Archivi del giorno: 9 novembre 2011

Passaparola – Perche’ hanno ucciso Gheddafi – Massimo Fini- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Passaparola – Perche’ hanno ucciso Gheddafi – Massimo Fini- Blog di Beppe Grillo.

Gheddafi è stato barbaramente ucciso perché le potenze occidentali non potevano permettere che in un processo venissero rivelate le loro corresponsabilità. Il leader libico non era un dittatore isolato. I suoi sostenitori in patria hanno tenuto testa alle forze di attacco NATO per otto mesi in un confronto ad armi impari.

Intervista a Massimo Fini

Perché hanno ammazzato Gheddafi? (espandi | comprimi)
Massimo Fini: Ma credo che ci siano due ragioni, una era la ferocia belluina di questi pseudorivoluzionari libici, l’altra è che comunque l’Occidente non poteva permettersi un processo a Gheddafi perché sarebbero venute fuori tutta una serie di corresponsabilità, soprattutto negli ultimi dieci anni.
Blog: Per quale motivo è stata attaccata la Libia?
Massimo Fini: Questa, a un osservatore normale, sembra una roba misteriosa perché fino a due – tre mesi prima Gheddafi era ricevuto in pompa magna non solo da Berlusconi, con i suoi modi naturalmente grotteschi, ma da Sarkozy etc., evidentemente la ragione più evidente è che vogliono impadronirsi del petrolio, fare della Libia un protettorato a cui poi agli indigeni rimarranno le briciole e loro si prenderanno il grosso.
Non si vede altra spiegazione perché non si capisce perché il dittatore accolto appunto in pompa magna con cui si avevano traffici di tutti i tipi fino a due mesi prima, improvvisamente diventa il mostro, tra l’altro proprio la guerra ha dimostrato che Gheddafi non era un dittatore isolato, aveva una sua base popolare consistente sennò non dura otto mesi una guerra così sproporzionata come quella, con la Nato che usa i bombardieri e gli altri che non hanno più contraerea né aerei.. Oltre tutto ha aspetti veramente grotteschi perché era cominciata dicendo “No fly zone” perché Gheddafi non avesse questa superiorità aerea sui suoi nemici e poi è diventato il contrario, che Gheddafi non aveva aerei suoi, ma ce li avevano gli altri. Poi è tutto falso, la cosa era nata per proteggere i civili, ne ha ammazzati più la Nato con i bombardamenti collaterali, e poi anche l’ultimo episodio. che minaccia erano questo convoglio di disperati di 15 – 20 pick-up o quel che erano? Non minacciavano nessuno evidentemente, stavano cercando di fuggire. Quindi è l’arroganza occidentale coniugata con l’ipocrisia sempre crescente dell’Occidente. In questo senso abbiamo fatto passi indietro. Una volta c’erano le potenze, le potenze se volevano una cosa mandavano le cannoniere e se la prendevano, non mettevano alle spalle nessuna ragione morale. Era una cosa intellettualmente onesta, invece adesso si fanno le stesse cose e anche peggio pretendendo di farle in nome dei principi e in nome della morale e in nome dell’etica. Questo mi pare particolarmente schifoso perché la politica di potenza c’è sempre stata, ma qui è come una sorta di planetaria Santa Inquisizione. La Santa Inquisizione metteva i cunei nei piedi delle sue vittime, gli faceva bere pinte di acqua e va beh, però pretendeva di farlo per il bene della vittima. Così siamo noi occidentali oggi!
Blog: I libici potranno diventare delle vittime dell’Occidente?
Massimo Fini: Passano da un servaggio a un altro con la differenza che almeno i primi servaggi erano libici e adesso saranno occidentali. Non si sono rivendicati la libertà da soli. Non sarebbero arrivati da nessuna parte, si sono liberati grazie ai bombardieri della Nato. E quando è così poi si hanno sempre delle conseguenze, in fondo è quello che è accaduto anche in Italia, noi non ci siamo liberati dal fascismo per nostra forza o merito. La Resistenza è stata un riscatto morale di quelle poche decine di migliaia di uomini e di donne coraggiosi che l’hanno fatta. Ma noi ci siamo autoconvinti di avere vinto una guerra che avevamo perso nel modo più vergognoso. Questi equivoci poi hanno delle conseguenze nel corso del tempo. Pensa solo a tutto il fenomeno terrorista che si richiamava alla Resistenza. Siamo diventati un protettorato americano e la Nato è stata ed è lo strumento con cui gli americani hanno dominato politicamente, militarmente, economicamente e alla fine anche culturalmente l’Italia e anche il resto dell’Europa. L’Italia più di altri paesi.

Chi sono i nuovi rappresentanti libici sedicenti rivoluzionari? (espandi | comprimi)
Massimo Fini: Sono tutti ex gheddafiani che hanno cambiato posizione al momento opportuno. Questo mi fa pensare che ci fosse già un accordo in precedenza prima dell’attacco per cui questi sapevano che sarebbe intervenuta la Nato. Altrimenti non si capisce come questo Ministro della giustizia improvvisamente illuminato sulla via di Damasco diventa un ribelle come se, tornando alla storia meno recente, Galeazzo Ciano fosse successo a Mussolini.

Blog: Con la scomparsa dei leader arabi legati culturalmente all’ Occidente, c’è il rischio di un pan-islamismo o pan-arabismo che prenda il sopravvento di fronte agli Occidentali?
Massimo Fini: Certamente, praticamente quasi tutta la storia degli ultimi venti anni, soprattutto degli Stati Uniti, è fatta di azioni che poi gli sono girate nel culo, penso per esempio all’attacco a Saddam Hussein che ha favorito tutta la componente sciita dell’Iraq e quindi oggi chi veramente comanda in Iraq sono gli ayatollah iraniani contro cui gli americani combattono dall’85 in vari modi. E questo sì, penso che sarebbe circa una giusta punizione francamente, o comunque perlomeno un avvertimento, a non muoversi con questa violenza, con questa arroganza e con questa pretesa di essere il bene, il poter discernere chi è cattivo, chi è buono etc. che è proprio la pretesa totalitaria dell’Occidente.
Blog: Vede un pericolo nel pan-islamismo?
Massimo Fini: Se continuiamo a rompergli i coglioni sì perché anche tutta questa propaganda verso l’Islam per cui l’Islam deve essere moderato, la donna islamica deve omologarsi a quella occidentale etc. alla fine anche negli elementi moderati dell’islamismo produce un riflesso contrario, una rivendicazione di identità. Mi ricordo un episodio accaduto qualche anno fa in Egitto dove tre annunciatrici della televisione egiziana che mai si erano sognate di mettersi il velo sulla testa sono comparse con il velo, proprio per rivendicare la propria identità e per respingere questo colonialismo anche culturale, niente affatto innocente, dell’Occidente. Ma se tu togli all’Islam il ruolo che la donna ha lì distruggi l’Islam, è peggio che tirargli una bomba atomica! Ecco perché si continua a battere questa cosa, mi ricordo la storia di quella donna iraniana, Sakineh, che era stata condannata alla lapidazione. Certo, la lapidazione è una cosa deprecabile, però in Italia sono comparsi cartelli “Sakineh subito libera”. Ora questa aveva accoppato il marito, è come se uno dicesse “la Franzoni subito libera”.
Quindi c’è una sorta di deformazione e “disinformatia” continua e costante nei confronti del mondo arabo, musulmano o dell’Iran che è una cosa diversa ancora e questo non può che avvantaggiare il radicalismo alla fine, se io fossi islamico sarei radicale, credo e temo.
Blog: Ora che il castello di carte sta arrivando alla Siria e forse allo Yemen, è possibile che la NATO e gli USA, oppure delle forze alleate, abbiano come obiettivo l’ Iran?
Massimo Fini: È possibilissimo perché sono anni e anni che l’Iran è sotto il mirino, se pensi a tutto il discorso sul nucleare iraniano, beh l’Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare, quando ha aperto i suoi siti ha dato accesso agli ispettori dell’Onu perché venissero a controllare e tutt’oggi da Vienna partono gli ispettori. Si è appurato che questo arricchimento dell’uranio è del 20 per cento, per arrivare alla bomba ci vuole il 90, e nonostante questo ci sono state sanzioni contro l’Iran e una continua minaccia come se questi non potessero farsi il nucleare civile che serve a fini energetici e medici. È come se noi volessimo aprire Caorso, non è la nostra linea, ma poniamo l’Italia volesse riaprire Caorso, dice: “no perché tu in teoria poi potresti farne un’atomica”. È tutto un atteggiamento estremamente aggressivo nei confronti dell’Iran, quindi il prossimo obiettivo dovrebbe essere quello, anche se è un obiettivo difficile nel senso che sì se li buttano cinquanta bombe atomiche lo distruggono. Abbiamo percezioni assolutamente grottesche, l’Iran è una grande cultura. Mi ricordo che quando ero lì anche la prima borghesia non solo conosceva i nostri maggiori, dico Dante, Boccaccio, Petrarca ma parlo di quell’epoca leggeva Calvino, Moravia, insomma noi al massimo sappiamo di Omar Khayyám. Abbiamo sempre questo atteggiamento come se gli altri fossero culture inferiori, il concetto di cultura superiore è la nuova declinazione del razzismo non fatta più nel modo classico perché non si può più fare perché c’è stato Hitler ma è esattamente la stessa cosa.
Blog: La copertura dell’Onu alla Nato apparentemente è stata data nell’attacco, è stata una copertura reale o è stata una messa in scena? Che ruolo ha adesso l’Onu in queste cose?
Massimo Fini: L’Onu, scusate la volgarità, è una cosa che va su e giù come la pelle dei coglioni. Quando gli serve avere la copertura se la procurano e quando non ce l’hanno, com’è stata l’aggressione alla Serbia o l’aggressione allo stesso Iraq non importa, va bene lo stesso. Quindi per me l’Onu non conta niente, del resto questi cinque paesi che hanno diritto di veto basta che si mettono d’accordo loro sono i paesi più potenti del mondo e quindi hanno creato un nuovo diritto internazionale rispetto a quello precedente, un esempio in Libia e prima ancora in Serbia. C’è un principio secondo me sano, sennò diventa una guerra permanente di tutti contro tutti, la non ingerenza militare negli affari interni in uno stato sovrano.

La Cina e la Russia sembra stiano a guardare. Cosa ci dobbiamo attendere in futuro? (espandi | comprimi)
Massimo Fini: Quello che penso è che noi, anche se bisogna ingoiare un brutto rospo che è il genocidio ceceno compiuto prima dai sovietici e poi dai russi, dovremmo avvicinarci molto più alla Russia che all’America. Può darsi che queste rivolte arabe e tutto quanto si estendano finalmente anche a questo regime infame che abbiamo in Italia. Io penso a un’insurrezione di tipo proprio come quella tunisina che è stata la più limpida delle rivolte arabe, è stata violenta ma non armata, in due giorni l’hanno cacciato e secondo me sarebbe possibilissimo anche qui se noi avessimo la vitalità perché poi c’è il fatto che l’età media dei tunisini è 32 anni, l’età media degli italiani è 44,5. Quindi c’è una mancanza proprio di vitalità, poi ci sono attualmente gruppi che si oppongono, fanno il loro lavoro come il vostro (MoVimento 5 Stelle, ndr), come altri più piccoli meno noti etc. però è un discorso culturale soprattutto che prima di potersi espandere ci vorrà tempo, forse troppo tempo.
Blog: Non ci sarebbe il rischio di una ingerenza straniera nel caso ci fosse un cambiamento radicale in Italia?
Massimo Fini: Beh un tentativo di ingerenza ci potrebbe benissimo essere, dubito che da noi se dovesse succedere ci si piegherebbe a una cosa di questo genere perché abbiamo anche una storia un po’ diversa, non credo che accetteremmo protettorati in questo caso però prima bisogna mandare a casa questi e poi ci pensiamo! Questi intendo tutta la classe politica italiana che avrà anche in mezzo qualche brava persona e potrei dire qualche nome, ma che nel complesso è quella che vediamo insomma, da destra a sinistra, peggio la destra, ma insomma siamo lì.

ERA UNA TRAPPOLA DALL’INIZIO | STAMPA LIBERA

Fonte: ERA UNA TRAPPOLA DALL’INIZIO | STAMPA LIBERA.

Articolo di Cobraf * Link

Ora senti da tutte le parti che mancano 300 miliardi o 500 miliardi di euro per tenere a galla l’Italia, che l’Europa stessa ha bisogno di 1.000 miliardi o forse 2.000 miliardi di euro (nessuno sa bene quanti) per tenere su Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna e se queste franano poi tutti in Europa vanno giù e se l’Europa va giù mezzo mondo va giù.

Per impedire questa catastrofe sono mesi allora che leggi che si stanno approntando ogni weekend negli incontri al vertice dei “Grandi” dei complicati piani “di salvataggio”, di cui quasi nessuno capisce molto, anche perchè cambiano sempre e non sono ancora precisati, salvo intuire che tutti garantiscono per tutti, gli irlandesi garantiscono i greci, i portoghesi garantiscono per gli spagnoli, gli italiano devono garantire per i greci, spagnoli e portoghesi e viceversa ecc… tutti garantiranno per i debiti e le banche di tutti. Il che sembra insensato.

Ma tutto è molto confuso, complicato e suona anche minaccioso per cui la gente ne è intontita e intimorita. Quando si avanzano le proposte di nuove tasse o tagli qualcuno si arrabbia, ma poi crolla la borsa, crolla persino il BTP, ti ritrovi perdire persino su titoli di stato che scadono tra due anni di quelli sicuri, si paventa il crac dell’euro seguito da panico generale, svalutazione secca e poi chissà cosa altro per cui si sta buoni ad aspettare gli eventi

Ma in tutta questa confusione si intuisce che ci sono enormi debiti pubblici, anche le banche hanno debiti (ma non ricevono i soldi dai depositanti che si indebitano con loro?) e occorre ora tanto denaro per pagare questi debiti. E sono debiti specie verso l’estero, per cui siamo alla mercè di quello che decidono a Londra, New York, Parigi e Berlino e questi decidono che vogliono i sacrifici, più tasse e tagli, per succhiare soldi agli italiani e rassicurare questi investitori che pagheranno le rate e gli interessi

Vale la pena di ribadire che tutto quello che sta succedendo è, dal punto di vista della maggioranza dei cittadini, demenziale ed è sbagliato alla radice, un errore colossale (se non è anche una trama deliberata).

Il punto è che lo schema dell’euro è una trappola, per come è stato costruito dall’inizio e non poteva che finire così. In pratica negli ultimi 10 anni l’integrazione economica c’è stata non con i paesi europei, ma con la Cina, India e Asia che ci hanno invasi, cioè la Unione Europea è stata un pretesto per integrarci di più non con l’Olanda o la Germania, ma con i paesi del terzo mondo a basso costo. Quello che è avvenuto all’interno dell’ Europa invece è che hanno tolto la sovranità monetaria, cioè l’Italia non ha più la sua moneta e DEVE INDEBITARSI NELLA MONETA DI ALTRI PAESI. CI INDEBITIAMO IN UNA MONETA CHE NON CONTROLLIAMO E NON RIFLETTE LA NOSTRA ECONOMIA.

Purtroppo il controllo della moneta è il controllo del denaro e della ricchezza e uno stato che vi rinuncia (e in più si lascia invadere dalle merci dei paesi dove si lavora per 1 euro all’ora) si suicida economicamente

La moneta è essenziale e lo stato italiano dovrebbe poter decidere o influenzare sia il suo valore che la sua quantità. Il valore come noto non possiamo perchè riflette anche altri 12 paesi. E per la quantità di moneta ? Se l’economia è ferma e hai risorse inutilizzate, hai disoccupazione dovresti stimolare con della moneta l’economia. Ma come crei moneta ? Il debito è moneta nell’economia attuale, il deficit pubblico crea moneta e il credito bancario pure crea moneta, il 90% della moneta si crea in questo modo.

Ma non solo non lo possiamo fare, ci viene imposto di fare il contrario esatto, di ridurre la moneta, perchè dobbiamo ridurre il deficit pubblico con tasse e tagli mentre le banche riducono il credito e i cittadini e le imprese stesse sono abbastanza saturi di debito e non ne vogliono assumere altro. E non è neanche più possibile una svalutazione che rifletterebbe il fatto che costiamo troppo e non competiamo

Non possiamo svalutare come fanno inglesi, americani, cinesi, coreani, non possiamo creare moneta per stimolare l’economia come fanno giapponesi, cinesi, americani, inglesi e brasiliani e tanti altri. Siamo in trappola. Ma ci dicono tutti i giorni che è necessario suicidarci perchè altrimenti rischiamo “il default” e usciamo dall’euro. La Svizzera, l’Inghilterra, la Norvegia, la Corea, Singapore e il Giappone sono fuori dall’euro o da altre unioni monetarie. Anche noi lo siamo stati per secoli, abbiamo sempre avuto una nostra moneta e persino unificare le monete dei vari stati italiani è stato difficile nel 1800

Tutto quello che si racconta sui pericoli dell’inflazione, svalutazione, default se si esce dall’euro o si finanzia il debito pubblico senza pendere soldi a prestito sono finzioni. Lo stato italiano deve poter controllare il valore e la quantità della sua moneta, come è sempre stato. Non si può cedere il controllo della moneta ad altri. Una volta che controlliamo la moneta non c’è nessun default. Ci può essere inflazione, ma persino in Argentina che ha fatto un default caotico nel 2001 l’economia va molto meglio della nostra da quando si sono liberati del vincolo della parità con il dollaro e del debito estero

SE LO STATO ITALIANO POTESSE ORA SVALUTARE E STAMPARE MONETA RISOLVEREBBE BUONA PARTE DEL PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO

Negli Stati Uniti dal 2008 stanno stampando moneta per comprare titoli sia di cartolarizzazioni di mutui che è un modo di creare indirettamente credito che titoli di stato. Bene, l’inflazione USA al momento è identica a quella italiana, anche se noi non stiamo facendo niente del genere.

La Cina stampa moneta per comprare valuta estera e in questo modo poi pompa credito e non ha un inflazione fuori controllo, per un paese che cresce al 9% un inflazione al 6% è quasi OK…

Il Giappone come noto da 15 anni sta monetizzando il debito pubblico stampando moneta e il risultato è un inflazione più bassa e una valuta più forte degli altri !!! In Giappon questa moneta che hanno stampato l’hanno usata per sussidi e lavoro pubblici. Hanno sicuramente anche sprecato, ma dov’è l’inflazione e dov’è la svalutazione ? E’ successo il contrario, hanno stampato moneta e speso e l’inflazione è scesa e la valuta è salita ! Il contrario di quello che raccontano. Perchè i giapponesi non si sono indebitati come stato all’estero

UNO STATO NON HA BISOGNO DI INDEBITARSI ALL’ESTERO, PERCHE’ PUO’ CREARE MONETA SE NECESSARIO. La moneta si crea tramite il deficit pubblico e il credito bancario ed entrambi sono controllati dallo stato. Se la si crea in una % ragionevole, non superiore al 5-6% annuo e se questa moneta è diretta soprattutto per infrastrutture e non solo sussidi e stipendi non crea inflazione, crea posti di lavoro. Se crei posti di lavoro e produci beni non crei inflazione, perchè i nuovi posti di lavoro creano domanda di beni e però la domanda di beni aumenta anche lei e tutto va per il meglio

La Cina ha un boom economico continuo sostenuto in gran parte da enormi investimenti, in infrastrutture, fabbriche ma anche costruzioni più che consumi. Ma questo perchè crea moneta a ritmi del 15% annuo. C’è molto spreco, ma dato che bene o male sono investimenti e che controlla la sua moneta per ora il reddito e l’occupazione aumenta. Se facesse parte dell’Unione Europea con la BCE starebbe fresca. Ma anche se si indebitasse all’estero, la Cina ha costruito tutto il boom senza prendere una lira in prestito all’estero. E dove hanno trovato i soldi che erano poveri fino a 10 anni fa ? Hanno stampato moneta !!!. Non hanno fatto l’errore di tanti paesi sudamericani e del terzo mondo di farsi prestare i soldi ad interesse dalle sanguisughe delle banche internazionali

La Cina non fa testo perchè parte da una base arretrata ? E il Giappone allora che non ha mai preso prestiti esteri in pratica ?

La Germania hitleriana condusse un gigantesco esperimento di creazione di moneta interna (moneta non disponibile per stranieri) stampata per pagare lavori pubblici, sussidi e altro e persino per ritirare il debito pubblico emesso in precedenza. Il risultato fu un boom economico e nessuna inflazione fuori controllo (più alta della media degli altri paesi, ma questi erano anche più depressi). Se uno vuole legge le memorie di Hjalmar Schacht, il ministro delle finanze di allora, “The Magic of Money” uscito prima che morisse nel 1967 che ti racconta come mai. E ti spiega anche la differenza di quando nel 1923 stamparono moneta e crearono un iperinflazione terrificante…

L’iperinflazione tedesca del 1922-1923 viene sempre usata come spauracchio sui pericoli dello stato che stampa moneta per finanziarsi. Ma se leggi le memorie di di Hjalmar Schacht che fu nominato governatore della Reichsbank per mettere fine all’iperinflazione nel 1923 per cui sapeva meglio di tutti quello che è successo, all’epoca metà della moneta veniva stampata da banche private e la banca centrale stessa prestava agli speculatori sui cambi esteri i quali andavano short il marco e lo disintegravano… Cioè stampavano moneta e la prestavano alla speculazione che la usava per andare short la loro valuta…Schacht invece stampò moneta in misura limitata e solo per creare infrastrutture e le cose andarono bene.

Se la BCE stampasse moneta per un piano di infrastrutture risolverebbe metà del problema. Se la Banca d’Italia avesso di nuovo la lira e finanziasse parte del debito come fanno oggi gli inglesi stampando moneta e la spendesse in infrastrutture sarebbe ancora meglio. Siamo stati intrappolati, dobbiamo poter tornare a comandare a casa nostra

La fine della Seconda Repubblica- Blog di Beppe Grillo

Fonte: La fine della Seconda Repubblica- Blog di Beppe Grillo.

Il Cavalier Silvio Berlusconi è stato ricevuto al Quirinale dalla controfigura di Umberto II, l’ultimo re d’Italia. La scena nei modi e nella sua rappresentazione è la medesima del 1943, quando a Villa Savoia Vittorio Emanuele III comunicò al Cavalier Benito Mussolini il suo licenziamento. In entrambi i casi il successore venne scelto dal regnante. Ieri fu Badoglio, adesso è Monti. La caduta del fascismo avvenne per una guerra mondiale persa. Quella del berlusconismo per un disastro economico di livello europeo. I liquidatori furono allora gli angloamericani, oggi i tedeschi e i francesi. Lo spread sopra i 500 punti ha cacciato queste caricature di governanti, di ministri e ministresse, non l’opposizione. Se fosse stato per il Pdmenoelle, questo governo sarebbe durato per sempre.
Un fantasma si aggira per l’Europa, quello del fallimento dell’euro. Il detonatore è l’Italia e il suo debito pubblico che vanno messi sotto tutela prima che sia troppo tardi. Ma è già troppo tardi… Nel frattempo però, come quando un’azienda fallisce, i creditori vogliono recuperare il massimo possibile prima del default italiano. Il Governo Monti ridurrà l’esposizione internazionale del nostro debito. La patrimoniale è cosa già fatta, insieme all’introduzione dell’Ici sulla prima casa e al taglio dei dipendenti pubblici.
Berlusconi è un vecchio zombie, era già morto politicamente nel 2008. Lo resuscitò Waterloo Veltroni, e le opposizioni, per tre anni che sono sembrati lunghissimi, lo hanno protetto in innumerevoli voti di fiducia e regalandogli deputati a piene mani, da Calearo a Razzi, per tacer di Scilipoti. La Seconda Repubblica volge al termine. Ci ha fatto largamente rimpiangere la Prima. I partiti si sono impadroniti dello Stato e se ne sono nutriti. Chi grida “Elezioni, elezioni!“, non sa di cosa parla, o forse pensa solo alle poltrone. La data delle elezioni è già stata decisa a Washington, Parigi e Londra, con tutta probabilità sarà il 2013. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale siamo un Paese a libertà limitata con basi americane che presidiano tutta la penisola. Ora siamo stati messi anche ai domiciliari. La politica economica non è più di nostra competenza, ma del FMI e della BCE. Riceviamo lettere dalla UE che sono l’equivalente di ordini, ultimatum. Mussolini, all’uscita del colloquio con il re, fu caricato su un’ambulanza. Gli venne detto che era per proteggerlo. In realtà, il mezzo era pieno di Carabinieri che lo arrestarono. Ieri sera l’ambulanza non c’era davanti al Palazzo del Quirinale e neppure i Carabinieri. Peccato. Sarebbe stata una degna e appropriata uscita di scena. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Quel “colloquio” scoperto da Borsellino tra mafia e parti infedeli dello Stato

Fonte: Quel “colloquio” scoperto da Borsellino tra mafia e parti infedeli dello Stato.

Una riflessione con Attilio Bolzoni

«Paolo mi ha detto testualmente: “C´è un colloquio fra la mafia e parti infedeli dello Stato”».

La frase di Agnese Borsellino riferita diversi mesi fa ai magistrati di Caltanissetta e riportata ieri dal quotidiano la Repubblica ci dà lo spunto per aprire una riflessione con Attilio Bolzoni, inviato di punta del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Tutto ruota attorno alla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo la strage di via D’Amelio. Quell’agenda custodiva verosimilmente le intuizioni, le analisi e le rivelazioni del giudice Borsellino sulla strage di Capaci e sulla “trattativa” tra Stato e mafia di cui era stato messo a conoscenza. Nella ricostruzione di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano viene focalizzato il periodo dal 23 al 28 giugno 1992. In quei giorni si susseguono una serie di eventi che ruotano attorno alla “trattativa”, a partire dall’incontro del 23 giugno tra il capitano De Donno e Liliana Ferraro nel quale l’ufficiale del Ros avrebbe messo a conoscenza l’ex direttore degli affari penali sulla possibile “collaborazione” di Vito Ciancimino a fronte di “garanzie politiche”. “E’ un fatto gravissimo – spiega Bolzoni – che una persona come Liliana Ferraro, amica di Giovanni Falcone, si sia ricordata di un simile avvenimento solamente 17 anni dopo”.

“Probabilmente – prosegue – il tema dell’incontro del 25 giugno alla Caserma Carini tra Paolo Borsellino, Mori e De Donno riguarda la ‘trattativa’. Non dimentichiamoci che in quei giorni c’è anche l’incontro con Subranni e Borsellino dopo averlo incontrato dice a sua moglie: ‘Subranni è punciuto’. E’ la stessa Agnese Borsellino a raccontarlo ai magistrati di Caltanissetta”. Per l’inviato di Repubblica quel “colloquio fra la mafia e parti infedeli dello Stato” di cui parla la signora Agnese rappresenta a tutti gli effetti “la certezza che Paolo Borsellino era stato messo a conoscenza di quella maledetta trattativa”.

Partiamo dalla scomparsa dell’Agenda rossa, da questo mistero legato a doppio filo con la strage di via D’Amelio.
Non sono stati certamente mafiosi del calibro di Riina, Brusca, Madonia a far prendere l’agenda rossa di Paolo Borsellino, sono stati uomini degli apparati dello Stato a prenderla, che sapevano cosa c’era scritto dentro.

Cosa si cela dietro a tutte le reticenze dell’ufficiale dei carabinieri, Giovanni Arcangioli, fotografato mentre si allontana da via D’Amelio reggendo la valigetta di Paolo Borsellino e indagato dalla procura nissena per furto aggravato?
Allo stato c’è una sentenza della Cassazione che lo proscioglie per non avere commesso il fatto, ciò non toglie che è scontato che l’agenda rossa si trovasse all’interno della valigetta di Borsellino (successivamente non è stata rinvenuta all’interno della valigetta del giudice, ndr), chi nega che questa possa non esservi stata quel giorno mente sapendo di mentire. Chi di noi si è ritrovato in via D’Amelio quella giornata ha immediatamente compreso che non si trattava solo di mafia. La data del 19 luglio 1992 segna inevitabilmente l’inizio della fine della mafia dei corleonesi con tutte le conseguenze giudiziarie che porta con sé l’uccisione di Borsellino. Qui stiamo parlando di altre componenti, dei cosiddetti “servizi deviati”, o anche di organizzazioni terroristico-eversive, o chissà che altro. Non solo non è stata solo Cosa Nostra, ma è evidente che Cosa nostra è stata messa nel sacco.

Da chi ha fatto “la trattativa”?
Ritengo che vi siano 3 trattative: la prima che avviene prima dell’arresto di Riina, la seconda dopo il suo arresto e la terza attraverso i nuovi referenti politici. Le stragi vengono fatte perché non si fidano più dei vecchi referenti, ammazzano così Salvo Lima e cominciano a trattare con i nuovi referenti.

Quell’omicidio è a tutti gli effetti uno spartiacque e apre la strada a quella strategia stragista culminata nel ’93.
Dopo l’omicidio Lima alcuni uomini politici temono per la propria incolumità e ancora di più dopo l’omicidio di Falcone. Contestualmente Mario Mori e Giuseppe De Donno si incontrano con Vito Ciancimino. Io ritengo alquanto improbabile che siano andati di loro spontanea volontà. Dal canto suo Massimo Ciancimino, al di là del suo personaggio, rivela particolari molto interessanti su questo specifico punto che non vengono smentiti dagli stessi ufficiali dei carabinieri. Massimo Ciancimino dichiara ai magistrati che il padre voleva sapere se Mori e De Donno erano “soli” o se invece “qualcuno” li aveva mandati e quindi se avevano “coperture”. Quando escono fuori i nomi dei ministri Nicola Mancino e Vincenzo Rognoni (quali possibili intermediari, ndr) i due ufficiali smentiscono, così come quando esce fuori il nome di Luciano Violante. Massimo Ciancimino invece afferma che suo padre gli avrebbe confidato che voleva “coperture” anche dall’opposizione e “aveva individuato in Violante che aveva in mano tutta la magistratura”. Per quanto possono essere spregiudicati questi carabinieri dei reparti speciali io credo che un passo così grosso non lo abbiano fatto da soli.

Un altro dei misteri del nostro Paese ruota attorno alla mancata perquisizione del covo di Riina.
Per quanto si possa specularci sopra resta una vicenda emblematica per la sua ambiguità. L’ex colonnello Mori ha gestito quell’operazione o è stato comandato a gestirla? Io sospetto che Mori sia stato un comprimario in quella vicenda e non il protagonista. Penso che sia la vicenda del covo di Riina che quella della trattativa hanno dei mandanti politici. Al di là del fatto che Mancino ed altri smentiscono queste ricostruzioni la trattativa è andata comunque avanti. Ci sono state le stragi nel Continente dopodiché, una volta insediata una nuova forza politica, le stragi si sono fermate per sempre. Il filo del ragionamento è preciso, la questione delle prove è tutt’altra.

Cosa unisce il fallito attentato all’Addaura alle stragi del ‘92/’93?
C’è un filo unico che parte dal fallito attentato all’Addaura e termina con le stragi del ’93. Cominciamo con delle ipotesi, io non so se all’Addaura c’era il cosiddetto “faccia da mostro”, questo è compito dei magistrati stabilirlo. La nuova ipotesi investigativa del 2009 ribalta quella di vent’anni fa. I fatti sono i seguenti: il giorno dopo il fallito attentato Giovanni Falcone definisce gli autori “menti raffinatissime”. Giovanni Falcone era il massimo esperto di questi temi, un uomo dall’estrema prudenza, ed è alquanto singolare che si sia lasciato andare a simili commenti senza una ragione. Falcone sa bene che le “menti raffinatissime” non sono i Galatolo, i Madonia, Totò Riina o Provenzano. Quando si usano questi termini si pensa subito ai servizi segreti, ad apparati dello Stato. Ma andiamo per ordine. Il 5 agosto 1989 muore in circostanze misteriose l’agente di polizia Nino Agostino e con lui sua moglie Ida Castelluccio. Riina fa un’indagine interna e non scopre nulla: non è stata Cosa Nostra. Si è trattato di un omicidio passionale come hanno voluto far credere con le indagini della squadra mobile dell’epoca?! E chi ha fatto sparire le carte di Nino Agostino dal suo armadio? A marzo dell’anno successivo muore l’agente Emanuele Piazza, ecco che viene seguita un’altra pista passionale. Per mesi i Servizi negano al pm Antonino Di Matteo la collaborazione di Piazza con il Sisde. Un altro aspetto inquietante viene dalla presenza del capo della Squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, nei libri paga del Sisde dal 1986 al 1988, con il nome in codice “Rutilius”. Per non parlare dei verbali che mancano. Il padre di Nino Agostino racconta dopo la scomparsa del figlio di quella “faccia da mostro” ma non c’è nessun verbale dell’epoca su quelle dichiarazioni. E’ evidente che non sono prove che ha fatto sparire Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta o la Camorra.

Dopo l’Addaura c’è la strage di Capaci.
Giovanni Falcone doveva essere ucciso a Roma con “armi corte”. Nella capitale Falcone girava senza scorta, poi invece viene ordinato al commando predisposto per la sua eliminazione di ritornare in Sicilia perché è lì che si deve fare l’attentato con altre caratteristiche. Di ben altro significato. Di fatto era molto più facile ucciderlo a Roma. Dopo soli 57 giorni c’è la strage di via D’Amelio. Il depistaggio relativo alle prime indagini sulla strage di Borsellino che sta emergendo oggi ruota attorno alla mancata “paternità” di una “soffiata” della Squadra mobile e del Sisde sulla 126 utilizzata come autobomba. Prima c’è la “soffiata” e poi spunta Vincenzo Scarantino. Ma quello è solo l’atto finale di una strategia che dura da anni. Una strategia all’interno della quale quelle forze mafiose erano alleate con alcune forze di apparati dello Stato e hanno camminato sempre insieme. Questo è abbastanza evidente, poi però trovare le prove giudiziarie è un altro discorso.

Resta il fatto che più ci addentriamo all’interno di questa strategia criminale e più si delinea quello che può essere definito uno “Stato-mafia”.
Più che uno “Stato-mafia” io vedo un “doppio Stato”. C’è uno Stato che commemora Falcone, gli eroi, con tanto di fanfare e carabinieri a cavallo, e poi c’è un altro Stato che butta le indagini sulle stragi di Falcone e Borsellino in un magazzino fatiscente a marcire in mezzo agli escrementi dei topi. Lì dentro sono state ritrovate carte semidistrutte dall’umidità. Una cosa vergognosa! Eccolo il doppio Stato: uno Stato che collabora con Falcone attraverso funzionari come Beppe Montana, Ninni Cassarà e altri che gli hanno dato la vita, e poi un altro Stato che ha remato contro con funzionari infedeli, talpe, spioni, gente asserragliata dentro l’alto commissariato antimafia che agivano di contrasto all’azione efficace e moderna di Falcone. Per non parlare del Csm, non è stato anche quest’organo di autogoverno che ha bocciato ogni sua iniziativa?! Stiamo parlando di uno Stato che non lo ha fatto diventare superprocuratore, che non lo ha fatto diventare consigliere istruttore e via dicendo. Ogni volta che era candidato a qualche carica veniva bocciato. Un doppio Stato: uno Stato al servizio dei cittadini e un altro al servizio di interessi oscuri.

La pretesa di verità sul biennio stragista ‘92/’93 di una parte del nostro Paese si contrappone a quello che tu definisci il “doppio Stato”.
Secondo me quando i magistrati di valore come Falcone e Borsellino ieri, ed altri oggi, si avvicinano a certe verità nel nostro Paese (e la nostra è una democrazia molto giovane) ci sono sempre delle forze che si agitano all’interno dello Stato per impedirlo. Credo perciò che sia ancora molto presto per arrivare a queste verità di cui sapremo qualcosa solo tra molti anni. Sono pochissimi gli uomini che si occupano delle indagini sulle stragi. Prendiamo ad esempio la procura di Caltanissetta che vede impegnati su questi temi il procuratore capo, un paio di aggiunti e qualche sostituto. Tra l’altro il distretto di Caltanissetta deve occuparsi anche del comprensorio di Gela che è alquanto impegnativo dal punto di vista giudiziario. Stesso discorso vale per i funzionari che hanno le deleghe per lavorare a Caltanissetta. A me risulta che vi sia un solo funzionario che lavora a tempo pieno sul mistero delle stragi, credo che il presidente della Repubblica dopo aver letto alcuni articoli di stampa abbia concesso alla procura nissena quattro sottoufficiali, due della Guardia di Finanza e due dei Carabinieri che hanno rinforzato questo nucleo. Ma i misteri d’Italia si devono risolvere con 6-7 persone? Non metto in dubbio la loro altissima professionalità, ma qui ci vorrebbe la concentrazione delle migliori forze investigative per scoprire chi ha ucciso Falcone e Borsellino.

Non ritieni comunque che il momento attuale sia particolarmente decisivo per poter arrivare ad individuare i mandanti delle stragi?
Io ritengo che il mandante “siciliano” di queste stragi è stato condannato ed è sicuramente Totò Riina, mentre il mandante “italiano” non lo hanno mai cercato fino in fondo. Sono convinto che ci sia realmente un mandante “siciliano” e un mandante “italiano”.

da: AntimafiaDuemila.com

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