Archivi del mese: settembre 2011

ComeDonChisciotte – NON PAGARE IL DEBITO !

Fonte: ComeDonChisciotte – NON PAGARE IL DEBITO !.

DI GIULIETTO CHIESA
ilfattoquotidiano.it

Un anno fa la Grecia era in rosso per 110 miliardi di euro.
L’hanno “salvata”.
Adesso il debito è salito a 340 miliardi.
Non so se la ri-salveranno, ma, in tal caso (e non è una battuta di spirito, perché la Finlandia proprio questo ha chiesto) dovrà dare in pegno il Partenone.
A riprova che i “ nove banchieri” di Wall Street amano molto le collezioni private. Non so dove lo metteranno, il Partenone, ma troveranno un posto, magari vicino a San Diego, California.

Il problema è che adesso tocca a noi. Chiederanno in pegno il Colosseo, o la Galleria degli Uffizi. E non basterà, perchè il nostro debito pare sia superiore ai 1.900 miliardi di euro.

Dicono che dobbiamo privatizzare tutto. Arriveranno a comprare ai saldi con i denari fasulli, creati con un click sul computer, con cui hanno gonfiato il debito mondiale fino a cifre astronomiche, che nessuno è più in grado di pagare.

Ho publicato i risultati di un Gao (Government Accountability Office) Audit sulla Federal Reserve , il primo e unico mai effettuato sulla prima banca planetaria nei suoi circa 100 anni di storia, dal quale emerge che, tra il 2007 e il 2010, la Federal Reserve ha spalmato 16 trilioni di dollari su tutte le più importanti banche occidentali, non solo su quelle americane.

L’Audit è stato fatto da due senatori americani, Bernie Sanders e Jim DeMint, e chi vuole se lo va a leggere sul sito di Sanders. Qualcuno si è scandalizzato per il mio “complottismo”. Sfortunatamente non sono io che complotto. L’operazione è stata definita, dallo stesso Sanders, del tutto illegale.

Tredicimilamiliardididollari inventati e inviati illegalmente a tutte quelle banche? E perchè?

La risposta è una sola: perchè tutte quelle banche sono fallite. Ma non lo si poteva dire. Quindi si è rimessa la benzina nel loro serbatoio. E, con quella benzina, il debito (nostro) ha  ripreso a crescere.

John Kenneth Galbraith definì questa come “economia della truffa”. Se potesse resuscitare, adesso riderebbe. Forse, da qualche parte, lo fa. Ma riderebbe di noi se pagassimo il debito di quei nove balordi che si riuniscono a Wall Street, in segreto, per renderci schiavi.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/non-pagare-il-debito/159198/
22.09.2011

Mancato arresto di Provenzano: “Ecco le omissioni del Ros”

Fonte: Mancato arresto di Provenzano: “Ecco le omissioni del Ros”.

Ci sono state “plurime omissioni” da parte dei vertici del Ros dei carabinieri sulle indagini mirate alla cattura di Bernardo Provenzano nel biennio ‘95-’96. Omissioni “finalizzate a salvaguardare lo stato di latitanza di Bernardo Provenzano”. Non si tratta del capo di imputazione ascritto all’ex generale e l’ex colonnello del Ros, Mario Mori e Mauro Obinu – sotto processo a Palermo per favoreggiamento aggravato – ma del contenuto di un sentenza emessa dal gip Maria Pino che archivia l’accusa di calunnia nei confronti di Michele Riccio, già colonnello dei carabinieri. E’ la prima volta – a distanza di quasi 16 anni – che una sentenza si esprime su una vicenda ancora oscura e che riguarda il fallito blitz di Mezzojuso del 31 ottobre 1995, quando si sarebbero potute mettere le manette ai polsi dell’allora superlatitante Bernardo Provenzano. Il pm titolare dell’inchiesta, Nino Di Matteo, ha già annunciato che la sentenza sarà depositata nel processo contro Mori e Obinu.

Antefatto
L’allora colonnello Michele Riccio, attraverso un infiltrato in Cosa nostra, Luigi Ilardo – nome in codice “Oriente” – era riuscito a fare arrestare diversi latitanti fino ad arrivare all’obiettivo numero uno, Bernardo Provenzano, che Ilardo incontra il 31 ottobre 1995 in un casolare a Mezzojuso. Ma non se ne fece niente. Era stato predisposto un servizio di pedinamento che non è stato attivato e, secondo il giudice, non c’erano elementi che rappresentavano rischi di contro-pedinamento che legittimassero il non intervento. Anche la circostanza ostativa che ci fosse un’auto parcheggiata nel bivio da cui, attraverso una trazzera, si giungeva al casolare di Provenzano, è superata dal fatto che anche quando questa se n’è andata non se n’è fatto nulla e il servizio di osservazione è finito alle 10.

L’attività del Ros

“L’individuazione dei casolari descritti da Ilardo e l’acquisizione di una ’strisciata aerea’ hanno costituito fino al 23 maggio 1996 gli unici atti d’indagine compiuti sul territorio dai militari del Ros” scrive il giudice nella sentenza. Atti d’indagine, aggiunge: “Assolutamente incongrui rispetto al primario obiettivo dell’arresto del latitante Provenzano”. Sulle eccezioni che avrebbero indotto gli ufficiali del Ros a non intervenire – né lo stesso 31 ottobre 1995 né nei giorni seguenti – il giudice risponde che: “Gli accertamenti tecnici in esame inducono ad affermate che era possibile predisporre e realizzare servizi dinamici e mirate attività di osservazione a distanza di sicurezza in relazione all’ambito territoriale ed ai casolari individuati nella immediatezza del noto incontro”.

Rapporti con la procura
A queste considerazioni si aggiunge che, in corrispondenza del transito di Michele Riccio dalla Dia al Ros dei carabinieri, è avvenuta un’interruzione dei flussi di comunicazione con la procura di Palermo. “Alla continuità e compiutezza di informazione garantite dalla Dia – scrive il gip – si è contrapposto il silenzio lungamente serbato dal Ros sia in ordine all’imminenza di un probabile incontro con il Provenzano sia in ordine all’effettiva realizzazione dell’incontro sia in ordine al novero degli importanti elementi acquisiti dalla fonte”. “Il patrimonio di informazioni acquisito dai carabinieri del Ros sin dal 31 ottobre 1995 – continua il gip – non fu oggetto di adeguato e tempestivo sviluppo d’iniziativa e non venne rassegnato alla procura della Repubblica di Palermo se non in data 31 luglio 1996, data di deposito dell’informativa originata dalle dichiarazioni di Ilardo Luigi e denominata ‘Grande Oriente’”.

“Deliberata strategia di inerzia”
“E’ convincimento di questo giudice – si legge nella sentenza – che la condotta assunta e perpetuata dal gen. Mori e dal col. Obinu non sia da ascrivere a difficoltà tecniche od organizzative né ad errori di valutazione. Non vi sono elementi che inducano a ciò”. Piuttosto questa condotta sarebbe “una deliberata strategia di inerzia”. “Il silenzio del Ros – conclude il gip – non può ritenersi casuale, né frutto di inefficienza o di carenze organizzative. Converge e pienamente si salda, piuttosto, con la condotta di inerzia investigativa accertata ed ascrivibile ai vertici del Ros”. La stessa condotta che portato al processo.

da: LiveSicilia.it

Antimafia Duemila – Italia, servono miliardi? Risparmiamo sugli armamenti

Fonte: Antimafia Duemila – Italia, servono miliardi? Risparmiamo sugli armamenti.

di Enrico Piovesana – 9 agosto 2011
E’ partita la caccia a 17 miliardi per risanare il bilancio entro il 2013. Perché non iniziare rinunciando a spendere 16 miliardi per l’acquisto di 131 inutili cacciabombardieri?

Per anticipare il pareggio di bilancio al 2013, il governo italiano deve recuperare subito 17 miliardi di euro. Dove trovarli? La risposta che arriva dai palazzi della polizia è tristemente scontata: tagliando le pensioni. Come se non vi fossero alternative.

Ne ricordiamo, come facciamo da tempo, una che basterebbe da sola: annullare il programma pluriennale di spesa militare da 16 miliardi di euro per l’acquisizione di centotrentuno cacciabombardieri F-35.

Aerei da attacco ‘stealth’ (invisibili ai radar) di ultimissima generazione, giudicati uno sfizio tecnologico strategicamente inutile da molti esperti militari. Non certo dalle aziende cui il folle progetto garantisce succulente commesse: Alenia aeronautica, Datamat, Galileo Avionica, Selex Communication, Sirio Panel, Oto Melara (tutte di Finmeccanica), Gemelli, Logic, Mecaer, Moog, Oma, Avio, Piaggio, Aerea, Secondo Mona, Sicamb, S3Log.

I critici potrebbero obiettare che l’annullamento del programma renderebbe subito disponibili ‘solo’ 3,6 miliardi di euro (lo stanziamento previsto da qui al 2013), non tutti e 16. Vero. Ma quello che qui ci interessa sottolineare è l’aspetto simbolico di quella cifra enorme, di fatto già data per spesa, e la concreta possibilità di operare scelte diverse: profondamente politiche, non meramente contabili.

Altri dolorosi tagli alle spese sociali potrebbero essere evitati anche scegliendo di bloccare le spese – già previste per il 2011 – per l’acquisto di centosedici elicotteri da assalto Nh-90 (310 milioni), di due nuovi sommergibili U-212 (164 milioni) e di sedici elicotteri da trasporto truppe Ch-47 (137 milioni) e di porre fine alle missioni di guerra in Afghanistan (800 milioni all’anno) e in Libia (centinaia di milioni in pochi mesi).

Tratto da: e-ilmensile.it

Budgetismo e declino mentale. Marco Della Luna | STAMPA LIBERA

Fonte: Budgetismo e declino mentale. Marco Della Luna | STAMPA LIBERA.

DI URIEL FANELLI
keinpfusch.net

Due giorni fa, circa, avevo scritto in un post abbastanza leggero che il nostro debito sarebbe stato declassato, e così è stato (anche se non è -ancora- colpa di Moooodys). Onestamente io lo davo per scontato, per cui mi sono messo a parlare di altro. Ho fatto male, perché evidentemente molti si sono spaventati del declassamento, e qualcuno mi ha contattato in chat, altri via email, dicendo “oddio, ma succede DAVVERO!“. Già, succede davvero. Così come presto arriveremo al default e presto finirà l’euro. E si, succederà DAVVERO.

Prevedere i tempi con cui succederà questo è difficilissimo: ovviamente ci saranno moltissime forze che si possono opporre a questa cosa, e non abbiamo di fronte esattamente degli imbecilli o delle forze poco potenti. Così la BCE può, se riceve il via libera, stampare quantità virtualmente illimitate di denaro, tanto oggi come oggi una moneta più è debole e meglio è.

Così la BCE può rallentare molto il processo. Ma non può fermarlo. L’anno prossimo dobbiamo rimborsare circa 200 miliardi di titoli, e in un mondo affamato di liquidità, ove le banche sono affamate di liquidità, e’ assai difficile che qualcuno ci compri 200 miliardi di titoli: chi liquida i titoli vuole soldi, chi ha soldi non compra titoli.

Così, ad occhio e croce direi che si tratti di qualche momento dell’anno prossimo -non a novembre di quest’anno, come dicono alcuni- più probabilmente agosto, per via della tradizionale scarsità di liquidi estiva.

Ovviamente, ci sono anche dei processi che possono accelerare il tutto. Per esempio, i tedeschi vogliono mandare la Grecia in default. Nella loro mentalità (stupida), quando una persona parla di Grecia parla di Grecia. E’ ovvio che se un tedesco pensa “mandiamo in default la Grecia”, egli intenda che ad un solo millimetro dal confine greco non succeda nulla.

Ma se tonfa la Grecia, oltre agli effetti sulle banche esposte, immediatamente scatterà la caccia ai derivati che contengono -in modo diretto o indiretto- sia il debito che i CDS sulla Grecia. E il risultato e’ che avverrà la solita “ondata di vendite”. E’ ovvio che questo produce un effetto a valanga, dal quale -forse- si salverebbe il debito USA, ma non e’ nemmeno detto.
In generale, la costruzione dei debiti sovrani e’ un gigantesco castello di carte. Basta che, oggi come oggi, una carta si muova e crolla tutto. Così, se si manda in default la Grecia, seguiranno tutti quanti: Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Belgio in primis. Francia poi. E sul debito tedesco (che non e’ poi così piccolo) ne ridiscutiamo, dopo mezza dozzina di fallimenti.

Molti di voi mi hanno chiesto: e dopo?
Il punto e’ il legame tra default ed Euro. Sinora si e’ detto, a torto (1), che con l’ Euro il default era impossibile, stabilendo un legame artificiale tra default e moneta. Nel modo contrario, il legame tra default e moneta e’ altrettanto inesistente e mai provato.

Il trattato che stabilisce l’ Euro e’ definitivo, e come se non bastasse impegnativo. NON prevede alcuna procedura di uscita, se non la completa distruzione di ogni presupposto che consenta di creare un “Euro”. Che cosa significa? Significa che anche fallendo una nazione NON può essere messa fuori dall’ Euro. Può essere espulsa dal board che prende decisioni, questo sì. Può anche essere che alle banche di quella nazione venga rifiutata la vendita di denaro, ma non e’ una soluzione accettabile. Ci sono nazioni che vendono denaro a banche straniere senza farsi alcun problema, e a tassi incredibilmente bassi. Se per disgrazia la BCE proibisse alle banche italiane di rifornirsi, queste inizierebbero a rifornirsi in dollari e/o altre valute come lo yen, che sono relativamente semplici da ottenere. E il disastro sarebbe ancora peggiore.

C’e’ da dire che, peraltro, le banche sono enti privati. In che modo la BCE possa rifiutarsi di vendere alle banche di un paese , che sono dei privati, solo perché il debito sovrano dello stato (che non e’ un privato come la banca) e’ fallito, rimane tutto da vedere: la BCE rischierebbe di violare il trattato, e la nazione che ne uscisse sarebbe dalla parte della ragione.

Inoltre, tedeschi e olandesi dicono “se andate in default, allora vi togliamo il diritto di voto nel board, escludendovi dalle decisioni“.
Aha. Dimenticano una “piccola” cosa: che se un paese come l’ Italia va in default, le sedie del board diventeranno così scomode e bollenti che sedere nel board sarà un problema, e semmai un sollievo sarà di NON dovercisi sedere. Quella che loro considerano una punizione, nel caso di default, sarà un sollievo ed un premio. Se l’ Italia va in default, chi siede nel board sarà proprio chi pensa che gli piacerebbe essere altrove.

Tuttavia, credo che senza interventi -che non immagino- in caso di default -e il default sta arrivando- l’ Euro si dissolverebbe. Si dissolverebbe per una semplice ragione: il debito pubblico europeo e’ un castello ridicolamente debole. Andata in default UNA nazione, crollano tutte. Le banche Italiane sono poco impegnate nel debito di altri paesi -motivo per cui gli altri paesi non vogliono comprare debito italiano- e quindi rimarrebbero in piedi.

Ma se fallisse il debito italiano, immediatamente si scoprirebbero due grandi bluff:

  • il primo e’ che nemmeno le famose banche tedesche sono così solvibili e liquide come dicono. L’equilibrio consociativo lander-banche , che vige in Germania da 50 anni, e’ tale da creare un equilibrio rigidissimo e immobile. Non vi illudete che qualcosa possa cambiare. Le banche tedesche NON sono affatto liquide, e il tentativo di nascondere parte degli stress test lo dimostra.
  • Il secondo bluff e’ quello dei CDS. Essi vengono venduti senza poter essere pagati. Si tratta di una di quelle truffe che passerà alla storia come l’ennesimo “ehi, ma lo facevano tutti”, lo stesso che si disse dopo il credit crunch. Ma il collasso dei CDS mostrerà chiaramente agli investitori che e’ meglio fuggire da quel mercato.

In definitiva, una volta che crolli un debito sovrano, si scopre che NON c’e’ nessun posto in cui investire davvero, e che i CDS non riparano proprio nulla, e sono carta straccia o quasi. Il debito viene rivenduto supponendo che sia a basso rischio e inglobato in altri titoli che partono dall’idea che il rischio sia stabile. Un picco di rischio sostanzialmente macella il mercato. La fuga da OGNI titolo di stato sarà inevitabile dopo il PRIMO default dall’area euro. E a quel punto seguiranno tutti, o quasi.

Il vero problema e’ che gran parte del problema e’, oggi, in alcuni stati. Voglio dire che con le banche italiane poco esposte nel debito straniero e la possibilità per lo stato di convertire -per i clienti italiani- i btp in buoni della cassa depositi e prestiti -opportunamente gonfiata di immobili e beni pubblici- , il resto del casino e’ quasi irrilevante. Il botto avviene fuori.

Ma una volta che un paese si liberi del debito, la vera domanda sarà: “e io sono fesso, che invece pago il mio debito?”. Perché il punto e’ questo: il paese che si libera del debito oggi riesce a crescere di un tasso pari agli interessi non pagati. Per l’ Italia fa il 6% del PIL ogni anno.

Ora, siamo seri: che senso ha per i paesi “seri” pagare il debito, se questo si traduce in un handicap nei confronti di quelli che vanno in default, che inizieranno a correre come economie emergenti, a due passi da casa?

Il concetto, cioè, e’ che se in Europa fallisce UNA nazione dell’area Euro, falliscono tutte a catena. Perché devono, perché non hanno scelta, per il panico sui mercati, ma specialmente perché il “tana libera tutti” conviene proprio a tutti.

Così, vedrete che appena si avvicinerà il momento del default, TUTTI i paesi europei VORRANNO uscire dall’ Euro, e TUTTI i paesi europei ne decideranno -insieme- la fine. Non so quando, non so come, ma andate tranquilli che succederà.

C’e’ chi si chiede cosa succederebbe ad avere debiti in euro e una moneta nuova. Personalmente, nessuno può costringere una nazione ad usare come moneta ufficiale una moneta diversa dalla propria, ed e’ una tendenza consolidata nel diritto nazionale con diversi precedenti di secessioni e fusioni che hanno sempre trasformato il debito nella vecchia moneta in un debito nella nuova moneta. Con ogni probabilità, la richiesta di convertire il debito in -qualsiasi cosa venga dopo l’ Euro- vincerebbe nella stragrande maggioranza di -eventuali- corti internazionali.

Oggi S&P ha declassato il debito -cosa stupida, ma questa e’ una tempesta di perfetta stupidità- senza considerare le conseguenze sulla finanza UK di questo fatto. Ma se tralasciamo il problema, otteniamo che Berlusconi ha risposto nel modo -razionalmente- più corretto, accusando S&P di avere una visione politica.

Normalmente le agenzie di rating non rispondono alle critiche. Nel caso di Berlusconi si sono affrettati a rispondere. Sapete perché? Perché se un individuo tira numeri a caso lanciando una moneta, ma lo fa dentro una stanza chiusa per poi vantarsi di fare calcoli sofisticatissimi, CHIUNQUE SOLLEVI UN DUBBIO SUL METODO e’ un pericolo mortale.
Io non penso che S&P sia influenzato dai media italiani. Penso che tiri, essenzialmente, a casaccio, con la benevola “concupiscenza” di alcuni azionisti cui fa insider trading. Esattamente quanto ogni altra agenzia di rating.(2)

Ma il problema non e’ che Berlusconi dica il vero: il problema e’ che solleva la questione “come fate voi a fare il rating”? E sa bene di toccare il punto debole delle agenzie di rating, perché se e’ vero che non dipendono dai media, e’ ancora più vero che più o meno- una cartomante sarebbe più affidabile.

Così, S&P e’ costretta ad “abbassarsi a rispondere” a Berlusconi, cosa senza precedenti nella storia delle agenzie di rating, che hanno ricevuto ben altri rimbrotti prima di oggi.
Il problema e’ che gli altri rimbrotti non sono mai andati ad aprire la questione del merito, mentre il rimbrotto di Berlusconi va a toccare il “come voi determinate queste lettere che date?”.

E questo e’ stato sufficiente a far saltare i nervi a S&P, che ha rotto la tradizionale tendenza di queste agenzie a tirare dritto in silenzio.

Altro punto: cosa succede ora. Succede che presto finirà la moratoria sulle vendite allo scoperto, e succederà che nel frattempo alcuni speculatori hanno “ricaricato” con diversi miliardi da gettare sul debito pubblico italiano. Non appena finirà la moratoria, arriverà l’assalto. Il debito costa e nel prossimo anno dobbiamo rinnovarne circa 200 miliardi. Per cui, se dobbiamo pagare ancora più interessi, servirà un’altra “finanziaria” che il governo, politicamente, non può fare.

E qui c’e’ l’altra trappola. Si potrebbe costringere Berlusconi alle dimissioni, col che lascerebbe definitivamente l’incarico. Si otterrebbe un governo pre-elettorale, nella migliore delle ipotesi, oppure un sedicente governo d’emergenza composto da tutti i partiti. In tutti i casi si tratterebbe di mettere d’accordo un grosso partito che grida al ribaltone, con il presidente della camera “traditore”, Di Pietro, e Bossi che dice “l’Italia affonda, facciamo la Padania”. Senza Berlusconi a tener fermo Bossi, Bossi ricomincerebbe a raccogliere voti tra i secessionisti, gridando “l’Italia affonda, facciamo la Padania”. Così avreste il PDL che grida al ribaltone e la Lega che grida si salvi chi può. Che governo di unità ne possa uscire, lo sanno solo le opposizioni.

Diciamolo apertamente: la caduta del governo -a prescindere da Berlusconi- non può essere lasciata passare in sordina. Se si declassa il debito perché una finanziaria ha avuto una settimana di discussione in parlamento, non sarà possibile chiudere un occhio alla caduta di un governo. Chi pensa che si possa cambiare il governo in questa situazione senza generare il panico sui mercati SOGNA. Il governo preelettorale dovrebbe occuparsi solo di ordinaria amministrazione. E’ vero che con l’accordo del presidente della repubblica il divieto si possa aggirare, ma il fatto che si aggirino le leggi in vigore e’ proprio quello che il mercato, qualsiasi cosa sia, non considererà una prova di affidabilità. Caduta del governo = default quasi immediato.

Così, molto tranquillamente ci sono cose che possono rallentare il processo e cose che possono accelerarlo. Tutto pende dalla parte delle cose che possono accelerare il processo, quindi il default e’ vicino.

Sono molto tranquillo. E’ vero che sta per arrivare Dicembre, ma e’ vero che alcuni porci hanno mangiato tutto e sono i porci più grassi. Se un maiale e’ così fesso da ingrassare a dismisura prima di Natale, le conseguenze sono tutti cavoli suoi. Se volete togliere 50-60 miliardi, potete rivolgervi alle famiglie. Ma se ve ne servono 200-300, come ne serviranno a breve per chiudere le aste del 2012, dovete per forza “ammazzare il maiale grasso” con una patrimoniale da incubo. E se 200/300 vi servono solo per il 2012, e il 2013 e’ analogo, dovrete contare una mazzata mai vista prima. E no, le famiglie non li hanno. E neanche le imprese.

Oggi come oggi il default lo pagherà una ristrettissima quantità di persone, attorno al 10-15%, tutti gli altri italiani hanno davvero poco da perdere. Certo, molti di loro (probabilmente anche io) dovranno pagare qualcosa. Ma qualcosa non e’ “la mazzata che aspetta i vecchi riccastri”. Si sono tenuti in pancia tutta quella “robba” che essenzialmente pagherà il debito. Se ci sarà una patrimoniale, ci vanno di mezzo loro. Se i btp diventano carta straccia o vengono sostituiti da buoni della cassa depositi e prestiti, sono cavoli loro. Se i grandi risparmi saranno massacrati, sono ancora cavoli loro. Se le banche italiane -e con loro i loro azionisti- saranno falcidiate in borsa, sono cavoli loro che perderanno “valore”.

Non ho nessuna intenzione di provare pietà verso i Benetton o i signori delle Generali (gli agnelli) e tutti gli altri della “finanza bene” se quando arriverà la tempesta le loro banche saranno falcidiate. Né ho alcuna intenzione di provare pietà per gli altri piccoli azionisti, o per chi si e’ servito dei private banker.

Nella mia personale visione del mondo, c’e’ un solo modo di fare soldi, ed e’ lavorare. Dove lavorare significa costruire qualcosa da vendere o fornire servizi a chi costruisce qualcosa da vendere per farlo funzionare meglio. Il resto e’ parassitario, e per come la vedo io se chi vive sul grasso che cola inciampa, deus lo vult.

Questi personaggi scagazzano di continuo la minchia dicendo che il governo deve stare da parte perché se sei povero deus lo vult – ti punisce perché non fai abbastanza- e se sei ricco deus lo vult -ti premia perché sei fico e aggressivo.

Ora, questo e’ il peggio del medioevo, che la cultura protestante ha enunciato nel 1400 e continua ad enunciare. Sarà anche protestante, ma rimane merda del 1400. Sarà anche adatto al business, ma rimane merda del 1400.

Nessuno ti vieta di credere ad una merda del 1400. Nessuno ti vieta di “fare come in america” imitando un’economia che ancora crede nella tratta degli schiavi, solo che adesso il Messico e’ “la tratta dei negri 2.0”, o la Cina, o qualsiasi Elbonia del caso.

Ma se fai così, quando arriva la tempesta e nel mirino ci sei tu, tutto quello che avrò da dirti sarà “deus lo vult”. Ho deciso di aderire anche io alla famosa “cultura protestante”. E credo che se qualcuno ti manda in vacca con una mazzata di tasse per pagare un debito pubblico enorme, in qualche modo eri predestinato. Già. Deus lo vult, no?

Dovevi fare di più per non essere nel centro della tempesta, carino. Dovevi correre di più per salvarti. Dovevi vedere più lontano. Dio ti ha punito per questo. Eri predestinato, carino. Non ci puoi fare nulla.

La vedi tutta questa gente che non ha risparmi, che teneva pochi soldi in casa, quelli che hanno creduto nel lavoro e oggi fanno lavori solidi, lo vedi il muratore che non ci ha rimesso nulla?
Non senti forse la mano di Dio, in questo?

Uriel

(1) Ho detto CENTINAIA di volte, su questo blog, che NON esistono scritti accademici nei quali si dica che legarsi ad una moneta forte protegga dal default, o sia di vantaggio in caso di default, e che l’ Argentina semmai mostrava il contrario. Stranamente, TUTTI hanno continuato a ripetere la litania di Prodi, Amato, Ciampi “l’Euro ci salva dal default”. Ebbene, l’euro NON salva un bel niente, COME POTETE BEN VEDERE CON LA GRECIA. Le nazioni si salvano da sole, o non si salvano, o le salva qualche altra nazione che caccia la lira. La moneta forte, da sola, non ferma un bel niente. Come al solito avevo ragione, e come al solito Prodi aveva torto.
(2) Esiste un modo “scientifico” di calcolare il rating? Teoricamente si. Se si parte dall’idea che il non-rischio sia la perfetta coerenza del titolo con l’andamento del mercato di riferimento (quello in cui e’ quotato) , allora il rating dovrebbe essere un indice sintetico (varianza/covarianza) tra l’andamento del titolo e l’andamento del mercato di riferimento negli ultimi anni. Ma questo per titoli venduti su più mercati corrisponde ad avere più rating per lo stesso titolo a seconda del mercato. Non esistendo una borsa mondiale comune, del resto, non può esistere alcun rating globale.

Uriel Fanelli
Fonte: http://www.keinpfusch.net
21.09.2011

ComeDonChisciotte – CALMA, CALMA, CALMA

Fonte: ComeDonChisciotte – CALMA, CALMA, CALMA.

DI URIEL FANELLI
keinpfusch.net

Due giorni fa, circa, avevo scritto in un post abbastanza leggero che il nostro debito sarebbe stato declassato, e così è stato (anche se non è -ancora- colpa di Moooodys). Onestamente io lo davo per scontato, per cui mi sono messo a parlare di altro. Ho fatto male, perché evidentemente molti si sono spaventati del declassamento, e qualcuno mi ha contattato in chat, altri via email, dicendo “oddio, ma succede DAVVERO!“. Già, succede davvero. Così come presto arriveremo al default e presto finirà l’euro. E si, succederà DAVVERO.

Prevedere i tempi con cui succederà questo è difficilissimo: ovviamente ci saranno moltissime forze che si possono opporre a questa cosa, e non abbiamo di fronte esattamente degli imbecilli o delle forze poco potenti. Così la BCE può, se riceve il via libera, stampare quantità virtualmente illimitate di denaro, tanto oggi come oggi una moneta più è debole e meglio è.

Così la BCE può rallentare molto il processo. Ma non può fermarlo. L’anno prossimo dobbiamo rimborsare circa 200 miliardi di titoli, e in un mondo affamato di liquidità, ove le banche sono affamate di liquidità, e’ assai difficile che qualcuno ci compri 200 miliardi di titoli: chi liquida i titoli vuole soldi, chi ha soldi non compra titoli.

Così, ad occhio e croce direi che si tratti di qualche momento dell’anno prossimo -non a novembre di quest’anno, come dicono alcuni- più probabilmente agosto, per via della tradizionale scarsità di liquidi estiva.

Ovviamente, ci sono anche dei processi che possono accelerare il tutto. Per esempio, i tedeschi vogliono mandare la Grecia in default. Nella loro mentalità (stupida), quando una persona parla di Grecia parla di Grecia. E’ ovvio che se un tedesco pensa “mandiamo in default la Grecia”, egli intenda che ad un solo millimetro dal confine greco non succeda nulla.

Ma se tonfa la Grecia, oltre agli effetti sulle banche esposte, immediatamente scatterà la caccia ai derivati che contengono -in modo diretto o indiretto- sia il debito che i CDS sulla Grecia. E il risultato e’ che avverrà la solita “ondata di vendite”. E’ ovvio che questo produce un effetto a valanga, dal quale -forse- si salverebbe il debito USA, ma non e’ nemmeno detto.
In generale, la costruzione dei debiti sovrani e’ un gigantesco castello di carte. Basta che, oggi come oggi, una carta si muova e crolla tutto. Così, se si manda in default la Grecia, seguiranno tutti quanti: Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Belgio in primis. Francia poi. E sul debito tedesco (che non e’ poi così piccolo) ne ridiscutiamo, dopo mezza dozzina di fallimenti.

Molti di voi mi hanno chiesto: e dopo?
Il punto e’ il legame tra default ed Euro. Sinora si e’ detto, a torto (1), che con l’ Euro il default era impossibile, stabilendo un legame artificiale tra default e moneta. Nel modo contrario, il legame tra default e moneta e’ altrettanto inesistente e mai provato.

Il trattato che stabilisce l’ Euro e’ definitivo, e come se non bastasse impegnativo. NON prevede alcuna procedura di uscita, se non la completa distruzione di ogni presupposto che consenta di creare un “Euro”. Che cosa significa? Significa che anche fallendo una nazione NON può essere messa fuori dall’ Euro. Può essere espulsa dal board che prende decisioni, questo sì. Può anche essere che alle banche di quella nazione venga rifiutata la vendita di denaro, ma non e’ una soluzione accettabile. Ci sono nazioni che vendono denaro a banche straniere senza farsi alcun problema, e a tassi incredibilmente bassi. Se per disgrazia la BCE proibisse alle banche italiane di rifornirsi, queste inizierebbero a rifornirsi in dollari e/o altre valute come lo yen, che sono relativamente semplici da ottenere. E il disastro sarebbe ancora peggiore.

C’e’ da dire che, peraltro, le banche sono enti privati. In che modo la BCE possa rifiutarsi di vendere alle banche di un paese , che sono dei privati, solo perché il debito sovrano dello stato (che non e’ un privato come la banca) e’ fallito, rimane tutto da vedere: la BCE rischierebbe di violare il trattato, e la nazione che ne uscisse sarebbe dalla parte della ragione.

Inoltre, tedeschi e olandesi dicono “se andate in default, allora vi togliamo il diritto di voto nel board, escludendovi dalle decisioni“.
Aha. Dimenticano una “piccola” cosa: che se un paese come l’ Italia va in default, le sedie del board diventeranno così scomode e bollenti che sedere nel board sarà un problema, e semmai un sollievo sarà di NON dovercisi sedere. Quella che loro considerano una punizione, nel caso di default, sarà un sollievo ed un premio. Se l’ Italia va in default, chi siede nel board sarà proprio chi pensa che gli piacerebbe essere altrove.

Tuttavia, credo che senza interventi -che non immagino- in caso di default -e il default sta arrivando- l’ Euro si dissolverebbe. Si dissolverebbe per una semplice ragione: il debito pubblico europeo e’ un castello ridicolamente debole. Andata in default UNA nazione, crollano tutte. Le banche Italiane sono poco impegnate nel debito di altri paesi -motivo per cui gli altri paesi non vogliono comprare debito italiano- e quindi rimarrebbero in piedi.

Ma se fallisse il debito italiano, immediatamente si scoprirebbero due grandi bluff:

  • il primo e’ che nemmeno le famose banche tedesche sono così solvibili e liquide come dicono. L’equilibrio consociativo lander-banche , che vige in Germania da 50 anni, e’ tale da creare un equilibrio rigidissimo e immobile. Non vi illudete che qualcosa possa cambiare. Le banche tedesche NON sono affatto liquide, e il tentativo di nascondere parte degli stress test lo dimostra.
  • Il secondo bluff e’ quello dei CDS. Essi vengono venduti senza poter essere pagati. Si tratta di una di quelle truffe che passerà alla storia come l’ennesimo “ehi, ma lo facevano tutti”, lo stesso che si disse dopo il credit crunch. Ma il collasso dei CDS mostrerà chiaramente agli investitori che e’ meglio fuggire da quel mercato.

In definitiva, una volta che crolli un debito sovrano, si scopre che NON c’e’ nessun posto in cui investire davvero, e che i CDS non riparano proprio nulla, e sono carta straccia o quasi. Il debito viene rivenduto supponendo che sia a basso rischio e inglobato in altri titoli che partono dall’idea che il rischio sia stabile. Un picco di rischio sostanzialmente macella il mercato. La fuga da OGNI titolo di stato sarà inevitabile dopo il PRIMO default dall’area euro. E a quel punto seguiranno tutti, o quasi.

Il vero problema e’ che gran parte del problema e’, oggi, in alcuni stati. Voglio dire che con le banche italiane poco esposte nel debito straniero e la possibilità per lo stato di convertire -per i clienti italiani- i btp in buoni della cassa depositi e prestiti -opportunamente gonfiata di immobili e beni pubblici- , il resto del casino e’ quasi irrilevante. Il botto avviene fuori.

Ma una volta che un paese si liberi del debito, la vera domanda sarà: “e io sono fesso, che invece pago il mio debito?”. Perché il punto e’ questo: il paese che si libera del debito oggi riesce a crescere di un tasso pari agli interessi non pagati. Per l’ Italia fa il 6% del PIL ogni anno.

Ora, siamo seri: che senso ha per i paesi “seri” pagare il debito, se questo si traduce in un handicap nei confronti di quelli che vanno in default, che inizieranno a correre come economie emergenti, a due passi da casa?

Il concetto, cioè, e’ che se in Europa fallisce UNA nazione dell’area Euro, falliscono tutte a catena. Perché devono, perché non hanno scelta, per il panico sui mercati, ma specialmente perché il “tana libera tutti” conviene proprio a tutti.

Così, vedrete che appena si avvicinerà il momento del default, TUTTI i paesi europei VORRANNO uscire dall’ Euro, e TUTTI i paesi europei ne decideranno -insieme- la fine. Non so quando, non so come, ma andate tranquilli che succederà.

C’e’ chi si chiede cosa succederebbe ad avere debiti in euro e una moneta nuova. Personalmente, nessuno può costringere una nazione ad usare come moneta ufficiale una moneta diversa dalla propria, ed e’ una tendenza consolidata nel diritto nazionale con diversi precedenti di secessioni e fusioni che hanno sempre trasformato il debito nella vecchia moneta in un debito nella nuova moneta. Con ogni probabilità, la richiesta di convertire il debito in -qualsiasi cosa venga dopo l’ Euro- vincerebbe nella stragrande maggioranza di -eventuali- corti internazionali.

Oggi S&P ha declassato il debito -cosa stupida, ma questa e’ una tempesta di perfetta stupidità- senza considerare le conseguenze sulla finanza UK di questo fatto. Ma se tralasciamo il problema, otteniamo che Berlusconi ha risposto nel modo -razionalmente- più corretto, accusando S&P di avere una visione politica.

Normalmente le agenzie di rating non rispondono alle critiche. Nel caso di Berlusconi si sono affrettati a rispondere. Sapete perché? Perché se un individuo tira numeri a caso lanciando una moneta, ma lo fa dentro una stanza chiusa per poi vantarsi di fare calcoli sofisticatissimi, CHIUNQUE SOLLEVI UN DUBBIO SUL METODO e’ un pericolo mortale.
Io non penso che S&P sia influenzato dai media italiani. Penso che tiri, essenzialmente, a casaccio, con la benevola “concupiscenza” di alcuni azionisti cui fa insider trading. Esattamente quanto ogni altra agenzia di rating.(2)

Ma il problema non e’ che Berlusconi dica il vero: il problema e’ che solleva la questione “come fate voi a fare il rating”? E sa bene di toccare il punto debole delle agenzie di rating, perché se e’ vero che non dipendono dai media, e’ ancora più vero che più o meno- una cartomante sarebbe più affidabile.

Così, S&P e’ costretta ad “abbassarsi a rispondere” a Berlusconi, cosa senza precedenti nella storia delle agenzie di rating, che hanno ricevuto ben altri rimbrotti prima di oggi.
Il problema e’ che gli altri rimbrotti non sono mai andati ad aprire la questione del merito, mentre il rimbrotto di Berlusconi va a toccare il “come voi determinate queste lettere che date?”.

E questo e’ stato sufficiente a far saltare i nervi a S&P, che ha rotto la tradizionale tendenza di queste agenzie a tirare dritto in silenzio.

Altro punto: cosa succede ora. Succede che presto finirà la moratoria sulle vendite allo scoperto, e succederà che nel frattempo alcuni speculatori hanno “ricaricato” con diversi miliardi da gettare sul debito pubblico italiano. Non appena finirà la moratoria, arriverà l’assalto. Il debito costa e nel prossimo anno dobbiamo rinnovarne circa 200 miliardi. Per cui, se dobbiamo pagare ancora più interessi, servirà un’altra “finanziaria” che il governo, politicamente, non può fare.

E qui c’e’ l’altra trappola. Si potrebbe costringere Berlusconi alle dimissioni, col che lascerebbe definitivamente l’incarico. Si otterrebbe un governo pre-elettorale, nella migliore delle ipotesi, oppure un sedicente governo d’emergenza composto da tutti i partiti. In tutti i casi si tratterebbe di mettere d’accordo un grosso partito che grida al ribaltone, con il presidente della camera “traditore”, Di Pietro, e Bossi che dice “l’Italia affonda, facciamo la Padania”. Senza Berlusconi a tener fermo Bossi, Bossi ricomincerebbe a raccogliere voti tra i secessionisti, gridando “l’Italia affonda, facciamo la Padania”. Così avreste il PDL che grida al ribaltone e la Lega che grida si salvi chi può. Che governo di unità ne possa uscire, lo sanno solo le opposizioni.

Diciamolo apertamente: la caduta del governo -a prescindere da Berlusconi- non può essere lasciata passare in sordina. Se si declassa il debito perché una finanziaria ha avuto una settimana di discussione in parlamento, non sarà possibile chiudere un occhio alla caduta di un governo. Chi pensa che si possa cambiare il governo in questa situazione senza generare il panico sui mercati SOGNA. Il governo preelettorale dovrebbe occuparsi solo di ordinaria amministrazione. E’ vero che con l’accordo del presidente della repubblica il divieto si possa aggirare, ma il fatto che si aggirino le leggi in vigore e’ proprio quello che il mercato, qualsiasi cosa sia, non considererà una prova di affidabilità. Caduta del governo = default quasi immediato.

Così, molto tranquillamente ci sono cose che possono rallentare il processo e cose che possono accelerarlo. Tutto pende dalla parte delle cose che possono accelerare il processo, quindi il default e’ vicino.

Sono molto tranquillo. E’ vero che sta per arrivare Dicembre, ma e’ vero che alcuni porci hanno mangiato tutto e sono i porci più grassi. Se un maiale e’ così fesso da ingrassare a dismisura prima di Natale, le conseguenze sono tutti cavoli suoi. Se volete togliere 50-60 miliardi, potete rivolgervi alle famiglie. Ma se ve ne servono 200-300, come ne serviranno a breve per chiudere le aste del 2012, dovete per forza “ammazzare il maiale grasso” con una patrimoniale da incubo. E se 200/300 vi servono solo per il 2012, e il 2013 e’ analogo, dovrete contare una mazzata mai vista prima. E no, le famiglie non li hanno. E neanche le imprese.

Oggi come oggi il default lo pagherà una ristrettissima quantità di persone, attorno al 10-15%, tutti gli altri italiani hanno davvero poco da perdere. Certo, molti di loro (probabilmente anche io) dovranno pagare qualcosa. Ma qualcosa non e’ “la mazzata che aspetta i vecchi riccastri”. Si sono tenuti in pancia tutta quella “robba” che essenzialmente pagherà il debito. Se ci sarà una patrimoniale, ci vanno di mezzo loro. Se i btp diventano carta straccia o vengono sostituiti da buoni della cassa depositi e prestiti, sono cavoli loro. Se i grandi risparmi saranno massacrati, sono ancora cavoli loro. Se le banche italiane -e con loro i loro azionisti- saranno falcidiate in borsa, sono cavoli loro che perderanno “valore”.

Non ho nessuna intenzione di provare pietà verso i Benetton o i signori delle Generali (gli agnelli) e tutti gli altri della “finanza bene” se quando arriverà la tempesta le loro banche saranno falcidiate. Né ho alcuna intenzione di provare pietà per gli altri piccoli azionisti, o per chi si e’ servito dei private banker.

Nella mia personale visione del mondo, c’e’ un solo modo di fare soldi, ed e’ lavorare. Dove lavorare significa costruire qualcosa da vendere o fornire servizi a chi costruisce qualcosa da vendere per farlo funzionare meglio. Il resto e’ parassitario, e per come la vedo io se chi vive sul grasso che cola inciampa, deus lo vult.

Questi personaggi scagazzano di continuo la minchia dicendo che il governo deve stare da parte perché se sei povero deus lo vult – ti punisce perché non fai abbastanza- e se sei ricco deus lo vult -ti premia perché sei fico e aggressivo.

Ora, questo e’ il peggio del medioevo, che la cultura protestante ha enunciato nel 1400 e continua ad enunciare. Sarà anche protestante, ma rimane merda del 1400. Sarà anche adatto al business, ma rimane merda del 1400.

Nessuno ti vieta di credere ad una merda del 1400. Nessuno ti vieta di “fare come in america” imitando un’economia che ancora crede nella tratta degli schiavi, solo che adesso il Messico e’ “la tratta dei negri 2.0”, o la Cina, o qualsiasi Elbonia del caso.

Ma se fai così, quando arriva la tempesta e nel mirino ci sei tu, tutto quello che avrò da dirti sarà “deus lo vult”. Ho deciso di aderire anche io alla famosa “cultura protestante”. E credo che se qualcuno ti manda in vacca con una mazzata di tasse per pagare un debito pubblico enorme, in qualche modo eri predestinato. Già. Deus lo vult, no?

Dovevi fare di più per non essere nel centro della tempesta, carino. Dovevi correre di più per salvarti. Dovevi vedere più lontano. Dio ti ha punito per questo. Eri predestinato, carino. Non ci puoi fare nulla.

La vedi tutta questa gente che non ha risparmi, che teneva pochi soldi in casa, quelli che hanno creduto nel lavoro e oggi fanno lavori solidi, lo vedi il muratore che non ci ha rimesso nulla?
Non senti forse la mano di Dio, in questo?

Uriel

(1) Ho detto CENTINAIA di volte, su questo blog, che NON esistono scritti accademici nei quali si dica che legarsi ad una moneta forte protegga dal default, o sia di vantaggio in caso di default, e che l’ Argentina semmai mostrava il contrario. Stranamente, TUTTI hanno continuato a ripetere la litania di Prodi, Amato, Ciampi “l’Euro ci salva dal default”. Ebbene, l’euro NON salva un bel niente, COME POTETE BEN VEDERE CON LA GRECIA. Le nazioni si salvano da sole, o non si salvano, o le salva qualche altra nazione che caccia la lira. La moneta forte, da sola, non ferma un bel niente. Come al solito avevo ragione, e come al solito Prodi aveva torto.
(2) Esiste un modo “scientifico” di calcolare il rating? Teoricamente si. Se si parte dall’idea che il non-rischio sia la perfetta coerenza del titolo con l’andamento del mercato di riferimento (quello in cui e’ quotato) , allora il rating dovrebbe essere un indice sintetico (varianza/covarianza) tra l’andamento del titolo e l’andamento del mercato di riferimento negli ultimi anni. Ma questo per titoli venduti su più mercati corrisponde ad avere più rating per lo stesso titolo a seconda del mercato. Non esistendo una borsa mondiale comune, del resto, non può esistere alcun rating globale.

Uriel Fanelli
Fonte: http://www.keinpfusch.net
21.09.2011

La perdita della sovranità monetaria in Italia e in Europa dopo Maastricht

Fonte: La perdita della sovranità monetaria in Italia e in Europa dopo Maastricht.

La perdita della sovranità monetaria in Italia e in Europa dopo Maastricht

L’articolo 1 della Costituzione italiana recita “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, quindi nella sovranità, rientra anche il Signoraggio, cioè la sovranità monetaria che è parte integrante e inscindibile della Sovranità del Popolo, o dello Stato Nazionale, e conseguenzialmente non può essere delegata ad interessi bancari privati, nè tanto meno, può diventare proprietà, di interessi privati. Proprio il perfetto contrario di quello che in realtà è. Mi corre il dovere di mettere in evidenza che oggi la banca d’Italia non è più di proprietà dello Stato Italiano nè degli Italiani, ma è una spa, una società privata con sede nelle Isole Cayman, e controllata da banche commerciali, da assicurazioni e fondazioni che hanno così diviso fra loro il pacchetto azionario:

Gruppo Intesa (27,2%),
BNL (2,83%)
Gruppo San Paolo (17,23%)
Monte dei Paschi di Siena (2,50%)
Gruppo Capitalia (11,15%)
Gruppo La Fondiaria (2%)
Gruppo Unicredito (10,97%)
Gruppo Premafin (2%)
Assicurazioni Generali (6,33%)
Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%)
INPS (5%)
RAS (1,33%)
Banca Carige (3,96%)
privati (5,65%)

Ricapitolando, se la Banca d’Italia è una spa, quindi una banca privata, anche la BCE, (Banca Centrale Europea) che ha sede in Francoforte, è una banca privata, gestita da pochissimi banchieri molto potenti. La Banca Centrale Europea gestisce e di fatto controlla, tutta l’emissione delle banconote in Europa.
I proprietari della BCE
sono le seguenti Banche Centrali:

Banca Nazionale del Belgio (2,83%)
Banca centrale del Lussemburgo (0,17%)
Banca Nazionale della Danimarca (1,72%)
Banca d’Olanda (4,43%)
Banca Nazionale della Germania (23,40%) (BCE)
Banca Nazionale d’Austria (2,30%)
Banca della Grecia (2,16%)
Banca del Portogallo (2,01%)
Banca della Spagna (8,78%)
Banca di Finlandia (1,43%)
Banca della Francia (16,52%)
Banca Centrale di Svezia (2,66%)
Banca Centrale d’Irlanda (1,03%)
Banca d’Inghilterra (15,98%)
Banca d’Italia (14,57%)

Dunque la Sovranità Monetaria in Europa è di competenza di 15 Banche private e dei loro C.d.a. che le controllano. I popoli europei devono questa enorme sottrazione di diritti, al Trattato Maastricht, o Trattato sull’Unione Europea, questo è stato firmato il 7 febbraio 1992, ed è entrato in vigore il 1º novembre 1993, tuttavia i risultati che ha prodotto sono totalmente sconosciuti dalla maggior parte della popolazione.

Il Trattato all’Articolo 105A commi 1 e 2 recita:
1)
La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità.
2) Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l’approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio.

Oggi, la Sovranità Monetaria di 455 milioni di persone, residenti nell’Unione Europea, è strettamente nelle mani, del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, espressione questa dei veri controllori occulti, ovvero i gruppi elitari ai quali appartengono i membri del Comitato: il Club di Parigi, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, i Bilderberg. Quanta gente, è ancora convinta che la Banca d’Italia è un’istituzione dello Stato italiano?
Credo che gli illusi siano ancora tantissimi.

Golfo del Messico: 5000 riversamenti di petrolio in un anno | STAMPA LIBERA

Fonte: Golfo del Messico: 5000 riversamenti di petrolio in un anno | STAMPA LIBERA.

…e fra non molto sarà la volta dell’Adriatico?

Pozzi del Golfo del Messico da cui sono state registrate perdite nell’annata 2010-2011. Sono circa 5 mila in totale.

E’ passato piu’ di un anno dallo scoppio del pozzo Macondo nel Golfo del Messico.

Tutti ricordiamo le immagini dell’epoca e l’angoscia di vedere 11 persone morte, e quel flusso di petrolio scrorrere per giorni e giorni che sono poi diventati quasi tre mesi.
Alla fine sono stati riversati oltre 700 milioni di litri di petrolio nel mare, il piu’ grave incidente ambientale della storia americana e uno dei maggiori del mondo.

Molti penseranno che tappato il buco, fine della storia. Invece non e’ cosi’ perche’ tutto quello che succede in mare a meno che non sia e’ spesso lontano dagli occhi, e dall’attenzione della gente, dei media, della voglia di cambiare le cose.

Hanno riversato nel mare ogni sorta di materiale chimico per la dispersione, spesso causando altri problemi. Nonostante cio’ molto petrolio e’ rimasto sotto la superficie e non si sa bene dove sia e come si muova. Ancora adesso ogni tanto arrivano in spiaggia chiazze di petrolio, in tutto il golfo e pure in Virginia. Qualche mese fa morie di cuccioli di delfini a causa delle ingestioni di petrolio delle loro mamme.

Ma forse la cosa piu’ triste e’ che in un solo anno – dal giorno dell’incidente nell’April 2010 fino ad oggi sono stati registrati 5,000 – si cinquemila – altri riversamenti a mare di petrolio dai vari pozzi sparsi lungo il golfo del Messico. Ce ne sono circa 3,300 di pozzi.

La foto in alto ne segnala “solo” 3,000 di questi riversamenti. Sono tutti considerati minori, oppure le compagnie petrolifere fanno di tutto per non farlo sapere in giro.

Appunto, lontano dagli occhi, lontano dalla rabbia. E in mare e’ facile.

Anche in Italia arriva l’invasione dei pozzi di petrolio – e non si tratta di salvare l’Abruzzo o la Puglia o la Sicilia, ma di proteggere tutta la nostra penisola.

Noi forse non avremo migliaia di pozzi come nel golfo del Messico, dove c’e’ piu’ petrolio e dove si trivella da almeno mezzo secolo, ma i nostri saranno molto piu’ vicini a riva, e il nostro petrolio, in generale e’ di qualita’ scadente, il che significa piu’ inquinamento, piu’ monnezza tossica.

E’ quello che succede nei mari petrolizzati: un anno, cinquemila perdite.

La cosa interessante e’ che chi vive sul Golfo non si preoccupa piu’ di tanto. Per loro il mare e’ una cosa diversa da quel che puo’ esserlo per chi invece vive lungo le coste pacifiche e atlantiche. Il risultato e’ questo:

The lack of progress in creating a national oil spill cleanup capability that has a fighting chance against the next major spill; the continued reliance on chemical dispersants, despite evidence suggesting they may do more harm than good; the regular occurrence of “mystery spills” that never get resolved; the laughable results of a system that naively hopes polluters will accurately report their spills; the lack of consistent fines for polluters, a moral hazard that encourages sloppy operations and risk taking.

Non esiste negli USA un sistema capace di far fronte ad un nuovo disastro, continuiamo ad usare dispersanti chimici nonostante facciano piu’ male che bene,
la ricorrenza periodica di macchie misteriose, abbiamo un sistema risibile che spera che chi inquina riportera’ accuratamente le perdite in mare, non ci sono multe date con sufficenteme regolarita’ un rischio morale che incoraggia operazioni poco serie e grandi rischi.

Chi va a fare il turismo sulle coste Texane? Nessuno. Chi dall’Italia pensa di venire negli USA per andare al mare a Galveston, Texas? Nessuno.

E’ per questo che in Florida e in California i limiti per le trivelle sono di 160 km e 200 km da riva. Mica sono scemi.

In Italia invece facciamo di tutta l’erba un fascio. Grazie al decreto Prestigiacomo nove chilometri e puoi mettere quello che ti pare, a Pantelleria, a Venezia, ad Otranto, a Vasto, a Peschici.

Tanto da noi non succede.