Archivi del giorno: 6 settembre 2011

ComeDonChisciotte – DIECI ANNI DOPO

Fonte: ComeDonChisciotte – DIECI ANNI DOPO.

DI GIULIETTO CHIESA
megachip.info

Dieci anni sono passati da quell’11 settembre che ha cambiato la storia del mondo, avviando la guerra infinita contro il terrorismo internazionale. I dubbi su quella vicenda si sono ingigantiti, diventando certezze. Non 19 terroristi, da soli, hanno attaccato l’America, bensì un pugno di terroristi “di stato” (occidentali e amici dell’occidente) con passaporti americani, israeliani, pakistani, sauditi.

Osama bin Laden non è mai stato incriminato, sebbene, in suo nome, siano state combattute due guerre (contro l’Afghanistan e contro l’Iraq) che hanno prodotto centinaia di migliaia di morti civili e che non sono ancora terminate.

Guantánamo è rimasta in funzione nonostante le promesse di Obama. Nessun processo contro nessun presunto colpevole è stato celebrato in questi dieci anni.

Gran parte dei “risultati” della Commissione ufficiale d’inchiesta (contenuti nel “9/11 Commission Report”) sono completamente inutilizzabili di fronte a qualunque tribunale perchè ottenuti con l’uso sistematico della tortura contro i prigionieri. Nessuno dei torturatori è stato incriminato.

Tutte le regole democratiche sono state violate, sia dentro che fuori degli Stati Uniti. L’Europa intera è divenuta complice ospitando prigioni segrete, permettendo l’atterraggio illegale di aerei con prigionieri a bordo nei propri aeroporti. Polonia, Romania, Lituania, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo sono stati direttamente coinvolti in queste operazioni criminali. Il segreto di Stato ha coperto la verità: che l’Europa e i suoi servizi segreti sono stati e sono agli ordini dell’Impero americano.

Nel frattempo decine di nuovi fatti, di scoperte di ricercatori volontari in ogni parte del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, confermano e aggravano le accuse contro l’Amministrazione americana. Decine di libri sono stati pubblicati, dove in varia misura e sotto diversi angoli visuali, la versione ufficiale è stata demolita. Se qualche anno fa, era già più che legittimo sollevare gravi domande sulla versione ufficiale, adesso abbiamo a disposizione molte “pistole fumanti” che pongono la questione della chiamata in correo di alti e altissimi personaggi dell’establishment statunitense. Nessuno di loro è stato chiamato, tuttavia, a deporre sotto giuramento. Centinaia di testimonianze e di gravissimi documenti – veri e propri capi d’accusa – sono stati accantonati e mai presi in considerazione.

Noi siamo orgogliosi di essere stati – con la realizzazione del film Zero e con diversi libri su questi temi – parte del grande movimento per la verità sull’11 settembre.

Ma come mai di tutto questo non si parla? La risposta è una sola: il mainstream corporate media è interamente nelle mani di quei circoli politici che intendono coprire la verità. L’11 settembre si è così trasformato in un vero e proprio tabù, svelare il quale sarebbe esiziale per la sopravvivenza stessa degli Stati Uniti come prima potenza mondiale.

Dunque sperare in una rapida scoperta della verità, su chi ha organizzato, attuato il più grande attentato televisivo della storia, e perchè lo ha fatto, sarebbe ingenuo. Ma coloro che hanno capito – tra i quali chi scrive – non possono rinunciare a cercare. Per una ragione assai semplice: chi ha organizzato l’11 settembre è ancora al potere negli Stati Uniti e nel Superclan mondiale. E poichè la crisi che ha provocato l’11 settembre è ora nuovamente esplosa, con ancora maggiore virulenza, dobbiamo tutti sapere che siamo in pericolo di nuovi gravissimi avvitamenti, terroristici e militari, che sconvolgeranno il mondo intero nei mesi e anni a venire.

In altri termini non stiamo scavando nel passato, ma stiamo osservando il presente. E la massa di nuove scoperte sulla menzogna colossale nella quale abbiamo vissuto gli ultimi dieci anni è così grande che non possiamo tacere.

Fino ad ora il mainstream corporate media ha demonizzato, ridicolizzato, calunniato tutti coloro che hanno posto domande. Per questa ragione si è deciso, su iniziativa di David Ray Griffin, il più tenace dei critici della versione ufficiale, di costituire un “9/11 Consensus Panel”, in grado di porre le domande in modo tale da impedire di attaccare questo o quello dei critici, presentando al pubblico mondiale una serie di domande collettive sulle quali esiste un larghissimo consenso (dall’85 al 100%) tra tutti gli esperti consultati nelle diverse materie. Questo Consensus 9/11 Panel è composto da 22 personalità internazionali (chi scrive ne è parte, insieme ad un altro italiano, Massimo Mazzucco) tra cui nomi prestigiosi come Robert Bowman, ex capo del Dipartimento di Ingegneria Aeronautica della US Air Force; come Dwain Deets, ex direttore del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale della NASA; come Niels Harrit, professore di chimica presso il Nano Science Center dell’Università di Copenhagen; come il prof. Steven Jones ex della Facoltà di Fisica della Brigham Young Universitiy; come il comandante Ralph Kolstad, ex pilota combattente della US Air Force, con 27 anni di esperiena come pilota di linea e 27.000 ore di volo alle spalle. Eccetera. Questo è il livello di competenze specialistiche, giornalistiche, scientifiche storiche del Consensus Panel.

Il consenso è stato concentrato, per ora, su 13 domande e affermazioni fondamentali sulle quali unanimemente si ritiene che la versione ufficiale è stata falsificata consapevolmente.

Non possiamo elencarle tutte in questo articolo, ma ci limitiamo ad alcune, ben sapendo che sono tutte cruciali.

Non ci sono prove che Osama bin Laden sia stato l’organizzatore dell’attentato; le due torri gemelle non sono state abbattute dall’impatto degli aerei e dai susseguenti incendi; nelle due torri gemelle ci sono state decine di esplosioni, antecedenti e successive all’impatto degli aerei; tre torri e non due caddero quel giorno, tutte e tre in caduta libera, in violazione di tutte le leggi della fisica; nessuno dei quattro equipaggi degli aerei dirottati innestò il codice 7500, cosa inspiegabile; il pilota presunto del volo AA77, che colpì il Pentagono, non poteva effettuare la manovra che viene descritta nella speiegazione ufficiale; il vice presidente degli USA, Dick Cheney si trovava nel bunker di comando ben prima che AA77 colpisse il Pentagono, mentre egli affermò il contrario.

A queste domande se ne posono aggiungere molte altre. Né le quattro scatole nere dei due aerei finiti sulle torri né quelle del volo AA77 sono state ritrovate: un record assoluto nella storia dell’aeronautica moderna. Solo in seguito una delle due del volo AA77 è stata dichiarata come esistente. Ma il suo contenuto è in parte indecifrabile, in parte maldestramente manipolato (e chi può averlo manipolato? I 19 terroristi kamikaze?).

Ultima perla: due dei terroristi, che sarebbero stati a bordo del volo AA77, al-Anjour e al-Mihdhar, vissero gli ultimi dieci mesi prima dell’11/9 in casa di un agente dell’FBI , a San Diego, California, e furono finanziati da un altro doppio agente dell’FBI e dell’Arabia Saudita. Erano protetti da un servizio segreto americano, entrarono negli Stati Uniti con un visto multiplo, concesso loro da un altro servizio segreto americano. Parlare di “errori”, o di “incompetenza” è ormai impossibile. Si deve parlare di connivenza e di partecipazione attiva. Ma se aspettiamo che Barack Obama ci dica la verità, aspetteremo invano. Lui ha assunto le vesti del vendicatore uccidendo per l’ennesima volta, il già defunto Osama bin Laden e seppellendolo in mare. Credere a questa storia e credere agli asini che volano è la stessa, identica cosa.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/6725-dieci-anni-dopo.html
4.09.2011

ComeDonChisciotte – UNDICI SETTEMBRE, UN DECENNIO DOPO: ABBIAMO IMPARATO QUALCOSA?

Fonte: ComeDonChisciotte – UNDICI SETTEMBRE, UN DECENNIO DOPO: ABBIAMO IMPARATO QUALCOSA?.

DI PAUL CRAIG ROBERTS
Global Research

Fra pochi giorni ricorrerà il decimo anniversario dell’11 settembre 2001. Ha resistito bene il racconto ufficiale del governo di quegli eventi dopo un decennio?

Non molto bene. Il direttore, il vicedirettore e il primo consulente legale della Commissione sull’11 settembre hanno scritto testi in cui si dissociano parzialmente dal resoconto della commissione. Hanno riferito che l’amministrazione Bush ha posto ostacoli sul loro cammino, che le informazioni non erano condivise, che il Presidente Bush acconsentì a testimoniare solo se accompagnato dal vicepresidente Cheney e non fu mai posto sotto giuramento, che il Pentagono e i funzionari dell’FAA mentirono alla commissione e che la commissione stessa pensò di deferire con l’accusa di falsa testimonianza nel corso dell’indagine per ostruzione al corso della giustizia.

Nel loro libro il direttore e il vicedirettore, Thomas Kean e Lee Hamilton, hanno scritto che la Commissione sull’11 settembre era stata “formata per fallire”. Il primo consulente John Farmer Jr., ha riferito che il governo statunitense prese “la decisione di non dire la verità di quello che era successo” e che “i nastri del NORAD raccontavano una storia radicalmente diversa da quello che era stato riferito a noi e al pubblico.” Kean invece disse: “Fino a questo momento non sappiamo perché il NORAD ci ha detto quello che ci ha detto, che era davvero molto distante dalla verità.”

La gran parte delle domande poste dalle famiglie dell’11 settembre non sono state soddisfatte. Non sono stati convocati testimoni importanti. La commissione ha ascoltato solo quelli che sostenevano il racconto del governo. La commissione è stata un’operazione politica controllata, non un’indagine degli eventi e delle prove. I suoi membri erano tutti ex politici. Nessun esperto riconosciuto si è aggiunto alla commissione.

Un membro della Commissione sull’11 settembre, l’ex senatore Max Cleland, rispose ai limiti posti alla commissione dalla Casa Bianca: “Se questa rimarrà la decisione, io, in quanto membro della commissione, non potrò guardare nessun cittadino americano negli occhi, specialmente le famiglie delle vittime, e dire che la commissione sia stata esaustiva. Questa indagine è ormai menomata.” Cleland rassegnò le dimissioni per non vedere la sua integrità compromessa.

A dire il vero, né Cleland e neppure altri membri della commissione hanno suggerito che l’11 settembre sia stato un inside job per rafforzare l’agenda bellicista. Ciò malgrado, né il Congresso né i media si sono chiesti, almeno in modo non forte, perché il Presidente Bush non sia voluto apparire davanti alla commissione sotto giuramento o senza Cheney, perché il Pentagono e i funzionari dell’FAA abbiano mentito alla commissione o, se i funzionari non hanno mentito, perché la commissione avesse creduto diversamente, o perché la Casa Bianca si sia opposta così a lungo alla formazione di una commissione d’indagine di qualsiasi tipo, persino una sotto il suo controllo.

Si potrebbe pensare che se una manciata di arabi sia riuscita a sbaragliare non solo la CIA e l’FBI ma tutte le sedici agenzie di intelligence statunitensi, tutte le agenzie di intelligence dei nostri alleati – tra cui il Mossad – , la National Security Council, il Dipartimento di Stato, il NORAD, la sicurezza negli aeroporti per quattro volte in una mattinata, il controllo del traffico aereo, e così via il Presidente, il Congresso e i media si dovrebbero domandare come sia potuto accadere un evento del genere. Invece, la Casa Bianca ha eretto un muro per le indagini e il Congresso e i media hanno mostrato ben poco interesse.

Nel corso del decennio trascorso si sono formate numerose associazioni per la verità sull’11 settembre: Architects and Engineers for 9/11 Truth, Firefighters for 9/11 Truth, Pilots for 9/11 Truth, Scholars for 9/11 Truth, Remember Building 7.org e un nuovo gruppo di New York che comprende le famiglie delle vittime dell’11 settembre. Questi gruppi chiedono una vera indagine.

David Ray Griffin ha scritto dieci libri di ricerca approfonditi documentando le problematiche presenti nel racconto del governo. Alcuni scienziati hanno evidenziato che il governo non ha spiegazione per l’acciaio fuso. Il NIST è stato costretto ad ammettere che il WTC 7 era in caduta libera per parte della sua discesa e una squadra scientifica guidata dal professore di nano-chimica all’Università di Copenhagen ha riferito di aver rintracciato nano-termite nella polvere degli edifici.

Larry Silverstein, che aveva l’affitto degli edifici del World Trade Center, disse nel corso di una trasmissione della PBS che nel tardo pomeriggio dell’11 settembre fu presa la decisione di “sgomberare” (ndt: il termine “pull” ha, tra gli altri significati, quello di “evacuare” e quello di “abbattere”) l’edificio 7. Gli alti ufficiali dei pompieri hanno riferito che non era stata fatta alcuna indagine forense sulla distruzione degli edifici e che l’assenza di indagini era una violazione di legge.

Sono stati fatti vari sforzi per dare forza ad alcune delle prove contrarie al racconto ufficiale, ma la gran parte di questi sono stati ignorati. Rimane il fatto che lo scetticismo di un gran numero di esperti riconosciuti non ha avuto alcun effetto sulla posizione del governo eccetto un membro dell’amministrazione Obama che ha suggerito che il governo avesse infiltrato le organizzazioni sulla verità dell’11 settembre per screditarle.

La pratica diffusa è stata quello di etichettare gli esperti non convinti della posizione del governo come “teorici della cospirazione”. Ma si può dire che la teoria del governo sia già una teoria cospiratrice, una ancor meno probabile una volta che si comprende l’implicazione dei fallimenti dell’intelligence e di tutte gli enti preposti. Gli insuccessi implicati sono incredibilmente numerosi; e di questo nessuno è stato ritenuto responsabile.

Inoltre, cosa hanno da guadagnare 1.500 architetti e ingegneri dall’essere ridicolizzati come teorici della cospirazione? Sicuramente non firmeranno mai più un contratto con il governo e molti hanno sicuramente perso lavori per il loro atteggiamento “anti-americano”. I loro concorrenti avranno sicuramente approfittato dei loro “dubbi anti-patriottici”. E devo dire che la mia ricompensa per aver parlato del punto in cui siamo dieci anni dopo l’evento saranno solamente alcune mail in cui mi si dirà che, siccome odio tanto l’America, dovrei trasferirmi a Cuba.

Gli scienziati hanno ancora meno incentivi a esprimere i propri dubbi, il che probabilmente spiega perché non esiste “1.500 Fisici per la Verità sull’11 settembre”. Pochi fisici hanno carriere indipendenti dai fondi o dai contratti governativi. È stato un insegnante di fisica alle superiori che costrinse il NIST ad abbandonare la propria versione del crollo dell’Edificio 7. Il fisico Steven Jones, che per primo riportò di aver trovato tracce di esplosivi, si è visto sospendere l’incarico dalla BYU, che senza dubbio avrà ricevuto pressioni da parte del governo.

Potremmo ritenere le prove contrarie coincidenze e errori e concludere che solo il governo ci ha visto giusto, lo stesso governo che per il resto non ne ha combinato una buona.

A dire il vero, il governo non ha spiegato proprio niente. Il resoconto del NIST è solamente una simulazione di quello che potrebbe aver causato il crollo delle torri se le ipotesi del NIST programmate nel modello computerizzato fossero corrette. Ma il NIST non porta alcuna prova per evidenziare che le sue ipotesi siano corrette.

L’Edificio 7 non è stato menzionato nel 9/11 Commission Report e molti americani sono ancora ignari che tre edifici sono venuti giù l’11 settembre.

Fatemi chiarire il mio punto di vista. Non sto dicendo che qualche gruppo per le operazioni segrete dell’amministrazione neo-con di Bush abbia fatto saltare in aria gli edifici per poter promuovere l’agenda neoconservatrice della guerra in Medio Oriente. Se ci sono prove di un mascheramento, potrebbe essere che il governo stia mascherando la sua incompetenza e non la complicità nell’evento. E anche se ci fossero prove definite della complicità del governo, non sono sicuro che gli americani le accetterebbero. Gli architetti, gli ingegneri e gli scienziati vivono in una comunità che si basa sui fatti, ma per la gran parte delle persone i fatti non possono competere con le emozioni.

La mia domanda è perché i vari corpi dell’esecutivo, – comprese le agenzie di security – il Congresso, i media e gran parte della popolazione non siano stati avidi di indagare sull’evento determinante della nostra epoca.

Non ci sono dubbi che l’11 settembre sia un evento fondamentale. Ci ha portato un decennio di guerre sempre più allargate, una costituzione fatta a pezzi e uno stato di polizia. Il 22 agosto Justin Raimondo ha riportato che lui e il suo sito, Antiwar.com, erano monitorati dall’Electronic Communication Analysis Unit dell’FBI per determinare se Antiwar.com fosse “una minaccia alla Sicurezza Nazionale” che lavorasse “su mandato di una potenza straniera”.

Francis A. Boyle, un professore riconosciuto a livello internazionale e avvocato di legge internazionale, ha riferito che, quando rifiutò una richiesta congiunta FBI-CIA di violare le prerogative avvocato/cliente e diventare un informatore sui suoi clienti arabi-americani, fu messo nella lista nera dei terroristi del governo statunitense.

Boyle è stato critico con l’approccio del governo statunitense al mondo musulmano, ma Raimondo non ha mai sollevato, né consentito agli articolisti di sollevare, alcun sospetto sulla complicità del governo nell’11 settembre. Raimondo si oppone semplicemente alla guerra e questo per l’FBI è già sufficiente per decidere che sia necessario controllarlo in quanto possibile minaccia alla sicurezza nazionale.

Il racconto del governo sull’11 settembre è la base delle guerre infinite che stanno esaurendo le risorse degli Stati Uniti e distruggendo la sua reputazione e costituisce le fondamenta dello stato di polizia che alla fine taciterà tutte le opposizioni ai conflitti. Gli americani sono prossimi al racconto dell’attacco terroristico musulmano dell’11 settembre, perché è quello che giustifica il massacro delle popolazioni civili in molti paesi musulmani e lo stato di polizia come soli mezzi per mettersi al sicuro dai terroristi, che già si sono trasformati in “estremisti interni” come gli ambientalisti, i gruppi per i diritti degli animali e gli attivisti contro la guerra.

Oggi gli americani sono insicuri, non a causa dei terroristi e degli estremisti interni, ma perché hanno perso le loro libertà civili e non hanno protezione dall’incommensurabile potere del governo. Si potrebbe pensare che il come si sia arrivati a questo punto possa essere degno di un dibattito pubblico e di audizioni al Congresso.

************************************************Fonte: 9/11 After A Decade: Have We Learned Anything?

24.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Attentato dell’11 settembre: agenti del Mossad ammettono missione | STAMPA LIBERA

Fonte: a href=”http://www.stampalibera.com/?p=30441″>Attentato dell’11 settembre: agenti del Mossad ammettono missione | STAMPA LIBERA.

di Christopher Bollyn
28 giugno 2002 Fonte:http://www.erichufschmid.net/TFC/Bollyn-dancing-Israelis-I.html

Come avrete letto l’articolo è del 2002. Sono passati quasi 10 anni e ancora la verità è derisa e snobbata.

Ripubblico l’articolo per rendere consapevoli i lettori di quanto possente sia la macchina mediatica che tutto controlla e tutto dispone, e di che livello sono i silenti rappresentanti del popolo da noi eletti.  Come avrete capito nulla si evolve autonomamente per il meglio. Solo muovendoci e diffondendo, noi tutti, la conoscenza del dramma  costituito dal  golpe militare mondiale, potremo cambiare lo stato delle cose. Alla fine dell’articolo troverete una terribile coincidenza. ndr

 [l’originale è qui ]

Agenti israeliani arrestati in relazione all’attentato dell’11 settembre ammettono:
Il nostro scopo era documentare l’evento

Aggiornamento: Tre dei cinque “israeliani esultanti” [nel testo, dancing Israelis] sono apparsi in un programma televisivo israeliano per spiegare che erano stati mandati per documentare l’evento. Ecco uno spezzone di quella trasmissione:

ForBollynsSpeech11Nov2006_DancingIsraelis.wmv  2,4 MBTrascrizione dello spezzone tratto dal filmato di Marc Levin intitolato Protocols of Zion [letteralmente, I protocolli di Sion]; sono presenti tre dei cinque “israeliani esultanti”:

Israeliani esultanti:

“E a quel punto ci hanno sottoposto a un altro giro di interrogatori, questa volta perché accusati di appartenere al Mossad. Il punto è che proveniamo da una nazione che soffre quotidianamente a causa del terrorismo. Il nostro scopo era documentare l’evento.”

Narratore:

I cinque israeliani sono stati detenuti per dieci settimane e infine rilasciati per violazione delle leggi sull’immigrazione dopo essere stati prosciolti dall’FBI dall’accusa di coinvolgimento nell’attacco dell’11 settembre. Certamente restano in sospeso ancora molte domande importanti ma c’è anche un pericolo concreto che si salti alla conclusione sbagliata su chi siano i colpevoli.

Vedere il riassunto dei motivi per cui riteniamo l’attacco dell’11 settembre un’operazione sionista:
Zion-Summary-I.html 
La cosa è discussa anche nel file sonoro presente nella seguente pagina:
DarylBradfordSmith_Bollyn-Hufschmid-11Sep2006-I.html I sionisti giustificano la loro prescienza dell’attacco affermando di aver seguito i terroristi arabi e di averne scoperto i piani diabolici.

I sionisti dichiarano inoltre di aver avvertito alcuni funzionari del governo [statunitense] dell’attacco imminente, senza prendersi la briga però di informare i loro amici nelle agenzie di stampa.

Agli agenti israeliani esultanti sorpresi a fotografare gli attacchi al World Trade Center (nel seguito, WTC) fu concesso di rimpatriare in Israele dove, a un programma radiofonico, hanno divulgato lo scopo della loro missione: “Il nostro scopo era documentare l’evento.”

La notizia sensazionale dei 5 israeliani sospetti che sono stati visti festeggiare mentre filmavano l’attacco al World Trade Center è stata riportata [in USA] a livello nazionale inizialmente dall’American Free Press subito dopo l’11 settembre. ABC News di recente ha riportato tale notizia e ha aggiunto un commento che merita attenzione.

The Forward, un rispettato giornale giudaico di New York, ha riportato che almeno due di quegli uomini erano agenti dei servizi segreti israeliani (il Mossad). Gli agenti israeliani sono stati visti per la prima volta filmare l’attacco al WTC inginocchiati sul tetto di un furgone bianco stazionato nell’area parcheggio di un condominio al di là del fiume [Hudson], dal quartiere Lower Manhattan.

“Sembrava che stessero riprendendo le scene di un film,” disse una signora della zona che li aveva notati e che prosegue: “Stavano riprendendosi in video e in fotografie con lo sfondo del World Trade Center in fiamme.” Cosa mi colpì furono le espressioni dei loro volti; aggiunge: “Erano come contenti, sapete… Non mi sembravano sconvolti. Ho pensato che fosse molto strano.”

La signora ritenne tale comportamento sospetto a tal punto da prendere la targa del furgone e chiamare la polizia. Presto l’FBI raggiunse il posto; viene emanato un dispaccio in tutto lo stato del New Jersey che segnala tale furgone.

Il furgone apparteneva una ditta [di traslochi, ndt] di facciata del Mossad chiamata Urban Moving Systems. Circa alle 4 di pomeriggio dell’11 di settembre, quel furgone viene fermato e cinque israeliani, Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner, e Omer Marmari, tutti di età compresa tra i 22 e i 27 anni, sono arrestati mentre sono tenuti sotto tiro. Uno di loro ha 4,700 dollari in contanti nascosti in un calzino, mentre un altro aveva due passaporti stranieri. Nel furgone vengono ritrovati alcuni tagliacarte.

“NON SIAMO IL VOSTRO PROBLEMA”

Secondo il rapporto della polizia, uno degli uomini disse che erano stati nella West Side Highway in Manhattan “durante l’incidente” — riferendosi all’attacco al World Trade Center. Sivan Kurzberg, l’autista, disse: “Siamo israeliani. Non siamo il vostro problema. I vostri problemi sono i nostri problemi. I palestinesi sono il problema.”

Il caso fu assegnato alla sezione dell’FBI per il controspionaggio straniero poiché l’FBI riteneva che la Urban Moving Systems fosse “un’azienda di facciata per un’operazione dei servizi segreti israeliani,” come riporta l’ABC News.

Mentre l’FBI perquisiva gli offici di quella ditta a Weehawken, nello stato del New Jersey, prelevando casse piene di documenti e una dozzina di dischi rigidi dai computer, al titolare dell’azienda, Dominic Suter, fu permesso di fuggire all’estero. Quando gli agenti dell’FBI hanno provato a interrogare Suter per la seconda volta, scoprirono che si era svignato dalla sua casa in New Jersey ed era fuggito in Israele.

Quando i giornalisti dell’ABC News hanno visitato la Urban Moving Systems, “sembrava che fosse stata chiusa in gran fretta. C’erano telefoni cellulari sparsi alla rinfusa; i telefoni degli uffici erano ancora allacciati e nel magazzino giacevano i beni di dozzine di clienti.”

Gli israeliani sono stati trattenuti al Metropolitan Detention Center [letteralmente, Centro metropolitano di detenzione] a Brooklyn per essere in possesso di visti turistici scaduti e per aver lavorato illegalmente negli Stati Uniti. Due settimane dopo il loro arresto, un giudice con giurisdizione su questioni d’immigrazione ha ordinato che venissero rimpatriati; l’ABC News riporta che agenti dell’FBI e della CIA a Washington bloccarono quel provvedimento.

I cinque vennero imprigionati per più di due mesi. Alcuni di loro furono messi in isolamento per 40 giorni e sottoposti fino a 7 volte alla macchina della verità. Uno di loro, Paul Kurzberg, rifiutò di sottoporsi alla macchina della verità per 10 settimane; alla fine ha accettato ma la macchina ha rivelato che mentiva, stando a quanto dichiarato dal suo avvocato.


Il nostro scopo era documentare l’evento

Un patto fu stipulato tra agenti governativi israeliani e statunitensi dopo 71 giorni; i cinque israeliani furono quindi messi su un aereo e deportati in Israele.

Gli israeliani precedentemente detenuti, una volta tornati in patria, hanno discussero a un talk show di una televisione israeliana la loro disavventura negli Stati Uniti. Uno di loro disse: “Il punto è che veniamo da uno stato che quotidianamente soffre atti di terrorismo. Il nostro scopo era documentare l’evento.”


Per ulteriori informazioni:
Bollyn-Israel-harbors-911-suspects-I.html Hufschmid ritiene che Abraham Zapruder [un giudeo, ndt] stava filmando l’assassinio di Kennedy appositamente per documentare quell’evento per Israele. I capitoli del libro di Hufschmid che discutono il rapporto Warren [nel testo, Warren Report] sull’assassinio di John F. Kennedy (JFK) e qualche osservazione su Zapruder sono disponibili in rete gratuitamente all’indirizzo:
PainfulQuestionsTOC-I.html

La Fukushima degli scandali

Fonte: La Fukushima degli scandali.

Sono passati mesi, e Fukushima come previsto ha anche iniziato ad uscire dalla memoria di noi europei. A riportarla alla ribalta sono state le notizie di due nuove forti scosse di terremoto, nei giorni scorsi. L’11 agosto, una scossa di sei gradi di magnitudo della scala Richter, con l’epicentro a pochi chilometri dalla centrale nucleare duramente danneggiata dal terremoto dello scorso marzo. Non è scattato l’allerta tsunami.

La seconda il 18 agosto, quando il nordest del Giappone è tornato a tremare: un terremoto di magnitudo 6.8 nelle acque del Pacifico di fronte alla prefettura di Fukushima, seguito dall’allerta tsunami, ha creato paura e apprensione. Ma cosa sta succedendo a Fukushima? Come è evoluta la situazione?

Come si apprende da fonti ufficiali, sono state rilevate tracce di elementi radioattivi nella ghiandola tiroidea del 45% dei bambini sottoposti a… controlli delle municipalità limitrofe alla centrale nucleare di Fukushima. Un gruppo di esperti governativi ha effettuato delle analisi su 1.149 bambini sotto i 15 anni, due settimane dopo il sisma e lo tsunami dell’11 marzo, che hanno colpito la centrale nucleare di Fukushima provocando il black out dell’impianto di raffreddamento dei nuclei dei reattori e fughe radioattive di enorme entità.

Dei 1.080 test validi, il 44,6% presenta tracce di contaminazione della tiroide, la ghiandola dove si fissa lo iodio radioattivo, aumentando in questo modo il rischio di sviluppare un tumore. I risultati dei test sono stati comunicati alle famiglie solo la settimana scorsa. Questi sono i dati preoccupanti sul fronte della salute.

Anche sul fronte dell’analisi tecnica, le novità non sono affatto buone. Non fu lo tsunami, o almeno non solo lui, a causare il disastro. Già prima, vale a dire nel momento della violentissima scossa di terremoto, alcune delle strutture dell’impianto avevano ceduto in modo definitivo. La scomoda verità viene raccontata dal quotidiano britannico Independent, in un lungo articolo che raccoglie le testimonianze di numerosi tecnici e operai dell’impianto nucleare giapponese. “La posta in gioco è alta”, si legge nell’articolo, “se è stato il terremoto a compromettere strutturalmente l’impianto e la sicurezza del combustibile nucleare, questo potrebbe significare che tutti i reattori di identica concezione presenti in Giappone dovrebbero essere chiusi, perché incapaci strutturalmente di resistere a scosse sismiche di una certa entità.”

Nonostante mesi di disinformazione, durante i quali la Tepco, società che gestisce l’impianto, ha continuato ad affermare che quanto accaduto era “assolutamente imprevedibile” e dovuto allo tsunami, emerge in modo sempre più netto che fu il terremoto, ben prima che l’onda gigantesca travolgesse l’impianto, a bloccare il sistema di raffreddamento dei reattori. Lo tsunami, 40 minuti dopo, sommerse, spegnendoli, i generatori, provocando il definitivo spegnimento del sistema e dando il via alla catena di eventi che hanno portato poi alla fusione di tre reattori.

Situazione decisamente da scandalo, per un Paese come il Giappone. Ma di scandali ce ne sono altri dietro l’angolo. La Nuclear Safety Commission nipponica è stata accusata di aver cancellato dal suo sito i dati sui risultati delle visite mediche di controllo radiologico nella prefettura di Fukushima.

La Nuclear Safety Commission aveva caricato i risultati dei test effettuati dal governo a marzo. I risultati, incluse le informazioni che dimostravano che un bambino di 4 anni di Iwaki era stato esposto a 35 millisievert di radiazioni, un livello che non è considerato una minaccia per la salute, sono stati eliminati all’inizio di agosto, ufficialmente perché ci sarebbe la possibilità che i singoli bambini possano essere identificati, in quanto le informazioni sono dettagliate.

La cancellazione dei dati però sta insospettendo molti, visto che nessun altro dato simile per la salute dei bambini è disponibile. Come dice al network radiotelevisivo Nhk Hirotada Hirose, della Tokyo Woman’s Christian University, “i bambini hanno maggiori rischi di sviluppare il cancro alla tiroide. Alla commissione non può sfuggire che la  rimozione dei dati potrebbe provocare una reazione negativa riguardo all’esposizione dei bambini. La mossa va contro alla necessità di fornire informazioni accurate all’opinione pubblica”.

Oltre questo, Bellona, Ong scientifico/ambientalista norvegese-russa accusa il governo giapponese di aver “nascosto informazioni e negato i fatti del disastro nucleare di Fukushima Daiichi nucleare, incluso l’aver ignorato le previsioni dal sistema di previsione delle radiazioni del loro stesso Paese, al fine di limitare le costose e distruttive evacuazioni e per evitare la discussione pubblica sul settore nucleare politicamente potente”. L’accusa di Bellona si fonda sulle rivelazioni dall’Associated Press confermate da una fonte dell’ex-governo giapponese a Bellona, ​​così come da un rapporto del New York Times.

Nils Bohmer, un fisico nucleare che fa parte di Bellona, aveva già detto più volte che il Giappone stava nascondendo informazioni sui pericoli delle radiazioni e ora è convinto che “politici potenti hanno costretto il Giappone a creare un clima della bocca chiusa, di deferenza acritica al nucleare. Questo è un altro esempio del caos della comunità nucleare giapponese, compresi industria e governo. Tutto questo dimostra la necessità urgente di cambiamenti drastici nell’industria nucleare giapponese, se l’energia nucleare deve avere un futuro in tutto il Giappone”.

All’opinione pubblica sarebbero state tenute molte informazioni che cominciano a trapelare solo negli ultimi giorni. Secondo i rapporti quando è iniziato l’incidente nucleare di Fukushimas Daiichi i tecnici nucleari sapevano benissimo che la scuola elementare di Karino sarebbe stata colpita dal fallout radioattivo ma, invece di sgombrarla, è stata trasformata in un rifugio per gli sfollati del terremoto/tsunami. Rapporti su questa clamorosa sottovalutazione stati inviati alle agenzie di sicurezza nucleare del Giappone, ma il flusso dei dati si è fermato lì.

I documenti e le testimonianze ottenuti da Ap, New York Times e Bellona dimostrano una completa impreparazione dei parlamentari giapponesi, una paralisi nella catena delle comunicazioni tra le istituzioni e anche una pessima conoscenza di base del sistema di previsione delle radiazioni.

“Non è chiaro quante persone potrebbero essere state esposte alle radiazioni rimanendo in zone lungo il percorso della nube radioattiva” dice Bohmer, “figuriamoci se si sa se qualcuno possa soffrire di problemi di salute per l’esposizione. Potrebbe essere difficile provare una connessione: i  funzionari della sanità dicono di non avere intenzione di dare priorità ai test sulle radiazioni per di coloro che erano a scuola”.

Le rivelazioni dei dati, o meglio le confessioni, avvengono tra fine maggio e inizio giugno, quando in Giappone ci sono gli ispettori dell’International atomic energy agency (Iaea), il governo e la Tepco a quel punto non potevano più tenere del tutto nascosta la portata del disastro nucleare.

AlessandroIacuelli

La droga, strumento geopolitico degli USA | STAMPA LIBERA

Fonte: La droga, strumento geopolitico degli USA | STAMPA LIBERA.

Da ormai molti anni si è a conoscenza dell’enorme  spesa della Difesa nordamericana (che rappresenta il 50% del totale del bilancio della difesa nel mondo), la quale è lo strumento della sua politica estera dai tempi di Reagan fino ad ora; ma il finanziamento delle agenzie dello spionaggio americano, il quale non si riduce alla sola CIA, bensì a moltissime altre strutture che ammontano a circa sedici, hanno un lato scuro, ovvero quello delle loro fonti di finanziamento, le quali vanno oltre i controlli delle amministrazioni formali (seguendo il discorso che nessuno può eseguire una revisione contabile su Dio e questi organismi credono di essere Dio per quanto concerne la “difesa” degli USA e dell’Occidente), questo “finanziamento extra” si localizza negli affari che procura il traffico della droga (verso la quale dicono di combattere), e inoltre sono questi organismi quelli che organizzano e affiancano questo affare della morte con la complicità dei grandi gruppi finanziari anglosassoni (mediante i loro “paradisi fiscali”).

 

Effettuare affermazioni del genere equivale ad essere qualificato come “seguace” delle “teorie del complotto” e in questa forma si cela la realtà con tutti i suoi affari, poiché per occultare la verità delle loro azioni hanno a disposizione la versione Hollywoodiana del canale satellitare History Channel, per giustificare le loro spie.

L’antefatto più vicino per cercare questo metodo di conquista geopolitico lo possiamo trovare nella politica dell’impero inglese durante la conquista dell’Asia nel XIX, secolo con due guerre per il controllo della produzione, distribuzione e finanziamento dell’opio, in primo luogo con una compagnia privata e, successivamente, direttamente sotto la guida della Corona, come parte della politica colonizzatrice dell’impero britannico; in questa maniera, l’Inghilterra sottopose sotto il suo controllo per primo all’India e dopo alla Cina, distruggendo a milioni di abitanti e rendendoli dipendenti di questa droga micidiale per meglio dominare i loro mercati.

Durante la II Guerra mondiale, la repubblica imperiale nordamericana riorganizzò i suoi servizi d’intelligenza e da quel momento iniziarono i suoi profondi rapporti con la mafia e le droghe per vari fini: il primo fu quello di evitare che si riducesse il suo operato, dal momento che poteva disporre di un proprio finanziamento,  senza dipendere dai politici; il secondo, perché così poté aprire dei contatti con il mondo della criminalità dal quale poteva ottenere mano d’opera per compiere i suoi crimini senza dover impiegare la sua équipe di specialisti –rapporti con la mafia italoamericana-; il terzo, perché gestendo il mondo della droga può gestire anche i governi mafiosi del mondo e ciò divenne molto evidente nell’America centrale – appoggiando le dittature e, dopo, con la fine delle stesse, sostenendo gli attuali Maras (bande di fuorilegge) -, ora si sa “ufficialmente” che gli USA equipaggia di armi sofisticate i cartelli messicani. E quarto, perché serve anche a dominare enormi masse della popolazione, istupidendola mediante la tossicodipendenza e, pertanto, rendendola inservibile per qualsiasi proposito di cambiamento della società.

Forse per questa ragione abbiamo varie domande senza risposte: come è possibile che l’iper potenza militare del mondo (USA) con tutto un arsenale di tecnologia infernale controlla solo il 5% della popolazione mondiale, cioè, il proprio paese, e consuma quasi il 60% della droga che si produce nel mondo?

E, un’altra domanda, anche questa relazionata con le droghe e l’economia in nero, la quale cominciò ad essere sottoposta sotto la lente d’ingrandimento come conseguenza della crisi finanziaria mondiale che viviamo dal 2009, quando la maggioranza dei paesi provarono, mediante il G20, di far controllare i Paradisi fiscali: perché USA e Inghilterra si opposero a questa richiesta?.

Alcune risposte alle nostre domande le troviamo in un rapporto poco divulgato in un articolo apparso nel Russia Today, su documenti nordamericani declassificati appartenenti agli anni settanta e ottanta, poiché quelli più recenti sono inaccessibili, classificati con la dicitura Top Secret:

Più di 8.000 documenti segreti recentemente declassificati negli USA rivelano i rapporti che intrattenne la CIA con i diversi cartelli di droghe nel mondo per finanziare le sue operazioni. L’informazione coincide con quanto denunciato dal giornalista Gary Webb, “suicidato” con due proiettili alla nuca nel 2004”.

La CIA si rivolgeva al narcotraffico per riempire le sue arche e compiere le proprie operazioni clandestine, secondo quanto segnalano alcuni documenti con il timbro federale nordamericano che sono stati declassificati, informa il sito web del Russia Today.

Gli oltre 8.000 documenti del Governo federale declassificati dalla Legge dell’Informazione Pubblica svelano i dettagli di questi controversi vincoli. Rapporti appartenenti agli anni ottanta fanno notare che per fronteggiare la presenza militare sovietica in Afganistan, gli USA spesero più di US$ 2.000 milioni per il finanziamento della resistenza afgana mediante i cartelli delle droghe. Questi stessi documenti indicano che anche la CIA era coinvolta con i narcotrafficanti latinoamericani.

E come era il giro nella nostra zona diretto verso i mercati finanziari?

Nel panorama nordamericano, il denaro della droga proveniva dal Cono Sud e diventava denaro pulito a Wall Street. In quello latinoamericano, quello stesso denaro, una volta lavato, tornava alla regione sotto forma di fondi per il paramilitarismo”, spiega l’ex agente federale Michael Ruppert.

Questa è la realtà che mettono in luce i documenti declassificati e che riconfermano quanto precedentemente espresso, il problema è che questi documenti fanno riferimento a un epoca trascorsa e tutti sappiamo che il tema delle droghe ha acquisito negli ultimi venti anni un aspetto più che allarmante nei nostri paesi, che può destabilizzare governi, condizionarli o diventare argomento per interventi “militari esterni” per il presunto sradicamento del flagello che distrugge le nostre società: il Messico con oltre 35.000 crimini eseguiti dal cartello in soli due anni. La Colombia con le sue migliaia di uccisi e milioni di dislocati dai paramilitari e le guerriglie finanziate dalla droga. Il Perù con la rinascita di Sendero Luminoso, amministrando la droga nelle zone montagnose e la Bolivia che è permanentemente messa sotto accusa dagli USA, insieme al Venezuela, per essere colpevole del dilagare della doga nelle strade americane ed europee; Argentina e Brasile come produttori a cominciare dalla pasta base e origine degli invii verso l’Europa, sono le realtà con le quali dobbiamo lottare quotidianamente i latinoamericani.

Per questa ragione è urgente che i paesi integranti l’UNASUR e del Consiglio per la Difesa Sudamericano, adottino misure congiunte contro il narcotraffico e le sue diramazioni finanziarie (che si svolgono mediante affari bancari e professionali, come quelli dell’industria delle assicurazioni, consulenti finanziari, ragionieri, notai, fondi fiduciari e aziende reali o “fantasma”, che costituiscono meccanismi raggiungibili per sbiancare fondi illeciti con il lavaggio del denaro) con organi propi, perché l’esperienza e i dati che analizziamo, ci portano ad affermare che “La droga è uno strumento geopolitico dell’Impero” per controllare il nostro continente; non restiamo ad aspettare altri 20 anni per leggere nei documenti declassificati come hanno impiegato i “cartelli” per dominarci.

LA CIA FINANZIAVA IL NARCOTRAFICO MONDIALE di Russia Today: http://actualidad.rt.com/actualidad/ee_uu/issue_22299.html

 

 

Origini della CIA, Polizia US: http://www.policia.us/nacional/academia/estatal/origen_de_la_cia/

Fu creata il diciotto dicembre millenovecentoquarantasette dal presidente degli Stati uniti, Harry S. Truman, in sostituzione dell’ Office of Strategic Services, operante durante la Seconda guerra mondiale; ha impiegato innumerevoli procedure e agenti dell’Organizzazione dei Servizi Speciali, quest’ultima fondata durante la guerra con missioni di spionaggio e di appoggio alla resistenza dietro le linee tedesche. Nel 1949, gli si conferiscono poteri per indagare senza necessità di autorizzazione giudiziaria, pratiche amministrative e fiscali.

La filosofia dell’organizzazione era quella di dotare al presidente degli USA di un secondo punto di vista elaborato da civili, oltre a quello prodotto dai militari dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale. Per via della grande quantità di ex alunni della Yale University gli si diede il nome in codice di “Campus”. Due dei tre creatori dell’OSS (Ufficio per i Servizi Strategici), provenivano dalla Yale, tra questi Hugh R. Wilson, e uno da Harvard, ma i dati erano gestiti solo da quelli della Yale. Persino il sistema di immagazzinamento dati fu lo stesso a quello della Biblioteca di Yale.

Ma alcune delle persone della Yale cominciarono a manifestare dei dubbi morali su questa istituzione, perché consideravano che una organizzazione di quel genere era un affronto per la democrazia americana in tempi di pace. L’Ufficio per i Servizi Strategici (OSS) e l’ufficio d’Intelligenza Navale (ONI), il primo da considerare la madre e il secondo il fratello della CIA, intrattenevano dei rapporti con i dirigenti della mafia italiana, dando inizio a un’opera di reclutamento nei bassi fondi di New York e di Chicago, affinché questi membri, tra i quali si annoverava Lucky Luciano, Meyer Lansky, Joe Adonis e Frank Costello, agevolassero queste agenzie a stabilire contatti con i capi della mafia siciliana, esiliati per colpa di Benito Mussolini.

Obiettivi della CIA:

● Da una parte, evitare il sabotaggio nei porti della costa est degli USA.

● dall’altra, ottenere informazione sulla Sicilia, prima di avviare l’invasione alleata e bloccare l’avanzata del vigoroso Partito Comunista italiano.

Imprigionato a New York, Luciano è graziato per i servizi prestati durante la guerra e viene deportato in Italia, dove comincia a costruire un impero fondato sull’eroina; in un primo momento mediante la diversione delle somministrazioni, provenienti dal mercato legale e, più tardi, creando una serie di collegamenti con i trafficanti libanesi e turchi, affinché gli procurino la morfina per i suoi laboratori siciliani.

In quel tempo, la OSS e la ONI, collaborano in stretto contatto con la mafia cinese, che domina la produzione di grandi quantità di oppio, morfina ed eroina, e da quest’ultima sono aiutate per la creazione del terzo punto per il commercio dell’eroina nel dopo guerra, il cosiddetto Triangolo Dorato, una regione formata dalle zone di confine della Tailandia, Birmania, Laos e la provincia cinese dello Yunan.

(trad. di V. Paglione)

Fonte: http://licpereyramele.blogspot.com/2011/08/drugs-empires-geopolitical-tool.html

Brindisi: ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI | STAMPA LIBERA

Fonte: Brindisi: ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI | STAMPA LIBERA.

Dai portali Indymedia
http://piemonte.indymedia.org/article/13195
http://liguria.indymedia.org/node/7674

Brindisi: ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI
Dopo le prime puntate a tema dedicate all’Enichem di Venezia-Porto Marghera, all’Acna Chimica Organica di Cengio, al petrolchimico ENI di Priolo Gargallo, era impossibile non fare una cappatina anche Brindisi e non soffermarsi un attimo a riflettere sulle devastazioni ambientali operate dall’ENI in una bella regione come la Puglia, territorio a spiccata vocazione turistica, dove pare abbia avuto luogo uno degli scempi ambientali più gravi della nostra storia.
A Brindisi ritroviamo una vecchia conoscenza, un manager storico dell’ENI, il Dott. Andrea Mattiussi già amm. Delegato della Montedipe – società confluita da Enimont all’Enichem del Gruppo ENI – pluriindagato per vari reati quali strage colposa, disastro ambientale, lesioni gravi e condannato anche per l’inquinamento ed avvelenamento a Mantova del fiume Mincio. Una parentesi: data la rilevanza delle tematiche, dedicheremo quanto prima anche un articolo a Mantova (essendo dotati di grande fantasia possiamo già anticiparvi il titolo: “MANTOVA: Ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI”). Mattiussi dopo turbolenti trascorsi giudiziari, passerà poi alla Snia.
In una Nota riservata di Enichem Anic-Montepolimeri indirizzata proprio al ns. benemerito Dr. Mattiussi, in riferimento al sito industriale di Brindisi, s’esplica quanto segue:
“… la problematica dei residui mercuriosi sempre presente in Fabbrica andò acuendosi in modo rilevante negli anni 1976-77 per la produzione di grossi volumi di fanghi nell’impianto di trattamento acque mercuriose… dopo la fermata del cloro soda i vari residui mercuriosi (fanghi, terre, materiali vari inquinati) presenti in Stabilimento rimasero staccati in attesa di soluzioni sempre ventilate e mai concretizzate che si rivelavano sempre ipotetiche ed aleatorie. Si andava invece nel frattempo aggravando la situazione dello stoccaggio, creando reali pericoli di inquinamento, sia per il progressivo deterioramento dei contenitori dei residui solidi sia per il rischio di trabocco dei fanghi siti sotto il P.28 nel collettore di scarico a mare, a seguito di aumento del livello per forti pioggie. Detto rischio in qualche occasione si è concretizzato… Relativamente ai rifiuti mercuriosi il cesimento indica: n. 740 fusti di fanghi inspessiti, 320 fusti di terra e residui vari inquinati, 100 fusti di grafite, 400 mc. circa di fanghi residui parzialmente inspessiti. Il tutto è stato coperto con scarto di cava per uno spessore di circa 30 cm. Pressato e livellato… su di esso è stato effettuato uno stendimento di sabbia di frantoio rullato con ottenimento di un piano di calpestio camminabile… Non si è ritenuto opportuno né necessario denunciare ad autorità la realizzazione dell’opera sia in relazione alla situazione locale sia in considerazione che non è stato fatto uno scarico sul terreno che rientrava quindi nei disposti della legge …”.
Come potete ben riscontrare anche a Brindisi (come del resto in tutti gli altri siti dell’ENI) la produzione di vel-ENI micidiali è arrivata a toccare livelli da incubo. Tanto che a Brindisi cominciò a porsi il problema di come eliminare questa imponente mole di rifiuti tossico-nocivi. Anche nel caso specifico venne in provvidenziale aiuto la proverbiale ed italica fantasia. Rispetto al modello adottato in altri siti però (interramento diretto dei rifiuti da parte degli uomini ENI) nel contesto brindisino si pensò bene d’adottare una variante inedita. Per una “bonavota” l’Eni decise di non sporcarsi direttamente le mani. Meglio far fare ad altri il “lavoro sporco”. Entrò così in scena un eclettico personaggio, dotato di bacchetta magica, che rivelò all’ENI come far sparire 1 milione di metri cubi di fanghi mercuriali. Il nostro machiavellico Geom. Giuseppe Bonavota da Briatico, classe 1927 (questo il nome dell’eclettico mago Zurlì dei rifiuti) con le sue magie riuscì persino di surclassare l’Eni.
Far “sparire” i vel-ENI anziché “seppellire” i vel-ENI è certamente un’idea innovativa. Chapeau. Avviene così che il Bonavota, unitamente alla società Micorosa Srl (di Brindisi) e la società Montedipe Spa siglano una “Scrittura Privata” (che trovate qui di seguito allegata e riprodotta pdf) che ha per oggetto: “ … la reindustrializzazione dell’area di Brindisi”, nonché la nobilissima finalità del “… reimpiego del personale attualmente in CIGS di Montedipe … sul presupposto che venga installata in un’area confinante con lo stabilimento petrolchimico un’azienda industriale avente come attività il recupero e la lavorazione di sottoprodotti fangosi con esclusivo reimpiego di personale di Montedipe … Montedipe riconoscerà a Micorosa per ciascun dipendente MONTEDIPE in CIGS assunto da Micorosa … un contributo di 15 milioni …”.
Il progetto Micorosa-Bonavota – che trovate anche questo quì di seguito allegato e riprodotto – riscosse immediatamente l’entusiastico consenso dei vertici dell’ENI (e lo credo bene … far sparire 1 milione di mc di vel-ENI come per incanto) tanto che il prode Mattiussi si studiò a memoria ogni singoli passo del memorandum e s’incorniciò nell’ufficio la copertina del dossier che titolava: “Progetto di fattibilità per l’installazione in un’area confinante con lo stabilimento petrolchimico di Brindisi di una azienda industriale avente come attività il recupero e la lavorazione di sottoprodotti fangosi”.
Non potete neanche lontanamente immaginare i ritorni che potrebbero esserci in termini industriali se progetto funzionerà bene e senza intoppi. Se il Bonavota non è un pazzo furioso visionario ed il suo procedimento alchemico è ok potrebbe essere sfruttato su larga scala per smaterializzare d’incanto tutti i rifiuti killer dell’ENI sparsi in tutti gli stabilimenti d’Italia e del mondo.
Così sul finire degli anni ’80 si moltiplicano freneticamente i contatti tra l’archimede pitagorico brindisino, Mattiussi ed i vertici dell’Ente Energetico Idrocarburi per mettere a punto le varie fasi dell’affaire. Finchè un giorno Dario Amodio di Enichem Anic invia una Nota riservata a Mattiussi che riassume i termini del business: “Nota riservata per il dott. Mattiussi – iniziativa Bonavota per il riutilizzo di fanghi da carburo”. Scrive il relatore di Enichem Anic:
“… a sud dello stabilimento petrolchimico, fuori della recinzione, esiste un’area di circa 44 ettari denominata “Zona Fanghi” adibita a suo tempo a ricevere i residui provenienti dalla produzione di acetilene da carburo. La massa dei fanghi depositata nel tempo può essere valutata ad un milione di mc… disponendo di una così rilevante massa di fanghi ci siamo attivato da tempo per studiarne l’utilizzo e conseguire contestualmente la bonifica della zona eliminando fonti di rischio per le persone che incautamente vi si fossero inoltrate e restituendo al verde l’intera area. Proficui son stati i contatti avviati con un imprenditore locale, che ha trovato la soluzione del problema. Attraverso opportuni processi tecnologici (che di seguito sono indicati) ha trovato il modo di trasformare i fanghi ricavandone prodotti da utilizzare nell’edilizia civile … l’imprenditore di cui si parla è il Geom. Giuseppe Bonavota socio e dirigente di alcune società (Edil Cover, Moviter Sud, Corat Service) che operano a Taranto nel campo dell’edilizia e dell’estrazione e lavorazione calcarei … Essendo la massa stimata dei fanghi clorurati di 1 milione di metri cubi si prevede di dover trattare in totale 10 milioni di quintali … lavorando 2000 quintali al giorno, considerando ogni anno 300 giornate lavorative, si prevede che l’attività avrà una durata di 30 anni”.
Inutile dirlo l’idea è semplicemente geniale. S’elimina una fonte di rischio per l’uomo e l’ambiente togliendo i rifiuti tossico nocivi dallo stabilimento dell’ENI di brindisi e si spostano i vel-ENI trasformandoli in tegole, in mattoni, piastrelle, malta da costruzione etc etc. Era l’aprile del 1987. Segnatevi bene sul calendario sta data nella quale è stata concepita sta genialata d’idea. Come si legge nel memorandum sta tipologia di “smaltimento” avrebbe richiesto perlomeno 30 anni per far fuori tutti i veleni dell’ENI. Se non fosse stato per lui (sempre il geniale e magico Geom. Bonavota) a quest’ora sarebbero stati ancora lì a trasformare fanghi clorurati imbottiti di mercurio in malte bastarde (bastarde proprio e anche stronze). Zurlì diede invece un aiutino decisivo pronunciando le fatidiche frasi “sim-sala-bim” e/o “Magicabula”. E come per incanto i vel’ENI svanirono. Ancor tutt’oggi non si sa bene dove siano finiti. E’ un ENI-gma. Si sa solo che imponenti concentrazioni di inquinanti e vel’ENI son stati riscontrati nell’area che doveva servire per realizzare il progetto del mago Bonavota. Oggi quell’area brindisina si chiama “discarica Micorosa”. Sin’oltre i 5 mt di profondità son stati trovati sepolti nelle viscere della terra, tonnellate e tonnellate di vel-ENI fra cui dicloroetilene, il famigerato cloruro di vinile, benzene, arsenico, e altri contaminanti per volumi complessivi che superano di 4 milioni di volte i limiti consentiti dalla legge.
Una bomba nucleare ecologica mai disinnescata proprio alle spalle dell’Oasi Naturale delle Saline (e lì sti vel-ENI ci sono ancora tutti). Non è un caso che a Brindisi dalla fine degli anni ’80 in poi siano registrate stranissime morti probabilmente riconducibili agli agenti chimici killer, in primis il cloruro di vinile (ma in questo cazzo di paese una volta l’azione penale non era obbligatoria?).
Alcuni dicono che erano altri tempi. Erano tempi in cui tutti facevano i cazzi che volevano. A Brindisi inquinava anche la Guardia di Finanza. Si legge in una nota di Enichem Anic (v. doc. allegato) che lo stabilimento Montedipe di Brindisi “non è mai stato dotato di un impianto di trattamento centralizzato delle acque di processo di scarico dei vari impianti produttivi, e nemmeno di impianti di trattamenti specifici, e quindi tali acque di processo confluivano direttamente nei collettori di raccolta delle acque di raffreddamento che scaricavano a mare… attualmente son stoccati in stabilimento 82.000 metri cubi di soluzione acquosa di Sali sodici (provenienti dallo stabilimento Enichem Agricoltura di M. Sant’Angelo) che occorre smaltire sia per liberare i serbatoi che su sollecitazione dell’Amministrazione Provinciale di Brindisi… con l’acquisizione della proprietà Montedipe è stato riscontrato che gli scarichi civili della Caserma della G. d F. e degli alloggi sociali confluiscono a mare, a cielo aperto attraverso una spiaggia. Pertanto è opportuno convogliare tale scarico al trattamento biologico… tale scarico è causa di esalazioni maleodoranti in particolare durante il periodo estivo quando si registra una notevole presenza di persone sulla spiaggia. Per tali motivi e onde evitare coinvolgimenti e strumentalizzazioni esterne è opportuno convogliare tale scarico all’impianto biologico dello stabilimento…”.
Beh se capitate nei pressi di Brindisi e avete proprio voglia di farvi na nuotatina da ste parti, occhio a non farvi un pieno di colifecali delle fiamme gialle. Se invece siete indigeni del luogo ed avvertite strane patologie, ringraziate l’ENI. E tra poco potrete dire grazie anche all’On.le Stefania Prestigiacomo (ns. illustre ministro dell’Ambiente) che è rimasta così profondamente toccata dall’emozionante storia ambientale dell’ENI che ha deciso di condonare all’ENI, con apposito decreto, tutti i più gravi disastri ambientali della storia. Brindisi incluso. Una cosa così vergognosa che più vergognosa di così non si può.
Allora senza offesa. Possiamo proporre un “Brindisi” per il nostro ministro dell’ambiente?
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Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati1”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati1.pdf
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati2”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati2.pdf
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati3”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati3.pdf
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati4”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati4.pdf

ENI: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali

della storia italiana

Inserito da Anonimo il 3 Novembre, 2010 – 18:30

autore:
by Mr. Bean – interceptor®

Pronto per l’ENI un decreto “ad personam” ed un accordo riservato con il Ministero dell’Ambiente per cancellare il passato. Benefici colossali anche per Erg (sito di Priolo Gargallo).

Toglietevelo dalla testa. Non ci sarà nessuna resa dei conti per i danni causati dall’ENI a, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Priolo Gargallo, Gela, Porto Torres. Alcuni dei più gravi disastri ambientali causati dall’Eni nel nostro paese saranno cancellati con un colpo di spugna. Per sempre. Svaniranno come il gas flaring nell’aria del delta del Niger. Tanto per non farci mancare niente anche in Africa abbiamo esportato il peggior “made in Italy”. Made in Italy criminale” targato ENI. Bisogna francamente ammettere che l’Eni una bella mano a distruggere il pianeta l’ha data.

Quali sono le geniali menti che hanno concepito un Condono tombale/ambientale di tal sorta?. Eppure l’avvelenamento del territorio ha determinato la violazione di numerosissimi diritti tra cui quello alla salute, alla vita, ad un ambiente sano, a un salubre standard di vita. Chi se ne fotte del rispetto dei diritti umani, direte voi. Sta anche scritto sulla carta (e lì rimane). D’altronde è una logica conseguenza. Che ci potevamo aspettare da un’esecutivo che legifera “ad personam” e che dispensa impunità alla bisogna (tutelando chi delinque). Se pensate che lo scudo ambientale per l’ENI cade in una stagione del tutto casuale vi sbagliate di grosso. In questo particolare momento sta per incombere sull’Eni la mannaia delle Procure per gravi fatti di inquinamento. Paolo Scaroni (amministratore delegato dell’ENI) è reduce da una recentissima sentenza del Tribunale di Torino che ha pesantemente sanzionato l’ENI condannandola a pagare 1.833.475.405,49 Euro (disastro ambientale determinato da decenni di velENI nel Lago Maggiore dello Stabilimenti ENI di Pieve Vergonte).
– “Inquinamento del Lago Maggiore. Condannata l’E.N.I. Spa per disastro ambientale”.
http://piemonte.indymedia.org/article/5590

Tra non molto potrebbero aggiungersi a Pieve Vergonte decine di altri siti industriali dove l’ENI è acclarato essere stata la diretta responsabile di paurosi scempi ambientali. Vedi per l’appunto Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela, Porto Torres.

Come ne uscirà stavolta l’Eni? Direi elegantemente.

La società energetica si sta confezionando all’uopo un “Protocollo transattivo” che dovrebbe metterla al riparo da ogni contestazione. Questo protocollo dovrebbe essere siglato a breve con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATT). Fonti molto ben informate che hanno potuto visionare questo delicato carteggio hanno rivelato che le bozze degli atti transattivi son già tutte pronte e potrebbero essere già controfirmate nei prossimi giorni dal Ministro Prestigiacomo e al numero uno dell’ENI.

Il documento chiave del dossier titola:

“Protocollo d’intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale con riguardo ai siti di interesse nazionale di Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela e Porto Torres”.

Dovrebbe essere una cosa del tipo saldi di fine stagione e/o supermercato. Inquini 10 paghi 1. Risarcisci a forfè. Ecco come l’Eni dribblerà la sanzione del Tribunale di Torino (secondo la giurisprudenza è importante che ci sia una generica riparazione del danno non è importante che si paghi realmente tutto il danno).

Sulla falsariga dell’Eni è in serbo un pacchetto di offerte speciali anche per il Gruppo ERG. Come degno successore dell’ENI, a Priolo Gargallo (provincia di Siracusa) ha seguitato ad avvelenare per decenni le falde e la rada. Secondo quanto riportato in un autorevole Parere Pro Veritate reso alla società ERG Spa qualche mese fa dal chiarissimo (sicuramente molto più dell’acqua di Priolo) Prof. Avv. Vincenzo Roppo, il gruppo petrolifero di Riccardo Garrone se la dovrebbe poter cavare indennizzando 70-90 milioni di euro… briciole (un’inezia se si considera che talune fonti qualificate hanno quantificato il danno prodotto all’ambiente in non meno di 50 miliardi di euro). Questi quattrini, per di più sarebbero dilazionati in 10 anni senza interessi e con la possibilità di effettuare compensazioni con eventuali investimenti di ERG MED sul sito inquinato. Genialoidi che non sono altro (così se Garrone nell’’arco d’un decennio fa risultare d’aver investito 90 milioni di euro in impianti pseudoecologici non risarcisce più manco un cent al Ministero dell’Ambiente)..

Priolo Gargallo, Melilli, Augusta Siracusa. Una provincia con la più grande concentrazione di inquinanti e di industrie petrolchimiche d’Europa. S’è scoperto che gli scarichi degli stabilimenti non erano manco filtrati. Tonnellate di Mercurio puro versato direttamente nei tombini. A Priolo uno su tre è morto di tumore. Come l’operaio escavatorista che copriva i veleni che andava a buttare. Bambini malformati nati senza ossa. Nello specchio di mare davanti allo stabilimento Enichem è stata riscontrata una concentrazione di mercurio superiore di 20.000 volte i limiti consentiti dalla legge. Se andate a Priolo è vietata la caccia (ma non è proibito inquinare).

Sento forte puzza di beffa per i siracusani. Chissà che ne pensa il Ministro dell’Ambiente la siciliana On.le Stefania Prestigiacomo. Guardacaso pure lei Siracusana doc..

Forse l’imminente stagione delle offerte speciali fa comodo anche a lei (non so se è notorio che due aziende chimiche controllate dalla Fam. Prestigiacomo – Coemi e Finche – hanno contribuito generosamente ad ammazzare l’ecosistema siciliano scialando anche loro migliaia di tonnellate di mercurio nell’ambiente). Mai prima d’ora, nella storia d’Italia, un ministro della Repubblica s’è trovato nel posto giusto al momento giusto.

Rimembro l’illuminato pensiero dell’esimio Prof. Giulio Sapelli: “il mercato punisce sempre chi sbaglia … l’ex amministratore delegato della Enron, è stato condannato a 24 anni di carcere. Soprattutto oggi la Enron è scomparsa. Il mercato ha sanzionato”. (ma non sosteneva che “il mercato non esiste”? boh …)

Se così fosse non dovrebbe esistere più manco l’ENI (e neppure ERG e Prestigiacomo & C.).
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Link più o meno correlati:

Doc. pdf: “Protocollo_intesa_ENI_Minambiente”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2010/protocollo_intesa_eni_…
– Video di Giulio Sapelli all’ENI Corporate University
http://it.tinypic.com/r/qp13ir/7
http://it.tinypic.com/r/23sya8l/7
– “L’Italia diffida l’Eni a pagare subito 2 miliardi di euro”
http://piemonte.indymedia.org/article/9593
– “Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)”
http://piemonte.indymedia.org/article/8981
– “ENI, “codice etico” e Servizi Segreti”
http://piemonte.indymedia.org/article/5520
– “Tangenti in NIGERIA: eccome come l’ENI pagava!”
http://piemonte.indymedia.org/article/5988
– “Altro casino abientale dell’ENI: Syndial AVENZA (MS)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5958
– “L’ENI avvelena il Kazakistan”
http://piemonte.indymedia.org/article/10372
– “Eni aggiusta-processi: ecco come far rottamare un giudice ostile”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10392
– “ENI fuori controllo: “fomentiamo la rivoluzione in Iran”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10468
– “Lodo TAV – Il Gruppo Ferrovie dello Stato diffida l’ENI”
http://piemonte.indymedia.org/article/6152
– “AV/AC Milano-Verona: Consorzio Cepav2 (volponi che non siete altro)”
http://piemonte.indymedia.org/article/6131
– “Porto Torres al Ministero: “Toglieteci l’ENI dai coglioni”
http://piemonte.indymedia.org/article/2046
– “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
– “Enichem Porto Marghera”
http://italy.indymedia.org/news/2004/02/480143.php
– “Ecco come il cartello si spartiva il business del riciclaggio batterie”.
http://piemonte.indymedia.org/article/9715

ComeDonChisciotte – DEBITO PUBBLICO – LA GRANDE TRUFFA

Fonte: ComeDonChisciotte – DEBITO PUBBLICO – LA GRANDE TRUFFA.

DI GIULIETTO CHIESA
lavocedellevoci.it

Ma davvero dobbiamo tenerceli questi banchieri? A cosa servono le banche? Cos’e’ la finanza? Perche’ siamo tutti indebitati? Chi e’ responsabile di questo debito? E’ tutto normale in quello che sta accadendo, o c’e’ qualcosa che non quadra?

Non si finirebbe piu’ di fare domande quando si assiste alla commedia quotidiana delle borse che crollano, dei politici che si danno la colpa l’un l’altro, dei fantomatici “speculatori” che non si sa chi siano, salvo che sono certamente dei balordi miliardari che ci portano via i soldi dalle tasche.

Eppure tutto e’ chiaro come il sole. Chi comanda il mondo occidentale (non il mondo, ma solo l’Occidente) sono le grandi banche. Le grandi banche sono solidali tra di loro e fanno parte di un pool molto ristretto. I “creditori”, apparentemente, sono loro. Sono loro che ormai dettano agli Stati quello che devono fare. E’ la dittatura del denaro che ha cancellato ogni democrazia.

Ma e’ poi vero che gli dobbiamo qualche cosa?

La risposta – la sanno tutti quelli che “sanno” – e’ che siamo stati derubati. I grandi conglomerati finanziari dell’Occidente sono andati tutti in fallimento nel 2007. Sarebbero crollati tutti se la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e i paesi produttori di petrolio non fossero intervenuti, di fatto coprendo i loro crack. Hanno lasciato fallire la Lehman Brothers, per dare un contentino al grande pubblico ignaro. Tutti gli altri sono stati salvati. Con i soldi nostri. Nessuna regola e’ stata introdotta per tagliargli le unghie. E loro, una volta salvati dai governi, hanno chiesto di essere pagati una seconda volta. Certo i crediti, sulla carta, li hanno, ma sono i prestiti che hanno elargito sul niente. Producevano denaro con dei trucchi e lo prestavano facendosi pagare l’interesse da noi.

Quando si e’ scoperto che bluffavano, hanno convocato i governi e i banchieri centrali (entrambi loro maggiordomi) e hanno detto: «siamo troppo grossi per fallire. Volete farci affondare? Peggio per voi. Niente piu’ campagne elettorali gratis, niente piu’ potere. Vi faremo fronteggiare le folle infuriate e scateneremo i nostri media contro di voi. Vi faremo a pezzi, pubblicheremo dove sono i vostri conti in banca, vi rinfacceremo i soldi che vi abbiamo dato sottobanco».

E governi e banche centrali hanno ovviamente ceduto, essendo i loro manutengoli. La Grecia, l’Irlanda, il Portogallo sono stati gli esperimenti preliminari. «Bisogna salvarli!», gridano tutti, altrimenti crolla l’euro, crolla l’Europa. Ma chi li deve salvare? Cioe’ chi deve pagare i loro (falsi) debiti ai grandi banchieri? Gli Stati. Ma gli Stati sono gia’ in rosso dopo i salvataggi delle banche del 2007-2008. Allora devono pagare le popolazioni. Anche l’Italia. Stanno dicendo ai popoli europei che e’ finito il patto sociale che ha retto negli ultimi sessant’anni l’Europa occidentale.

Via il welfare, praticamente di colpo. E poi? Dicono: «poi si deve ricominciare a crescere».

Cioe’ a consumare. Ma con quali soldi, se i redditi di tutti i lavoratori verranno falciati? E con quali beni, visto che dovremo privatizzare perfino il Colosseo, mentre le aste delle privatizzazioni saranno affollate di banchieri che verranno a comprare usando i nostri debiti, cioe’ usando il denaro virtuale che loro hanno prodotto e noi abbiamo gia’ pagato una volta.

Rapina bella e buona, o brutta e cattiva, se volete.

E noi che facciamo? I partiti, la sinistra non hanno nessuna idea alternativa, avendo da decenni ormai accettato tutti i ricatti possibili e immaginabili ed essendo parte della grande truffa.

La mia idea e’ di mandarli tutti a quel paese e di organizzarci per impedire che ci esproprino. Bisogna dire, chiaro e tondo, che quei debiti sono illegali. Fatti da regimi corrotti alle nostre spalle. Cioe’ non esigibili. Vogliamo sapere chi sono i creditori, vogliamo vederli in faccia, uno per uno. Vogliamo prima di tutto un “audit” indipendente. Poi vogliamo che cambino le regole. Uno Stato non e’ equiparabile a una banca. Le vite di milioni di persone non sono quelle dei ricchi detentori delle maggioranze dei pacchetti azionari di una banca. Gli Stati devono avere accesso al denaro a tasso zero. Le banche devono avere riserve pari almeno alla quantita’ di prestiti che erogano.

Eresia, eresia!, grideranno gli economisti che in tutti questi anni hanno tenuto bordone ai ladri.
Ma noi dobbiamo rispondere: «non pagheremo!».

Il problema e’ come. La mia risposta e’: difendere il nostro territorio. Come fanno i No tav della Val di Susa. Loro hanno capito e si sono organizzati. Facciamo la stessa cosa a Napoli e a Roma, a Palermo e a Bologna. Vedrete che li costringiamo a trattare.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.lavocedellevoci.it
Link: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=438
31.08.2011

Gladiatori della casta

Fonte: Gladiatori della casta.

Dalla P4 ai depistaggi sulle stragi di mafia, quando negli scandali spunta il nome di qualche alto ufficiale delle forze dell’ordine, finisce tutto in una bolla di sapone. Con il plauso dei politici

Che prendano il nome dal dio del mare, come Poseidone, o siano contrassegnate da una domanda qualunque in inglese, Why Not, che si fregino di un logo matematico– esoterico come P4 (1) o di un sostantivo volgare come cricca, finiscono tutte allo stesso modo, ossia in un pugno di mosche, le indagini degli ultimi anni che stanno bersagliando decine e decine di generali e alti ufficiali della Finanza, dei Carabinieri, della Polizia e dei Servizi. Non tutti sono indagati: molti figurano come semplici testimoni, altri anche solo come protagonisti di singoli episodi di valore più morale che penale: per esempio, salta fuori ora che il generale Adriano Santini, per diventare direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna, il controspionaggio), si è fatto accompagnare da Luigi Bisignani fino dal presidente del Comitato di controllo parlamentare dei servizi Massimo D’Alema.
Di Bisignani, del resto, un’informativa delle Fiamme gialle recita: «Chiedono ripetutamente un appuntamento o di interloquire anche solo telefonicamente con Bisignani alti ufficiali dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza nonché prefetti della Repubblica». Certo, non è reato cercare di farsi delle amicizie, ma la ragione per cui militari che hanno giurato fedeltà allo Stato facciano la coda per incontrare un soggetto che è pregiudicato per la più grossa mazzetta della Prima repubblica, la maxitangente Enimont, che figurava nella lista P2 al fascicolo 203, e che peraltro non ricopre nemmeno incarichi istituzionali, è sospetta. Oggi come oggi sembra che la questione morale non sfiori nemmeno più le forze dell’ordine, ma a mettere in fila tutte le inchieste nelle cui maglie sono finiti tanti generali e ufficiali si scopre che nessuno ha mai subito contraccolpi di carriera né in caso di avvio di indagini poi terminate con l’archiviazione o l’assoluzione, né, tantomeno, in caso di condanne non definitive. Che si tratti di Gdf, carabinieri, polizia o di 007.Nella Guardia di finanza gli ultimi in ordine di tempo a essere stati inquisiti sono il generale Vito Bardi e il generale Michele Adinolfi, recente protagonista del caso Milanese-Tremonti: indagati per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio all’interno dell’inchiesta P4 e ora trasferiti. Il primo a ispettore per gli istituti di istruzione e il secondo (appena promosso su proposta di Giulio Tremonti da generale di Divisione a generale di Corpo d’armata) dal 15 settembre assumerà l’incarico di comandante interregionale a Firenze. Adinolfi addirittura, capo di Stato Maggiore (che non risulta agli atti un conoscente di Bisignani), pare sia il più decorato tra le Fiamme gialle. Una carriera sfavillante, appena sfiorata da qualche piccolo incidente di percorso, come la sua testimonianza del 31 marzo 1995 al processo contro l’ex funzionario del Sisde Bruno Contrada. Adinolfi fu sentito a proposito della fuga in Svizzera dell’imprenditore bresciano Oliviero Tognoli, sparito il giorno stesso in cui dovevano arrestarlo nell’operazione Pizza Connection, prima di costituirsi nel 1989. Adinolfi, all’epoca dei fatti maggiore, era consulente esterno della Commissione parlamentare antimafia, e fu indagato con altri dieci (tra cui l’ex generale Mario Mori) per falsa testimonianza. L’indagine è stata archiviata per tutti su richiesta della stessa Procura di Palermo nel luglio del 2000.

Un anno prima era ormai diventato colonnello, vicepresidente del Cocer delle Fiamme gialle e comandante del gruppo della Guardia di finanza di Catania. Allora finì nel mirino dei pm milanesi, che pensavano che un imprenditore, tale Natale Sartori, avesse costituito al Nord una sorta di filiale di Cosa nostra dedita al narcotraffico, alle false fatturazioni, alla tutela dei latitanti e in particolare alla costruzione di una rete di rapporti con ufficiali di polizia giudiziaria, politici e altre personalità. Il tutto con la regia dell’ex stalliere di Arcore Vittorio Mangano. Adinolfi era apparso nelle intercettazioni come la «maniglia grande»: l’uomo che avrebbe dovuto aiutare Sartori a salvare le sue aziende da un controllo delle Fiamme gialle. Il numero dell’ufficiale era sulle agende di Marcello Dell’Utri. Anche in quel caso l’inchiesta finì archiviata: a Milano non c’era stata alcuna filiale di Cosa nostra. Emerse solo che Adinolfi aveva semplicemente messo in contatto l’imprenditore con un commercialista.

Passarono gli anni e, diventato generale, Adinolfi entrò tra i fedelissimi del generale Roberto Speciale, che lo portò al comando della Regione Lazio, poco prima di passare il timone a Cosimo D’Arrigo in seguito a un’accesa polemica con il ministro Vincenzo Visco. Correva la primavera del 2007 e in Calabria De Magistris apriva l’inchiesta Why Not: il nome di Adinolfi spuntò di nuovo, non tra gli indagati, ma tra coloro che risultavano in rapporti di grande amicizia con il principale inquisito, il veterinario leader della Compagnia delle opere per il Sud Italia, Antonio Saladino. E l’allora poliziotto e consulente del pm, Gioacchino Genchi, doveva relazionare al magistrato anche sui rapporti di Adinolfi con un altro indagato (e poi archiviato): il costruttore fiorentino Valerio Carducci, lo stesso imprenditore da cui prenderà poi il via l’inchiesta sulla “cricca” e che ritorna oggi come testimone  nell’indagine P4 sul magistrato e deputato Alfonso Papa. Genchi avrebbe dovuto far rapporto al pm anche sulle telefonate tra Adinolfi e il professor Giancarlo Elia Valori (non indagato), all’epoca leader degli industriali del Lazio, uomo dalle ramificatissime relazioni istituzionali e risultato l’unico espulso dalla loggia P2 (a cui ha sempre negato di essere appartenuto). Ma poi De Magistris fu trasferito, Genchi revocato da consulente, e di quelle chiamate resta traccia solo nelle memorie difensive dell’ex poliziotto indagato dalla Procura di Roma (2).

Il 12 gennaio 2009 Adinolfi diventava capo di Stato Maggiore, prendendo il posto del generale Paolo Poletti, promosso a vicedirettore dell’Aisi. E proprio Poletti, che ora è stato chiamato come teste per raccontare dei suoi rapporti con Alfonso Papa nell’inchiesta P4, all’epoca di Why Not fu indagato. Lo tirò in ballo la testimone chiave del procedimento, Caterina Merante, parlando di un archivio documentale della Finanza che sarebbe dovuto transitare nella gestione di una società di Saladino, cosa che poi non accadde. E il numero del suo interno al Comando generale risultava nell’agenda di Valerio Carducci alla voce “Poletti”. Quando la versione della Merante divenne nota, Poletti era già stato nominato da Speciale Capo di Stato maggiore. Ci fu un discreto scandalo, ma la sua posizione fu presto archiviata. Archiviata come quella di un altro generale delle Fiamme gialle, già a capo dell’intelligence, Walter Cretella Lombardo, uscito indenne da una vera bufera giudiziaria in Calabria. Il suo nome emerse la prima volta quando, nell’ambito dell’indagine Poseidone, fecero una perquisizione a casa di un ingegnere e funzionario Anas, Giovanbattista Papello, responsabile unico per l’emergenza ambientale in Calabria. Papello non c’era. Ma a casa i carabinieri gli trovarono un grembiulino massonico, documenti di trasporto di una partita di diamanti, e le trascrizioni di presunte intercettazioni illegali avvenute il 15 novembre del 2004, tra il presidente dell’Anas Vincenzo Pozzi e il segretario dei Ds Piero Fassino (risultate false). E ancora, un bigliettino da visita, vergato a penna, con il numero privato del cellulare proprio del generale Walter Cretella Lombardo. L’ufficiale è un uomo dai plurimi contatti con persone su cui proprio Genchi aveva indagato: come l’imprenditore Domenico Mollica, finito nella tangentopoli siciliana degli anni Novanta, il quale tenne banco sulle cronache perché alcuni politici erano usi essere suoi ospiti in barca; o l’imprenditore Tonino Gatto della Despar, segnalato dalla Procura nazionale antimafia come possibile riciclatore di fondi Ue in Lussemburgo (caso poi archiviato); e società all’epoca al centro delle indagini di Poseidone. Quando sequestrarono il suo telefono, trovarono nella rubrica, alla voce “Fonte Brava” il numero di una promotrice finanziaria condannata in primo grado per sequestro di persona insieme a due agenti del Nocs: pare fosse un terzetto di persone che voleva accreditarsi agli alti livelli delle forze dell’ordine, e che per tale ragione in passato aveva fatto trovare impacchettati criminali belli e pronti, compiendo reati. Non che fosse l’unico numero curioso apparso nella rubrica del generale. C’era il professor Giancarlo Elia Valori, sulle cui telefonate Genchi avrebbe dovuto stilare una relazione al pm. E c’era soprattutto quello di Luigi Bisignani, alla voce “Bisignani cr.”, il quale, per la prima volta, fece così capolino nelle inchieste calabresi, da cui sarebbe anch’egli uscito prosciolto.

Ma appunto, un generale della Finanza che intrattiene rapporti con un pregiudicato per la «madre di tutte le tangenti», così come fu ribattezzata, non stupisce nemmeno più sotto il profilo morale. Ad aprile 2008 Cretella Lombardo fu promosso a capo delle unità speciali e oggi è al comando della Regione Veneto.

Nella lista dei conoscenti del manager condannato per la maxitangente Enimont spunta ora, dall’informativa delle Fiamme gialle sulla P4, anche il generale Fabrizio Lisi, già comandante della caserma di Coppito che ospitò il G8 nel 2009, comparso in Why Not per le svariate telefonate intrattenute con diverse persone e società entrate nei fascicoli calabresi.

Se oggi è la Guardia di finanza a essere travolta dalla bufera, fino a poco tempo fa a tenere banco è stato il fiore all’occhiello dei carabinieri: il Raggruppamento operativo speciale. Senza tornare al caso delle talpe nella Dda che avvertirono il boss palermitano Giuseppe Guttadauro di avergli messo le cimici in casa (si trattava di sottufficiali) basti pensare al processo in corso a Palermo contro l’ex capo del Ros e del Sisde (3) Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato nei confronti della mafia. L’inchiesta prende le mosse dalle rivelazioni di un altro colonello del Ros, Michele Riccio, condannato a marzo in Cassazione a quattro anni e dieci mesi insieme ad altri colleghi, per alcune operazioni piuttosto disinvolte: detenzione e spaccio di stupefacenti finalizzati a favorire i suoi confidenti e a consentire alcune operazioni di successo per ottenere avanzamenti di carriera. Le rivelazioni di Riccio riguardano il boss Luigi Ilardo, che fu misteriosamente ammazzato a fucilate proprio nel momento in cui aveva deciso di mettere nero su bianco la propria collaborazione con la giustizia. L’inchiesta di oggi verte sulla mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, quando, secondo i pm, Ilardo avrebbe potuto portare Mori ad arrestare il capo dei capi.

Ma non sono solo gli ex vertici del Ros a essere sotto processo. Obinu, oggi ai servizi segreti, è intanto già stato condannato in primo grado a sette anni e dieci mesi insieme all’attuale comandante del Ros, il generale Giampaolo Ganzer, che di anni ne ha presi 14 per traffico internazionale di droga. Scrivono i giudici milanesi che Ganzer «non si è fatto scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di droga garantendo loro l’assoluta impunità. Ganzer ha tradito per interesse lo Stato e tutti i suoi doveri tra cui quello di rispettare e fare rispettare la legge». Non lo hanno condannato per il reato associativo, ma la Corte ha scritto che il generale sarebbe affetto da una «preoccupante personalità» che lo avrebbe portato a «commettere anche gravissimi reati per raggiungere gli obiettivi ai quali è spinto dalla sua smisurata ambizione». La sentenza è del luglio dello scorso anno e Ganzer è sempre al comando del Ros, a indagare su persone in merito agli stessi reati per i quali lui è stato condannato in prima battuta. A dicembre, in un’intervista a Libero, disse: «Rimango al mio posto, continuo a fare il mio lavoro come sempre, perchè sento l’Arma con me». Grande solidarietà gli è stata espressa pure dagli esponenti politici di un po’ tutti i partiti.

Per passare agli 007, gli scandali sui servizi esistono da sempre e sono diversi. Tuttavia due hanno destato particolarmente stupore. Il primo è il presunto coinvolgimento del Sismi nel sequestro di Abu Omar operato dalla Cia. Negli Stati Uniti gli agenti, processati, non hanno nemmeno ottenuto le attenuanti generiche: da otto a nove anni per Bob Seldon Lady, capo della Cia a Milano al tempo del sequestro, e da cinque a sette anni per gli altri. In Italia l’ex capo del Sismi, il generale Nicolò Pollari, e il suo braccio destro Marco Mancini sono stati invece dichiarati non giudicabili, per l’opposizione che hanno fatto del segreto di Stato. Scrivono i giudici dell’appello: «Non esiste alcun concreto elemento positivo che dimostri l’estraneità del generale Pollari all’accusa», ma non si può giudicare «nel momento in cui opera “il sipario nero” del segreto di Stato». L’avvocato di Pollari, Nicola Madia, dichiarò alla lettura della sentenza, che Pollari «avrebbe potuto dimostrare la sua innocenza nel processo, se la vicenda non fosse stata coperta dal segreto di Stato». Ma è andata così. Ed è andata così anche in un secondo procedimento che ha riguardato Marco Mancini, per la vicenda dello spionaggio Telecom. Il meccanismo è identico: all’opposizione del segreto di Stato segue il proscioglimento. A marzo, dopo un periodo di sospensione dal servizio in attesa di giudizio, Mancini è stato nominato capocentro dell’Aise a Vienna.

Un’altra singolare inchiesta sugli 007 è in corso a Caltanissetta, e riguarda le stragi del 1992. Da tempo si cerca il famigerato uomo dei servizi con la “faccia da mostro” che avrebbe ordito con la mafia gli attentati. Sia quel che sia, ma da quando il pentito Gaspare Spatuzza ha affermato che fu lui a rubare la 126 esplosiva che fece saltare per aria il giudice Paolo Borsellino il 19 luglio 1992 (4), è tutto tornato al punto di partenza. Spatuzza si è attribuito quel che era stato imputato a un delinquente da quattro soldi incastrato da due balordi pregiudicati, che diventò poi il caposaldo dell’indagine su via D’Amelio: e cioè Vincenzo Scarantino, il “pentito” che fece pure i nomi dei mandanti. All’origine di tutto ci sono gli interrogatori fatti da uno dei poliziotti più famosi d’Italia, Arnaldo La Barbera, che pare lavorasse anche per i servizi con il nome in codice Catullo. E certo è che se non fosse deceduto, oggi sarebbe probabilmente indagato per depistaggio insieme alla quasi totalità dei poliziotti del gruppo di Falcone e Borsellino, messo in piedi appositamente per trovare i responsabili della strage. Quei poliziotti oggi per la gran parte sono stimati questori e dirigenti in diverse parti d’Italia. E qualsiasi sia l’esito dell’inchiesta ancora segretissima, se è vero che Scarantino non rubò l’auto, ci si chiede come sia stato possibile dargli tutta questa attendibilità. Forse la risposta era già uscita in un’altra aula di giustizia: «Realizzammo una sorta di schedatura degli esponenti della famiglia Madonia, cercammo di individuare l’officina dove l’auto venne imbottita di tritolo. Accertammo anche rapporti tra Scarantino, appena arrestato, e alcuni esponenti mafiosi». Sono le parole pronunciate il 25 novembre 1994 da Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde, nel corso del processo in cui fu condannato in via definitiva a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa, in una sentenza che suscitò polemiche politiche a non finire.

Ma i tutori dell’ordine pubblico di recente sono entrati nella tempesta anche per altro. A giugno la corte d’appello di Bologna ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi per quattro poliziotti che hanno causato la morte del giovane Federico Aldrovandi. Mai sospesi, furono spostati di sede quattro anni dopo l’omicidio, avvenuto il 25 settembre del 2005 a Ferrara. Disse la madre, Patrizia Moretti, quando lo seppe: «È ridicolo che possano ancora andare in giro armati» e «vederli in giro per la città ci faceva male, molto male. E ci faceva paura, perché per me, e per il giudice, hanno ucciso mio figlio». Fu un episodio doloroso, ma isolato. Per un altro, assai più collettivo, il mondo ha guardato e guarda ancora l’Italia sgomento: quello della “macelleria” della scuola Diaz, durante i fatti del G8 di Genova del 2001. I feriti furono 69, tre gravissimi, tra uomini, donne e ragazzini colti nel sonno. Nella scuola entrarono 250 agenti e per via del casco indossato nessuno seppe mai chi infierì su alcune persone, pestate a sangue: 25 condannati su 27 in appello, già prescritti i reati di calunnia, arresto illegale e lesioni, restano in piedi le lesioni gravi e il falso ideologico. Il 17 giugno 2010 anche l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro è stato condannato a un anno e quattro mesi, per induzione alla falsa testimonianza.  Attualmente è direttore del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza: servizi segreti.

Quanto ai condannati per le brutali percosse, il pm dei fatti di Genova del 2001, Enrico Zucca, ha dichiarato nel libro di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci L’eclisse della democrazia (Feltrinelli): «La Corte europea dei diritti dell’Uomo ha stabilito il principio cogente per cui il rappresentante dello Stato posto sotto processo in casi del genere deve essere sospeso e, se condannato, rimosso». Invece no. Né sospesi, né rimossi. In attesa della Cassazione, li hanno promossi. Tutte queste vicende hanno a che fare soprattutto con l’etica di uno Stato. Si può obiettare che in uno Stato garantista anche una persona condannata per fatti gravissimi possa restare al proprio posto, armata, a svolgere indagini, finché non sopraggiunge sentenza definitiva (5).

Ma viene da pensare che questo garantismo non valga affatto per tutti e abbia, come sempre, due pesi e due misure: il vicequestore Gioacchino Genchi, l’uomo che aveva indagato sulle talpe del Ros, sulla Guardia di finanza, sui servizi segreti, che raccontò ciò che accadde nel gruppo di Falcone e Borsellino, e che fino al 2009 aveva ricevuto annualmente un punto in più del massimo nelle gradutatorie della polizia, è stato destituito. Non aveva frequentato pregiudicati, non aveva mai pestato nessuno, non era accusato di traffico di droga, tantomeno era stato condannato in appello per omicidio. No. È stato destituito per altro, per un fatto ritenuto evidentemente assai più grave dei precedenti: aveva espresso un’opinione.

Edoardo Montolli (mensile IL, in allegato al Sole 24Ore, settembre 2011)

 


1. Il nome P4 fa riferimento alla loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, di Licio Gelli. Luigi Bisignani, infatti, figurava già tra gli iscritti alla P2.

2. Le caste condizionano la vita di tutti noi. Ma fino a che punto hanno permeato e continuano a permeare la nostra società? Una risposta nel saggio di Seabrook: John Seabrook, Classi, caste, gerarchie, Carocci, 2003.

3. Il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (più noto con la sigla di Sisde) è stato un servizio segreto italiano sostituito dall’Aisi nel 2007.

4. L’esplosione in via Mariano d’Amelio, dove viveva la madre di Borsellino, avvenne con 100 chilogrammi di tritolo nascosti all’interno di una Fiat 126.

5. Un interessante studio antropologico sul sistema delle caste e le sue implicazioni è quello di Louis Dumont (Salonicco 1911-Parigi,
1998), allievo di Marcel Mauss.

ComeDonChisciotte – STANDARD AND POOR’S E IL BILDERBERG: FANNO PARTE DEL PIANO?

Fonte: ComeDonChisciotte – STANDARD AND POOR’S E IL BILDERBERG: FANNO PARTE DEL PIANO?.

DI ELLEN BROWN
Global Research

La scorsa settimana il Dow Jones Industrial Average è salito o sceso di almeno 400 punti per quattro giorni di fila, una cosa mai vista nel mercato azionario.

Il calo peggiore è stato lunedì 8 agosto, quando il Dow ha perso 624 punti. Lunedì era il primo giorno di scambi dopo che le obbligazioni del Tesoro US avevano subito un downgrade da AAA a AA+ da parte di Standard and Poor’s.

Ma le montagne russe sono davvero iniziate giovedì 2 agosto, il giorno successivo all’accordo dell’ultimo minuto per alzare il tetto del debito degli Stati Uniti, un accordo che si credeva necessario per evitare il downgrade che è avvenuto comunque cinque giorni dopo. Il Dow ha cambiato direzione per cinque sessioni consecutive, ancora per la prima volta.

La volatilità era senza precedenti, lasciando gli analisti senza una spiegazione. Gli scambi programmati ad alta frequenza hanno senz’altro contribuito a questi scossoni, ma perché queste inversioni giornaliere? Perché il mercato non è risalito e non ha continuato a farlo, come fece nel settembre del 2008?

Il crollo dell’8 agosto è stato il peggiore dal 2008 e l’ottavo più grande mai registrato. Secondo Der Spiegel, uno dei periodici più diffusi in Europa:

Molti economisti hanno evidenziato che il panico della scorsa settimana ricordava la paura che sconvolse i mercati finanziari dopo il collasso della banca di investimenti Lehman Brothers nel settembre 2008.

Ora come allora, le banche hanno smesso di prestarsi fondi l’un l’altra. Ora come allora i depositi in contanti delle banche alla banca centrale si sono raddoppiati nel giro di pochi giorni.

Ma martedì, il 9 agosto, il mercato ha guadagnato più punti dal suo minimo di quanti ne aveva persi lunedì. Perché? Sembrava esserci un tiro alla fune tra due forze titaniche, uno impegnata a distruggere il mercato, l’altra a stimolarlo.

Il discutibile downgrade di S&P

Molti commentatori si sono interrogati sulla validità del downgrade che ha minacciato di provocare un altro Lehman Brothers. Dean Baker, condirettore del Center for Economic and Policy Research, ha detto nel corso di una dichiarazione:

Il Dipartimento del Tesoro ha rivelato che la decisione di S&P si è inizialmente poggiata su un errore di 2 trilioni di dollari nella loro contabilità. Comunque, anche dopo aver corretto questo enorme errore, S&P è andata avanti col downgrade. Questo suggerisce che S&P ha preso la decisione di abbassare il rating indipendentemente dai dati a disposizione.

Paul Krugman, scrivendo sul New York Times, era anche lui scettico, affermando:

[T]utto quello ho ascoltato sulle richieste di S&P’s mi suggerisce che si parla di cose senza senso sulla situazione fiscale degli Stati Uniti. L’agenzia ha suggerito che il downgrade dipendesse dalle dimensioni della riduzione del bilancio che è stata pattuita per il prossimo decennio, e 4 trilioni di dollari sembrano essere il numero magico. Ma la solvibilità degli Stati Uniti non dipenderà certo da cosa succede nel breve o nel medio termine: un ulteriore trilione di debito aggiunge solo una frazione del PIL da destinare ai costi per gli interessi futuri. […]

In breve, S&P sta solo facendo confusione, e dopo la debacle sui mutui, non ne hanno davvero il diritto.

In una messa a nudo esemplare postata su Firedoglake il 5 agosto, Jane Hamsher ha concluso:

Sta diventando sempre più ovvio che Standard and Poor’s ha un’agenda politica che si poggia sull’idea che gli Stati Uniti siano a rischio di default sul suo debito, un’ipotesi basata su qualche limite arbitrario stabilito per il tasso di indebitamento sul PIL. Non ci sono basi solide per quel limite, o sull’insistenza di S&P’s di vedere almeno una riduzione di 4 trilioni di dollari del debito pubblico, non più di quelle ipotesi balzane che gli Stati Uniti possano essere costretti a fare default sul proprio debito. […]

È l’ora che i media e il Congresso comincino a chiedere a Standard and Poor’s quale sia la sua agenda politica e a servizio di chi.

Chi ha guidato l’iniziativa di S&P?

Jason Schwarz ha rivolto la sua attenzione su questo in un articolo su Seeking Alpha, intitolato L’ascesa del terrorismo finanziario. Ha scritto:

[D]opo la chiusura dei mercati di venerdì 5 agosto, abbiamo sentito che il CEO di S&P, Deven Sharma, aveva preso il controllo dell’agenzia di rating e aveva personalmente spinto per un downgrade degli Stati Uniti. Ci sono molte risultanze che abbia deliberatamente cercato di cestinare l’economia degli U.S.A. Anche dopo aver scoperto che i calcoli sul debito di S&P erano errati di 2 trilioni di dollari, Sharma ha preso la decisione di andare avanti con questo abbassamento immorale. Questo è un tizio che è stato un partecipante di primo piano alla conferenza del Bilderberg del 2009 che riunì 120 degli uomini e delle donne più ricchi al mondo con l’intento di dare una fine al dollaro come moneta di riserva mondiale.

[T]ramite i suoi scritti sulla “strategia competitiva”, il CEO di S&P, Sharma, riteneva che gli Stati Uniti fossero il PROBLEMA del mondo contemporaneo, operando con quello che lui considera un vantaggio ingiusto e avventato. La cruda realtà è che imporre la “globalizzazione” gli Stati Uniti devono essere fatti a pezzi.

Schwarz ha anche individuato in Michel Barnier, Commissario Europeo per il Mercato Interno e per i Servizi Finanziari. Barnier il 4 agosto ha provocato un allarmante calo di 513 punti del Dow, quando ha bloccato il piano di Hans Hoogervorst, appena nominato direttore dell’International Accounting Standards Board, per salvare l’Europa adottando una nuova regola chiamata IFRS 9. Questa regola avrebbe eliminato la contabilità mark-to-market del debito sovrano dai bilanci delle banche europee. Schwarz scrive:

Dovremmo essere tutti coscienti dei pericoli della contabilità mark-to-market dopo aver osservato la crisi bancaria negli Stati Uniti del 2008/2009 e la Grande Depressione degli anni ’30. Il mark-to-market fu abrogato alle 8:45 a.m. del 2 aprile 2009, e la cosa mise finalmente una fine alla crisi di liquidità di breve termine e allo stesso tempo diede inizio al recupero del mercato azionario. Le banche non hanno più necessita di reperire capitali, visto che è la stabilità a lungo termine è stata riportata nel sistema. Lo stesso esatto scenario sarebbe avvenuto in Europa nel 2011 con il piano di Hoogervorst. Senza la minaccia di fallimento di queste banche che detengono forti somme di debito pubblico dell’eurozona, gli investitori sarebbero liberi di dare una svolta alla crisi europea e il mercato azionario potrebbe riprendere il solito corso.

Schwarz evidenzia che Barnier, come Sharma, è stato un sicuro partecipante alle ultime conferenze del Bilderberg. Qual è, allora l’agenda del Bilderberg?

L’Unica Azienda Mondiale

Daniel Estulin, famoso esperto del Bilderberg, descrive questo gruppo segreto globalista come “un mezzo per mettere assieme le istituzioni finanziarie che rappresentano gli interessi più potenti e più voraci presenti al mondo.” Scrivendo nel giugno del 2011, ha detto:

Il Bilderberg non è una società segreta. […] È una riunione di persone che rappresentano una certa ideologia. […] Non l’OWG [One World Government] o il NWO [New World Order] come in troppi credono erratamente. Piuttosto, l’ideologia è quella di UN’UNICA AZIENDA MONDIALE.

Sembra che i partecipanti al Bilderberg siano meno interessati a governare il mondo che a possederlo. L’“azienda mondiale” fu un termine utilizzato alla riunione del Bilderberg tenuta in Canada nel 1968 da George Ball, Sottosegretario di Stato per gli Affari Economici degli U.S.A. e direttore gestionale dei giganti bancari Lehman Brothers e Kuhn Loeb. L’azienda mondiale era una nuova forma di colonialismo, nel quale i beni globali sarebbero stati rilevati dall’economia, invece che dalla coercizione militare. L’azienda si sarebbe estesa fuori dai confini nazionali, impegnandosi aggressivamente in fusioni e acquisizioni, fino alla concentrazione dei beni mondiali nelle mani di una multinazionale privata, con gli stati-nazioni subordinati a un sistema bancario centrale privato.

Estulin prosegue:

L’idea che è presente in ogni riunione del Bilderberg è quella di creare quello che loro definiscono L’ARISTOCRAZIA DELLE DECISIONI tra le élite europee e nordamericane come miglior modo per proteggere il pianeta. In altre parole,la creazione di una rete globale di giganteschi cartelli, più potenti di qualsiasi nazione della Terra, destinata a controllare i bisogni delle vite del resto dell’umanità.

[…] Questo spiega quello che George Ball […] disse nel 1968, al meeting del Bilderberg in Canada: “Dove si può trovare la legittimazione per giustificare il potere dei dirigenti delle aziende di prendere decisioni che hanno un forte impatto sulla vita economica delle nazioni, nei cui governi hanno solo limitate responsabilità?”

La base di quel potere è stata trovata nel sistema bancario globale. Estulin prosegue:

Il problema del sistema odierno è che il mondo è gestito dai sistemi monetari, e non dai sistemi creditizi nazionali. […] [T]u non vorresti un sistema monetario che gestisca il mondo. Tu vcorresti uno stato-nazione sovrano con il proprio sistema creditizio, che è il sistema della propria valuta. […] [L]a possibilità della creazione del credito, produttivo e non inflazionistico, da parte dello stato, che è chiaramente stabilita dalla costituzione degli Stati Uniti, è stato esclusa da Maastricht [il Trattato dell’Unione Europea] per poter determinare le politiche economiche e finanziarie.

L’azienda mondiale acquisisce i beni impedendo ai governi di emettere la propria moneta e il proprio credito. Il denaro è invece creato dalle banche come i prestiti a interesse. I debiti inesorabilmente crescono, fino a che viene restituito sempre più di quanto non sia stato creato con i prestiti originali (per altre informazioni, vedi qui). Se alla moneta non è permesso di espandersi per sostenere l’aumento dei costi e della crescita, il risultato inevitabile è un’ondata di bancarotte, di mutui non pagati e di vendite di beni a prezzi di saldo. Vendite a chi? All’“azienda mondiale”.

Battaglia tra Titani

Se questo era il piano che era dietro agli assalti al mercato del 4 e dell’8 di agosto, evidentemente ha fallito. Chi ha dato una svolta ai mercati, secondo Der Spiegel, è stata la Banca Centrale Europea, che ha salvato la baracca lanciandosi in un programma di acquisti di obbligazioni spagnole e italiane. Eludendo il Trattato di Maastricht, la BCE ha detto che si sarebbe impegnata nell’equivalente di un “alleggerimento quantitativo”, acquistando le obbligazioni con denaro creato dalle entrate contabili nei propri bilanci. Aveva già fatto questo con il debito sovrano greco e irlandese, ma ha esitato a farlo con le obbligazioni spagnole e italiane, perché molto più corpose. Giovedì 16 agosto la BCE ha annunciato di avviare una spesa record di 32 miliardi di dollari in obbligazioni nel tentativo di calmare i mercati e di salvare l’eurozona dal collasso.

Ci si aspettava che il direttore della Federal Reserve, Ben Bernanke, introducesse un’altra mandata di quantitative easing, ma il suo discorso del 9 agosto non ha fatto menzione del QE3. In base all’analisi del blogger Jesse Livermore della risposta dei mercati:

[…][I] mercati hanno cominciato a svendere abbastanza rapidamente dopo che non era stato annunciato il QE3. […] È stato solo dopo […] 75 minuti di scambi [che] il DJIA ha guadagnato 639 punti per chiudere al massimo del giorno a 11.242. E la domanda sorge spontanea, da dove è venuta quell’iniezione di capitali? Dal gruppo di lavoro del Presidente sui Mercati Finanziari? O sono state delle “iniziative strumentali” per promuovere la stabilità dei prezzi a ogni costo, anche se non era stato annunciata la prossima tornata di Quantitative Easing?

Cosa era, un QE3 in incognito, Ben?

Battaglia titanica o Insider Trading?

Tutto questo lascia aperta la domanda sul perché il discutibile downgrade del 5 agosto, DOPO che il governo aveva elaborato ulteriori concessioni proprio per evitare il default, e malgrado la rivelazione imbarazzate che i dati di S&P’s erano sbagliati di 2 trilioni di dollari? I blogger sospettosi hanno evidenziato che Lehman Brothers fu abbattuta da un pesante raid al ribasso l’11 settembre del 2008, facendo eco al disastro dell’11 settembre 2001; che il downgrade di S&P ha colpito i mercato l’8 agosto del 2011; e che quel giorno S&P è calata del 6,66% e il Dow esattamente del 5,55%. Nella tradizione degli Illuminati, questi sono numeri potenti, quelli scelti per le mosse decisive.

Non dobbiamo rivolgerci alla numerologia per trovare un motivo per analizzare il downgrade. Il 12 agosto MSN.Money ha riportato che “non è stata una gran sorpresa”:

A Wall Street già in precedenza c’erano voci che stesse arrivando l’abbassamento del rating. I siti web hanno riportato queste voci per tutto il giorno.

Anche se non è stata una coincidenza sbalorditiva, è come se qualcuno che ne era a conoscenza avesse fatto trapelare la notizia. La domanda è chi e se questa fuga di notizie a portare all’insider trading.

Il Daily Mail ha ricevuto notizia di qualcuno che ha investito 850 milioni di dollari sul mercato dei future sull’ipotesi di un downgrade del debito degli Stati Uniti:

L’ultima offerta è stata fatta il 21 luglio per scambi di 5,370 futures sulle obbligazioni del Tesoro a dieci anni e 3.100 futures su altre obbligazioni del Tesoro, come riportato da ETF Daily News.

Ora la scommessa degli investitori sembra aver pagato dopo che lo scorso venerdì Standard and Poor’s ha emesso un abbassamento del rating creditizio da AAA a AA+.

Chiunque sia è riuscito a guadagnare il 1.000 per cento dai propri soldi, in base all’aspettativa che i tassi di interesse salissero dopo il downgrade.

La Securities Exchange Commission ha annunciato l’8 agosto che sta indagando sul downgrade. Secondo il Financial Times, questa iniziativa fa parte di un esame preliminare per scoprire un potenziale insider trading.

Qualunque cosa si possa dire sulle prime due settimane di agosto, le dinamiche dei mercati sono state senza precedenti, innaturali, e meritano un’analisi approfondita.

*********************************************Fonte: S&P and the Bilderbergers: All Part of the Plan?

18.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Tutto vero: le agenzie di rating aggiustano i giudizi degli analisti | STAMPA LIBERA

Fonte: Tutto vero: le agenzie di rating aggiustano i giudizi degli analisti | STAMPA LIBERA.

Roma – Agenzie di rating in oggettivo conflitto di interesse, responsabili di marketing che ‘aggiustano’ i giudizi degli analisti per “far felice il cliente” ed evitare che si rivolgano alla concorrenza, analisti visti come “piantagrane” e quindi “minacciati” o licenziati se non si adeguano.Questo, in sintesi, tutto il marcio delle agenzie di rating svelato dall’ex vicepresidente di Moody’s William J. Harrington, analista per 11 anni.Harrington – riferisce Finanza e Mercati – ha reso pubblica la sua storia attraverso un commento di 78 pagine alla riforma delle agenzie di rating proposta dalla Sec (l’autorità regolatrice di borsa americana). Le confessioni del top manager sono state pubblicate da Business Insider e confermano le accuse che vengono rivolte anche alle rivali S&P e Fitch.

Secondo Harrington però, la riforma che sta elaborando la Sec renderà l’integrità dei rating ancora peggiore e la campagna di trasparenza interna adottata da Moody’s sarebbe solo “un abbellimento a uso e consumo delle pubbliche relazioni”.
Ad oggi – riferisce Finanza e Mercati – Moody’s non ha denunciato Harrington per calunnia o diffamazione e si è rifiutata di commentare.

Lo Stato italiano e il Vaticano | Blog di Giuseppe Casarrubea

Fonte: Lo Stato italiano e il Vaticano | Blog di Giuseppe Casarrubea.

IL RESOCONTO TOP SECRET DEL COLLOQUIO TRA L’EX PRIMO MINISTRO BRITANNICO WINSTON CHURCHILL E IL DELEGATO APOSTOLICO WILLIAM GODFREY, LONDRA, 6 NOVEMBRE 1945.

NATIONAL ARCHIVES AND RECORDS ADMINISTRATION (NARA), COLLEGE PARK, MARYLAND, USA, RECORD GROUP 226, ENTRY 174, BOX 1, FOLDER 2, TOP SECRET, US EMBASSY ONLY.

“Presentiamo di seguito il testo di una lettera di Sua Eminenza monsignor William Godfrey, delegato apostolico a Londra, datata 7 novembre 1945. La missiva ha per oggetto un colloquio sostenuto con Churchill il 6 novembre 1945:

Churchill ha esordito parlando dell’Italia. Egli è molto felice del fatto che le opinioni della Santa Sede siano in sintonia con le sue vedute anticomuniste. Su questo terreno, si potrebbe sviluppare una collaborazione fruttifera tra l’Inghilterra e il Vaticano. Ha sottolineato che, a questo proposito, si registra un’identità di opinioni ancora più stretta, e di essere rimasto soddisfatto del colloquio sostenuto con il nunzio apostolico [mons. Borgoncini, il 5 settembre1945, inlocalità Moltrasio] durante la sua recente visita in Italia.

Tuttavia, Churchill ha espresso dei dubbi su alcune tendenze di sinistra all’interno della Dc, ed è felice che don Sturzo non abbia ancora fatto ritorno in Italia.

Io l’ho rassicurato sulla situazione all’interno della Dc, spiegandogli che il partito seguirà alla lettera le direttive della Santa Sede. Gli ho poi detto di stare tranquillo su Sturzo: non tornerà in Italia, dal momento chela SantaSedegli ha ordinato di rimanere in America. Il Santo Padre spera che la situazione italiana si risolva senza conflitti o violenze; e confida nel fatto che gli Alleati riconoscano il contributo dell’Italia alla guerra di Liberazione, garantendole una pace giusta senza ricorrere a vendette o a sanzioni.

Churchill ha risposto che l’Italia godrà di eccellenti condizioni di pace e che le sarà fornita una concreta assistenza per la ricostruzione. Ciò è garantito, dal momento che Stati Uniti e Russia considerano la questione italiana di competenza della Gran Bretagna. L’Unione Sovietica acconsentirà a lasciare in assoluta pace l’Italia, mentre gli Stati Uniti forniranno tutto il possibile sostegno morale e materiale nell’ambito degli interessi britannici. Una totale libertà politica è l’unica cosa che mancherà all’Italia.La Santa Sededissentirà in parte da questa avvilente valutazione psicologica, che determinerà uno stato di discordia permanente e che provocherà la debolezza dei futuri governi italiani. Tuttavia, Churchill ha affermato che tale mossa è necessaria. Il fascismo e la sconfitta bellica, infatti, hanno causato una rovina tale da rendere impossibile che il popolo italiano goda della tranquillità necessaria alla ricostruzione morale e materiale del Paese, utilizzando un’affidabile prassi democratica. Ci vorranno molti anni per raggiungere tale obiettivo. Ma, al momento, la rabbia e il risentimento dei partigiani sono così forti che il popolo italiano non può essere abbandonato alle sue sole forze.

Notando che ero rimasto perplesso e turbato dalle sue parole, Churchill ha aggiunto che il controllo politico sarà effettuato con la maggior discrezione possibile e, comunque, sempre nell’interesse dell’Italia. Lasciato a se stesso, il Paese precipiterebbe nel giro di pochi mesi in una forma di fascismo peggiore di quello che l’ha condotto alla rovina.

 Se fosse stato commesso l’imperdonabile errore di ammettere l’Italia nella famiglia delle Nazioni alleate dopo la liberazione di Roma [giugno 1944], accogliendola poi come una potenza alla pari a San Francisco [ottobre 1945], al giorno d’oggi l’Italia sarebbe una nazione vincitrice. E ciò avrebbe significato la sua completa rovina. Non sarebbe stato possibile esercitare alcun controllo sul Paese. Sentendosi libera di scegliere il proprio destino (come gli statisti italiani amano dire), l’Italia avrebbe sollevato l’odio e l’antipatia degli Alleati. Nessuno l’avrebbe aiutata e, alla fine, sarebbe piombata nell’anarchia e nella povertà. […]”.

ComeDonChisciotte – CANCELLARE IL DEBITO, USCIRE DALL’EURO. E SE CHIUDESSIMO ANCHE LA BORSA?

Fonte: ComeDonChisciotte – CANCELLARE IL DEBITO, USCIRE DALL’EURO. E SE CHIUDESSIMO ANCHE LA BORSA?.

Cosa ci dice il nuovo tracollo d’agosto?

Quanto è assurdo il capitalismo

DI MORENO PASQUINELLI

FONTE: Sollevazione

Chi pensava che il tonfo delle borsa italiana del 10 agosto fosse stato uno “scivolone” causato ad una “irrazionale ondata di panico”, dovrà ricredersi. Allora l’indice Ftse Mib chiuse a -6,65%, il dato peggiore dall’ottobre 2008 (post-Lehman Brothers). Ieri, giovedì 18 agosto ha chiuso a -6,15%. Sell-off in gergo tecnico: andati in fumo in una sola seduta circa 20 miliardi di capitalizzazione. Gli squali della finanza hanno venduto di tutto: non solo azioni bancarie e assicurative, ma pure energetiche e industriali, Fiat in primis.


Tabella 1. L’andamento delle borse dal 2000 ad oggi

Il tracollo di Milano, è stato in linea con quello di tutte le borse mondiali, quelle cinesi e degli “emergenti” comprese, a conferma che il capitalismo-casinò è un sistema squilibrato sì, ma a vasi comunicanti. Più di tutte hanno perso le borse europee: bruciati nella seduta di ieri 300 miliardi di dollari, quanto tutto il PIL della Grecia, e quasi il doppio di quello dell’Irlanda. Una vera e propria ecatombe. Un indice infallibile per misurare l’aria che tira nelle borse è l’andamento dei costi delle polizze che servono per assicurarsi contro il rischio di default, i famigerati Credit Default Swap: ieri hanno addirittura superato i record toccati dopo il crack Lehman: 237 punti base contro gli allora 211 punti. In poche parole non serpeggia solo tra gli squali —Hops! “investitori”— che il sistema entri in depressione, ma che questa sarà preceduta dal fallimento a catena di grandi banche e aziende.

Di converso alle vendite ingenti masse di denaro si sono riversate “istericamente” sugli acquisti. Di che? Di titoli considerati “bene rifugio”: oro (giunto a 1863 $ l’oncia), titoli di stato americani, dei paesi del Golfo, e addirittura titoli svizzeri, il cui rendimento, data l’altra richiesta, è sceso a negativo: -0.06% —come dire che chi li compra deve pagarci sopra gli interessi. Un bell’esempio dell’assurdità del sistema capitalistico (se così vogliamo chiamare la bisca della speculazione finanziaria).

Tendenza di lungo periodo


Tabella 2. la metastasi della finanziarizzazione

Che siamo alle prese con una catastrofe imminente, che questi tracolli borsistici non sono semplici temporali, lo dimostra la tendenza generale. La Tabella n.1 è illuminante. Essa, oltre a far vedere come avanzi il capitalismo tra gli “emergenti” (anche grazie allo spostamento ivi dei capitali dei paesi imperialistici tradizionali) mostra che le Borse occidentali stanno bruciando capitali da almeno un decennio, che è appunto considerato un tempo lungo dagli economisti e dalle imprese. Da notare la relazione con la curva del PIL. Malgrado anemico, le economie hanno conosciuto un segno più, ma le borse sono andate per fatti loro, cioè a picco, a dimostrazione di quanto abnorme fosse stata la crescita della finanziarizzazione e della sfera della rendita parassitaria. Bolla dopo bolla questa sfera si sta sgonfiando e il fondo, come verrà toccato a breve, con effetti ancor più distruttivi di quella del crack dell’autunno 2008.

Il capitalismo? Un sistema sballato

In dodici mesi la borsa di Milano ha bruciato il 33% del valore dei listini. Per capire quanto perverso sia il mercato borsistico è sufficiente guardare cosa nasconde questo crollo dei valori. Le prime 40 aziende italiane quotate valgono oggi 300 miliardi di euro, si potrebbero insomma scalare e comprare tutte con 300 miliardi. Piccolo particolare: il loro patrimonio netto è di 450 miliardi. per capirci: Unicredit è valutata oggi 20 miliardi, mentre il suo patrimonio è di 68. La potentissima Generali, vale oggi in borsa 18 miliardi (ne valeva 42) ma solo il suo patrimonio in immobili ammonta a 25 miliardi. La Fiat? vale oggi la miseria di 5 miliardi, neanche la metà del valore dei suoi soli impianti industriali —fate un conto di quanto possono valere per le borse, a questi parametri, i quasi 200mila dipendenti Fiat. L’ultimo esempio, l’Eni. Il valore della sua capitalizzazione in borsa è precipitato a 53 miliardi. Poco? tanto? Nulla, se si pensa che solo in riserve di petrolio l’Eni ne possiede circa 300milardi.

Un altro esempio della follia rappresentata dalle Borse? Il 9 agosto la Apple, coi suoi diabolici marchingegni elettronici status symbol, raggiungeva a Wall Street una capitalizzazione di 341,53 miliardi di dollari, superando la Exxon Mobil (441,51 miliardi), diventando la prima compagnia mondiale. Nella stessa seduta le quotazioni General Motors balzavano verso l’alto non appena diffusasi la notizia di licenziamenti massicci.

Chiudere la Borsa

Cos’è la Borsa (valori) si sa. Nel manuale è scritto che è il mercato di negoziazione degli “strumenti finanziari”. Le imprese, le banche e gli Stati vanno in Borsa per raccogliere quattrini, offrendo in cambio valori mobiliari (azioni, obbligazioni, titoli). Dall’altra parte ci sono quindi coloro che prestano denaro, che lo prestano affinché frutti lauti interessi. A che pensate? Ai “risparmiatori”? Ma quelli, oltre che a lasciarci le penne, non muovono i grandi numeri, che sono invece mossi dai grandi fondi, speculativi e non, sovrani e non sovrani. I grandi numeri li fanno le banche d’affari. Tutto quello che noi rubrichiamo sotto il titolo di rendita finanziaria. Forse che nelle transazioni borsistiche si producono valore o ricchezza? certo che no! Non è che se un titolo di una società sale di prezzo del 50% questa società ha raddoppiato il valore del suo prodotto. Se un investitore guadagna a sua volta il 50% dalla transazione finanziaria, quest’operazione non ha creato alcuna ricchezza, come non la crea un fruttivendolo che rivende le sue mele ad un prezzo maggiorato.

Qui avviene solo una captazione di plusvalore, creato dalle sfere che creano merci o servizi produttivi, a favore della rendita finanziaria, che per questo è parassitaria.

La Borsa è il sancta sanctorum della finanza speculativa, il luogo dove avviene il furto, dove i settori produttivi del capitale devono cedere plusvalore alla sfera parassitaria. La borsa è il deposito dove fluisce la ricchezza prodotta dal lavoro, dalle stesse piccole e medie imprese non quotate, e quindi estorta, poiché nelle borse valori vengono de facto determinati i prezzi, non solo delle materie prime o i tassi d’interesse, ma in definitiva anche dei salari. Questo ruolo nefasto della Borsa è stato rafforzato nel 1996, quando il governo di centro-sinistra (guarda un po’!) con Decreto 415/96 privatizzò la Borsa valori italiana (prima un ente pubblico), la Consob essendo solo un mero organismo di controllo.

Signori! Non volete chiudere questa bisca? Riportatela almeno sotto stretto controllo pubblico! Che siano riscritte regole stringenti! E che le aziende e le banche di importanza nazionale e strategica siano sottratte al gioco d’azzardo! Non è tollerabile che il futuro del paese sia nelle mani di pochi briganti.

*********************************************Fonte: CANCELLARE IL DEBITO, USCIRE DALL’EURO … E SE CHIUDESSIMO ANCHE LA BORSA?