Archivi del mese: agosto 2011

TRIPOLI COME BAGHDAD – Cadoinpiedi

Quelli della NATO in Libia sono CRIMINI DI GUERRA, e noi italiani ne siamo stati complici. L’uso dell’uranio impoverito e le stragi di civili saranno per noi occidentali un marchio di infamia indelebile nei secoli a venire. BASTA!

Fonte: TRIPOLI COME BAGHDAD – Cadoinpiedi.

di Marinella Correggia – 27 Agosto 2011
Le scene viste in Libia assomigliano incredibilmente a quelle della capitale irakena. Città distrutte e stragi di civili compiuti dalle forze dell’alleanza atlantica

Le notizie che ricevo da Tripoli da parte di una persona di cui preferisco non dire il nome finché non sarà partito, e che ho incontrato settimane fa quando entrambi cercavamo notizie sui crimini di guerra della Nato, mi ricordano molto da vicino lo strazio dell’arrivo degli americani a Baghdad (ma anche a Tripoli ci sono vari militari occidentali di terra), con il loro codazzo di disumani giornalisti embedded quando presero possesso del piccolo ed economico hotel Al Fanar (il grosso e costoso Palestine era già pieno di altri media), dove avevamo alloggiato fino ad allora noi pacifisti occidentali dell’Iraq Peace Team, sotto le bombe ma nella cortesia comprensiva dei lavoratori iracheni.

E’ un copione incredibilmente simile, e non solo per la taglia ufficiale sulle teste sia di Saddam che di Gheddafi vivi o morti sia per il il crollo delle rispettive statue. C’è molto altro. E se fosse un film direbbero che è troppo assurdo. E’ il Far West misto al neocolonialismo misto a un po’ di nazismo. Altro che lotta partigiana o zapatista.

Eccovi alcuni appunti dall’hotel Corinthia, dove adesso sono ammucchiati tutti i giornalisti, sia gli embedded arrivati pochi giorni fa al seguito dei “NatoQataribelli“, sia gli embedded che prima erano al Rixos.

Scrive la persona che da quando sono arrivati i media il lussuoso hotel (già di per sé sprecone di energia, per nemesi adesso quasi sempre assente) è diventato una discarica. Gli inviati di guerra si portano in giro per il mondo i consumi idioti che contribuiscono a fare le guerre le quali procurano loro un sacco di lavoro. Spreco di cibo, nessuna attenzione all’energia (un canadese mi diceva che lui non può dormire se non mette l’aria condizionata a 18 gradi, buon per lui che è ripartito prima dei black out), consumo di bibitazze e acqua in bottiglia. Non un passo a piedi of course.

A Baghdad mentre la gente moriva sotto le bombe (prima del 9 aprile) i giornalisti al Palestine si inciucavano di sera (leggete senza comprarlo il libro di Cremonesi). E quando poi le bombe cessarono di cadere perché erano arivati gli americani e il codazzo al seguito, fu peggio.

La frustrazione degli embedded a Tripoli? Che a poca distanza (si può arrivare a piedi) in un altro hotel c’è il Cnt (i “rappresentanti legittimi del popolo libico” senza che nessuno li abbia eletti) il quale ha promesso rivelazioni esplosive e loro rosicano: non ci sono auto a portarli, poverini.

All’hotel a 7 stelle Corinthia indovinate chi è anche arrivato? eh…un gruppo di uomini d’affari israeliani! Cercheranno di incontrare “il nuovo governo”. Dice l’osservatore che gli hezbollah rimpiangeranno di aver appoggiato i cosiddetti ribelli, nati dalla Nato. Questo diventerà un luogo molto favorevole per Israele. Da dove sono arrivati? Chissà. Ma non c’è più bisogno di visto. Successe anche in Iraq. Deliberatamente gli americani occupanti fecero entrare chiunque. Fra i chiunque c’erano anche molti libici di Derna e altre aree della Libia dell’Est…secondo lo studio dell’Accademia Usa di West Point i libici dell’Est (zona dei bengasiani) sono stati i più numerosi fra i kamikaze.

E sulla riva del bel Mediterraneo, lì vicino, che cosa vede il nostro osservatore? Beh…un uomo senza testa (ho visto la foto), scaricato lì da un gruppo. Dicono che era uno dell’intelligence. Dopo due giorni nessuno ancora è venuto a portarlo via per seppellirlo. Qualcuno però gli ha portato via l’orologio. Ricordo a Baghdad l’odore della morte in certi obitori dove persone ancora non riconosciute e morte di guerra rimanevano giorni.

In una foto da Tripoli mi pare di aver visto le zampe di un cavallo coricato. Quando i cavalli si coricano vuol dire che stanno morendo. Anche a Baghdad incontrai un cavallo che si dibatteva a terra. Nessuno lo soccorreva. Erano le giornate dei saccheggi.

Un amico del Niger mi dice che ci sono casi di saccheggi anche a Tripoli. E (si) chiede quando arriverà la nave dell’Oim a portare via gli africani (molti dei quali da mesi senza lavoro grazie anche alla lega, che con il cavolo se ne è andata dal governo) prima che qualcuno li ammazzi con l’accusa di essere stati “mercenari di Gheddafi”.

La guerra è immorale anche perché non è nemmeno una soluzione finale. Il dopoguerra non finisce facilmente, è dal 1991 che lo vediamo.

Settimane fa un libico non del governo mi ha chiesto: ma come mai se come dici gli italiani non sono a favore delle bombe, non fate manifestazioni perché l’Italia esca dalla guerra come ha fatto la Norvegia? Ormai è tardi, l’Italia è sul carro dei vincitori e non scenderà di certo se non è scesa quando ancora i giochi non erano fatti. Ma, ripeto, una protesta simbolica non potremmo farla là a palazzo Chigi?

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ComeDonChisciotte – LA FANTASTICA CONTROMANOVRA

Fonte: ComeDonChisciotte – LA FANTASTICA CONTROMANOVRA.

DI MANLIO DINUCCI

L’arte della guerra

Il nostro cuore gronda sangue quando pensiamo che uno dei vanti di questo governo era di non aver mai messo le mani nelle tasche dei militari: così il presidente del consiglio ha annunciato drastici tagli al bilancio della difesa. La manovra anti-deficit, precisa il ministro dell’economia, può essere attuata riducendo soprattutto la spesa militare, salita a 25 miliardi di euro annui, l’equivalente (in denaro pubblico) di una grossa finanziaria. Occorre per questo un impegno di coesione nazionale, sottolinea il presidente della repubblica, che ha subito emanato il decreto-legge.

Quale supremo garante della Costituzione, egli aveva già rilevato che l’impegno militare italiano in Libia e Afghanistan viola il principio fondamentale dell’articolo 11.

Il decreto-legge stabilisce il ritiro delle nostre forze e basi dalla guerra di Libia, già costata all’Italia oltre un miliardo di euro, più svariati miliardi di danni collaterali alla nostra economia. Alla buonora, ha esclamato il segretario del maggiore partito di opposizione, contrario a quella che definisce una guerra di stampo coloniale. Verrà ritirato anche il contingente italiano in Afghanistan. Si risparmierà così un miliardo e mezzo di euro annui, più altri costi: 25 milioni per i militari dislocati per la missione negli Emirati arabi uniti e in Bahrein, più 80 milioni per i contratti di assicurazione e trasporto e per la realizzazione di infrastrutture.

L’aeronautica contribuirà ai sacrifici imposti dalla manovra rinunciando ai 131 caccia F-35, il cui costo previsto di 15 miliardi di euro continua a lievitare. La marina vi contribuirà rinunciando ad altre portaerei tipo la Cavour (costo un miliardo e mezzo), a navi da assalto anfibio della classe San Giorgio (mezzo miliardo l’una) e fregate Fremm (350 milioni l’una).

Queste misure, rilevano le commissioni difesa della Camera e del Senato, sono necessarie anche perché tali sistemi d’arma sono concepiti non per la difesa della patria, ma per la proiezione di potenza. Altri tagli verranno proposti dalla commissione parlamentare d’inchiesta che sta indagando sulla «cooperazione allo sviluppo a dono», gestita dal ministero degli esteri in funzione delle missioni militari. Ad esempio, nel 2011 si spendono oltre 25 milioni di euro per la stabilizzazione in Iraq e Yemen, mentre l’Italia viene sempre più destabilizzata dai tagli alle spese sociali. Altri 36,5 milioni vengono spesi nel 2011 in Afghanistan, in particolare per sostenere le piccole e medie imprese alla frontiera col Pakistan, mentre in Italia scarseggiano i fondi per sostenere le pmi.

Questi e molti altri sprechi finiranno con il decreto-legge che stabilisce il ritiro dall’Afghanistan. Lo voterà anche il senatore Marco Perduca (Pd), che prima aveva invece votato per il rifinanziamento della missione. Ritirerà di conseguenza la proposta, fatta il 26 luglio, di «trasformare l’oppio prodotto in Afghanistan in medicinali analgesici, da utilizzare per far fronte all’emergenza umanitaria in Somalia». Peccato, andrà così perduta un’idea geniale per anestetizzare l’opinione pubblica contraria alla guerra.

P.S. Si avvertono i lettori che, mentre le posizioni politiche descritte sono capovolte rispetto alla realtà, le cifre della spesa militare sono invece quelle reali.

Manlio Dinucci

ComeDonChisciotte – ROMPERE IL MONOPOLIO MONETARIO-CREDITIZIO

Fonte: ComeDonChisciotte – ROMPERE IL MONOPOLIO MONETARIO-CREDITIZIO.

L’ALTERNATIVA AI SACRIFICI INUTILI ESISTE
DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Il decreto legge risanatore del 12 Agosto è un palliativo strutturalmente errato e impotente, depressivo, socialmente dirompente. La forte e compatta opposizione che giustamente suscita può costringere il governo Tremonti a far qualcosa all’altezza dell’intelligenza del suo capo. Per farlo, però, ha necessità di costringerlo a confrontarsi con la causa vera dei mali finanziari in cui ci dibattiamo.

I disastri della borsa e dell’economia reale, e i fallimenti delle ricette di risanamento e rilancio, i declassamenti, il debito pubblico a 1.900 miliardi, il crollo del 12,5% del gettito tributario a giugno, ancora non sono bastati: ancora si finge di non vedere il problema di fondo, ossia che il mondo vive in un regime di monopolio (cartello bancario) della moneta (del money supply), comprendente anche le banche centrali (Fed, BCE etc.), e che questo, come tutti i monopoli dei beni necessari, tende a ottenere, in cambio del proprio prodotto, il massimo dal mercato del prodotto stesso, cioè tutto il reddito prodotto nel mondo. E persegue questo scopo mediante il farsi pagare il denaro, l’indebitare, il raccogliere interessi. Il punto di equilibrio di tale sistema è quando ogni reddito è destinato al servizio del debito e ogni asset alla garanzia del servizio.

Con governi e legislatori come ostaggi-garanti-esecutori di questa destinazione, sotto permanente minaccia di downgrading da parte delle agenzie di rating del medesimo cartello monopolista, e di rifiuto di acquistare i loro titoli. Quindi è ovvio che la BCE, in questa fase, arrivi a commissariare Grecia, Italia e altri paesi. Era tutto prevedibile e scontato.

Ovvio e inevitabile, dunque

a) che il denaro prodotto dal monopolista (a costo zero: fiat money, nessuna copertura o convertibilità in valore) sia un denaro (come meglio vedremo) che genera un debito infinitamente ed esponenzialmente crescente a carico di tutta la società: il debito costituisce ulteriore bisogno-domanda del bene prodotto dal monopolista, quindi aumenta il valore di questo bene rispetto a tutti gli altri beni, ne rende più pressante il bisogno, sicché la gente, le imprese, gli stati, sono sempre più dipendenti, oramai anche per la sopravvivenza quotidiana, dal monopolio monetario-creditizio, e fanno, danno, subiscono e promettono oramai qualsiasi cosa pur di ottenerlo;

b) che l’esponenzialmente crescente peso di questo indebitamento progressivamente ed inarrestabilmente eroda tutti i redditi e tutti i patrimoni, costringendo a crescenti trasferimenti degli uni e degli altri, anche via tassazione, a favore del settore finanziario-speculativo che esercita la sovranità monetaria; questo trasferimento è costante da decenni;

c) che nessuna misura di tassazione o di risparmio o di efficientizzazione dell’economia o della pubblica amministrazione può conseguire più di un sollievo sempre più breve dal peso dell’indebitamento e delle devastazioni che esso comporta: ciò che i governi vanno da anni deliberando, comprese le manovre agostane di Tremonti, è semplicemente ingiusto e sterile, perché niente sortisce effetto stabile se non si comincia con l’eliminazione del monopolio..

Il fine connaturale del cartello monopolista della moneta, oltre ovviamente a preservare (con mezzi accademici, politici, militari) il proprio monopolio della creazione, distruzione e fissazione del tasso d’interesse della moneta, è quello – ribadisco – di ottenere, in cambio del proprio prodotto (o in pagamento degli interessi e del debito) tutto il valore disponibile prodotto da ogni altro soggetto economico – il che comporta anche l’acquisizione di potere politico, come oggi palesano gli atti con cui i banchieri centrali prescrivono la politica a governi e parlamenti, e coi quali riformulano l’ordinamento sociale in funzione di tale fine. Se ciò che osserviamo oggi sono semplicemente gli sviluppi avanzati della tendenza intrinseca del monopolio, la novità del 2012 è che il cartello monopolista è venuto allo scoperto, ossia viene divulgato il fatto che esso impartisce direttive ai governi in difficoltà finanziarie – i c.d. commissariamenti. Quindi per la prima volta il cartello monopolista, attraverso BCE e FMI, assume, davanti all’opinione pubblica, la responsabilità politica, sostanzialmente, di un governo tecnico. Si espone al biasimo e alle conseguenze  e alle possibili reazioni politiche di ciò che potrà conseguire all’adozione delle sue ricette.

La leva di comando del monopolio sui governi è semplice: “se non fai le cose che ti dico, ti abbasso il rating con le mie agenzie di rating e non ti compero più i titoli del debito pubblico con la mia banca centrale (BCE) – quindi ti faccio saltare.” Ciò che rimane implicito è che il debito pubblico, con la sua spinta al rialzo, deriva dal fatto che il monopolio esercita il potere politico e sovrano di creare denaro a costo zero dal nulla, impadronendosi del potere d’acquisto corrispondente, e lo presta agli stati a interesse, creando così in capo agli stati il bisogno d ulteriori prestiti per pagare gli interessi, all’infinito. Quindi il monopo9lio crea il bisogno e la crisi a proprio beneficio, e poi lo safrutta per assumere la guida politica degli stati.

In questo regime monopolista sovrannazionale e non-regolato dalla politica, ma regolante sulle istituzioni pubbliche, la funzione del denaro e del credito, ovviamente, non è la piena attivazione dei fattori di produzione, non è la produzione di ricchezza, non è nemmeno la massimizzazione del profitto, né la stabilità dei prezzi, ma il potere, il dominio economico, politico e sociale, nonché quello scientifico/culturale. Il monopolio si concentra soprattutto sugli obbiettivi di irrigidire ed esasperare la domanda di liquidità/credito (massimizzare il bisogno, la mancanza, la scarsità) e di impedire che qualche stato si sottragga alla dipendenza dal monopolio. Perché la dipendenza rigida e stringente di tutti verso il fornitore-creditore monopolista conferisce a questi il potere assoluto, ma anche l’impunità e il diritto di “fare la morale” alle istituzioni.

Ricordiamo che la medesima comunità bancaria mondiale che, da un lato, produce e sfrutta le bolle-truffe finanziarie, dei derivati, dei mutui subprime, dei falsi bilanci greci, dall’altro lato esprime i vertici e forgia la politica delle banche centrali che fanno le analisi, prescrivono le ricette, commissionano i governi, dettano le politiche ai parlamenti, fanno direttamente le politiche economiche avendo ricevuto la sovranità finanziaria e monetaria (Maastricht), e minacciano di far saltare gli stati che non obbediscono declassando i loro bonds mediante le agenzie di rating da essa posseduta e non comperandoli più.

Quanti fallimenti di manovre e riforme finanziarie ci vorranno ancora, quanti crolli di borsa e sacrifici sociali, quanti default e quanti commissariamenti di governi, prima che si capisca che è sbagliata, non corrispondendo alla realtà, la concezione di fondo della moneta, del debito, della finanza, dell’economia? Che le analisi, le ricette, gli interventi, i sacrifici falliscono perché non tengono conto dell’esistenza e della logica del monopolio monetario privato-irresponsabile (consacrata dal Trattato di Maastricht, dallo statuto di BCE, Fed, Bis) e si basano su una concezione errata della realtà, quindi è inevitabile che falliscano e non risolvano i problemi? Che bisogna riconsiderare il fondo delle cose senza preconcetti scolastici?

Alcuni paesi – ovviamente – hanno problemi propri, peculiari, di inefficienza, corruzione, ma il problema mondiale è il debito, pubblico e privato, che comporta alte tasse e alti interessi passivi, e sottrae liquidità all’economia, inducendo così insolvenze, defaults, disinvestimenti, disoccupazione, cali della domanda interna, rincari generalizzati.

E questo debito, pubblico e privato, con i suoi effetti suddetti, cresce inarrestabilmente, nonostante i sempre più frequenti interventi di contenimento e risanamento.

E non cresce linearmente, ma esponenzialmente, perché i mezzi monetari vengono tutti creati mediante operazioni di addebitamento – cioè in pratica vengono tutti dati a prestito, gravati di un debito ad interesse composto, che fa sì che il totale del debito sia più alto, e divenga sempre più alto, con andamento esponenziale, rispetto alla totalità del money supply, drenando quindi dall’economia una esponenzialmente crescente quota del reddito per il pagamento degli interessi.

L’indebitamento è oramai fuori controllo, come dimostrano i fallimenti di ogni tentativo di arrestarlo, o meglio come dimostra il fatto che i vari tentativi falliscono sempre prima.

E le bolle mobiliari e immobiliari non sono accidenti, bensì sono prodotto inevitabile dell’uso del denaro-debito (della necessità di distruggere l’eccedenza del credito-debito sul money supply), tuttavia non riescono più a mantenere il funzionamento del sistema.

Bisogna insomma rivedere il fondo delle cose per capire il rapporto tra moneta e debito.

(In Italia, bisognerebbe inoltre aprire un dibattito sul divorzio BdI-Tesoro, causa principale dell’impennata incontenibile del pubblico indebitamento, assieme alla spesa assistenzialistica finalizzata a prevenire la saldatura, negli anni di piombo, tra protesta operaia del Nord e protesta dei diseredati del Sud. Il Giappone, che ha un debito pubblico più che doppio del pil, non subisce attacchi speculativi ai suoi t-bonds, perché la sua banca centrale compera i titoli invenduti. In Italia (e in altri paesi) bisognerebbe ripristinare i vincoli di portafoglio che aveva un tempo la BdI.)

Le ricette anticrisi, che falliscono ma arricchiscono sempre determinati livelli, producendo una concentrazione della ricchezza e dei redditi in tutto il mondo, e l’immiserimento dei ceti medi, vengono da un soggetto interessato, dal settore bancario mondiale, dalle sue scuole di economia e dai suoi ingegneri finanziari. Arrivano attraverso le banche centrali, come Fed, BCE, BoE, BoJ. E attraverso la banca centrale delle banche centrali, la BIS. E’ stupido presentare siffatte analisi, critiche, richieste, ricette, come l’espressione dell’”Europa”. Sono l’espressione di un soggetto interessato. Precisamente, controinteressato, rispetto al resto della società globale, e soprattutto verso i produttori di ricchezza, i risparmiatori, i pensionati, i giovani.

La liquidità in assoluto è troppa, è un multiplo di quanto dovrebbe essere, ma si concentra nel settore speculativo: non investe e non consuma. Ma è insipiente dire che il mercato sia drogato da troppa liquidità.  La ricorrente ricetta del monopolio bancario, comprendente le banche centrali, di curare la crisi mobiliare e la recessione con iniezioni di moneta, il c.d. quantitative easing, produce brevi fiammate di borsa, seguite da profondi e persistenti cali o crolli. E da nessun beneficio per l’economia reale. Infatti, tali immissioni vengono fatte dalle banche centrali, a controllo e (spesso anche, come la Fed) a proprietà privata (di finanzieri) in favore degli speculatori (cioè delle stesse banche che esprimono la direzione delle banche centrali). E il settore speculativo dà rendimenti più elevati e rapidi del settore produttivo, soprattutto ai grandi soggetti che sono in grado di influenzare i mercati finanziari dall’esterno (con l’insider trading, l’aggiotaggio, il vantaggio conoscitivo, il condizionamento sui governi). Il settore speculativo fa così concorrenza, da decenni oramai, al settore produttivo, e lo sta de-monetizzando e costringendo a competere sulla redditività di breve, mediante politiche di disinvestimenti, licenziamenti, tagli della qualità, della formazione, della ricerca, della produzione, per perseguire la massimizzazione non del profitto totale, ma del saggio di profitto.

Le politiche fiscali possono essere utili, quindi, solo se abbassano la redditività del settore speculativo rispetto a quello produttivo. Ma per riuscire in questo necessitano di essere globali (perché la piazza speculativa è delocalizzata, apolide) e da esser precedute da una revisione delle regole di contabilità bancaria, che consentono massicci occultamenti di ricavi e utili realizzati nell’erogazione del credito, nel senso più volte indicato negli scritti miei e di altri (v. Euroschiavi e La Moneta Copernicana), le cui analisi e previsioni stanno ricevendo la più dura delle conferme. Però anche questo sarà insufficiente, se si continuerà a consentire che una moneta fiduciaria, prodotta a costo zero e senza garanzia/convertibilità, in regime di monopolio privato non regolato, venga trattata come merce. Qualsiasi passo in questa direzione presuppone che si interrompa l’azione finanziaria e politica dei monopolisti (grandi famiglie finanziarie e bancarie, direttori delle banche centrali) ossia che i governi (via G8 e servizi di sicurezza) dispongano il loro arresto e la reclusione in un regime del tipo di Guantanamo, per prevenire che essi si oppongano in qualsiasi modo. Non si può pensare che l’orso consegni la sua pelle su garbata richiesta, foss’anche con voto popolare. Si tratta di riforme possibili solamente se, prima, si abbatte il potere del monopolio.

Ma come riorganizzare il sistema monetario e bancario, dopo l’eliminazione del monopolio? Ne La Moneta Copernicana (Nexus 2008), scritto assieme a Nino Galloni, ho delineato l’alternativa all’attuale sistema basato sulla distruttiva moneta-debito e sul monopolio privato della funzione monetaria:

“Avremo lo Stato che, attraverso un suo organo di regolazione del money supply – organo costituzionale, tecnico-economico, meglio configurabile come quarto potere dello Stato, e per quanto possibile super partes e indipendente monitorerà in continuo la situazione monetaria ed economica nazionale e internazionale, accertando di quanta liquidità abbisogni il paese per impiegare o sviluppare al meglio i propri fattori produttivi (sui criteri per stabilire questo ‘meglio’ ritorneremo presto), e vigilerà soprattutto affinché non si producano situazioni di demonetazione, ossia di insufficienza della moneta disponibile rispetto al fabbisogno, che causerebbe un rischio di deflazione e recessione.

Quest’organo darà conseguenti disposizioni a un dipartimento del Ministero del Tesoro di creare ed immettere nel mercato la quantità di moneta ritenuta opportuna, o di ritirare quella che risulti in eccedenza (mediante prelievi fiscali, vendite di beni pubblici comprese riserve auree, vendite di valute estere, etc.).

Verrà così creata tutta la moneta, ossia tutto il money supply: sia quell’8%

che oggi è costituito da moneta legale (cartamoneta e monetine), sia quel 92% che oggi è costituito da moneta scritturale delle banche; il money supply consisterà tutto di moneta legale, la quale sarà affiancata solo da moneta complementare, essendo alle banche proibita la creazione di liquidità. Il Ministero del Tesoro emetterà la moneta, per una parte, sotto forma di monete metalliche, per una parte sotto forma di cartamoneta, per il resto sotto forma di annotazioni contabili (informatiche o anche su supporto cartaceo). Registrerà l’importo di ogni emissione tra le entrate tributarie.

Per disposizione costituzionale, vincolerà in bilancio la spesa del valore delle emissioni a impieghi produttivi (investimenti, infrastrutture, etc.) – ossia tali da generare un aumento di ricchezza reale a copertura dell’importo dell’emissione, onde prevenire tensioni inflative.

Le uscite diverse dagli investimenti produttivi saranno coperte da entrate non derivanti dall’emissione di moneta.

L’immissione della nuova moneta avverrà attraverso:

-investimenti diretti

-erogazioni di mutui a banche di credito e altri soggetti.

-sovvenzioni alla produzione.

In tal modo, lo Stato eserciterà la funzione sovrana e politica di creare denaro prelevando potere d’acquisto dalla nazione e spendendo e investendo nell’interesse di essa senza indebitarla né tassarla; e le banche non creeranno più moneta contabile (e debito infinito), non preleveranno più tasse occulte dai cittadini e dalle imprese, ma svolgeranno la funzione loropropria di intermediari del credito: raccoglieranno il denaro prendendolo a prestito dai risparmiatori e dallo Stato, pagando loro un tasso di interesse che sarà stabilito dal mercato, e lo presteranno ai loro clienti a tassi e condizioni che saranno stabiliti, a loro volta, dal mercato. Guadagneranno sullo spread, sulla ‘forbice’. Le banche presteranno quindi solo il denaro che esse effettivamente hanno in proprietà ho hanno ricevuto in prestito (mutuo) dai depositanti; di conseguenza, non vi sarà più riserva frazionaria, ma riserva totale. Certamente, in un simile sistema sussiste il rischio che la sovranità bancaria,tolta formalmente alle banche e trasferita allo Stato, venga nuovamenteprivatizzata, nel senso che lo Stato stesso è ‘privatizzato’, ossia oggetto dipossesso e lottizzazione partitocratica o a corporate takeover. Ma a questo rischio si opporrebbe la chiarezza oramai fatta, la conoscenza diffusa, circa imeccanismi fondamentali della moneta e il loro impatto su economia e società. Diverrebbe, cioè, impossibile continuare a ingannare e a governare con l’inganno il mercato, gli operatori economici, i contribuenti, come lo si sta facendo ora.” (pag. 127 ss).

41 Werner, 2005, 258.

142 Zarlenga, 663 ss., propone una riforma analoga.

139 Così raccomanda Anche Zarlenga, 657

140 La principale obiezione di merito alla creazione del denaro da parte dello Stato in funzione di pagare le proprie

spese, è che essa si tradurrebbe, per ragioni di demagogia, in un’espansione monetaria incontrollata e inflazionistica.

A questa obiezione, oltre a richiamare quanto già detto, si può replicare:

-in primo luogo, che il sistema attuale è in ogni caso peggiore, perché lascia a un sistema bancario privato la possibilità

di compiere un’espansione dei mezzi monetari incontrollata, destabilizzante, e destinata ad attività speculative delle

banche stesse;

-in secondo luogo, che una creazione eccessiva di liquidità da parte dello Stato può essere prevenuta con vincoli

costituzionali e con l’affidamento della regolazione a un organo indipendente dai partiti politici; e, ancor più, con

la divulgazione della conoscenza di quello che oggi rimane, per quasi tutti, il segreto della moneta.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=595
13.08.2011

Antimafia Duemila – ”Udite…”

Fonte: Antimafia Duemila – ”Udite…”.

di Giulietto Chiesa – 13 2011
Udite, udite, o signori e signore che leggete i giornali dei finanzieri di tutto il mondo, (cioè i “loro giornali”, cioè tutti i giornali del mainstream, e naturalmente tutte le televisioni del mainstream) adesso scoprirete il segreto, uno dei segreti, forse il più importante dei segreti, che sta dietro la crisi della finanza mondiale. Credevate che la Grecia fosse la pietra dello scandalo e che i greci, questi spendaccioni corrotti, dovessero essere salvati, sì, ma…

…insieme privati della loro sovranità nazionale, come gli italiani, del resto, e i portoghesi e gli irlandesi?

Vi sbagliavate, ma non è colpa vostra. Le cose stanno diversamente, e tenetevi forte alle vostre sedie. Scoprirete anche come la più grande democrazia del mondo (senza scherzi, sto parlando di quella americana!) è in grado di guardarsi dentro (quasi) fino in fondo. E questo è un bene. Salvo naturalmente il fatto che nessuno lo saprà. E questo è un male. Eccetto io e voi che leggete queste righe elettroniche (questa roba non andrà mai sulla prestigiosa carta dove scrivono De Bortolis, Riotta, Pigì Battista e altri tristanzuoli che vi hanno raccontato e vi raccontano frottole tutti i giorni).

Prima di tutto la fonte, perchè non abbiate a sospettare che si tratti del solito trucco di un “complottista” inveterato. La fonte è più che ufficiale, unica e irripetibile: GAO Audit (Government Accountability Office). Il Governo è quello degli Stati Uniti d’America. L’Audit è parola inglese che sta per verifica contabile. L’Audit di cui si parla è il primo che sia stato mai effettuato da mano umana (non possiamo escludere il buon Dio) sull’attività della Federal Reserve nei quasi cento anni della sua storia.

Voi direte, stupiti: ma come è possibile? Mai nessuno è andato a guardare dentro quei conti? Risposta esatta, mai nessuno. La Federal Reserve è stata una riserva di caccia al di sopra di ogni controllo.  La seconda domanda che vi porrete è: ma perchè proprio adesso? Il fatto è, capirete, che gira il mondo un sacco di gente sospettosa. E costoro sono malfidati: visti i risultati vorrebbero dare un’occhiata alla cassaforte. Così è accaduto un accidente imprevisto.  All’inizio quelli che stavano dentro la cassaforte hanno pensato: che guardino pure, intanto non ci capiranno niente. Invece quei temerari hanno capito fin troppo bene. E’ andata così, che Ron Paul e Alan Grayson hanno fatto passare un emendamento alla legge Dodd-Frank che consentiva di fare l’inaudito: controllare i conti della Federal Reserve. Al Senato USA erano distratti in quel momento. Detto fatto, due senatori fuori del comune (cioè con le rotelle non del tutto a posto, come vedremo) hanno fatto la ricerca: la storia meriterebbe che i loro nomi restassero scolpiti come i profili dei presidenti sul Mount Vernon (se non ricordo male, e non chiedetemi di perdere tempo a verificare sul web) . Si chiamano Bernie Sanders, indipendente, e Jim DeMint, repubblicano.

Aperto il vaso di Pandora è successo un finimondo. Ma, per così dire, “al chiuso”. Ben Bernanke, attuale portiere della Federal Reserve ha protestato veementemente, seguito a ruota dal predecessore Alan Greenspan, e da altri banchieroni tutti mondiali, e tutti beneficiari, come vedremo, di donazioni varie e gratuite. “Che effetto avrebbero sui mercati del pianeta certe scoperte?”, hanno detto. “Bloccare tutto, fermare, insabbiare!”.

Se queste cose le leggete per la prima volta vuol dire che ci sono riusciti, fino ad ora.

Il fatto è che il senatore Sanders è uno svitato e ha messo tutto, pixel su pixel, sulla sua web page. E la frittata non è più riparabile. Per meglio dire: si ordinerà a tutto il mainstreamdi tacere e nascondere. E magari di pubblicare tutte le storie delle eventuali amanti di Sanders, o di svelare quanti conti in banca ha, e magari se ha sodomizzato il suo cuoco, o ha una collezione di foto pedofile. Cosicchè della faccenda dell’audit della Federal Reserve non ne sentirà parlare nessuno, o quasi. Ma Sanders, DeMint e il buon Dio ci permettono comunque, a noi, che parte del mainstreamnon siamo, di raccontarvi cosa è venuto fuori. Che è una storia niente male, che, se il mainstream non fosse la cloaca che è, potrebbe perfino metterla in prima pagina. E veniamo al dunque, scusandoci con i lettori se abbiamo fatto in apertura come fece Dostoevskij nel presentare  i suoi “ Fratelli Karamazov”, cioè scrivendo un romanzo per introdurne un altro.

Le cifre dunque ci dicono che, tra il dicembre 2007 e il giugno 2010, senza che nessuno sapesse niente, cioè segretamente, la Federal Reserve ha tolto dal brago banche, corporations, governi sotto diverse latitudini e longitudini, dalla Francia alla Scozia, e chissà fin dove  è arrivata la sua “beneficenza”, con la non modica cifra di 16 mila miliardi di dollari, cioè sedici trilioni di dollari. Tutto questo ben di Dio sarebbe stato collocato sotto la vocina di bilancio di un “programma onnicomprensivo di prestiti”. Ma nessuno, nemmeno il Congresso americano ne è stato informato. Di quei 16 trilioni non un dollaro è ritornato indietro. Eppure sono stati prestati – pensate o lettori ignari – a tasso zero, cioè gratis et amore dei.  Per avere un’idea della cifra, se ancora non avete avuto il capogiro, basti pensare che il prodotto interno lordo annuale degli USA si aggira attorno a 14,2 trilioni e che il debito complessivo degli Stati Uniti viaggia sui 14,5 trilioni.

Dunque, concludendo, un gruppo di banchieri, che non sono stati eletti da nessuno, prende decisioni di portata mondiale, compra e ricatta governi, banche corporations. Perchè lo fanno?  Perchè il sistema è esploso e va al collasso, e loro lo drogano con denaro finto, perchè possa continuare a funzionare. E – cosa non meno importante – in questo modo si mettono in condizione di minacciare ricattare, condizionare, sostituire governi e ministri di tutto il mondo. Siamo alla dittatura di un superclan semi criminale, che complotta usando denaro fittizio (da dove credete siano usciti quei 16 trilioni se non dalle “stamperie” segrete della Federal Reserve? Tenendo conto anche che quei soldi non occorre stamparli, ma li si può creare dal nulla schiacciando qualche tasto di un computer). Dunque adesso sappiamo che il famoso TARP (Troubled Asset Relief Program), fissato in 800 miliardi di dollari, era una balla al ribasso, buona per i mercati e per non fare esplodere la protesta dei contribuenti americani. Lo chiamarono (libera traduzione mia) “Programma di salvaguardia  degli assetti tossici”. E, in effetti fu proprio un programma per salvare quegli assetti.

Li comprarono perchè non si scoprisse che erano velenosi. Valevano zero, ma vennero acquistati in denaro sonante. Salvarono i truffatori. Il pubblico fu indotto a pensare che questo servisse a qualche scopo. L’unico scopo era di finanziare i truffatori. Che sono gli stessi che ora esigono di essere nuovamente pagati per i crediti illegali (tossici appunto) che erogarono. Solo che la cifra fu venti volte più grande.

Dove sono andati e a chi, e quanto? Adesso sappiamo tutto. C’è l’elenco, eccolo:

Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)

Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)

Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)

Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)

Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)

Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)

Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)

Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)

JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)

Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)

UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)

Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)

Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)

Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)

BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)

E molte altre banche minori che qui non staremo a citare. Chi volesse sapere i dettagli può andarseli a vedere qui, qui, qui e ancora qui.

Adesso ci è più chiaro chi sono i nove banchieri che si ritrovano, assieme ai loro complici, in qualche ufficio di Wall Street, o a bordo di qualche nave, una volta al mese per complottare contro le nostre vite, il nostro lavoro, il nostro futuro. Sicuramente sono tutti fedeli partecipanti alle riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale.  In un mondo bene ordinato bisognerebbe che venissero arrestati, su mandato, per esempio, della Corte Penale Internazionale. Ma chi ha il potere di spiccare un tale mandato, visto che i governi europei sono tutti complici di questi balordi?  Ai quali si dovrebbe aggiungere i dirigenti delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti,  e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l’opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l’accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E’ il delirio dei balordi.

Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L’attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s’intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella.  Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo. Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.

delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti,  e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l’opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l’accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E’ il delirio dei balordi.

Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L’attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s’intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella.
Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo.
Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.

Tratto da: alternativa-politica.it

ComeDonChisciotte – L’EREDITÀ BIOLOGICA DELLA GUERRA

Basta con l’uranio impoverito

Fonte: ComeDonChisciotte – L’EREDITÀ BIOLOGICA DELLA GUERRA.

DI PAOLA MANDUCA
middleeastmonitor.org.uk

La popolazione di Fallujah, considerando anche i bambini appena nati, ha una forte contaminazione di almeno dieci metalli carcinogeni e feto-tossici.

Il personale medico della maggioranza dei paesi attaccati da quegli eserciti che hanno utilizzato munizioni chimiche e moderne, come le cartucce al fosforo, ha riportato un incremento del numero delle imperfezioni alla nascita, così come gli infanti che, appena nati o poco dopo, hanno sviluppato la presenza di tumori. Questi effetti sono diventati ancor più evidenti con il tempo e rappresentano le conseguenze dell’uso di questi proiettili e di queste cartucce. I medici che hanno osservato, riportato e provato a documentare questi effetti, spesso in condizioni difficili, si sono spesso scontrati contro un muro. Con questo non si vuole dire che loro o altri ricercatori abbiano subito intimidazioni in prima persona, ma le circostanze hanno reso praticamente impossibile il realizzare in tempo una protezione per le popolazioni a rischio.

Mentre l’eredità fisica a lungo termine della guerra viene spesso col tempo dimenticata – anche se le mutilazioni, le gravidanze non desiderate a causa di stupri o di problemi mentali – e viene sempre testimonianza con riluttanza dalle vittime e forse ignorata dalle istituzioni, nei tempi moderni le vittime sono più consapevoli. Questo avviene, forse, a causa dei mezzi bellici specifici che vengono usati e per l’incertezza e l’insicurezza che le persone devono affrontare non solo per la loro salute, ma anche per quella della loro progenie. Devono anche avere a che fare con complicazioni che scendono ancor più in profondità nelle proprie vite e nel contesto sociale di quanto mai fatto in precedenza.

Questa eredità potrà difficilmente essere dimenticata e le dimensioni dei danni potenziali per quanto concerne i numeri di persone che verranno colpite e il periodo o le generazioni su cui si faranno sentire questi effetti sono ancora sconosciuti.

Questo fardello si moltiplica dato che nella gran parte dei casi non c’è alcun intervento sul posto e persino alcun accertamento nel corso degli anni; in paesi come l’Iraq, l’Afghanistan, Gaza, la Somalia e ora la Libia, le circostanze spesso non li rendono possibili. Questi paesi sono sottoposti a attacchi in corso, assedi, occupazioni, rivolte, instabilità istituzionale, mancanza di personale specializzato, dipendenza dalle agenzie di aiuto internazionali o sono in uno stato di povertà assoluta e quindi difettano di mezzi adeguati.

La mancanza o la posticipazione delle valutazioni si aggiunge alle difficoltà di “indagare” i fatti e a quelle di fornire eventuale protezione o soccorso alle popolazioni per evitare danni ulteriori. Essendo praticamente impossibile, in ogni caso, ottenere una conoscenza che possa garantire protezione dagli effetti a lungo termine di questi armamenti e fornire giustizia alle vittime che già soffrono profondi traumi dopo il tormento di essere stati attaccati da un moderno arsenale militare, tutto ciò diventa un peso per l’incertezza della loro salute futura e di quella dei propri bambini.

Inoltre, la mancanza di stime si aggiunge ai danni potenziali causati dai materiali di queste armi, visto che gli effetti della loro tossicità può incrementare col passare del tempo data l’assunzione continua, come verrà menzionato qui sotto.

L’acquisizione di dati precisi sugli effetti biologici a lungo termine dell’utilizzo di tali armamenti grazie al sostegno di scienziati indipendenti e di dottori dall’estero è stato scoraggiato o soppresso in varie forme, dalla diretta intimidazione all’assenza di finanziamenti, e anche dalle numerose altre difficoltà di tipo politico e pratico tra questi due estremi.

C’è un consenso internazionale tra i governi e nei settori industriali militari che, malgrado siano stati usati “sul campo” contro i civili per più di un decennio, questi strumenti bellici rimarranno classificati in accordo alle varie convenzioni sull’utilizzo degli armamenti, tra cui la Convenzione di Ginevra. In tal modo, rimarranno nel limbo per quanto riguarda le stime legali dei danni di guerra così come per la definizione di inadempienza dei militari, dei crimini di guerra e crimini contro l’umanità anche se queste sono state prefigurate in vari casi dalle commissioni d’inchiesta delle NU o dalle missioni d’indagine e dai relatori.

Questo è diventato lo status quo su cui gli stati guerrafondai basano la possibilità di agire con impunità apparente.

La questione degli effetti a lungo termine degli armamenti risale all’uso estensivo in Vietnam dell’Agente Orange contaminato con la diossina, un agente chimico che interferisce con il normale sviluppo embrionale [1]. Coincidentalmente, le anomalie congenite in Vietnam sono state documentate fino ai giorni nostri. La responsabilità della diossina nella carcinogenesi e nelle anomalie teratogene (un agente che produce anomalie durante lo sviluppo del feto e per questo provoca ritardi nel parto e difetti alla nascita) è stata documentata in associazione agli incidenti agli stabilimenti industriali ed è stata confermata sperimentalmente.

L’uso delle armi all’urano impoverito (DU) sollevano lo stesso tipo di questioni [2] ed esiste una base consistente di informazioni che descrivono la concomitanza della contaminazione da DU e di serie patologie, tumori e imperfezioni alla nascita. In sé stesso, il DU ha le caratteristiche per agire sia come mutageno radioattivo, carcinogeno chimico e come agente teratogeno. Ha la peculiarità, con altri metalli, di persistere nell’ambiente e di non venire eliminato dagli organismi in cui viene accumulato.

Sfortunatamente, il DU è uno dei molti componenti dei moderni armamenti che causano preoccupazione per la salute. Un’estesa letteratura militare e industriale illustra che molti dei moderni armamenti, dalle munizioni per le armi leggere alle bombe e ai missili, sono arricchiti con vari metalli che includono l’uranio. Questi metalli hanno un lascito tossico; sono cancerogeni e teratogeni, inquinano l’ambiente e si accumulano nel corpo.

Le munizioni “potenziate con i metalli” sono state usate in Afghanistan, in Iraq, a Gaza, in Libano e in Libia, e forse in Somalia. Tra queste figurano le bombe, le munizioni leggere, le armi letali o di menomazione meno che letale.

La presenza dei metalli provocate dalle moderne munizioni è stata rinvenuta nei crateri provocati dalle esplosioni in Afghanistan, Iraq, Libano e Gaza [3] così come in cartucce utilizzate al fosforo bianco rinvenute a Gaza e a Fallujah. Sono stati anche trovati nelle biopsie delle vittime e nei luoghi dove sono stati colpite fornendo così prove effettive della presenza dei metalli nelle munizioni che hanno causato le ferite a Gaza [4].

I capelli dei bambini di Gaza [5] e di Fallujah [6] hanno evidenziato una presenza di sostanze con almeno dieci metalli che sono stati rinvenuti in varie quantità e combinazioni. Questi metalli hanno attività tossica, cancerogena e teratogena come dimostrato da ricerche scientifiche e confermato dalla classificazione dell’IARC (International Agency for Research on Cancer). Comprendono V, Cr, Co, As, Mo, Cd, W, U, Hg, Pb.

Il fatto che questi metalli rimangano nell’ambiente e si accumulino nel corpo umano rende gli effetti potenzialmente ancora più pericolosi sulla popolazione col passare del tempo, soprattutto a causa della loro assunzione continua e dall’assorbimento da parte dell’ambiente e dell’atmosfera, e anche dall’acqua e dal cibo contaminato dai metalli.

Quindi, la prova della presenza di metalli negli armamenti e la loro diffusione nell’ambiente è stata verificata in molti casi.

Per diminuire la rilevanza delle prove che testimoniano la presenza nelle armi di metalli tossici, cancerogeni e teratogeni, viene arguito che i resoconti sull’aumento di frequenza dei difetti alla nascita e dei tumori sono solo basati sull’osservazione o non forniscono raffronti con dati precedenti. Comunque, le informazioni del personale medico locale recentemente sono state supportate dalla ricerca.

La frequenze delle menomazioni alla nascita a Fallujah nel 2010 era circa 4-5 volte superiore a qualsiasi altro paese [7]. È stato possibile stabilire in modo retroattivo la frequenza delle difetti alla nascita dal 1991, e di conseguenza avere un valido punto di riferimento per la situazione precedente all’invasione e quella della guerra susseguente. È stato evidenziato un continuo aumento della frequenza delle menomazioni alla nascita dal 2003, il cui tasso nel 2010 era dieci volte quello del 1991 [6]. C’è stato anche un incremento nel numero dei tumori presenti nella stessa città dopo il 2003 [8].

La popolazione di Fallujah, includendo anche i neonati, aveva una contaminazione di almeno dieci metalli carcinogeni e feto-tossici [6].

L’elevata frequenza dei tumori e dei difetti alla nascita sono anche associati a chi risiede nei pressi dei poligoni di tiro, come nel caso di Quirra in Italia dove gli armamenti utilizzati sul campo nelle guerre recenti sono stati testati, tra gli altri, dalla NATO, dall’UE, dagli USA e da Israele. Questo caso è al momento al vaglio della magistratura e il poligono di tiro e le zone limitrofe sono state interdette per un ulteriore utilizzo.

Le sentenze dei tribunali hanno sancito che i danni ritardati alla salute erano stati rinvenuti nel personale militare che ha partecipato nei conflitti e nelle operazioni militari dove sono state usate queste armi. Alcune norme militari sono state emesse per proteggere la salute degli utilizzatori di armi “potenziate con i metalli”, confermando indirettamente la sua natura pericolosa. Comunque, tutto questo non si applica alla protezione del “consumatore finale”, ossia dei civili.

Comunque le prove di un incremento dei difetti alla nascita e dei tumori associati con la guerra e i luoghi di esercitazione di questi armamenti sono, in vario modo, sempre più numerose e documentate.

Il tentativo più comune da parte dei governi e delle forze armate è quello di minimizzare i dati a disposizione e di pretendere la prova del rapporto causa-effetto chiedendo quali prove ci siano che la riproduzione umana e i tumori siano, in effetti, causati direttamente da questi armamenti moderni.

In termini razionali, è ovvio che la regolarità della presenza di un fenomeno in differenti popolazioni – ad esempio, l’incremento dei tumori infantili o delle menomazioni alla nascita – in presenza di un singolo e comune cambiamento ambientale delle condizioni, principalmente conflitti che vedono protagoniste le stesse entità e dove si usano gli stessi armamenti, dovrebbero porre l’attenzione su quel cambiamento come causa potenziale della cattiva salute così come aumentare gli sforzi nella ricerca.

La strada per stabilire il rapporto causa-effetto sta lentamente diventando accessibile e la sua probabilità è sostenuta da risultati sperimentali basati sul fatto che i metalli in questione possono causare difetti alla nascita e tumori, e sulla conoscenza dei loro meccanismi di azione. La mole dei dati scientifici che va in questa direzione è ora rilevante e consistente (vedi le note 5 e 6).

Per poter meglio combattere la situazione, è importante che, oltre alle questioni poste alla scienza, si impari a fare le domande giuste ai produttori di armi e ai governi.

Messi di fronte al fenomeno, con le testimonianze e con le conseguenze del caso, dovranno provare che i componenti degli armamenti non siano agenti in grado di provocare un aumento dei difetti alla nascita e dei tumori; che non vengono rilasciati in moto incontrollato nell’ambiente; che non hanno effetti cumulativi nel corso del tempo e che colpiscano indiscriminatamente la popolazione civile. Se non potranno provarlo, dovremo chiedere l’applicazione del principio di precauzione tanto spesso invocato in altri contesti.

Nel frattempo, è obbligatorio che una ricerca medica indipendente venga sostenuta e promossa invece che soppressa su un argomento di tale rilevanza per la salute pubblica dell’intera popolazione.

In sintesi, quello che emergono essere come le conseguenze più severe e nuove dell’utilizzo di armi potenziate con i metalli è che i loro effetti sono virtualmente illimitati nel tempo, che sono additivi e che vengono ereditati in modo trans-generazionale, sia perché producono mutazioni genetiche o/e per trasmissione post-genetica ed epigenetica. I metodi che possano avere un qualche effetto per rimediare alla contaminazione dai metalli, sia ambientale che umana, sono al momento ignoti. Comunque, è noto che la persistente esposizione ai metalli tossici può incrementare nel tempo i danni alla salute.

È opportuno che una documentazione corretta e reale che provenga da fonti indipendenti e qualificate rispettose della ragione e alla legge – due aspetti che l’aggressore cercherà di evitare in tutti i modo – dovrebbe essere promossa da tutti e con tutti i mezzi a disposizione.

Dovremmo saperne di più su come ridurre le conseguenze, come sviluppare protezioni e rimedi efficaci e non abbandonarsi solamente al “destino avverso”. E neppure dovremo permettere che tutto questo sia il destino delle generazioni future.

* La prof. Paola Manduca è una genetista dell’Università di Genova.

Note:

[1] Dioxins and their effects on human health, Fact sheet N°225, Maggio 2010.

[2] Durakovic A. Undiagnosed illnessses and radioactive warfare, CMJ 44:520, 2003

[3] Manduca P., Barbieri Mario, Barbieri Maurizio. Gaza Strip, soil has been contaminated due to bombings: population in danger, 2010

[4] Skaik S, Abu-Shaban N, Abu-Shaban N, Barbieri M, Barbieri M, Giani U, Manduca P. Metals detected by ICP/MS in wound tissue of war injuries without fragments in Gaza, BMC Int Health Hum Rights. 25 giugno 2010;10:17.

[5] Manduca P, Barbieri Mario, Barbieri Maurizio, Metals detected in Palestinian children’s hair suggest environmental contamination, 2010.

[6] Manduca P., Increase of birth defects and miscarriages in Fallujah, 2011.

[7] Alaani S, Savabieasfahani M, Tafash M, Manduca P., Four polygamous families with congenital birth defects from Fallujah, Iraq. Int J Environ Res Public Health. 2011, 89-96.

[8] Busby C, Hamdan M, Ariabi E.Cancer, Infant mortality and birth sex-ratio in Fallujah, Iraq 2005-2009. Int J Environ Res Public Health, 2010, 2828-37.

*******************************************Fonte: The biological legacy of warfare

31.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Antimafia Duemila – Studio americano: ”Fra 30 anni il Polo Nord rischia di rimanere senza ghiacci in estate”

Fonte: Antimafia Duemila – Studio americano: ”Fra 30 anni il Polo Nord rischia di rimanere senza ghiacci in estate”.

di Andrea Bertaglio – 28 luglio 2011
Secondo i dati raccolti dal Nsidc del Colorado e dall’Università di Washington, il riscaldamento globale potrebbe causare lo scioglimento totale della banchisa nei mesi più caldi entro il 2040. Lo strato artico ha raggiunto quest’anno lo spessore minore mai registrato, mentre il Mar Glaciale in duemila anni non è mai stato così caldo. L’Artico potrebbe sciogliersi del tutto prima del previsto.

Nell’ultimo anno i ghiacci si sono sciolti a velocità mai viste. E di questo passo, nei mesi estivi, il Polo Nord potrebbe restarne senza entro i prossimi tre decenni, cioè con 40 anni di anticipo rispetto alle previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il gruppo incaricato dall’Onu di monitorare i cambiamenti climatici. Lo rivelano le immagini catturate da un satellite dello Us National Snow and Ice Data Centre (Nsidc) di Boulder, in Colorado, e lo confermano i dati raccolti dalla University of Washington Polar Science Centre, per cui lo strato dei ghiacci artici ha raggiunto quest’anno il minore spessore mai registrato. L’area, generalmente coperta dalla coltre per almeno il 15% della sua superficie, la scorsa settimana è scesa a circa otto milioni e mezzo di chilometri quadrati: un’estensione inferiore a quella registrata nel 2007, record negativo di tutti i tempi.

Il surriscaldamento del pianeta da circa trent’anni sta sciogliendo il ghiaccio che ricopre gran parte del Mar Glaciale Artico a una media del 3% all’anno. Il problema è che meno ce n’è, più cresce la velocità di scioglimento di quello rimanente. Una “spirale negativa”, secondo Mark Serreze, direttore dell’Nsidc, che afferma: “L’estensione dell’area ricoperta dai ghiacci sta diminuendo, ma anche riducendosi di spessore. Ciò significa che le condizioni meteorologiche che prima portavano allo scioglimento di una certa quantità di ghiaccio, ora ne eliminano molto di più”. La consistenza della coltre, mediamente di 3 metri, continuerà ad aumentare e a diminuire al cambiare delle stagioni, puntualizza Serreze, ma “siamo sulla via per vedere un’estate completamente priva di ghiaccio entro il 2040”.

I dati raccolti dall’Nsidc derivano da uno studio internazionale eseguito all’inizio di quest’anno, secondo il quale le temperature delle acque del il Mar Glaciale Artico provenienti dall’Oceano Atlantico settentrionale (il maggior flusso di acqua in entrata viene proprio da lì) sono oggi le più alte degli ultimi duemila anni. Un problema non da poco, vista la vulnerabilità dei poli all’innalzamento delle temperature. Che, sempre per l’Nsidc, lo scorso giugno sono state tra 1 e 4 gradi centigradi più elevate della media.

Le simulazioni eseguite dalla Nasa a riguardo hanno invece mostrato che la banchisa che copre il Mar Glaciale Artico non si ritirerà a un ritmo costante. Ci saranno però altri cali improvvisi come quello del 2007, quando una perfetta combinazione di condizioni meteorologiche sfavorevoli fece sciogliere più ghiaccio in un singolo anno che nei precedenti 28 messi assieme. Sta di fatto che oggi, rispetto agli anni ‘50, più della metà del ghiaccio che copre i mari artici se ne è già andata per sempre.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Botteghe Oscure: Se non sono di Goldman Sachs, non li vogliamo | STAMPA LIBERA

Fonte: Botteghe Oscure: Se non sono di Goldman Sachs, non li vogliamo | STAMPA LIBERA.

Prodi, Dini, Padoa Schioppa, Mario Monti, Mario Draghi aparatchik di Goldman Sachs catapultati nel potere pubblico.
di Tito Pulsinelli
E’ ormai vicino il giorno in cui gli ex Botteghe Oscure e la nomenklatura della “opposizione” dovrà spiegare l’acritico, succube, incondizionale e sviscerato amore per tutto quel che è targato Goldman Sachs.
Gli orfanelli di Mosca, approdati al liberalismo nell’epoca della sua storica estinzione, hanno disinvoltamente calzato la sua negazione -lo spurio surrogato “neoliberista”- con verace furore sadomasochista. Non come astratta teoria ad uso delle madrasse accademiche o “bocconiche”, bensì come recidiva politica economica dei suoi governi. Romano Prodi, capo del più longevo governo di “centro-sinistra”, svolse la mansione di “senior advisor” di Goldman Sachs, sian dal marzo 1990.
Tra il 2007 e il 2009, Romano fu il prode paladino delle banche e firmò vari decreti disegnati sulla misura degli speculatori finanziari. Con il consunto paravento del “governo tecnico”, Botteghe Oscure ha sempre affidato la conduzione dell’economia ai vari Dini, ai Padoa Schioppa che in Grecia svolse l’ultima missione di proconsole-becchino plenipotenziario del FMI.
Che cosa c’è dietro questa succube love story con tecnocrati che hanno sempre lavorato per i grandi centri internazionali della speculazione finanziaria? Costoro, non sono mai stati servitori di due padroni -banchieri e salariati- ne hanno servito sempre uno solo. Anche Mario Monti è stato -dal 2005- advisor di Goldman Sachs.
Per Mario Draghi, la nomenklatura della sinistra neoliberista non arrossiva a indicarlo come capo dei futuri governi post-Berlusconi. Eppure, l’attuale boss della BCE, aveva raggiunto il gradino gerarchico più alto, dal 2002 al 2005, come vicepresidente e responsabile di Goldman Sachs per l’Europa.
Bisogna arrendersi all’evidenza: dirigere e pianificare la speculazione finanziaria globale non è un ostacolo per condurre l’economia di una nazione; bene pubblico ed interesse delle elites sono una unica e identica cosa. In sostanza, per chi si vergogna di Gramsci -molto apprezzato nei think tank della loro patria adottiva usamericana- e persino di Keynes, la ricetta idonea per difendere dal tracollo definitivo i salariati, classe media ed impresa nazionali, sono gli aparatchik del globalismo.
La nomenklatura affida volentieri i malati alle cure dei funzionari d’alto bordo che hanno propagato con foga l’epidemia. Li agevolano persino ad arrivare alla testa delle banche centrali o dei ministeri dell’economia, affinchè possano usare l’erario pubblico per il “salvataggio” dei bancarottieri. E per adottare politiche catastrofiche tendenti a svendere i patrimoni nazionali con privatizzazioni forzate. A vantaggio degli ex datori di lavoro del capo della BCE e dei ministri economici preferiti a Botteghe Oscure.
La “commissione” di Bruxelles e la BCE –eletti da chi? con quanti voti?- hanno oggi poteri di coazione per sanzionare i governi europei che non ridurranno del 7% la spesa pubblica. Ostentano un potere inferiore solo a quello dei fu governi sovietici, pianificando integralmente l’agricoltura, economia e finanza. Spingono in un vicolo cieco in cui 8 persone su 10, riceveranno meno redditi e servizi, con caduta dei consumi e della produzione, aumento esponenziale della disoccupazione, e gli Stati avranno meno entrate fiscali. A chi conviene?
A Londra si alternano governi di segno apparentemente opposto, ma c’è l’unanimità su queste questioni perchè i governi hanno perso la sovranità economica. Laburisti o conservatori, possono decidore solo dove fare tagli o mettere tasse. Il “socialista” George Papandreu svende le imprese pubbliche alle multinazionali. Riduce gli stipendi, le pensioni e i posti di lavoro agli ordini del FMI. Affida la tesoreria pubblica alle banche europee. Sostiene la guerra della NATO contro la Libia. Lui dirige la Polizia costiera greca per rafforzare il blocco di Netanyahu su Gaza.”
Ad Atene, Lisbona, Madrid, Budapest, Dublino contano soli i diktat lanciati dal FMI, BCE, agenzie di rating, cioè il potere internazionale de facto.
Le pietanze previste dal menù elettorale sono identiche, e gli scenari prospettati dai fatiscenti partiti sono miraggi che si sostanziano solo di chiacchiericcio mediatico. Non rappresentano piú i cittadini europei. Per cercare soluzioni che non siano vantaggiose solo per il 20% della popolazione, è necessario oltrepassare il terreno della politica. Per dare un taglio ad un modello incapace di moltiplicare la ricchezza, che si vanta senza pudore di saper moltiplicare solo i milionari, è sempre più necessario varcare la soglia della lotta sociale, civica, trasversale, dal basso. E guardare coloro che hanno osato affrontare la “dittatura del mercato” o che seppero gridare “que se vayan todos!”, o che organizzarono referendum sul debito e sulle modalità con cui pagarlo, o meno. E’ così che l’Islanda ha strappato qualche risultato utile e vitale per le genti laboriose.
Le nuove potenze emergenti, però, si distinguono per non sottostare al dogma della autonomia assoluta delle Banche centrali -vedi Cina- e per delimitare lo spazio di manovra del cosidetto “mercato”, rigettando il dogma della sua libertà assoluta. Tutto, assolutamente tutto, sia nella fisiologia umana, che nella natura e nelle scienze, funziona in base a regole e principi di autoregolazione e delimitazioni reciproche. Tutto ha limiti, perchè i mercanti di “valori cartacei” no?
Non c’é piú la libertá di comprare buoni del tesoro emessi dagli Stati. I governi sono obbligati a indebitarsi con la banca privata. Perché? La “libertà del mercato” è un fondamentalismo oscurantista, con vocazione autoritaria, testo ad abolire la nozione del bene comune e nullificare le istituzioni su cui ancora i cittadini hanno qualche residuale influenza, attraverso il voto.
Pubblicato da Selvasblog
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