Archivi del mese: settembre 2011

ComeDonChisciotte – GOLDMAN SACHS GOVERNA IL MONDO

Fonte: ComeDonChisciotte – GOLDMAN SACHS GOVERNA IL MONDO.

FONTE: MIRORENZAGLIA.ORG

Alessio Rastani e la verità di un broker: l’Europa è spacciata, shock in diretta alla BBC

Alessio Rastani è un trader (o broker) ovvero: un operatore finanziario. Intervistato dalla BBC, ha previsto il default economico per l’intera Europa entro un anno. Indicando, inoltre, nella Goldman Sachs la vera potenza che domina il mondo. Quella che segue è la trascrizione dell’intervista, per il video cliccate QUI.

Rastani: “Io sono un operatore finanziario, non mi preoccupa la crisi, se vedo un’opportunità di fare denaro, la seguo. Per cui per la maggior parte dei brokers non è questo il punto. Noi non ci preoccupiamo di come sistemare l’economia o di come si supererà questa situazione. Il nostro lavoro è fare soldi e io personalmente ho sognato questo momento negli ultimi tre anni. Devo confessarlo, ogni notte vado a dormire sognando un’altra recessione, un altro momento come questo.

Perché c’è molta gente che non lo ricorda, però la depressione degli anni 30 non è stata solo il crollo dei mercati. C’era gente preparata a fare soldi con quel crollo. E io credo che questo lo può fare chiunque, non solo un’èlite. Chiunque può fare soldi con questo, è un’opportunità. Quando il mercato crolla, quando l’euro e le grandi Borse crollano, se sai cosa fare, se hai il piano corretto davanti, puoi fare una barca di soldi: per esempio, con una strategia di hedge funds o investendo nel debito sovrano, cose come questa”.

Giornalista: “Se può vedere le persone che sono qui con me, vedrà che sono rimaste a bocca aperta ascoltando quello che dice. La ringraziamo per il candore, ma questo non ci aiuta e non aiuta neanche l’Eurozona”.

Rastani: “Ascolti, a tutti quelli che ci stanno ascoltando. Questa crisi è come un cancro. Se aspettano e aspettano senza fare niente, questo cancro continuerà a crescere e sarà troppo tardi. Quello che dovrebbero fare è prepararsi. Questo non è il momento di credere che i governi sistemeranno le cose. Loro non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo. E a Goldman Sachs non importa questo pacchetto di misure di salvataggio e neanche importa ai grandi fondi di investimento.

Guardi, io voglio aiutare le persone e la gente può guadagnare soldi da questo, non solo i brokers, quello che devono fare è imparare a fare soldi in un mercato in caduta, la prima cosa che devono fare è proteggere i loro investimenti, proteggere quello che hanno, perché la mia previsione è che in meno di 12 mesi i risparmi di milioni di persone spariranno e sarà solo l’inizio. Per cui il mio consiglio è preparatevi e agite adesso. Il maggiore rischio che correte adesso è non agire”.

Fonte: http://www.mirorenzaglia.org/
Link: http://www.mirorenzaglia.org/2011/09/alessio-rastani-e-la-verita-di-un-broker-leuropa-e-spacciata-shock-in-diretta-alla-bbc/
27.09.2011

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DEBITO PUBBLICO: LO PAGHINO LORO – Cadoinpiedi

Fonte: DEBITO PUBBLICO: LO PAGHINO LORO – Cadoinpiedi.

Dopo la Grecia, la rivolta esploderà anche da noi. La gente reagirà e l’unica alternativa è partire da un punto fermo: i cittadini non devono pagare il debito creato ad arte da affaristi e politici che per anni hanno protetto caste e mafie. Lo paghino loro, adesso, questo debito

Oggi in Grecia i cittadini hanno occupato le sedi dei ministeri. Sono assolutamente convinto che la situazione stia degenerando e la responsabilità di questa degenerazione politica sta interamente nelle mani dei governanti europei e del Fmi. Siamo all’inizio della fine del patto sociale che ha retto l’Europa e l’intero occidente inclusi gli Stati Uniti d’America, il Canada etc..
Di fronte a questa rottura che non è stata provocata dalla gente, ma è stata provocata dal collasso in corso del sistema finanziario, ci sono soltanto due possibilità:

1) La gente si arrende, ma per molti sarà perfino difficile arrendersi, perché ci annunciano di fatto che dovremo drasticamente tagliare il nostro reddito e non ci spiegano neanche perché. E non ce lo spiegano perché non hanno modificato nulla delle cause che hanno creato questa situazione, non hanno cambiato le regole di una finanza impazzita, ci dicono che dobbiamo pagare, ma non ci spiegano cosa è accaduto che ci ha portato a questa situazione.

2) La gente reagisce e io credo che reagirà dappertutto, anzi devo dire con molta franchezza: me lo auguro perché è giunto il momento in cui dobbiamo difenderci da una vera e propria aggressione. In Italia si sta progettando una prima manifestazione in concessione con l’Europa che avverrà il giorno 15 ottobre, io per esempio a questa manifestazione intendo partecipare.

Naturalmente anche qui si apre un bivio molto drammatico, perché da un lato la gente reagirà come io penso e non si arrenderà, dall’altro lato in queste situazioni ci possono essere due diverse situazioni reali che si presentano sul terreno: la prima è che questi movimenti siano orientati e guidati verso una soluzione e che spingano per una soluzione positiva, ma purtroppo non vedo una guida, perché in questo momento per esempio in Italia ma anche in Europa, tutti i partiti, le forze politiche esistenti si schierano dalla parte del Fmi e dell’Unione Europea così come è in questo momento, non c’è una reale opposizione, per cui la domanda che io mi pongo è: chi guiderà questi movimenti? Perché senza una guida possono diventare anche molto duri e molto aspri. Se no diventa una vera e propria furibonda rivolta, qualcosa di simile a quello che è già accaduto a Londra durante questa estate. Naturalmente non me lo auguro, vorrei che i movimenti producessero una proposta, sto lavorando in questa direzione, per delle proposte realistiche ma anche molto esplicite che partono per me da una dichiarazione di partenza: questo debito non va pagato, perlomeno non lo deve pagare la gente, questo debito deve essere pagato da coloro che lo hanno creato e cioè in Italia in particolare da coloro che non hanno pagato le tasse e che stando al potere non le hanno fatte pagare ai ricchi, ai mafiosi e hanno esercitato il loro potere con un voto di scambio elargendo benefici che erano superiori alle possibilità del paese per essere mantenuti al potere, quindi hanno ingannato la gente. Questo debito è un debito in larga parte inaccettabile e giuridicamente insostenibile. Vogliamo un audit generalizzato, un dibattito pubblico e addirittura un referendum per decidere cosa è questo debito, come lo si paga, chi lo deve pagare, che riforma fiscale bisogna fare, che modifiche sostanziali del reperimento del reddito, cioè nella politica delle tasse di questo paese etc.. Fino a che non ci sarà un chiarimento su questo, i poteri politici italiani non hanno il diritto di chiedere alla gente di pagare questo debito!

Credo che la Grecia è “molto vicina” all’Italia, anche se la struttura del debito pubblico privato delle aziende greche è diverso nella struttura di quello italiano: sotto un certo profilo noi siamo peggio, nel senso che abbiamo un debito statale più alto di quello greco, e di gran lunga. In un altro senso stiamo meglio perché abbiamo un più alto risparmio delle famiglie etc. Però la situazione è pressoché identica dal punto di vista di quello che sta accadendo. Il taglio al tenore di vita che si sta chiedendo a greci, italiani, spagnoli, portoghesi etc. è un taglio che non è sopportabile dalla gran parte della popolazione, ci saranno milioni di persone gettati letteralmente allo sbando. Ho il sospetto che presto saremo vicini alla Grecia anche nella protesta, di fatto la manifestazione del 15 vuole proprio unificare, dare una piattaforma comune a tutte queste proteste.

Cosa penso del “finto” broker che è finito sulla BBC?
In questo caso è caso un incidente involontario, il giovanotto, mi sono letto l’intervista che ha rilasciato a Forbs, è un uomo che fa il suo mestiere, giovane ma molto esperto, è un operatore indipendente, non parlava a nome di nessuno e questo gli ha consentito di dire cose che nessuna delle istituzioni direbbe, cioè ha detto la verità, bastava guardare la faccia dell’intervistatrice, il suo sconcerto per capire che questo giovanotto è uscito dal politically correct e ha detto cose che in realtà nell’ambiente sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dirle. Le fonti ufficiali, anche i giornalisti ufficiali che scrivono di economia, stanno molto attenti a non dire le cose vere e quello che ha detto lui è che i governi non contano niente perché conta Goldman Sachs. E allora, ripeto, per quale motivo io dovrei pagare un debito che di fatto è stato deciso da un gruppo di banchieri mondiali che sono al di fuori del controllo di tutti e che operano per una speculazione gigantesca che potrebbe determinare il crollo superiore a quello del 29/30? Perché dovremmo pagare questo debito se questa gente, com’è stato detto da questo signore niente popò di meno che alla televisione più importante dell’Inghilterra, la Bbc, perché dovremmo pagare un debito se questi signori faranno un sacco di soldi sul fatto di mettere sul lastrico centinaia di milioni di famiglie? Questa è la verità che sta accadendo e quindi lo dobbiamo ringraziare, è un ingenuo, un giovanotto molto simpatico che pensava di dire delle cose, ha detto nell’intervista che poi ha rilasciato, “volevo raccontare la verità, volevo che la gente si preparasse”. Grazie, lo ringraziamo molto. Ha detto delle cose che nessuno avrebbe detto, un incidente informativo ogni tanto dice un pezzo di verità!

Ministro Romano e la mafia che non c’è.

Fonte: Ministro Romano e la mafia che non c’è..

E sì! Siccome nella sostanza è stato affermato che la mafia non esiste, un ministro può liberamente svolgere la propria funzione, anche se qualcuno lo ritiene colluso con Cosa nostra: organizzazione che peraltro non c’è. In sostanza, non può esserci partecipazione e contiguità alla mafia, per il solo fatto che la mafia non esiste. Questo è quello che ha sancito il Parlamento, respingendo la mozione di sfiducia del ministro Romano. Se ne deduce, quindi, che Cosa nostra, altro non è che un’invenzione dei magistrati e dai cultori dell’antimafia di mestiere. Sino ad ora, uno dei pochi che ha avuto l’ardire di confermare indirettamente che la mafia esiste, è stato Luciano Liggio, che ebbe a dire “ Se esiste l’antimafia, vuol dire che esiste la mafia”.

Registro, tuttavia, il fatto che decine e decine di servitori dello Stato, da Falcone, Borsellino e tanti altri, sono deceduti non per un semplice raffreddore, ma a causa della becera violenza posta in essere dagli amici degli amici ai quali lo stesso ministro Romano viene addebitata la “vicinanza” e contiguità. Il ministro Romano è colpevole o innocente? Non è questo il punto, ci sono gli organi deputati ad accertarlo. La drammaticità del risultato parlamentare sta proprio nell’aver affermato il disconoscimento di Cosa nostra. E, penso che a pari mio, tanti palermitani nel vedere il dibattito, siano scoppiati a ridere. Sembrava di assistere ad una recita mandata in onda decine e decine di volte e che alla fine, l’abbraccio tra il ministro e il premier, ha scritto la parola fine. Ma non è così!

Quindi, accertato che Cosa nostra non c’è, invito tutti a visitare la casa, anzi, il podere, ma che dico. il territorio ove sembra che Cosa nostra non esista. Per intenderci sto parlando del mio territorio di nascita che poi è quello dove il ministro Romano afferma di non aver avuto rapporti con la mafia.Intanto, cominciamo col dire che mai e poi mai è stato trovato e mai si troverà, un elenco coi nomi dei mafiosi, quindi la mafia non esiste. La locuzione tanto cara ai politici del secolo scorso, ma anche a quelli attuali, era ed è, che la mafia non esisteva e non esiste!

Ma noi picciriddi la mafia la vedevamo, noi picciriddi l’annusavamo e qualcuno di noi rimase persino affascinato, facendosi convincere a farne parte. Occorre dire, anche, che erano sogni ed immaginazioni di noi bambini, talchè vedevamo i mafiosi abbracciarsi e baciarsi come hanno fatto ieri Romano e Berlusconi.

In un ipotetico viaggio virtuale in quel territorio di supposta presenza mafiosa, se incontrate un uomo con la coppola e la lupara, niente paura quell’uomo, non è mafioso. La mafia ha cambiato pelle e stile. Se incontrate un uomo che ha le mani bruciacchiate da una Santina in fiamme e un dito bucato (punciuto) non preoccupatevi è un devoto di mammasantissima: non è mafioso. E se per caso visitate la Cupola, niente paura sono i Capi Mandamento di quella mafia che non c’è. Non date peso nemmeno quando nel presentarsi tra loro dicono “chistu è a stissa cosa”. E’ il loro modo di intendersi che sono tutti Cosa loro. I Mandamenti, le “famigghie, le “decine”, ovvero i picciotti, non esistono, è vero signori Parlamentari?

La mafia non c’è? Magari! Purtroppo esiste e con amarezza rilevo che, se in un Paese per poter governare ci si affida ad un ministro sospettato di essere colluso con la mafia, questo è un Paese che fa rabbrividire. Un Paese, ove un Parlamento sancisce, di fatto, che la mafia non esiste, è un Paese in deficit di legalità. Ho sentito, sino alla noia, che la mafia non esiste, tranne poi raccogliere per terra i corpi di coloro che ne avevano negato l’esistenza o vedere altri che entravano nelle carceri, dopo aver urlato la loro estraneità a Cosa nostra.

Mi spiace dirlo, sono cresciuto a pane e mafia e purtroppo morirò senza veder sconfitto questo male che attanaglia la vita di tutti noi. Era il sogno di Falcone, enunciato con la nota locuzione. La linfa vitale della sopravvivenza di Cosa nostra è data anche, dalla decisione assunta dalla Camera dei Deputati. Chissà se gli uomini d’onore hanno brindato?

Altro che “L’ordine giudiziario ha soverchiato il Parlamento” ministro Romano. Altro che graticola: l’unica graticola della quale ho memoria era quella in uso a Cosa nostra per far sparire i cadaveri. Il che è tutto dire.

ComeDonChisciotte – SOLDI DA FAR ESPLODERE

Fonte: ComeDonChisciotte – SOLDI DA FAR ESPLODERE.

DI CRAIG MURRAY Craigmurray.org.uk

Tutte le precedenti esperienze indicano che l’ultima stima degli esperti sul denaro speso dal Regno Unito per bombardare la Libia – più di 1,75 miliardi di sterline – col tempo sarà un dato conservativo.

Ieri si è verificato il peggior attacco della NATO dell’intera guerra contro il centro di Sirte, da cui migliaia di persone hanno cercato di fuggire. Ma non gli è stato possibile farlo a causa di un cordone di posti di blocco presidiati dagli attaccanti, che ha rallentato i movimenti fino allo stallo o allo strisciare sul terreno. Questo massiccio bombardamento è stato coordinato da quello che ora chiamiamo il governo libico, l’ex CNT. Quella che era un’azione militare giustificata dalla NATO per proteggere i civili dal governo libico, terminata con bombardamenti ancora più pesanti dietro incarico di un differente governo libico, non consente di fare facili ironie. Il mandato della NATO di “proteggere i civili” istituito dalle Nazioni Unite finisce venerdì, e quindi questa settimana assisteremo a un crescendo di bombardamenti della NATO prima della scadenza dei termini.

Ma parliamo dei costi per il contesto britannico. L’intera economia mondiale è stata scossa e i mezzi di sostentamento sono stati menomati nell’ordine dei miliardi, per i problemi delle banche francesi che devono depennare il debito greco. Se come ci si aspetta la Grecia ripudierà il 50% del proprio debito, il capitale tolto dai bilanci delle banche francesi sarà pari approssimativamente a 4 miliardi di sterline. Un altro 1 miliardo e 750 milioni di sterline farà un altro bel buco. Non sto suggerendo che i soldi dovrebbero essere dati alla Grecia invece di essere destinato all’annientamento della Libia, ma sto solo evidenziando che si tratta di un ammontare significativo di denaro che viene sprecato a livello planetario.

Ricordate che non avevamo quel miliardo e 750 milioni di sterline e lo abbiamo chiesto a prestito dalle banche, aggiungendo alla crisi internazionale del debito un fardello di cui dovremmo farci carico voi e io per il resto delle nostre vite e per quelle dei nostri figli. E ricordate che il Regno Unito ha contribuito per meno del 25% agli sforzi della NATO in Libia, il cui spreco totale arriverà a 10 miliardi di sterline.

I membri della NATO sono nel cuore della crisi finanziaria mondiale. Lo sperpero colossale di somme incredibili, e in qualche caso incommensurabili, in Iraq, Afghanistan e in Libia è fondamentale per la mancanza di equilibrio fiscale di questi paesi. Non un solo esperto dei media lo ha fatto presente.

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Fonte: Money to Explode

26.09.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

La mancata cattura di Provenzano Il gip: “Fu una scelta e non una casualità” | Giuseppe Lo Bianco | Il Fatto Quotidiano

Fonte: La mancata cattura di Provenzano Il gip: “Fu una scelta e non una casualità” | Giuseppe Lo Bianco | Il Fatto Quotidiano.

Il pasticcio di Mezzojuso si chiarisce in parte nell’archiviazione disposta dal giudice sulla querela del generale Mario Mori contro il colonnello Mauro Obinnu. Nell’ottobre del 1995, dunque, qualcuno (chi?) decise di non catturare il capo dei capi di Cosa Nostra

Non ci sono state ‘’difficoltà tecniche o investigative, o errori di valutazione’’. Quei pastori, le mucche e le pecore che, secondo il colonnello Mauro Obinu, avrebbero impedito l’accesso dei carabinieri al casolare dove si nascondeva Provenzano assumono adesso il valore di una scusa banale e grottesca, nell’ambito di una difesa imbarazzata: per la prima volta, nero su bianco, un giudice, il gip Maria Pino di Palermo, ha scritto in una sentenza che la mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso, alla fine di ottobre del ’95, fu una scelta e non una causalità: “Le acquisizioni istruttorie – scrive il giudice – confermano la sussistenza delle plurime omissioni che, nell’ambito delle investigazioni finalizzate alla ricerca del latitante Bernardo Provenzano, hanno contrassegnato l’attività istituzionale dei carabinieri del Ros’’, e ‘’ asseverano il convincimento che dette omissioni, già valutate come assolutamente incompatibili sia con un’efficace e cristallina strategia investigativa sia con la specifica competenza e la indiscussa elevatissima professionalità del generale Mori e del colonnello Mauro Obinu, siano state finalizzate a salvaguardare lo stato di latitanza di Provenzano e, nella stessa ottica, a preservare dalle iniziative dell’autorità giudiziaria gli associati mafiosi Giovanni Napoli e Nicolò La Barbera, che quella latitanza hanno lungamente gestito”.

Parole pesanti, che offrono per la prima volta una soluzione al giallo della mancata cattura del boss latitante per 43 anni, e che arrivano a conclusione di una querelle giudiziaria che si ritorce come un boomerang nei confronti di chi l’aveva attivata: il verdetto di archiviazione chiude infatti un procedimento nato dalla querela per calunnia presentata dal generale Mario Mori, leader del Ros, nei confronti del colonnello Michele Riccio, artefice, grazie ad una fonte confidenziale, della trappola a Provenzano fallita a Mezzojuso e autore delle denunce contro i colleghi che avrebbero sabotato l’operazione. Riccio non deve essere condannato, insomma, perché le sue accuse hanno trovato riscontri nelle carte giudiziarie. Sul punto il gip è chiaro: “E’ convincimento di questo giudice – scrive Maria Pino – che la condotta assunta e perpetuata dal generale Mori e dal colonnello Obinu non sia da ascrivere a difficoltà tecniche ed organizzative, né ad errori di valutazione. Non ci sono elementi che inducano a ciò. Piuttosto, le acquisizioni istruttorie convergono nell’ascrivere la condotta suddetta ad una deliberata strategia di inerzia, che non trova giustificazione alcuna”.

Una ‘’deliberata strategia di inerzia’’ che, secondo il gip, pesa interamente sulle spalle di Mori: con lo stesso verdetto, infatti, il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dal pm Nino Di Matteo nei confronti del generale Antonio Subranni, anch’egli indagato per favoreggiamento aggravato nei confronti di Provenzano. Ma secondo il gip Subranni non aveva “competenze in materia di polizia giudiziaria”, che invece erano di Mori. Il quale si è difeso lamentando anch’egli un difetto di competenze: “Ma non ricordo – disse al pm Di Matteo nel marzo 2002 – io non vivevo solo delle vicende di Palermo, ero responsabile operativo di una struttura … quindi avevo una serie di problematiche… mi fu detto che Ilardo aveva dato delle notizie così, nel particolare non me le ricordo però… né probabilmente le ho chieste nemmeno io di sapere di più perché non mi compete… non era il mio livello di competenza”. La sentenza del gip, che verrà adesso depositata dal pm nel processo al generale Mori, per la mancata cattura di Provenzano a Mezzojiuso, in corso di svolgimento a Palermo, rilancia la domanda che aleggia su tutta la vicenda, sul cui sfondo si staglia la trattativa tra mafia e Stato: ‘’Qual era il livello di competenza che ha gestito quell’operazione? E, in sostanza, chi decise che Provenzano non doveva essere catturato?

ComeDonChisciotte – UN MONDO ALLA FAME: L’AFRICA DELL’EST E OLTRE

Fonte: ComeDonChisciotte – UN MONDO ALLA FAME: L’AFRICA DELL’EST E OLTRE.

DI PAUL ROGERS
Open Democracy

La dura siccità in gran parte dell’ Africa orientale è un’emergenza che richiede attenzione immediata. Segnala una crisi globale: la convergenza della disuguaglianza, dell’insicurezza alimentare e dei cambiamenti climatici.

La siccità in gran parte dell’Africa orientale nella metà del 2011 sta causando profondi disagi ai popoli in difficoltà, quando molti erano già schiacciati dalla povertà e dall’insicurezza. L’arco delle zone colpite è molto esteso: i due distretti della Somalia che sono stati individuati come zone di carestia sono la parte più estrema del più vasto disastro che si stende dalla Somalia verso l’Etiopia e il Kenya settentrionale, ad occidente fino al Sudan e al distretto di Karamoja nel nord-est dell’ Uganda.

I numeri che sono in ballo, nella peggiore siccità nella regione dagli anni ’50, sono enormi. Almeno 11 milioni di persone sono colpite dal disastro. Nel distretto di Turkana nel Kenya settentrionale, 385.000 bambini (su un totale di circa 850.000) stanno soffrendo di una forte malnutrizione (vedi Miriam Gathigah, “L’Africa dell’Est: Milioni alla fame di fronte alla brutale siccità”, TerraViva / IPS, 18 luglio 2011). In Somalia il conflitto tra il movimento islamico Shabaab e il governo effettivo hanno resi le condizioni ancora più disperate per le persone coinvolte.

Il più grande campo di rifugiati al mondo, a nel nord del Kenya, offre una dimostrazione lampante delle conseguenze della siccità. La popolazione di Dadaab, che era stato progettato per ospitare 90.000 persone, è arrivata ultimamente a 380.000 – e più di 1.300 altri ne arrivano quotidianamente (vedi Denis Foynes, “Undici milioni a rischio nel Corno d’Africa”, TerraViva / IPS, 19 luglio 2011).

Le lezioni della crisi

Ma è sconvolgente il fatto che questo fa parte di un fenomeno ricorrente. Segni evidenti di malnutrizione e di carestia erano già visibili ad aprile del 2008; tra questi c’erano i fattori climatici, i rapidi incrementi del prezzo del petrolio, l’aumento della domanda per diete a base di carne per le comunità più ricche e gli investimenti nei terreni per la coltivazione dei raccolti per i biocarburanti (vedi “L’insicurezza alimentare mondiale”, 24 aprile 2008).

Quello che reso questi ingredienti ancora più devastanti è il fatto, molto frequente, che agiscono sinergicamente. Il più chiaro esempio fu dato dalla prolungata crisi alimentare del 1973-74, quando (al suo picco) circa 40 milioni di persone in trenta paesi furono a rischio. La gravità della situazione era causata da una combinazione di vari fattori, due a lungo termine e cinque più immediati.

Gli aspetti a lungo termine era la relativa mancanza di sviluppo agricolo dagli anni ’50 e il fatto che molti paesi stessero appena iniziando a registrare la transizioni demografiche (per il fatto che avevano il 40% o più della popolazione sotto l’età di 14 anni). Questi fattori furono intensificati dai problemi a breve termine: la simultaneità di cattive condizioni atmosferiche (comprese la siccità settennale nel Sahel e le alluvioni nell’Asia meridionale), un’enorme incremento dei prezzi del petrolio e dei fertilizzanti, l’aumento della domanda di carne nelle nazioni del nord, il fallimento della rivoluzione verde per ottenere varietà sufficientemente robuste di raccolti e la speculazione rampante sul mercato delle commodity che ha forzato in alto in prezzi.

Alla fine la crisi del 1973-74 non si è trasformata in un verso disastro. La carestia internazionale fu evitata, anche perché nuovi stati (principalmente i nuovi produttori di petrolio del Medio Oriente) hanno fornito, pur tardivamente, abbastanza aiuti. Ma l’aspetto più significativo era che comunque le riserve mondiali dei grani erano notevoli; giunsero alla metà delle scorte usuali, ma anche al picco della crisi potevano soddisfare 100 giorni di rifornimento. Il problema rivelato dalla crisi era che troppi paesi non riuscivano a produrre abbastanza cibo e non si potevano permettere i prezzi inflazionati nei mercati locali e nazionali. Il nocciolo di questa emergenza risiedeva nella povertà e nella marginalizzazione economica.

Le lezioni di una catastrofe sfiorata non sono state ben apprese. Il progetto della Nazioni Unite per un maggior incremento della ricerca e sviluppo nell’agricoltura tropicale cosò l’equivalente del 2% della spesa militare mondiale annuale, mettendo a disposizione meno di un terzo delle somme necessarie.

Da quel momento ci sono stati quattro decenni di “sviluppo”, con risultati contrastanti: la ricchezza mondiale è cresciuta molto, ma la torta più grossa ha beneficiato 1,5 miliardi di persone più ricche nella popolazione globale che le Nazioni Unite stimano raggiunga i sette miliardi nell’ottobre del 2011. Un mondo molto più facoltoso è sempre più diviso, e ha oggi quasi il doppio di persone malnutrite di quante ce ne fossero nei primi anni ‘70. Questi fatti sono una critica severa al modo in cui si è evoluto il sistema economico mondiale, e in particolare della trascuratezza per la sicurezza alimentare per decine di milioni delle persone più povere e vulnerabili.

Il fattore climatico

Quello che rende la situazione ancora più pressante sono gli aggravi dovuti ai cambiamenti climatici esistenti e a quelli probabili (vedi “Il pericolo climatico: una corsa contro il tempo”, 13 novembre 2009).

Ci sono prove diffuse che il tasso di incremento della temperatura nei prossimi decenni sarà ancora più rapido nelle fasce tropicali e sub-tropicali, tre volte di più rispetto alla media di molte altre regioni. Gli effetti immediati comprenderanno un declino marcato in quelle che Lester Brown ha definito “i serbatoi nel cielo”: le regioni glaciali delle Ande superiori e gli ancora più grandi bacini ghiacciati presenti nell’Himalaya e nel Karakoram (talvolta definiti “il terzo polo”) (vedi Lester R Brown, “L’aumento delle temperature scioglie la sicurezza alimentare”, TerraViva / IPS, 6 luglio 2011).

Le aree costiere asciutte del Peru e di altre parti del America sud-occidentale dipendono dai ghiacciai andini. Ma il valore dei ghiacciai asiatici è enormemente maggiore dato che alimentano il Gange, l’Indo, il Brahmaputra e altri sistemi fluviali dai quali centinaia di milioni di persone dipendono per l’approvvigionamento del cibo. Quando i “serbatoi” si seccano e la temperatura aumenta, il risultato è un aumento della calura estiva e lo stress per le coltivazioni, provocando la caduta delle rese e quindi carenze alimentari. Queste carenze esistono già ora, come dimostra la crisi africana; con il passo attuale diventeranno molto peggiori nei prossimi decenni (vedi “Un secolo in bilico: 1945-2045“, 29 dicembre 2008).

Un grado di adattamento è teoricamente possibile, non senza miglioramenti tecnologici e cambi politici: migliorando la conservazione dell’acqua e la produzione di raccolti resistenti alla siccità, oltre a riformare l’economia mondiale per assicurare una maggiore equità e l’emancipazione economica (vedi Amartya Sen, Sviluppo come Libertà [Oxford University Press, 1999]). Queste innovazioni da sole sarebbero quasi rivoluzionarie, ma non sarebbero ancora sufficienti a risolvere i problemi. Tutto ciò richiede che il cambiamento climatico sia posto sotto controllo attraverso una “grande transizione” verso economie a basso utilizzo di carbone.

La crisi odierna nell’Africa orientale richiede un’azione coordinata e immediata per alleviare la sofferenza generalizzata. È anche un favoloso promemoria degli sforzi ben più ingenti necessari qui e altrove, che sono stati amplificati dalle precedenti decadi di abbandono e sprechi. La capacità di raggiungere la grande transizione – con tutto quello che concerne gli standard di vita sostenibili e l’organizzazione sociale – determinerà se le prossime generazioni del pianeta avranno una garanzia sul cibo e sulle altre risorse che li potranno far sopravvivere e costruire esistenze appaganti.

*************************************Fonte: http://www.opendemocracy.net/paul-rogers/world-in-hunger-east-africa-and-beyond

21.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – LIBIA, COSA AVEVA RAGGIUNTO E COSA È STATO DISTRUTTO

Fonte: ComeDonChisciotte – LIBIA, COSA AVEVA RAGGIUNTO E COSA È STATO DISTRUTTO.

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
Global Research

“Non c’è un domani” sotto la ribellione di Al Qaeda sponsorizzata dalla NATO.

Mentre si insediava un governo ribelle “a favore della democrazia”, il paese è stato distrutto.

Contro il fondale di una guerra di propaganda, i successi economici e sociali della Libia degli ultimi trent’anni hanno brutalmente mutato direzione:

La [Jamahiriya Araba Libica] aveva un alto livello di vita e un robusto apporto calorico pro capite, pari a 3144 chilocalorie.

Il paese ha fatto passi avanti in campo sanitario e, dal 1980, i tassi di mortalità infantile sono calati da 70 a 19 nascite su 100.000 nel 2009. L’aspettativa di vita è passata da 61 a 74 anni nello stesso lasso di tempo (FAO, Roma, Libya, Country Profile)

 

Secondo i settori della “sinistra progressiva” che hanno appoggiato il mandato R2P della NATO, per non parlare dei terroristi che sono senza riserve considerati e “Liberatori”:

 

“L’umore in tutta la Libia, in modo particolare a Tripoli, è assolutamente quello di un sentimento euforico. La gente è incredibilmente eccitata di ricominciare da capo. C’è un senso di rinascita, l’impressione che le loro vite stanno iniziando di nuovo (DemocracyNow.org, 14 settembre 2011)

“Ricominciare da capo” dopo la distruzione?

Paura e disperazione, incommensurabili morti e atrocità, ampiamente documentate dai media.

 

Niente euforia… È avvenuto un rovesciamento storico dello sviluppo sociale ed economico. Le conquiste sono state azzerate.

 

In Libia l’invasione della NATO e l’occupazione hanno segnato la “rinascita” degli standard di vita rovinosi. Questa è la verità vietata e non detta: un’intera nazione è stata destabilizzata e distrutta, il suo popolo costretto alla povertà abissale.

 

L’obbiettivo dei bombardamenti della NATO sin dall’inizio era di distruggere i livelli di vita della nazione, la struttura sanitaria, le sue scuole e gli ospedali, il sistema di distribuzione dell’acqua.

 

E poi “ricostruire” con l’aiuto di donatori e creditori al timone del FMI e della Banca Mondiale.

 

I diktat del “libero mercato” sono una precondizione per l’istituzione dei una “dittatura democratica” di stile occidentale.

 

Circa 90.000 missioni, di cui decine di migliaia su obbiettivi civili, zone residenziali, edifici governativi, impianti per la fornitura di acqua ed elettricità (vedi Comunicato della NATO, 5 settembre 2011. 8140 missioni dal 31 marzo al 5 settembre 2011)

 

È stata bombardata un’intera nazione con gli armamenti più avanzati, anche con le munizioni rivestite di uranio.

 

Già in agosto l’UNICEF aveva avvertito che i massicci bombardamenti della NATO delle infrastrutture idriche della Libia “avrebbero potuto provocare un’epidemia senza precedenti” (Christian Balslev-Olesen dell’Ufficio per la Libia all’UNICEF, Agosto 2011).

 

Nel frattempo gli investitori e i donatori hanno trovato la propria collocazione. “La guerra fa bene agli affari”. La NATO, il Pentagono e le istituzioni finanziarie internazionali con sede a Washington operano in modo coordinato. Quello che in Libia è stato distrutto verrà ricostruito finanziato da creditori stranieri sotto l’egida del “Washington Consensus”:

 

“Specificamente alla Banca [Mondiale] è stato chiesto di valutare le necessità per le riparazioni e la ricostruzione dei settori dei servizi idrici, energetici e dei trasporti [bombardati dalla NATO] e, in cooperazione con il Fondo Monetario Internazionale, di sostenere una preparazione del bilancio [misure di austerità] per aiutare il settore bancario a rimettersi in piedi [la Banca Centrale Libica è stata uno dei primi edifici governativi a essere bombardato]. La creazione di lavoro per i giovani libici è da considerarsi una necessità urgente che la nazione deve affrontare.” (World Bank to Help Libia Rebuild and Deliver Essential Services to Citizens)

I risultati dello sviluppo libico

Qualunque opinione che si possa avere di Gheddafi, il governo libico post-coloniale ha svolto un ruolo fondamentale per eliminare la povertà, per migliorare la salute della popolazione e per sviluppare le strutture per l’educazione. Secondo la giornalista italiana Yvonne de Vito, “diversamente da altre nazioni che hanno avuto una rivoluzione, la Libia viene considerata la Svizzera del continente africano, è molto ricca e le scuole sono gratuite. Gli ospedali sono gratuiti. E le condizioni delle donne sono molto migliori rispetto ad altri paesi arabi.” (Russia Today, 25 agosto 2011)

 

Questi risultati sono in netto contrasto con quello che le nazioni del Terzo Mondo sono riuscite a “raggiungere” sotto la “democrazia” e il “governo” di stile Occidentale nel contesto standard dei Programmi di Aggiustamento Strutturale del FMI e della Banca Mondiale.

Cura della salute

La cura della salute in Libia prima dell’”intervento umanitario” della NATO era la migliore in Africa. “La tutela della salute è [era] a disposizione di tutti i cittadini senza costi applicati dal settore pubblico. La nazione si fregia del più alto tasso di alfabetizzazione e di iscrizione alle scuole del Nord Africa. Il governo sta [stava] incrementando in modo sostanziale i fondi per lo sviluppi dei servizi sanitario (OMS, Libya, Country Brief)

 

Come confermato dalla Food and Agriculture Organization (FAO), la malnutrizione era meno del 5%, con un apporto calorico giornaliero pro capite di 3144 chilocalorie (i dati sull’apporto calorico indicano la disponibilità e non il consumo).

 

La Jamahiriya Araba Libica forniva ai suoi cittadini quello che viene negato a molti statunitensi: l’assistenza sanitaria gratuita e l’educazione gratuita, come confermato dall’OMS e dall’UNESCO.

 

Secondo l’OMS, l’aspettative di vita alla nascita era di 72,3 anni (2009), tra le più alte del mondo sviluppato.

Il tasso di mortalità al di sotto dei cinque anni è calato dal 71 per mille nel 1991 a 14 per mille nel 2009. Vedi Libyan Arab – HEALTH & DEVELOPMENT.Informazioni generali sulla Jamahiriya Araba Libica
Dati del 2009

Popolazione totale 6.420.000
Tasso di crescita della popolazione (%) 2,0
Popolazione 0-14 anni (%) 28
Popolazione rurale (%) 22
Tasso di fertilità totale (nascite per donna) 2,6
Tasso di mortalità infantile (per mille nascite) 17
Aspettativa di vita alla nascita (in anni) 75
PIL pro capite in dollari US 16.502
Crescita del PIL (%) 2,1
Interessi sul debito in % al GNI 0
Bambini in età di scuola primaria che non vanno a scuola(%) 2,0 (1978)

Fonte: UNESCO, Libya, Country Profile

Aspettativa di vita alla nascita (anni)Aspettativa di vita maschile alla nascita (anni)

Aspettativa di vita femminile alla nascita (anni)

Nati sottopeso (%)

Bambini sotto peso (%)

Tasso di mortalità perinatale ogni 1000 nati

Tasso di mortalità neonatale

Tasso di mortalità infantile (per 1000 nati)

Tasso di mortalità sotto i 5 anni (per 1000 nati vivi)

Tasso di mortalità materna (ogni 10.000 nati vivi)

72,370,2

74,9

4,0

4.8

19.0

11,0

14,0

20,1

23,0

 

Fonte: Libyan Arab Jamahiriya – Demographic indicators

 

Educazione

 

Il tasso di alfabetizzazione degli adulti era dell’89% (2006, 94% per i maschi e 83% per le femmine). Il 99,9% degli adulti è alfabetizzato (dati UNESCO 2006, vedi UNESCO, Libya Country Report).

 

I dati delle iscrizioni alla scuola primaria era del 97% per i ragazzi e del 97% per le ragazze (vedi le tabelle dell’UNESCO).

 

Il rapporto tra insegnanti e alunni nella scuola primaria della Libia è pari a 17 (dati UNESCO del 1983), il 74% di chi ha finito la primaria viene iscritto alla secondaria (dati dell’UNESCO del 1983)

 

Analizzando dati più recenti, che confermano un incremento significativo delle iscrizioni scolastiche, il Tasso di Iscrizione Lordo (GER) nelle scuole secondarie era del 108% nel 2002. Il GER indica il numero di alunni iscritti a un dato livello scolastico senza considerare l’età espresso con la percentuale della popolazione nella fascia di età teorica per quel livello di educazione.

 

Per le iscrizioni alla scuola terziaria (post-secondaria, college e università), il Tasso di Iscrizione Lordo (GER) era del 54% nel 2002 (52 per i maschi, 57 per le femmine).

 

(Per ulteriori dettagli, vedi Education (all levels) profile – Libian Arab Jamahiriya).

 

Diritti delle donne

 

Per i diritti delle donne i dati della Banca Mondiale mostrano miglioramenti significativi:

 

“In un periodo di tempo relativamente breve, la Libia ha ottenuto l’accesso universale alla formazione primaria, con un’iscrizione lorda pari al 98% per l’educazione primaria e il 46% per quella terziaria. Nello scorso decennio, le iscrizioni femminili sono incrementate del 12% in tutti i livelli di formazione. Nell’educazione secondaria e terziaria, le ragazze superano i ragazzi del 10%.”

Controllo dei prezzi per i generi alimentari essenziali

Nella gran parte dei paesi in via di sviluppo, i prezzi dei cibi essenziali sono saliti alle stelle a causa della deregolamentazione del mercato, l’abolizione del controllo dei prezzi le l’eliminazione dei sussidi per seguire i consigli del “libero mercato” forniti da Banca Mondiale e FMI. Negli ultimi anni gli alimenti basici e i prezzi dei carburanti hanno sempre più alti per gli scambi speculativi sulle maggiori commodity.

 

La Libia era uno dei pochi paesi del mondo in via di sviluppo che ha mantenuto un sistema di controllo dei prezzi per i cibi fondamentali.

 

Il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, ha riconosciuto nell’aprile del 2011 che i prezzi dei cibi fondamentali era incrementato del 36 per cento nel corso dell’ultimo anno. Vedi Robert Zoellick, Banca Mondiale.

 

La Jamahiriya Araba libica ha introdotto un sistema di controllo dei prezzi sugli alimenti di prima necessità che ha mantenuto fino allo scoppio della guerra guidata dalla NATO.

 

Mentre i prezzi degli alimenti nelle vicine Tunisia ed Egitto ha causato le rivolte sociali e il dissenso politico, in Libia il sistema dei sussidi in agricoltura è stato mantenuto in vigore.

 

Questi sono i fatti confermati da numerose agenzie specializzate delle Nazioni Unite.

“Diplomazia dei Missili” e “Libero Mercato”

La guerra e la globalizzazione sono intimamente collegate. Il FMI e la NATO lavorano in tandem, in accordo ai think tank di Washington.

 

Le nazioni che sono riluttanti ad accettare i proiettili placcati di zucchero delle “medicine economiche” del FMI saranno eventualmente oggetto di un’operazione umanitaria R2P della BATO.

 

Déjà Vu? Sotto l’Impero Britannico, la “diplomazia delle cannoniere” era un sistema per imporre il “libero scambio”. Il 5 ottobre 1850 l’inviato inglese nel Regno del Siam, Sir James Brooke, raccomando a Sua Maestà che:

 

“nel caso in cui queste richieste [per imporre il libero scambio] vengano rifiutate, una forza si paleserà immediatamente per sostenerle nella rapida distruzione delle difese del fiume [Chaopaya]. […] Il Siam potrebbe dover subire una lezione che da tempo sta provocando; il suo governo potrebbe venire rimodellato, un re meglio disposto potrebbe essere insediato al trono e verrebbe stabilita un’influenza nella nazione che sarebbe di estrema importanza per l’Inghilterra” (La Missione di Sir James Brooke, citata in M.L. Manich Jumsai, Re Mongkut e Sir John Bowring, Chalermit, Bangkok, 1970, p. 23)

 

Oggi lo chiamiamo “cambio di regime” e “Diplomazia dei Missili” che invariabilmente prende la forma di una “No Fly Zone” sponsorizzata dall’ONU. Il suo obbiettivo è quello di imporre la terribile “medicina economica” del FMI a base di misure di austerità e di privatizzazioni.

 

La Banca Mondiale ha finanziato i programmi per la “ricostruzione” dei paesi distrutti sono coordinati con la pianificazione Stati Uniti-NATO. Vengono invariabilmente formulati prima dell’avvio della campagna militare…

La confisca dei beni finanziari libici

Gli asset finanziari libici congelati oltre oceano sono stimati nell’ordine di 150 miliardi di dollari, con i paesi Nato che ne hanno più di 100.

 

Prima della guerra la Libia non aveva debiti. All’opposto. Era una nazione creditrice che investiva nella vicine nazioni africane.

 

L’intervento militare R2P aveva l’obbiettivo di costringere la Jamahiriya Araba Libica in una camicia di forza rendendola una nazione indebitata per il proprio sviluppo, sotto la sorveglianza delle istituzioni basate a Washington.

 

Con una punta di ironia, dopo aver derubato la ricchezza petrolifera della Libia e aver confiscato i suoi beni finanziari, la “comunità dei donatori” ha promesso di prestare il denaro (rubato) per finanziare la “ricostruzione” post-conflitto.

 

Il FMI ha promesso altri fondi per 35 miliardi di dollari ai paesi in cui si sono avute le rivolte della Primavera Araba e ha formalmente riconosciuto il consiglio ad interim che è al potere in Libia come un potere legittimo, aprendo la porta a una miriade di prestatori internazionali quando il paese [la Libia] cerca di ricostruirsi dopo una guerra durata sei masi.

 

Avere il riconoscimento del FMI è importante per i dirigenti temporanei libici dato che permette l’offerta di finanziamenti da parte delle banche internazionali per lo sviluppo e da altri donatori come la Banca Mondiale.

 

Le dichiarazioni pronunciate a Marsiglia sono giunte solo alcuni giorni dopo che i leader mondiali si erano accordati a Parigi per sbloccare miliardi di dollari in asset congelati [denaro rubato] per aiutare [attraverso prestiti] i governanti ad interim della Libia per ripristinare i servizi vitali e per ricostruire dopo il conflitto che ha posto fine alla dittatura durata 42 anni.

 

L’accordo finanziario sancito dal G-7 più la Russia ha lo scopo di sostenere gli sforzi per le riforme [gli aggiustamenti strutturali sponsorizzati dal FMI] al termine delle rivolte in Nord Africa e in Medio Oriente.

 

I finanziamenti sono principalmente sotto forma di prestiti, e non di sovvenzioni, e sono forniti per metà dal G8 e dai paesi arabi, e l’altra metà da vari prestatori e dalle banche per lo sviluppo.

 

**********************************************Fonte: Destroying a Country’s Standard of Living: What Libya Had Achieved, What has been Destroyed

 

20.09.2011

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE