Acquista slancio la protesta degli ‘indignados’ a Wall Street | STAMPA LIBERA

Fonte: Acquista slancio la protesta degli ‘indignados’ a Wall Street | STAMPA LIBERA.

Continano le proteste in USA, pur nella totale omissione delle notizie e boicottaggio dei media di regime.. ndr

Domenico Zappia America24, 29 settembre 2011,

Per 12 giorni i cosiddetti ‘indignados’ americani hanno occupato le strade del distretto finanziario di New York, utilizzando Zuccotti Park come base. La loro protesta è però passata inosservata fino a quando il dipartimento di Polizia della metropoli ha effettuato oltre 80 arresti lo scorso sabato, durante una marcia organizzata dai manifestanti. L’episodio non ha solo galvanizzato ulteriormente gli organizzatori ma ha attirato l’attenzione dei media americani che avevano a lungo ignorato, bocciandola come transitoria ed insignificante, la protesta. E di celebrity come l’attrice Susan Sarandon e il documentarista Michael Moore. In settimana, entrambe le star oltre all’attivista politico Cornel West e all’ex governatore dello stato di New York David Paterson, si sono recati in visita al quartier generale di “Occupy Wall Street”.

Inizialmente la protesta nel distretto finanziario più importante del mondo è stata sottovalutata a causa della poca chiarezza degli obiettivi: non è partigiana, ma sistemica. Non è legata tanto a questioni razziali, religiose o particolari quanto a un generale senso di malessere; e non è stata organizzata da un gruppo in particolare ma è nata dallo sforzo congiunto di Adbusters, il gruppo di hacker Anonymous e Us Day of Rage.

Negli ultimi decenni gli americani si sono invece abituati ad avere una visione manicheistica del mondo. Pensate al famigerato commento dell’ex presidente George W. Bush che nel 2001 ha lanciato la Guerra al terrorismo al grido “o con noi o contro di noi”; o al rigido sistema bipartitico americano reso ancor più estremo dai media. Le rivendicazioni di “Occupy Wall Street” stridano con questa visione del mondo, non sono esattamente chiare: c’è chi protesta contro la guerra, chi contro le disparità economiche che intercorrono tra l’un per cento più ricco e il resto degli americani, chi contro la pena di morte e chi – infine – contro le inefficaci politiche ambientali del governo. Finora non è stata presentata un’unica piattaforma politica ma buona parte dei manifestanti sembrano condividere la voglia di riformare il sistema economico americano, accusato di eccessiva ingerenza a Washington.

Ciononostante, qualunque cosa viene detto a riguardo di “Occupy Wall Street”, non si può né dire che sia un movimento legato a una singola causa né che la loro sia una protesta passeggera. A discapito delle condizioni meteorologiche avverse delle ultime due settimane, i manifestanti non sembrano infatti voler allentare l’intensità della loro protesta. E decine di gruppi simili a quello degli ‘indignados’ newyorkesi stanno spuntando in tutto il Paese, da Boston a Chicago a San Francisco, da Los Angeles a Washington. Lunedì il gruppo indie-rock Deer Tick ha annunciato che, in collaborazione con il blog Brooklyn Vegan, organizzerà un concerto di beneficenza a favore dei manifestanti.

(Uno degli organizzatori di Occupy Boston, gruppo che vuole replicare quanto sta accadendo a New York)

Chi sosteneva che la protesta sarebbe stata sepolta da indifferenza e silenzio dovrà quindi ricredersi. Ciononostante, oltre a dimostrare che gli americani sono abbastanza disgustati dalla cupidigia e venalità di obiettivi delle multinazionali da accamparsi a Zuccotti Park, senza leadership e senza specifiche rivendicazioni la protesta deve ancora fornire molte risposte e assumere dei connotati più maturi se spera di sopravvivere e diventare un movimento. A parte le similitudini stilistiche e retoriche, i paralleli tra quanto sta avvenendo in America e la Primavera Araba sono – per adesso – una forzatura.

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