Archivi del mese: dicembre 2011

Person of the Year 2011: Alberto Perino- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Person of the Year 2011: Alberto Perino- Blog di Beppe Grillo.

La persona dell’anno del blog è un cittadino italiano. Vive in Val di Susa. Si chiama Alberto Perino. E’ un punto di riferimento del MoVimento No Tav. E’ stato denunciato, minacciato, diffamato, isolato. E’ odiato dai partiti e da sempre nel mirino della magistratura. Un montanaro, rude, con la barba e l’accento piemunteis. E’ un eroe civile. Un italiano che dedica la vita alla sua comunità. Che sfida il Potere, quello con la P maiuscola. Quanti possono dire lo stesso?
La Tav è un mostro che può divorare la Val di Susa e forse inghiottire l’intera Nazione. In gioco ci sono 22 miliardi di euro dello Stato italiano (la UE ne finanzierà solo una piccola parte) per un tunnel di 50 km per trasportare merci che sono in diminuzione da almeno 10 anni. Non serve a nulla e allora a cosa serve? Perché qualunque governo a partire dalla fine degli anni ’80 mette la Tav tra le sue priorità? Da Prodi a Berlusconi? Perché Fassino nel suo primo discorso da sindaco ha citato subito la Tav come irrinunciabile, come se avesse il pepe al culo, chi glielo ha messo? E per quali insondabili ragioni il governo “tecnico” Monti si è affrettato a firmare il trattato italo-francese per l’inizio dei lavori? E ben due neoministri, Passera e Clini, hanno affermato nella prima intervista che la Tav s’ha da fare assolutamente? Nessun partito si è mai opposto alla Tav quando a tutti, persino a professori universitari e a tecnici, è ormai chiaro che è un furto colossale nei confronti dei cittadini italiani. Ci sono montagne di documenti che provano l’inutilità di questo progetto, ma neppure uno a favore, solo frasi fatte come “Chi non la vuole è contro il progresso” o “E’ necessario per collegarsi all’Europa“. Cazzate propinate dai giornalisti di regime.
L’elenco di chi vuole la Tav a qualunque costo, anche di trasformare una tra le più civili valli alpine in un territorio militarizzato come l’Afghanistan (non avvenne neppure durante l’occupazione tedesca nella Seconda guerra mondiale) è impressionante. Ci sono le banche, tutti i partiti, le cooperative rosse, le cooperative bianche, la ‘ndrangheta, le cosiddette Istituzioni, dalla Presidenza della Repubblica alla Regione Piemonte, le Ferrovie dello Stato, la Francia, i giornali, dalla Repubblica al Corriere della Sera. Contro la Tav ci sono solo semplici cittadini come Perino, valsusini che proteggono la loro terra da uno scempio insensato e per questo sono trattati da criminali, da bifolchi montanari, da retrogradi, da black bloc.
Il Potere sa che se perde in Val di Susa perderà ovunque ci siano movimenti di cittadini informati. Perderà per la Gronda, per la base americana Da Molin di Vicenza, perderà per il Ponte di Messina. perderà per l’Expo2015 di Milano. La Val di Susa può diventare la Waterloo dei partiti e del Sistema che rappresentano. La fine dell’esproprio della democrazia. Uno, cento, mille Perino. A sarà dura!

P.S. Il 31 dicembre alle ore 14 ci vediamo sul Blog un messaggio di fine 2011 e gli auguri per il 2012! Beppe Grillo

ComeDonChisciotte – GIOCO DI OMBRE. SALVATE L’EUROPA PER FAVORE

Fonte: ComeDonChisciotte – GIOCO DI OMBRE. SALVATE L’EUROPA PER FAVORE.

DI GUSTAVO PIGA
gustavopiga.it

What do you see? – Sherlock: Everything. That is my curse. Cosa vedi? – Sherlock: Tutto. E’ la mia maledizione.

Who are you? – Sherlock: Concerned Citizens.

Chi siete? – Sherlock: Cittadini che vogliono essere coinvolti.

Sherlock Holmes 2, Gioco di ombre.

Voi sapete che in questo momento i 17 Paesi dell’euro più altri Paesi (non il Regno Unito) dell’Unione Europea hanno deciso dopo il vertice di Marsiglia del 9 dicembre di aggiungere al trattato un Patto Fiscale (Fiscal Compact)? Penso di sì anche se la stampa non è che se ne stia occupando molto in questi giorni di feste.

 

Sapete anche cosa comporterà nei dettagli? Certamente no perché nulla circola. Qualcosa trovate sul sito del Consiglio Europeo. Ma non tutto.

Per esempio non trovate qualcosa che apparentemente ci sarà, la regoletta che ogni Paese che abbia un rapporto debito pubblico su PIL superiore al 60% (come l’Italia) dovrà impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Per capirci: siamo oggi al 120%, del 60% superiore al valore di riferimento del 60%? Bene (mica tanto), ogni anno dovremo ridurlo del 60/20= 3 % ogni anno. Cioè ogni anno ci dobbiamo impegnare a ridurre di circa 40-50 miliardi il nostro debito (di più se siamo in recessione, con il PIL che cade).

 

Per capirci ancora meglio, la cosa sarebbe addirittura più dura di quel pareggio di bilancio che con il nostro appello a Monti abbiamo cercato di scongiurare. 3% di PIL di debito in meno ogni anno non è nemmeno pensabile poterlo fare con sole manovre di austerità rigoriste, anche se queste saranno – dopo l’approvazione di questa regola – addirittura più dure di quanto non lo sarebbero state con il solo obiettivo del bilancio di pareggio. Di fatto saranno un modo per obbligare i prossimi governi (e questo) a vendere i gioielli di famiglia, privatizzare il privatizzabile, da aziende strategiche a servizi pubblici locali a patrimonio pubblico. Nel momento peggiore per vendere, quando l’economia non tira. A casaccio, sotto la spinta dell’emergenza.

 

Insomma, questo patto fiscale è una rivoluzione vera e propria, se dovesse essere approvato con questi contenuti. Molti di noi, io per primo, sarebbero contrari perché aggrava la recessione e ci spinge a privatizzare non perché ci abbiamo ragionato sopra ma perché obbligati dalla fretta, come avvenne nei primi anni 90, una mossa rivelatasi col senno di poi disastrosa, visto che non solo non ha portato grande crescita, ma ha anche impedito di fare quello che più conta per i consumatori, le liberalizzazioni del settore (settori che, una volta privatizzati, erano in mano a privati che non ebbero nessuna intenzione di avallare liberalizzazioni che, introducendo maggiore concorrenza e minori profitti, le avrebbero danneggiate. E così è andata). Molti di noi dunque vorrebbero esprimere un parere su di ciò, come giusto che sia in ogni democrazia.

 

Ed in effetti, come è corretto, pare (l’ho saputo da una fonte, mica perché è informazione pubblica) che i governi nazionali possono esprimere il proprio parere al riguardo presentando degli emendamenti. Ottimo, direte. Certo.

 

C’è un problema. Piccolo piccolo. La scadenza per consegnare gli emendamenti, mi dice sempre la mia fonte, è questo 29 dicembre, tra 3 giorni. Nessuno lo sapeva, vero? Già. La stampa o non lo sapeva o come a volte accade, non si rende conto dell’importanza della cosa. Oppure, lo sa bene, ma preferisce commentare a posteriori, quando è troppo tardi. Comunque sia è difficile essere come lo Sherlock Holmes del film, capaci di vedere tutto. Ma Dio sa se ce n’è bisogno. Ma torniamo a noi: che si può dire in 3 giorni nel dibattito per aiutare il nostro Governo a decidere per bene quali emendamenti meglio rappresentano i nostri interessi nazionali? Poco. Ma c’è di peggio.

 

La mia fonte mi ha detto un’ultima cosa. Che al Ministero dell’Economia, dove stanno studiando gli emendamenti da proporre, gira la voce che non se ne debba assolutamente parlare con l’esterno. L’esterno. Cioè noi. Noi cittadini.

 

Badate bene, non è questione se c’è o se non c’è la regola devastante del ventesimo ogni anno di debito PIL da ridurre. Anche se non ci fosse qui siamo alle prese con un problema non indifferente di democrazia. Certo se ci fosse anche la clausola del ventesimo di debito e noi non ne sapessimo nulla potremmo certamente parlare di un gravissimo errore di questo Governo, se di errore involontario si tratta. Altrimenti di vero e proprio aggiramento del Parlamento.

 

Avete 3 giorni per manifestare e per richiedere di conoscere quali emendamenti il nostro Governo presenterà riguardo alla proposta di nuovo Trattato dell’Unione. Trovate voi i mezzi, io faccio fatica a fare appelli ogni 3 giorni. Ma il momento è cruciale e se di Europa trattasi deve trattarsi di una Europa dei popoli e democratica e non di stanze chiuse e piene d’ombra anche se illuminate. Altrimenti addio Europa.

Gustavo Piga
Fonte: http://www.gustavopiga.it
Link: http://www.gustavopiga.it/2011/gioco-di-ombre-salvate-leuropa-per-favore/
25.12.2011

ComeDonChisciotte – LE BANCHE FINANZIANO I GOVERNI I QUALI DANNO I SOLDI ALLE BANCHE…

Gli stati, cioè noi cittadini, si fanno prestare i propri soldi dalle banche che traggono da questo giochetto un grande utile, circa il 6% al momento per l’Italia! Ecco dove finiscono i soldi della manovra Monti!
Fonte: ComeDonChisciotte – LE BANCHE FINANZIANO I GOVERNI I QUALI DANNO I SOLDI ALLE BANCHE….

DI GZ
cobraf.com

L’unica cosa che conta oggi, sia per i mercati che i governi sono le Banche, il credito e le banche centrali. Tutto quello che leggi sull’economia e la crisi è rivolto in sostanza tenere a galla le Banche. Delle imprese grandi e piccole, dell’industria, degli artigiani, del commercio, della bilancia dei pagamenti, della tecnologia, delle regolamentazioni, delle famiglie e dei loro debiti… di tutto il resto insomma, non frega niente.

Ad esempio i mercati sembrano tenere negli ultimi giorni perchè oggi la BCE ha prestato tramite asta 489 miliardi di euro al modico costo dell’1%, per la durata di tre anni, alle maggiori banche europee. Questo è un risultato tecnologico, industriale ed economico bellissimo, di cui essere fieri e che fa sentire stasera meglio tutti in ogni casa, da Copenaghen a Siracusa.

Come mai le banche si sono fatte prestare 489 miliardi dal governo ?

Beh… su 3.900 miliardi di depositi in C/c le banche europee hanno al momento circa solo 200 miliardi di cash, soldi contanti, quelli che i rapinatori chiedono quando entrano con la pistola. Ad esempio nel 2012 i governi dell’eurozona devono rifinanziare circa 1.700 miliardi di debiti e le banche la metà circa. E Le banche stanno dal 2010 comprando titoli di stato, anzi li comprano quasi solo loro, per cui i governi hanno bisogno che le banche li finanzino. E a loro volta però le banche hanno bisogno che i governi diano loro soldi. Sembra un gatto che si morde la coda, un meccanismo circolare ? Certo ! Perchè lo è ! Sono miliardi che vengono creati dal niente e girano avanti e indietro nel circuito finanziario e bancario senza quasi toccare l’economia reale !

Il trucco è farlo senza che si noti che ogni sforzo e provvedimento dei governi è in pratica rivolto a finanziare le banche (Nota Bene: contrariamente a quello che si pensa e ancora insegnano a scuola, le banche non finanziano l’economia, è l’economia, famiglie e imprese che finanziano per lo più le banche… Ad esempio l’austerità, le stangate e i sacrifici di Monti, Zapatero, Papadopulos, Sarkozy… sono rivolti a far pagare i debiti verso banche estere, sostanzialmente. Per l’economia sono dannosi, servono a pagare interessi alla rendita finanziaria).

A dire la verità anche un cieco dovrebbe un poco intuirlo visto che come primo ministro in Grecia è stato installato un banchiere, Papademos, in ottobre e in Italia in novembre nel nuovo governo di fatto comanda Corrado Passera di Banca Intesa e Mario Monti prende ordini direttamente dalla BCE. Il punto è che tutto il resto dell’economia conta circa zero ora, per cui conviene cercare di capire i meccanismi e le manovre che riguardano le fottute banche

i) da luglio la BCE ha iniziato a comprare circa 6-9 miliardi di euro di titoli di stato italiani, portoghesi, spagnoli, greci, irlandesi a settimana ed è arrivata ora a 220 miliardi

ii) simultaneamente sempre da maggio-giugno le banche centrali dei paesi “deboli” in europa si sono fatte prestare dalla Banca Centrale olandese e tedesca circa 450 miliardi di euro, tramite “TARGET 2” (usano nomi in codice come nei film di 007 e nello spionaggio perchè le masse non capiscano). Se uno si è rotto una gamba e non può andare in vacanza o uscire durante le feste per cui non ha niente da fare, può leggere qui come funziona, c’è un video sul sito della BCE, sicuramente molto scaricato

iii) Il 4 dicembre il governo Monti ha inserito nel decreto dell’austerità una norma per cui i bonds bancari sono garantiti dallo stato (non completamente) e lo stesso avevano fatto mesi fa Irlanda e Portogallo

iv) sempre ai primi di dicembre Draghi e la BCE hanno annunciato la creazione di una cosa chiamata “long term refinancing operation” (o “LTRO”), un asta di liquidità con cui la BCE mette a disposizione delle banche europee che ne fanno richiesta tutta la liquidità di cui hanno bisogno ad un certo tasso. Attualmente le operazioni di LTRO della BCE sono trimestrali, ma i prestiti sono fino a tre anni e possono arrivare a 600 miliardi. La BCE chiede alle banche che partecipano all’asta un “collaterale”, qualcosa in pegno diciamo, per garantire il credito ottenuto. Il tasso applicato dalla BCE è “qualcosa di più” dell’Euribor a 3m cioè ora circa l%. QUESTA NON E’ LO STAMPARE MONETA CLASSICO, MA UN ABILE TRUCCO CHE SEMBRA DRAGHI ABBIA INVENTATO ASSIEME AI FRANCESI PER INCASTRARE I TEDESCHI

v) Ieri Intesa e Unicredit hanno chiesto ufficialmente che i loro bonds possano essere usati come “collaterale”, cioè qualcosa che viene dato in pegno, all’interno di questo nuovo programma LTRO di cui al paragrafo precedente. (Questo perchè i tedeschi rompevano i maroni che bisognava prestare solo se c’è una qualche garanzia..)

vi) in aggiunta qualche giorno fa il governo Monti ha passato una norma per cui lo stato vende alle banche beni pubblici tipo immobili, caserme e terreni e queste a loro volta creano obbligazioni cartolarizzate basate su questi beni e poi li danno in leasing allo stato (!). In questo modo si riesce a creare abilmente del “Collaterale”, qualcosa che le banche possono dare a garanzia dei soldi che devono prendere a prestito per stare a galla

vii) tra ieri e oggi i mercati sono saliti perchè hanno intuito che il lancio di questo “LTRO”, previsto per oggi, avrebbe mosso centinaia di miliardi. Alle 10:45 è uscito il risultato dell’asta e voilà, 489 miliardi sono stati “allocati” alle banche europee dalla BCE, soldi prestati per 3 anni all’1%, di cui quasi 200 miliardi è denaro fresco e il resto rifinanzia debiti esistenti (Nota: il mercato ha ceduto sul momento oggi perchè i trader che sono ignoranti e superficiali non si erano accorti che di 489 miliardi solo 200 miliardi era denaro fresco, la cifra totale era maggiore delle previsioni, ma la parte “fresca” non tanto)

I ministri delle Finanze, le banche centrali, il Fondo Monetario e i banchieri (che sono poi la stessa cosa)… sperano che con questa prima botta da 200 miliardi le banche ora comprino BTP, Tesobonos spagnoli, bonds portoghesi, irlandesi tenendo a galla gli stati. E così alle prossime aste trimestrali.

E in questo modo gli astuti italiani e francesi pensando di incastrare i tedeschi e olandesi della BCE per centinaia di miliardi…

Qualcuno ha seguito la storia fino in fondo ? Ho cercato di colorirla un poco perchè la fanno complicata per mettertela meglio in quel posto, ma questa E’ L’UNICA VICENDA AL MOMENTO A CUI PRESTARE ATTENZIONE, i mercati e i governi dipendono interamente da questa simpatica storia….

GZ
Fonte: http://www.cobraf.com
Link: http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=4626&reply_id=327697
21.12.2011

ComeDonChisciotte – SE SI PREOCCUPA LUI

Fonte: ComeDonChisciotte – SE SI PREOCCUPA LUI.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Sta succedendo qualcosa di serio alla Banca Centrale Europea, e non per nulla la notizia ha fatto la prima pagina del Financial Times. Lorenzo Bini Smaghi – membro del comitato esecutivo della BCE, ma anche un ultras delle politiche Neoliberiste dell’Eurozona (infatti viene dalla notoria Scuola di Chicago del mostro Neoliberista Milton Friedman) – ha appena pronunciato le stesse parole che ho gridato io a Matrix il 15 novembre scorso, almeno su due aspetti cruciali. Incredibile. Ovviamente neppure mi sogno di insinuare che Bini Smaghi mi abbia ascoltato, sarebbe ridicolo. Voglio solo dare l’idea di che razza di salto mortale ha compiuto questo pezzo da 90 della BCE se di colpo le sue vedute coincidono con le mie, cioè Modern Money Theory. Ma vediamo:

Io dissi che la BCE avrebbe dovuto acquistare molti più titoli di Stato dei Paesi nei guai come l’Italia, per fermare l’attacco micidiale dei mercati nel panico (se un titolo viene molto comprato, il suo tasso d’interesse cala di colpo, e questo significa che lo Stato che lo ha emesso deve pagare molto di meno e indebitarsi molto di meno. I mercati perdono la paura che quello Stato fallisca enon li rimborsi). Dissi che la BCE poteva bloccare quindi il tasso d’interesse pagato da Roma al 3%, invece che all’attuale catastrofico 6-7%. Bini Smaghi ha appena affermato che “è importante che la BCE agisca con decisione. Non escludo un intervento più energetico sul mercato dei titoli dell’Eurozona, magari bloccando i tassi d’interesse di quei titoli o lo spread coi titoli tedeschi”. (lo spread è una misura convenzionale espressa in punti che indica quanto meno affidabili siano certi titoli di Stato di Paesi dell’Eurozona rispetto all’esempio dei titoli tedeschi considerati come punto di riferimento di affidabilità. Più lo spread dei titoli non tedeschi è alto, meno sono ritenuti affidabili).

Io dissi che l’Eurozona stava precipitando in una deflazione della ricchezza pericolosa, micidiale, dovuta anche alle politiche di austerità imposte dalla BCE, che si rifiutava di usare i propri strumenti monetari per aiutarci (cioè stampare Euro per tutti). Bini Smaghi ha appena affermato che “è inutile nasconderci dietro le regole per evitare di agire (…) se c’è un pericolo di deflazione e recessione economica la BCE deve iniettare fondi nel sistema”.

 

Ora attenzione. Il suo titolare alla BCE, Mario Draghi, ha categoricamente escluso, su volere della Germania, entrambe quelle opzioni, di fatto incoraggiando il collasso dell’Eurozona che Berlino cerca ostinatamente per i propri profitti. Non per nulla, proprio un membro tedesco del comitato esecutivo della BCE, Jürgen Stark, si è dimesso pochi giorni fa in un’isterica tirata contro gli attuali miserrimi acquisti di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea. Figuriamoci cosa avrebbe detto della proposta Bini Smaghi. E allora, cosa sta succedendo?

La risposta di un giornalista responsabile è “non lo so con esattezza”. Ma un punto è imprescindibile ed è inevitabile menzionare: se un alto funzionario del calibro di Bini Smaghi se ne esce con parole di rottura così violente rispetto al diktat del suo superiore, questo significa come minimo che alla BCE regna il panico per la linea ‘talebana’ dell’ultra fanatico Draghi al servizio dell’opzione ‘nucleare’ tedesca di politica monetaria europea.Al suo connazionale Bini Smaghi è stata affidato l’allarme. Allarme prontamente raccolto dai mercati che infatti hanno riportato il tasso sui BTP italiani a quasi il 7% (il livello insostenibile che in pochi mesi causa la bancarotta dello Stato).

Ora, questo come si traduce per tutti noi semplici persone? Bè, è come dire che se anche il vice capo della centrale nucleare dichiara che bisogna raffreddare i reattori al più presto, allora si salvi chi può, perché significa che al comando nella sala di controllo sta un pazzoide pericoloso.

Guardate che mica tanti qui stanno capendo che Mario Draghi è uno psicopatico fanatico della chemioeconomia che distruggerà le nostre vite di famiglie per altri 40 anni. Smettete di guardare sempre dalla parte sbagliata, non è Monti, è Draghi. E lo fermiamo solo con la Modern Money Theory, altro non c’è.

p.s. “Allarme prontamente raccolto dai mercati che infatti hanno riportato il tasso sui BTP italiani a quasi il 7% (il livello insostenibile che in pochi mesi causa la bancarotta dello Stato)“. Lo capite o no che le moine di Monti l’austero sono aria fritta per i mercati padroni? Non doveva essere Monti a riportarei tassi sui BTP a livelli accattabili? Perché i Giavazzi, Mauro, e Scalfari non ci spiegano come mai siamo ancora al 7%? Ma non era Berlusconi? Ma lo capite o no che nel nome di moine inutili vi stanno rovinando a milioni?

pp.ss. Qualcuno dica alla ‘Robin Hood patrimoniale Camusso’ che l’economia è adata avanti rispetto al 1377, che si studi i bilanci settoriali di Wynne Godley, o si guardi un mio video almeno. Operai, siete veramente dei polli.

LA GUERRA DEGLI INNOCENTI – Cadoinpiedi

LA GUERRA DEGLI INNOCENTI – Cadoinpiedi.

di Marinella Correggia – 25 Dicembre 2011
Libia, Iraq, Siria, Afghanistan, Serbia: lo sterminio di piccole vittime neglette dei conflitti occidentali “per la democrazia e i diritti umani”. Perché i bambini non sono tutti uguali

I bambini non sono tutti uguali. Amina è nata in Niger pochi anni fa e pesa cento e più volte meno di Daniel, suo coetaneo del Lazio, Italia. Nel senso che un abitante nigerino in media ha una responsabilità di gas serra pari a 0,06 tonnellate, un italiano, invece, di oltre otto tonnellate (dati Onu a questo link). Le emissioni pro capite sono il riflesso di un’enorme sproporzione nel consumo collettivo e individuale di materiali, risorse naturali, energia, derrate. Per mantenere Amina non c’è bisogno di alcuna guerra per le risorse. Per mantenere Daniel – perfino in tempo di crisi – sì.

I bambini non sono tutti uguali. Ad esempio le poche volte che la Nato accetta di risarcire una famiglia afgana per congiunti periti nei bombardamenti, si arriva al massimo a 2.000 dollari a morto. Quanto “vale” un pupo statunitense?

I bambini non sono tutti uguali. Soprattutto nelle guerre occidentali condotte con l’alcaselzer delle ragioni umanitarie. Utilissimi, gli amati children, quando si tratta di denunciare le minacce mortali e le violenze del nemico politico di turno.

Ignorati, però, i children, quando sono dalla parte sbagliata rispetto alla lama. La parte che riceve i colpi dell’intervento umanitario. In quel caso sono assimilati ai nemici. O al più, sono tollerabili danni collaterali.

Strumentalizzati a fini bellici

Nel 1990, alla vigilia della guerra contro l’Iraq, fu utilissima la “testimonianza” al Congresso Usa della quindicenne Nayrah, “volontaria all’ospedale di Kuwait City”: singhiozzando disse che i soldati iracheni, arrivando da invasori, avevano strappato i neonati dalle incubatrici lasciando che morissero per terra. Quest’atrocità assoluta ma falsa ebbe grande eco e fu ripetuta molte volte. A guerra felicemente innescata, risultò la ragazza era la figlia dell’ambasciatore del Kuwait negli Usa e che la frottola era stata ideata dall’agenzia di public relations Hill and Knowlton la quale per curare l’immagine dell’emirato aveva strappato il contratto più alto fino ad allora nella storia delle relazioni pubbliche. Soldi ben spesi; il mondo corse a proteggere il povero emiro degli Al Sabah e la dinastia petromonarchica fu liberata e salvata.

(Come spiega il giornalista investigativo Michel Collon nel libro Libye, Otan et médiamensonges (sett. 2011), la Nato sul “fronte mediatico libico” ha avuto i consigli di due agenzie statunitensi di Pr molto valide: la Harbour e la Patton Boggs).

Altre incubatrici hanno coronato venti anni di strumentalizzazione bellica dei bambini. Stavolta è la Siria: le “milizie di Assad” avrebbero distrutto il generatore dell’ospedale di Hama con otto bebè prematuri morti nelle incubatrici. Si è presto visto che le immagini di neonati ammucchiati e apparentemente rossi di asfissia si riferivano a un ospedale di Alessandria d’Egitto e che per fortuna i bebè – benché in sovraffollamento – erano vivi.

In mezzo, fra le prime incubatrici e le ultime, gli occidentali e i loro alleati hanno sbandierato la protezione a mano armata di: bambini del Kosovo vittime dei cattivi serbi, bambini afghani vittime dei talebani, bambini libici vittime dei “mercenari di Gheddafi” (per citare dei bambini palestinesi).

Piccole vittime ignorate a milioni

Iraq, guerra del 1991 e successivo embargo e successiva guerra del 2003.
Un’ecatombe. Chi morì nel rifugio di Al Almerya e in una delle tante fosse comuni (le case di civili azzerate dalle bombe). Chi diventò orfano (decine di migliaia i soldati iracheni uccisi anche mentre si ritiravano). Chi nacque deforme e/o morì per l’inquinamento da uranio impoverito.

Chi morì per le durissime sanzioni internazionali. Grazie alla “comunità internazionale”, la mortalità infantile in Iraq era infatti balzata dal 56 per mille del 1990 al 131 per mille nel 1999 ; un bambino su cinque era malnutrito (dati Unicef). Nel 1996 il programma Sixty Minutes intervistò l’ambasciatrice Usa all’Onu Madeleine Albright: “Pare che siano morti di embargo 500mila bambini iracheni. E’ più di Hiroshima. E’ un prezzo giusto da pagare?”; risposta della Madeleine: “E’ una scelta davvero dura ma sì, pensiamo di sì”. E a proposito di neonati: molti ne morirono per mancanza di ossigeno, la cui importazione era vietata dall’Onu per il possibile uso bellico.

Nel 1999 si tacque il fatto che i bambini kosovari e le loro famiglie erano scappati in massa proprio all’arrivo delle bombe Nato a loro difesa (che fecero vittime fra serbi e kosovari senza discriminazioni).

Nel 2001 iniziò la guerra in Afghanistan che da dieci anni annienta interi villaggi (anche in Pakistan) e i suoi abitanti, finora decine di migliaia secondo i tristi body counts. Senza pace è impossibile ogni minimo miglioramento delle condizioni di vita di un paese miserrimo (ed ecco le morti per stenti e malattie).

Nel 2003, bis di bombe occidentali sull’Iraq con un numero incalcolabile di morti bambini, e poi il vaso di Pandora della successiva occupazione anglosassone corredata di: “errori collaterali”; assedio alla città ribelle di Falluja (ottobre 2004) con armi al fosforo bianco stile Dresda, 4mila morti; stragi kamikaze che non finiscono mai.

Nel 2011, in Libia, gli otto mesi di bombe e missili hanno danneggiato piccole vittime a centinaia di migliaia. Sì! Così tante, se si calcola tutto. Se si calcolano i morti e i feriti sotto le bombe dell’operazione “Protettore unificato” della Nato e dei suoi alleati locali; i quali ultimi hanno già fatto sapere di non avere intenzione di chiedere alla Nato si indagare, nemmeno nei casi conclamati, perché gli effetti collaterali sono normali (“Nato urged to probe civilians killed in Libya war”, Reuters, 16 dicembre 2011). Se si calcolano gli orfani dei combattenti.
Se si calcolano le vittime dell’assedio Cnt/Nato a Sirte (molto peggiore di quello governativo a Misurata). Se si calcolano le decine di migliaia di famiglie sfollate e costrette a vivere in alloggi di fortuna perché hanno avuto la casa distrutta, e tutte le case di Sirte lo sono. Se si calcolano le migliaia di famiglie di libici neri cacciati – pulizia etnica – dalla loro cittadina di Tawergha (gli armati di Misurata impediscono loro di tornare). Se si calcola la perdita di reddito per le famiglie dei moltissimi lavoratori migranti costretti alla fuga. Se si calcoleranno le vittime dell’uranio impoverito, ingrediente dei proiettili missilati dai Cruise.

In “cambio”, quali bambini ha protetto la missione libica? L’ipotetico massacro di civili era stato sventolato sulla base di notizie rivelatesi false.

E quanti dei bambini che secondo fonti non verificabili sono morti in Siria, sono il frutto delle ingerenze esterne che armando il cosiddetto esercito siriano libero allontanano le possibilità di negoziato fra le parti, previo cessate il fuoco?

Incontri: Omar, Sretchco, Najimullah, Ali, Noor

Bassora (Iraq) 1993. Omar aveva la stessa età dell’embargo, due anni e alcuni mesi. Nel piccolo viso mediorientale sgranava uno sguardo vellutato. Vivo e di normale peso, era una consolazione guardarlo dopo le immagini di scheletrini moribondi da embargo, negli ospedali. Sarà sopravvissuto all’embargo e alla successiva guerra, visti i tanti bambini morti per decreto internazionale? E sarà andato a scuola? Nei durissimi anni dell’embargo, a frequentare le aule malconce era poco più del 60% dei piccoli in età scolare; le spese per l’istruzione erano scese a un decimo in dieci anni. E avrà mangiato a sufficienza Omar? E si sarà ammalato di radioattività? Nell’area di Bassora soprattutto, i proiettili a uranio 238 usati nel 1991 hanno triplicato i casi di malattie come la leucemia, le malformazioni infantili, tumori.

Belgrado, 1999. Sretchco, o un nome così. Piccolissimo bimbo serbo, nato di sette mesi durante l’attacco Nato. A spegnerlo sarebbe bastato un soffio, l’interruzione di corrente prolungata e un guasto al generatore; succede, in guerra.

Agam (Afghanistan), 2001. Cullato dalla madre ventenne, Najimullah era nato da pochi giorni, già orfano. Una bomba “contro Bin Laden” aveva centrato dodici uomini fra i quali suo padre mentre riposandosi bevevano scin ciai, the verde (Marinella Correggia, “Gli orfani di Tora Bora”, il manifesto, 27 dicembre 2001). Nel villaggio un uomo, Durkan, sotto altre bombe aveva perso moglie e i cinque figli: “Non sappiamo più nulla di lui, era come impazzito, poi è sparito”. Come starà, peraltro, il pastorello Hanin che a undici anni, nel 1999, una delegazione della Campagna italiana per la messa al bando delle mine raccolse fra Herat e Kandahar mentre correva alla ricerca di aiuto con la mano in poltiglia, appena lacerata da una granata (Marinella Correggia, reportage “Lo sminatore di Ghazni”, in Ho visto, edizioni e/o 2003)?

Baghdad 2003. Ali Ismail Eedan. Unico superstite della sua famiglia vittima di un bombardamento, le braccia ridotte a moncherini che incredulo cercava di agitare; divenuto un caso internazionale (l’unico) fu poi portato a Londra per avere almeno le protesi. Riparazione del danno.

Tripoli, fine luglio 2011. Noor, bambinetta color caffelatte dai capelli ricci, viveva nella città orientale di Tobruk con cinque fratelli, la madre e il padre poliziotto; temendo azioni da parte degli insorti, avevano fatto fagotto verso la capitale o verso Zliten, come molti altri. Da mesi Noor doveva accontentarsi di un container metallico.

Sempre a Tripoli, a una nonna non rimanevano che le foto dei suoi due nipotini, e dei loro genitori. Tutti schiacciati sotto le macerie della loro casa nella zona di Arrada Suq Al Juma. Il 19 giugno 2011.

(Questo il link per partecipare al progetto L’ultima delle guerre)

La BCE e il Giro di BOT- Blog di Beppe Grillo

Fonte: La BCE e il Giro di BOT- Blog di Beppe Grillo.

La BCE ha prestato 500 miliardi di euro alle banche europee a un interesse dell’uno per cento per tre anni. Praticamente gratis. Lo ha fatto per far ripartire l’Europa. Per permettere alle banche di riaprire i rubinetti e finanziare l’economia reale, per le imprese che stanno chiudendo alla velocità della luce. Come direbbe Ciro, il mio figlio più piccolo, è un vero barbatrucco. I soldi della BCE non nascono sotto i cavoli, ma sono garantiti dagli Stati della UE, in definitiva sono nostri. Le banche vanno salvate, sono in crisi di liquidità e non si prestano neppure più i soldi tra loro. Inoltre hanno in pancia miliardi di crediti inesigibili e di schifezze finanziarie varie che devono, prima o poi, svalutare. 500 miliardi sono un’ancora di salvezza e, infatti, c’è stata la coda dei banchieri per ottenere il prestito come per i saldi di fine stagione. Le banche, però, fanno le banche. E’ nella loro indole usuraia. I capitali vanno investiti dove è più alta la remunerazione. Dare soldi a un’azienda in difficoltà o a una start up è un rischio. Comprare titoli pubblici lo è un po’ meno. Deve fallire un intero Stato. E allora è probabile le banche acquisteranno i titoli di Stato dei Pigs, quelli con gli interessi più alti, dal 6/7% in su. Un guadagno netto garantito. E anche un gesto nobile. Il prestito accordato dalla BCE coprirebbe per tutto il 2012 l’intero fabbisogno di Italia e Spagna. L’Europa sarebbe salva.
Qualcosa in questo gioco di prestigio però non torna. Per salvarci e collocare il debito pubblico dobbiamo pagare interessi altissimi alle banche con soldi prestati da noi attraverso la BCE. Le stesse banche, a iniziare da quelle francesi e tedesche, che hanno venduto a piene mani titoli italiani e spagnoli nell’ultimo anno. E che ora li ricompreranno con interessi quintuplicati. La ragione si smarrisce in questo labirinto. In questo Giro di Bot. Perché riconoscere gli interessi a banche private che comprano il nostro debito prestandogli i soldi? Compriamocelo da soli il debito, con il Tesoro o la Banca d’Italia, almeno gli interessi li pagheremo allo Stato. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure

ComeDonChisciotte – ORA SAPPIAMO COSA VOLEVA DIRE BINI SMAGHI. SALTIAMO, LUI È SALTATO

Fonte: ComeDonChisciotte – ORA SAPPIAMO COSA VOLEVA DIRE BINI SMAGHI. SALTIAMO, LUI È SALTATO.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Voleva dire “Saltiamo in aria, è confermato. Draghi si assuma le responsabilità. Voglio che si metta agli atti che io mi ero dissociato”. E salta come i topi dalla classica nave. Precisamente questo. Saltiamo in aria.

Ieri è trapelata una notizia che non può più lasciare incertezze. La notizia è questa: la Swift, che è l’agenzia belga che gestisce i codici elettronici per le transazioni finanziarie (si legga codice Swift, Iban ecc.) è stata contattata da due banche di “stazza globale” che le chiedevano di fornirgli i vecchi codici per i sistemi di gestione delle vecchie valute europee, cioè Drakme e Lire. Cioè: diteci i codici per tornare a scambiare Drakme e Lire nei pagamenti.

Non so se si è capito. Sanno che saltiamo in aria, si stanno preparando alla nostra uscita dall’Euro, all’esplosione dell’Eurozona, adesso, oggi. Sto parlando di quelli che le cose le sanno davvero, non i politici che voi ascoltate, ma le mega banche. E non solo.

Il governo britannico ha dato ordine alle sue forze di sicurezza di preparare l’evacuazione di emergenza dei cittadini inglesi da Spagna e Portogallo, nel caso di “una implosione delle banche” di questi due Paesi.

Fonte: il Wall Street Journal.

Ancora: i tassi sui titoli di Stato britannici a 10 anni hanno toccato ieri il minimo storico dal 1890. No, non ho sbagliato a scrivere, non è 1980, ma proprio 1890. Mettete le due notizie insieme: chi sa le cose, sa che l’Euro salta in (almeno) Italia e Grecia; chi sa le cose, si avventa sui titoli di Stato della Gran Bretagna che ha moneta sovrana, se ne frega dell’enorme debito pubblico inglese (149,1% del PIL, fonte: The Office for National Statistics UK) e li compra mentre si liberano dei nostri. Il governo inglese vede crollare i tassi che paga (per loro fortuna), i nostri schizzano alle stelle (per nostra rovina).

Ancora: le grandi banche francesi sono fallite, sono già fallite, perché chi sa le cose, sa che la loro esposizione al debito italiano e greco è enorme, impossibile da saldare per Italia e Grecia con la moneta Euro, e soprattutto impossibile da saldare perché noi saltiamo in aria. La maggiori banche italiane falliranno con le francesi, che si trascineranno le tedesche, le austriache e poi tutto il resto. Per salvare le banche, occorrerebbe un Quantitative Easing (un salvataggio fatto dalla Banca Centrale Europea a forza di denaro pompato nelle riserve delle banche fallite) nell’ordine di dieci volte i miseri 489 miliardi di Euro che Draghi gli ha messo a disposizione. (non sarebbero soldi dei contribuenti, come erroneamente tutti strillano, ma semplicemente denaro inventato dal nulla dalla BCE a fronte di collaterale delle banche)

Bini Smaghi questo chiedeva ieri l’altro. Ma salvare le banche non è solo immorale (andrebbero nazionalizzate, e poi salvati i non-speculatori e le aziende), è anche inutile, perché anche se le banche si ritrovassero con le riserve piene di soldi, non tornerebbero a prestare a economie ridotte da straccioni dalle politiche di austerità che ci hanno imposto. Risultato: le banche ci fanno fallire sia che le si salvi, sia che non lo si faccia e le si lasci fallire.

A fronte di questo, ecco cosa ha fatto Draghi. Nulla, anzi, ha ribadito il suo NO al salvataggio dei titoli di Stato dei Paesi come Italia e Grecia: “La scorsa settimana, la Bce ha praticamente azzerato l’acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario” (fonte Il Sole 24 Ore). Tradotto per tutti: il nocciolo del reattore nucleare sta fondendo, Draghi si è girato dall’altra parte, e nel farlo ha anche chiuso i circuiti di raffreddamento del nocciolo. Saltiamo in aria, si torna alla Lira ma senza un’economia da sani di mente come la Modern Money Theory, cioè sarà un macello sociale mai visto in 60 anni. Questo è ciò che ci aspetta al 99,9%. Saltiamo e la Swift lo sa bene, le banche lo sanno bene.

p.s. (E se invece accade lo 0,1%? In quel caso faranno l’Euro a due velocità, cioè la kosovizzazione dell’Italia, stesso macello, nulla cambia. Oppure la BCE soffoca Draghi nel suo bagno, e compra titoli dell’Eurozona sborsando 5 o 10 mila miliardi di Euro, non 211 miliardi come ora. Ma anche questo sarà solo un tampone che non dura. Perché il dramma è l’Euro in sé. E’ L’EURO. Mi fermo qui, mancano poche ore a tortellini e panettone. Ma io sono un giornalista…)

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=298
24.12.2011

Grecia senza cibo e medicine, i bambini muoiono di fame – Cadoinpiedi

Fonte: Grecia senza cibo e medicine, i bambini muoiono di fame – Cadoinpiedi.

Duecento casi di bambini in pericolo, denutriti, «perchè i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve». Non è il medioevo, è la Grecia del 2011. «Quando ho letto questa notizia – confessa Debora Billi – pensavo fosse l’esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi sembrava incredibile». Invece è l’Ansa, che cita il sito “Newsit”. E’ la maggiore agenzia di stampa italiana a confermare la storia: quei 200 piccoli europei sono davvero alle prese con la fame, e i loro insegnanti «fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare».

Passaparola – Le cipolle amare del Governo Monti – di Beppe Scienza- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Passaparola – Le cipolle amare del Governo Monti – di Beppe Scienza- Blog di Beppe Grillo.

Il Governo Monti è come una cipolla. Lo strato esterno, quello più visibile, è la BCE. Governo della UE quindi. Ricordate? Soltanto un mese fa l’Italia rischiava di far implodere l’Europa, gli Stati Uniti, la Cina, il mondo intero, se lo spread avesse superato i 500 punti con il bund e gli interessi sui titoli di Stato il 7%. Cose che sono puntualmente successe anche con Monti, il bocconiano, l’uomo del Colle, ma senza conseguenze a parte le tasse. Governo dei bocconiani quindi. Il terzo strato sono le banche, italiane e straniere, che rischiavano di veder diventare carta straccia le decine di miliardi di euro di titoli italiani acquistati. Governo delle banche allora, in particolare quelle francesi, dopate di Btp. Il quarto strato della cipolla è Banca Intesa, la più grande del Paese. Governo di Banca Intesa infine, con due esponenti di primissimo piano come Passera e la Fornero. Entrambi con un curriculum di tutto rispetto a favore dei lavoratori. Si è passati dal governo delle televisioni private di Mediaset a quello di Banca Intesa. Nulla è cambiato, tranne i beneficiari diretti.
Beppe Scienza ci spiega nel suo Passaparola chi sono Passera e la Fornero (detta Frignero).
Intervento di Beppe Scienza, matematico ed economista,

Corrado Passera, l’uomo delle banche (espandi | comprimi)
Sono Beppe Scienza, insegno al dipartimento di matematica dell’Università di Torino e da un po’ di anni, anzi un po’ di decenni mi occupo di risparmio e di previdenza integrativa.
Questo governo, presentato un po’ come il governo dei bocconiani sui quali ce ne sarebbe da dire parecchie perché in realtà proprio sul tema del risparmio e della previdenza integrativai bocconiani tengono bordone ai peggiori prodotti e ai peggiori soggetti nel settore, in effetti più che un governo di bocconiani, ha l’aspetto di in essere un governo di banchieri e addirittura, visti due soggetti come Corrado Passera e Elsa Fornero, di Banca Intesa. Mi domando se le riunioni vengono fatte a Palazzo Chigi o direttamente alla sede milanese di Banca Intesa San Paolo, ma questo è un fatto normale, le riunioni si possono fare da qualunque parte, è la politica che preoccupa veramente e preoccupa per il futuro, perché questi soggetti Corrado Passera e Elsa Fornero, hanno un passato che promette male e già hanno preso alcune decisioni, mi limito a trattare gli argomenti del risparmio e della previdenza integrativa, che non sembrano proprio nell’ottica dei cittadini. Su Corrado Passera mi viene da dire qualcosa, non tanto sulla vicenda di Alitalia dove ha tenuto sicuramente le parti del Governo Berlusconi, ma fare un piccolo passo indietro, lui fu messo a capo delle Poste nel 1998, ci rimase fino al 2002, sicuramente sanò il bilancio delle Poste, questo è vero, Passera non era uno stupido, lo assicuro, però come lo sanò? Creando Banco Posta. Gli uffici postali… se uno entra vede più sportelli finanziari che sportelli per i prodotti postali, anzi finisce che chi vuole fare una raccomandata o inviare un pacco si trova un po’ come un pesce fuor d’acqua. Banco Posta ha trasformato le Poste in un bazar di prodotti finanziari, in genere pessimi o comunque cattivi, sicuramente mediocri, soppiantando in gran parte i buoni fruttiferi postali e aumentando certamente i ricavi delle Poste, ma giocando sulla fiducia che la gente aveva nelle Poste perché abituata ai buoni fruttiferi postali con cui non poteva perdere niente. Tutt’ora non può perdere nulla, perché saranno una cosa un po’ polverosa, poco entusiasmante, però i buoni fruttiferi postali continuano a essere l’unico prodotto insieme ai conti correnti e ai depositi bancari, dove uno non ci rimette mai quello che ha messo e può ritirarlo in qualunque giorno.
Invece sono stati soppiantati. Di tutto e di peggio cioè obbligazioni strutturate, fondi pensione, fondi comuni, polizze vita, tutto questo vendono adesso le Poste, grazie all’opera di Corrado Passera e alla sua creazione di Banco Posta per cui già questo passato non è bello. Nel 2002 Passera lascia le Poste e va a Intesa San Paolo. Intesa San Paolo, prima banca italiana per numero di sportelli, forse non peggio delle altre, ma certamente specializzata nel rifilare ai propri clienti prodotti di risparmio e previdenziali studiati per far guadagnare la banca, non certo il cliente, tra cui alcune cose tremende, come delle polizze vita che intrappolano uno per un anno. Uno ha dei soldi disponibili, sottoscrive la polizza vita e per un anno i soldi sono bloccati, bello, carino questo, sono prodotti di Intesa San Paolo e anche di altre banche.
Quindi da dove viene Passera? La cosa crea qualche perplessità e prospettiva che viene confermata da una delle prime cose, sbandierata come una norma antievasione della lotta al contante. Qual è la lotta al contante? È un vecchio cavallo di battaglia delle banche italiane, da un po’ di anni, 7/8 anni, che continuano a dire che in Italia circolano troppi contanti, bisogna pagare con moneta elettronica o simile. Tutte queste cose vengono ripetute dai giornalisti economici che come i pappagalli, qualunque idiozia dica l’ufficio stampa di una banca, lo ripetono nella loro pagina.
Per cominciare, questo non è vero perché anche all’estero, per esempio in Germania, l’uso del contante è molto alto. Da uno studio recente dell’anno scorso della Deutsche Bundesbank, della banca centrale tedesca, risulta che i tedeschi, l’82% degli acquisti fatti dai tedeschi, viene fatto con moneta contante. La banca nazionale tedesca non trova niente di male in questo, anzi lo trova logico, dice “E’ logico che per piccoli importi, per varie cose ci voglia il contante, lo trova logico, no qui no!”. Siamo arrivati al punto che questo Governo ha deciso, poi adesso si sta rimangiando in parte, che le pensioni oltre i 500 Euro vanno pagate non in contanti, ma in forma di accredito su conto corrente. Pensare che il pensionato che ha 700 Euro di pensione e ritira alle Poste 730 Euro con questi soldi ricicli denaro sporco è un po’ strana.
Perché questa lotta ai contanti? Ma perché le banche ci guadagnano in tutti i pagamenti elettronici, ci guadagnano in due sensi: 1) quello più immediato, le commissioni che prendono, le commissioni anche sul Bancomat, le commissioni sulle Carte di Credito che arrivano anche al 4% e di fatti la Confcommercio è contraria a questo divieto di pagare in contanti, perché ogni volta che il commerciante incassa con la carta di credito o in altra maniera, una parte viene lasciata lì alle banche. Poi c’è un altro punto: che alla banca fa gioco che restino soldi sui conti correnti e non nei portafogli in banconote, perché così ha un finanziamento che non paga nulla, perché sui vostri conti correnti non dà nulla di interesse e le banche hanno fame di soldi in questo momento di crisi, e difficoltà a averli perché tra l’altro non si fidano a prestare i soldi l’una all’altra.

La Fornero vuol dire fiducia nei fondi pensione (espandi | comprimi)
Il punto è che quando io pago in contanti in un negozio, in questo pagamento la banca non ci guadagna nulla, prendo le banconote, le do al commerciante, ritiro la merce. La banca vuole guadagnarci anche su questo! Ora prendiamo un altro soggetto di questo governo, Elsa Fornero, la quale adesso a quanto pare oltre che ministra, vuole anche dedicarsi a altre attività, fare l’attrice, specializzata in scene di pianto recitate anche un po’ male!
Elsa Fornero viene anche lei da Banca Intesa dove era nel Consiglio di sorveglianza, prima era stata nella Compagnia San Paolo, fondazione bancaria e un suo prodotto è il Cerp , centro di ricerca sulle pensioni, vicino a Torino, finanziato anche esso dalla Compagnia di San Paolo. Per adesso la Fornero si occupa di massacrare un po’ le pensioni e i pensionati, quello che mi aspetto, purtroppo, è un attacco pesante al Tfr e un aiuto all’industria parassitaria della previdenza integrativa, perché anche qui abbiamo dei precedenti, i precedenti sono vari articoli di costei e in particolare la posizione che assunse nello sciagurato semestre del 2007 in cui se uno stava zitto, il suo Tfr finiva nei fondi pensione. Ebbene, in un’intervista radiofonica Elsa Fornero il 19 gennaio 2007, si esibisce in questa affermazione riguardo ai fondi pensione e al dare i propri Tfr ai gestori: “La cosa importante è che noi abbiamo un buon mercato che funziona bene, che ha operatori professionali, che ha una buona legge sul risparmio, ha trasparenza, ha anche professionalità e correttezza” dopo tutto quello che è capitato in Italia, Argentina, Sirio, Parmalat, fondi comuni che fanno perdere soldi dal 1984 da quando esistono, abbiamo un buon mercato che funziona bene, che ha professionalità e correttezza, ma non è finita! Perché poi riguardo alle perplessità di qualche ascoltatore sul fatto che magari mettere il Tfr nei fondi pensione poteva anche essere rischioso, la grande economista si esibisce in un’invocazione accorata che è anche una profonda analisi della situazione, la sua affermazione è “Ci vuole anche un po’ di fiducia” siamo a livello del noto slogan di Carosello degli anni 60 “Galbani vuole dire fiducia”!
Da questi ministri provenienti da Banca Intesa, io mi aspetto purtroppo il peggio per i risparmiatori e per quanto riguarda il Tfr per i lavoratori italiani! Da una persona come Elsa Fornero mi aspetto interventi a danno del Tfr e a favore di quella strana alleanza spuria che è fatta da sindacati, associazioni di categoria padronali, banche, assicuratori e gestori che tutti in un modo o nell’altro, succhiando soldi ai lavoratori, guadagnano sulla previdenza integrativa, costringendo i lavoratori stessi a giocarsi il proprio Tfr alla roulette dei mercati finanziari!

Chiesa e finanza, è buio pesto

Fonte: Chiesa e finanza, è buio pesto.

Il Vaticano è lo Stato più ricco del mondo. Ha uno sterminato patrimonio immobiliare, possiede una banca molto potente e può battere moneta. Ma si oppone a un censimento vero dei suoi beni. E alza una nebbia fitta su quali suoi edifici dovrebbero pagare l’Ici. Una cortina fumogena che parte da lontano e arriva fino al caso Sindona.

 

Le ingenti somme che la Chiesa cattolica nelle sue molteplici articolazioni sottrae allo Stato italiano per evasione o per distorta interpretazione delle norme ICI e IRES non sono solo una questione contabile. Al momento non sappiamo quali delle oltre 100 mila strutture ecclesiastiche e paraecclesiastiche abbiano effettivamente diritto all’esenzione dalle tasse, e quante invece approfittino dell’ambiguità delle norme attraverso lo schermo delle cosiddette “opere di religione”.

Molto più grave dell’aspetto contabile è l’inquinamento che certi comportamenti della Chiesa romana, o meglio dei suoi vertici ecclesiastici e vaticani, producono sulle regole del vivere civile della comunità nazionale.

Una storia antica. Basta ricordare che… la scintilla della ribellione che portò alla riforma protestante fu generata dalla bolla di Leone X con cui nel 1514 si concedeva l’indulgenza in cambio di offerte di denaro. Ai giorni nostri accade che i vescovi italiani accordino la loro benevolenza a governi e partiti non solo in cambio delle cosiddette “leggi etiche”, ma anche di vantaggi materiali come l’omissione delle tasse dovute. La recente storia dell’accumulazione delle finanze vaticane comincia da quella notte di fine anni Sessanta quando Paolo VI incontrò segretamente Michele Sindona per affidargli la gestione del “patrimonio di Pietro” (4,8 miliardi di dollari dell’epoca provenienti dall’Istituto Opere di Religione, Ior, e dall’Amministrazione della Santa Sede, Apsa) e il suo trasferimento sui mercati internazionali per sottrarli alla legislazione che aveva abolito l’esenzione fiscale per i dividendi sulle azioni in possesso del Vaticano. Il banchiere di Patti, già allora, era il fiduciario di Cosa Nostra di cui riciclava il danaro sporco, italiano e americano. Quando nel 1974 le autorità degli Stati Uniti dichiararono il fallimento delle banche sindoniane, il principe Spada affermò che in Vaticano nessuno conosceva le attività criminali di Sindona, facendo finta di ignorare che al vertice del sistema speculativo, insieme a Sindona, regnava monsignor Paul Marcinkus a cui il segretario di Stato Agostino Casaroli impedì di testimoniare nelle corti di giustizia.

Il Vaticano, per tutto quel che riguarda i soldi “bianchi” e “neri”, si nasconde dietro la condizione speciale garantita dal Concordato stipulato del 1929 e rinnovato nel 1985 dal governo di Bettino Craxi. Lo Ior ha così potuto essere la cerniera del malaffare finanziario d’origine mafioso-criminale e politico-tangentizia, godendo dello status di unica banca al tempo stesso in-shore e off-shore, facilmente accessibile a Roma ma impenetrabile ai controlli nazionali e internazionali e agli interventi giudiziari. In forza di questa specialissima condizione ha reso servizi discreti al grande malaffare internazionale, agli affaristi italiani e a tutti coloro che vogliono sottrarsi alle leggi. Pochi oggi ricordano i tanti episodi oscuri di cui è stata protagonista la finanza vaticana: ad esempio, che gli eccellenti esportatori di valuta della famosa “lista dei 500” al momento del crac Sindona furono rimborsati grazie allo Ior e che la stessa lista fu sottratta al curatore fallimentare Giorgio Ambrosoli, fatto poi assassinare da Sindona; che il mandato di cattura spiccato nel 1987 per il crack Calvi contro i dirigenti vaticani Marcinkus, Pellegrino De Stroebel e Luigi Mennini trovò i cancelli di San Pietro sbarrati; che la tangente Enimont (93 miliardi) gestita da Luigi Bisignani, Carlo Sama e Sergio Cusani transitò dallo Ior verso il Lussemburgo, Ginevra e Lugano. E altri non riescono ancora a spiegarsi la ragione per cui è stato fatto erigere un sarcofago quasi papale nella basilica di Sant’Apollinare a Roma per il boss della Magliana Enrico de Pedis, e come mai Vito Ciancimino abbia potuto regolarmente depositare valigette piene di denaro mafioso nei sacri caveau vaticani. Perché lo Ior non ha libretti di assegni e accetta solo contante che può girare agli istituti finanziari di tutto il mondo?

“Occorrono molti finanziamenti per le opere di bene”, sono soliti ripetere cardinali e pubblicisti clericali, pensando così di giustificare i maneggi dello Ior e le evasioni fiscali. Vorremmo tuttavia chiedere ai vertici ecclesiastici come sia compatibile la predicazione dei sacrifici e dei doveri verso la comunità con il via libera alle più disinvolte operazioni finanziarie che si consumano all’ombra del cupolone. Quando nel 1982 l’erede di Sindona, Roberto Calvi, cadde schiacciato dalla montagna di imbrogli internazionali lasciando un debito di 1.300 miliardi di lire, si scoprì che il capo dell’Ambrosiano non era altro che il socio-marionetta di Marcinkus, presidente dello Ior a cui Nino Andreatta, allora ministro del Tesoro, fece pagare in via transattiva 300 miliardi di lire per chiudere la partita senza ulteriori verifiche. Del resto non è un mistero che nelle casseforti segrete del Vaticano si custodiscano tesori di provenienza e destinazione inconfessabili come la miliardaria sedicente Fondazione Cardinale Spelmann riconducibile a Giulio Andreotti, o la fondazione intitolata a Augustus Jonas la cui unica firma autorizzata è quella di Luigi Bisignani, per non parlare della miriade dei fondi di grandissimi evasori fiscali italiani. Forse il governo Monti dovrebbe farci un pensiero.

Ogni volta che si solleva la questione dei finanziamenti illegali alla Chiesa e degli imbrogli degli enti para-ecclesiastici ai danni della collettività, gli esponenti cattolici e vaticani rispondono rispolverando il vecchio adagio secondo cui “si deve approfondire la materia” e che “se vi sono irregolarità saranno rimesse in ordine”. L’esperienza insegna però che propositi di questo tenore nascondono spesso l’ipocrisia del rinvio per superare la bufera. Aspettiamo di vedere quale seguito abbia la dichiarazione del cardinal Tarcisio Bertone che, dopo giorni di tetragona difesa dello status quo da parte de “L’Avvenire”, si è sbilanciato affermando che “l’Ici è un problema da studiare e approfondire”. Quasi che non fossero passati anni dalla legge sull’Ici del 1992 che esonerava i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio di culto e dalle relative leggi Prodi (2006) e Berlusconi (2008); e non fosse stata investita perfino la Commissione europea che ha aperto un’indagine sull’esenzione dell’Ici concessa ai beni immobili della Chiesa. L’intenzione di “approfondire la materia dell’Ici” fa il paio con il tormentone della necessità di bonificare lo Ior. La nomina nel 2009 di Ettore Gotti Tedeschi, sostenitore della finanza etica, è stata presentata come una svolta per moralizzare l’ente vaticano, ma ancora una volta non se ne vedono gli effetti. Sembra che siano stati posti ostacoli all’inchiesta giudiziaria del pm Nello Rossi che si è mosso su segnalazione antiriciclaggio della Banca d’Italia per il transito dallo Ior alla Banca del Fucino e alla Jp Morgan di Francoforte di una grossa somma di cui non è chiara né la provenienza, né la destinazione, né l’origine. La storia della Chiesa senza scrupoli finanziari non è l’invenzione ideologica di laici anticlericali, ma la semplice lettura delle vicende d’Italia in cui il Vaticano, tramite l’8 per mille (1,2 miliardi di euro), l’Obolo di San Pietro, il patrimonio immobiliare e perfino il potere di battere moneta concesso dall’Unione europea, è ritenuto lo Stato più ricco del mondo.

l’espresso

Hanno sfidato la mafia. Ma lo Stato li dimentica

Fonte: Hanno sfidato la mafia. Ma lo Stato li dimentica.

Secondo l’ultima relazione al Parlamento italiano nel 2008, nel nostro Paese sono poco più di 70 i testimoni di giustizia. L’accusa di Angela Napoli: «Sono considerati dei pesi».

Sono poco più di 70 in tutta Italia, ma per lo Stato è come se non esistessero. A volte sopportati, a volte dimenticati del tutto: sono i testimoni di giustizia. Cittadini italiani che hanno scelto di combattere la criminalità senza esserne mai stati organici, al contrario dei collaboratori al quale è stato equiparato fino al 2001, quando una legge dello Stato ne ha riconosciuto lo status, prevedendo misure di tutela e assistenza. Si tratta di cittadini che hanno visto cambiare in maniera radicale la loro vita in seguito alla loro scelta. Che è fondamentalmente una scelta di onestà e giustizia. Via dalla propria città, divieto di avere ogni tipo di contatto con parenti e amici, nuove identità e esistenze blindate. E perennemente sotto controllo. Lea Garofalo era una di questi. E ha pagato con la vita la sua scelta. Pino Masciari è forse il testimone di giustizia più famoso. Un uomo che di fronte alle mancanze di uno Stato che non gli permetteva di vivere, ha scelto di uscire allo scoperto. Ora gira l’Italia e racconta la sua storia a scuole e organizzazioni.

L’ultima volta che lo Stato si è occupato dei collaboratori di giustizia è stato nel 2008, quando la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiaosa o similare rilascio una relazione sui testimoni di giustizia. Un documento molto critico sia per quello che riguardava le procedure con le quali si assicurava la loro segretezza, sia per il pressochè abbandono chew i testimoni di giustizia pativano in seguiro ad un risarcimento economico, qusi sempre di ammontare irrisorio a fronte delle spese e difficoltà da affrontare. Relatore della relazione era Angela Napoli, anche oggi membro della Commissione: «La situazione purtroppo non è cambiata – denuncia l’esponente di Futuro e Libertà -. Il motivo è molto semplice. il comitato preposto a seguire la materia non ha lavorato per niente. è triste dirlo, ma dei testimoni di giustizia non importa a nessuno. Altrimenti – conclude la Napoli – come si potrebbe spiegare questo atteggiamento?».

Una materia, quella dei testimoni di giustizia, che fino alla scorsa legislatura veniva seguita e gestita dall’ex sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano., la cui condizione è stata spesso criticata da più di un testimone di giustizia. «Purtroppo – aggiunge Angela Napoli – il testimone di giustizia viene considerato un peso e non una risorsa. Occorre una attenta rivisitazione della norma legislativa, che non dà alcuna forma protettiva». Una rivisitazione che, nelle intenzioni del politico, «deve necessariamente passare attraverso l’istituzione di un tutor, una figura che segue il testimone di giustizia sin dall’inizio». Subito dopo le vacanze natalizie, l’onorevole Napoli chiederà un incontro con il ministro dell’Interno Cancellieri. In quell’occasione, si parlerà anche della vicenda di Ignazio Cutrò.

ComeDonChisciotte – SE SI PREOCCUPA LUI

Fonte: ComeDonChisciotte – SE SI PREOCCUPA LUI.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Sta succedendo qualcosa di serio alla Banca Centrale Europea, e non per nulla la notizia ha fatto la prima pagina del Financial Times. Lorenzo Bini Smaghi – membro del comitato esecutivo della BCE, ma anche un ultras delle politiche Neoliberiste dell’Eurozona (infatti viene dalla notoria Scuola di Chicago del mostro Neoliberista Milton Friedman) – ha appena pronunciato le stesse parole che ho gridato io a Matrix il 15 novembre scorso, almeno su due aspetti cruciali. Incredibile.
Ovviamente neppure mi sogno di insinuare che Bini Smaghi mi abbia ascoltato, sarebbe ridicolo. Voglio solo dare l’idea di che razza di salto mortale ha compiuto questo pezzo da 90 della BCE se di colpo le sue vedute coincidono con le mie, cioè Modern Money Theory. Ma vediamo:

– Io dissi che la BCE avrebbe dovuto acquistare molti più titoli di Stato dei Paesi nei guai come l’Italia, per fermare l’attacco micidiale dei mercati nel panico (se un titolo viene molto comprato, il suo tasso d’interesse cala di colpo, e questo significa che lo Stato che lo ha emesso deve pagare molto di meno e indebitarsi molto di meno. I mercati perdono la paura che quello Stato fallisca e non li rimborsi). Dissi che la BCE poteva bloccare quindi il tasso d’interesse pagato da Roma al 3%, invece che all’attuale catastrofico 6-7%. Bini Smaghi ha appena affermato che “è importante che la BCE agisca con decisione. Non escludo un intervento più energetico sul mercato dei titoli dell’Eurozona, magari bloccando i tassi d’interesse di quei titoli o lo spread coi titoli tedeschi” (Lo spread è una misura convenzionale espressa in punti che indica quanto meno affidabili siano certi titoli di Stato di Paesi dell’Eurozona rispetto all’esempio dei titoli tedeschi considerati come punto di riferimento di affidabilità. Più lo spread dei titoli non tedeschi è alto, meno sono ritenuti affidabili).

– Io dissi che l’Eurozona stava precipitando in una deflazione della ricchezza pericolosa, micidiale, dovuta anche alle politiche di austerità imposte dalla BCE, che si rifiutava di usare i propri strumenti monetari per aiutarci (cioè stampare Euro per tutti). Bini Smaghi ha appena affermato che “è inutile nasconderci dietro le regole per evitare di agire (…) se c’è un pericolo di deflazione e recessione economica la BCE deve iniettare fondi nel sistema”.Ora attenzione. Il suo titolare alla BCE, Mario Draghi, ha categoricamente escluso, su volere della Germania, entrambe quelle opzioni, di fatto incoraggiando il collasso dell’Eurozona che Berlino cerca ostinatamente per i propri profitti. Non per nulla, proprio un membro tedesco del comitato esecutivo della BCE, Jürgen Stark, si è dimesso pochi giorni fa in un’isterica tirata contro gli attuali miserrimi acquisti di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea. Figuriamoci cosa avrebbe detto della proposta Bini Smaghi. E allora, cosa sta succedendo?

La risposta di un giornalista responsabile è “non lo so con esattezza”. Ma un punto è imprescindibile ed è inevitabile menzionare: se un alto funzionario del calibro di Bini Smaghi se ne esce con parole di rottura così violente rispetto al diktat del suo superiore, questo significa come minimo che alla BCE regna il panico per la linea ‘talebana’ dell’ultra fanatico Draghi al servizio dell’opzione ‘nucleare’ tedesca di politica monetaria europea. Al suo connazionale Bini Smaghi è stato affidato l’allarme. Allarme prontamente raccolto dai mercati che infatti hanno riportato il tasso sui BTP italiani a quasi il 7% (il livello insostenibile che in pochi mesi causa la bancarotta dello Stato).

Ora, questo come si traduce per tutti noi semplici persone? Bè, è come dire che se anche il vice capo della centrale nucleare dichiara che bisogna raffreddare i reattori al più presto, allora si salvi chi può, perché significa che al comando nella sala di controllo sta un pazzoide pericoloso.

Guardate che mica tanti qui stanno capendo che Mario Draghi è uno psicopatico fanatico della chemioeconomia che distruggerà le nostre vite di famiglie per altri 40 anni. Smettete di guardare sempre dalla parte sbagliata, non è Monti, è Draghi. E lo fermiamo solo con la Modern Money Theory, altro non c’è.

p.s. “Allarme prontamente raccolto dai mercati che infatti hanno riportato il tasso sui BTP italiani a quasi il 7% (il livello insostenibile che in pochi mesi causa la bancarotta dello Stato)“. Lo capite o no che le moine di Monti l’austero sono aria fritta per i mercati padroni? Non doveva essere Monti a riportare i tassi sui BTP a livelli accettabili? Perché i Giavazzi, Mauro, e Scalfari non ci spiegano come mai siamo ancora al 7%? Ma non era Berlusconi? Ma lo capite o no che nel nome di moine inutili vi stanno rovinando a milioni?

pp.ss. Qualcuno dica alla ‘Robin Hood patrimoniale Camusso’ che l’economia è andata avanti rispetto al 1377, che si studi i bilanci settoriali di Wynne Godley, o si guardi un mio video almeno. Operai, siete veramente dei polli.

Repubblica Italiana, Silvio Berlusconi, Guardia di Finanza, ONU denunciati per truffa internazionale | Informare per Resistere

Fonte: Repubblica Italiana, Silvio Berlusconi, Guardia di Finanza, ONU denunciati per truffa internazionale | Informare per Resistere.

La Repubblica Italiana, l’ex-premier Silvio Berlusconi, la nostra Guardia di Finanza, le Nazioni Unite ed il suo segretario Ban-Ki-Moon, l’ambasciatore italiano all’ONU Ragaglini, l’ambasciatrice italiana a Ginevra Laura Mirachian, il World Economic Forum (Davos), l’Office of International Treasury Control, ed altri personaggi più o meno conosciuti, collegati a “società segrete” di vario tipo, sono stati citati in giudizio da un cittadino americano per aver partecipato ad un complotto internazionale allo scopo di impossessarsi illegalmente di un pacchetto di Buoni del Tesoro, quasi tutti americani, per il valore nominale di 145,5 miliardi di dollari, con un valore attuale di mercato stimato intorno a 1 bilione (1000 miliardi) di dollari.

La citazione in giudizio è stata depositata il 23 novembre scorso presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti dallo studio legale Bleakley Platt & Schmidt, che ha sede nello stato di New York, a nome di Neal F. Keenan, un cittadino americano residente in Bulgaria, che compare sia a titolo personale che in rappresentanza di un “gruppo di famiglie asiatiche” non meglio identificate, definite con il nome fittizio di “Dragon Family”.

La querela compare negli elenchi ufficiali di PACER (Public Access to Court Electronic Records), l’archivio elettronico dove è possibile consultare tutte le cause depositate presso le Corti Distrettuali e le Corti d’Appello degli Stati Uniti, che si possono anche scaricare al costo di 8 centesimi a pagina. (David Wilcock, personaggio noto a chi si occupa di esopolitica, ha già svolto questa operazione, ed ha messo a disposizione la citazione completa in formato PDF, dopo aver dato la notizia alla radio americana e sulla rete).

Il sito Courthouse News, che si occupa di questioni di tipo legale, ha commentato il fatto con un articolo del 5 dicembre intitolato “Bizzarra querela da un bilione di dollari”, nel quale ne riassume sommariamente il contenuto, decisamente complesso e intricato, anche perchè riguarda eventi storici che risalgono a quasi un secolo fa.

Secondo Keenan [da qui in poi raccontiamo ciò che viene sostenuto nella querela, per cui evitiamo ogni volta di usare il condizionale o di dire “Keenan sostiene”], nel 2009 la Dragon Family gli affidò la gestione di un pacchetto di “strumenti finanziari” che comprendevano a) 249 titoli da 500 milioni di dollari ciascuno, emessi nel 1934 dalla Federal Reserve, per un valore nominale complessivo di 124,5 miliardi di dollari; b) due serie di titoli del governo giapponese, emesse nel 1983, per un valore di oltre 9,5 miliardi di dollari ciascuna, e c) un titolo unico da 1 miliardo di dollari, chiamato “Kennedy Bond”, emesso dal governo americano nel 1998.

Da cui il totale, appunto, di 145,5 miliardi di dollari. Questi strumenti finanziari erano stati affidati a Keenan dalla Dragon Family perchè facesse investimenti internazionali di vario tipo, finalizzati ad interventi di tipo umanitario su grande scala.

Naturalmente è il pacchetto di titoli della Fed del 1934 che richiama subito l’attenzione, non solo perchè rivela una storia veramente complessa alle sue spalle, ma perchè è sulla base del valore originale (125 miliardi di dollari) che vengono calcolati gli interessi accumulati fino ad oggi, che sono stimati in 968.000.000.000 (novecentosessantottomila) miliardi di dollari. Quasi un bilione, appunto.

Questi titoli furono emessi dalla Fed come ricevuta per le ingenti quantità di oro ed altri metalli preziosi che la Dragon Family aveva trasferito negli USA come misura precauzionale, temendo una invasione militare della Cina da parte del Giappone (cosa che poi è avvenuta, nel 1937).

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la Dragon Family chiese la restituzione dell’oro consegnato alla Fed, ma si trovarono di fronte ad una lunga serie di “intoppi legali” che di fatto gli impedirono di rientrare in possesso del prezioso metallo.

Cominciano così le peripezie di questo pacchetto di titoli, che ci avrebbero portato fino ad oggi.

Dal 1946 in poi, infatti, la storia si complica enormemente, introducendo una vera e propria ragnatela di collegamenti, fra dozzine di personaggi e di organizzazioni di livello mondiale, che è molto difficile da riassumere, e ancora più difficile da verificare.

Notiamo solo che fra queste organizzazioni compare anche il misterioso OITC (Office of International Treasury Control), che è considerato una delle più grandi organizzazioni finanziarie nel mondo, e che sostiene di esser affiliato all’ONU e alla Fed, ma con cui sia l’ONU che la Fed negano ufficialmente di aver mai avuto a che fare.

Teniamo presente che non stiamo parlando della scomparsa di qualche dozzina di euro dal conto corrente di nostra cugina, ma di un sistema mondiale di finanza occulta che parte dal presunto trafugamento di tutte le riserve auree costodite ufficialmente a Fort Knox (c’era forse anche l’oro della Dragon Family?), e che coinvolge oggi bene o male tutte le più importanti organizzazioni finanziarie mondiali, all’interno di un “universo parallelo” in cui il traffico e il riciclaggio di titoli di stato “duplicati” – cioè sostanzialmente falsi – sarebbe all’ordine del giorno.

In ogni caso, riprendiamo la vicenda dal 2009, perchè è in quell’anno che i famosi titoli della Fed ricompaiono nella mani di Keenan per essere investiti in “operazioni su grande scala di tipo umanitario”.

Per svolgere questo compito Keenan era affiancato da un emissario di fiducia della Dragon Family, Akihiro Yamaguchi, che era già fisicamente in possesso dei titoli a partire dal 2006. Era stato lui a presentare Keenan alla Dragon Family.

Yamaguchi e Keenan passarono alcuni mesi in Svizzera, valutando le diverse possibilità di investimento che gli venivano proposte dalle banche locali per conto dei loro clienti in tutto il mondo.

Verso la fine di maggio sembrava che finalmente si stesse per concludere un accordo con un gruppo finanziario che viene definito nella querela come “il gruppo dei turchi”. Ma il 3 di giugno accadde un fatto imprevisto: due cittadini giapponesi furono arrestati al confine di Chiasso dalla Guardia di Finanza, mentre cercavano di trasferire in Svizzera un pacchetto di titoli di stato americani nascosti nel doppiofondo della valigia.

Curiosamente, il pacchetto conteneva 249 titoli della Federal Reserve del 1934 da mezzo miliardo di dollari ciascuno, e 10 “Kennedy Bonds” da 1 miliardo ciascuno, per un valore nominale complessivo di 134,5 miliardi di dollari.

La notizia clamorosa stava per rimbalzare sulle testate di tutto il mondo, ma gli americani si affrettarono a far sapere che quei titoli erano falsi, e la cosa si spense sul nascere. I due giapponesi furono rilasciati, e i loro nomi non furono mai comunicati ufficialmente (Keenan sostiene che uno dei due fosse proprio Yamaguchi).

Diversi tentativi fatti da giornalisti americani per saperne qualcosa di più finirono nel nulla: l’ambasciata giapponese non dava nessuna conferma del fatto, la Guardia di Finanza non aveva informazioni aggiuntive da offrire, e il tesoro americano minimizzava la cosa, confermando che i titoli fossero “sicuramente falsi”.

Naturalmente, ci credettero soltanto Topolino e i Sette Nani, ma questo fu sufficiente a tranquillizzare il pubblico americano, mentre la vera storia riprendeva a dipanarsi dietro le quinte.

Lo stato italiano, “tramite Berlusconi”, contattò il governo cinese, offrendo la restituzione dei titoli in cambio del 40% del loro valore nominale, cioè la cifra corrispondente alla penale da pagare in caso di esportazione clandestina di denaro. Ma la trattativa si arenò quando i cinesi pretesero in cambio che l’Italia saldasse il suo debito complessivo contratto fino a quel giorno con la nazione cinese, che naturalmente ammontava ad una cifra ben superiore a quella che stavano trattando.

Nel frattempo Keenan veniva avvicinato da Leo Zagami, un noto massone italiano che si presentò come membro dei “Vatican Illuminati” e come leader di una “fazione secessionista” dei Massoni con sede a Montecarlo, il quale gli disse di avere informazioni utili per rientrare in possesso dei titoli rubati. Zagami presentò a Keenan un certo Daniele Dal Bosco, che diceva di agire a nome dell’OITC. Dal Bosco disse a Keenan che i titoli sarebbero stati investiti in un modo decisamente più efficace attraverso certe organizzazioni umanitarie dell’ONU a cui erano collegati, e suggerì che la loro tutela venisse trasferita temporaneamente al “suo gruppo”, per maggiore sicurezza (fino a quel momento il titolare unico era Keenan).

Dal Bosco informò anche Keenan che la Guardia di Finanza Italiana era disposta a restituire i titoli per il 10% del valore nominale, ma Keenan rispose che la Dragon Family non era interessata a pagare un solo centesimo per qualcosa che già possedeva legalmente da oltre 70 anni.

Nelle settimane seguenti il “gruppo” di Dal Bosco cominciò a materializzarsi intorno a Keenan, e qui la faccenda si complica ulteriormente, con l’entrata in scena di diversi personaggi, che vanno da agenti dei servizi segreti bulgari ad un certo Giancarlo Bruno, direttore delle operazione finanziarie del World Economic Forum di Davos, che diceva di essere anche un “consigliere finanziario del Vaticano” e “tesoriere dei Massoni”. Bruno sosteneva che il buon fine dell’operazione fosse garantito fin dall’inizio, in quanto avevano già stipulato gli accordi preliminari con i loro contatti alle Nazioni Unite. Le ultime perplessità di Keenan scomparvero dopo una telefonata da parte di Laura Mirachian, la rappresentante permanente per l’Italia alle Organizzazioni Internazionali di Ginevra, che confermava che ”siamo tutti protetti dall’alto”, che “nessuno, compreso Keenan, ha motivo di temere ripercussioni di alcun tipo”, e che “la nostra gente a New York ha già avuto l’approvazione da parte di Ban-Ki-Moon, anche se ovviamente negheranno tutto se interpellati al riguardo”.

Insomma, per farla breve, Keenan si convinse di essere in ottime mani, e firmò la cessione temporanea dei titoli a Dal Bosco, il quale si impegnava alla restituzione incondizionata dei medesimi in qualunque momento. Inutile dire che da quel giorno in poi dei titoli non si è mai più saputo nulla.

Dopo aver cercato inutilmente di rientrarne in possesso, Keenan avrebbe quindi deciso di presentare la sua querela contro tutte le entità coinvolte, “per aver cospirato nella sottrazione illegale dei titoli di proprietà della Dragon Family di cui era il responsabile”.
Qui ovviamente si apre un tale ventaglio di ipotesi e di possibilità, per spiegare cosa possa essere realmente accaduto, a cui solo la fantasia può mettere un limite. Oltretutto, non possiamo nemmeno stabilire fino a che punto le accuse da parte di Keenan siano sostanziate e fino a che punto possano essere il frutto di una sua invenzione.

Di fatto, sappiamo solo che la querela esiste, e che i suoi contenuti sono sostanzialmente quelli che abbiamo descritto. A ben altri l’onere eventuale di accertare cosa ci sia di vero e cosa no in tutta questa faccenda.

Noi possiamo solo concludere notando un fatto curioso: mentre centinaia di miliardi di dollari sembrano muoversi disinvoltamente nell’oscurità, a nostra totale insaputa, gli italiani sono impegnati a litigare fra loro come galline impazzite per decidere se sia meglio ridurre le pensioni di un altro milione di euro all’anno, oppure tagliare lo stesso milione di euro dai salari della classe operaia.

Se la sensazione di venire perennemente fregati non arrivasse direttamente dal “giallo di Chiasso”, arriva certamente da questo genere di considerazioni.

Massimo Mazzucco

Nota: La querela che sta al centro di questo articolo è di pubblico dominio, e come tale Luogocomune e Pensare Liberi News si riservano il diritto di citarne i contenuti, senza necessariamente implicare che i fatti descritti siano avvenuti veramente, nè che i personaggi e le organizzazioni citate siano stati effettivamente coinvolti nella vicenda descritta.

CHIASSO: titoli “veri” ma emessi dai falsari della FED | Informare per Resistere

Fonte: CHIASSO: titoli “veri” ma emessi dai falsari della FED | Informare per Resistere.

Fonte http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&new_topic=11
Nuovi sviluppi nel giallo dei 134,5 miliardi di dollari sequestrati a due giapponesi. Un intrigo che porta molto in alto

– DI LUIGI GRIMALDI –

E’ un intrigo internazionale. Il mistero dei 134,5 miliardi di dollari sequestrati a Chiasso lo scorso 3 giugno è sempre più allarmante e avrebbe origine nella crisi finanziaria giapponese del 1998.

Circolano banconote da un miliardo di dollari l’una ma non emesse dalla Fed. Una storia di finanza parallela con i servizi segreti Usa (e i nostri) in chiaroscuro. I due fermati a Chiasso hanno un nome: Mitsuyoshi Watanabe e Akihiko Yamaguchi, personaggi già abbondantemente “bruciati” in campo finanziario internazionale e coinvolti (nel 2004) nel caso di una emissione non autorizzata di bond giapponesi (i cosiddetti Japanese 57 Series Bond – titoli esclusivamente utilizzati in transazioni intergovernative) del valore di 500 miliardi di yen ognuno. Una operazione in cui si sospetta vi sia stato lo zampino della Cia. Inoltre Yamaguchi è stato indicato da fonti riservate come dirigente del ministero delle finanze giapponese e cognato di Toshiro Muto. Un nome che porta lontano e talmente in alto da far comprendere come mai, dopo un mese e mezzo, ancora non sia stato emesso un solo comunicato ufficiale.

Stati Uniti Giappone e Italia

Stati Uniti, Giappone e Italia appaiono in misura diversa imbarazzati protagonisti di uno scandalo di stato. Il giorno dopo il vertice del G8 dell’Aquila sarebbe arrivata conferma che una speciale commissione sarebbe in arrivo dagli States per stabilire finalmente se i titoli sequestrati, per un importo di dimensioni tali da collocarsi al quarto posto nella classifica dei maggiori creditori degli Usa, dopo la Russia e prima dell’Inghilterra, siano veri o falsi. In ogni caso si tratta del più ingente traffico valutario della storia. Ma dell’arrivo degli “esperti” americani si favoleggia inutilmente sin dal giorno successivo al sequestro di Como.

Anomali traffici di stato

Veri o falsi? Non ha molta importanza: è una cifra in grado di incidere sugli assetti valutari del dollaro. Una eventualità che ha messo in fibrillazione i servizi segreti e le banche centrali di tutto il mondo. La Banca d’Italia non ha voluto rilasciare commenti rinviando la palla al Ministero dell’Economia dove fonti anonime hanno confermato che nella vicenda il profilo valutario è il più preoccupante. In questa faccenda ci sono troppe cose che non funzionano. Tanto per cominciare, quelli sequestrati a Como sono titoli esclusi dalle normali negoziazioni trattandosi di importi e tagli utilizzati nelle transazioni e nei rapporti tra stati e governi e non è credibile che siano stati messi in circolazione per una tentata truffa. Fatto sta che il 3 giugno i finanzieri di Como vanno a colpo sicuro, secondo fonti del Il Giornale , imbeccati dalla Cia che ai primi di maggio avrebbero avvisato i nostri servizi del possibile arrivo in Italia di una valanga di titoli di Stato Usa che “il governo nordcoreano stava cercando di convertire in euro. I nostri servizi allertano così la Guardia di Finanza e i titoli, per un importo che la Corea del Nord non ha mai posseduto, arrivano puntualmente a Chiasso, trasportati da due orientali regolarmente attesi al varco.

I titoli e la pista Americana

Si tratta di 249 titoli. 10 Kennedy Notes da un miliardo di dollari l’uno e 239 titoli del Tesoro Americano da 500 milioni di dollari l’uno. Proprio dai Kennedy Notes arriva il bandolo per iniziare a sbrogliare questa intricatissima matassa. Non si tratta infatti di buoni del Tesoro ma di vera e propria carta moneta. Sissignori, si tratta di biglietti da un miliardo di dollari l’uno. Il fatto è però che l’emissione di tale Biglietto di Stato era, sino al sequestro di Como, se non proprio segreta, almeno non di dominio pubblico. Evidentemente è assai improbabile che un falsario riproduca, con assoluta perfezione (per la Guardia di Finanza si tratta di titoli indistinguibili dagli originali) un biglietto non in circolazione e di cui non è nota l’esistenza. Le super-banconote sarebbero state emesse nel 1998 e non sarebbero garantite dalla Federal Reserve che, in effetti, ha già dichiarato ufficialmente di non aver mai emesso titoli per il valore nominale di un miliardo di dollari.

La Fed non mente

I super-biglietti farebbero parte di una speciale emissione effettuata in base all’ordine esecutivo 11.110, firmato il 4 giugno 1963 dal presidente John Kennedy che aveva restituito al governo Usa il potere di emettere moneta, senza il coinvolgimento del Congresso, garantita attraverso le riserve federali di argento, e senza passare attraverso la Fed. Dopo l’assassinio del Presidente Kennedy l’ordine esecutivo 11.110 cadde in disuso e le banconote emesse dal governo furono ritirate dal mercato. Ma il fatto è che l’ordine esecutivo 11.110 non è mai stato formalmente abrogato. Si stima che nel 1998 il 99% delle banconote in circolazione erano “Banconote della Federal Riserve” mentre l’1% era costituito da “Banconote degli Stati Uniti”. Bisogna sapere, per capirci qualcosa, che la stampa dei due tipi di banconote è quasi identica ad eccezione del fatto che una riporta la dicitura “Banconota della Federal Reserve” e l’altra “Banconota degli Stati Uniti”. Inoltre, quelle della Federal Reserve hanno marchio e numero di serie verdi, quelle degli Stati Uniti marchio e numero di serie rossi. Basta guardare le foto diffuse dalla Guardia di finanza di Como per rendersi conto che le banconote da un miliardo di dollari sequestrate a Chiasso sono state messe dal Ministero del Tesoro Usa e non dalla Fed.

I consiglieri di Obama e la crisi del 1998

Al 1998 risale la grande crisi dello yen, con l’economia giapponese sull’orlo della bancarotta e il rischio di un tracollo dei mercati finanziari dello stesso tipo di quello che stiamo vivendo oggi.

Una eventualità allora scongiurata dall’intervento del governo americano deciso a sostenere il peso valutario dello yen in caduta libera. Nessuno si ricorda più di quella crisi ma all’epoca intervennero personalmente Rubin, ministro del Tesoro, e il suo vice: Larry Summers, oggi consigliere economico di Barak Obama e all’epoca inviato speciale di Washington nei Paesi nei guai, precipitatosi a Tokio il 18 giugno del 1998 per incontrare il ministro delle Finanze Hikaru Matsunaga e il suo vice, Eisuke Sakakibara, l’uomo conosciuto sui mercati come “Mister Yen”.

Una trappola da romanzo

Ora il fatto davvero interessante è che i due giapponesi fermati a Chiasso, con la ciclopica cifra di 134,5 miliardi di dollari, sono personaggi abbondantemente “bruciati” essendo stati coinvolti in un precedente traffico miliardiario di titoli falsi in yen. In più le precauzioni assunte dai due per varcare la frontiera italo-svizzera sono da subito apparse agli investigatori assolutamente inadeguate al valore del traffico messo in atto. Una ingenuità incongruente con il curriculum dei due corrieri nipponici che invece hanno precedenti da professionisti dei traffici finanziari di altissimo livello. Yamaguchi in particolare sembra il personaggio più interessante e intorno al quale potrebbe cominciare a chiudersi il cerchio dei misteri sul “tesoro di Chiasso”: se venisse confermato che si tratta di un ex alto funzionario del Ministero del Tesoro giapponese e se il suo nome porta effettivamente a Toshiro Muto i conti potrebbero cominciare a tornare. Toshiro Muto è stato infatti fino a poco tempo fa vice-governatore della Banca del Giappone ma anche, nel 1998, contestatissimo direttore del segretariato generale del ministero delle finanze di Hikaru Matsunaga e di Eisuke Sakakibara, i protagonisti, con Summers e Rubin, del “salvataggio dello yen” del 1998. Sakakibara fino a poco tempo fa è stato anche tra i più convinti sponsor della nomina di Muto a governatore della Banca centrale del Giappone. Insomma tutto fa pensare che i titoli del “tesoro di Chiasso” siano autentici e che rappresentino un acuto mal di pancia per l’entourage finanziario del governo Obama più che per quello Giapponese. Insomma, tira aria da colpi bassi.

Luigi Grimaldi
Fonte: http://www.liberazione.it/

Qua il commento di un lettore di Comedonchisciotte, nick lafenice, non me ne voglia, che ho trovato molto pertinente:

I titoli sono evidentemente veri,
1. chi falsificherebbe una banconota da 1000€ che non esiste?
2. evidentemente questi titoli sono tracciati essendo pochissimi al mondo

a questo punto, se i titoli sono veri, come mai si è venuta a sapere la faccenda? dopo solo 2 o 3 giorni? con i nomi delle persone? che sono poi sparite?
cose come queste le possono venire a sapere solo in pochi e non certo venire pubblicate su Il Giornale

azzardo un’ipotesi, tanto una in più una in meno:

1. la faccenda è vecchia di qualche mese
2. la GdF ha confiscato i titoli
3. il nostro Mister B li ha messi nel cassetto, ha chiamato il proprietario Mister X e gli ha detto: io dovrei confiscarti il 40% e darlo a quei coglioni degli italiani, invece ho un’altra soluzione: se dai il 20% a me, io ti ridò il rimanente 80%
4. Mister X risponde, te lo scordi, se la metti così, io ti sputtano
5. detto fatto parte la faccenda Noemi e tutto il resto a seguire
6. la trattativa prosegue sempre più stretta
7. Mister B lancia l’ultimo avvertimento: se continui a sputtanarmi allora rendo pubblica la cosa e ti perdi il 40% caro Mister X
8. detto fatto parte l’articolo su Il Giornale
9. la trattiva volge alle fasi finali
10. giusto il giorno del G8 che si dovevano pubblicare le foto, invece tutto tace, tutti amici come prima, vale a dire l’accordo è stato trovato
11. fra qualche giorno arriveranno in italia dagli USA per la perizia che dirà che sono falsi
12. fine della storia

Schiavi dell’euro: la Bce lucra sul denaro che ci spetta | LIBRE

Fonte: Schiavi dell’euro: la Bce lucra sul denaro che ci spetta | LIBRE.

Domanda: ma l’euro di chi è? Nessuna norma del Trattato di Maastricht dice di chi dev’essere la proprietà dell’euro. E siccome dal silenzio su questo argomento fondamentale nasce l’incertezza di tutti i rapporti di debito e credito nella fase della circolazione monetaria, è chiaro che l’euro allo stato attuale non è affidabile. E’ vero che le banche centrali europee hanno emesso la moneta, prestandola. Però questa regola, che è una prassi bancaria – che noi abbiamo dimostrato illegittima, perché il titolare della moneta non può essere la banca ma la collettività nazionale – se è stata tollerata, per prassi, dalle banche centrali nazionali, non può essere tollerata, per prassi, nei confronti della Banca Centrale Europea.

La gente deve cominciare a capire che, con l’avvento dell’euro, noi ci andiamo a indebitare con la Bce, senza contropartita, per tutto l’euro che Mario Draghisarà messo in circolazione dalla Banca Centrale Europea. Se compro un’automobile, mi indebito e mi impegno a pagare a rate: ma almeno l’azienda mi dà come corrispettivo l’automobile. La Bce ci viene a indebitare per un valore pari a tutto l’euro messo in circolazione, ma senza contropartita. Sicché, l’Europa rischia di precipitare nella dimensione dei popoli del Terzo Mondo: che sono tali perché gravati da un debito non dovuto, che è pari a tutto il denaro in circolazione, e che quindi realizza una subordinazione di schiavitù nei confronti della “usurocrazia” che domina il sistema monetario e politico mondiale.

Di fronte a questo rischio, cosa possiamo fare? Proponiamo a chiunque – privati cittadini, aziende, enti pubblici – di affiggere ovunque un cartello con scritto: “L’euro di chi è?”. Maastricht non lo dice. Perché si tace? Di norma, quando ruba, il ladro lo fa di nascosto. E qual è il programma della Bce? Siccome tutte le banche centrali del mondo, dalla Banca d’Inghilterra in poi, hanno emesso la moneta “prestandola” – cioè arrogandosi non solo il diritto di stamparla, ma anche la proprietà della moneta, come proprio monopolio bancario – la stessa cosa fa la Banca Centrale Europea. La Bce non potrebbe mai dire che è l’euro è suo, dovrebbe dire che è dei popoli: ecco perché la Bce non può dire di chi è la proprietà della moneta. Perché chi dà valore alla moneta non è chi la stampa, ma chi l’accetta. Se mettiamo il governatore di una banca centrale a stampare moneta su un’isola deserta, non nasce il banconote valore: perché manca la collettività.

Solo la gente, accettandola, crea convenzionalmente il valore della moneta. Questo significa che anche l’euro, all’atto dell’emissione, va dichiarato di proprietà dei popoli europei, e non della banca centrale. Il rischio è grosso, perché non ci sono vie di mezzo: se il Trattato di Maastricht non dice niente sulla proprietà dell’euro, noi non possiamo autorizzare il ladro a decidere chi dev’essere il proprietario. E’ come per i popoli del Terzo Mondo: prima che dalla fame, sono strozzati dal debito. La stessa cosa avverrà coi popoli europei: che si indebiteranno senza contropartita con la Bce per ogni euro messo in circolazione, così come i popoli del Terzo Mondo si sono indebitati con la Federal Reserve americana per i dollari messi in circolazione. Abolita la contropartita della riserva aurea nel 1971, la Fed cosa ha fatto? Carta e inchiostro, in cambio di denaro vero dal Terzo Mondo. Esattamente così, solo su carta e inchiostro, la Bce baserà l’emissione di euro nei confronti dei popoli europei.

Ecco perché, in qualità di cittadini europei, noi pretendiamo di sapere di chi è la proprietà dell’euro all’atto dell’emissione: perché se manca questo accertamento, la risposta fa crollare questo sistema programmato dai grandi usurai che dominano il regime monetario. I quali, con l’euro, hanno realizzato una truffa clamorosa nei confronti di tutti i popoli europei. Sono obbligati a dare una risposta: ci dicano di chi è l’euro. Se è della Bce, che lo stampa e lo presta, allora ci truffa: perché toglie ai popoli il valore monetario creato dalla collettività. Se non diciamo chi è il proprietario, non possiamo dire neppure chi è il debitore e chi il creditore. Non si può dire di Giacinto Auritichi è l’euro? Allora quella diventa una moneta che non può essere accettata.

Io, cittadino, ho il diritto di contestare e dire: io l’euro non lo accetto. Questo fa saltare per aria tutte le trame dei grandi usurai che ci hanno manipolato, per imporre all’Europa un debito non dovuto. Il loro piano? Fare dell’Europa un’organizzazione di popoli del Terzo Mondo. Il valore indotto della moneta, che si ha quando la si fa circolare, è il potere d’acquisto. Inizialmente, c’era la riserva aurea: la moneta è stata costituita come titolo rappresentativo di quella riserva. Sennonché, con gli accordi di Bretton Woods che nel ‘71 hanno abolito l’oro come riserva, dobbiamo cominciare a chiarire che, all’atto dell’emissione, la moneta va dichiarata di proprietà dei popoli e non delle banche centrali. Tanto più lo dobbiamo dire oggi, per colmare una lacuna normativa del Trattato di Maastricht, che parla di tutto tranne che di questo punto centrale: di chi è la proprietà dell’euro.

Perché tanto silenzio? Perché le banche centrali vogliono appropriarsi in modo parassitario dei valori creati dalle comunità. Prestano denaro non loro: e noi abbiamo scoperto la tecnica con cui questi truffatori barano al gioco della Storia. Allora pretendiamo che l’euro venga dichiarato di proprietà dei popoli europei. E, contestualmente, chiediamo che ad ogni popolo vengano accreditati – e non addebitati – gli euro emessi. Proprietari e non proprietari? Non è una differenza di poco conto: è la stessa differenza che c’è tra creditori e debitori. Cosa preferiamo essere, proprietari dei nostri soldi o debitori? Questa è la domanda alla quale Maastricht non risponde, perché è stato programmato dai grandi vertici delle banche centrali, che hanno organizzato la Bce sul modello della Banca d’Inghilterra che dal 1600 fame nel terzo mondoemette “prestando”, inaugurando cioè il grande parassitismo ai danni delle economie nazionali.

Ogni anno muoiono di fame 50 milioni di esseri umani: non per mancanza di alimenti, la cui eccedenza distruggiamo, ma per mancanza di denaro per comprare gli alimenti. Non solo la moneta dev’essere di proprietà dei popoli, ma ogni cittadino dovrebbe avere il suo reddito di cittadinza, per razionalizzare il diritto sociale. Cos’è la moneta? Una convenzione: accetto moneta contro merce, perché prevedo di poter ottenere altra merce contro moneta. Valore indotto: lo stesso che si ottiene facendo circolare monete alternative. E’ il caso del Simec, circolato in Abruzzo come esperimento, per poi eventualmente diventare una valuta mondiale in sostituzione del dollaro, emanato dal “grande usuraio” che è il governatore della Federal Reserve. La Fed usa lo stesso sistema della Banca d’Inghilterra: stampa e presta. Con una moneta come il Simec, io stampo e dò. Sta a noi decidere: solo noi possiamo scegliere di dare valore a un pezzo di carta.

La grande usura si è consolidata negli ultimi tre secoli, nella storia della moneta. Abbiamo bisogno di cambiare le regole del gioco. La riserva? E stata sempre una favola. E ha spinto le monarchie a indebitarsi coi banchieri, per denaro che i bancheri stampavano a costo tipografico. Il valore del denaro non è un vero valore creditizio basato sulla riserva, ma solo un valore indotto e basato sulla semplice convenzione. Il principio della proprietà popolare della moneta: è l’apertura della terza via. Se l’euro è dei cittadini, ad ogni cittadino spetta una parte dei soldi stampati dalla Banca Centrale Europea: la Bce dovrebbe funzionare solo come tipografia, operando gli adempimenti necessari a mettere a disposizione dei cittadini la loro moneta. Chi dà valore alla moneta siamo noi: e quindi abbiamo diritto di pretendere dalla Bce che l’euro sia dichiarato di proprietà dei popoli, banksaltrimenti abbiamo il diritto di rifiutare l’euro all’atto dell’emissione perché, mancando la certezza del diritto, manca la validità della moneta.

Qui si tratta di trasformare i popoli: da debitori in proprietari. Oggi tutta l’umanità è angosciata dall’insolvenza: recenti statistiche rivelano un quantitativo impressionante di persone che si suicidano per i debiti, e questo fenomeno non ha precedenti nella Storia, perché nasce dall’avvento della “usurocrazia” che si è presentata sotto una parvenza di democrazia. A noi la democrazia sta bene: vuol dire sovranità popolare. Ma il popolo deve avere anche la sovranità monetaria, oltre a quella politica, cioè la proprietà popolare della moneta in un sistema di democrazia integrale. Tante sono le idee e tanti i partiti, ma quello che conta è l’onestà degli scopi: liberare l’umanità dall’angoscia dell’insolvenza. Oggi l’arrivo del postino è motivo di allarme, temiamo pagamenti: è la prova del fatto che viviamo in regime di “usurocrazia”, non di democrazia.

Si impongono scelte strategiche, cioè semplici: meglio avere in tasca il doppio o la metà? Oggi la banca centrale ci presta denaro, caricandone il costo del 200%. Denaro che in realtà è nostro, e ci viene espropriato: la banca centrale non dovrebbe prestarcelo, ce lo dovrebbe accreditare. E quando il costo del denaro prestato è del 200%, la puntualità nei pagamenti è impossibile. Ecco perché la maggior parte dei suicidi da usura non avviene per la piccola usura di bottega, ma per il fisco: la gente è costretta a vendere i propri beni per pagare le tasse. Tasse che, prima di tutto, ripagano gli azionisti della banca centrale. Dal 1910, con la fondazione della Banca d’Italia, abbiamo sopportato la prassi di una banca che emette prestando. Con la Bce bisogna cambiare le regole del gioco: nelle nostre case deve tornare la serenità. Altrimenti, rischiamo di portare le nuove generazioni di fronte alla scelta tra il suicidio e la disperazione.

(Giacinto Auriti, estratti delle dichiarazioni rilasciate a “Saus Tv” l’11 aprile del lontano 2011, alla vigilia della storica introduzione dell’euro. Economista e docente universitario, Auriti denunciò il ruolo delle banche centrali, che ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta dando origine in tal modo al debito pubblico).

John Maynard Keynes e la tragicità del lungo periodo | Qualcosa di Sinistra

Fonte: John Maynard Keynes e la tragicità del lungo periodo | Qualcosa di Sinistra.

La manovra elaborata dal governo Monti, ma voluta da realtà a lui superiori, arriverà come un macigno sulla schiena di milioni di persone già ridotte sotto la soglia di povertà, che le schiaccierà definitivamente. Questo è quello che essenzialmente succederà con l’attuazione delle misure economiche contenute nella manovra “Salva-Italia”.

D’altronde mi veniva, e mi vien tutt’ora, quasi da ridere a sentire persone che auspicavano (e che ora si stanno ricredendo) che il signor Monti fosse una specie di Robin Hood dei tempi contemporanei, che avrebbe tolto ai ricchi per dare ai poveri ridotti alla fame da quelle politiche economico-sociali che portano il nome di neoliberiste.

Il 1 Dicembre, il Presidente del Consiglio parlava della sua manovra come di una «cura di lungo periodo» di cui beneficieremo tutti e che porterà la tanto citata crescita economica.
Tengo a sottolineare che le “cure di lungo periodo” sono quelle che prescrivono istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, ed i risultati di tali “cure” sono carestie, morte, fame e miseria. Sofferenze atroci per milioni e milioni di esseri umani.
Anche molti economisti di natura neoliberista concordano su (impossibili, nda) effetti benevoli di lungo periodo di politiche economiche di austerity.

Quasi 80 anni fa ci fu un economista, uno dei colossi della storia dell’Economia mondiale, che andò totalmente controcorrente rispetto a questo pensiero dominante del benefico lungo periodo.
Il suo nome era John Maynard Keynes, colui il quale rivoluziò completamente l’economia contemporanea.
Mentre i neoliberisti oggi ci vengono a raccontare di duri sacrifici nel breve periodo ma di risultati soddisfacenti nel lungo, Keynes, nel 1923, li sbugiardava completamente: “Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti”.

Probabilmente il professor Monti, quando il suo professore di Economia della Bocconi spiegò Keynes e la sua “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, era assente.

Le teorie Keynesiane, come quelle di Hyman P. Minsky, un post-keynesiano, stanno tornando alla ribalta e si stanno dimostrando più che mai attuali. Le loro teorie e le loro politiche economiche sono state riprese intensamente e sviluppate da una scuola economica chiamata Modern Money Theory: la scuola economica che ha permesso la rinascita dell’Argentina dopo il default.
Tornando a Keynes, potete ben capire come questi criminali in giacca e cravatta travestiti da salvatori, nel lungo termine, ci porteranno nel baratro della recessione e della povertà: una sorte simile a quella dell’Argentina. Ma ancora sembra non ce ne vogliamo accorgere…

L’Argentina in dieci anni dal collasso al rinascimento. Come liberarsi del Fondo Monetario Internazionale e vivere felici : Giornalismo partecipativo

Fonte: L’Argentina in dieci anni dal collasso al rinascimento. Come liberarsi del Fondo Monetario Internazionale e vivere felici : Giornalismo partecipativo.

Oggi, esattamente dieci anni fa, tra il 19 e il 20 dicembre 2001, l’Argentina esplodeva. Fernando de la Rúa, ultimo presidente di una notte neoliberale durata 46 anni, appoggiato da una maggioranza nominalmente di centro-sinistra, sparava sulla folla (i morti furono una quarantina) ma era costretto a fuggire dalla mobilitazione di un paese intero. Le banche e il Fondo Monetario Internazionale gli avevano imposto di violare il patto con le classi medie sul quale si basa il sistema capitalista: i bancomat non restituivano più i risparmi e all’impiegato Juan Pérez, alla commerciante María Gómez, all’avvocato Mario Rodríguez era impedito di usare i propri risparmi per pagare la bolletta della luce, la spesa al supermercato, il pieno di benzina.

 

Il cosiddetto “corralito”, il blocco dei conti correnti bancari dei cittadini, era stato l’ultimo passo di una vera guerra economica contro l’Argentina durata quasi cinquant’anni. L’FMI era stato il vero dominus del paese dal golpe contro Juan Domingo Perón nel 1955 fino a quel 19 dicembre 2001. Attraverso tre dittature militari, 30.000 desaparecidos e governi teoricamente democratici ma completamente sottomessi al “Washington consensus”, l’Argentina era passata dall’essere una delle prime dieci economie al mondo all’avere province con il 71% di denutrizione infantile, dalla piena occupazione al 42% di disoccupazione reale, da un’economia florida al debito pubblico pro-capite più alto al mondo. Con la parità col dollaro, e con la popolazione addormentata dalla continua orgia di televisione spazzatura dell’era Menem (1989-1999), il paese aveva dissipato un’invidiabile base manifatturiera e tecnologica. Nulla più si produceva e si spacciava che oramai fosse conveniente importare tutto in un paese che aveva accolto, realizzato e poi infranto il sogno di generazioni di migranti e da dove figli e nipoti di questi fuggivano.

In quei giorni, in quello che per decenni il FMI aveva considerato come il proprio “allievo prediletto”, salvo misconoscerlo all’evidenza del fallimento, non fu solo il sottoproletariato del Gran Buenos Aires ridotto alla miseria più nera a esplodere ma anche le classi medie urbane. Queste, che per decenni si erano fatte impaurire da timori rivoluzionari e d’instabilità, blandire da promesse di soldi facili e convincere che il sol dell’avvenire fosse la privatizzazione totale dello Stato e della democrazia, si univano in un solo grido contro la casta politica e finanziaria responsabile del disastro: “que se vayan todos”, che vadano via tutti. Era un movimento forte quello argentino, antesignano di quelli attuali, e solo parzialmente rifluito perché soddisfatto in molte delle richieste più importanti.

I passi successivi al disastro furono decisi e in direzione ostinata e contraria rispetto a quelli intrapresi nei 46 anni anteriori. Quegli argentini che a milioni si erano sentiti liberi di scegliere scuole e sanità private adesso erano costretti a tornare al pubblico trovandolo in macerie. Al default, che penalizzava chi speculava -anche in Italia- sulla miseria degli argentini, seguì la fine dell’irreale parità col dollaro. Le redini del paese furono prese dai superstiti di quella gioventù peronista degli anni ’70 che era stata sterminata dalla dittatura del 1976. Prima Néstor Kirchner e poi sua moglie Cristina Fernández, appoggiati in maniera crescente dagli imponenti movimenti sociali, con una politica economica prudente ma marcatamente redistributiva, hanno fatto scendere gli indici di povertà e indigenza a un quarto di quelli degli anni ‘90. Al dunque l’Argentina ha dimostrato che perfino un’altra economia di mercato è possibile e dal 2003 in avanti il paese cresce con ritmi tra il 7 e il 10% l’anno.

La crescita economica è stata favorita da una serie di fattori propri del nostro tempo, dall’aumento dei prezzi dell’export agricolo all’arrivo della Cina come partner economico. Soprattutto però i governi kirchneristi sono stati, con Brasile e Venezuela, i grandi motori dell’integrazione latinoamericana, una delle principali novità geopolitiche mondiali del decennio. Le date chiave di tale processo sono due: Nel 2005 a Mar del Plata, soprattutto la sinergia Kirchner-Lula stoppò il progetto dell’ALCA di George Bush, il mercato unico continentale che voleva trasformare l’intera America latina in una fabbrica a basso costo per le multinazionali statunitensi mettendo un continente intero a disposizione degli Stati Uniti per sostenere la competizione con la Cina. Nel 2006 l’Argentina e il Brasile, con l’aiuto di Hugo Chávez, chiusero i loro conti col FMI: “non abbiamo più bisogno dei vostri consigli interessati” dissero mettendo fine a mezzo secolo di sovranità limitata. Per anni i media mainstream mondiali hanno cercato di ridicolizzare il tentativo del popolo argentino di rialzare la testa, l’integrazione latinoamericana e la capacità del Sudamerica di affrancarsi dallo strapotere degli Stati Uniti e dell’FMI. A dieci anni di distanza, tirando le somme, ci si può levare qualche sassolino dalla scarpa su chi disinformasse su cosa. Ancora un anno fa, nel momento della morte di Néstor Kirchner i grandi media internazionali –quelli autodesignati come i più autorevoli al mondo- avevano di nuovo offeso la presidente, con un maschilismo vomitevole, descrivendola come una marionetta incapace di arrivare a fine mandato. Il popolo argentino la pensa diversamente e il 23 ottobre 2011 l’ha confermata alla presidenza al primo turno con il 54% dei voti.

Cristina, e prima di lei Néstor, ad una politica economica che ha permesso all’Argentina di riprendere in mano il proprio destino, affianca una politica sociale marcatamente progressista dai processi contro i violatori di diritti umani alle nozze omosessuali. Perfino nei media l’Argentina è oggi all’avanguardia nel mondo nella battaglia contro i monopoli dell’informazione: non più di un terzo può essere lasciato al mercato, il resto deve avere finalità sociali e culturali perché non di solo mercato è fatta la società.

A dieci anni dal crollo l’Argentina sta vincendo la scommessa della sua rinascita. I paradigmi neoliberali sono sbaragliati e dall’acqua alle poste alle aerolinee molti beni sono stati rinazionalizzati per il bene comune dopo essere stati privatizzati durante la notte neoliberale a beneficio di pochi corrotti. I soldi investiti in educazione sono passati dal 2 al 6.5% del PIL e… la lista potrebbe continuare. Basta un dato per concludere: dei 200.000 argentini che nei primi mesi del 2002 sbarcarono in Italia (tutti o quasi con passaporto italiano) alla ricerca di un futuro, oltre il 90% sono tornati indietro: “meglio, molto meglio, là”.

“Pressioni e depistaggi per trasferire Provenzano”. La testimonianza del pm Ardita

Fonte: “Pressioni e depistaggi per trasferire Provenzano”. La testimonianza del pm Ardita.

Il magistrato, ex dirigente dell’Amministrazione penitenziaria, depone al processo Mori. Notizie false vennero diffuse per togliere il boss dal carcere di Terni, compreso un litigio inesistente con il figlio di Riina. Emerge un protocollo riservato tra Dap e Sisde

Ci sarebbe stata una vera e propria strategia occulta per spostare Bernardo Provenzano dal carcere di Terni. E’ quanto emerso dal racconto dell’ex dirigente del Dap Sebastiano Ardita, che ha deposto in aula come testimone nel processo a carico di Mario MoriMauro Obinu, i  due ufficiali dei carabinieri sono accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per il mancato arresto dello stesso Provenzano a Mezzojuso nel 1995.

Ardita ha risposto alle domande dell’accusa, rappresentata dai pm Antonio IngroiaNino Di Matteo, raccontando come già nelle ore immediatamente successive all’arresto del boss di Cosa Nostra, avvenuto undici anni dopo, l’11 aprile del 2006, alcuni funzionari del Gom (il Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria) avessero consigliato di sistemare Provenzano nel carcere di L’Aquila.

“Nel carcere abruzzese però – ha detto l’ex dirigente del Dap – era già detenuto un altro super boss, Piddu Madonia, per cui la scelta naturale era mettere Provenzano nel carcere di Terni, dove si erano recentemente fatti importanti investimenti a livello di sicurezza in previsione del trasferimento di Totò Riina. Trasferimento che però non si concretizzò, per cui Terni offriva una sicurezza massima che non avrebbe consentito a Provenzano di entrare in contatto con nessun boss di primo livello.”

Poco tempo dopo però, sul quotidiano La Repubblica comparve la notizia secondo la quale Giovanni Riina, secondogenito del capo dei capi, all’entrata di Provenzano nel carcere di Terni avrebbe esclamato: “Questo sbirro qui l’hanno portato?”. Fatto che  – ha raccontato il magistrato, che di queste scrive nel libro Ricatto allo Stato – che mi sorprese non poco dato che proprio in quei giorni ero andato in visita nel carcere di Terni e il direttore non mi aveva riferito nulla in proposito. Con una rapida chiamata ho subito verificato come quella notizia fosse destituita da ogni fondamento”.

Nonostante la notizia dei dissidi tra Provenzano e il figlio di Riina fosse falsa, iniziarono delle continue pressioni sull’allora dirigente del Dap per spostare Provenzano da Terni. “Si formò un vero e proprio carteggio sulla mia scrivania – ha detto Ardita – con richieste di trasferimento di Provenzano. Iniziarono anche a fioccare gli esposti anonimi contro la mia persona. Provenzano però rimase a Terni ancora per un altro anno. Non c’era un reale motivo per spostarlo.”

Successivamente sui quotidiani venne diffusa un’altra circostanza non vera, ovvero che al boss corleonese era stata servita, il giorno del suo compleanno, una vera e propria torta augurale. “Notizia anche questa sostanzialmente falsa – ha commentato il magistrato catanese – Si era parlato di una torta consegnata a Provenzano per il suo compleanno, in realtà si trattava di una crostatina piccola, di circa 80 grammi, confezionata dalla Mulino Bianco (sic) e servita a tutti i detenuti nel menù di quel giorno”.

A quel punto tenere Provenzano ancora nel carcere di Terni non era proponibile e il boss mafioso venne quindi trasferito a Novara. Il teste, raccontando quanto accaduto, ha fatto notare che fosse evidente l’interesse da parte di qualcuno per interrompere la detenzione di Provenzano nel carcere umbro.

In precedenza anche Massimo Ciancimino aveva raccontato ai magistrati dettagli sulla carcerazione di Provenzano. In particolare Ciancimino Junior riferì che subito dopo l’arresto di Provenzano il signor Franco – ovvero il misterioso personaggio legato ai servizi che sarebbe stato il continuo contatto di Vito Ciancimino con apparati dello Stato – gli avrebbe rivelato l’episodio dello screzio tra Riina Junior e Provenzano suggerendogli di diffonderlo il più possibile. E sui giornali dunque la notizia sarebbe arrivata grazie al figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo.

Un particolare in più per scorgere un preciso disegno occulto volto a spostare il boss corleonese dal penitenziario ternano. Ardita però, rispondendo alle domande dell’avvocato Basilio Milio, legale di Mori, e del presidente della corte Mario Fontana, non ha saputo indicare chi potesse avere l’interesse d’interrompere la detenzione di Provenzano a Terni.

Dall’audizione dell’ex capo dell’ufficio detenuti però è emersa anche la possibile e inquietante esistenza di un protocollo tra il Dap e il Sisde. Una sorta di vero e proprio “accordo” ufficiale avente anche natura informativa. Riguardo all’esistenza di tale protocollo tra l’ufficio detenuti e i servizi segreti i magistrati hanno fatto riferimento più che altro ad alcuni dirigenti del Dap, come l’attuale pm di Palermo Salvatore Leopardi, sotto processo a Roma per questioni relative al periodo in cui era in servizio proprio all’ufficio detenuti. Dal 2001 al 2006 il Sisde è stato diretto proprio da Mario Mori.

Nella sua deposizione, Ardita ha anche riferito di un intervento del ministero della Giustizia, nel 1992, all’epoca delle stragi Falcone e Borsellino, per impedire l’ampliamento del carcere duro a migliaia di mafiosi detenuti, provvedimento richiesto dal Dap stesso.

da: IlFattoQuotidiano.it

Ardita: “Nel 1992 il ministero della giustizia bloccò il 41 bis per cinquemila detenuti”

Fonte: Ardita: “Nel 1992 il ministero della giustizia bloccò il 41 bis per cinquemila detenuti”.

Nell’estate delle stragi Falcone e Borsellino, il ministero della giustizia guidato da Claudio Martelli si oppose all’estensione del carcere duro a migliaia di detenuti, chiesto dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Lo racconta il magistrato Sebastiano Ardita, ex dirigente del Dap e oggi in servizio alla Procura di Catania, sentito come testimone dal Tribunale di Palermo nel processo per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, che vede imputati il generale dei carabinieri Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu. Secondo Ardita, nell’estate del 1992 il direttore del Dap Niccolò Amato propose l’ampliamento del regime di carcere duro, sia pure in forma attenuata, a circa 5 mila detenuti nelle carceri italiane. Il suo suggerimento, però, rimase senza esito per l’opposizione degli uffici del ministero della Giustizia, all’epoca guidato dal socialista Martelli.

Rispondendo alle domane dei pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, il magistrato ha ricostruito l’iter che andò in senso del tutto opposto agli intendimenti di Amato e che ebbe conseguenze un anno dopo, nel 1993,  segnato dalle bombe mafiose a Roma, Firenze e Milano: una serie di revoche o mancate proroghe nel regime del 41bis. “In 140 casi – ha spiegato Ardita – si trattò di provvedimenti dovuti, mentre la mancata conferma di 334 di altri decreti non fu preceduta da alcuna istruttoria e arrivò il primo novembre del 1993. Furono consultati alcuni organi di polizia e la procura di Palermo, che ebbe la richiesta di informazioni solo il 29 ottobre, sabato e vigilia di un ponte festivo. L’ufficio palermitano rispose però a vista sconsigliando la ‘non proroga’. Gli organi di polizia risposero, invece, molto tempo dopo. Il risultato fu che i 41 bis furono effettivamente revocati”.

Ardita scrive di queste vicende nel libro “Ricatto allo Stato”.

da: IlFattoQuotidiano.it

Paolo Barnard: “L’exit strategy è tornare alla Lira applicando la Modern Money Theory” | Qualcosa di Sinistra

Fonte: Paolo Barnard: “L’exit strategy è tornare alla Lira applicando la Modern Money Theory” | Qualcosa di Sinistra.

Paolo Barnard, giornalista e co-fondatore di “Report”,
ad ottobre hai riscritto il tuo saggio “Il Più Grande Crimine”, con la collaborazione di molti economisti. Puoi spiegarci brevemente qual’è questo “Grande Crimine” che stanno perpetrando a noi cittadini? E chi sono i suoi fautori?

Si, è molto chiara la questione. Si può riassumere, anche se è una storia lunghissima, tecnicamente molto molto complicata, con tantissime date, nomi, documenti. Tutte cose che io ho citato ne “Il Più Grande Crimine”. Ci tengo a dirlo perchè dovendo dire delle cose in termini più ampi, generici, non vorrei che si pensasse che non c’è dietro una documentazione.
La storia delle monete moderne ha avuto un punto di svolta fondamentale negli anni ’70 quando, per una la decisione unilaterale degli Stati Uniti, tutte le monete moderne sono state sganciate da qualsiasi bene reale. In genere il pubblico immagina che, si c’è la moneta, ma deve essere accompagnata da qualcosa sennò cos’è carta straccia. Invece questo è stato proprio il caso perchè Nixon ha deciso insieme a tutti gli altri paesi moderni, tra cui l’Italia, che la moneta diventasse FIAT, si dice in termine tecnico, cioè una moneta sganciata da qualsiasi cosa che veniva inventata dal nulla. A quel punto lo Stato, per la prima volta, aveva in mano una opzione: usare questa moneta inventata dal nulla, quindi senza necessità di accaparrarsi nessun bene materiale, come bene finanziario per arricchire al netto al propria cittadinanza, senza sostanzialmente limiti.
Lo Stato spendendo più di quello che tassa, poteva creare delle strutture: ospedali, scuole, stipendi, per creare la Piena Occupazione, Pieno Stato Sociale, per creare la piena infrastruttura, aziende moderne, ecc… Ciò avrebbe arricchito la cittadinanza, i cittadini comuni, in maniera inaudita rispetto a quello che è stata la nostra storia. Questo però avrebbe formato una cittadinanza forte, ricca, un pò sul modello scandinavo degli anni ’70, quindi una forte democrazia!
Ora, però, i poteri finanziari e grandi industriali, non volevano e non potevano permettere tutto ciò; perchè, ovviamente, quando tu dedichi la maggioranza della ricchezza alla cittadinanza la sottrai alle èlite. Per cui è stata progettata una pianificazione di ordine economico-intellettuale, una vera e propria colonizzazione dei grandi media, delle università, dei colletti bianchi della politica: tutto questo mirato ad evitare che succedesse quanto detto sopra. Questo è stato “Il Più Grande Crimine”, perchè è stato trasformata in sofferenze per milioni di persone, in crisi economiche continue che hanno portato condizioni di vita orribili per milioni di persone; basta solo pensare agli immigrati italiani e tutto il resto: disoccupati, sotto-occupati ecc…
E’ in sostanza, per richiamare un episodio tutto italiano, una P2, però di magnitudine 100 volte superiore. In fondo cos’era la P2 in Italia? Era una ramificazione di questo programma: colonizzare i media, colonizzare i politici, colonizzare i poteri forti, le università, per portare avanti un piano ideologico. Naturalmente, contro le grandi masse.

Ma uno Stato che stampa propria moneta, non crea un alto tasso di inflazione?

Questo è infatti uno dei fantasmi, degli spauracchi che sono stati inventati da queste correnti ideologiche e finanziarie, grandi industriali, per evitare che venisse fatto ciò che ho appena detto. Dicevano infatti: “il problema di tutto questo sarà una grandissima inflazione”.
Che è tutto sbagliato anche da un punto di vista tecnico ed economico, non è vero, e le prove oltretutto abbondano nella letteratura economica. Ma è sbagliato perchè questa emissione di moneta, inventata dallo Stato, non è come si immagina in maniera popolana cariolate di banconote distribuite a tutti ai giardini pubblici. Si tratta di denaro che lo Stato oculatamente spende per accreditare c/c di chi produce. E che cosa producono? Lavoro e beni materiali. La produzione di lavoro e di beni materiali fa si che la società abbia una produzione elevata. Una produzione che si eleva sempre di più. Questa elevata produzione pareggia l’immissione di denaro. E’ vero che viene messo molto denaro in giro ma l’inflazione viene battuta dal fatto che contemporaneamente si arricchisce di beni materiali la società: strutture, aziende che crescono, producono cose che poi vengono comprate usando quel denaro. Questo tiene a bada l’inflazione. Detto questo, lo Stato ha anche altre armi di stampo tecnico-monetario, per controllare eventualmente un momento di particolare inflazione. L’inflazione non è mai stata un problema. Lo testimonia anche il fatto che gli Stati Uniti d’America dal 2008 hanno immesso nel sistema una quantità di denaro che una mente umana non riesce a concepire; dire 29 trilioni di dollari è una cifra che non riusciamo a concepire e l’inflazione americana è ai minimi storici. Ma va aggiunta una cosa, che qualcuno sicuramente starà già pensando: perchè l’America è nelle condizioni drammatiche in cui è, se è vero che gli americani hanno fatto questa enorme specia a deficit? La risposta è semplicissima: se tu fai una spesa e deficit, cioè usi questa arma monetaria di cui parlavo all’inizio, però poi la metti nelle tasche dell’1% dei miliardari americani, allora per forza poi tutti sono poveri. E’ elementare la cosa. La spesa a deficit va fatta, la moneta va usata come strumento di democratizzazione ma messa nelle tasche delle persone giuste, non dell’1%.

Questa scuola economica, la Modern Money Theory, riprende le teorie e gli insegnamenti di alcuni colossi dell’economia come John Maynard Keynes e Hyman P. Minsky. Puoi dirci chi sono coloro i quali hanno elaborato questa scuola economica?

Sono degli economisti di ampio raggio. Fanno anche parte del settore europeo e non solo americano.
Sono economisti che vengono, come tu hai citato, dalla scuola Keynesiana, anche di Minsky e di altri, e sono rappresentanti americani: Randall Wray, Mosler, Kelton, Auerback e altri, ma anche europei: c’è l’italiano Andrea Terzi che sta in Svizzera ed è un esponente di questa corrente. Ci sono economisti inglesi come Goodhart che è della London School of Economics, quindi di grande prestigio. Parguez, in Francia, dell’Università di Besançon, Godley di Oxford ecc…
Sono uomini del tutto accreditati nelle maggiori università, che hanno sposato la Modern Money Theory.

L’Italia, sembra destinata alla recessione. Le misure di austerità non faranno altro che impoverirci sempre di più. Quale scenario vedi per il nostro paese nei prossimi mesi?

Non lo vedo io, lo vedete tutti leggendo i giornali. Dalla Caritas, all’Istat, all’Adusbef, Associazione Consumatori, Confindustria in ultimo ieri, stanno raccontando ciò che sta succedendo. Un quadro di impoverimento catastrofico e precipitoso, una previsione di crescita sotto zero, previsioni di disoccupazione altissima, il potere di spesa degli stipendi è diminuito. Questo è quello che stiamo vedendo già oggi. Ma non per parole di Paolo Barnard; basta aprire un qualunque giornale italiano che pubblica tutti i giorni queste cose. La cosa che mi lascia stupito al punto dal quasi ridere, se non fosse che è un riso tragico, è che a fronte dell’evidenza del fatto che questi pacchetti di austerity che dovrebbero risanare l’Italia, la stanno invece distruggendo, ed è un’evidenza pubblicata dai maggiori quotidiani. Si continua a dire che la medicina che ti uccide è la medicina che devi prendere! Questo è un corto-circuito mentale classico di questi economisti che non sono capaci di uscire da un condizionamento totale del loro cervello. Ma è così anche per i medici; succede anche nella medicina. Quando una chemioterapia uccide di fatto un ammalato, la prescrizione è di continuare. Pochi oncologi oggi hanno il coraggio di dire “No basta, non ha più senso”.
Il quadro, comunque, per il futuro, se queste politiche continuano, ma credo che continueranno perchè gli annunci sono di un inasprimento di queste politiche, è catastrofico! Ma non sono io che lo dico: giornali inglesi come l’Indipendent hanno scritto che l’Europa dell’euro arriverà a dei tassi di povertà, cito testualmente “mai visti dal 1920 ad oggi”. Lo diceva 6 mesi fa il FMI.
Dovete capire che questi organi non hanno un’unica voce, un conto è quello che può dire un leader di questi organi, un conto è quello che dicono gli economisti e gli analisti che ci lavorano: escono rapporti che parlano appunto di una situazione di disoccupazione dell’Europa mai vista da settant’anni. Il quadro è agghiacciante
Ma è un fatto anche di logica comune, ci può arrivare qualsiasi cittadino che non fa l’economista:
nel momento in cui tu applichi dei pacchetti di austerità che, lo ha detto Draghi ad una conferenza della BCE l’8 Dicembre, “certamente impoveriranno l’Italia nel breve termine”, come possono pensare che poi ci possa essere una ripresa economica? Nel momento in cui tu sottrai dal portafoglio del cittadino del denaro ed egli non può più spendere, come fa a spendere e fare il bene dell’azienda, del negozio, del ristorante, delle attività commerciali? Come fa? Se tu il risanamento lo fai togliendogli denaro, come fa poi a creare il denaro? Inoltre queste manovre economiche suicide e completamente dementi, causano un indebitamento ancora più grande per lo Stato perchè hai i sotto-occupati ed i disoccupati, hai la gente che si rivolge allo Stato per gli ammortizzatori sociali in numeri enormi e quindi lo Stato deve spendere per questi ammortizzatori e si indebita ancora di più. E’ una cosa incredibile. Ci arriva qualsiasi cittadino che non sia economista!

A fronte di tutto ciò, pensi ci sia una Exit Strategy alla crisi economica? Se sì, cosa pensi dovremmo fare per evitare il disastro?

La exit strategy c’è eccome ed è composta da due elementi: mandare completamente al diavolo con un colpo di mano di sovranità nazionale tutta la struttura dell’Euro e, se vogliamo, anche la struttura dell’Unione Europea ben venga, perchè è stata fatta, per chi l’ha studiata nei dettagli come me, e non per i cialtroni commentatori televisivi, senza nessun riguardo per i meccanismi democratici; quindi possiamo tranquillamente mandare al diavolo anche l’Unione Europea. Va fatto questo colpo di mano di sovranità nazionale, l’Euro assolutamente da dimenticare e tornare alla moneta sovrana e fare come ha fatto l’Argentina. Ma attenzione perchè poi va fatto quello che ha fatto l’Argentina. Non è che il semplice ritorno alla moneta sovrana sia di per sè la salvezza. Bisogna tornare alla moneta sovrana ma non bisogna fare come gli americani e gli inglesi, che hanno moneta sovrana che spendono per le banche e non per i cittadini. Quindi tornare alla moneta sovrana e si spende finalmente per i cittadini. E questa è la via d’uscita. Non è molto complessa, se volete posso entrare nei dettagli, ma se vogliamo descriverla in un contenitore compresibile per tutti questo è.

Quindi per tornare alla Lira, un default sarebbe una soluzione?

No, il default è la soluzione! Ma tornare alla Lira non vuol dire default. Significa dire ai propri creditori: “Noi non vi paghiamo più in euro”. Questo tecnicamente è default, non c’è dubbio. L’ha fatto l’Argentina, che oggi è un paese che sta molto bene rispetto a come stava. Si fa default e si torna alla propria moneta.
Si contratta con la propria moneta, ripetendo quello che dicevo all’inizio, perchè a quel punto lo Stato è capace di emettere la propria moneta senza limiti e si applica la Modern Money Theory. Si aumenta la produzione nazionale, si aumenta la ricchezza nazionale che attira capitali, investimenti, come è accaduto in Argentina. A quel punto lo Stato riacquista la capacità di ripagare il proprio debito senza dover prendere in prestito niente da nessuno. Cosa che invece facciamo oggi. Il dramma del debito italiano di oggi non è il debito in sè, ma è che per pagarlo dobbiamo prendere in prestito euro dalle banche private, da investitori privati, questo è. Una volta usciti da questo strozzinaggio da Camorra, lo Stato italiano riacquista la capacità di emettere la propria moneta dal nulla, come fanno gli USA e il Giappone, e di onorare qualsiasi debito. Da lì si riparte con la rinascita dell’economia.

Infine, dal tuo sito hai lanciato una iniziativa per un Summit, un seminario di studio di 2 giorni con gli economisti della Modern Money Theory. Puoi spiegarci meglio in cosa consiste?

Dunque, siamo nella condizione drammatica in cui siamo: c’è stato un Colpo di Stato Finanziario! Il nostro Parlamento è esautorato perchè deve fare esattamente ciò che gli viene richiesto dai mercati sennò poi quest’ultimi ci uccidono. Ci sarà l’impoverimento drammatico che ci aspetta, che è già accaduto in parte, ma il peggio deve ancora arrivare. A fronte di un emergenza nazionale, di abolizione della democrazia di fatto e di impoverimento catastrofico di massa incredibile di italiani, di fronte a questa emergenza che non c’è mai stata dal 1948 ad oggi, ho deciso di portare gli economisti in Italia per una iniziativa nazionale dove venga spiegata a tutti gli attivisti che intendono portare avanti un programma politico di MMT, come funziona, cosa rispondere alle obiezioni dei tromboni economisti di destra e neoliberisti, cosa fare in concreto per portare l’Italia fuori da questa tragedia. Io sono un giornalista che porta avanti questo lavoro di questi economisti, ma rimango un giornalista. Molto meglio se gli economisti accademici di prestigio vengono in Italia e ne parlano di persona.

– Per scaricare il saggio di Paolo Barnard “Il Più Grande Crimine”, clicca qui
– Per info sul seminario di studi sulla Modern Money Theory, clicca qui