando qualche malpensante – che il capo dello Stato, così allergico ai magistrati che entrano in politica senza dimettersi dalla magistratura, farà una lavata di capo al neoministro, che sta in Parlamento dal 2001 senz’aver mai lasciato la toga, anzi è tuttora in aspettativa, pronto a tornare in servizio alla prima trombatura? Invece niente, per fortuna è filato tutto liscio. I severi mòniti del Colle ai magistrati che usano la toga come trampolino di lancio per la politica sono riservati a quelli come De Magistris, che quando fu eletto europarlamentare attese ben due mesi a dimettersi da magistrato, suscitando le ire di Pigi Cerchiobattista. Ora che il magistrato Palma, da dieci anni deputato, diventa addirittura ministro e, come tale, titolare dell’azione disciplinare contro i suoi colleghi, tutti zitti. Il bello della politica italiana è proprio questo: ogni volta che si pensa di aver toccato il fondo, c’è chi scava più in fondo. Palma farà rimpiangere Alfano che a sua volta ha fatto rimpiangere Mastella che da parte sua aveva fatto rimpiangere Castelli e così via, su su fino a Mancuso, Biondi, Martelli, Rognoni, Martinazzoli. Resta da capire chi, dopo Palma, riuscirà a farlo rimpiangere. Ma che lo si troverà non c’è dubbio: ci penserà il centrosinistra.

Tratto da:
Il Fatto Quotidiano

ComeDonChisciotte – I SEALS ABBATTUTI NON POTRANNO PIÙ PARLARE

Fonte: ComeDonChisciotte – I SEALS ABBATTUTI NON POTRANNO PIÙ PARLARE.

DI JULIUS SEQUERRA
Beforeitnews.com

Trentuno soldati statunitensi sono rimasti uccisi quando l’elicottero, un Boeing Chinook, su cui stavano volando è precipitato in Afghanistan.

Dei trentuno deceduti, venti erano membri del SEAL Team 6.

Ero già stato precedentemente informato (da un colonnello in pensione dell’intelligence dell’esercito) che si tratta delle stesse persone che si ritiene abbiano ucciso di recente Osama bin Laden a Abbottabad. [NB: il Seal Team 6 è un gruppo ultra-scelto di agenti “in nero” che è al di fuori del protocollo militare, che partecipa a operazioni che hanno il più alto livello di segretezza e che spesso oltrepassano i limiti delle leggi internazionali.]

La storia ufficiale narra che i talebani hanno abbattuto l’elicottero. Ho i miei dubbi (come hanno molti altri che hanno più senno di voi, davvero).

[Ricordatevi di Pat Tillman, la stella del football che sciolse un contratto ricchissimo e andò volontario in Afghanistan sulla scia dell’impeto patriottico post-11 settembre? La storia ufficiale è che Tillman stia stato ucciso dal fuoco amico. Secondo le informazioni provenienti da molti soldati statunitensi (alcuni li conosco personalmente), Pat Tillman è stato assassinato dal suo governo. Si dice che Tillman, il perfetto simbolo per il reclutamento militare, si stava risvegliando dalle bugie dell’11 settembre e aveva iniziato a parlare un po’ troppo. Le parole hanno risalito velocemente la catena di comando. È stato ucciso da tre proiettili alla testa sparati da distanza ravvicinata. Davvero un fuoco amico.]

“Nessuno viene mai ingannato. Ci si inganna da sé.” – Goethe

La “recente morte” di Osama ci fa venire in mente le foto che erano presenti nella prime pagine dei giornali durante l’invasione dell’Iraq.

Ricordate quell’immagine simbolo degli iracheni festosi che aiutavano ad abbattere la statua di Saddam? Un mio conoscente dei Marines mi disse di un amico che era davvero sul posto, in quella piazza. In realtà, non c’erano più di cinquanta iracheni in quella “folla festosa” e praticamente tutti erano stati pagati per partecipare a quel servizio fotografico. [Avete per caso notato che c’erano solo alcune riprese fatte da un solo angolo di inquadratura? Il resto della piazza era totalmente vuoto, a parte il personale militare USA e le apparecchiature.]

C’è stata un’altra foto classica, quella di Saddam barbuto e in disordine che sbucava da una tana con le mani pateticamente sospese nell’aria in un gesto di sconfitta totale. Ve ne ricordate?

È anche quella una manipolazione. Ho fatto personalmente la conoscenza di un ex Marine che conosce una delle persone che ha aiutato a mettere in scena quel sordido affare.

La verità è che Saddam fu alla fine messo nell’angolo in casa di uno dei suoi amici, e che lottò valorosamente fino all’ultimo proiettile. Fu alla fine catturato, ancor più scapigliato (e già non doveva essere un figurino dall’inizio), costretto con la forza a infilarsi in quel buco e ricoperto di sporco per assicurarsi un’immagine degna di Hollywood. Il solo scopo di quella foto era quello di demoralizzare la popolazione irachena mostrando il loro leader rannicchiato in atteggiamento di sconfitta.

La VERA morte di Osama bin Laden

È ben noto grazie a insider della forze armate (e anche ad altri che si affidano a fonti alternative per le loro notizie) che Osama bin Laden è morto per cause naturali nel 2001. Era appena ritornato in Pakistan da Dubai dopo essere stato sottoposto a un trattamento medico all’Ospedale Americano.

Già nel marzo del 2000, Asia Week espresse preoccupazione per la salute di bin Laden, parlando di un serio problema di salute che avrebbe potuto mettere la sua vita in pericolo a causa di “un’infezione renale che si è propagata al fegato e che richiede una speciale cura.”

Dopo essere decollato da Quetta in Pakistan, bin Laden giunse a Dubai e fu trasferito all’Ospedale Americano. Fu accompagnato dal medico personale e da un “fedele assistente” (probabilmente al-Zawahiri). Osama fu accettato nel famoso dipartimento di urologia guidato dal dottor Terry Callaway, uno specialista di calcoli biliari e di infertilità.

Bin Laden fu curato in una delle suite riservate ai VIP presenti nell’ospedale. Durante il suo ricovero, ha ricevuto visite da molti membri della sua famiglia, così come da importanti personalità dall’Arabia e dagli Emirati Arabi. Nel corso della permanenza all’ospedale, l’agente di zona della CIA, ben noto a Dubai, fu visto prendere l’ascensore dell’ospedale per il piano di bin Laden.

Pochi giorni dopo, un uomo della CIA si vantò con pochi amici di aver visitato bin Laden. Fonti affidabili riportano che il 15 luglio, il giorno successivo al ritorno di bin Laden da Quetta, l’agente CIA fu richiamato al quartier generale. [NB: i contatti tra la CIA e bin Laden sono iniziati nel 1979 quando, in rappresentanza degli affari della famiglia, iniziò a reclutare volontari per la resistenza afghana contro l’esercito sovietico.]

L’ULTIMA “morte” di bin Laden

Quello che è stato riferito al mondo intero sulla recente “Morte di Osama bin Laden” è meschino e risibilmente assurdo (specialmente sul fatto che non siano state eseguite perizie medico-legali, e che il corpo sia stato velocemente scaricato in mare. L’ultima foto truccata è l’argomento decisivo).

La verità è che bin Laden è morto da un bel po’ di tempo.

Il rebus di Abbottabad era una complessa psyop per fornire un po’ di serenità al pubblico statunitense per poter scatenare la propaganda dei media, rimanendo sempre, senza contraddittorio, all’interno della più grande, terribile e più costosa truffa di tutti i tempi: l’11 settembre e la “Guerra al Terrore”.

E ora ogni singolo membro del SEAL Team 6 che ha partecipato all’operazione psicologica “dell’assassinio” è morto.

Per puro caso, mi venne da ridere quando lessi un titolo particolarmente divertente sull’ultima morte di Osama, nella rivista US Business Insider: “Ecco a voi il ‘Seal Team 6‘, i prepotenti che hanno ucciso Osama Bin Laden”.

Bene, adesso tutti questi poveri “prepotenti” sono morti.

E i morti non parlano.

*********************************************Fonte: Inside Scoop: Shot Down Black-Op Seals Won’t Be Talking Now

07.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Antimafia Duemila – Pentiti a perdere, il sogno di Riina

Fuori la mafia dallo stato!
Fonte: Antimafia Duemila – Pentiti a perdere, il sogno di Riina.

di Anna Petrozzi – 28 luglio 2011
Era il chiodo fisso di Riina. Li voleva morti, anzi sterminati, loro e i loro figli, bambini compresi, fino alla settima generazione. I pentiti erano la sua spina nel fianco, a partire dall’oltraggio subìto con la collaborazione del primo corleonese, Pino Marchese, suo autista personale. Piano piano questi “infami” con le loro dichiarazioni hanno eroso l’impero personale di denaro, violenza e dittatura del capo dei capi diventando più nemici dei nemici stessi.

Non per niente appena si è creata l’opportunità di accedere ad un nuovo dialogo con qualche interlocutore istituzionale dopo il brutale assassinio del traditore Salvo Lima e la barbarie di Capaci il boss ha messo la revisione della legge sui collaboratori in testa alle richieste da ottenere in cambio della cessazione delle stragi.
Come ormai sappiamo però quel “papello” non venne accettato tout-court ed è considerato dagli inquirenti come una delle cause che scatenarono la strage di via D’Amelio. Secondo le ricostruzioni dei magistrati dell’accusa, quella che ormai è passata agli onori della cronaca come “la trattativa”, sarebbe proseguita in altro modo, con altri attori, primo fra tutti: Bernardo Provenzano. Il quale, più astuto, meno spaccone e soprattutto più “agganciato” avrebbe stipulato un accordo a lungo termine per ottenere, oltre ad una lunga e comoda dilazione sulla sua latitanza, quella stessa contropartita che il suo compaesano pretendeva di avere a suon di bombe.
Seppur si tratta di tesi ancora al vaglio dei giudici, si può benissimo dare uno sguardo di insieme e accorgersi senza bisogno di eccessive forzature che questi pentiti non erano d’intralcio solo ai boss mafiosi.
I dati parlano chiaro. Innanzitutto i tagli. Nel 2011 la spesa prevista per il programma di protezione è di 34 milioni di euro, la metà esatta di quanto stanziato nel 2006. Ciò comporta, oltre al mancato rispetto degli accordi che il collaboratore stipula con lo Stato italiano circa il proprio mantenimento, enormi difficoltà per trasferirli dalle località protette e farli testimoniare ai processi, non ci sono soldi per le auto di scorta, per la benzina e per il pernottamento, e per garantire loro la difesa legale. Gli avvocati infatti si vedono costretti ad anticipare spese per oltre un anno anelando a rimborsi che non arrivano mai.
Se a questo si aggiungono le restrizioni legislative introdotte già dal 2006 sul limite temporale alle dichiarazioni e applicate con estrema rigidità anche a ex mafiosi depositari di informazioni delicate come Gaspare Spatuzza, si cominciano a comprendere non solo il calo di collaborazione di spessore, ma anche i tragici suicidi degli ultimi giorni.
Da Francesco Marino Mannoia, il super pentito che aprì a Giovanni Falcone i santuari del grande traffico di droga internazionale, salvato in extremis dalla moglie dopo aver ingerito un micidiale di cocktail di farmaci, al giovane Giuseppe Di Maio, impiccatosi nella sua cella per non aver retto l’abbandono dei familiari.
Da mafiosi ricchi e rispettati, tutelati nei loro bisogni dall’organizzazione criminale, questi uomini si ritrovano ad essere rifiutati dalla propria famiglia di sangue, trasportati in località segrete con scarsissime possibilità di ritornare ad una vita normale e ricoperti di insulti, specialmente se chiamano in causa i vari colletti bianchi. Un tantino disincentivante…
Trattativa o meno, sta di fatto che una delle armi più efficaci della lotta alla mafia viene sempre più spuntata mentre va continuamente in onda la propaganda degli arresti delle componenti militari che seppur importanti non bastano certo a penetrare nelle viscere delle mafie che fanno del segreto, soprattutto sulle relazioni inconfessabili con il potere, la loro forza.
Trattativa o no, inutile nascondersi dietro un dito. Il trattamento riservato ai collaboratori così come il disegno di legge sulle intercettazioni sono un enorme regalo al sistema criminale di cui la violenza delle mafie è solo la punta dell’iceberg.
Le ultime notizie su Salvatore Riina ce lo raccontano come ancora forte, pieno di sé, che a colloquio con il figlio Giovanni, si vanta del suo ruolo di capo e di detentore di informazioni che solo lui sa. Sarà persino compiaciuto dell’esito di un lavoro durato anni e della fine riservata a chi tradisce il patto di omertà.
Chissà pero se nel suo folle egocentrismo si è reso conto di essere stato usato e gettato anche lui, proprio come i pentiti.


Legge Lussana per una galera sempre più lontana- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Legge Lussana per una galera sempre più lontana- Blog di Beppe Grillo.

Buongiorno a tutti, mentre vi parlo sono in vacanza e quindi questo Passaparola è stato registrato il primo agosto. Parliamo del processo lungo, che è stato approvato la settimana scorsa dal Senato e che adesso a settembre quando riaprirà il Parlamento, purtroppo riapre, dovrebbe essere approvato dalla maggioranza comprata, anche alla Camera e quindi diventare legge.

La Lega della sicurezza fa un favore ai criminali (espandi | comprimi)
Salvo che il Capo dello Stato in un sussulto di dignità costituzionale non abbia il coraggio di respingere la prima legge ad personam del suo mandato presidenziale, visto che finora non ha respinto mai alcuna legge che servisse a Berlusconi, si tratta della 42° legge ad personam che serve a Berlusconi, naturalmente come quasi tutte le altre, serve anche a altri imputati, ovviamente serve ai colpevoli perché gli innocenti e le vittime dei reati non hanno alcun interesse a un processo lungo, hanno interesse invece a un processo rapido per uscirne il prima possibile e smettere di pagare la parcella all’avvocato il prima possibile.
Quindi è una norma fatta per gli imputati colpevoli, non a caso l’ha fatta Berlusconi! Questa norma è quasi umoristica, se toccasse a un altro paese ci sarebbe da ridere perché dopo mesi di geremiadi sul processo che è troppo lungo, sull’Europa che ci condanna per la lunghezza dei nostri processi, abbiamo una norma che allunga ulteriormente i tempi dei processi, è una norma in tre mosse: 1) la modifica all’Art. 190 del Codice di Procedura Penale sul diritto alla prova, cosa stabilisce? Che mentre oggi il giudice può escludere le prove e le testimonianze quindi superflue e irrilevanti, da domani se sarà approvata questa porcata, non potrà più respingere le testimonianze che gli porta la difesa, che siano manifestamente… non potrà respingere i testimoni, se sono pertinenti all’oggetto del processo e quindi potrà respingere soltanto quelli manifestamente non pertinenti, cosa vuole dire questo? Che se qualcuno c’entra in qualche modo con l’oggetto del processo, anche se non ha nulla da dire, il giudice non lo può respingere, quindi gli avvocati dovranno essere molto bravi e lo saranno, sicuramente a portare centinaia e migliaia di testimoni non manifestamente impertinenti, almeno apparentemente pertinenti in modo che il giudice se li debba ciucciare tutti, allungando ovviamente a dismisura il processo fino all’arrivo della prescrizione perché ovviamente la prescrizione continua a correre, mentre si sente gente inutile, ma non manifestamente impertinente.
2) questa porcata entra in vigore subito per i processi in primo grado, anche quelli in corso, te credo, la stanno facendo a posta per mandare in prescrizione i processi in corso a carico di Berlusconi e a carico di tutti gli altri, ovviamente; 3) cambia un’altra norma, l’Art. 238 bis che era una norma che aveva fatto inserire Giovanni Falcone, cosa stabiliva questo bis al 238? Che sentenze definitive si possono usare come prova in altri processi, diversi da quello in cui sono state pronunciate, per esempio se io faccio una rapina con un mio complice, faccio il rito abbreviato e mi processano prima, il mio complice fa il rito ordinario e lo processano dietro, il mio processo arriva in cassazione, mi condannano in cassazione per quella rapina e naturalmente nella sentenza c’è scritto che la rapina l’abbiamo fatta in due, perché? Perché in quel processo già vengono esaminate tutte le prove che dimostrano che la rapina l’abbiamo fatta io e il mio complice, il processo all’altro complice è molto semplice, perché nel momento in cui c’è la cassazione che dice che l’abbiamo fatta io e lui, anche per lui non ce ne è più, è inutile riesaminare tutte le prove, si prende quello che ha già stabilito la cassazione nel mio processo e la si applica anche al mio complice, il quale viene condannato rapidamente anche lui. Con la nuova norma è come se io non fossi mai stato condannato e quindi nel processo al mio complice, dovranno riesaminare tutto, sentire tutti i testimoni, riesaminare tutte le prove etc., che hanno già esaminato nel mio perché il mio processo è come se non fosse mai esistito, la sentenza di Cassazione nei miei confronti non può essere usata nei confronti del mio complice, perché lo fanno? Perché nel caso Mills, la Cassazione ha già stabilito che Mills è stato corrotto con soldi di Berlusconi nell’interesse di Berlusconi e quindi c’è il rischio che i giudici facciano in fretta a condannare Berlusconi alla luce di una sentenza della Cassazione che ha già dichiarato colpevole il corretto e che deve occuparsi semplicemente di sanzionare il corruttore e cioè Berlusconi.
Invece senza l’utilizzabilità di quella sentenza, ovviamente i tempi saranno più lunghi e poi la prescrizione del caso Mills arriva a gennaio, a meno che Berlusconi, cosa che non ha mai fatto e quindi non farà neanche questa volta rinunci alla prescrizione. Dicevo che questa porcheria oltre a mandare in fumo tutti i processi a Berlusconi, salvo forse quello per il caso Ruby ma nel senso che i fatti sono dell’anno scorso e quindi c’è più tempo per fare il processo, ma se gli avvocati sono bravi, riusciranno a far sentire qualche centinaio o migliaio di prostitute per sapere se andavano o non andavano a Villa Certosa naturalmente e quindi di prostitute ce ne sono parecchie da chiamare come testimoni a Milano e Brianza, quindi i processi a Berlusconi ce li scordiamo, ma ci scordiamo anche tutti gli altri processi, perché la norma vale per tutti, ovviamente, è una legge ad canaglias, più che ad personam, tra le canaglias naturalmente ce ne è una che l’ha promossa, ma poi ci sono tutte le altre che ne beneficiano, ci sono molti utilizzatori finali, tutti gli imputati colpevoli.
Questa porcheria avrà degli effetti naturalmente paradossali, ridicoli che sono stati illustrati in Parlamento sotto gli occhi del Presidente Schifani che se ne è bellamente infischiato e ha fatto passare il tutto, addirittura con la mozione di fiducia, che per una legge di iniziativa parlamentare e non governativa è quantomeno curiosa, ma serve comunque a strozzare il dibattito e a accelerare l’iter per approvare il processo lungo, hanno fatto un iter breve per approvare il processo lungo.
Se il giudice ha l’obbligo di emettere nei processi tutti i testimoni pertinenti alla causa che le difese chiedono di sentire, nel processo Parmalat si starebbe ancora – scrive Ferrarella su Il Corriere – a ascoltare i 35 mila azionisti che Tanzi, furbo, aveva chiesto al Tribunale di interrogare sul perché avessero deciso di investire i loro soldi nei bond, Parmalat, aveva detto “sentiamo i 35 mila azionisti” provate a fare un calcolo di quanti decenni ci vogliono per sentire 35 mila persone in un’aula di Tribunale.
Nel processo Eternit, dove ci sono 1500 morti di amianto a carico degli ex responsabili di questa multinazionale dell’amianto, gli avvocati avevano chiesto di sentire 9841 testimoni, naturalmente i giudici hanno sforbiciato perché erano testimoni inutili, la gran parte, con questa norma, dato che quei testimoni sono tutti pertinenti, in teoria, li dovrebbero sentire tutti, il processo è ancora in corso, quindi si fa ancora in tempo a bloccarlo quel processo per 1500 morti da amianto, ma ci saranno altri casi, l’asilo nido di ?Lignano Flaminio? dove ci sono quei sospetti casi di pedofilia da parti degli insegnanti, i difensori potrebbero citare l’intera scuola, l’intero corpo docente, tutti gli scolari, tutti i genitori degli scolari, tutti i parenti degli scolari, nel caso delle violenze che hanno portato alla morte il povero Cucchi, si potrebbero sentire tutti quelli che l’hanno visto in carcere, quindi tutti i detenuti nel carcere dove è stato portato, a Paleremo c’è un processo contro un deputato di forza del sud, un certo Mineo che è un sospetto prestanome dei boss, i legali potrebbero sentire tutto il quartiere dove operava, per sapere se era una brava persona o meno. L’Avvocato Li Gotti, parlamentare dell’Italia dei Valori ha fatto un altro esempio, tutte le perizie, in un processo, stabiliscono che un tale è stato ucciso con due colpi di pistola, la difesa potrebbe sostenere che sono pertinenti alla causa tutti i testimoni presenti nelle adiacenze del luogo del delitto, un condominio intero o magari se il tizio è stato ammazzato a pistolettate vicino a uno stadio durante una partita, sentire tutti i tifosi presenti nello stadio, per vedere se hanno sentito uno, due, tre colpi, nessuno, tutti questi testi sebbene siano superflui sono pertinenti, perché avrebbero potuto teoricamente sentire l’esplosione dei colpi di pistola.
Altro caso, un omicidio commesso in un’affollatissima discoteca, spiega un membro del Csm, l’Avvocato Calvi, la nuova norma imporrebbe alla Corte d’Assise di convocare, se richiesto dalla difesa, tutti i presenti in una discoteca, oggi invece si sentono ovviamente soltanto quelli più vicini o quelli più informati dei fatti o se ne sente qualcuno a campione. Calvi fa anche notare che sarà divertente vedere Totò Riina che interroga Spatuzza perché nella norma hanno scritto che l’imputato, tramite il difensore, ha facoltà davanti al Giudice di interrogare o fare interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, quindi le può interrogare lo stesso imputato le persone che lo accusano, pensate Totò Riina che interroga il pentito o pensate un capo mafia che interroga il commerciante che ha denunciato il pizzo, lo guarda negli occhi, lo interroga lui! Secondo voi quante vittime del pizzo confermeranno di avere subito richieste estorsive se a interrogarle è colui che il pizzo lo imponeva? L’imputato? Gianrico Carofiglio, magistrato, parlamentare del PD ha spiegato con alcuni altri esempi quello che succederà, dato che è uno scrittore e che è molto in gamba, vi lascio con questo suo agghiacciante racconto dedicato gli elettori della Lega e del centro-destra che hanno votato per questo governo all’insegna dello slogan “più legalità, legge e ordine, tolleranza zero, città più sicure, lotta al crimine, linea dura, pacchetti sicurezza” se lo sono meritano questo governo questi poveretti o questi ingenui.

10, 100, 1000 testimoni. (espandi | comprimi)
“Signor Presidente – dice Carofiglio – visto che con apprezzabile coerenza la prima firmataria non ha ritenuto di rimuovere la sua firma dal testo in esame, ove mai il presente Disegno di Legge fosse approvato, verrà ricordato come legge Lussana – Lussana è una simpatica deputata leghista che non sa quello che fa evidentemente, ha ricevuto un ordine e vi ha obbedito – è bene rammentarlo perché quando questa legge produrrà i suoi effetti, potremo figurare lo scenario che verrà a definirsi in tutta l’Italia, quindi anche al nord, quindi anche nella Città di Bergamo dove credo provenga l’On. il Lussana.Immaginiamo una banda di pericolosi rapinatori, magari provenienti dai paesi dell’est o dal nord – Africa, quelli che piacciono tanto alla Lega, per massacrarli, questa banda decide di dedicarsi alle rapine nelle ricche ville nelle immediate vicinanze di Bergamo, la banda non va troppo per il sottile, entrano, spaccano tutto, stuprano, picchiano, feriscono e diventa il terrore della Provincia di Bergamo, naturalmente scatta un’emergenza di Polizia, per cui la Procura, la Polizia di Stato, i Carabinieri si dedicano all’attività investigativa, riescono a ritrovare per esempio, succede, delle videoriprese, telecamere puntate qua e là per cui abbiamo le loro facce che sono molto ben visibili, in qualche caso abbiamo le impronte digitali, la Polizia arresta, 5, 6, 7 rapinatori. Nell’attuale situazione della nostra legislazione processuale questi signori consigliati da un difensore munito da un minimo di competenza, chiederebbero il giudizio abbreviato, perché sono incastrati, li hanno beccati con la loro faccia mentre stavano facendo la rapina o stavano scappando con il bottino. Di fronte a una situazione normativa mutata, con la nuova legge, prescindendo dalle questioni sull’ammissibilità del rito abbreviato, immaginiamo che non abbiano commesso omicidi, ma solo rapine, violenze e stupri, loro non lo chiederanno mai, sarebbero pazzi a farlo e lo sarebbero perché il processo svolgerebbe più o meno nel modo che vado a raccontarvi: la difesa naturalmente deve fare il suo lavoro e il suo lavoro è quello di tutelare i clienti, di cercare di ottenere la loro liberazione e di farli assolvere, anche se magari l’avvocato sa benissimo che sono colpevoli, le riprese… ottenere la liberazione non sarà difficilissimo in relazione alla scadenza dei termini di custodia e vi spiego perché: come vi ho detto all’inizio abbiamo delle videoriprese e delle impronte digitali, questo renderebbe superflua per esempio l’audizione di un gran numero di testimoni, immaginiamo che per 10 o 5 rapine ci siano 100 testimoni potenziali, nessuno dei quali di fronte a un quadro probatorio come quello che ho indicato, videoregistrazioni e impronte digitali, sarebbe necessario, la loro audizione sarebbe perlomeno in quel numero manifestamente superflua, ma non priva di pertinenza. Secondo la legge che volete approvare, tutti questi testimoni, essendo pertinenti, ancorché manifestamente superflui, dovranno essere ammessi dal giudice e se il giudice non dovesse ammetterli, produrrebbe un provvedimento nullo, il quale farebbe cadere l’intero processo. Quindi gli avvocati di questi rapinatori, efferati stupratori violenti, chiederanno 100 testimoni a difesa sulle più varie circostanze, perché come ho cercato di ricordare, oltre le circostanze che hanno a che fare con il fatto – reato, le rapine, le violenze, gli stupri, costituiscono oggetto di prova e quindi oggetto di questa nuova disciplina e di un dovere di ammissione del giudice, a pena di nullità del processo, tutte queste altre belle cose: la natura, la specie, i mezzi, l’oggetto, il tempo e il luogo oltre ogni altra modalità dell’azione. Se avevano delle pistole o dei mitra la difesa potrà chiedere accurate perizie anche se la cosa non è interessante, per verificare specificamente, si tratta di cosa superflua ma non priva di pertinenza, il loro livello di funzionalità, potrà chiedere ogni tipo di accertamento o di testimonianza per esempio sulle condizione di vita individuale, familiare e sociale dei rapinatori, potrà convocare 100 testimoni per dire che a casa questi signori sono dei bravi ragazzi, amano i cani e trattano bene i bambini, il processo dunque con l’ammissione di 200 testimoni comincia in Tribunale in cui non si possono pagare gli straordinari al personale, per cui le udienze, tutte le udienze finiscono alle 14, dunque il processo comincia e sapete come? Con l’audizione dei testimoni dell’accusa, magari le vittime, i soggetti che li hanno rapinati, violentati e stuprati potranno direttamente interrogare, guardando negli occhi le persone a cui qualche tempo prima hanno fatto qualcosa, allo stesso modo guardandole negli occhi.
Dopo questo interessante passaggio di esame diretto di cittadini, forse elettori leghisti della Provincia di Bergamo da parte di assassini e stupratori, i loro assassini e stupratori, seguirà tutta questa interessantissima fase di istruttorie dibattimentale in cui il Tribunale non avrà alcun potere di intervento o di revoca su prove manifestamente superflue, ma pertinenti in astratto e che in quanto tali, a seguito di questa legge, dovranno comunque obbligatoriamente essere ammesse, tutte!
Il processo si trascinerà per un tempo assolutamente incontrollabile per il Tribunale che ad un certo punto si troverà a verificare la scadenza dei termini di custodia cautelare, certo durante il processo di primo grado, non è che uno può essere tenuto in carcere per 5 anni, ci sono delle scadenze oltre le quali uno anche se è sotto processo per gravi reati come questi, se non è arrivata la sentenza di primo grado, dopodiché si applica la custodia cautelare per l’appello, viene liberato in attesa che cominci l’appello e chi lo ritrova più in attesa che ricominci l’appello? Il processo si trascinerà per un tempo incontrollabile per il Tribunale che a un certo punto si troverà a verificare la prossima scadenza dei termini di custodia cautelare per poi verificare invece che gli stessi sono scaduti, mentre l’istruttore dibattimentale, cioè il processo, il dibattimento è anche in corso per sentire importanti testi che non servono a nulla, ma se non si possono più non sentire, altrimenti è nullo il processo.

Il giudice quindi grazie alla legge Lussana non potrà fare altro che scarcerare questi assassini, rapinatori o stupratori, i quali usciranno dal carcere e faranno marameo ai cittadini, alla giustizia e alla decenza di questo paese, grazie Lega Nord, grazie Lussana, grazie Pdl, grazie responsabili o come diavolo si chiamano gli amici di Scilipoti, passate parola!

Antimafia Duemila – Una firma contro la ”porcata”

Fonte: Antimafia Duemila – Una firma contro la ”porcata”.

Cinquantaquattro. Sono i giorni che abbiamo a disposizione per raccogliere 500mila firme, il numero necessario per far partire la macchina del referendum elettorale che dovrà abolire il cosiddetto “porcellum”.

Una legge pensata per sottrarre ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti. Da quando nel dicembre 2005 la legge è stata approvata, chi siede in Parlamento è infatti nominato esclusivamente dalle segreterie dei partiti.

Le regole elettorali sono uno strumento fondamentale della nostra Costituzione e della vita democratica. Se non funzionano, non funziona la democrazia. Abrogare questa legge, come afferma Andrea Morrone, presidente del Comitato referendario per i collegi uninominali è la condizione essenziale affinché “la Costituzione repubblicana sia resa, di nuovo, effettiva: per non essere più costretti a subire la “violenza politica” di dovere accettare “tutto o niente”, segnando, nella scheda elettorale, una croce su una lista di candidati integralmente scelti da altri e da pochi (com’è accaduto nelle elezioni del 2006 e del 2008): candidati spesso sconosciuti, spesso senza esperienza politica, senza nessun collegamento con i territori che pur dovrebbero “rappresentare”, semplicemente scelti – per meriti tutt’altro che indiscussi – da chi può premiarli, per ragioni spesso indicibili, con uno scranno in Parlamento”.

Inutile e ridicolo pensare che lo stesso Parlamento nato e consolidatosi con questa legge possa volerla abrogare o riformarla: chi l’ha voluta detiene ancora la maggioranza, nonostante il suo autore materiale, il ministro Roberto Calderoli, l’abbia definita lui stesso una “legge porcata”. Porcata perché truffaldina come ha più volte ripetuto Giovanni Sartori. Truffaldina perchè “assegna un premio di maggioranza alla maggiore minoranza”. Per effetto di questa legge se per esempio alle prossime elezioni Berlusconi si ricandidasse, ottenesse il 30% del voti e nessun altro partito o coalizione arrivasse a tanto, Berlusconi avrebbe alla Camera il 55% dei seggi.

L’unica possibilità per cancellare questo mostro giuridico è pertanto affidata agli stessi cittadini. Il tentativo fatto due anni fa è fallito allorché il referendum non raggiunse il quorum. Ma oggi, sull’onda dello straordinario risultato ottenuto il 12 e il 13 giugno l’abrogazione di questa legge è possibile.

Da oggi al 30 settembre serve però uno sforzo straordinario da parte di tutti e fin da subito è fondamentale che si costituiscano comitati territoriali e che ognuno di noi, singolarmente o in gruppo vada a firmare, faccia circolare l’informazione. Che si allestiscano banchetti perfino nelle spiagge tra gli ombrelloni e i chioschi di bevande, in montagna tra i parchi e le riserve naturali, nelle città accanto all’ingresso dei musei o all’entrata dei botteghini dove si fa la fila per un concerto o un film in un’arena.

Abbiamo lottato e vinto contro la privatizzazione dell’acqua, il nucleare e contro una delle tante troppe leggi ad personam. Adesso dobbiamo impegnarci tutti insieme affinché sia restituità la dignità ai cittadini-elettori contro le tante caste e logge che vorrebbero costringerci al silenzio e alla logica della delega in bianco.

Tratto da: ilfattoquotidiano.it

Strage di Bologna: il Pdl prima diserta la piazza, ora denuncia i familiari delle vittime

Il solito vergognoso PDL
Fonte: Strage di Bologna: il Pdl prima diserta la piazza, ora denuncia i familiari delle vittime.

Il deputato berlusconiano Fabio Garagnani è lo stesso che aveva chiesto l’esercito in piazza a Bologna per il 2 agosto. Il presidente dell’associazione delle vittime: “Mi si attacca per una dichiarazione pubblica in cui ho detto che spendiamo soldi per fare la guerra in Afghanistan a caccia di terroristi, mentre qui da noi è capitato che fossero i terroristi a essere protetti con il segreto di Stato”

Si riaccende la polemica attorno alle parole che Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime strage del 2 agosto, ha pronunciato nei confronti del governo dal palco di Piazza delle Medaglie d’Oro, a Bologna, martedì scorso, nel trentunesimo anniversario della strage. Un discorso durante il quale Bolognesi, ha chiesto di proseguire le indagini su quello che accadde alla stazione, soprattutto per capire chi furono i mandanti e se quella fu o meno una delle cosiddette stragi di Stato, maturate in un disegno che gli storici definiscono come “strategia della tensione”.

Oggi il deputato del Pdl, Fabio Garagnani (lo stesso deputato che alla vigilia della commemorazione aveva chiesto l’esercito a Bologna) ha presentato un esposto alla magistratura ipotizzando il reato di vilipendio contro la Repubblica e i suoi organismi previsto dall’articolo 290 del codice penale. “Le gravi affermazioni del presidente dell’associazione delle vittime della strage del 2 agosto non possono essere lasciate sotto silenzio, non tanto perché contenenti critiche di natura politica, quanto perché delegittimano in modo inconfutabile lo Stato e le Istituzioni democratiche”, ha affermato Garagnani dimenticando che il governo del Paese, gli uomini del suo stesso partito, hanno disertato la commemorazione per il secondo anno consecutivo.

“Certe affermazioni, che non sono critica politica, bensì violenta contestazione verbale ed oltraggio allo Stato, alle assemblee legislative e al Governo – spiega il parlamentare del Pdl – che ne sono parte costitutiva, non possono essere tollerate, pena il venir meno della credibilità delle istituzioni medesime”.

“Non è in questione il diritto di critica”, continua imperturbabile Garagnani, “a qualunque livello e da chiunque espresso, che io pure ho esercitato in varie occasione e che non nego a nessuno, bensì atteggiamenti potenzialmente eversivi dell’ordine democratico che mirano a delegittimare i principi fondamentali dello Stato Repubblicano e della democrazia rappresentativa”.

L’associazione vittime, per bocca di Paolo Bolognesi risponde con decisione e fermezza alla provocazione del deputato di centrodestra: “Dopo aver tentato di mandare l’esercito alla stazione per la commemorazione del 2 agosto, adesso si tenta di occupare manu militari l’associazione delle vittime che è considerata il luogo ideale per nascondere un covo eversivo di persone che invece chiedono solo verità e giustizia sul più grave attentato stragista della recente storia italiana. Questo è un oltraggio”.

“E’ l’ennesima operazione per far cercare di perdere tempo ai magistrati”, prosegue Bolognesi, “ciò che penso io è che mi si attacchi per una dichiarazione pubblica in cui ho detto che spendiamo soldi per fare la guerra in Afganistan a caccia di terroristi, mentre qui da noi, invece, è capitato che fossero i terroristi a essere protetti con il segreto di stato. Ribadisco che la nostra richiesta è quella di andare a caccia dei mandanti ed è per questo motivo che abbiamo presentato un esposto in Procura lo scorso gennaio”.

Oltretutto Bolognesi non ha mai affermato pubblicamente o privatamente che lo stato è il mandante della strage, ma che vanno istruite indagini che vadano ad approfondire legami già emersi fin dal 1989 con documenti dell’alto commissariato antimafia (elementi delineati più approfonditamente nel corso del processo per la strage di Brescia conclusosi a fine 2010) tra ambienti politici, massonici, piduistici e mafiosi nella Sicilia a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio anni Ottanta.

Nell’esposto depositato il 13 gennaio 2011 in piazza Trento Trieste a Bologna si richiedono anche atti legati alle inchieste sulla morte di don Bisaglia, l’indagine Phoney Money anni novanta della procura di Aosta e le istruttorie sul periodo stragista di cosa nostra, da cui potrebbero emergere elementi che suffraghino la linea delineata dall’associazione vittime. Tutti questi elementi verranno dettagliati meglio in un secondo memoriale che verrà presentato il prossimo autunno sempre dall’Associazione Vittime alla Procura della Repubblica di Bologna.

Antonella Beccaria e Davide Turrini (Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2011)

Etiopia: terre fertili agli stranieri (tra cui l’Italia) mentre in migliaia muoiono di fame | STAMPA LIBERA

La produzione di “biocarburanti” lasciata in mano agli speculatori sta portando ancora più alla fame molti paesi poveri.

Fonte: Etiopia: terre fertili agli stranieri (tra cui l’Italia) mentre in migliaia muoiono di fame | STAMPA LIBERA.

Un’indagine condotta da Survival International ha portato alla luce prove allarmanti del fatto che alcune tra le terre agricole più produttive dell’Etiopia sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende straniere. Le società che si sono accaparrate la terra, l’utilizzeranno sia per la produzione di biocarburanti sia per coltivare ed esportare prodotti alimentari mentre, contemporaneamente, migliaia di Etiopi stanno morendo di fame a causa della terribile siccità in corso.Nella valle dell’Omo vivono otto diverse tribù.
© Joey L / joeyl.com

Ad essersi accaparrate ampi tratti di terra fertile situata nell’area del fiume Omo, nel sud-ovest dell’Etiopia, sono imprese malesi, coreane e anche italiane, tra cui la Fri-El Green Power. Nonostante i 90.000 indigeni che vi abitano dipendano dalla terra per la loro sopravvivenza, i terreni saranno sgombrati per fare spazio alle coltivazioni estensive destinate all’esportazione.

Il governo sta pianificando di aumentare la quantità di terra da destinare al progetto ad almeno 245.000 ettari, di cui almeno 150.000 saranno riservati alle piantagioni di canna da zucchero.

Il ritorno delle grandi dighe devasterà le vite dei popoli indigeni.
© E. Lafforgue/Survival

 

La regione è attualmente afflitta dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, che sta lasciando milioni di persone senza cibo. Le tribù della Valle dell’Omo, per il momento, sono relativamente al riparo da questo flagello. Ma il governo li considera “arretrati” ed è determinato a “modernizzarli”: li vuole trasformare da contadini, pastori e cacciatori autosufficienti quali sono oggi, a manovali da impiegare nelle coltivazioni estensive. In alternativa, potrebbero essere anche semplicemente sfrattati dalle loro terre.

Il progetto agro-industriale varato dal governo nella regione include anche la costruzione di una serie di dighe sul fiume Omo, tra cui la controversa Gibe III ad opera dall’italiana Salini Costruttori, destinata a diventare una delle più grandi dell’Africa. Alla realizzazione della diga seguirà la costruzione di centinaia di chilometri di canali di irrigazione, che devieranno il corso di acque indispensabili agli indigeni. Queste operazioni priveranno le tribù delle esondazioni stagionali del fiume, che alimentano e rendono possibile le loro coltivazioni.

La popolazione locale ha subito intimidazioni volte a impedire il passaggio di informazioni agli esterni o ai giornalisti, e non è mai stata adeguatamente consultata. Una persona che ha recentemente visitato la zona, ha raccontato a Survival che governo e polizia stanno usando la mano pesante con gli indigeni, arrestandoli, torturandoli e violentando le donne, in modo che non oppongano resistenza all’invasione della terra. Un indigeno ha detto a questo visitatore: “Le persone vivono nella paura, temono il governo. Per favore aiutate i pastori dell’Etiopia meridionale: su di loro incombe una grave minaccia”.

“I popoli che vivono nella Valle dell’Omo non sono né ‘arretrati’ né hanno bisogno di essere ‘modernizzati’ ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. Essi appartengono al XXI secolo esattamente come le multinazionali che stanno cercando di accaparrarsi le loro terre. Costringendoli a diventare manovali, con ogni probabilità la qualità della loro vita peggiorerà drasticamente e saranno condannati alla fame e all’indigenza, esattamente come accade a molti dei loro connazionali.”

ComeDonChisciotte – GLI “ERRORI” DELLA BCE: INCOMPETENZA O CONFLITTO DI INTERESSI ?

Fonte: ComeDonChisciotte – GLI “ERRORI” DELLA BCE: INCOMPETENZA O CONFLITTO DI INTERESSI ?.

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Le manovre di “risanamento” sia nazionali (USA, Italia, Grecia, etc.) che sovranazionali (BCE, UE) non hanno più effetto: le borse mondiali continuano a crollare, l’economia reale non riprende o recede, rinforzando le tendenze alle vendite di azioni e obbligazioni, quindi ulteriormente spingendo le borse al ribasso, i rendimenti e i cds al rialzo, e i flussi di denaro verso impieghi improduttivi e difensivi. E siccome i mercati finanziari, quando ribassano a lungo e molto, distruggono risparmi, fiducia, investimento, capitalizzazioni aziendali, etc., la spirale si autoalimenta deprimendo l’economia reale.

La pesante manovra risanatoria di Tremonti è stata bruciata in pochi giorni dall’aumento dei tassi pagati dal btp (oggi 6,25%). La manovra BCE-UE per salvare la Grecia e l’Euro è stata bocciata dai mercati. Il 3 Agosto, ore 15, il governatore della BCE, Trichet, ha fatto intendere che la BCE avrebbe comperato btp italiani, e ha assicurato che il giorno stesso si sarebbe visto qualche miglioramento.
Questo annuncio ha suscitato aspettative positive, lo spread sul Bund si è ridotto di 20 punti base, poi, quando si è visto che la BCE non comperava titoli di stato italiani, ma solo irlandesi e portoghesi, si è di nuovo impennato. E’ insipienza, quella dimostrata da Trichet, o c’è qualcos’altro?

L’EFSF, il c.d. Fondo Salvastati, dovrebbe ricevere 2.000 miliardi finanziare il buy-back dei propri titoli e per comperare titoli pubblici dei PIIGS a condizioni più onerose di quelle di mercato – e ciò farà guadagnare la finanza speculatrice e salverà il sedere delle banche soprattutto tedesche e francesi esposte verso la Grecia e altri sovrani debitori. Ciò porterà a grossi vantaggi per i banchieri a spese dei contribuenti dell’Eurozona. Il che pone un problema di cui nessuno osa ancora parlare: quello del conflitto di interesse tra cittadini dell’Eurozona e direttori e azionisti della BCE.

Infatti la BCE è posseduta per quote dalle banche centrali dei paesi dell’Euro e di tre monarchie coloniali (Regno Unito, Svezia e Danimarca), e queste banche centrali sono a loro volta possedute per quote, o comunque controllate, da banchieri e finanziari privati, i quali sono/nominano il direttorio della BCE, e dall’altro sono beneficiari degli “errori” e dell’”insipienza” della BCE. Se guardiamo alla storia monetaria europea, anche prima dell’Euro, questo sospetto si rafforza molto. L’esperienza dello SME, ossia di un sistema di parità stabili (entro bande di oscillazione) poi saltato nel 1992, osservata retroattivamente, ha dell’incredibile, ed è insieme illuminante per l’odierna agonia dell’Euro.

Lo SME sembra proprio un errore intenzionale. E’ nozione economica basilare, oltre ad essere intuitivo, il fatto che paesi con forti differenziali di inflazione (rectius, svalutazione monetaria), non possono, non riescono, a mantenere una parità stabile tra le rispettive valute. Così, nel 1992, quando il differenziale di inflazione tra Italia e paesi forti-virtuosi ebbe raggiunto circa il 30%, la parità fissa, lo SME, saltò e la Lira si svalutò del 30%. Ma in tutta questa vicenda, e soprattutto nel gran finale, i grandi operatori finanziari specularono sugli sforzi (sulle spese di denaro pubblico) del governo italiano per sostenere la propria moneta contro le forze riequilibrative del mercato, che tendevano a svalutarla. L’operazione SME fruttò quindi enormi profitti a chi approfittava di questo sforzo, di questa continua spesa del governo italiano; ma anche alla Germania, perché questo sforzo, in termini di tasse e di tassi alti, minò l’industria italiana avviandola a perdere quote di mercato in favore di quella tedesca.

E allora è legittimo chiedere: lo SME, o l’entrata dell’Italia nello SME, fu un errore, un errore marchiano, ma pur sempre un errore, oppure fu una politica di banchieri finalizzata a creare una situazione di squilibrio su cui avrebbero speculato realizzando enormi profitti, come di fatto avvenne? La risposta viene dai fatti: nelle ultime due settimane prima del crollo, l’Italia bruciò, per differire il crollo stesso, oramai certo e inevitabile, 70.000 miliardi di Lire per comperare propri titoli e pagandoli in valuta pregiata al tasso SME, ossia al 30% in più del prezzo di mercato. Quei 70.000 miliardi furono dunque il profitto della speculazione finanziaria preordinata, o frutto accidentale di un errore economico?

L’Euro è come lo SME, ossia è un insieme di cambi fissi tra le monete partecipanti, ognuna delle quali poggia sui suoi bonds nazionali, i quali pagano ciascuno un proprio tasso di interesse, che è tanto più elevato quanto più i mercati finanziari stimano che sia elevato il rischio che il paese emittente non sarà in grado di pagarli. Dato che, come era notorio, i vari paesi interessati avevano, tra loro, diversissimi livelli di indebitamento, di produttività e di vitalità economica, si sapeva a priori che una moneta unica – rectius, una parità fissa tra le loro monete – alla lunga sarebbe divenuta insostenibile, e che intanto avrebbe generato tensioni richiedenti/giustificanti spese compensative di denaro pubblico, di cui sarebbe stato possibile approfittare.

La realtà, insomma, è che l’Euro (col suo collegato di BCE e Maastricht), così come lo SME, è nato non per unificare l’Europa, ma per creare squilibri e tensioni su cui si poteva guadagnare spremendo soldi dai contribuenti. Tutti i governi e i capi di stato, tutti i parlamenti, sono stati complici, più o meno consapevoli. L’Euro non ha nemmeno stabilizzato i prezzi, che in Italia si sono impennati proprio per effetto di esso, e che ora nell’Eurozona salgono tendenzialmente del 2% annuo. In compenso ha comportato, per molti, recessione e maggiore indebitamento, e una situazione generale pressoché ingovernabile.

Infatti, come si sapeva sin dall’inizio, l’UE e la BCE sono costrette, per proteggere le esposizioni del sistema bancario verso i paesi euro deboli, a interventi di sostegno contro le tendenze di mercato, a spese dei contribuenti europei, sulle quali, di nuovo, la finanza può realizzare forti guadagni speculativi, mentre i paesi deboli, come l’Italia, sono costretti a fare politiche di crescente tassazione, (s)vendita di beni pubblici e tagli (anche) alla spesa produttiva (investimenti, ricerca, istruzione) per cercare di contenere la crescita dei tassi che devono pagare sul loro debito pubblico. Però queste manovre, se anche sono efficaci nell’immediato, riducono il pil (che è misurato sulla spesa), riducono la liquidità quindi la solvibilità, deprimono l’economia, minano lo sviluppo, quindi già a medio termine sono controproducenti. Per giunta, scontentando l’elettorato, diminuiscono la stabilità politica, quindi alzano il rischio-paese e il rendimento dei debito pubblico. In effetti, questo è tanto chiaro, che tali manovra non sortiscono più effetti.

Sembra o si fa sembrare che sia tutta colpa dei politici, delle istituzioni politiche: Obama e i Conservatori negli USA, Zapatero in Spagna, Berlusconi in Italia, Papandreou in Grecia… Fed e BCE appaiono impotenti… le loro ricette non producono più benefici…Euro e Dollaro agonizzano… le borse sprofondano, l’economia e i redditi arretrano, mentre i rendimenti dei debito pubblico salgono… Noi sappiamo che nessuna istituzione politica, nemmeno le banche centrali, hanno a disposizione gli strumenti idonei a trattare sui meccanismi causativi sottostanti alla crisi – non hanno nemmeno la facoltà di nominarli. Continuano a descrivere il problema solo in termini di risparmi e risanamenti. Ma il risanamento è impossibile entro un sistema basato sulla fiat currency creata a debito, priva di copertura ma trattata, anche contabilmente, come merce, perché essa matematicamente e inevitabilmente produce un processo di indebitamento crescente in modo esponenziale, che, quando si impenna, causa i disinvestimenti e la recessione in cui ora si dibatte il mondo. E nessun governo ha il potere di sostituire quella fiat currency a debito con una moneta diversa.

La conclusione, cui è diretta questa lunga emergenza, è educare le nazioni a sperare in altre istituzioni, tecniche, centrali, autocratiche. Allorché la recessione avrà sensibilmente abbassato il tenore di vita del primo mondo, e i fallimenti della politica nel gestire l’emergenza avranno prodotto sfiducia e delegittimazione verso le istituzioni politiche, e l’allarme per il possibile crollo del Dollaro e dell’Euro avrà raggiunto il parossismo, e le prospettive saranno abbastanza terrorizzanti, allora i popoli saranno pronti per accettare un nuovo assetto – probabilmente una banca mondiale spa con un nuovo sistema monetario e fiscale, un vero e proprio nuovo ordine mondiale, con un governo centrale, il cui avvento potrebbe essere sostenuto con massicce campagne militari di “pace”probabilmente in Libia, Siria, Afghanistan. Campagne di cui già si parla in ambienti militari e che dovrebbero iniziare entro il prossimo Ottobre. Un sistema monetario globale potrebbe consentire l’estensione all’intero mondo delle manovre speculative e dei profiteering ora in atto nella sola Eurozona.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link http://marcodellaluna.info/sito/?p=585
5.08.2011

 

ComeDonChisciotte – NON SI PUO’ PIU’ ASPETTARE

Fonte: ComeDonChisciotte – NON SI PUO’ PIU’ ASPETTARE.

DI IDA MAGLI
italianiliberi.it

E’ evidente a tutti che stiamo andando verso la catastrofe. Ieri, 4 agosto, per la seconda volta nell’anno 2011, le borse europee sono state sospese a causa delle perdite senza freni dei listini. Alla fine è risultato che Milano ha perso il 5,6%. E’ altrettanto evidente, però, che i nostri leader, tutti, dai politici di governo a quelli di opposizione, dal Presidente della Repubblica ai sindacati, agli industriali, hanno deciso di lasciarci andare a fondo pur di non ammettere che la causa principale della situazione è l’unificazione della moneta, e riconoscere, quindi, che il progetto era sbagliato. E’ sorprendente che perfino Berlusconi, accusato di tutte le colpe possibili e immaginabili, non abbia fatto nemmeno un’allusione a questo problema, nel discorso tenuto alla Camera e al Senato proprio per illustrare la situazione economica del Paese.

Eppure ritornare a battere una moneta il cui valore sia correlato alla nostra economia è l’unica strada sana e ragionevole, non soltanto per noi ma per molti paesi dell’Ue, quali la Grecia, la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo, visto che è evidentemente una finzione e una falsità che paesi finanziariamente così deboli siano titolari di una moneta apparentemente forte perché corrispondente, sotto il nome di “euro” al vecchio marco, anche se si chiama “euro”, una finzione e una falsità che i mercati e le Borse stanno “giustamente” distruggendo.

Si parla molto in questi giorni dell’aggressione all’euro da parte degli speculatori, ma si tace sui motivi per i quali questa speculazione sia capace di metterci al tappeto con tanta facilità. L’euro è una moneta fabbricata (“emessa”) da una banca che porta un nome truffaldino: si chiama Banca centrale europea ma gli Stati europei non vi hanno quasi nulla a che fare in quanto appartiene a privati cittadini: (banchieri ricchissimi che possiedono anche buona parte di altre banche come i Roschildt e i Rockfeller, re e regine anch’essi ricchissimi, quali la Regina d’Olanda Beatrice (una delle donne più ricche del mondo), la regina di Spagna Sofia, il re del Belgio Baldovino, la Regina d’Inghilterra Elisabetta II, ecc. L’euro, dunque, è un caso unico nella storia: non ha nessuno Stato alle spalle e di conseguenza nessuna entità istituzionale capace di garantirlo. Insomma, si parla tanto di debiti “sovrani” quando ci si riferisce ai debiti degli Stati in quanto sono gli Stati che sono “sovrani”, ossia hanno potere, territorio, autorità, popoli che da loro dipendono e che al tempo stesso ne garantiscono la sovranità; la Banca centrale europea non possiede ovviamente nessuna sovranità, così come non la possiede l’Unione europea, tutte e due, quindi, non legittimate a produrre e far circolare nessuna moneta. L’Ue è come l’Onu, come l’Unesco, un’organizzazione internazionale (come tale giustamente figura nelle enciclopedie geografiche, non fra gli Stati) e farebbe davvero ridere l’Onu, per esempio, se pretendesse di emettere una moneta valida per tutti gli Stati che vi appartengono. L’euro è perciò una moneta “finta” e non regge alla prova dei fatti in quanto nessuno può garantirla.

Pur non avendo minimamente alluso a questo problema, ce n’era però una testimonianza nel discorso fatto da Berlusconi per rassicurare i cittadini e le parti sociali di fronte alle perdite segnate dalla Borsa quando ha ricordato che “la metà dei titoli di Stato italiani sono nelle tasche degli Italiani”, ossia sono gli Italiani che li comprano. Fanno bene, dunque, quegli Stati (come per esempio la Cina) che riservano i titoli di Stato e le azioni delle imprese più importanti alla borsa nazionale e ai propri cittadini, impedendo così che, anche prescindendo dalla speculazione, ne possano diventare proprietari gli stranieri.

Esistono ormai molti siti web in cui si discute con passione e competenza della questione della moneta unica, se e in che modo uscirne. Soltanto i politici e i giornalisti continuano a fingere di poter ignorare queste discussioni. Ne segnalo qui soltanto uno fra i tanti, e lo segnalo per un motivo specifico e determinante: è quello di un Partito (“Io amo l’Italia”), ossia appartiene agli unici che hanno il potere di prendere decisioni: i Partiti. La nostra mirabile democrazia, infatti, ci permette di parlare, di discutere, di fare proposte all’infinito perché non possediamo nemmeno una briciola di potere: si fa soltanto quello che vogliono i politici. Per quanto riguarda, poi, l’Unione europea e la moneta unica, l’imposizione della volontà dei politici è stata analoga a quella degli Zar o dei più assoluti dittatori: gli Italiani sono stati chiamati ad obbedire e basta. Segnalo dunque il sito di Magdi Allam nella speranza che la presenza del presidente di un partito sia il segnale che il problema dell’euro sarà finalmente portato in discussione in Parlamento.

Mi permetto qui di fare soltanto una riserva ai contenuti della proposta: è indispensabile mantenersi esclusivamente nell’ambito della moneta unica e non sconfinare, come si fa nel sito, nella discussione sull’Europa, i suoi significati ideali, abbandonarla o meno. Uscire dall’euro e affrontare tutti i problemi che questo comporta: fissare il cambio, nazionalizzare la Banca d’Italia (che attualmente è di proprietà privata come quasi tutte le banche centrali dell’Ue) e autorizzarla a battere moneta; decidere in che modo comportarsi con il debito in mani straniere, ecc. è un’impresa difficile che richiede tutte le energie, la volontà e moltissimi sacrifici da parte sia dei politici che dei cittadini. Se si cede alla tentazione di discutere contemporaneamente anche l’uscita dall’Europa, ci si scontrerà con resistenze fortissime e non si riuscirà a uscire dall’euro in tempo per non essere seppelliti dal suo crac finale. Metto l’accento su questo punto esclusivamente in funzione delle probabilità che abbiamo di riuscire almeno a riappropriarci della sovranità monetaria. Il progetto di unificazione dell’Europa era talmente sbagliato fin dalle origini che, malgrado siano passati oltre sessant’anni dal suo inizio, non si vede altro che l’impossibilità della sua realizzazione, salvo che con la finzione. Sarebbe sufficiente guardare con un minimo di obiettività a come si presenta oggi, con la Francia che decide da sola le guerre e la Germania che comanda più di quando eravamo soggetti all’Impero asburgico per sapere che l’unione non esiste. Ma coloro che l’hanno voluto non lo ammetteranno mai, e non lo ammetteranno perché era proprio questo risultato che volevano, sotto le vesti di una finta unificazione. Nessuno più di Helmut Kohl era consapevole che la leadership della Germania bisognava camuffarla molto bene per non mettere paura ad un’Europa che, per vincerla, aveva dovuto chiamare in aiuto perfino la Russia e l’America. L’aveva detto chiaramente: “Dobbiamo legarci tutti come Lilliput con Gulliver”, soltanto che non aveva chiarito che le corde le avrebbe fornite la Germania.

Ida Magli
Fonte: http://www.italianiliberi.it
Link: http://www.italianiliberi.it/Edito11/non-si-puo-piu-aspettare.html
5.09.2011

Valsusistan- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Valsusistan- Blog di Beppe Grillo.

“Valsusistan, l’abbiamo ribattezzato, in quanto sono 2.000 i poliziotti, carabinieri, finanzieri, alpini, forestali impegnati in Valsusa, contro i 4.000 presenti in Afghanistan. Il Movimento No TAV ha calcolato che, mentre lo scavo della galleria geognostica e di servizio de La Maddalena costerà almeno 143 milioni di Euro per 56 mesi di lavoro, la presenza dei militari costerà 186 milioni all’anno, quindi in totale 868 milioni (6 volte il valore dell’opera, oltre due volte il valore del finanziamento a fondo perduto che la UE ha promesso all’Italia, 417,4 milioni). E non sono stati considerati i costi diretti e indiretti dei veicoli e degli elicotteri, il costo dei lacrimogeni e le spese generali degli ufficiali di comando non sono dislocati sul campo. Nel video potete vedere come intendono la gestione dell’ordine gli uomini mandati dal morsicatore di caviglie Maroni, del partito incostituzionale Lega Nord. Così hanno ridotto un fotografo, sparando ad altezza uomo.” MoVimento 5 Stelle Piemonte

ComeDonChisciotte – LE MAGGIORI BANCHE CENTRALI MONDIALI HANNO AZIONISTI PRIVATI

Fonte: ComeDonChisciotte – LE MAGGIORI BANCHE CENTRALI MONDIALI HANNO AZIONISTI PRIVATI.

FONTE: Washington’s Blog

Come segnalo da anni, la Banca per i Regolamenti Internazionali (BIS) è di proprietà delle banche centrali mondiali, che sono a loro volta possedute dalla grandi banche. Vedi questo e questo.

Ma ci potrebbe anche essere una piega molto interessante per gli aspetti che riguardano i proprietari privati.

Come punto di partenza, la BIS è spesso definita come “la banca centrale delle banche centrali”, visto che coordina le transazioni tra le banche centrali ed è l’entità che determina il livello delle riserve bancarie da rispettare il tutto il mondo.

Come ha riportato nel 2009:

La BIS è un’organizzazione chiusa posseduta da 55 banche centrali. I direttori di queste banche centrali viaggiano al quartier generale di Basilea una volta ogni due mesi, e la Riunione Generale, il supremo tavolo esecutivo della BIS, si riunisce una volta l’anno.

Ma come la New York Federal Reserve Bank dichiara al momento sul suo sito web:

nel marzo del 2006, la BIS aveva 55 banche centrali azioniste di tutto il mondo. Sempre nel marzo del 2006, gli asset della Banca era approssimativamente 221 miliardi di dollari, compresi 5,8 miliardi dei propri fondi.

Quando all’inizio la BIS si è capitalizzata, alle banche partecipanti è stata offerta l’opzione di comprare azioni della BIS o fare in modo che queste azioni venissero acquistate dal pubblico.Al momento, l’86 per cento delle azioni della BIS è registrato registrate a nome delle banche centrali, e il 14 per cento è detenuta dagli azionisti privati. Le azioni di proprietà dei privati ammontano a una parte degli apporti francesi e belgi e a tutte le azioni che provengono dall’apporto originale degli Stati Uniti nel 1930.

Quindi le banche private posseggono la Fed (e gran parte delle altre banche centrali), e le banche centrali – e gli azionisti privati – a loro volta posseggono la BIS, il regolatore bancario globale.

Sarebbe veramente interessante scoprire chi sono questi azionisti privati.

E per capire se questi azionisti godono di vantaggi particolari. Come suggerisce Der Spiegel:

Formalmente registrata come una società per azioni, è riconosciuta come un’organizzazione internazionale e, di conseguenza, non è soggetta ad altra giurisdizione che quella delle leggi internazionali.

Non deve versare imposte e i suoi membri e impiegati godono di un’ampia immunità. Nessun’altra istituzione regola la BIS, malgrado il fatto che gestisca circa il 4 per cento del totale delle riserve monetarie mondiali, circa 217 triliardi di euro, oltre a 120 tonnellate d’oro […].

I banchieri centrali non sono eletti ma sono incaricati dai loro governi. Tuttavia, detengono un potere che eccede quello di molti leader politici. Le loro decisioni influenzano intere economie, e una singola parola che viene dalle loro bocche è capace di smuovere i mercati finanziari. Fissano i tassi di interesse, e quindi determinano il costo dei prestiti e la velocità globale degli scambi finanziari.

Questo significa che gli azionisti privati che posseggono il 14% della banca centrale mondiale vengono in qualche modo “esentati” e sono immuni dalle imposte e dalle altre regole nazionali? Non sarebbe interessante capirci qualcosa di più?

La New York Fed afferma che gli azionisti privati della BIS non hanno diritto di voto:

Tutti gli azionisti ricevono i dividendi della Banca. Comunque, gli azionisti privati non hanno diritto di voto o di rappresentanza alle riunioni annuali della BIS. Solo una banca centrale di un paese o il suo delegato possono esercitare il diritto di rappresentanza e di voto.

Questo può essere vero, ma anche no. È cosa comune per le persone ricche e potenti influenzare informalmente le decisioni delle agenzie. Basta guardare ai regolatori finanziari che vengono arrestati.

Indipendentemente dal fatto che gli azionisti abbiano un trattamento speciale o che influenzino le decisioni della più potente istituzione bancaria mondiale, è comunque degno di nota che ci sono soggetti privati con interessi personali non privi di importanza.

****************************************Fonte: http://www.washingtonsblog.com/2011/07/worlds-biggest-central-bank-has-private.html

29.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – LASCIAMO STARE IL COMPROMESSO

Fonte: ComeDonChisciotte – LASCIAMO STARE IL COMPROMESSO.

DI ELLEN BROWN
Asia Times

La crisi del tetto del debito degli Stati Uniti potrebbe essere evitato facendo rispettare il Quattordicesimo Emendamento, che obbliga il governo a pagare i suoi debiti già contratti, incluse le pensioni. Ciò concerne la social security, che è un “diritto”, nel senso originario della parola. Ne abbiamo diritto perché ce la siamo pagata con le tasse.
Il gioco della roulette russa a cui è sottoposto il debito pubblico statunitense è stato definito un “grottesco carnevale” e un ricatto politico. Queste proteste sono motivate da uno statuto che è presente solo negli Stati Uniti e che non ha mai avuto alcun senso.

Approvato per la prima volta nel 1917 e rivisto da allora varie volte, impone un limite quantitativo al debito federale. La cosa senza senso è che lo stesso congresso che ha votato sullo statuto ora vota sul bilancio che periodicamente eccede il limite, richiedendo così la revisione dello statuto. Il tetto del debito è stato innalzato 74 volte dal 1962, 10 dal 2001. Il più recente aumento, portato dalla H. J. Res. 45 a 14,294 triliardi di dollari, è stato convertito in legge il 2 febbraio del 2010.
Le tasse non vengono raccolte prima che il budget annuale sia passato, e così il congresso non può sapere in anticipo se o quanto prestito supplementare sia necessario. Inevitabilmente, ci saranno alcuni anni in cui il bilancio spinge il debito oltre il limite, richiedendo così una nuova regolamentazione. E inevitabilmente, ora che questa tattica è stata scoperta, ci sarà sempre una battaglia rovinosa per l’incremento, perdite di tempo nel congresso, la destabilizzazione dei mercati e una turbativa per la fiducia dei sistemi finanziari e politici statunitensi. Ci saranno continui ricatti, bracci di ferro e concessioni. La situazione è insostenibile e pretende una soluzione definitiva.
Fortunatamente, esiste. Un gruppo di studiosi di legge stanno facendo raccomandazioni per eliminare la questione tutti insieme giocando una briscola costituzionale. Il Quattordicesimo Emendamento riporta nella Sezione 4:

La validità del debito pubblico degli Stati Uniti, autorizzato per legge, che comprende i debiti contratti per i pagamenti delle pensioni e le ricompense per i servizi svolti per la repressione delle insurrezioni o delle rivolte, non può essere messa in discussione.

Quando lo statuto e la costituzione si scontrano, la costituzione prevale. Che il governo debba pagare quanto dovuto e già contratto, non è materia di negoziazione. È un mandato costituzionale. E queste sono proprio le somme si cui stiamo parlando, come il Presidente Barack Obama ha evidenziato nei suoi interventi sull’argomento lo scorso venerdì. Ha detto:

Alzare il tetto del debito offre semplicemente al paese la possibilità di pagare i conti che il congresso ha già approvato. Lo voglio sottolineare. Il tetto del debito non determina quanti soldi in più possiamo spendere, ci autorizza semplicemente a pagare le somme già dovute. Offre agli Stati Uniti d’America la capacità di mantenere la propria parola.

Ignorare il limite posto dal tetto del debito da un punto di vista costituzionale non farebbe, come ha dichiarato Michelle Bachmann, del Presidente Obama un “dittatore”. Significherebbe semplicemente che sta seguendo il suo mandato costituzionale per pagare i conti del governo in tempo e per intero.

Le pensioni non sono una forma di welfare

Il presidente potrebbe avere le idee chiare sull’argomento, ma non ne sta ben approfittando. Invece, sembra essere pronto a buttare le vecchiette sotto al tram tagliando le pensioni, Medicare e Medicaid, tutto in nome del “compromesso”.
Il Quattordicesimo Emendamento dice che i debiti già contratti non possono essere messi in discussione, “compresi i debiti per i pagamenti delle pensioni”. Che includono la social security, che è un “diritto” nel vero senso della parola: ne abbiamo diritto, perché ce le siamo pagato.
Infatti, il Social Security Act fu originariamente fatto accettare al congresso e alla nazione nel 1935 non come un sussidio del governo, ma come un programma di risparmi per la pensione. Già quest’anno l’Urban Institute ha pubblicato una studio per valutare il programma in questo modo, e ha concluso che il lavoratore medio che va in pensione oggi riceverà dalla social security proprio l’esatto ammontare che ha messo da parte negli anni, con un modesto 2% di tasso d’inflazione reale (dopo l’inflazione).
Un accordo è un accordo. Lo abbiamo pagato, è nostro e il governo degli Stati Uniti farà il suo. Per cambiare i termini dell’accordo ex post è sia una rottura del contratto che una violazione della costituzione.

Dove prendere i soldi

Una nazione sovrana può sempre trovare il denaro per pagare i debiti con una propria valuta. Gli Stati Uniti potrebbero, se volessero, pagare i conti usando le banconote libere dal debito o greenbacks, come fece il Presidente Abraham Lincoln per evitare un debito paralizzante durante la Guerra Civile. Alternativamente, potrebbe eliminare il deficit con il piano del Parlamentare Ron Paul, che raggiunge gli stessi risultati. Come ha spiegato Stephen Gandel per esporre la soluzione di Paul sul Time Magazine:

Nell’ultimo anno o due la Fed ha sempre comprato i bond del Tesoro per cercare di abbassare i tassi di interesse e di stimolare l’economia. L’ultimo giro di acquisti è stato nominato QE2, e al suo avvio era già attorniato da una fitta rete di critiche, anche se la gran parte degli economisti erano d’accordo sul fatto che generalmente si tratta di una misura utile. Il risultato è che la Fed adesso detiene circa 1,7 triliardi di dollari di debito.
Ma si tratta di un debito fasullo. Il Tesoro paga gli interessi sul debito per conto del governo degli Stati Uniti alla Fed, che in cambio restituisce il 90 per cento dei pagamenti che ottiene ancora al Tesoro. Comunque, quel triliardo e sette di obbligazioni che la Fed possiede, malgrado il gioco delle tre carte dei pagamenti, è ancora conteggiato nella somma del tetto del debito, che fa arrivare il totale del debito federale a 14,3 trilioni.
Il piano di Paul: facciamo sì che la Fed e il Tesoro straccino il debito. È comunque un debito fasullo. E alla Fed sarà permesso legalmente di restituire il debito al Tesoro per essere distrutto. Un triliardo e mezzo di dollari è pari alla stima della spesa che supererà le entrate fiscali per il 2011.

Il più grosso svantaggio del piano, come dice Gandel, è solo che “non sembra una buona cosa”. Dà l’impressione che il governo stia ripagando i propri debiti stampando moneta. Ma questa è l’emissione di moneta da parte di un governo: una banconota che attesta un debito dovuto e posseduto dal pubblico, che corrisponde a un valore equivalente che viene scambiato sui mercati. Una banconota degli Stati Uniti o greenback e una banconota della Federal Reserve o una fattura in dollari sono sempre promesse di pagamento. Il governo può emettere allo stesso modo una fattura in dollari, come una banconota in dollari e un’obbligazione in dollari, come Thomas Edison aveva già indicato negli anni ’20.
L’obiezione a questa soluzione è che provocherebbe inflazione, ma come l’economista Richard Koo dimostra graficamente, gli alleggerimenti quantitativi della Fed non hanno avuto fino a questo momento pratica alcun effetto inflazionistico per l’emissione di moneta:


Le politiche male indirizzate della Fed hanno invece causato un triliardo e sei di “riserve in eccesso” che sono nei bilanci delle banche, come già spiegato in un precedente articolo. In modo opportuno, l’eccesso delle riserve può essere usato come collaterale per i contratti di future e derivati, e questo è proprio quello che alcune banche sembrano fare con questo denaro: garantire gli scambi sul mercato finanziario. Questa sorta di speculazione, ossia soldi che fanno soldi senza che ci siamo un incremento di produttività, può e farà innalzare i prezzi.
Se le somme fossero state destinate direttamente al governo per spenderle sul budget nazionale, sarebbero potute arrivare nell’economia reale per ottenere qualcosa di buono. Il budget del governo verrebbe impiegato non per la speculazione, su per merci e servizi. Un aumento di domanda pilotato dal governo provoca un incremento dell’offerta, facendo convergere domanda e offerte, evitando così l’inflazione dei prezzi mentre viene stimolata l’attività economica.

È l’ora di fermare l’inganno

La crisi del debito è stata creata, non da una rete di sicurezza sociale comprata e pagata dai contribuenti, ma da un sistema bancario conquistato dai giocatori d’azzardo a Wall Street. Hanno perso le loro scommesse e sono stati salvate a spese dei contribuenti; e se qualcuno dovesse essere ritenuto responsabile, lo si dovrà trovare tra loro.
La crisi del tetto del debito è stata prodotta, architettata per estorcere concessioni che vincoleranno la classe media nello schiavismo del debito per i prossimi decenni. Il Congresso è autorizzato dalla costituzione a emettere la moneta che serve per pagare i suoi debiti. Abraham Lincoln lo fece; Barack Obama lo potrebbe fare. Probabilmente non lo farà, ma deve rispettare il suo mandato costituzionale per pagare i conti del governo come e quando dovuto. Lo statuto che impone un tetto al debito nazionale è aggirato dal Quattordicesimo Emendamento, rendendolo ridondante e non necessario. Lo statuto dovrebbe essere abolito.

**************************************Fonte: http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/MH02Dj04.html

01.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE