Dell’Utri, parla il nuovo pentito

Fonte: Dell’Utri, parla il nuovo pentito.

Il ‘picciotto’ del clan Bagheria Stefano Lo Verso raccolse le confidenze del latitante Provenzano: “”Dell’Utri si mise in contatto con i miei uomini e sostituì di fatto l’onorevole Lima nei rapporti con la mafia. Per questo nel 1994, a seguito degli accordi che abbiamo raggiunto, ho fatto votare Forza Italia”

Sono gli ultimi, dettagliati racconti, fatti da un pentito di mafia su Cosa nostra e gli inconfessabili rapporti con la politica. Eccoli gli ultimi verbali di Stefano Lo Verso, il “picciotto” dei clan di Bagheria che ospitò il latitante Bernardo Provenzano di cui raccolse le confidenze.

Lo Verso ha parlato a luglio ai pubblici ministeri della Dda di Palermo dell’avvio del “patto di ferro” tra il “capo dei capi” della mafia, Provenzano, con Marcello Dell’Utri, il manager palermitano fondatore di Forza Italia condannato in corte d’Appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e da sempre uomo di fiducia di Silvio Berlusconi.

Le parole di Lo Verso, consegnate al procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e al sostituto Nino Di Matteo, sono i segreti che dice di avere appreso dalla viva voce del boss protagonista di una latitanza quarantennale e misteriosa: “Provenzano mi disse quanto era accaduto dopo le stragi (del ’92-’93). Mi confidò infatti: “Dell’Utri si mise in contatto con i miei uomini e sostituì di fatto l’onorevole Lima nei rapporti con la mafia (Salvo Lima era l’eurodeputato Dc proconsole di Giulio Andreotti in Sicilia, ucciso nel 1992 perché aveva tradito il patto con i mafiosi poi condannati nel maxi-processo di Falcone e Borsellino, ndr). Per questo nel 1994, a seguito degli accordi che abbiamo raggiunto, ho fatto votare Forza Italia”.

Lo Verso non era solo uno dei “picciotti” così affidabile da nascondere Provenzano. Era un giovane di Ficarazzi sconosciuto ai più, quindi l’uomo ideale per la missione delicata a lui affidata dai capimafia. “Provenzano in più occasioni mi ha parlato di rapporti con la politica e le istituzioni” dice a verbale Lo Verso: “Ciò accadde per la prima volta nel gennaio del 2004. In quel periodo Provenzano mi rivelò la sua identità confermando a tal proposito i sospetti che io avevo già nel mio intimo cominciato a nutrire. Notando l’evidente mio timore (dovuto al fatto che tenevo in casa un latitante di quella importanza) Provenzano mi tranquillizzò dicendomi: “Stai tranquillo, sono protetto dai politici e dalle autorità; in passato sono stato protetto da un potente dell’Arma. Non ti preoccupare a me non mi cerca nessuno”. A queste parole, ed in particolare in seguito al riferimento dell’Arma, avendo io pronunciato con evidente stupore la parola “Carabinieri”, Provenzano aggiunse: “Meglio uno sbirro amico che un amico sbirro”.

Lo Verso continua: “Altre confidenze importanti Provenzano mi fece nel luglio del 2004, lo stesso giorno in cui lo accompagnai nei pressi di Vicari. Quella mattina, dovendo aspettare Nicola Mandalà (indicato come il boss di Villabate, colui che ha gestito per anni la latitanza di Binnu’ Provenzano, ndr), ebbi modo di conversare a lungo con Provenzano, che quel giorno si dimostrava molto felice. Premetto che il grado di confidenza tra me e lui si era consolidato perché avevo in più occasioni procurato a Provenzano i farmaci che avevano fatto notevolmente migliorare le sue condizioni di salute (l’anziano capomafia aveva problemi alla prostata, ndr). Per questo motivo Provenzano mi manifestò gratitudine. E continuò ad espormi quanto, mi disse, era accaduto dopo le stragi del ’92-’93. Mi disse espressamente il contenuto degli accordi raggiunti con Dell’Utri. Certo è che più volte, riferendosi anche alla protezione della sua latitanza, ebbe a dirmi: “I politici devono rispettare gli accordi”. Seguono omissis al verbale. Le indagini della procura antimafia di Palermo sono apertissime.

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