Antimafia Duemila – Pentiti a perdere, il sogno di Riina

Fuori la mafia dallo stato!
Fonte: Antimafia Duemila – Pentiti a perdere, il sogno di Riina.

di Anna Petrozzi – 28 luglio 2011
Era il chiodo fisso di Riina. Li voleva morti, anzi sterminati, loro e i loro figli, bambini compresi, fino alla settima generazione. I pentiti erano la sua spina nel fianco, a partire dall’oltraggio subìto con la collaborazione del primo corleonese, Pino Marchese, suo autista personale. Piano piano questi “infami” con le loro dichiarazioni hanno eroso l’impero personale di denaro, violenza e dittatura del capo dei capi diventando più nemici dei nemici stessi.

Non per niente appena si è creata l’opportunità di accedere ad un nuovo dialogo con qualche interlocutore istituzionale dopo il brutale assassinio del traditore Salvo Lima e la barbarie di Capaci il boss ha messo la revisione della legge sui collaboratori in testa alle richieste da ottenere in cambio della cessazione delle stragi.
Come ormai sappiamo però quel “papello” non venne accettato tout-court ed è considerato dagli inquirenti come una delle cause che scatenarono la strage di via D’Amelio. Secondo le ricostruzioni dei magistrati dell’accusa, quella che ormai è passata agli onori della cronaca come “la trattativa”, sarebbe proseguita in altro modo, con altri attori, primo fra tutti: Bernardo Provenzano. Il quale, più astuto, meno spaccone e soprattutto più “agganciato” avrebbe stipulato un accordo a lungo termine per ottenere, oltre ad una lunga e comoda dilazione sulla sua latitanza, quella stessa contropartita che il suo compaesano pretendeva di avere a suon di bombe.
Seppur si tratta di tesi ancora al vaglio dei giudici, si può benissimo dare uno sguardo di insieme e accorgersi senza bisogno di eccessive forzature che questi pentiti non erano d’intralcio solo ai boss mafiosi.
I dati parlano chiaro. Innanzitutto i tagli. Nel 2011 la spesa prevista per il programma di protezione è di 34 milioni di euro, la metà esatta di quanto stanziato nel 2006. Ciò comporta, oltre al mancato rispetto degli accordi che il collaboratore stipula con lo Stato italiano circa il proprio mantenimento, enormi difficoltà per trasferirli dalle località protette e farli testimoniare ai processi, non ci sono soldi per le auto di scorta, per la benzina e per il pernottamento, e per garantire loro la difesa legale. Gli avvocati infatti si vedono costretti ad anticipare spese per oltre un anno anelando a rimborsi che non arrivano mai.
Se a questo si aggiungono le restrizioni legislative introdotte già dal 2006 sul limite temporale alle dichiarazioni e applicate con estrema rigidità anche a ex mafiosi depositari di informazioni delicate come Gaspare Spatuzza, si cominciano a comprendere non solo il calo di collaborazione di spessore, ma anche i tragici suicidi degli ultimi giorni.
Da Francesco Marino Mannoia, il super pentito che aprì a Giovanni Falcone i santuari del grande traffico di droga internazionale, salvato in extremis dalla moglie dopo aver ingerito un micidiale di cocktail di farmaci, al giovane Giuseppe Di Maio, impiccatosi nella sua cella per non aver retto l’abbandono dei familiari.
Da mafiosi ricchi e rispettati, tutelati nei loro bisogni dall’organizzazione criminale, questi uomini si ritrovano ad essere rifiutati dalla propria famiglia di sangue, trasportati in località segrete con scarsissime possibilità di ritornare ad una vita normale e ricoperti di insulti, specialmente se chiamano in causa i vari colletti bianchi. Un tantino disincentivante…
Trattativa o meno, sta di fatto che una delle armi più efficaci della lotta alla mafia viene sempre più spuntata mentre va continuamente in onda la propaganda degli arresti delle componenti militari che seppur importanti non bastano certo a penetrare nelle viscere delle mafie che fanno del segreto, soprattutto sulle relazioni inconfessabili con il potere, la loro forza.
Trattativa o no, inutile nascondersi dietro un dito. Il trattamento riservato ai collaboratori così come il disegno di legge sulle intercettazioni sono un enorme regalo al sistema criminale di cui la violenza delle mafie è solo la punta dell’iceberg.
Le ultime notizie su Salvatore Riina ce lo raccontano come ancora forte, pieno di sé, che a colloquio con il figlio Giovanni, si vanta del suo ruolo di capo e di detentore di informazioni che solo lui sa. Sarà persino compiaciuto dell’esito di un lavoro durato anni e della fine riservata a chi tradisce il patto di omertà.
Chissà pero se nel suo folle egocentrismo si è reso conto di essere stato usato e gettato anche lui, proprio come i pentiti.


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...