Terzo valico, dal governo Berlusconi un miliardo in regalo ai privati | Ferruccio Sansa | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Terzo valico, dal governo Berlusconi un miliardo in regalo ai privati | Ferruccio Sansa | Il Fatto Quotidiano.

L’esecutivo si è ritirato da un contenzioso quasi vinto con le imprese che nel 1991, senza gara, si aggiudicarono i lavori del Tav. Ora l’arbitrato potrebbe costare alle casse pubbliche una cifra a nove zeri

“Un regalo da un miliardo ai privati. Davvero non capisco: il governo aveva fatto ricorso alla Corte europea, sembrava sul punto di vincerlo e, all’improvviso, lo ha ritirato. Ora è in corso un arbitrato per il Terzo Valico tra Liguria e Lombardia che rischia di costare allo Stato una cifra a nove zeri”. Il senatore Enrico Musso – eletto nel Pdl, ma passato all’opposizione come rappresentante del Partito Liberale – ha presentato un’interrogazione parlamentare. Oggetto: il comportamento del governo nelle vicende dell’opera pubblica da 7 miliardi di euro. Risultato? “Il governo non mi ha risposto. C’è il rischio che lo Stato debba sborsare una somma enorme”. Nell’interrogazione il senatore ricorda che il governo Berlusconi ha fatto sorridere ripetutamente i privati: prima (nel 2002) ha ripristinato la norma che consentiva di affidare i mega appalti del Tav (e del Terzo Valico) senza gara europea. Poi ha ripristinato gli arbitrati, infine ha rinunciato a un ricorso quasi vinto.

È il 1991 quando il Tav, nato per realizzare l’Alta velocità, indica “i general contractors nella cerchia dei principali gruppi industriali italiani. Venivano scelti (senza gara) i consorzi Cepav Due-Eni per l’Alta Velocità, Cociv, Iricav Due, Iricav Uno, Cepav Uno ed erano stipulate con ciascuno le convenzioni”.

Da qui prenderanno il via decine di contenziosi che rischiano di prosciugare le casse delle Ferrovie e dello Stato. Racconta Antonio Di Pietro: “Ci sono imprese che guadagnano di più dai contenziosi con lo Stato che dall’esecuzione delle opere”. Ma il sistema Tav, ricostruisce Musso, nel 2001 scricchiola: “Il governo Amato dispone l’applicazione della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici ai lavori delle tratte ad alta velocità, nello specifico per i lavori non ancora iniziati i cui corrispettivi non fossero stati definiti”. Le imprese rischiano di dover fare la gara europea. Ma, ricorda l’interrogazione, il governo Berlusconi corre in soccorso dei privati: addio gare, si torna alla concessione.

La battaglia, però, non è chiusa: nel 2007 il governo Prodi rimette una pezza. Tocca a Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, che oggi racconta: “Molte imprese facevano carte false per vincere la gara e poi andare in contenzioso perché il 95 per cento degli arbitrati si concludono a favore del privato”. Ecco la proposta Di Pietro: “L’idea era di eliminare gli arbitrati. In Consiglio dei ministri fu accolta con favore, ma in Parlamento ci trovammo di fronte pressioni fortissime. Risultato: gli arbitrati furono ammessi soltanto per chi aveva già vinto gli appalti. Ma si misero limiti al risarcimento…”. La febbre da arbitrato, per Di Pietro, è alla radice di due mali: “Lo Stato spende molto di più e spesso le opere pubbliche restano bloccate durante il contenzioso”.

Ma la legge del 2007 ha un altro effetto: dispone che vengano revocate le concessioni rilasciate dalle Ferrovie dello Stato a Tav nel 1991 per la tratta Milano-Verona e la sub-tratta Verona-Padova, ma soprattutto quella del 1992 per il Terzo Valico.

Tutto risolto? Per niente. Come ricorda l’interrogazione, nel 2008 arriva il decreto legge del governo Berlusconi: “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. In mezzo a decine di articoli, ricorda Musso, passa la norma che “dispone la prosecuzione, senza soluzione di continuità, delle convenzioni siglate da Tav”. Insomma, torna Berlusconi e la palla ripassa ai privati.

Non è finita. L’ultimo capitolo, finora inedito, potrebbe costare caro. Tra le polemiche ha preso il via un contenzioso fra il governo (all’epoca Prodi) e i consorzi Cepav Due-Eni per l’Alta Velocità, Cociv, Iricav Due. Dal Tar del Lazio la parola passa alla Corte di Giustizia Europea. Nel 2008 l’Avvocato Generale, Verica Trstenjak, produce il suo parere. Che per i privati non suona favorevole. Primo, si privilegia il mercato: “L’interesse della Comunità ad una situazione di mercato libera da discriminazioni deve essere preso pienamente in considerazione nella valutazione degli interessi contrapposti”. Sembrano poi mettersi limiti ai risarcimenti: “Il beneficiario può opporsi ad una correzione che gli sottrae un vantaggio di cui ha goduto fino a questo momento solo a condizione che sia in buona fede”. L’avvocato generale prosegue: “Non convincono argomenti come quello concernente la tutela del legittimo affidamento invocato dai consorzi”.

Il parere dell’Avvocato non è vincolante, ma di solito apre le porte alla decisione della Corte. Il governo sembra destinato a vincere (risparmiando miliardi). E qui ecco il terzo “regalo” del centrodestra ai privati: “Nel 2008 – conclude Musso – a un passo dalla sentenza, il governo e i privati rinunciano alla causa. Si passa all’arbitrato”. Ma perché il governo Berlusconi ha abbandonato una causa che sembrava vinta dallo Stato? Quanto costerà l’arbitrato? Il Fatto Quotidiano ha provato a chiederlo al viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, che ha comunicato di “non essere disposto a rispondere sull’argomento”. Nessuna risposta neanche all’interrogazione dell’onorevole Musso. Ma si sa: l’arbitrato sul Terzo Valico rischia di costare un miliardo.

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