Archivi del giorno: 6 settembre 2011

ComeDonChisciotte – DIECI ANNI DOPO

Fonte: ComeDonChisciotte – DIECI ANNI DOPO.

DI GIULIETTO CHIESA
megachip.info

Dieci anni sono passati da quell’11 settembre che ha cambiato la storia del mondo, avviando la guerra infinita contro il terrorismo internazionale. I dubbi su quella vicenda si sono ingigantiti, diventando certezze. Non 19 terroristi, da soli, hanno attaccato l’America, bensì un pugno di terroristi “di stato” (occidentali e amici dell’occidente) con passaporti americani, israeliani, pakistani, sauditi.

Osama bin Laden non è mai stato incriminato, sebbene, in suo nome, siano state combattute due guerre (contro l’Afghanistan e contro l’Iraq) che hanno prodotto centinaia di migliaia di morti civili e che non sono ancora terminate.

Guantánamo è rimasta in funzione nonostante le promesse di Obama. Nessun processo contro nessun presunto colpevole è stato celebrato in questi dieci anni.

Gran parte dei “risultati” della Commissione ufficiale d’inchiesta (contenuti nel “9/11 Commission Report”) sono completamente inutilizzabili di fronte a qualunque tribunale perchè ottenuti con l’uso sistematico della tortura contro i prigionieri. Nessuno dei torturatori è stato incriminato.

Tutte le regole democratiche sono state violate, sia dentro che fuori degli Stati Uniti. L’Europa intera è divenuta complice ospitando prigioni segrete, permettendo l’atterraggio illegale di aerei con prigionieri a bordo nei propri aeroporti. Polonia, Romania, Lituania, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo sono stati direttamente coinvolti in queste operazioni criminali. Il segreto di Stato ha coperto la verità: che l’Europa e i suoi servizi segreti sono stati e sono agli ordini dell’Impero americano.

Nel frattempo decine di nuovi fatti, di scoperte di ricercatori volontari in ogni parte del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, confermano e aggravano le accuse contro l’Amministrazione americana. Decine di libri sono stati pubblicati, dove in varia misura e sotto diversi angoli visuali, la versione ufficiale è stata demolita. Se qualche anno fa, era già più che legittimo sollevare gravi domande sulla versione ufficiale, adesso abbiamo a disposizione molte “pistole fumanti” che pongono la questione della chiamata in correo di alti e altissimi personaggi dell’establishment statunitense. Nessuno di loro è stato chiamato, tuttavia, a deporre sotto giuramento. Centinaia di testimonianze e di gravissimi documenti – veri e propri capi d’accusa – sono stati accantonati e mai presi in considerazione.

Noi siamo orgogliosi di essere stati – con la realizzazione del film Zero e con diversi libri su questi temi – parte del grande movimento per la verità sull’11 settembre.

Ma come mai di tutto questo non si parla? La risposta è una sola: il mainstream corporate media è interamente nelle mani di quei circoli politici che intendono coprire la verità. L’11 settembre si è così trasformato in un vero e proprio tabù, svelare il quale sarebbe esiziale per la sopravvivenza stessa degli Stati Uniti come prima potenza mondiale.

Dunque sperare in una rapida scoperta della verità, su chi ha organizzato, attuato il più grande attentato televisivo della storia, e perchè lo ha fatto, sarebbe ingenuo. Ma coloro che hanno capito – tra i quali chi scrive – non possono rinunciare a cercare. Per una ragione assai semplice: chi ha organizzato l’11 settembre è ancora al potere negli Stati Uniti e nel Superclan mondiale. E poichè la crisi che ha provocato l’11 settembre è ora nuovamente esplosa, con ancora maggiore virulenza, dobbiamo tutti sapere che siamo in pericolo di nuovi gravissimi avvitamenti, terroristici e militari, che sconvolgeranno il mondo intero nei mesi e anni a venire.

In altri termini non stiamo scavando nel passato, ma stiamo osservando il presente. E la massa di nuove scoperte sulla menzogna colossale nella quale abbiamo vissuto gli ultimi dieci anni è così grande che non possiamo tacere.

Fino ad ora il mainstream corporate media ha demonizzato, ridicolizzato, calunniato tutti coloro che hanno posto domande. Per questa ragione si è deciso, su iniziativa di David Ray Griffin, il più tenace dei critici della versione ufficiale, di costituire un “9/11 Consensus Panel”, in grado di porre le domande in modo tale da impedire di attaccare questo o quello dei critici, presentando al pubblico mondiale una serie di domande collettive sulle quali esiste un larghissimo consenso (dall’85 al 100%) tra tutti gli esperti consultati nelle diverse materie. Questo Consensus 9/11 Panel è composto da 22 personalità internazionali (chi scrive ne è parte, insieme ad un altro italiano, Massimo Mazzucco) tra cui nomi prestigiosi come Robert Bowman, ex capo del Dipartimento di Ingegneria Aeronautica della US Air Force; come Dwain Deets, ex direttore del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale della NASA; come Niels Harrit, professore di chimica presso il Nano Science Center dell’Università di Copenhagen; come il prof. Steven Jones ex della Facoltà di Fisica della Brigham Young Universitiy; come il comandante Ralph Kolstad, ex pilota combattente della US Air Force, con 27 anni di esperiena come pilota di linea e 27.000 ore di volo alle spalle. Eccetera. Questo è il livello di competenze specialistiche, giornalistiche, scientifiche storiche del Consensus Panel.

Il consenso è stato concentrato, per ora, su 13 domande e affermazioni fondamentali sulle quali unanimemente si ritiene che la versione ufficiale è stata falsificata consapevolmente.

Non possiamo elencarle tutte in questo articolo, ma ci limitiamo ad alcune, ben sapendo che sono tutte cruciali.

Non ci sono prove che Osama bin Laden sia stato l’organizzatore dell’attentato; le due torri gemelle non sono state abbattute dall’impatto degli aerei e dai susseguenti incendi; nelle due torri gemelle ci sono state decine di esplosioni, antecedenti e successive all’impatto degli aerei; tre torri e non due caddero quel giorno, tutte e tre in caduta libera, in violazione di tutte le leggi della fisica; nessuno dei quattro equipaggi degli aerei dirottati innestò il codice 7500, cosa inspiegabile; il pilota presunto del volo AA77, che colpì il Pentagono, non poteva effettuare la manovra che viene descritta nella speiegazione ufficiale; il vice presidente degli USA, Dick Cheney si trovava nel bunker di comando ben prima che AA77 colpisse il Pentagono, mentre egli affermò il contrario.

A queste domande se ne posono aggiungere molte altre. Né le quattro scatole nere dei due aerei finiti sulle torri né quelle del volo AA77 sono state ritrovate: un record assoluto nella storia dell’aeronautica moderna. Solo in seguito una delle due del volo AA77 è stata dichiarata come esistente. Ma il suo contenuto è in parte indecifrabile, in parte maldestramente manipolato (e chi può averlo manipolato? I 19 terroristi kamikaze?).

Ultima perla: due dei terroristi, che sarebbero stati a bordo del volo AA77, al-Anjour e al-Mihdhar, vissero gli ultimi dieci mesi prima dell’11/9 in casa di un agente dell’FBI , a San Diego, California, e furono finanziati da un altro doppio agente dell’FBI e dell’Arabia Saudita. Erano protetti da un servizio segreto americano, entrarono negli Stati Uniti con un visto multiplo, concesso loro da un altro servizio segreto americano. Parlare di “errori”, o di “incompetenza” è ormai impossibile. Si deve parlare di connivenza e di partecipazione attiva. Ma se aspettiamo che Barack Obama ci dica la verità, aspetteremo invano. Lui ha assunto le vesti del vendicatore uccidendo per l’ennesima volta, il già defunto Osama bin Laden e seppellendolo in mare. Credere a questa storia e credere agli asini che volano è la stessa, identica cosa.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/6725-dieci-anni-dopo.html
4.09.2011

ComeDonChisciotte – UNDICI SETTEMBRE, UN DECENNIO DOPO: ABBIAMO IMPARATO QUALCOSA?

Fonte: ComeDonChisciotte – UNDICI SETTEMBRE, UN DECENNIO DOPO: ABBIAMO IMPARATO QUALCOSA?.

DI PAUL CRAIG ROBERTS
Global Research

Fra pochi giorni ricorrerà il decimo anniversario dell’11 settembre 2001. Ha resistito bene il racconto ufficiale del governo di quegli eventi dopo un decennio?

Non molto bene. Il direttore, il vicedirettore e il primo consulente legale della Commissione sull’11 settembre hanno scritto testi in cui si dissociano parzialmente dal resoconto della commissione. Hanno riferito che l’amministrazione Bush ha posto ostacoli sul loro cammino, che le informazioni non erano condivise, che il Presidente Bush acconsentì a testimoniare solo se accompagnato dal vicepresidente Cheney e non fu mai posto sotto giuramento, che il Pentagono e i funzionari dell’FAA mentirono alla commissione e che la commissione stessa pensò di deferire con l’accusa di falsa testimonianza nel corso dell’indagine per ostruzione al corso della giustizia.

Nel loro libro il direttore e il vicedirettore, Thomas Kean e Lee Hamilton, hanno scritto che la Commissione sull’11 settembre era stata “formata per fallire”. Il primo consulente John Farmer Jr., ha riferito che il governo statunitense prese “la decisione di non dire la verità di quello che era successo” e che “i nastri del NORAD raccontavano una storia radicalmente diversa da quello che era stato riferito a noi e al pubblico.” Kean invece disse: “Fino a questo momento non sappiamo perché il NORAD ci ha detto quello che ci ha detto, che era davvero molto distante dalla verità.”

La gran parte delle domande poste dalle famiglie dell’11 settembre non sono state soddisfatte. Non sono stati convocati testimoni importanti. La commissione ha ascoltato solo quelli che sostenevano il racconto del governo. La commissione è stata un’operazione politica controllata, non un’indagine degli eventi e delle prove. I suoi membri erano tutti ex politici. Nessun esperto riconosciuto si è aggiunto alla commissione.

Un membro della Commissione sull’11 settembre, l’ex senatore Max Cleland, rispose ai limiti posti alla commissione dalla Casa Bianca: “Se questa rimarrà la decisione, io, in quanto membro della commissione, non potrò guardare nessun cittadino americano negli occhi, specialmente le famiglie delle vittime, e dire che la commissione sia stata esaustiva. Questa indagine è ormai menomata.” Cleland rassegnò le dimissioni per non vedere la sua integrità compromessa.

A dire il vero, né Cleland e neppure altri membri della commissione hanno suggerito che l’11 settembre sia stato un inside job per rafforzare l’agenda bellicista. Ciò malgrado, né il Congresso né i media si sono chiesti, almeno in modo non forte, perché il Presidente Bush non sia voluto apparire davanti alla commissione sotto giuramento o senza Cheney, perché il Pentagono e i funzionari dell’FAA abbiano mentito alla commissione o, se i funzionari non hanno mentito, perché la commissione avesse creduto diversamente, o perché la Casa Bianca si sia opposta così a lungo alla formazione di una commissione d’indagine di qualsiasi tipo, persino una sotto il suo controllo.

Si potrebbe pensare che se una manciata di arabi sia riuscita a sbaragliare non solo la CIA e l’FBI ma tutte le sedici agenzie di intelligence statunitensi, tutte le agenzie di intelligence dei nostri alleati – tra cui il Mossad – , la National Security Council, il Dipartimento di Stato, il NORAD, la sicurezza negli aeroporti per quattro volte in una mattinata, il controllo del traffico aereo, e così via il Presidente, il Congresso e i media si dovrebbero domandare come sia potuto accadere un evento del genere. Invece, la Casa Bianca ha eretto un muro per le indagini e il Congresso e i media hanno mostrato ben poco interesse.

Nel corso del decennio trascorso si sono formate numerose associazioni per la verità sull’11 settembre: Architects and Engineers for 9/11 Truth, Firefighters for 9/11 Truth, Pilots for 9/11 Truth, Scholars for 9/11 Truth, Remember Building 7.org e un nuovo gruppo di New York che comprende le famiglie delle vittime dell’11 settembre. Questi gruppi chiedono una vera indagine.

David Ray Griffin ha scritto dieci libri di ricerca approfonditi documentando le problematiche presenti nel racconto del governo. Alcuni scienziati hanno evidenziato che il governo non ha spiegazione per l’acciaio fuso. Il NIST è stato costretto ad ammettere che il WTC 7 era in caduta libera per parte della sua discesa e una squadra scientifica guidata dal professore di nano-chimica all’Università di Copenhagen ha riferito di aver rintracciato nano-termite nella polvere degli edifici.

Larry Silverstein, che aveva l’affitto degli edifici del World Trade Center, disse nel corso di una trasmissione della PBS che nel tardo pomeriggio dell’11 settembre fu presa la decisione di “sgomberare” (ndt: il termine “pull” ha, tra gli altri significati, quello di “evacuare” e quello di “abbattere”) l’edificio 7. Gli alti ufficiali dei pompieri hanno riferito che non era stata fatta alcuna indagine forense sulla distruzione degli edifici e che l’assenza di indagini era una violazione di legge.

Sono stati fatti vari sforzi per dare forza ad alcune delle prove contrarie al racconto ufficiale, ma la gran parte di questi sono stati ignorati. Rimane il fatto che lo scetticismo di un gran numero di esperti riconosciuti non ha avuto alcun effetto sulla posizione del governo eccetto un membro dell’amministrazione Obama che ha suggerito che il governo avesse infiltrato le organizzazioni sulla verità dell’11 settembre per screditarle.

La pratica diffusa è stata quello di etichettare gli esperti non convinti della posizione del governo come “teorici della cospirazione”. Ma si può dire che la teoria del governo sia già una teoria cospiratrice, una ancor meno probabile una volta che si comprende l’implicazione dei fallimenti dell’intelligence e di tutte gli enti preposti. Gli insuccessi implicati sono incredibilmente numerosi; e di questo nessuno è stato ritenuto responsabile.

Inoltre, cosa hanno da guadagnare 1.500 architetti e ingegneri dall’essere ridicolizzati come teorici della cospirazione? Sicuramente non firmeranno mai più un contratto con il governo e molti hanno sicuramente perso lavori per il loro atteggiamento “anti-americano”. I loro concorrenti avranno sicuramente approfittato dei loro “dubbi anti-patriottici”. E devo dire che la mia ricompensa per aver parlato del punto in cui siamo dieci anni dopo l’evento saranno solamente alcune mail in cui mi si dirà che, siccome odio tanto l’America, dovrei trasferirmi a Cuba.

Gli scienziati hanno ancora meno incentivi a esprimere i propri dubbi, il che probabilmente spiega perché non esiste “1.500 Fisici per la Verità sull’11 settembre”. Pochi fisici hanno carriere indipendenti dai fondi o dai contratti governativi. È stato un insegnante di fisica alle superiori che costrinse il NIST ad abbandonare la propria versione del crollo dell’Edificio 7. Il fisico Steven Jones, che per primo riportò di aver trovato tracce di esplosivi, si è visto sospendere l’incarico dalla BYU, che senza dubbio avrà ricevuto pressioni da parte del governo.

Potremmo ritenere le prove contrarie coincidenze e errori e concludere che solo il governo ci ha visto giusto, lo stesso governo che per il resto non ne ha combinato una buona.

A dire il vero, il governo non ha spiegato proprio niente. Il resoconto del NIST è solamente una simulazione di quello che potrebbe aver causato il crollo delle torri se le ipotesi del NIST programmate nel modello computerizzato fossero corrette. Ma il NIST non porta alcuna prova per evidenziare che le sue ipotesi siano corrette.

L’Edificio 7 non è stato menzionato nel 9/11 Commission Report e molti americani sono ancora ignari che tre edifici sono venuti giù l’11 settembre.

Fatemi chiarire il mio punto di vista. Non sto dicendo che qualche gruppo per le operazioni segrete dell’amministrazione neo-con di Bush abbia fatto saltare in aria gli edifici per poter promuovere l’agenda neoconservatrice della guerra in Medio Oriente. Se ci sono prove di un mascheramento, potrebbe essere che il governo stia mascherando la sua incompetenza e non la complicità nell’evento. E anche se ci fossero prove definite della complicità del governo, non sono sicuro che gli americani le accetterebbero. Gli architetti, gli ingegneri e gli scienziati vivono in una comunità che si basa sui fatti, ma per la gran parte delle persone i fatti non possono competere con le emozioni.

La mia domanda è perché i vari corpi dell’esecutivo, – comprese le agenzie di security – il Congresso, i media e gran parte della popolazione non siano stati avidi di indagare sull’evento determinante della nostra epoca.

Non ci sono dubbi che l’11 settembre sia un evento fondamentale. Ci ha portato un decennio di guerre sempre più allargate, una costituzione fatta a pezzi e uno stato di polizia. Il 22 agosto Justin Raimondo ha riportato che lui e il suo sito, Antiwar.com, erano monitorati dall’Electronic Communication Analysis Unit dell’FBI per determinare se Antiwar.com fosse “una minaccia alla Sicurezza Nazionale” che lavorasse “su mandato di una potenza straniera”.

Francis A. Boyle, un professore riconosciuto a livello internazionale e avvocato di legge internazionale, ha riferito che, quando rifiutò una richiesta congiunta FBI-CIA di violare le prerogative avvocato/cliente e diventare un informatore sui suoi clienti arabi-americani, fu messo nella lista nera dei terroristi del governo statunitense.

Boyle è stato critico con l’approccio del governo statunitense al mondo musulmano, ma Raimondo non ha mai sollevato, né consentito agli articolisti di sollevare, alcun sospetto sulla complicità del governo nell’11 settembre. Raimondo si oppone semplicemente alla guerra e questo per l’FBI è già sufficiente per decidere che sia necessario controllarlo in quanto possibile minaccia alla sicurezza nazionale.

Il racconto del governo sull’11 settembre è la base delle guerre infinite che stanno esaurendo le risorse degli Stati Uniti e distruggendo la sua reputazione e costituisce le fondamenta dello stato di polizia che alla fine taciterà tutte le opposizioni ai conflitti. Gli americani sono prossimi al racconto dell’attacco terroristico musulmano dell’11 settembre, perché è quello che giustifica il massacro delle popolazioni civili in molti paesi musulmani e lo stato di polizia come soli mezzi per mettersi al sicuro dai terroristi, che già si sono trasformati in “estremisti interni” come gli ambientalisti, i gruppi per i diritti degli animali e gli attivisti contro la guerra.

Oggi gli americani sono insicuri, non a causa dei terroristi e degli estremisti interni, ma perché hanno perso le loro libertà civili e non hanno protezione dall’incommensurabile potere del governo. Si potrebbe pensare che il come si sia arrivati a questo punto possa essere degno di un dibattito pubblico e di audizioni al Congresso.

************************************************Fonte: 9/11 After A Decade: Have We Learned Anything?

24.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Attentato dell’11 settembre: agenti del Mossad ammettono missione | STAMPA LIBERA

Fonte: a href=”http://www.stampalibera.com/?p=30441″>Attentato dell’11 settembre: agenti del Mossad ammettono missione | STAMPA LIBERA.

di Christopher Bollyn
28 giugno 2002 Fonte:http://www.erichufschmid.net/TFC/Bollyn-dancing-Israelis-I.html

Come avrete letto l’articolo è del 2002. Sono passati quasi 10 anni e ancora la verità è derisa e snobbata.

Ripubblico l’articolo per rendere consapevoli i lettori di quanto possente sia la macchina mediatica che tutto controlla e tutto dispone, e di che livello sono i silenti rappresentanti del popolo da noi eletti.  Come avrete capito nulla si evolve autonomamente per il meglio. Solo muovendoci e diffondendo, noi tutti, la conoscenza del dramma  costituito dal  golpe militare mondiale, potremo cambiare lo stato delle cose. Alla fine dell’articolo troverete una terribile coincidenza. ndr

 [l’originale è qui ]

Agenti israeliani arrestati in relazione all’attentato dell’11 settembre ammettono:
Il nostro scopo era documentare l’evento

Aggiornamento: Tre dei cinque “israeliani esultanti” [nel testo, dancing Israelis] sono apparsi in un programma televisivo israeliano per spiegare che erano stati mandati per documentare l’evento. Ecco uno spezzone di quella trasmissione:

ForBollynsSpeech11Nov2006_DancingIsraelis.wmv  2,4 MBTrascrizione dello spezzone tratto dal filmato di Marc Levin intitolato Protocols of Zion [letteralmente, I protocolli di Sion]; sono presenti tre dei cinque “israeliani esultanti”:

Israeliani esultanti:

“E a quel punto ci hanno sottoposto a un altro giro di interrogatori, questa volta perché accusati di appartenere al Mossad. Il punto è che proveniamo da una nazione che soffre quotidianamente a causa del terrorismo. Il nostro scopo era documentare l’evento.”

Narratore:

I cinque israeliani sono stati detenuti per dieci settimane e infine rilasciati per violazione delle leggi sull’immigrazione dopo essere stati prosciolti dall’FBI dall’accusa di coinvolgimento nell’attacco dell’11 settembre. Certamente restano in sospeso ancora molte domande importanti ma c’è anche un pericolo concreto che si salti alla conclusione sbagliata su chi siano i colpevoli.

Vedere il riassunto dei motivi per cui riteniamo l’attacco dell’11 settembre un’operazione sionista:
Zion-Summary-I.html 
La cosa è discussa anche nel file sonoro presente nella seguente pagina:
DarylBradfordSmith_Bollyn-Hufschmid-11Sep2006-I.html I sionisti giustificano la loro prescienza dell’attacco affermando di aver seguito i terroristi arabi e di averne scoperto i piani diabolici.

I sionisti dichiarano inoltre di aver avvertito alcuni funzionari del governo [statunitense] dell’attacco imminente, senza prendersi la briga però di informare i loro amici nelle agenzie di stampa.

Agli agenti israeliani esultanti sorpresi a fotografare gli attacchi al World Trade Center (nel seguito, WTC) fu concesso di rimpatriare in Israele dove, a un programma radiofonico, hanno divulgato lo scopo della loro missione: “Il nostro scopo era documentare l’evento.”

La notizia sensazionale dei 5 israeliani sospetti che sono stati visti festeggiare mentre filmavano l’attacco al World Trade Center è stata riportata [in USA] a livello nazionale inizialmente dall’American Free Press subito dopo l’11 settembre. ABC News di recente ha riportato tale notizia e ha aggiunto un commento che merita attenzione.

The Forward, un rispettato giornale giudaico di New York, ha riportato che almeno due di quegli uomini erano agenti dei servizi segreti israeliani (il Mossad). Gli agenti israeliani sono stati visti per la prima volta filmare l’attacco al WTC inginocchiati sul tetto di un furgone bianco stazionato nell’area parcheggio di un condominio al di là del fiume [Hudson], dal quartiere Lower Manhattan.

“Sembrava che stessero riprendendo le scene di un film,” disse una signora della zona che li aveva notati e che prosegue: “Stavano riprendendosi in video e in fotografie con lo sfondo del World Trade Center in fiamme.” Cosa mi colpì furono le espressioni dei loro volti; aggiunge: “Erano come contenti, sapete… Non mi sembravano sconvolti. Ho pensato che fosse molto strano.”

La signora ritenne tale comportamento sospetto a tal punto da prendere la targa del furgone e chiamare la polizia. Presto l’FBI raggiunse il posto; viene emanato un dispaccio in tutto lo stato del New Jersey che segnala tale furgone.

Il furgone apparteneva una ditta [di traslochi, ndt] di facciata del Mossad chiamata Urban Moving Systems. Circa alle 4 di pomeriggio dell’11 di settembre, quel furgone viene fermato e cinque israeliani, Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner, e Omer Marmari, tutti di età compresa tra i 22 e i 27 anni, sono arrestati mentre sono tenuti sotto tiro. Uno di loro ha 4,700 dollari in contanti nascosti in un calzino, mentre un altro aveva due passaporti stranieri. Nel furgone vengono ritrovati alcuni tagliacarte.

“NON SIAMO IL VOSTRO PROBLEMA”

Secondo il rapporto della polizia, uno degli uomini disse che erano stati nella West Side Highway in Manhattan “durante l’incidente” — riferendosi all’attacco al World Trade Center. Sivan Kurzberg, l’autista, disse: “Siamo israeliani. Non siamo il vostro problema. I vostri problemi sono i nostri problemi. I palestinesi sono il problema.”

Il caso fu assegnato alla sezione dell’FBI per il controspionaggio straniero poiché l’FBI riteneva che la Urban Moving Systems fosse “un’azienda di facciata per un’operazione dei servizi segreti israeliani,” come riporta l’ABC News.

Mentre l’FBI perquisiva gli offici di quella ditta a Weehawken, nello stato del New Jersey, prelevando casse piene di documenti e una dozzina di dischi rigidi dai computer, al titolare dell’azienda, Dominic Suter, fu permesso di fuggire all’estero. Quando gli agenti dell’FBI hanno provato a interrogare Suter per la seconda volta, scoprirono che si era svignato dalla sua casa in New Jersey ed era fuggito in Israele.

Quando i giornalisti dell’ABC News hanno visitato la Urban Moving Systems, “sembrava che fosse stata chiusa in gran fretta. C’erano telefoni cellulari sparsi alla rinfusa; i telefoni degli uffici erano ancora allacciati e nel magazzino giacevano i beni di dozzine di clienti.”

Gli israeliani sono stati trattenuti al Metropolitan Detention Center [letteralmente, Centro metropolitano di detenzione] a Brooklyn per essere in possesso di visti turistici scaduti e per aver lavorato illegalmente negli Stati Uniti. Due settimane dopo il loro arresto, un giudice con giurisdizione su questioni d’immigrazione ha ordinato che venissero rimpatriati; l’ABC News riporta che agenti dell’FBI e della CIA a Washington bloccarono quel provvedimento.

I cinque vennero imprigionati per più di due mesi. Alcuni di loro furono messi in isolamento per 40 giorni e sottoposti fino a 7 volte alla macchina della verità. Uno di loro, Paul Kurzberg, rifiutò di sottoporsi alla macchina della verità per 10 settimane; alla fine ha accettato ma la macchina ha rivelato che mentiva, stando a quanto dichiarato dal suo avvocato.


Il nostro scopo era documentare l’evento

Un patto fu stipulato tra agenti governativi israeliani e statunitensi dopo 71 giorni; i cinque israeliani furono quindi messi su un aereo e deportati in Israele.

Gli israeliani precedentemente detenuti, una volta tornati in patria, hanno discussero a un talk show di una televisione israeliana la loro disavventura negli Stati Uniti. Uno di loro disse: “Il punto è che veniamo da uno stato che quotidianamente soffre atti di terrorismo. Il nostro scopo era documentare l’evento.”


Per ulteriori informazioni:
Bollyn-Israel-harbors-911-suspects-I.html Hufschmid ritiene che Abraham Zapruder [un giudeo, ndt] stava filmando l’assassinio di Kennedy appositamente per documentare quell’evento per Israele. I capitoli del libro di Hufschmid che discutono il rapporto Warren [nel testo, Warren Report] sull’assassinio di John F. Kennedy (JFK) e qualche osservazione su Zapruder sono disponibili in rete gratuitamente all’indirizzo:
PainfulQuestionsTOC-I.html

La Fukushima degli scandali

Fonte: La Fukushima degli scandali.

Sono passati mesi, e Fukushima come previsto ha anche iniziato ad uscire dalla memoria di noi europei. A riportarla alla ribalta sono state le notizie di due nuove forti scosse di terremoto, nei giorni scorsi. L’11 agosto, una scossa di sei gradi di magnitudo della scala Richter, con l’epicentro a pochi chilometri dalla centrale nucleare duramente danneggiata dal terremoto dello scorso marzo. Non è scattato l’allerta tsunami.

La seconda il 18 agosto, quando il nordest del Giappone è tornato a tremare: un terremoto di magnitudo 6.8 nelle acque del Pacifico di fronte alla prefettura di Fukushima, seguito dall’allerta tsunami, ha creato paura e apprensione. Ma cosa sta succedendo a Fukushima? Come è evoluta la situazione?

Come si apprende da fonti ufficiali, sono state rilevate tracce di elementi radioattivi nella ghiandola tiroidea del 45% dei bambini sottoposti a… controlli delle municipalità limitrofe alla centrale nucleare di Fukushima. Un gruppo di esperti governativi ha effettuato delle analisi su 1.149 bambini sotto i 15 anni, due settimane dopo il sisma e lo tsunami dell’11 marzo, che hanno colpito la centrale nucleare di Fukushima provocando il black out dell’impianto di raffreddamento dei nuclei dei reattori e fughe radioattive di enorme entità.

Dei 1.080 test validi, il 44,6% presenta tracce di contaminazione della tiroide, la ghiandola dove si fissa lo iodio radioattivo, aumentando in questo modo il rischio di sviluppare un tumore. I risultati dei test sono stati comunicati alle famiglie solo la settimana scorsa. Questi sono i dati preoccupanti sul fronte della salute.

Anche sul fronte dell’analisi tecnica, le novità non sono affatto buone. Non fu lo tsunami, o almeno non solo lui, a causare il disastro. Già prima, vale a dire nel momento della violentissima scossa di terremoto, alcune delle strutture dell’impianto avevano ceduto in modo definitivo. La scomoda verità viene raccontata dal quotidiano britannico Independent, in un lungo articolo che raccoglie le testimonianze di numerosi tecnici e operai dell’impianto nucleare giapponese. “La posta in gioco è alta”, si legge nell’articolo, “se è stato il terremoto a compromettere strutturalmente l’impianto e la sicurezza del combustibile nucleare, questo potrebbe significare che tutti i reattori di identica concezione presenti in Giappone dovrebbero essere chiusi, perché incapaci strutturalmente di resistere a scosse sismiche di una certa entità.”

Nonostante mesi di disinformazione, durante i quali la Tepco, società che gestisce l’impianto, ha continuato ad affermare che quanto accaduto era “assolutamente imprevedibile” e dovuto allo tsunami, emerge in modo sempre più netto che fu il terremoto, ben prima che l’onda gigantesca travolgesse l’impianto, a bloccare il sistema di raffreddamento dei reattori. Lo tsunami, 40 minuti dopo, sommerse, spegnendoli, i generatori, provocando il definitivo spegnimento del sistema e dando il via alla catena di eventi che hanno portato poi alla fusione di tre reattori.

Situazione decisamente da scandalo, per un Paese come il Giappone. Ma di scandali ce ne sono altri dietro l’angolo. La Nuclear Safety Commission nipponica è stata accusata di aver cancellato dal suo sito i dati sui risultati delle visite mediche di controllo radiologico nella prefettura di Fukushima.

La Nuclear Safety Commission aveva caricato i risultati dei test effettuati dal governo a marzo. I risultati, incluse le informazioni che dimostravano che un bambino di 4 anni di Iwaki era stato esposto a 35 millisievert di radiazioni, un livello che non è considerato una minaccia per la salute, sono stati eliminati all’inizio di agosto, ufficialmente perché ci sarebbe la possibilità che i singoli bambini possano essere identificati, in quanto le informazioni sono dettagliate.

La cancellazione dei dati però sta insospettendo molti, visto che nessun altro dato simile per la salute dei bambini è disponibile. Come dice al network radiotelevisivo Nhk Hirotada Hirose, della Tokyo Woman’s Christian University, “i bambini hanno maggiori rischi di sviluppare il cancro alla tiroide. Alla commissione non può sfuggire che la  rimozione dei dati potrebbe provocare una reazione negativa riguardo all’esposizione dei bambini. La mossa va contro alla necessità di fornire informazioni accurate all’opinione pubblica”.

Oltre questo, Bellona, Ong scientifico/ambientalista norvegese-russa accusa il governo giapponese di aver “nascosto informazioni e negato i fatti del disastro nucleare di Fukushima Daiichi nucleare, incluso l’aver ignorato le previsioni dal sistema di previsione delle radiazioni del loro stesso Paese, al fine di limitare le costose e distruttive evacuazioni e per evitare la discussione pubblica sul settore nucleare politicamente potente”. L’accusa di Bellona si fonda sulle rivelazioni dall’Associated Press confermate da una fonte dell’ex-governo giapponese a Bellona, ​​così come da un rapporto del New York Times.

Nils Bohmer, un fisico nucleare che fa parte di Bellona, aveva già detto più volte che il Giappone stava nascondendo informazioni sui pericoli delle radiazioni e ora è convinto che “politici potenti hanno costretto il Giappone a creare un clima della bocca chiusa, di deferenza acritica al nucleare. Questo è un altro esempio del caos della comunità nucleare giapponese, compresi industria e governo. Tutto questo dimostra la necessità urgente di cambiamenti drastici nell’industria nucleare giapponese, se l’energia nucleare deve avere un futuro in tutto il Giappone”.

All’opinione pubblica sarebbero state tenute molte informazioni che cominciano a trapelare solo negli ultimi giorni. Secondo i rapporti quando è iniziato l’incidente nucleare di Fukushimas Daiichi i tecnici nucleari sapevano benissimo che la scuola elementare di Karino sarebbe stata colpita dal fallout radioattivo ma, invece di sgombrarla, è stata trasformata in un rifugio per gli sfollati del terremoto/tsunami. Rapporti su questa clamorosa sottovalutazione stati inviati alle agenzie di sicurezza nucleare del Giappone, ma il flusso dei dati si è fermato lì.

I documenti e le testimonianze ottenuti da Ap, New York Times e Bellona dimostrano una completa impreparazione dei parlamentari giapponesi, una paralisi nella catena delle comunicazioni tra le istituzioni e anche una pessima conoscenza di base del sistema di previsione delle radiazioni.

“Non è chiaro quante persone potrebbero essere state esposte alle radiazioni rimanendo in zone lungo il percorso della nube radioattiva” dice Bohmer, “figuriamoci se si sa se qualcuno possa soffrire di problemi di salute per l’esposizione. Potrebbe essere difficile provare una connessione: i  funzionari della sanità dicono di non avere intenzione di dare priorità ai test sulle radiazioni per di coloro che erano a scuola”.

Le rivelazioni dei dati, o meglio le confessioni, avvengono tra fine maggio e inizio giugno, quando in Giappone ci sono gli ispettori dell’International atomic energy agency (Iaea), il governo e la Tepco a quel punto non potevano più tenere del tutto nascosta la portata del disastro nucleare.

AlessandroIacuelli

La droga, strumento geopolitico degli USA | STAMPA LIBERA

Fonte: La droga, strumento geopolitico degli USA | STAMPA LIBERA.

Da ormai molti anni si è a conoscenza dell’enorme  spesa della Difesa nordamericana (che rappresenta il 50% del totale del bilancio della difesa nel mondo), la quale è lo strumento della sua politica estera dai tempi di Reagan fino ad ora; ma il finanziamento delle agenzie dello spionaggio americano, il quale non si riduce alla sola CIA, bensì a moltissime altre strutture che ammontano a circa sedici, hanno un lato scuro, ovvero quello delle loro fonti di finanziamento, le quali vanno oltre i controlli delle amministrazioni formali (seguendo il discorso che nessuno può eseguire una revisione contabile su Dio e questi organismi credono di essere Dio per quanto concerne la “difesa” degli USA e dell’Occidente), questo “finanziamento extra” si localizza negli affari che procura il traffico della droga (verso la quale dicono di combattere), e inoltre sono questi organismi quelli che organizzano e affiancano questo affare della morte con la complicità dei grandi gruppi finanziari anglosassoni (mediante i loro “paradisi fiscali”).

 

Effettuare affermazioni del genere equivale ad essere qualificato come “seguace” delle “teorie del complotto” e in questa forma si cela la realtà con tutti i suoi affari, poiché per occultare la verità delle loro azioni hanno a disposizione la versione Hollywoodiana del canale satellitare History Channel, per giustificare le loro spie.

L’antefatto più vicino per cercare questo metodo di conquista geopolitico lo possiamo trovare nella politica dell’impero inglese durante la conquista dell’Asia nel XIX, secolo con due guerre per il controllo della produzione, distribuzione e finanziamento dell’opio, in primo luogo con una compagnia privata e, successivamente, direttamente sotto la guida della Corona, come parte della politica colonizzatrice dell’impero britannico; in questa maniera, l’Inghilterra sottopose sotto il suo controllo per primo all’India e dopo alla Cina, distruggendo a milioni di abitanti e rendendoli dipendenti di questa droga micidiale per meglio dominare i loro mercati.

Durante la II Guerra mondiale, la repubblica imperiale nordamericana riorganizzò i suoi servizi d’intelligenza e da quel momento iniziarono i suoi profondi rapporti con la mafia e le droghe per vari fini: il primo fu quello di evitare che si riducesse il suo operato, dal momento che poteva disporre di un proprio finanziamento,  senza dipendere dai politici; il secondo, perché così poté aprire dei contatti con il mondo della criminalità dal quale poteva ottenere mano d’opera per compiere i suoi crimini senza dover impiegare la sua équipe di specialisti –rapporti con la mafia italoamericana-; il terzo, perché gestendo il mondo della droga può gestire anche i governi mafiosi del mondo e ciò divenne molto evidente nell’America centrale – appoggiando le dittature e, dopo, con la fine delle stesse, sostenendo gli attuali Maras (bande di fuorilegge) -, ora si sa “ufficialmente” che gli USA equipaggia di armi sofisticate i cartelli messicani. E quarto, perché serve anche a dominare enormi masse della popolazione, istupidendola mediante la tossicodipendenza e, pertanto, rendendola inservibile per qualsiasi proposito di cambiamento della società.

Forse per questa ragione abbiamo varie domande senza risposte: come è possibile che l’iper potenza militare del mondo (USA) con tutto un arsenale di tecnologia infernale controlla solo il 5% della popolazione mondiale, cioè, il proprio paese, e consuma quasi il 60% della droga che si produce nel mondo?

E, un’altra domanda, anche questa relazionata con le droghe e l’economia in nero, la quale cominciò ad essere sottoposta sotto la lente d’ingrandimento come conseguenza della crisi finanziaria mondiale che viviamo dal 2009, quando la maggioranza dei paesi provarono, mediante il G20, di far controllare i Paradisi fiscali: perché USA e Inghilterra si opposero a questa richiesta?.

Alcune risposte alle nostre domande le troviamo in un rapporto poco divulgato in un articolo apparso nel Russia Today, su documenti nordamericani declassificati appartenenti agli anni settanta e ottanta, poiché quelli più recenti sono inaccessibili, classificati con la dicitura Top Secret:

Più di 8.000 documenti segreti recentemente declassificati negli USA rivelano i rapporti che intrattenne la CIA con i diversi cartelli di droghe nel mondo per finanziare le sue operazioni. L’informazione coincide con quanto denunciato dal giornalista Gary Webb, “suicidato” con due proiettili alla nuca nel 2004”.

La CIA si rivolgeva al narcotraffico per riempire le sue arche e compiere le proprie operazioni clandestine, secondo quanto segnalano alcuni documenti con il timbro federale nordamericano che sono stati declassificati, informa il sito web del Russia Today.

Gli oltre 8.000 documenti del Governo federale declassificati dalla Legge dell’Informazione Pubblica svelano i dettagli di questi controversi vincoli. Rapporti appartenenti agli anni ottanta fanno notare che per fronteggiare la presenza militare sovietica in Afganistan, gli USA spesero più di US$ 2.000 milioni per il finanziamento della resistenza afgana mediante i cartelli delle droghe. Questi stessi documenti indicano che anche la CIA era coinvolta con i narcotrafficanti latinoamericani.

E come era il giro nella nostra zona diretto verso i mercati finanziari?

Nel panorama nordamericano, il denaro della droga proveniva dal Cono Sud e diventava denaro pulito a Wall Street. In quello latinoamericano, quello stesso denaro, una volta lavato, tornava alla regione sotto forma di fondi per il paramilitarismo”, spiega l’ex agente federale Michael Ruppert.

Questa è la realtà che mettono in luce i documenti declassificati e che riconfermano quanto precedentemente espresso, il problema è che questi documenti fanno riferimento a un epoca trascorsa e tutti sappiamo che il tema delle droghe ha acquisito negli ultimi venti anni un aspetto più che allarmante nei nostri paesi, che può destabilizzare governi, condizionarli o diventare argomento per interventi “militari esterni” per il presunto sradicamento del flagello che distrugge le nostre società: il Messico con oltre 35.000 crimini eseguiti dal cartello in soli due anni. La Colombia con le sue migliaia di uccisi e milioni di dislocati dai paramilitari e le guerriglie finanziate dalla droga. Il Perù con la rinascita di Sendero Luminoso, amministrando la droga nelle zone montagnose e la Bolivia che è permanentemente messa sotto accusa dagli USA, insieme al Venezuela, per essere colpevole del dilagare della doga nelle strade americane ed europee; Argentina e Brasile come produttori a cominciare dalla pasta base e origine degli invii verso l’Europa, sono le realtà con le quali dobbiamo lottare quotidianamente i latinoamericani.

Per questa ragione è urgente che i paesi integranti l’UNASUR e del Consiglio per la Difesa Sudamericano, adottino misure congiunte contro il narcotraffico e le sue diramazioni finanziarie (che si svolgono mediante affari bancari e professionali, come quelli dell’industria delle assicurazioni, consulenti finanziari, ragionieri, notai, fondi fiduciari e aziende reali o “fantasma”, che costituiscono meccanismi raggiungibili per sbiancare fondi illeciti con il lavaggio del denaro) con organi propi, perché l’esperienza e i dati che analizziamo, ci portano ad affermare che “La droga è uno strumento geopolitico dell’Impero” per controllare il nostro continente; non restiamo ad aspettare altri 20 anni per leggere nei documenti declassificati come hanno impiegato i “cartelli” per dominarci.

LA CIA FINANZIAVA IL NARCOTRAFICO MONDIALE di Russia Today: http://actualidad.rt.com/actualidad/ee_uu/issue_22299.html

 

 

Origini della CIA, Polizia US: http://www.policia.us/nacional/academia/estatal/origen_de_la_cia/

Fu creata il diciotto dicembre millenovecentoquarantasette dal presidente degli Stati uniti, Harry S. Truman, in sostituzione dell’ Office of Strategic Services, operante durante la Seconda guerra mondiale; ha impiegato innumerevoli procedure e agenti dell’Organizzazione dei Servizi Speciali, quest’ultima fondata durante la guerra con missioni di spionaggio e di appoggio alla resistenza dietro le linee tedesche. Nel 1949, gli si conferiscono poteri per indagare senza necessità di autorizzazione giudiziaria, pratiche amministrative e fiscali.

La filosofia dell’organizzazione era quella di dotare al presidente degli USA di un secondo punto di vista elaborato da civili, oltre a quello prodotto dai militari dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale. Per via della grande quantità di ex alunni della Yale University gli si diede il nome in codice di “Campus”. Due dei tre creatori dell’OSS (Ufficio per i Servizi Strategici), provenivano dalla Yale, tra questi Hugh R. Wilson, e uno da Harvard, ma i dati erano gestiti solo da quelli della Yale. Persino il sistema di immagazzinamento dati fu lo stesso a quello della Biblioteca di Yale.

Ma alcune delle persone della Yale cominciarono a manifestare dei dubbi morali su questa istituzione, perché consideravano che una organizzazione di quel genere era un affronto per la democrazia americana in tempi di pace. L’Ufficio per i Servizi Strategici (OSS) e l’ufficio d’Intelligenza Navale (ONI), il primo da considerare la madre e il secondo il fratello della CIA, intrattenevano dei rapporti con i dirigenti della mafia italiana, dando inizio a un’opera di reclutamento nei bassi fondi di New York e di Chicago, affinché questi membri, tra i quali si annoverava Lucky Luciano, Meyer Lansky, Joe Adonis e Frank Costello, agevolassero queste agenzie a stabilire contatti con i capi della mafia siciliana, esiliati per colpa di Benito Mussolini.

Obiettivi della CIA:

● Da una parte, evitare il sabotaggio nei porti della costa est degli USA.

● dall’altra, ottenere informazione sulla Sicilia, prima di avviare l’invasione alleata e bloccare l’avanzata del vigoroso Partito Comunista italiano.

Imprigionato a New York, Luciano è graziato per i servizi prestati durante la guerra e viene deportato in Italia, dove comincia a costruire un impero fondato sull’eroina; in un primo momento mediante la diversione delle somministrazioni, provenienti dal mercato legale e, più tardi, creando una serie di collegamenti con i trafficanti libanesi e turchi, affinché gli procurino la morfina per i suoi laboratori siciliani.

In quel tempo, la OSS e la ONI, collaborano in stretto contatto con la mafia cinese, che domina la produzione di grandi quantità di oppio, morfina ed eroina, e da quest’ultima sono aiutate per la creazione del terzo punto per il commercio dell’eroina nel dopo guerra, il cosiddetto Triangolo Dorato, una regione formata dalle zone di confine della Tailandia, Birmania, Laos e la provincia cinese dello Yunan.

(trad. di V. Paglione)

Fonte: http://licpereyramele.blogspot.com/2011/08/drugs-empires-geopolitical-tool.html

Brindisi: ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI | STAMPA LIBERA

Fonte: Brindisi: ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI | STAMPA LIBERA.

Dai portali Indymedia
http://piemonte.indymedia.org/article/13195
http://liguria.indymedia.org/node/7674

Brindisi: ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI
Dopo le prime puntate a tema dedicate all’Enichem di Venezia-Porto Marghera, all’Acna Chimica Organica di Cengio, al petrolchimico ENI di Priolo Gargallo, era impossibile non fare una cappatina anche Brindisi e non soffermarsi un attimo a riflettere sulle devastazioni ambientali operate dall’ENI in una bella regione come la Puglia, territorio a spiccata vocazione turistica, dove pare abbia avuto luogo uno degli scempi ambientali più gravi della nostra storia.
A Brindisi ritroviamo una vecchia conoscenza, un manager storico dell’ENI, il Dott. Andrea Mattiussi già amm. Delegato della Montedipe – società confluita da Enimont all’Enichem del Gruppo ENI – pluriindagato per vari reati quali strage colposa, disastro ambientale, lesioni gravi e condannato anche per l’inquinamento ed avvelenamento a Mantova del fiume Mincio. Una parentesi: data la rilevanza delle tematiche, dedicheremo quanto prima anche un articolo a Mantova (essendo dotati di grande fantasia possiamo già anticiparvi il titolo: “MANTOVA: Ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI”). Mattiussi dopo turbolenti trascorsi giudiziari, passerà poi alla Snia.
In una Nota riservata di Enichem Anic-Montepolimeri indirizzata proprio al ns. benemerito Dr. Mattiussi, in riferimento al sito industriale di Brindisi, s’esplica quanto segue:
“… la problematica dei residui mercuriosi sempre presente in Fabbrica andò acuendosi in modo rilevante negli anni 1976-77 per la produzione di grossi volumi di fanghi nell’impianto di trattamento acque mercuriose… dopo la fermata del cloro soda i vari residui mercuriosi (fanghi, terre, materiali vari inquinati) presenti in Stabilimento rimasero staccati in attesa di soluzioni sempre ventilate e mai concretizzate che si rivelavano sempre ipotetiche ed aleatorie. Si andava invece nel frattempo aggravando la situazione dello stoccaggio, creando reali pericoli di inquinamento, sia per il progressivo deterioramento dei contenitori dei residui solidi sia per il rischio di trabocco dei fanghi siti sotto il P.28 nel collettore di scarico a mare, a seguito di aumento del livello per forti pioggie. Detto rischio in qualche occasione si è concretizzato… Relativamente ai rifiuti mercuriosi il cesimento indica: n. 740 fusti di fanghi inspessiti, 320 fusti di terra e residui vari inquinati, 100 fusti di grafite, 400 mc. circa di fanghi residui parzialmente inspessiti. Il tutto è stato coperto con scarto di cava per uno spessore di circa 30 cm. Pressato e livellato… su di esso è stato effettuato uno stendimento di sabbia di frantoio rullato con ottenimento di un piano di calpestio camminabile… Non si è ritenuto opportuno né necessario denunciare ad autorità la realizzazione dell’opera sia in relazione alla situazione locale sia in considerazione che non è stato fatto uno scarico sul terreno che rientrava quindi nei disposti della legge …”.
Come potete ben riscontrare anche a Brindisi (come del resto in tutti gli altri siti dell’ENI) la produzione di vel-ENI micidiali è arrivata a toccare livelli da incubo. Tanto che a Brindisi cominciò a porsi il problema di come eliminare questa imponente mole di rifiuti tossico-nocivi. Anche nel caso specifico venne in provvidenziale aiuto la proverbiale ed italica fantasia. Rispetto al modello adottato in altri siti però (interramento diretto dei rifiuti da parte degli uomini ENI) nel contesto brindisino si pensò bene d’adottare una variante inedita. Per una “bonavota” l’Eni decise di non sporcarsi direttamente le mani. Meglio far fare ad altri il “lavoro sporco”. Entrò così in scena un eclettico personaggio, dotato di bacchetta magica, che rivelò all’ENI come far sparire 1 milione di metri cubi di fanghi mercuriali. Il nostro machiavellico Geom. Giuseppe Bonavota da Briatico, classe 1927 (questo il nome dell’eclettico mago Zurlì dei rifiuti) con le sue magie riuscì persino di surclassare l’Eni.
Far “sparire” i vel-ENI anziché “seppellire” i vel-ENI è certamente un’idea innovativa. Chapeau. Avviene così che il Bonavota, unitamente alla società Micorosa Srl (di Brindisi) e la società Montedipe Spa siglano una “Scrittura Privata” (che trovate qui di seguito allegata e riprodotta pdf) che ha per oggetto: “ … la reindustrializzazione dell’area di Brindisi”, nonché la nobilissima finalità del “… reimpiego del personale attualmente in CIGS di Montedipe … sul presupposto che venga installata in un’area confinante con lo stabilimento petrolchimico un’azienda industriale avente come attività il recupero e la lavorazione di sottoprodotti fangosi con esclusivo reimpiego di personale di Montedipe … Montedipe riconoscerà a Micorosa per ciascun dipendente MONTEDIPE in CIGS assunto da Micorosa … un contributo di 15 milioni …”.
Il progetto Micorosa-Bonavota – che trovate anche questo quì di seguito allegato e riprodotto – riscosse immediatamente l’entusiastico consenso dei vertici dell’ENI (e lo credo bene … far sparire 1 milione di mc di vel-ENI come per incanto) tanto che il prode Mattiussi si studiò a memoria ogni singoli passo del memorandum e s’incorniciò nell’ufficio la copertina del dossier che titolava: “Progetto di fattibilità per l’installazione in un’area confinante con lo stabilimento petrolchimico di Brindisi di una azienda industriale avente come attività il recupero e la lavorazione di sottoprodotti fangosi”.
Non potete neanche lontanamente immaginare i ritorni che potrebbero esserci in termini industriali se progetto funzionerà bene e senza intoppi. Se il Bonavota non è un pazzo furioso visionario ed il suo procedimento alchemico è ok potrebbe essere sfruttato su larga scala per smaterializzare d’incanto tutti i rifiuti killer dell’ENI sparsi in tutti gli stabilimenti d’Italia e del mondo.
Così sul finire degli anni ’80 si moltiplicano freneticamente i contatti tra l’archimede pitagorico brindisino, Mattiussi ed i vertici dell’Ente Energetico Idrocarburi per mettere a punto le varie fasi dell’affaire. Finchè un giorno Dario Amodio di Enichem Anic invia una Nota riservata a Mattiussi che riassume i termini del business: “Nota riservata per il dott. Mattiussi – iniziativa Bonavota per il riutilizzo di fanghi da carburo”. Scrive il relatore di Enichem Anic:
“… a sud dello stabilimento petrolchimico, fuori della recinzione, esiste un’area di circa 44 ettari denominata “Zona Fanghi” adibita a suo tempo a ricevere i residui provenienti dalla produzione di acetilene da carburo. La massa dei fanghi depositata nel tempo può essere valutata ad un milione di mc… disponendo di una così rilevante massa di fanghi ci siamo attivato da tempo per studiarne l’utilizzo e conseguire contestualmente la bonifica della zona eliminando fonti di rischio per le persone che incautamente vi si fossero inoltrate e restituendo al verde l’intera area. Proficui son stati i contatti avviati con un imprenditore locale, che ha trovato la soluzione del problema. Attraverso opportuni processi tecnologici (che di seguito sono indicati) ha trovato il modo di trasformare i fanghi ricavandone prodotti da utilizzare nell’edilizia civile … l’imprenditore di cui si parla è il Geom. Giuseppe Bonavota socio e dirigente di alcune società (Edil Cover, Moviter Sud, Corat Service) che operano a Taranto nel campo dell’edilizia e dell’estrazione e lavorazione calcarei … Essendo la massa stimata dei fanghi clorurati di 1 milione di metri cubi si prevede di dover trattare in totale 10 milioni di quintali … lavorando 2000 quintali al giorno, considerando ogni anno 300 giornate lavorative, si prevede che l’attività avrà una durata di 30 anni”.
Inutile dirlo l’idea è semplicemente geniale. S’elimina una fonte di rischio per l’uomo e l’ambiente togliendo i rifiuti tossico nocivi dallo stabilimento dell’ENI di brindisi e si spostano i vel-ENI trasformandoli in tegole, in mattoni, piastrelle, malta da costruzione etc etc. Era l’aprile del 1987. Segnatevi bene sul calendario sta data nella quale è stata concepita sta genialata d’idea. Come si legge nel memorandum sta tipologia di “smaltimento” avrebbe richiesto perlomeno 30 anni per far fuori tutti i veleni dell’ENI. Se non fosse stato per lui (sempre il geniale e magico Geom. Bonavota) a quest’ora sarebbero stati ancora lì a trasformare fanghi clorurati imbottiti di mercurio in malte bastarde (bastarde proprio e anche stronze). Zurlì diede invece un aiutino decisivo pronunciando le fatidiche frasi “sim-sala-bim” e/o “Magicabula”. E come per incanto i vel’ENI svanirono. Ancor tutt’oggi non si sa bene dove siano finiti. E’ un ENI-gma. Si sa solo che imponenti concentrazioni di inquinanti e vel’ENI son stati riscontrati nell’area che doveva servire per realizzare il progetto del mago Bonavota. Oggi quell’area brindisina si chiama “discarica Micorosa”. Sin’oltre i 5 mt di profondità son stati trovati sepolti nelle viscere della terra, tonnellate e tonnellate di vel-ENI fra cui dicloroetilene, il famigerato cloruro di vinile, benzene, arsenico, e altri contaminanti per volumi complessivi che superano di 4 milioni di volte i limiti consentiti dalla legge.
Una bomba nucleare ecologica mai disinnescata proprio alle spalle dell’Oasi Naturale delle Saline (e lì sti vel-ENI ci sono ancora tutti). Non è un caso che a Brindisi dalla fine degli anni ’80 in poi siano registrate stranissime morti probabilmente riconducibili agli agenti chimici killer, in primis il cloruro di vinile (ma in questo cazzo di paese una volta l’azione penale non era obbligatoria?).
Alcuni dicono che erano altri tempi. Erano tempi in cui tutti facevano i cazzi che volevano. A Brindisi inquinava anche la Guardia di Finanza. Si legge in una nota di Enichem Anic (v. doc. allegato) che lo stabilimento Montedipe di Brindisi “non è mai stato dotato di un impianto di trattamento centralizzato delle acque di processo di scarico dei vari impianti produttivi, e nemmeno di impianti di trattamenti specifici, e quindi tali acque di processo confluivano direttamente nei collettori di raccolta delle acque di raffreddamento che scaricavano a mare… attualmente son stoccati in stabilimento 82.000 metri cubi di soluzione acquosa di Sali sodici (provenienti dallo stabilimento Enichem Agricoltura di M. Sant’Angelo) che occorre smaltire sia per liberare i serbatoi che su sollecitazione dell’Amministrazione Provinciale di Brindisi… con l’acquisizione della proprietà Montedipe è stato riscontrato che gli scarichi civili della Caserma della G. d F. e degli alloggi sociali confluiscono a mare, a cielo aperto attraverso una spiaggia. Pertanto è opportuno convogliare tale scarico al trattamento biologico… tale scarico è causa di esalazioni maleodoranti in particolare durante il periodo estivo quando si registra una notevole presenza di persone sulla spiaggia. Per tali motivi e onde evitare coinvolgimenti e strumentalizzazioni esterne è opportuno convogliare tale scarico all’impianto biologico dello stabilimento…”.
Beh se capitate nei pressi di Brindisi e avete proprio voglia di farvi na nuotatina da ste parti, occhio a non farvi un pieno di colifecali delle fiamme gialle. Se invece siete indigeni del luogo ed avvertite strane patologie, ringraziate l’ENI. E tra poco potrete dire grazie anche all’On.le Stefania Prestigiacomo (ns. illustre ministro dell’Ambiente) che è rimasta così profondamente toccata dall’emozionante storia ambientale dell’ENI che ha deciso di condonare all’ENI, con apposito decreto, tutti i più gravi disastri ambientali della storia. Brindisi incluso. Una cosa così vergognosa che più vergognosa di così non si può.
Allora senza offesa. Possiamo proporre un “Brindisi” per il nostro ministro dell’ambiente?
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Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati1”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati1.pdf
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati2”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati2.pdf
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati3”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati3.pdf
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati4”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati4.pdf

ENI: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali

della storia italiana

Inserito da Anonimo il 3 Novembre, 2010 – 18:30

autore:
by Mr. Bean – interceptor®

Pronto per l’ENI un decreto “ad personam” ed un accordo riservato con il Ministero dell’Ambiente per cancellare il passato. Benefici colossali anche per Erg (sito di Priolo Gargallo).

Toglietevelo dalla testa. Non ci sarà nessuna resa dei conti per i danni causati dall’ENI a, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Priolo Gargallo, Gela, Porto Torres. Alcuni dei più gravi disastri ambientali causati dall’Eni nel nostro paese saranno cancellati con un colpo di spugna. Per sempre. Svaniranno come il gas flaring nell’aria del delta del Niger. Tanto per non farci mancare niente anche in Africa abbiamo esportato il peggior “made in Italy”. Made in Italy criminale” targato ENI. Bisogna francamente ammettere che l’Eni una bella mano a distruggere il pianeta l’ha data.

Quali sono le geniali menti che hanno concepito un Condono tombale/ambientale di tal sorta?. Eppure l’avvelenamento del territorio ha determinato la violazione di numerosissimi diritti tra cui quello alla salute, alla vita, ad un ambiente sano, a un salubre standard di vita. Chi se ne fotte del rispetto dei diritti umani, direte voi. Sta anche scritto sulla carta (e lì rimane). D’altronde è una logica conseguenza. Che ci potevamo aspettare da un’esecutivo che legifera “ad personam” e che dispensa impunità alla bisogna (tutelando chi delinque). Se pensate che lo scudo ambientale per l’ENI cade in una stagione del tutto casuale vi sbagliate di grosso. In questo particolare momento sta per incombere sull’Eni la mannaia delle Procure per gravi fatti di inquinamento. Paolo Scaroni (amministratore delegato dell’ENI) è reduce da una recentissima sentenza del Tribunale di Torino che ha pesantemente sanzionato l’ENI condannandola a pagare 1.833.475.405,49 Euro (disastro ambientale determinato da decenni di velENI nel Lago Maggiore dello Stabilimenti ENI di Pieve Vergonte).
– “Inquinamento del Lago Maggiore. Condannata l’E.N.I. Spa per disastro ambientale”.
http://piemonte.indymedia.org/article/5590

Tra non molto potrebbero aggiungersi a Pieve Vergonte decine di altri siti industriali dove l’ENI è acclarato essere stata la diretta responsabile di paurosi scempi ambientali. Vedi per l’appunto Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela, Porto Torres.

Come ne uscirà stavolta l’Eni? Direi elegantemente.

La società energetica si sta confezionando all’uopo un “Protocollo transattivo” che dovrebbe metterla al riparo da ogni contestazione. Questo protocollo dovrebbe essere siglato a breve con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATT). Fonti molto ben informate che hanno potuto visionare questo delicato carteggio hanno rivelato che le bozze degli atti transattivi son già tutte pronte e potrebbero essere già controfirmate nei prossimi giorni dal Ministro Prestigiacomo e al numero uno dell’ENI.

Il documento chiave del dossier titola:

“Protocollo d’intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale con riguardo ai siti di interesse nazionale di Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela e Porto Torres”.

Dovrebbe essere una cosa del tipo saldi di fine stagione e/o supermercato. Inquini 10 paghi 1. Risarcisci a forfè. Ecco come l’Eni dribblerà la sanzione del Tribunale di Torino (secondo la giurisprudenza è importante che ci sia una generica riparazione del danno non è importante che si paghi realmente tutto il danno).

Sulla falsariga dell’Eni è in serbo un pacchetto di offerte speciali anche per il Gruppo ERG. Come degno successore dell’ENI, a Priolo Gargallo (provincia di Siracusa) ha seguitato ad avvelenare per decenni le falde e la rada. Secondo quanto riportato in un autorevole Parere Pro Veritate reso alla società ERG Spa qualche mese fa dal chiarissimo (sicuramente molto più dell’acqua di Priolo) Prof. Avv. Vincenzo Roppo, il gruppo petrolifero di Riccardo Garrone se la dovrebbe poter cavare indennizzando 70-90 milioni di euro… briciole (un’inezia se si considera che talune fonti qualificate hanno quantificato il danno prodotto all’ambiente in non meno di 50 miliardi di euro). Questi quattrini, per di più sarebbero dilazionati in 10 anni senza interessi e con la possibilità di effettuare compensazioni con eventuali investimenti di ERG MED sul sito inquinato. Genialoidi che non sono altro (così se Garrone nell’’arco d’un decennio fa risultare d’aver investito 90 milioni di euro in impianti pseudoecologici non risarcisce più manco un cent al Ministero dell’Ambiente)..

Priolo Gargallo, Melilli, Augusta Siracusa. Una provincia con la più grande concentrazione di inquinanti e di industrie petrolchimiche d’Europa. S’è scoperto che gli scarichi degli stabilimenti non erano manco filtrati. Tonnellate di Mercurio puro versato direttamente nei tombini. A Priolo uno su tre è morto di tumore. Come l’operaio escavatorista che copriva i veleni che andava a buttare. Bambini malformati nati senza ossa. Nello specchio di mare davanti allo stabilimento Enichem è stata riscontrata una concentrazione di mercurio superiore di 20.000 volte i limiti consentiti dalla legge. Se andate a Priolo è vietata la caccia (ma non è proibito inquinare).

Sento forte puzza di beffa per i siracusani. Chissà che ne pensa il Ministro dell’Ambiente la siciliana On.le Stefania Prestigiacomo. Guardacaso pure lei Siracusana doc..

Forse l’imminente stagione delle offerte speciali fa comodo anche a lei (non so se è notorio che due aziende chimiche controllate dalla Fam. Prestigiacomo – Coemi e Finche – hanno contribuito generosamente ad ammazzare l’ecosistema siciliano scialando anche loro migliaia di tonnellate di mercurio nell’ambiente). Mai prima d’ora, nella storia d’Italia, un ministro della Repubblica s’è trovato nel posto giusto al momento giusto.

Rimembro l’illuminato pensiero dell’esimio Prof. Giulio Sapelli: “il mercato punisce sempre chi sbaglia … l’ex amministratore delegato della Enron, è stato condannato a 24 anni di carcere. Soprattutto oggi la Enron è scomparsa. Il mercato ha sanzionato”. (ma non sosteneva che “il mercato non esiste”? boh …)

Se così fosse non dovrebbe esistere più manco l’ENI (e neppure ERG e Prestigiacomo & C.).
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Link più o meno correlati:

Doc. pdf: “Protocollo_intesa_ENI_Minambiente”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2010/protocollo_intesa_eni_…
– Video di Giulio Sapelli all’ENI Corporate University
http://it.tinypic.com/r/qp13ir/7
http://it.tinypic.com/r/23sya8l/7
– “L’Italia diffida l’Eni a pagare subito 2 miliardi di euro”
http://piemonte.indymedia.org/article/9593
– “Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)”
http://piemonte.indymedia.org/article/8981
– “ENI, “codice etico” e Servizi Segreti”
http://piemonte.indymedia.org/article/5520
– “Tangenti in NIGERIA: eccome come l’ENI pagava!”
http://piemonte.indymedia.org/article/5988
– “Altro casino abientale dell’ENI: Syndial AVENZA (MS)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5958
– “L’ENI avvelena il Kazakistan”
http://piemonte.indymedia.org/article/10372
– “Eni aggiusta-processi: ecco come far rottamare un giudice ostile”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10392
– “ENI fuori controllo: “fomentiamo la rivoluzione in Iran”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10468
– “Lodo TAV – Il Gruppo Ferrovie dello Stato diffida l’ENI”
http://piemonte.indymedia.org/article/6152
– “AV/AC Milano-Verona: Consorzio Cepav2 (volponi che non siete altro)”
http://piemonte.indymedia.org/article/6131
– “Porto Torres al Ministero: “Toglieteci l’ENI dai coglioni”
http://piemonte.indymedia.org/article/2046
– “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
– “Enichem Porto Marghera”
http://italy.indymedia.org/news/2004/02/480143.php
– “Ecco come il cartello si spartiva il business del riciclaggio batterie”.
http://piemonte.indymedia.org/article/9715

ComeDonChisciotte – DEBITO PUBBLICO – LA GRANDE TRUFFA

Fonte: ComeDonChisciotte – DEBITO PUBBLICO – LA GRANDE TRUFFA.

DI GIULIETTO CHIESA
lavocedellevoci.it

Ma davvero dobbiamo tenerceli questi banchieri? A cosa servono le banche? Cos’e’ la finanza? Perche’ siamo tutti indebitati? Chi e’ responsabile di questo debito? E’ tutto normale in quello che sta accadendo, o c’e’ qualcosa che non quadra?

Non si finirebbe piu’ di fare domande quando si assiste alla commedia quotidiana delle borse che crollano, dei politici che si danno la colpa l’un l’altro, dei fantomatici “speculatori” che non si sa chi siano, salvo che sono certamente dei balordi miliardari che ci portano via i soldi dalle tasche.

Eppure tutto e’ chiaro come il sole. Chi comanda il mondo occidentale (non il mondo, ma solo l’Occidente) sono le grandi banche. Le grandi banche sono solidali tra di loro e fanno parte di un pool molto ristretto. I “creditori”, apparentemente, sono loro. Sono loro che ormai dettano agli Stati quello che devono fare. E’ la dittatura del denaro che ha cancellato ogni democrazia.

Ma e’ poi vero che gli dobbiamo qualche cosa?

La risposta – la sanno tutti quelli che “sanno” – e’ che siamo stati derubati. I grandi conglomerati finanziari dell’Occidente sono andati tutti in fallimento nel 2007. Sarebbero crollati tutti se la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e i paesi produttori di petrolio non fossero intervenuti, di fatto coprendo i loro crack. Hanno lasciato fallire la Lehman Brothers, per dare un contentino al grande pubblico ignaro. Tutti gli altri sono stati salvati. Con i soldi nostri. Nessuna regola e’ stata introdotta per tagliargli le unghie. E loro, una volta salvati dai governi, hanno chiesto di essere pagati una seconda volta. Certo i crediti, sulla carta, li hanno, ma sono i prestiti che hanno elargito sul niente. Producevano denaro con dei trucchi e lo prestavano facendosi pagare l’interesse da noi.

Quando si e’ scoperto che bluffavano, hanno convocato i governi e i banchieri centrali (entrambi loro maggiordomi) e hanno detto: «siamo troppo grossi per fallire. Volete farci affondare? Peggio per voi. Niente piu’ campagne elettorali gratis, niente piu’ potere. Vi faremo fronteggiare le folle infuriate e scateneremo i nostri media contro di voi. Vi faremo a pezzi, pubblicheremo dove sono i vostri conti in banca, vi rinfacceremo i soldi che vi abbiamo dato sottobanco».

E governi e banche centrali hanno ovviamente ceduto, essendo i loro manutengoli. La Grecia, l’Irlanda, il Portogallo sono stati gli esperimenti preliminari. «Bisogna salvarli!», gridano tutti, altrimenti crolla l’euro, crolla l’Europa. Ma chi li deve salvare? Cioe’ chi deve pagare i loro (falsi) debiti ai grandi banchieri? Gli Stati. Ma gli Stati sono gia’ in rosso dopo i salvataggi delle banche del 2007-2008. Allora devono pagare le popolazioni. Anche l’Italia. Stanno dicendo ai popoli europei che e’ finito il patto sociale che ha retto negli ultimi sessant’anni l’Europa occidentale.

Via il welfare, praticamente di colpo. E poi? Dicono: «poi si deve ricominciare a crescere».

Cioe’ a consumare. Ma con quali soldi, se i redditi di tutti i lavoratori verranno falciati? E con quali beni, visto che dovremo privatizzare perfino il Colosseo, mentre le aste delle privatizzazioni saranno affollate di banchieri che verranno a comprare usando i nostri debiti, cioe’ usando il denaro virtuale che loro hanno prodotto e noi abbiamo gia’ pagato una volta.

Rapina bella e buona, o brutta e cattiva, se volete.

E noi che facciamo? I partiti, la sinistra non hanno nessuna idea alternativa, avendo da decenni ormai accettato tutti i ricatti possibili e immaginabili ed essendo parte della grande truffa.

La mia idea e’ di mandarli tutti a quel paese e di organizzarci per impedire che ci esproprino. Bisogna dire, chiaro e tondo, che quei debiti sono illegali. Fatti da regimi corrotti alle nostre spalle. Cioe’ non esigibili. Vogliamo sapere chi sono i creditori, vogliamo vederli in faccia, uno per uno. Vogliamo prima di tutto un “audit” indipendente. Poi vogliamo che cambino le regole. Uno Stato non e’ equiparabile a una banca. Le vite di milioni di persone non sono quelle dei ricchi detentori delle maggioranze dei pacchetti azionari di una banca. Gli Stati devono avere accesso al denaro a tasso zero. Le banche devono avere riserve pari almeno alla quantita’ di prestiti che erogano.

Eresia, eresia!, grideranno gli economisti che in tutti questi anni hanno tenuto bordone ai ladri.
Ma noi dobbiamo rispondere: «non pagheremo!».

Il problema e’ come. La mia risposta e’: difendere il nostro territorio. Come fanno i No tav della Val di Susa. Loro hanno capito e si sono organizzati. Facciamo la stessa cosa a Napoli e a Roma, a Palermo e a Bologna. Vedrete che li costringiamo a trattare.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.lavocedellevoci.it
Link: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=438
31.08.2011