Archivi del mese: agosto 2011

LA MALATTIA DEL DEBITO STA NELLA CURA: LE PRIVATIZZAZIONI | STAMPA LIBERA

Fonte: LA MALATTIA DEL DEBITO STA NELLA CURA: LE PRIVATIZZAZIONI | STAMPA LIBERA.

Alla fine della scorsa settimana, i giornali ci hanno informato del “turbamento” provato da Romano Prodi di fronte alla notizia che era stata la Deutsche Bank a dare il via al tracollo del debito pubblico italiano. La multinazionale finanziaria tedesca è stata infatti la prima a disfarsi dei titoli italiani in proprio possesso. (1)
Prodi non ha accennato al fatto che il suo amico e collega di governo, Giuliano Amato, ora senior advisor della Deutsche Bank, non si sia degnato di anticipargli personalmente la notizia. L’ex Presidente del Consiglio ha parlato invece di vocazione “suicida” dell’Europa e di fine di quella “solidarietà” europea che aveva caratterizzato i padri fondatori.

COMIDADProdi però dimentica che una volta a tenere a freno gli istinti criminali dei banchieri, e ad imporre la disciplina europea, c’era il confronto con la potenza militare ed ideologica dell’Unione Sovietica. Oggi invece in Russia c’è quel calabrache di Putin, speranza delusa del neonazismo “eurasiatico”, il quale si sta preparando a mollare anche l’alleato Assad; e ciò in base alle “notizie” sulla Siria diffuse dall’emittente Al Jazeera, di proprietà dell’emiro del Qatar, cioè un Paese coordinato militarmente con la NATO.

Prodi, in una lunga intervista di qualche mese fa, rilasciata a Rainews, aveva parlato diffusamente di crisi europea, evocando più volte gli spettri del suicidio e della “paura” che paralizzerebbe le decisioni. Quando si comincia a psicanalizzare e filosofeggiare sulle intenzioni degli altri, allora è segno che si vuole sfuggire alle constatazioni più ovvie.(2)

Una delle poche affermazioni concrete dell’intervista di Prodi riguardava infatti l’osservazione che la minaccia del debito greco si presentava abbastanza limitata ed, in sé, relativamente poco preoccupante, ed è stata invece enfatizzata dall’atteggiamento ambiguo (o subdolo?) delle autorità monetarie internazionali ed europee. In questo contesto, la Deutsche Bank ha dimostrato di avere le idee sin troppo chiare, in quanto è stata la più attiva ad alimentare l’allarme mediatico circa il pericolo del default greco, così da spingere l’esito della crisi nella direzione voluta, cioè la privatizzazione dei patrimoni pubblici della Grecia.(3)Che l’assalto al debito italiano abbia gli stessi obiettivi di privatizzazione, non è un dato derivato da qualche seduta spiritica, di cui Prodi si è in passato dichiarato un frequentatore; bensì è una realtà che si può leggere da tutta una serie di proclami a riguardo. Il quotidiano confindustriale “Il Sole-24 ore” ci fa sapere che il valore dei patrimoni immobiliari pubblici che si potrebbero immediatamente privatizzare ammonta a trecento miliardi di euro. Come a dire, basta privatizzare questa massa di beni ed il debito è risanato.(4)

Del resto le organizzazioni degli agenti immobiliari e degli imprenditori edili ce lo ripetono da tempo: la “cura”, anzi la panacea, del debito consiste nelle privatizzazioni dei beni immobili pubblici.(5)
In queste settimane è ritornata di attualità anche la questione della privatizzazione dei beni immobili delle Università, che costituiva il motivo ispiratore della pseudo-riforma Gelmini, e fu invece bloccata da un emendamento voluto da Tremonti. Ora, però, lo stesso Tremonti fa sapere di essere nuovamente disponibile a prendere in considerazione queste privatizzazioni, in quanto la Legge 133/2008 (cioè il Decreto Tremonti) consente al ministro dell’Economia di prendere questo provvedimento. Il valore degli immobili universitari, e dei beni demaniali in uso alle Università, è stimato ufficialmente in circa trenta miliardi di euro; ma il valore è sicuramente sottostimato, poiché occorre tenere conto del fatto che ci sono di mezzo non solo edifici, ma anche molti terreni edificabili.(6)

La questione dell’emergenza del debito è inseparabile dalla sua “cura”. In altre parole, il problema nasce proprio dalla soluzione proposta, o imposta. La destra “antagonista” ha spesso denunciato la tirannia finanziaria, ma in termini tali da farne perdere di vista i veri obiettivi. La “usurocrazia”, così efficacemente illustrata dalla retorica accattivante del poeta e saggista Ezra Pound, è diventata una sorta di entità metafisica, come se il debito fosse di per sé capace di determinare una generale “schiavitù” dei popoli.

Questa metafisica della destra mira a separare nell’analisi un capitalismo buono e “produttivo”, con i suoi eroi come Henry Ford, dal malvagio capitalismo finanziario dei Rothschild e dei Goldman Sachs. In realtà la schiavitù per debiti entrò in crisi già nell’antica Roma, e persino il carcere per debiti, reso famoso e famigerato dalle opere di Charles Dickens, alla fine fu abolito a furor di popolo. Nessuna schiavitù del debito è in grado di imporsi da sola alla lunga distanza, ed una cronica dipendenza dal debito alla fine affossa il creditore più ancora del debitore. Nessun rapporto di dominio può fare a meno di esprimersi in una materiale appropriazione del territorio, o attraverso l’occupazione militare, o attraverso la privatizzazione, oppure attraverso entrambe.

Occorre quindi capire a cosa mira realmente, ed a breve, l’emergenza-debito; cioè saccheggiare la ricchezza reale costituita dai patrimoni immobiliari pubblici, a cui tutti i capitalisti sono interessati, sia quelli presunti “buoni” che quelli sfacciatamente cattivi. Tutte le banche sono infatti delle potenze immobiliari, ma lo sono anche la FIAT e la Pirelli. Se il problema del debito pubblico non venisse “curato” si risolverebbe da solo, dato che di fronte ad uno Stato insolvente i creditori possono solo rassegnarsi. Si comprende allora il perché dell’attuale psicoguerra, come mai sia così urgente agitare l’allarme e lo spettro dell’apocalisse finanziaria, in modo da illudere tutti che le privatizzazioni siano la via d’uscita dal tunnel.

Ovviamente le privatizzazioni devono essere fatte a spese dello Stato, come quelle che sta già attuando il governo greco, costretto dal Fondo Monetario Internazionale ad istituire un apposito Fondo del ministero delle Finanze per finanziare i privati interessati ad “acquistare” i beni pubblici. Secondo i metodi tipici della corruzione coloniale, al banchetto delle privatizzazioni vengono chiamati a partecipare anche i gruppi affaristici locali, in modo da garantirsi la opportuna rete di complicità.(7)

Il vero nemico, che la destra “antagonista” non vuole mai evocare, è la proprietà privata dei mezzi di produzione e della terra, ed i metodi di illegalità, di frode e di rapina con cui la proprietà privata si costituisce. La fame di patrimoni immobiliari, ampiamente documentata nella stampa specialistica, rimane però un argomento tabù quando si tratta di rivolgersi al grande pubblico. Sarà perché questa avidità di ricchezza immobiliare fa molto medioevo, e rischia perciò di smentire la mitologia modernistica e pseudo-innovativa, che avvolge come una nebbia il reale funzionamento della sedicente “Economia di Mercato”. Nell’epoca della cosiddetta “globalizzazione”, infatti la questione della proprietà della terra si pone al centro dell’attenzione, dato che attualmente le multinazionali – comprese quelle del credito, come Goldman Sachs – si dedicano all’appropriazione di terreni nei Paesi del terzo mondo e soprattutto in Africa.(8)

(1) http://www.corriere.it/economia/11_luglio_28/prodi-deutsche-bank_02a8aac8-b914-11e0-a8dd-ced22f738d7a.shtml
(2) http://www.youtube.com/watch?v=hbgebsr8-fQ
(3) http://www.lettera43.it/economia/macro/19624/grecia-privatizzazioni-per-50-miliardi.htm
(4) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-29/patrimonio-immobiliare-stato-vale-161237.shtml?uuid=AabyCIsD
(5) http://archiviostorico.corriere.it/2011/febbraio/26/Clerici_vendano_tutti_gli_immobili_co_7_110226001.shtml
(6) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/05/23/il-grande-business-degli-immobili-universitari.html
(7) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.imf.org/External/NP/
(8) http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.african-bulletin.com/news/630-africa-land-invasion-and-expropriation.html 

Leggi anche:

Antimafia Duemila – Travaglio – Palma d’Oro

Il nuovo ministro della giustizia è proprio quello che ti aspetti da Berlusconi

Fonte: Antimafia Duemila – Travaglio – Palma d’Oro.

di Marco Travaglio – 28 luglio 2011
Dopo tanti avvocati e alcuni imputati, abbiamo finalmente un magistrato ministro della Giustizia. D’accordo, Francesco Nitto Palma ha dovuto superare alcuni esamini facili facili, per dissipare la naturale diffidenza che la categoria delle toghe comprensibilmente suscita nel mondo politico: tipo essere un berlusconiano…

…di ferro, avere almeno un amico pregiudicato per corruzione giudiziaria (Previti), aver fatto per lui alcune leggi per salvarlo dalla galera, aver fatto archiviare inchieste eccellenti come quella su Gladio (si può anche dire “insabbiare”, come scrisse l’Europeo, che Palma denunciò e perse la causa). Ma li ha brillantemente superati tutti.
Oltretutto, ad abundantiam, ha pure sposato la figlia dell’ex capo degli ispettori ministeriali che nel 1994-‘95 perseguitò il pool Mani Pulite, Ugo Dinacci, diventando il genero dell’avvocato Filippo Dinacci, difensore di B. Un bijou. Dopo i numerosi appelli del capo dello Stato per una “figura di alto profilo”, il Cavaliere ha trovato lo statista giusto. Dal centrosinistra, del resto, nessuno ha detto una parola. Napolitano aveva storto il naso sul nome di Anna Maria Bernini, e giustamente: avvocato di Bologna, la signora è entrata in politica non grazie a B. ma a Fini (dunque è già sospetta), e soprattutto non frequenta Previti né ha legiferato per lui (dunque è doppiamente sospetta): vade retro. Così il popolare Cesarone conquista finalmente, seppure per interposta persona e con 17 anni di ritardo, quel ministero della Giustizia a cui agognava fin dal 1994. Allora era ancora incensurato, ma incontrò sulla sua strada un presidente della Repubblica piuttosto fisionomista: a Scalfaro bastò guardarlo in faccia per decidere che era meglio persino Alfredo Biondi. “Se lo conosci, lo Previti”, commentò Montanelli. Anche Ciampi nel 2001 rimandò indietro un ministro della Giustizia: Maroni, respinto per via della condanna a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale, uno che visti i successori pare Cavour. Scalfaro e Ciampi avevano letto attentamente l’articolo 92 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Cioè li nomina lui, non il premier. E, se non gli piacciono, si rifiuta di nominarli. Evidentemente Nitto Palma a Napolitano piace, come gli altri “ministri di alto profilo” nominati negli ultimi mesi: l’imputato per ricettazione Aldo Brancher (poi condannato), l’indagato per mafia Saverio Romano (ora imputato), l’attachè del Biscione Paolo Romani, per non parlare degli ultimi sottosegretari “responsabili”. Ieri, durante la gaia cerimonia della firma al Quirinale, qualcuno ha trattenuto il fiato.   Vuoi vedere – sussurrava tremando qualche malpensante – che il capo dello Stato, così allergico ai magistrati che entrano in politica senza dimettersi dalla magistratura, farà una lavata di capo al neoministro, che sta in Parlamento dal 2001 senz’aver mai lasciato la toga, anzi è tuttora in aspettativa, pronto a tornare in servizio alla prima trombatura? Invece niente, per fortuna è filato tutto liscio. I severi mòniti del Colle ai magistrati che usano la toga come trampolino di lancio per la politica sono riservati a quelli come De Magistris, che quando fu eletto europarlamentare attese ben due mesi a dimettersi da magistrato, suscitando le ire di Pigi Cerchiobattista. Ora che il magistrato Palma, da dieci anni deputato, diventa addirittura ministro e, come tale, titolare dell’azione disciplinare contro i suoi colleghi, tutti zitti. Il bello della politica italiana è proprio questo: ogni volta che si pensa di aver toccato il fondo, c’è chi scava più in fondo. Palma farà rimpiangere Alfano che a sua volta ha fatto rimpiangere Mastella che da parte sua aveva fatto rimpiangere Castelli e così via, su su fino a Mancuso, Biondi, Martelli, Rognoni, Martinazzoli. Resta da capire chi, dopo Palma, riuscirà a farlo rimpiangere. Ma che lo si troverà non c’è dubbio: ci penserà il centrosinistra.

Tratto da:
Il Fatto Quotidiano

ComeDonChisciotte – I SEALS ABBATTUTI NON POTRANNO PIÙ PARLARE

Fonte: ComeDonChisciotte – I SEALS ABBATTUTI NON POTRANNO PIÙ PARLARE.

DI JULIUS SEQUERRA
Beforeitnews.com

Trentuno soldati statunitensi sono rimasti uccisi quando l’elicottero, un Boeing Chinook, su cui stavano volando è precipitato in Afghanistan.

Dei trentuno deceduti, venti erano membri del SEAL Team 6.

Ero già stato precedentemente informato (da un colonnello in pensione dell’intelligence dell’esercito) che si tratta delle stesse persone che si ritiene abbiano ucciso di recente Osama bin Laden a Abbottabad. [NB: il Seal Team 6 è un gruppo ultra-scelto di agenti “in nero” che è al di fuori del protocollo militare, che partecipa a operazioni che hanno il più alto livello di segretezza e che spesso oltrepassano i limiti delle leggi internazionali.]

La storia ufficiale narra che i talebani hanno abbattuto l’elicottero. Ho i miei dubbi (come hanno molti altri che hanno più senno di voi, davvero).

[Ricordatevi di Pat Tillman, la stella del football che sciolse un contratto ricchissimo e andò volontario in Afghanistan sulla scia dell’impeto patriottico post-11 settembre? La storia ufficiale è che Tillman stia stato ucciso dal fuoco amico. Secondo le informazioni provenienti da molti soldati statunitensi (alcuni li conosco personalmente), Pat Tillman è stato assassinato dal suo governo. Si dice che Tillman, il perfetto simbolo per il reclutamento militare, si stava risvegliando dalle bugie dell’11 settembre e aveva iniziato a parlare un po’ troppo. Le parole hanno risalito velocemente la catena di comando. È stato ucciso da tre proiettili alla testa sparati da distanza ravvicinata. Davvero un fuoco amico.]

“Nessuno viene mai ingannato. Ci si inganna da sé.” – Goethe

La “recente morte” di Osama ci fa venire in mente le foto che erano presenti nella prime pagine dei giornali durante l’invasione dell’Iraq.

Ricordate quell’immagine simbolo degli iracheni festosi che aiutavano ad abbattere la statua di Saddam? Un mio conoscente dei Marines mi disse di un amico che era davvero sul posto, in quella piazza. In realtà, non c’erano più di cinquanta iracheni in quella “folla festosa” e praticamente tutti erano stati pagati per partecipare a quel servizio fotografico. [Avete per caso notato che c’erano solo alcune riprese fatte da un solo angolo di inquadratura? Il resto della piazza era totalmente vuoto, a parte il personale militare USA e le apparecchiature.]

C’è stata un’altra foto classica, quella di Saddam barbuto e in disordine che sbucava da una tana con le mani pateticamente sospese nell’aria in un gesto di sconfitta totale. Ve ne ricordate?

È anche quella una manipolazione. Ho fatto personalmente la conoscenza di un ex Marine che conosce una delle persone che ha aiutato a mettere in scena quel sordido affare.

La verità è che Saddam fu alla fine messo nell’angolo in casa di uno dei suoi amici, e che lottò valorosamente fino all’ultimo proiettile. Fu alla fine catturato, ancor più scapigliato (e già non doveva essere un figurino dall’inizio), costretto con la forza a infilarsi in quel buco e ricoperto di sporco per assicurarsi un’immagine degna di Hollywood. Il solo scopo di quella foto era quello di demoralizzare la popolazione irachena mostrando il loro leader rannicchiato in atteggiamento di sconfitta.

La VERA morte di Osama bin Laden

È ben noto grazie a insider della forze armate (e anche ad altri che si affidano a fonti alternative per le loro notizie) che Osama bin Laden è morto per cause naturali nel 2001. Era appena ritornato in Pakistan da Dubai dopo essere stato sottoposto a un trattamento medico all’Ospedale Americano.

Già nel marzo del 2000, Asia Week espresse preoccupazione per la salute di bin Laden, parlando di un serio problema di salute che avrebbe potuto mettere la sua vita in pericolo a causa di “un’infezione renale che si è propagata al fegato e che richiede una speciale cura.”

Dopo essere decollato da Quetta in Pakistan, bin Laden giunse a Dubai e fu trasferito all’Ospedale Americano. Fu accompagnato dal medico personale e da un “fedele assistente” (probabilmente al-Zawahiri). Osama fu accettato nel famoso dipartimento di urologia guidato dal dottor Terry Callaway, uno specialista di calcoli biliari e di infertilità.

Bin Laden fu curato in una delle suite riservate ai VIP presenti nell’ospedale. Durante il suo ricovero, ha ricevuto visite da molti membri della sua famiglia, così come da importanti personalità dall’Arabia e dagli Emirati Arabi. Nel corso della permanenza all’ospedale, l’agente di zona della CIA, ben noto a Dubai, fu visto prendere l’ascensore dell’ospedale per il piano di bin Laden.

Pochi giorni dopo, un uomo della CIA si vantò con pochi amici di aver visitato bin Laden. Fonti affidabili riportano che il 15 luglio, il giorno successivo al ritorno di bin Laden da Quetta, l’agente CIA fu richiamato al quartier generale. [NB: i contatti tra la CIA e bin Laden sono iniziati nel 1979 quando, in rappresentanza degli affari della famiglia, iniziò a reclutare volontari per la resistenza afghana contro l’esercito sovietico.]

L’ULTIMA “morte” di bin Laden

Quello che è stato riferito al mondo intero sulla recente “Morte di Osama bin Laden” è meschino e risibilmente assurdo (specialmente sul fatto che non siano state eseguite perizie medico-legali, e che il corpo sia stato velocemente scaricato in mare. L’ultima foto truccata è l’argomento decisivo).

La verità è che bin Laden è morto da un bel po’ di tempo.

Il rebus di Abbottabad era una complessa psyop per fornire un po’ di serenità al pubblico statunitense per poter scatenare la propaganda dei media, rimanendo sempre, senza contraddittorio, all’interno della più grande, terribile e più costosa truffa di tutti i tempi: l’11 settembre e la “Guerra al Terrore”.

E ora ogni singolo membro del SEAL Team 6 che ha partecipato all’operazione psicologica “dell’assassinio” è morto.

Per puro caso, mi venne da ridere quando lessi un titolo particolarmente divertente sull’ultima morte di Osama, nella rivista US Business Insider: “Ecco a voi il ‘Seal Team 6‘, i prepotenti che hanno ucciso Osama Bin Laden”.

Bene, adesso tutti questi poveri “prepotenti” sono morti.

E i morti non parlano.

*********************************************Fonte: Inside Scoop: Shot Down Black-Op Seals Won’t Be Talking Now

07.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Antimafia Duemila – Pentiti a perdere, il sogno di Riina

Fuori la mafia dallo stato!
Fonte: Antimafia Duemila – Pentiti a perdere, il sogno di Riina.

di Anna Petrozzi – 28 luglio 2011
Era il chiodo fisso di Riina. Li voleva morti, anzi sterminati, loro e i loro figli, bambini compresi, fino alla settima generazione. I pentiti erano la sua spina nel fianco, a partire dall’oltraggio subìto con la collaborazione del primo corleonese, Pino Marchese, suo autista personale. Piano piano questi “infami” con le loro dichiarazioni hanno eroso l’impero personale di denaro, violenza e dittatura del capo dei capi diventando più nemici dei nemici stessi.

Non per niente appena si è creata l’opportunità di accedere ad un nuovo dialogo con qualche interlocutore istituzionale dopo il brutale assassinio del traditore Salvo Lima e la barbarie di Capaci il boss ha messo la revisione della legge sui collaboratori in testa alle richieste da ottenere in cambio della cessazione delle stragi.
Come ormai sappiamo però quel “papello” non venne accettato tout-court ed è considerato dagli inquirenti come una delle cause che scatenarono la strage di via D’Amelio. Secondo le ricostruzioni dei magistrati dell’accusa, quella che ormai è passata agli onori della cronaca come “la trattativa”, sarebbe proseguita in altro modo, con altri attori, primo fra tutti: Bernardo Provenzano. Il quale, più astuto, meno spaccone e soprattutto più “agganciato” avrebbe stipulato un accordo a lungo termine per ottenere, oltre ad una lunga e comoda dilazione sulla sua latitanza, quella stessa contropartita che il suo compaesano pretendeva di avere a suon di bombe.
Seppur si tratta di tesi ancora al vaglio dei giudici, si può benissimo dare uno sguardo di insieme e accorgersi senza bisogno di eccessive forzature che questi pentiti non erano d’intralcio solo ai boss mafiosi.
I dati parlano chiaro. Innanzitutto i tagli. Nel 2011 la spesa prevista per il programma di protezione è di 34 milioni di euro, la metà esatta di quanto stanziato nel 2006. Ciò comporta, oltre al mancato rispetto degli accordi che il collaboratore stipula con lo Stato italiano circa il proprio mantenimento, enormi difficoltà per trasferirli dalle località protette e farli testimoniare ai processi, non ci sono soldi per le auto di scorta, per la benzina e per il pernottamento, e per garantire loro la difesa legale. Gli avvocati infatti si vedono costretti ad anticipare spese per oltre un anno anelando a rimborsi che non arrivano mai.
Se a questo si aggiungono le restrizioni legislative introdotte già dal 2006 sul limite temporale alle dichiarazioni e applicate con estrema rigidità anche a ex mafiosi depositari di informazioni delicate come Gaspare Spatuzza, si cominciano a comprendere non solo il calo di collaborazione di spessore, ma anche i tragici suicidi degli ultimi giorni.
Da Francesco Marino Mannoia, il super pentito che aprì a Giovanni Falcone i santuari del grande traffico di droga internazionale, salvato in extremis dalla moglie dopo aver ingerito un micidiale di cocktail di farmaci, al giovane Giuseppe Di Maio, impiccatosi nella sua cella per non aver retto l’abbandono dei familiari.
Da mafiosi ricchi e rispettati, tutelati nei loro bisogni dall’organizzazione criminale, questi uomini si ritrovano ad essere rifiutati dalla propria famiglia di sangue, trasportati in località segrete con scarsissime possibilità di ritornare ad una vita normale e ricoperti di insulti, specialmente se chiamano in causa i vari colletti bianchi. Un tantino disincentivante…
Trattativa o meno, sta di fatto che una delle armi più efficaci della lotta alla mafia viene sempre più spuntata mentre va continuamente in onda la propaganda degli arresti delle componenti militari che seppur importanti non bastano certo a penetrare nelle viscere delle mafie che fanno del segreto, soprattutto sulle relazioni inconfessabili con il potere, la loro forza.
Trattativa o no, inutile nascondersi dietro un dito. Il trattamento riservato ai collaboratori così come il disegno di legge sulle intercettazioni sono un enorme regalo al sistema criminale di cui la violenza delle mafie è solo la punta dell’iceberg.
Le ultime notizie su Salvatore Riina ce lo raccontano come ancora forte, pieno di sé, che a colloquio con il figlio Giovanni, si vanta del suo ruolo di capo e di detentore di informazioni che solo lui sa. Sarà persino compiaciuto dell’esito di un lavoro durato anni e della fine riservata a chi tradisce il patto di omertà.
Chissà pero se nel suo folle egocentrismo si è reso conto di essere stato usato e gettato anche lui, proprio come i pentiti.


Legge Lussana per una galera sempre più lontana- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Legge Lussana per una galera sempre più lontana- Blog di Beppe Grillo.

Buongiorno a tutti, mentre vi parlo sono in vacanza e quindi questo Passaparola è stato registrato il primo agosto. Parliamo del processo lungo, che è stato approvato la settimana scorsa dal Senato e che adesso a settembre quando riaprirà il Parlamento, purtroppo riapre, dovrebbe essere approvato dalla maggioranza comprata, anche alla Camera e quindi diventare legge.

La Lega della sicurezza fa un favore ai criminali (espandi | comprimi)
Salvo che il Capo dello Stato in un sussulto di dignità costituzionale non abbia il coraggio di respingere la prima legge ad personam del suo mandato presidenziale, visto che finora non ha respinto mai alcuna legge che servisse a Berlusconi, si tratta della 42° legge ad personam che serve a Berlusconi, naturalmente come quasi tutte le altre, serve anche a altri imputati, ovviamente serve ai colpevoli perché gli innocenti e le vittime dei reati non hanno alcun interesse a un processo lungo, hanno interesse invece a un processo rapido per uscirne il prima possibile e smettere di pagare la parcella all’avvocato il prima possibile.
Quindi è una norma fatta per gli imputati colpevoli, non a caso l’ha fatta Berlusconi! Questa norma è quasi umoristica, se toccasse a un altro paese ci sarebbe da ridere perché dopo mesi di geremiadi sul processo che è troppo lungo, sull’Europa che ci condanna per la lunghezza dei nostri processi, abbiamo una norma che allunga ulteriormente i tempi dei processi, è una norma in tre mosse: 1) la modifica all’Art. 190 del Codice di Procedura Penale sul diritto alla prova, cosa stabilisce? Che mentre oggi il giudice può escludere le prove e le testimonianze quindi superflue e irrilevanti, da domani se sarà approvata questa porcata, non potrà più respingere le testimonianze che gli porta la difesa, che siano manifestamente… non potrà respingere i testimoni, se sono pertinenti all’oggetto del processo e quindi potrà respingere soltanto quelli manifestamente non pertinenti, cosa vuole dire questo? Che se qualcuno c’entra in qualche modo con l’oggetto del processo, anche se non ha nulla da dire, il giudice non lo può respingere, quindi gli avvocati dovranno essere molto bravi e lo saranno, sicuramente a portare centinaia e migliaia di testimoni non manifestamente impertinenti, almeno apparentemente pertinenti in modo che il giudice se li debba ciucciare tutti, allungando ovviamente a dismisura il processo fino all’arrivo della prescrizione perché ovviamente la prescrizione continua a correre, mentre si sente gente inutile, ma non manifestamente impertinente.
2) questa porcata entra in vigore subito per i processi in primo grado, anche quelli in corso, te credo, la stanno facendo a posta per mandare in prescrizione i processi in corso a carico di Berlusconi e a carico di tutti gli altri, ovviamente; 3) cambia un’altra norma, l’Art. 238 bis che era una norma che aveva fatto inserire Giovanni Falcone, cosa stabiliva questo bis al 238? Che sentenze definitive si possono usare come prova in altri processi, diversi da quello in cui sono state pronunciate, per esempio se io faccio una rapina con un mio complice, faccio il rito abbreviato e mi processano prima, il mio complice fa il rito ordinario e lo processano dietro, il mio processo arriva in cassazione, mi condannano in cassazione per quella rapina e naturalmente nella sentenza c’è scritto che la rapina l’abbiamo fatta in due, perché? Perché in quel processo già vengono esaminate tutte le prove che dimostrano che la rapina l’abbiamo fatta io e il mio complice, il processo all’altro complice è molto semplice, perché nel momento in cui c’è la cassazione che dice che l’abbiamo fatta io e lui, anche per lui non ce ne è più, è inutile riesaminare tutte le prove, si prende quello che ha già stabilito la cassazione nel mio processo e la si applica anche al mio complice, il quale viene condannato rapidamente anche lui. Con la nuova norma è come se io non fossi mai stato condannato e quindi nel processo al mio complice, dovranno riesaminare tutto, sentire tutti i testimoni, riesaminare tutte le prove etc., che hanno già esaminato nel mio perché il mio processo è come se non fosse mai esistito, la sentenza di Cassazione nei miei confronti non può essere usata nei confronti del mio complice, perché lo fanno? Perché nel caso Mills, la Cassazione ha già stabilito che Mills è stato corrotto con soldi di Berlusconi nell’interesse di Berlusconi e quindi c’è il rischio che i giudici facciano in fretta a condannare Berlusconi alla luce di una sentenza della Cassazione che ha già dichiarato colpevole il corretto e che deve occuparsi semplicemente di sanzionare il corruttore e cioè Berlusconi.
Invece senza l’utilizzabilità di quella sentenza, ovviamente i tempi saranno più lunghi e poi la prescrizione del caso Mills arriva a gennaio, a meno che Berlusconi, cosa che non ha mai fatto e quindi non farà neanche questa volta rinunci alla prescrizione. Dicevo che questa porcheria oltre a mandare in fumo tutti i processi a Berlusconi, salvo forse quello per il caso Ruby ma nel senso che i fatti sono dell’anno scorso e quindi c’è più tempo per fare il processo, ma se gli avvocati sono bravi, riusciranno a far sentire qualche centinaio o migliaio di prostitute per sapere se andavano o non andavano a Villa Certosa naturalmente e quindi di prostitute ce ne sono parecchie da chiamare come testimoni a Milano e Brianza, quindi i processi a Berlusconi ce li scordiamo, ma ci scordiamo anche tutti gli altri processi, perché la norma vale per tutti, ovviamente, è una legge ad canaglias, più che ad personam, tra le canaglias naturalmente ce ne è una che l’ha promossa, ma poi ci sono tutte le altre che ne beneficiano, ci sono molti utilizzatori finali, tutti gli imputati colpevoli.
Questa porcheria avrà degli effetti naturalmente paradossali, ridicoli che sono stati illustrati in Parlamento sotto gli occhi del Presidente Schifani che se ne è bellamente infischiato e ha fatto passare il tutto, addirittura con la mozione di fiducia, che per una legge di iniziativa parlamentare e non governativa è quantomeno curiosa, ma serve comunque a strozzare il dibattito e a accelerare l’iter per approvare il processo lungo, hanno fatto un iter breve per approvare il processo lungo.
Se il giudice ha l’obbligo di emettere nei processi tutti i testimoni pertinenti alla causa che le difese chiedono di sentire, nel processo Parmalat si starebbe ancora – scrive Ferrarella su Il Corriere – a ascoltare i 35 mila azionisti che Tanzi, furbo, aveva chiesto al Tribunale di interrogare sul perché avessero deciso di investire i loro soldi nei bond, Parmalat, aveva detto “sentiamo i 35 mila azionisti” provate a fare un calcolo di quanti decenni ci vogliono per sentire 35 mila persone in un’aula di Tribunale.
Nel processo Eternit, dove ci sono 1500 morti di amianto a carico degli ex responsabili di questa multinazionale dell’amianto, gli avvocati avevano chiesto di sentire 9841 testimoni, naturalmente i giudici hanno sforbiciato perché erano testimoni inutili, la gran parte, con questa norma, dato che quei testimoni sono tutti pertinenti, in teoria, li dovrebbero sentire tutti, il processo è ancora in corso, quindi si fa ancora in tempo a bloccarlo quel processo per 1500 morti da amianto, ma ci saranno altri casi, l’asilo nido di ?Lignano Flaminio? dove ci sono quei sospetti casi di pedofilia da parti degli insegnanti, i difensori potrebbero citare l’intera scuola, l’intero corpo docente, tutti gli scolari, tutti i genitori degli scolari, tutti i parenti degli scolari, nel caso delle violenze che hanno portato alla morte il povero Cucchi, si potrebbero sentire tutti quelli che l’hanno visto in carcere, quindi tutti i detenuti nel carcere dove è stato portato, a Paleremo c’è un processo contro un deputato di forza del sud, un certo Mineo che è un sospetto prestanome dei boss, i legali potrebbero sentire tutto il quartiere dove operava, per sapere se era una brava persona o meno. L’Avvocato Li Gotti, parlamentare dell’Italia dei Valori ha fatto un altro esempio, tutte le perizie, in un processo, stabiliscono che un tale è stato ucciso con due colpi di pistola, la difesa potrebbe sostenere che sono pertinenti alla causa tutti i testimoni presenti nelle adiacenze del luogo del delitto, un condominio intero o magari se il tizio è stato ammazzato a pistolettate vicino a uno stadio durante una partita, sentire tutti i tifosi presenti nello stadio, per vedere se hanno sentito uno, due, tre colpi, nessuno, tutti questi testi sebbene siano superflui sono pertinenti, perché avrebbero potuto teoricamente sentire l’esplosione dei colpi di pistola.
Altro caso, un omicidio commesso in un’affollatissima discoteca, spiega un membro del Csm, l’Avvocato Calvi, la nuova norma imporrebbe alla Corte d’Assise di convocare, se richiesto dalla difesa, tutti i presenti in una discoteca, oggi invece si sentono ovviamente soltanto quelli più vicini o quelli più informati dei fatti o se ne sente qualcuno a campione. Calvi fa anche notare che sarà divertente vedere Totò Riina che interroga Spatuzza perché nella norma hanno scritto che l’imputato, tramite il difensore, ha facoltà davanti al Giudice di interrogare o fare interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, quindi le può interrogare lo stesso imputato le persone che lo accusano, pensate Totò Riina che interroga il pentito o pensate un capo mafia che interroga il commerciante che ha denunciato il pizzo, lo guarda negli occhi, lo interroga lui! Secondo voi quante vittime del pizzo confermeranno di avere subito richieste estorsive se a interrogarle è colui che il pizzo lo imponeva? L’imputato? Gianrico Carofiglio, magistrato, parlamentare del PD ha spiegato con alcuni altri esempi quello che succederà, dato che è uno scrittore e che è molto in gamba, vi lascio con questo suo agghiacciante racconto dedicato gli elettori della Lega e del centro-destra che hanno votato per questo governo all’insegna dello slogan “più legalità, legge e ordine, tolleranza zero, città più sicure, lotta al crimine, linea dura, pacchetti sicurezza” se lo sono meritano questo governo questi poveretti o questi ingenui.

10, 100, 1000 testimoni. (espandi | comprimi)
“Signor Presidente – dice Carofiglio – visto che con apprezzabile coerenza la prima firmataria non ha ritenuto di rimuovere la sua firma dal testo in esame, ove mai il presente Disegno di Legge fosse approvato, verrà ricordato come legge Lussana – Lussana è una simpatica deputata leghista che non sa quello che fa evidentemente, ha ricevuto un ordine e vi ha obbedito – è bene rammentarlo perché quando questa legge produrrà i suoi effetti, potremo figurare lo scenario che verrà a definirsi in tutta l’Italia, quindi anche al nord, quindi anche nella Città di Bergamo dove credo provenga l’On. il Lussana.Immaginiamo una banda di pericolosi rapinatori, magari provenienti dai paesi dell’est o dal nord – Africa, quelli che piacciono tanto alla Lega, per massacrarli, questa banda decide di dedicarsi alle rapine nelle ricche ville nelle immediate vicinanze di Bergamo, la banda non va troppo per il sottile, entrano, spaccano tutto, stuprano, picchiano, feriscono e diventa il terrore della Provincia di Bergamo, naturalmente scatta un’emergenza di Polizia, per cui la Procura, la Polizia di Stato, i Carabinieri si dedicano all’attività investigativa, riescono a ritrovare per esempio, succede, delle videoriprese, telecamere puntate qua e là per cui abbiamo le loro facce che sono molto ben visibili, in qualche caso abbiamo le impronte digitali, la Polizia arresta, 5, 6, 7 rapinatori. Nell’attuale situazione della nostra legislazione processuale questi signori consigliati da un difensore munito da un minimo di competenza, chiederebbero il giudizio abbreviato, perché sono incastrati, li hanno beccati con la loro faccia mentre stavano facendo la rapina o stavano scappando con il bottino. Di fronte a una situazione normativa mutata, con la nuova legge, prescindendo dalle questioni sull’ammissibilità del rito abbreviato, immaginiamo che non abbiano commesso omicidi, ma solo rapine, violenze e stupri, loro non lo chiederanno mai, sarebbero pazzi a farlo e lo sarebbero perché il processo svolgerebbe più o meno nel modo che vado a raccontarvi: la difesa naturalmente deve fare il suo lavoro e il suo lavoro è quello di tutelare i clienti, di cercare di ottenere la loro liberazione e di farli assolvere, anche se magari l’avvocato sa benissimo che sono colpevoli, le riprese… ottenere la liberazione non sarà difficilissimo in relazione alla scadenza dei termini di custodia e vi spiego perché: come vi ho detto all’inizio abbiamo delle videoriprese e delle impronte digitali, questo renderebbe superflua per esempio l’audizione di un gran numero di testimoni, immaginiamo che per 10 o 5 rapine ci siano 100 testimoni potenziali, nessuno dei quali di fronte a un quadro probatorio come quello che ho indicato, videoregistrazioni e impronte digitali, sarebbe necessario, la loro audizione sarebbe perlomeno in quel numero manifestamente superflua, ma non priva di pertinenza. Secondo la legge che volete approvare, tutti questi testimoni, essendo pertinenti, ancorché manifestamente superflui, dovranno essere ammessi dal giudice e se il giudice non dovesse ammetterli, produrrebbe un provvedimento nullo, il quale farebbe cadere l’intero processo. Quindi gli avvocati di questi rapinatori, efferati stupratori violenti, chiederanno 100 testimoni a difesa sulle più varie circostanze, perché come ho cercato di ricordare, oltre le circostanze che hanno a che fare con il fatto – reato, le rapine, le violenze, gli stupri, costituiscono oggetto di prova e quindi oggetto di questa nuova disciplina e di un dovere di ammissione del giudice, a pena di nullità del processo, tutte queste altre belle cose: la natura, la specie, i mezzi, l’oggetto, il tempo e il luogo oltre ogni altra modalità dell’azione. Se avevano delle pistole o dei mitra la difesa potrà chiedere accurate perizie anche se la cosa non è interessante, per verificare specificamente, si tratta di cosa superflua ma non priva di pertinenza, il loro livello di funzionalità, potrà chiedere ogni tipo di accertamento o di testimonianza per esempio sulle condizione di vita individuale, familiare e sociale dei rapinatori, potrà convocare 100 testimoni per dire che a casa questi signori sono dei bravi ragazzi, amano i cani e trattano bene i bambini, il processo dunque con l’ammissione di 200 testimoni comincia in Tribunale in cui non si possono pagare gli straordinari al personale, per cui le udienze, tutte le udienze finiscono alle 14, dunque il processo comincia e sapete come? Con l’audizione dei testimoni dell’accusa, magari le vittime, i soggetti che li hanno rapinati, violentati e stuprati potranno direttamente interrogare, guardando negli occhi le persone a cui qualche tempo prima hanno fatto qualcosa, allo stesso modo guardandole negli occhi.
Dopo questo interessante passaggio di esame diretto di cittadini, forse elettori leghisti della Provincia di Bergamo da parte di assassini e stupratori, i loro assassini e stupratori, seguirà tutta questa interessantissima fase di istruttorie dibattimentale in cui il Tribunale non avrà alcun potere di intervento o di revoca su prove manifestamente superflue, ma pertinenti in astratto e che in quanto tali, a seguito di questa legge, dovranno comunque obbligatoriamente essere ammesse, tutte!
Il processo si trascinerà per un tempo assolutamente incontrollabile per il Tribunale che ad un certo punto si troverà a verificare la scadenza dei termini di custodia cautelare, certo durante il processo di primo grado, non è che uno può essere tenuto in carcere per 5 anni, ci sono delle scadenze oltre le quali uno anche se è sotto processo per gravi reati come questi, se non è arrivata la sentenza di primo grado, dopodiché si applica la custodia cautelare per l’appello, viene liberato in attesa che cominci l’appello e chi lo ritrova più in attesa che ricominci l’appello? Il processo si trascinerà per un tempo incontrollabile per il Tribunale che a un certo punto si troverà a verificare la prossima scadenza dei termini di custodia cautelare per poi verificare invece che gli stessi sono scaduti, mentre l’istruttore dibattimentale, cioè il processo, il dibattimento è anche in corso per sentire importanti testi che non servono a nulla, ma se non si possono più non sentire, altrimenti è nullo il processo.

Il giudice quindi grazie alla legge Lussana non potrà fare altro che scarcerare questi assassini, rapinatori o stupratori, i quali usciranno dal carcere e faranno marameo ai cittadini, alla giustizia e alla decenza di questo paese, grazie Lega Nord, grazie Lussana, grazie Pdl, grazie responsabili o come diavolo si chiamano gli amici di Scilipoti, passate parola!

Antimafia Duemila – Una firma contro la ”porcata”

Fonte: Antimafia Duemila – Una firma contro la ”porcata”.

Cinquantaquattro. Sono i giorni che abbiamo a disposizione per raccogliere 500mila firme, il numero necessario per far partire la macchina del referendum elettorale che dovrà abolire il cosiddetto “porcellum”.

Una legge pensata per sottrarre ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti. Da quando nel dicembre 2005 la legge è stata approvata, chi siede in Parlamento è infatti nominato esclusivamente dalle segreterie dei partiti.

Le regole elettorali sono uno strumento fondamentale della nostra Costituzione e della vita democratica. Se non funzionano, non funziona la democrazia. Abrogare questa legge, come afferma Andrea Morrone, presidente del Comitato referendario per i collegi uninominali è la condizione essenziale affinché “la Costituzione repubblicana sia resa, di nuovo, effettiva: per non essere più costretti a subire la “violenza politica” di dovere accettare “tutto o niente”, segnando, nella scheda elettorale, una croce su una lista di candidati integralmente scelti da altri e da pochi (com’è accaduto nelle elezioni del 2006 e del 2008): candidati spesso sconosciuti, spesso senza esperienza politica, senza nessun collegamento con i territori che pur dovrebbero “rappresentare”, semplicemente scelti – per meriti tutt’altro che indiscussi – da chi può premiarli, per ragioni spesso indicibili, con uno scranno in Parlamento”.

Inutile e ridicolo pensare che lo stesso Parlamento nato e consolidatosi con questa legge possa volerla abrogare o riformarla: chi l’ha voluta detiene ancora la maggioranza, nonostante il suo autore materiale, il ministro Roberto Calderoli, l’abbia definita lui stesso una “legge porcata”. Porcata perché truffaldina come ha più volte ripetuto Giovanni Sartori. Truffaldina perchè “assegna un premio di maggioranza alla maggiore minoranza”. Per effetto di questa legge se per esempio alle prossime elezioni Berlusconi si ricandidasse, ottenesse il 30% del voti e nessun altro partito o coalizione arrivasse a tanto, Berlusconi avrebbe alla Camera il 55% dei seggi.

L’unica possibilità per cancellare questo mostro giuridico è pertanto affidata agli stessi cittadini. Il tentativo fatto due anni fa è fallito allorché il referendum non raggiunse il quorum. Ma oggi, sull’onda dello straordinario risultato ottenuto il 12 e il 13 giugno l’abrogazione di questa legge è possibile.

Da oggi al 30 settembre serve però uno sforzo straordinario da parte di tutti e fin da subito è fondamentale che si costituiscano comitati territoriali e che ognuno di noi, singolarmente o in gruppo vada a firmare, faccia circolare l’informazione. Che si allestiscano banchetti perfino nelle spiagge tra gli ombrelloni e i chioschi di bevande, in montagna tra i parchi e le riserve naturali, nelle città accanto all’ingresso dei musei o all’entrata dei botteghini dove si fa la fila per un concerto o un film in un’arena.

Abbiamo lottato e vinto contro la privatizzazione dell’acqua, il nucleare e contro una delle tante troppe leggi ad personam. Adesso dobbiamo impegnarci tutti insieme affinché sia restituità la dignità ai cittadini-elettori contro le tante caste e logge che vorrebbero costringerci al silenzio e alla logica della delega in bianco.

Tratto da: ilfattoquotidiano.it

Strage di Bologna: il Pdl prima diserta la piazza, ora denuncia i familiari delle vittime

Il solito vergognoso PDL
Fonte: Strage di Bologna: il Pdl prima diserta la piazza, ora denuncia i familiari delle vittime.

Il deputato berlusconiano Fabio Garagnani è lo stesso che aveva chiesto l’esercito in piazza a Bologna per il 2 agosto. Il presidente dell’associazione delle vittime: “Mi si attacca per una dichiarazione pubblica in cui ho detto che spendiamo soldi per fare la guerra in Afghanistan a caccia di terroristi, mentre qui da noi è capitato che fossero i terroristi a essere protetti con il segreto di Stato”

Si riaccende la polemica attorno alle parole che Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime strage del 2 agosto, ha pronunciato nei confronti del governo dal palco di Piazza delle Medaglie d’Oro, a Bologna, martedì scorso, nel trentunesimo anniversario della strage. Un discorso durante il quale Bolognesi, ha chiesto di proseguire le indagini su quello che accadde alla stazione, soprattutto per capire chi furono i mandanti e se quella fu o meno una delle cosiddette stragi di Stato, maturate in un disegno che gli storici definiscono come “strategia della tensione”.

Oggi il deputato del Pdl, Fabio Garagnani (lo stesso deputato che alla vigilia della commemorazione aveva chiesto l’esercito a Bologna) ha presentato un esposto alla magistratura ipotizzando il reato di vilipendio contro la Repubblica e i suoi organismi previsto dall’articolo 290 del codice penale. “Le gravi affermazioni del presidente dell’associazione delle vittime della strage del 2 agosto non possono essere lasciate sotto silenzio, non tanto perché contenenti critiche di natura politica, quanto perché delegittimano in modo inconfutabile lo Stato e le Istituzioni democratiche”, ha affermato Garagnani dimenticando che il governo del Paese, gli uomini del suo stesso partito, hanno disertato la commemorazione per il secondo anno consecutivo.

“Certe affermazioni, che non sono critica politica, bensì violenta contestazione verbale ed oltraggio allo Stato, alle assemblee legislative e al Governo – spiega il parlamentare del Pdl – che ne sono parte costitutiva, non possono essere tollerate, pena il venir meno della credibilità delle istituzioni medesime”.

“Non è in questione il diritto di critica”, continua imperturbabile Garagnani, “a qualunque livello e da chiunque espresso, che io pure ho esercitato in varie occasione e che non nego a nessuno, bensì atteggiamenti potenzialmente eversivi dell’ordine democratico che mirano a delegittimare i principi fondamentali dello Stato Repubblicano e della democrazia rappresentativa”.

L’associazione vittime, per bocca di Paolo Bolognesi risponde con decisione e fermezza alla provocazione del deputato di centrodestra: “Dopo aver tentato di mandare l’esercito alla stazione per la commemorazione del 2 agosto, adesso si tenta di occupare manu militari l’associazione delle vittime che è considerata il luogo ideale per nascondere un covo eversivo di persone che invece chiedono solo verità e giustizia sul più grave attentato stragista della recente storia italiana. Questo è un oltraggio”.

“E’ l’ennesima operazione per far cercare di perdere tempo ai magistrati”, prosegue Bolognesi, “ciò che penso io è che mi si attacchi per una dichiarazione pubblica in cui ho detto che spendiamo soldi per fare la guerra in Afganistan a caccia di terroristi, mentre qui da noi, invece, è capitato che fossero i terroristi a essere protetti con il segreto di stato. Ribadisco che la nostra richiesta è quella di andare a caccia dei mandanti ed è per questo motivo che abbiamo presentato un esposto in Procura lo scorso gennaio”.

Oltretutto Bolognesi non ha mai affermato pubblicamente o privatamente che lo stato è il mandante della strage, ma che vanno istruite indagini che vadano ad approfondire legami già emersi fin dal 1989 con documenti dell’alto commissariato antimafia (elementi delineati più approfonditamente nel corso del processo per la strage di Brescia conclusosi a fine 2010) tra ambienti politici, massonici, piduistici e mafiosi nella Sicilia a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio anni Ottanta.

Nell’esposto depositato il 13 gennaio 2011 in piazza Trento Trieste a Bologna si richiedono anche atti legati alle inchieste sulla morte di don Bisaglia, l’indagine Phoney Money anni novanta della procura di Aosta e le istruttorie sul periodo stragista di cosa nostra, da cui potrebbero emergere elementi che suffraghino la linea delineata dall’associazione vittime. Tutti questi elementi verranno dettagliati meglio in un secondo memoriale che verrà presentato il prossimo autunno sempre dall’Associazione Vittime alla Procura della Repubblica di Bologna.

Antonella Beccaria e Davide Turrini (Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2011)