Archivi del giorno: 21 settembre 2011

ComeDonChisciotte – LA DECISIONE DI BOMBARDARE HIROSHIMA

Fonte: ComeDonChisciotte – LA DECISIONE DI BOMBARDARE HIROSHIMA.

Eisenhower: “Non era necessario attaccarli con una cosa tanto orribile”

DI GAL ALPEROVITZ
Counter Punch

Oggi [6 agosto] è il 66esimo anniversario del bombardamento di Hiroshima. Anche se la maggioranza degli statunitensi lo ignora, gli storiografi ora riconoscono che gli Stati Uniti non avevano bisogno di utilizzare la bomba atomica per terminare nel 1945 il conflitto contro il Giappone. Inoltre, questo giudizio essenziale è stato espresso dalla grande maggioranza dei massimi dirigenti militari statunitensi delle tre sezioni dell’esercito negli anni che seguirono la fine della guerra: Esercito, Marina e Aeronautica. E neppure lo pensavano i “liberali”, come ora a volte viene detto. Di fatto, alcuni importanti conservatori si sono mostrati molto più espliciti nel ritenere quella decisione ingiustificata e immorale di quanto hanno fatto i liberali statunitensi negli anni che hanno seguito la Seconda Guerra Mondiale.

Nell’estate del 1945 il Giappone era praticamente sconfitto, la sua marina in fondo all’oceano; la sua forza aerea limitata per la mancanza di combustibile, di equipaggiamento e per altre carenze; il suo esercito pativa sconfitte su tutti i fronti e le sue città sottoposte ai bombardamenti dai quali non poteva difendersi. La Germania era già fuori dal conflitto, gli Stati Uniti e il Regno Unito stavano per utilizzare tutto il loro potere contro i resti delle forze armate giapponesi. Intanto, l’Unione Sovietica si stava preparando ad attaccare il continente asiatico: l’Esercito Rosso, dopo aver vinto Hitler, era pronto per attaccare attraverso la frontiera manciuriana.

Molto prima dei bombardamenti dell’agosto del ’45, i servizi d’intelligence statunitensi avvisarono che probabilmente i giapponesi si sarebbero arresi subito dopo l’entrata in guerra dell’Unione Sovietica se questo non avesse comportato l’annichilamento nazionale. Il 29 aprile un documento dello Stato Maggiore dell’intelligence riportò: “Se in dato momento l’URSS dovesse entrare in guerra, i giapponesi si renderanno conto che la sconfitta assoluta sarà inevitabile.”

Per questo motivo – proprio perché il suo ingresso avrebbe accorciato drasticamente la durata della guerra – prima ancora che la bomba atomica venisse provata con successo (il 16 luglio del 1945), gli Stati Uniti avevano sollecitato più volte con energia l’Unione Sovietica perché si unisse ai combattimenti il più presto possibile dopo la sconfitta di Hitler. Venne accordata una data di tre mesi dopo la resa della Germania, fissando così la data per attacco dell’Esercito Rosso approssimativamente per l’8 di agosto, visto che il conflitto era terminato in Europa l’otto di maggio. (Alla fine di luglio la data venne posticipata temporaneamente di una settimana.)

C’era comunque alcun dubbio che l’Unione Sovietica avrebbe partecipato alla guerra anche per ragioni proprie. Nella Conferenza di Potsdam tenuta a luglio (prima della prova atomica coronata dal successo), il presidente Truman registrò quello che segue nel suo diario, dopo essersi riunito col Primo Ministro sovietico Joseph Stalin il 17 luglio: “Entrerà nel conflitto giapponese il 15 di agosto. Quando avverrà, sarà la fine per i giapponesi.”

Il giorno seguente, il 18 di luglio, in una lettera privata a sua moglie, il presidente scrisse: “Sono riuscito a ottenere quello per cui sono venuto. Stalin entrerà in guerra il 15 di agosto. […] Penso che questo faccia terminare il conflitto un mese prima.”

Anche il presidente era stato sollecitato da molti alti consiglieri – tra cui forse il più importante era Stimson, l’uomo che supervisionò lo sviluppo della bomba atomica -, per offrire garanzie che avrebbero permesso all’imperatore giapponese di rimanere al potere senza alcuna capacità decisionale. Prima che si usasse la bomba, Stimson insisté esplicitamente davanti al presidente che, a suo giudizio, la guerra sarebbe terminata se si fossero offerte garanzie di questo tenore senza usare la bomba atomica.

E non esistevano neppure ostacoli politici insuperabili per questa eventualità: importanti quotidiani come il Washington Post, insieme ad alcuni dirigenti del Partito Repubblicano che era all’opposizione, erano a favore di un simile percorso. (Inoltre l’esercito degli Stati Uniti voleva mantenere l’imperatore in carica di modo da poter sfruttare la sua autorità per ordinare la resa e per aiutare ad amministrare il Giappone durante il periodo di occupazione in seguito alla fine del conflitto; quello poi avvenne, il Giappone ha ancora un imperatore.)

Come indicano l’annotazione sul diario del presidente e la lettera a sua moglie, non ci sono dubbi sul fatto che avesse ben compreso il consiglio degli esperti dell’intelligence sul probabile impatto dell’imminente attacco russo. Ci sono prove ancora maggiori per questo aspetto fondamentale: gli Stati Maggiori congiunti degli Stati Uniti e del Regno Unito si riunirono a Potsdam anche per consolidare la pianificazione delle tappe finali della guerra nel Pacifico. Il generale Sir Hastings Ismay, capo di Stato Maggiore del Ministero della Difesa britannico, riassunse così al Primo Ministro Churchill le ultime informative dei servizi unificati di intelligence (statunitense e britannici): “Nel momento in cui la Russia entrerà in guerra contro il Giappone, probabilmente i giapponesi preferiranno accettare una qualsiasi condizione che non sia la detronizzazione dell’imperatore.”

Il risultato dello studio unificato dei servizi informativi di quel luglio segnalò ancora una volta quello che era stato il punto di vista dell’intelligence statunitense e di molti dei principali consiglieri del presidente durante tutti i mesi intercorsi dalla primavera all’estate prima della riunione avvenuta in luglio a Potsdam.

Tra i principali motivi per cui ci si attendeva che l’effetto dell’entrata sovietica nella guerra fosse tanto forte figuravano: in primo luogo che avrebbe sfidato l’esercito giapponese in quello che era stato uno dei suoi bastioni più importanti: la Manciuria; in secondo luogo, che avrebbe rappresentato il segno che non ci sarebbe stata speranza una volta che la terza delle tre grandi potenze fosse uscita dalla neutralità; e terzo, e forse ancora più importante, che i dirigenti giapponesi erano estremamente impauriti dal fatto che, con l’economia giapponese disorganizzata, i gruppi di sinistra si sarebbero potuti sentire politicamente incoraggiati se l’Unione Sovietica avesse raggiunto una posizione importante dopo la sconfitta del Giappone.

Inoltre i servizi informativi statunitensi avevano decifrato codici giapponesi e sapevano che i dirigenti del Giappone disperavano, contro ogni aspettativa, di poter riuscire a giungere a un accordo, con Mosca nella parte del mediatore. Visto che la sua strategia era fortemente focalizzata su quello che poteva fare l’URSS, questo sottolineava ancora di più l’ipotesi che, nel caso di attacco dell’Esercito Rosso, la fine non sarebbe stata molto lontana: la speranza illusoria di una negoziazione attraverso Mosca sarebbe stata completamente impraticabile se i carri armati sovietici fossero entrati in Manciuria.

Per parte loro, gli Stati Uniti si affrettarono a utilizzare le due bombe atomiche quasi in concomitanza con l’attacco sovietico che era stato pianificato per l’8 agosto: Hiroshima il 6 agosto e Nagasaki il 9 agosto. Ovviamente la scelta della tempistica ha suscitato le domande di molti storiografi. Le prove a disposizione, anche se non definitive, suggeriscono con forza che le bombe atomiche sono state utilizzate anche perché i dirigenti statunitensi “preferirono”, come ha detto lo storico Martin Sherwin vincitore del Premio Pulitzer, porre fine alla guerra con le bombe invece che con l’attacco dei sovietici. Sembra comunque un fattore importante anche il desiderio di impressionare l’URSS fin dall’inizio degli alterchi che avrebbero portato alla Guerra Fredda.

Alcuni analisti moderni hanno affermato che la pianificazione militare giapponese per respingere un’invasione era molto più avanzata di quanto si fosse pensato in precedenza e che pertanto minacciava i piani degli Stati Uniti. Altri hanno ipotizzato che i dirigenti militari giapponesi erano molto più irritati da una o più delle quattro “condizioni” proposte per la resa di quanto sostenuto da altri studiosi e che pertanto è probabile che avessero insistito energicamente per il proseguimento del conflitto.

È chiaramente impossibile sapere se il consiglio fornito dei massimi servizi di intelligence statunitensi e britannici, secondo cui l’attacco russo avrebbe portato alla resa, fosse corretto. Sappiamo che il presidente, quando prese la sua decisione, non ascoltò quelle informazioni così come quelle di altre persone, come il Segretario della Guerra Stimson, che ritenevano che la guerra potesse terminare in altro modo. Questo è di per sé un fatto importante per capire se questa scelta fu giustificata, visto che si sacrificarono così tante vite nei due bombardamenti.

Inoltre, molti rinomati storiografi che hanno studiato con attenzione gli antecedenti statunitensi e giapponesi (tra gli altri, Barton Bernstein e Tsuyoshi Hasegawa) hanno concluso che sicuramente il Giappone era in tali difficoltà che la guerra probabilmente sarebbe terminata prima della data prevista per l’invasione di novembre una volta che avessero partecipato anche i russi.

È anche importante segnalare che non c’era niente da perdere nel caso di un attacco russo per terminare la guerra. Le bombe atomiche vennero lanciate lanciarono su Hiroshima e Nagasaki il 6 ed il 9 di agosto. Rimanevano ancora tre mesi prima che avesse luogo il primo sbarco in novembre. Se l’attacco russo agli inizi di agosto non avesse dato i risultati attesi, è ovvio che in ogni caso si sarebbero potute utilizzare le bombe prima di soffrire perdite nello sbarco.

(Visto che l’utilizzo delle bombe atomiche e l’entrata nel conflitto dell’URSS avvennero quasi contemporaneamente, gli esperti hanno a lungo dibattuto quale dei due fattori avesse influenzato maggiormente la resa. È ovviamente un punto di vista molti diverso da quello che ha considerato l’utilizzo della bomba atomica come unico modo per finire il conflitto. Nonostante tutto, è vale la pena segnalare che, dopo aver parlato in privato il 14 agosto con alti ufficiali dell’esercito, l’imperatore giapponese dichiarò tassativamente: “La situazione militare è improvvisamente mutata. L’Unione Sovietica è entrata in guerra contro di noi. Gli attacchi suicidi non possono competere col potere della scienza. Per questo, non rimane alternativa.” E il comunicato emesso dall’imperatore agli ufficiali e ai soldati per assicurarsi che deponessero le armi segnalava: “Ora che l’Unione Sovietica è entrata in guerra, continuare in queste condizioni all’interno e all’estero porterebbe solo a un danno inutile. […] Per questo […] cercherò la pace.”)

La prospettiva più chiarificatrice, tuttavia, proviene dai massimi dirigenti statunitensi della Seconda Guerra Mondiale. L’opinione generalmente condivisa secondo cui la bomba atomica salvò un milione di vite è talmente diffusa (inesattezza della cifra a parte, come ha segnalato Samuel Walker) che la maggioranza dei cittadini statunitensi non è trattenuta dal riservare opinioni quanto meno minacciose per chiunque che si fosse preoccupato seriamente del tema: comunque, la gran parte degli alti dirigenti militari degli Stati Uniti ha pensato che i bombardamenti non fossero necessari e giustificati, e molti si sentirono moralmente offesi da quella che sembrava una distruzione non necessaria della città nel Giappone e nello sterminio di quelli erano essenzialmente civili disarmati. Inoltre, parlarono in maniera abbastanza aperta e pubblica del tema.

Il generale Dwight D. Eisenhower descrisse la sua reazione quando il Segretario di Guerra Henry L. Stimson gli riferì che dell’utilizzo della bomba atomica:

“Mentre stava elencando i fatti rilevanti, fui cosciente di un sensazione di depressione e per questo espressi i miei gravi dubbi, in primo luogo sulla base della mia convinzione che il Giappone fosse già sconfitto e che il lancio della bomba fosse completamente non necessario, e poi perché ritenevo che il nostro paese dovesse evitare uno scontro con l’opinione pubblica mondiale per l’uso di un’arma il cui impiego, pensavo, non era oramai indispensabile come modo per salvare vite degli statunitensi.”

In un’altra dichiarazione pubblica, l’uomo che poi arrivò alla presidenza degli Stati Uniti fu più diretto: “Non era necessario attaccarli con quella cosa orribile.”

Anche il generale Curtis LeMay, il “falco” dell’Aviazione con il sigaro sempre in bocca, fu sconvolto. Poco dopo dei bombardamenti dichiarò in pubblico: “La guerra sarebbe terminata comunque in due settimane. […] La bomba atomica non ha avuto assolutamente niente a che fare col fine della guerra.”

L’Ammiraglio Chester W. Nimitz, Comandante in Capo della Flotta del Pacifico, fece la seguente dichiarazione: “I giapponesi, in realtà, avevano chiesto già la pace. […]La bomba atomica non svolse un ruolo decisivo, da un punto di vista puramente militare, nella sconfitta del Giappone.”

Ho segnalato in precedenza anche la relazione stilata dal generale Sir Hastings Ismay, Capo di Stato maggiore del Ministero britannico della Difesa, al Primo Ministro Churchill che “se la Russia entrasse alla guerra contro il Giappone, probabilmente i giapponesi desidererebbero uscire dal conflitto a qualunque condizione che non sia la detronizzazione dell’Imperatore.” Sentendo che il test dell’atomica ebbe successo, la reazione privata di Ismay fu di “rigetto”.

Poco prima della sua morte, il generale George C. Marshall difese con tranquillità la decisione, ma le sue dichiarazioni registrate riportano ripetutamente che non fu una decisione militare, ma piuttosto politica. Cosa ancora più importante, molto prima dell’uso delle bombe atomiche, alcuni documenti dello stesso periodo mostrano che Marshall riteneva che “quelle armi dovrebbero usarsi prima contro obiettivi militari propriamente detti, come una gran installazione navale e, se non si fosse giunti a un risultato decisivo, credo che dovremmo designare una gran numero di grandi aree manifatturiere avvertendo le persone di andare via, dicendo ai giapponesi che siamo intenzionati a distruggere quelle zone.”

Come suggerisce il documento che riporta i punti di vista di Marshall, la questione della giustificazione dell’uso della bomba atomica verte non solo sulla possibilità scegliere altre opzioni e se i massimi dirigenti vennero informati della cosa. Riguarda anche la domanda se c’era la necessità di usare le bombe contro un obiettivo per la gran parte civile o contro un obiettivo strettamente militare, visto che quest’ultima era l’alternativa esplicita perché, pur essendoci truppe giapponesi nelle città, né Hiroshima né Nagasaki erano considerate fondamentali dal punto di vista militare dalla prospettiva statunitense. (È uno dei motivi per cui nessuna delle due esse era stata fortemente bombardata fino a quel momento nel conflitto.) Inoltre, la selezione degli obiettivi prendeva di mira esplicitamente installazioni non militari circondate da case di lavoratori. Questo possiamo trovare uno sguardo ancora più approfondito grazie alla testimonianza di altre due dirigenti militari, altrettanto conservatori.

Molti anni dopo il presidente Richard Nixon ricordò che…

“il [generale Douglas] MacArthur mi parlò una volta in modo molto eloquente al riguardo, camminando nel suo appartamento a Waldorf. Pensava che era una tragedia avere utilizzato la bomba. MacArthur credeva che si dovessero applicare le restrizioni delle armi convenzionali anche alle armi atomiche e che l’obiettivo militare dovesse portare sempre un danno limitato ai non combattenti. […] MacArthur, capisce, era un soldato. Credeva nell’uso del forza solo contro obiettivi militari, ed è per questo motivo che tutta la questione nucleare lo disgustava.”

Anche potendo citarne molti altri, riportiamo, per finire, la dichiarazione di un altro conservatore, un uomo che era un amico fidato del presidente Truman, il suo Capo di Gabinetto (così come fu Capo del Gabinetto anche del presidente Roosevelt) e dell’ammiraglio a cinque stelle che partecipò alle riunioni unificati dei Capi di Gabinetto statunitensi e britannici, William D. Leahy:

“[L]’uso di quell’arma barbara su Hiroshima e Nagasaki non fornì alcun aiuto materiale alla nostra guerra contro il Giappone. I giapponesi erano già sconfitti e pronti ad arrendersi. [….] [P]er essere stati i primi ad utilizzarla, abbiamo […] adottato gli standard etici dei barbari del Medio Evo. Non mi era stato insegnare di combattere in quel modo, e le guerre non si possono vincere distruggendo donne e bambini.”

***************************************Fonte: http://www.counterpunch.org/alperovitz08052011.html

05.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Fuori dall’Afghanistan- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Fuori dall’Afghanistan- Blog di Beppe Grillo.

Dobbiamo ritirarci al più presto dall’Afghanistan. Il Paese è per l’80% in mano ai talebani. La popolazione, dopo i massacri di civili di questi anni, è con i talebani. Il mullah Omar, che al momento dell’invasione della Nato voluta dagli USA era il capo di Stato del Paese, ha già vinto la sua guerra. Non si può sconfiggere un intero popolo. I talebani stanno attuando due azioni contemporaneamente. Trattano in segreto con gli americani e alzano il tiro colpendo le forze di occupazione e uccidendo i loro principali collaboratori. Tutti sanno che entro due/tre anni la Nato sarà costretta ad andarsene e che l’attuale presidente, Karzai, non ha alcuna possibilità di rimanere al comando (e neppure vivo). Perché aspettare allora, quando il finale è già scritto? L’Italia deve immediatamente lasciare l’Afghanistan. Prima di altri morti. Se necessario, lasciamo La Russa a fare la guardia.

ComeDonChisciotte – UDITE, UDITE…

Fonte: ComeDonChisciotte – UDITE, UDITE….

DI GIULIETTO CHIESA
megachip.info

Udite, udite, o signori e signore che leggete i giornali dei finanzieri di tutto il mondo, (cioè i “loro giornali”, cioè tutti i giornali del mainstream, e naturalmente tutte le televisioni del mainstream) adesso scoprirete il segreto, uno dei segreti, forse il più importante dei segreti, che sta dietro la crisi della finanza mondiale. Credevate che la Grecia fosse la pietra dello scandalo e che i greci, questi spendaccioni corrotti, dovessero essere salvati, sì, ma insieme privati della loro sovranità nazionale, come gli italiani, del resto, e i portoghesi e gli irlandesi? Vi sbagliavate, ma non è colpa vostra. Le cose stanno diversamente, e tenetevi forte alle vostre sedie. Scoprirete anche come la più grande democrazia del mondo (senza scherzi, sto parlando di quella americana!) è in grado di guardarsi dentro (quasi) fino in fondo.

E questo è un bene. Salvo naturalmente il fatto che nessuno lo saprà. E questo è un male. Eccetto io e voi che leggete queste righe elettroniche (questa roba non andrà mai sulla prestigiosa carta dove scrivono De Bortoli, Riotta, Pigì Battista e altri tristanzuoli che vi hanno raccontato e vi raccontano frottole tutti i giorni).

Prima di tutto la fonte, perchè non abbiate a sospettare che si tratti del solito trucco di un “complottista” inveterato. La fonte è più che ufficiale, unica e irripetibile: GAO Audit (Government Accountability Office). Il Governo è quello degli Stati Uniti d’America. L’Audit è parola inglese che sta per verifica contabile. L’Audit di cui si parla è il primo che sia stato mai effettuato da mano umana (non possiamo escludere il buon Dio) sull’attività della Federal Reserve nei quasi cento anni della sua storia.

Voi direte, stupiti: ma come è possibile? Mai nessuno è andato a guardare dentro quei conti? Risposta esatta, mai nessuno. La Federal Reserve è stata una riserva di caccia al di sopra di ogni controllo. La seconda domanda che vi porrete è: ma perchè proprio adesso? Il fatto è, capirete, che gira il mondo un sacco di gente sospettosa. E costoro sono malfidati: visti i risultati vorrebbero dare un’occhiata alla cassaforte. Così è accaduto un accidente imprevisto. All’inizio quelli che stavano dentro la cassaforte hanno pensato: che guardino pure, intanto non ci capiranno niente. Invece quei temerari hanno capito fin troppo bene. E’ andata così, che Ron Paul e Alan Grayson hanno fatto passare un emendamento alla legge Dodd-Frank che consentiva di fare l’inaudito: controllare i conti della Federal Reserve. Al Senato USA erano distratti in quel momento. Detto fatto, due senatori fuori del comune (cioè con le rotelle non del tutto a posto, come vedremo) hanno fatto la ricerca: la storia meriterebbe che i loro nomi restassero scolpiti come i profili dei presidenti sul Mount Rushmore. Si chiamano Bernie Sanders, indipendente, e Jim DeMint, repubblicano.

Aperto il vaso di Pandora è successo un finimondo. Ma, per così dire, “al chiuso”. Ben Bernanke, attuale portiere della Federal Reserve ha protestato veementemente, seguito a ruota dal predecessore Alan Greenspan, e da altri banchieroni tutti mondiali, e tutti beneficiari, come vedremo, di donazioni varie e gratuite. “Che effetto avrebbero sui mercati del pianeta certe scoperte?”, hanno detto. “Bloccare tutto, fermare, insabbiare!”.

Se queste cose le leggete per la prima volta vuol dire che ci sono riusciti, fino ad ora.

Il fatto è che il senatore Sanders è uno svitato e ha messo tutto, pixel su pixel, sulla sua web page. E la frittata non è più riparabile. Per meglio dire: si ordinerà a tutto il mainstreamdi tacere e nascondere. E magari di pubblicare tutte le storie delle eventuali amanti di Sanders, o di svelare quanti conti in banca ha, e magari se ha sodomizzato il suo cuoco, o ha una collezione di foto pedofile. Cosicchè della faccenda dell’audit della Federal Reserve non ne sentirà parlare nessuno, o quasi. Ma Sanders, DeMint e il buon Dio ci permettono comunque, a noi, che parte del mainstream non siamo, di raccontarvi cosa è venuto fuori. Che è una storia niente male, che, se il mainstream non fosse la cloaca che è, potrebbe perfino metterla in prima pagina. E veniamo al dunque, scusandoci con i lettori se abbiamo fatto in apertura come fece Dostoevskij nel presentare i suoi “ Fratelli Karamazov”, cioè scrivendo un romanzo per introdurne un altro.

Le cifre dunque ci dicono che, tra il dicembre 2007 e il giugno 2010, senza che nessuno sapesse niente, cioè segretamente, la Federal Reserve ha tolto dal brago banche, corporations, governi sotto diverse latitudini e longitudini, dalla Francia alla Scozia, e chissà fin dove è arrivata la sua “beneficenza”, con la non modica cifra di 16 mila miliardi di dollari, cioè sedici trilioni di dollari. Tutto questo ben di Dio sarebbe stato collocato sotto la vocina di bilancio di un “programma onnicomprensivo di prestiti”. Ma nessuno, nemmeno il Congresso americano ne è stato informato. Di quei 16 trilioni non un dollaro è ritornato indietro. Eppure sono stati prestati – pensate o lettori ignari – a tasso zero, cioè gratis et amore dei. Per avere un’idea della cifra, se ancora non avete avuto il capogiro, basti pensare che il prodotto interno lordo annuale degli USA si aggira attorno a 14,2 trilioni e che il debito complessivo degli Stati Uniti viaggia sui 14,5 trilioni.

Dunque, concludendo, un gruppo di banchieri, che non sono stati eletti da nessuno, prende decisioni di portata mondiale, compra e ricatta governi, banche corporations. Perchè lo fanno? Perchè il sistema è esploso e va al collasso, e loro lo drogano con denaro finto, perchè possa continuare a funzionare. E – cosa non meno importante – in questo modo si mettono in condizione di minacciare ricattare, condizionare, sostituire governi e ministri di tutto il mondo. Siamo alla dittatura di un superclan semi criminale, che complotta usando denaro fittizio (da dove credete siano usciti quei 16 trilioni se non dalle “stamperie” segrete della Federal Reserve? Tenendo conto anche che quei soldi non occorre stamparli, ma li si può creare dal nulla schiacciando qualche tasto di un computer). Dunque adesso sappiamo che il famoso TARP (Troubled Asset Relief Program), fissato in 800 miliardi di dollari, era una balla al ribasso, buona per i mercati e per non fare esplodere la protesta dei contribuenti americani. Lo chiamarono (libera traduzione mia) “Programma di salvaguardia degli assetti tossici”. E, in effetti fu proprio un programma per salvare quegli assetti.

Li comprarono perchè non si scoprisse che erano velenosi. Valevano zero, ma vennero acquistati in denaro sonante. Salvarono i truffatori. Il pubblico fu indotto a pensare che questo servisse a qualche scopo. L’unico scopo era di finanziare i truffatori. Che sono gli stessi che ora esigono di essere nuovamente pagati per i crediti illegali (tossici appunto) che erogarono. Solo che la cifra fu venti volte più grande.

Dove sono andati e a chi, e quanto? Adesso sappiamo tutto. C’è l’elenco, eccolo:

Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)

Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)

Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)

Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)

Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)

Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)

Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)

Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)

JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)

Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)

UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)

Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)

Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)

Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)

BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)

E molte altre banche minori che qui non staremo a citare. Chi volesse sapere i dettagli può andarseli a vedere qui, qui, qui e ancora qui.

Adesso ci è più chiaro chi sono i nove banchieri che si ritrovano, assieme ai loro complici, in qualche ufficio di Wall Street, o a bordo di qualche nave, una volta al mese per complottare contro le nostre vite, il nostro lavoro, il nostro futuro. Sicuramente sono tutti fedeli partecipanti alle riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale. In un mondo bene ordinato bisognerebbe che venissero arrestati, su mandato, per esempio, della Corte Penale Internazionale. Ma chi ha il potere di spiccare un tale mandato, visto che i governi europei sono tutti complici di questi balordi? Ai quali si dovrebbe aggiungere i dirigenti delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti, e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l’opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l’accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E’ il delirio dei balordi.

Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L’attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s’intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella. Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo. Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.

 

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/6618-udite-udite.html
13.08.2011

ComeDonChisciotte – CAMBIARE IL SISTEMA E’ INDISPENSABILE

Fonte: ComeDonChisciotte – CAMBIARE IL SISTEMA E’ INDISPENSABILE.

DI IDA MAGLI
italianiliberi.it

I banchieri, insieme ai loro più fedeli complici, i politici e i giornalisti, non vogliono piegarsi davanti alla realtà. La realtà grida ormai da molto tempo che la globalizzazione della vita economica, dei mercati, delle finanze, delle scelte politiche (per non parlare della globalizzazione dei popoli e delle culture) è sbagliata. Tanto sbagliata che, laddove è stata assunta nella forma più assoluta, come in Europa, ha già portato a gravissime crisi. Quando l’idea (o l’ideologia) resiste di fronte ai fatti che la smentiscono e alla ragione che ne dimostra gli errori, questa resistenza si chiama nei termini tecnici psichiatrici “delirio”.

Siamo, dunque, di fronte a una patologia grave dei nostri governanti, i quali non ci permettono neanche di dirlo: non passa nulla, né nei giornali né nei programmi televisivi della Rai o di Mediaset, di ciò che gran parte dei cittadini pensa (e che tutti penserebbero se fossero informati rettamente) dell’euro, dell’Unione europea, dei banchieri, che hanno fatto del gioco della Borsa il loro Dio ma ai quali i nostri politici si sottomettono. Adesso però non si può più sopportare questa mancanza d’informazione e di discussione perché per salvarci bisogna cambiare totalmente il sistema economico che è stato imposto in Europa con il Trattato di Maastricht.

Prima di tutto bisogna abbandonare l’euro perché “una moneta uguale per economie diverse è follia”, come scriveva pochi giorni fa l’economista del “Giornale”, Nicola Porro. Soltanto che, in base all’idea delirante di cui parlavo, in quello stesso articolo Porro ritiene logico non soltanto rimanere nella “follia della moneta unica”, ma anzi rafforzarla ubbidendo ai dettami della Banca centrale europea e dei banchieri che la guidano. Obbedire ai banchieri? Ma non sono stati loro, economisti e banchieri, a progettare e a imporre il macroscopico errore del mercato unico e della moneta unica europea? Sì, sono stati loro e in primis per l’Italia Prodi e Ciampi, che hanno svenduto le maggiori proprietà dello Stato e inflitto agli Italiani addirittura una tassa supplementare per “farci entrare in Europa”. Certamente Porro lo sa, ma è qui che brilla la logica: più hanno dimostrato di aver sbagliato fin dall’inizio e di continuare a sbagliare, e più dobbiamo obbedire, svenandoci ancora, vendendo quel poco che ancora l’Italia possiede, gettando nella fornace del loro gioco a perdere, pensioni, risparmi e chissà, magari anche il Colosseo in analogia del Partenone chiesto come cauzione alla Grecia.

Dunque, a sentire quali progetti stanno facendo contro di noi i politici, bisogna obbedire all’Europa, farci guidare dall’Europa. La quale Europa naturalmente non è un’astrazione, tanto meno un’idea: è la signora Merkel, è il signor Sarkozy, è il signor Trichet e pochi altri. Il signor Jean-Claude Trichet, cittadino francese imposto dalla Francia nella battaglia con la Germania per la presidenza della Banca centrale europea, è un banchiere dal passato burrascoso, gravemente macchiato da due macroscopiche “disavventure” (certamente molto più gravi per noi che economicamente ne dipendiamo che non quelle sessuali del signor Strauss-Khan che pure ha dovuto rinunziare al suo posto di presidente del Fondo monetario internazionale): l’accusa di aver elargito con disinvolta spensieratezza alla mafia piuttosto che alle popolazioni, l’immensa somma assegnata alla Russia dal Fondo monetario internazionale per aiutarne la ricostruzione dopo la caduta del Muro; e l’essere stato a lungo sotto processo, uscendone per il rotto della cuffia, per il clamoroso fallimento del Crédit Lyonnais. Anche non volendo dubitare dell’onestà del signor Trichet, rimane il fatto che di tutto ha dato prova, lungo la sua disastrata carriera di banchiere, salvo che di abilità e di saggezza, disperdendo in malo modo i nostri soldi (non dimentichiamoci mai che i soldi sono sempre i nostri). Perché mai dovremmo affidarci alle sue ricette e a quelle dei suoi più cari amici e colleghi, i Bini Smaghi, i Monti, i Draghi?

Gli indici di Borsa vanno a picco, gli investitori non si fidano dell’Europa, delle varie soluzioni che i banchieri propongono per i suoi debiti, ma perché dovrebbero? Non soltanto siamo governati da cattivi economisti e da cattivi banchieri, ma è ormai evidente a tutti che l’Unione europea esiste solo sulla carta e che di conseguenza non si può fidarsi della parola di nessuno per quanto riguarda gli impegni sui debiti degli Stati. E’ sufficiente un solo esempio: il giorno in cui Sarkozy ha attaccato la Libia, ha dimostrato a tutto il mondo, non soltanto che l’Ue non esiste, ma che il Presidente di uno degli Stati più importanti è il primo a non credere nell’Unione e a non mantenere la parola data. Sarkozy non ha forse firmato il Trattato di Lisbona, quel Trattato costitutivo dell’ Unione che impegna ognuno degli Stati membri a salvaguardare la pace e a non prendere nessuna iniziativa che possa danneggiare gli altri? Eppure nessuno degli Stati membri ha protestato. Ognuno si è comportato a modo proprio: la Germania si è dichiarata “neutrale”, il governo italiano ha fatto come al solito la scelta più dannosa per l’Italia unendosi alla guerra, e in pratica il Trattato di Lisbona è stato dichiarato nullo. Pertanto l’Unione non esiste e i suoi governanti hanno dato abbondanti prove di non meritare alcuna fiducia. Ma queste prove non le hanno date soltanto agli investitori: le hanno date a noi, che abbiamo già pagato caro il passaggio all’euro e che adesso dobbiamo pagare i loro errori. Una cosa, però, non è più proponibile: farci credere ancora all’Europa e chiederci di obbedirle.

I politici perciò si debbono convincere che bisogna cambiare tutto il sistema, abbandonando l’euro e la Bce. Farsi governare dai banchieri è stato letale per l’Europa in quanto il primato della libertà del mercato è il peggior dogma che sia mai stato stabilito. Il mercato non è un Dio: gli uomini non possono inginocchiarsi al suo servizio. E’ indispensabile ripristinare confini, controlli, dazi sulle merci, riconoscendo finalmente che è assurdo, stupido, antigienico e antieconomico far viaggiare ortaggi e frutta, pollame e latticini per tutto il mondo. L’Italia non è la Siberia: la nostra più grande ricchezza è il sole e la terra, cantata fin dall’antichità dai poeti per la bellezza dei suoi frutti. Chi se non un folle e un sadico, può aver deciso che bisognava distruggerla? Altrettanto folle e stupido è il dogma del “consumare sempre per produrre sempre per consumare sempre”. Basta: si può e si deve risparmiare, non sulle spalle dei cittadini, dei lavoratori, ma riappropriandosi delle norme della ragione, della logica. L’ideologia mercatistica globale sulla quale i banchieri hanno voluto che fosse costruita l’Europa, è fuori dalla logica e dalla ragione e giustamente è fallita. I politici guardino in faccia questa realtà e dicano di no all’Europa.

Ida Magli
Fonte: http://www.italianiliberi.it
Link: http://www.italianiliberi.it/Edito11/cambiare-sistema-indispensabile.html
12.08.2011

PeaceReporter – Contro il ricatto dei mercati

Fonte: PeaceReporter – Contro il ricatto dei mercati.

Rendere i titoli del debito pubblico carta straccia e ripartire con un’Europa “vera”: una ricetta per abbattere la speculazione

Nel tentativo di arginare la speculazione finanziaria, l’Esma, l’Autorità europea di vigilanza sui mercati, ha cercato nei giorni scorsi di bloccare le “vendite allo scoperto” sulle piazze di Italia, Spagna, Francia e Belgio, cioè quelle “scommesse al ribasso” che polverizzano titoli del debito e pacchetti azionari e che di fatto ricattano governi e interi sistemi-Paese.
Se l’Esecutivo italiano appare “commissariato” dall’Europa, è tutta la politica che sembra ormai alla mercè dei mercati finanziari, spesso invocati come arbitro imparziale di qualsiasi politica economica. Ma è davvero così? Detta altrimenti: la speculazione finanziaria è un fatto naturale e inevitabile?
Ne parliamo con Andrea Fumagalli, che insegna Economia Politica all’Università di Pavia, fa ricerca militante presso il Collettivo UniNomade e partecipa alla Rete di San Precario.

La crisi in corso è il nuovo modo con cui il grande capitale finanziario mette le mani nelle nostre tasche?

Sì, secondo modalità che sono in corso da almeno 15 anni. I mercati finanziari sono estremamente concentrati: una piramide, che vede, al vertice, pochi operatori in grado di controllare oltre il 70 per cento dei flussi finanziari globali e di indirizzare e condizionare i mercati. Alla base, c’è una miriade di piccoli risparmiatori che svolgono una funzione meramente passiva. I grandi operatori sono i cosiddetti investitori istituzionali, cioè una decina di società tra banche e Sim (società di intermediazione mobiliare): J.P Morgan, Bank of America, Citybank, Goldman Sachs, Hsbc, Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse, Citycorp-Merrill Lynch, Bnp-Parisbas.
Ci si accorse per la prima volta della loro potenza quando ci fu la sollevazione del Chiapas, diciassette anni fa: era il 2 gennaio 1994. Si stava per firmare il trattato di libero scambio tra Usa, Canada e Messico (Nafta): parità delle valute e libero scambio di merci e servizi, ma non di manodopera (un po’ come l’Europa con Schengen). Si erano create molte aspettative e i titoli di Stato messicani ne avevano tratto vantaggio. Scoppia la sollevazione zapatista e nel giro di pochissimi giorni milioni di dollari vengono stornati verso i Paesi del Sudest asiatico, creando quell’accumulo di liquidità che in seguito provocherà la crisi del Baht nel 1996-97. In una settimana il Peso messicano si svaluta del 30 per cento, la Federal Reserve comincia a comprarne per tenerne alto il valore, però dopo un paio di settimane deve arrendersi: la speculazione al ribasso non ha fine e il Nafta salta. È il primo caso della storia in cui la banca centrale più forte del mondo (a quei tempi lo era) non detta più legge. Da allora, la Fed attua politiche monetarie subordinate ai mercati finanziari, cioè alle banche d’affari.

Perché avviene questo?

Perché la speculazione finanziaria è nella natura di questi investitori. Loro si fanno prestare titoli da fondi d’investimento o fondi pensione, li vendono sul mercato a dodici scommettendo sul ribasso e contribuendo con la vendita al ribasso stesso. Poi li ricomprano a dieci: guadagnano dalle plusvalenze, cioè dalle variazioni di valore. È il meccanismo delle “vendite allo scoperto”. In pratica non si guadagna più sui dividendi o sugli interessi dei titoli di Stato, ma sulla pura speculazione. Chiaramente può farlo chi dispone di enorme liquidità e Goldman Sachs, per fare un esempio, ne ha più della Federal Reserve.
Tutto ciò è consentito da due cose: primo, la liberalizzazione totale dei movimenti di capitale, per cui spostare soldi da un Paese all’altro non ti costa niente e non ha vincoli di sorta; secondo, l’assenza di un’unità di misura della moneta. Finché erano in vigore gli accordi di Bretton Woods, cioè fino al 1971, il dollaro aveva un rapporto di parità fissa con l’oro che corrispondeva a 35 dollari per un’oncia d’oro. Il dollaro era ancorato a una merce. Dopo la fine di quel sistema, il valore delle monete è determinato in maniera puramente virtuale che viene deciso dai mercati finanziari, cioè da chi detiene così tanto denaro da poterli influenzare. Così si determina il valore di dollaro, euro, yen, e anche il valore dei titoli espressi in quelle valute.
Queste plusvalenze creano valore: si stima per esempio che il 35 per cento dei lavoratori Usa tragga una parte del proprio reddito da questi meccanismi finanziari. Stesso discorso per quei pensionati che dipendono dai fondi pensione. Quindi i mercati finanziari svolgono lo stesso ruolo che un tempo svolgeva lo Stato. Il welfare si è privatizzato e dipende dai mercati finanziari.
È chiaro che per guadagnare, questi mercati devono puntare sui settori in cui possono generare plusvalenze. Negli anni Novanta furono le imprese delle nuove tecnologie; negli anni 2000 erano i titoli immobiliari; poi l’ingresso della Cina nel Wto ha aumentato di molto la liquidità in circolazione; con la crisi del 2008-2009 e il crollo dell’immobiliare, si è speculato sulle materie prime (grano, petrolio, etc); adesso si sono spostati sui debiti pubblici, cioè sui sistemi di welfare.
Nel giro di sei mesi, Deutsche Bank vende l’88 per cento dei titoli italiani in suo possesso, il valore del titolo crolla e lei ricompra a meno prezzo: alla fine, si ritrova con i gli stessi titoli di prima e con le plusvalenze.
Voglio anche aggiungere che questo è normale. Smettiamola però di dire che i mercati finanziari sono neutrali: sono una istituzione economica che fa i propri interessi come è naturale in una società capitalistica. Io non ce l’ho con la Goldman Sachs, che fa il proprio sporco lavoro; ce l’ho con quelli che la presentano come un arbitro imparziale. Sono loro i truffatori.

Cosa avviene sui sistemi di welfare?

Vengono distrutti. Tutti i Paesi sono costretti a prendere misure di contenimento del debito attraverso lo smantellamento del welfare. In pratica, quando aumenta il deficit di un Paese, questo deve vendere i titoli offrendo maggiori interessi. Ma l’aumento degli interessi da pagare non fa che aumentare il deficit e quindi l’unico modo per uscirne è tagliare la spesa, cioè il welfare. In Italia, dove nessuno vuole aumentare le tasse, si tagliano 6 miliardi di euro agli enti locali, che sono costretti ad aumentare il prezzo del biglietto del tram e a introdurre l’addizionale Irpef, mettendo le mani nelle tasche dei cittadini.

Come si fa a interrompere questo meccanismo?

Bisogna colpire alla radice, ovvero al cuore del sistema finanziario. Oggi le istituzioni finanziarie guadagnano sui titoli di Stato europei, pubblici. Benissimo, bisogna rendere effettivamente questi titoli pubblici carta straccia, così da creare loro perdite elevate in conto patrimoniale. È quello che ha fatto l’Islanda. La Deutsche Bank ha venduto i titoli italiani e si è presa quelli tedeschi, in pratica ha sostituito dei titoli con altri, indirizzando la speculazione da un territorio a un altro territorio. Se tu azzeri i titoli pubblici, se cioè il governo italiano dichiara che non paga più gli interessi, diventano spazzatura e tutti li vendono. È quello che è successo a Lehman Brothers con i mutui subprime, quando si è trovata con una parte consistente del proprio patrimonio azzerato.
L’Europa può sostituire i titoli dei singoli Stati con Eurobond, perché ha diritto di signoraggio, cioè stampa moneta. Li piazza a un tasso d’interesse che non è superiore di sei volte a quello dei bund tedeschi ma, metti, due volte superiore. Per lo spread viene fissato un limite di duecento punti. Alle famiglie, che in Italia possiedono ormai solo il 13,6 per cento dei titoli di Stato, si garantisce in caso di default un rendimento pari a quello che avevano sottoscritto al momento dell’acquisto, metti il 2 per cento. Il rimanente 86 per cento dei titoli vale carta straccia. Le banche falliscono? Bene, allora contrattiamo. Perché bisogna tenere presente che queste istituzioni speculano sul default, però poi sono le prime che hanno paura del default, perché i titoli di Stato sono la loro gallina dalle uova d’oro.
Se invece di comprare titoli di Stato per tenerne alto il prezzo – come ha fatto per l’Italia – la Bce li ignora e li sostituisce con Eurobond, salvaguardando il piccolo risparmiatore, ecco che taglia fuori lo speculatore. Tecnicamente si può fare, ma mancano le condizioni politiche, perché presupporrebbe la creazione di un solo budget e di un solo sistema fiscale europeo, un’unica politica economica e sociale: un’unica legge Finanziaria.
Questo è l’impasse dell’Europa.

A proposito di Europa: come si inserisce in questo quadro il commissariamento del governo italiano da parte della Bce, emerso chiaramente con la roadmap calata da Draghi e Trichet sulla testa dell’Esecutivo?

C’è stato il patetico tentativo di Berlusconi di fare una Finanziaria da 80 miliardi, una cosa mai vista, rimandandola tutta al futuro, cioè quando lui probabilmente non sarà più Presidente del consiglio. A quel punto i mercati hanno detto: “Ci state prendendo in giro?”, ed è cominciata la speculazione sul nostro debito pubblico. La Bce allora è intervenuta piuttosto drasticamente: “Voi fate la Finanziaria ‘lacrime & sangue’ come la Grecia e la Spagna”. In Spagna, Zapatero è addirittura andato a elezioni anticipate con un atteggiamento molto coerente, da politico vero: non posso fare una Finanziaria del genere, mi sottometto al giudizio degli elettori. Dato che i nostri non hanno questo senso dello Stato e il governo vuole salvarsi a tutti i costi, allora Trichet e Draghi hanno imposto le linee guida: “Voi adesso fate così”. Privatizzazioni selvagge, flessibilizzazione totale del mercato del lavoro (non si sa che cosa vogliano flessibilizzare ancora), totale libertà di licenziamento, un pizzico di libertà d’impresa e, visto che bisogna anticipare le entrate, si toccheranno le pensioni sperando che gli anziani a una certa età si suicidino. Non so se questo si può chiamare commissariamento: rivela però una subordinazione del nostro governo ai diktat imposti da mercati finanziari e Bce.

L’intervento di Draghi e Trichet può contrastare la speculazione?

Secondo me invece l’aiuta. La speculazione gioca al ribasso su alcuni titoli. Per evitare che questi titoli diventino spazzatura, interviene la Bce e i titoli riprendono a salire. Quello è l’obiettivo degli speculatori stessi: hanno venduto nominalmente i titoli a 100, li ricomprano a 90 e, grazie all’intervento Bce, se li ritrovano a 110.

 

Gabriele Battaglia

ComeDonChisciotte – MARX AVEVA RAGIONE: FORSE IL CAPITALISMO SI STA AUTODISTRUGGENDO

Fonte: ComeDonChisciotte – MARX AVEVA RAGIONE: FORSE IL CAPITALISMO SI STA AUTODISTRUGGENDO.

DI NOURIEL ROUBINI
Global Research
WSJ

Nouriel Roubini: “Karl Marx aveva ragione. Ad un certo punto, il capitalismo può auto-distruggersi.”

Nouriel Roubini insegna economia presso la New York University; è stato uno dei primi a prevedere la crisi del 2008.

 

Benché non sia un marxista, oggi, in una intervista sul Wall Street Journal, Roubini ammette che Marx avesse ragione sul capitalismo e che vi sia la possibilità che esso si stia auto-distruggendo nella maniera che Marx stesso delineò più di 150 anni fa.TRASCRIZIONE A CURA DI B. J. MURPHY

 

Ecco una breve trascrizione della parte più importante di questa interessante intervista. Leggetene ogni parola con attenzione, almeno una volta. B. J. Murphy

WSJ: Ha disegnato un cupo scenario di crescita inferiore alla media, con un rischio crescente di un’altra recessione nel prossimo futuro. Cosa possono fare il governo e le aziende per rimettere in marcia l’economia? Oppure non resta che aspettare e mandare giù anche questa?

Roubini: Le aziende non stanno facendo nulla, non sono di aiuto, sono nervose per l’accresciuto rischio. Dichiarano che stanno tagliando la capacità in eccesso poiché non c’è abbastanza domanda, ma questo porta ad uno stallo. Se non si impiega personale, non ci sarà abbastanza reddito, né fiducia da parte dei consumatori, e quindi non abbastanza domanda. Negli ultimi due/tre anni c’è stato un peggioramento a causa del massiccio trasferimento di reddito dal lavoro alla rendita, dai salari al profitto; il differenziale di reddito è cresciuto. La propensione alla spesa delle famiglie è maggiore di quella delle aziende, poiché le aziende hanno maggiore propensione al risparmio delle famiglie, pertanto la re-distribuzione del reddito e della ricchezza rende il problema della scarsa domanda ancora peggiore.

 

Karl Marx aveva ragione. Ad un certo punto, il capitalismo può auto-distruggersi. Non si può continuare a trasferire reddito dal lavoro al capitale senza causare eccesso di capacità produttiva e calo della domanda aggregata. Questo è ciò che è accaduto. Pensavamo che i mercati funzionassero. No, non stanno funzionando. Il singolo può essere razionale. L’azienda, per sopravvivere e crescere può abbattere sempre più il costo del lavoro, ma i costi del lavoro sono il reddito e quindi il consumo di qualcun altro. È un processo auto-distruttivo.

 

 

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Fonte: Marx Was Right. Capitalism May Be Destroying Itself

 

15.08.2011

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSANDRO PAGANINI

 

Il rappresentante della Criminalità Internazionale | STAMPA LIBERA

Fonte: Il rappresentante della Criminalità Internazionale | STAMPA LIBERA.

CHI.. se non lui poteva essere eletto come rappresentante di tutta la criminalità internazionale organizzata, proprio lui… Obama… quello che tutti presumono sia il Presidente degli Stati Uniti D’America, un meschino servo leccafondelli che per togliersi dalla bocca il sapore degli escrementi assaporati prima, va a farsi una leccata di gelato alle Hawaii accompagnato dal sapore del sangue di migliaia di innocenti sbrandellati dalla tanto “intelligenti” bombe che sicuramente hanno la sua stessa intelligenza.. cioè.. zero!

La criminalità organizzata internazionale.. il Sionismo sostenuto dai Signori della Morte che si sono autonominati Rothschild e Rockefeller accompagnati da molti altri infami e degenerati pazzi criminali cresciuti nelle mandrie familiari a ristretto giro di rapporti sessuali tra madri e figli, padri e figlie dalle quali ne escono fuori Bestie tali e quali.. ringraziano anche i rappresentanti dei diversi stati che fanno parte della EU che a loro volta sono integrati nel crimine internazionale organizzato, che essi siano semplici politici, massoni, cafoni, delinquenti, appartenenti alle forze dell’ordine e delle forze armate, ma sempre criminali sono e come tali si stanno comportando dalla fatidica data 11/9/2001 fino all’ultimo attentato avvenuto in Norvegia, questa è la dimostrazione che le bestie hanno paura dei cittadini, più paura hanno e più fanno danno.
Immaginatevi questo “Rappresentante” che bussa alla vostra porta e vuole vendervi la nuova Aspirapolvere che è capace di portarvi sulla Luna, magari per convincervi vi racconterà che l’ha già venduta a Cappuccetto Rosso mentre veniva mangiata dal Lupo cattivo e che grazie alla sua forza aspirante è riuscito a tirarla fuori dallo stomaco del Lupo tutta intera, ci credereste? Purtroppo c’è gente che ci crede o perlomeno fa finta di crederci perche non vuole ammettere la realtà dei fatti, i fatti si vedono e come, la crisi preparata da molti anni e che ne seguiranno guerre, morte distruzione, fame e miseria in nome della tanto sospirata Democrazia e PAX americana.
Credeteci, a breve verranno a bussare alle vostre porte chiedendovi di donare tutto l’ORO che avete in casa e se non lo donate vi costringono a donarlo, volete o no, credete che si sono fermati?

Ancora siamo all’antipasto, già è partita la campagna per arruolare “CARNE DA MACELLO” per difendere i diritti USRAELIANI nel mondo, parlano di diritti dell’Umanità e stanno togliendo all’Umanità tutti i diritti fondamentali, più si ascolta questa marmaglia infame e traditrice e più calpestano la nostra dignità, giornalmente ci deridono e ci sfottono a loro piacimento, sicuri che ci saranno tanti dementi che copriranno loro le spalle, come disse quel dannato e maledetto Henry Kissinger: “..I MILITARI SONO DEI STUPIDI SERVITORI DA SFRUTTARE PER SOTTOMETTERE I POPOLI”.

Torniamo al “Rappresentante”, come i suoi predecessori vede dappertutto un costante pericolo per la sicurezza nazionale americana, i soliti malati mentali che lo gestiscono hanno lasciato intendere che in tutto il pianeta l’ Odio verso l’america è aumentato, cosa altro si aspettavano? quindi hanno approvato di allungare le sanzioni contro stati che loro ritengono un pericolo.

Vediamo quali sono questi stati:

  1. dal 1979 IRAN
  2. dal 1997 Birma
  3. dal 1997 Sudan
  4. dal 2000 Russia
  5. dal 2003 Simbabwe
  6. dal 2004 Siria
  7. dal 2006 Russia Bianca
  8. dal 2008 Corea del Nord
  9. dal 2011 di nuovo la Libia

Tutti stati che non hanno voluto sottomettersi alle perverse voglie USraeliane o meglio dire Rothshildiane, forse non tutti hanno ancora capito che questo “Rappresentante” sta vendendo la terza guerra mondiale come soluzione a tutti i malanni e demenze dei suoi datori di lavoro, molti l’hanno già comprata con i soldi rubati ai cittadini credendo di fare un BIG affare ignorando che faranno mala fine, tempo fa scrissi un articolo in cui mi rivolgevo alla Merkel e Sarkozy, questi due Khazari sono stati scelti per portare l’Europa alla rovina, Sarkozy ricevette l’ordine di attaccare la Libia sotto la protezione USA, Israele e la Merkel ricevette l’ordine di spremere il popolo Tedesco sostenendo il debito della Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia, inoltre di non partecipare in “attivo” all’aggressione contro la Libia, in cambio deve fornire Sommergibili e altro materiale da guerra ad Israele per il prossimo attacco alla Siria con finale Iran, il Rappresentante” non ha avuto il coraggio di bussare alla porta del governo Russo per vendere una delle sue tante “aspirapolveri”, ha mandato una delle tante scellerate donne che fanno parte della politica estera USA, la Clinton che vuole imporre alla Russia di non vendere armi alla Siria, dopo l’Iran e la Libia adesso vuole che i Siriani tornino alle frecce e lance in caso di un imminente attacco da parte della più grande Organizzazione Criminale-Militare che sia mai esistita.. la NATO.

OB..AAA..MA il rappresentante dei fabbricanti di morte che vendono guerre dappertutto come ultima loro salvezza, guerre morti e disperazione per aumentare di armi l’esportazione, i Baroni del male che chiedono sacrifici ai cittadini mentre mangiano le carni dei loro figli e ne bevono il sangue, tutte le Pseudo Classi Politiche Europee riunite in un solo blocco di meschini lecchini sostenuti dal nemico numero uno dei cittadini.. I MEDIA, Tv e Cartastraccia ormai senza dignità e senza faccia, anche loro CANAGLIE da mettere in lista  per i prossimi giorni che verranno.. nessuno escluso, il “Rappresentante “ della Lobby Farmaceutica che cercava di far riempire di più le casse dell’ORGANIZZAZIONE MAFIOSA SANITARIA MONDIALE sottoscrivendo contratti con i Psicopatici dell’EUGENETICA, Rockefeller e Gates che gestiscono e corrompono tutta la Sanità governativa di ogni singolo stato sul pianeta, il “Rappresentante” del male assoluto che sta cercando di guadagnarsi un posto nella dimora di Satana accanto a tutti gli altri che l’hanno preceduto come Pseudo Presidente USA.

L’Europa è piena di questi “Rappresentanti” ..chiudiamo per sempre questa Agenzia di rappresentanza del Crimine Internazionale USraeliana.

Corrado Belli